O 3 7S.é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIAL :\I ENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRIj Al SOMMI PONTEFICI, CARDINAII
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHI V
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE Più SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NO.V
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MOROiNI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ
GREGORIO XVI.
VOL. XVI
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
M D C C C X L 1 1,
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
C
CON
Conclavisti. Sono quelli,
che si racchiudono in conclave in
servigio de' Cardinali ; onore che
principalmente conviene ai due con-
clavisti idonei, che ogni Cardinale
sceglie fra i suoi famigliari, cioè
uno sacerdote, l'altro laico anche
coniugato. Il primo è un famiglia-
re edettivo, o di onore, e per lo
pili il segretario, ovvero l'uditore,
il maestro di camera, il caudata-
rio, il cappellano, il confessore, il
gentiluomo, uno che sia stato da-
pifero ec. Evvi qualche raro esem-
pio, che tal segretario, o altro fa-
migliare sia stato anche laico ed
ammogliato; ed i Cardinali oltra-
montani per lo pili sogliono avere
per uno de'conclavisli il proprio
\icario generale. Della stessa clas-
se sono i terzi conclavisti , do-
mandati da quelli, che ne hanno
bisogno. L'altro conclavista secola-
re è sempre il cameriere, non per-
mettendosi a' Cardinali religiosi di
CON
condur seco per secondo , o terzo
conclavista , uno del loro ordine.
Non sono esclusi i parenti de' Car-
dinali al conclavistato, anzi antica-
mente l'uso era comune ; come non
è impedimento importare in concla-
ve per conclavista quelli, che sono già
stati in altri conclavi, o col Cardi-
nale che li nomina , o con altri.
Altrettanto si dica degli altri con-
clavisti, e addetti al conclave, cioè
di tutti quelli, che in esso si rac-
chiudono.
L'ordine, col quale il nuovo
Pontefice nomina quelli, che sono
stati nel conclave, in cui egli fu
sublimato al pontificato, nel moto
proprio, àeUe gratiae, et privilegia
conclavislis postremi conclavis con-
cessa, è il seguente, che pubblicasi
in istampa:
II sagrista pontificio, che è sempre
agostiniano, e vescovo in par-
tibus.
fi CON
Il prelato segretario della sagra
rongregnzione concistoriale, e del
sagro Collegio, facente le veci di
segretario di stato in sede va-
cante.
Il prefetto de' maestri delle ceri-
monie pontificie, col secondo ce-
rimoniere, e coi quattro più an-
tichi cei'imonieri.
I due conclavisti, ovvero tre , se
tanti erano, del Cardinale dive-
nuto Papa, seguiti dagli altri due,
o tre conclavisti di ogni Cardi-
nale, secondo l'ordine di dignità
del rispettivo padrone.
II confessore per lo plìi religioso.
11 padre sotto-sagrista, che è sem-
pre agostiniano.
Il cappellano addetto alla cappella
comune del conclave.
I due aiutanti del segretario del
sagro Collegio, ed il primo se-
condo il solito è il sollecitatore,
ossia sostituto dello stesso sa"ro
o
Collegio, essendo l'altro un av-
vocato della curia romana, ed
uditore del detto prelato.
II religioso agostiniano addetto al-
la sagrestia pontilicia, in servigio
della sagrestia, e cappella comu-
ne del conclave.
1 due medici, il chirurgo, e lo spe-
ziale, con due aiutanti.
1! fdegnarae con un garzone; il
muratore con un garzone: il
chiavax'o con un garzone; lo sta-
gnaro, ed il vetraro.
Scopatori del conclave, cioè tanti
servitori, quanti sono i Cardina-
li chiusi in conclave.
Scopatori comuni, o facchini del
conclave in numero di sedici.
Dall'articolo Conclai'e [VeAi), e
di quanto andiamo a dire si rile-
verà quando i suddetti conclavisti,
e addetti al conclave , vi furono
ammessi.
CON
Origine, qualità, numero, elezionf,
doveri, e principali aneddoti dei
conclavisti.
Stahilito nel i'2 74 da Gregorio
X il conclave, e la sua clausura,
fra le leggi da lui formate pel re-
golamento di uso, prescrisse ai Car-
dinali, che si contentassero ciascu-
no di un solo servente, o chierico,
o laico, quando non vi fosse pa-
tente necessità di due, i quali si
potrehbono accordare dal sagro Col-
legio ai Cardinali, che li avessero
domandati. Sembrando questa dis-
posizione troppo rigorosa a Cle-
mente VI, colla bolla Licei in Con-
stiuitione, data a' 6 dicembre i352,
ad ogni Cardinale permise due con-
clavisti. In progresso di tempo fu
accordato anco il terzo, per la qual
cosa i Cardinali, che lo bramano,
ne fmno istanza al sagro Collegio
nella settima congregazione genera-
le, che il medesimo tiene prima
di entrare in conclave. Comandò
inoltre lo stesso Gregorio X, che
ninno potesse mandare ambasciate
o scritture ad alcuno de' conclavi-
sti. Dipoi Pio IV nel i562, nel
confermare le leggi di Gregorio X,
decretò che i Cardinali sani aves-
sero due conclavisti, e gl'infermi e
cagionevoli tre, i quali si dovesse-
ro approvare da tutti i Cardinali ;
come anche stabili che nel concla-
ve vi sieno un sagrista, due mae-
stri di cerimonie, un confessore, due
medici, un chirurgo, un falegna-
me, due barbieri, dieci facchini; e
che i conclavisti usciti dal conclave
non vi potessero ritornare.
Per conto dei medici, e dei chi-
rurghi, questi già prima di Pio IV
si ammettevano in conclave, su di
che sono a vedersi gli articoli I\Ie-
nici. e Chirurghi. E poi noto, che
CON
nel conclave del 1 55o, in cui ven-
ne eletto Giulio III, entrarono sei
medici, ed altrettanti chirurghi .
per cui Pio IV ne avrà stabilito
il numero, acciò non si rinnovasse
tale esempio.
Il Burcardo scrive, che nel con-
clave del 14475 "i cui venne elet-
to Nicolò Vj " non potevano i
*> Cardinali in conclave servirsi di
" altri, eccetto del cappellano e del
» crocifero. Né vi erano poi altri,
« che due maestri di cerimonie, ai
*» quali eia concesso, dopo la crea-
" zione del nuovo Papa per sua
" mercede, di avere tutti gli orna-
" menti, e suppellettili della cella ".
JVella relazione poi del conclave del
conclavista Dionigi Atanagi pel con-
clave per morte di Giulio 111, ed
elezione di IMarcello li. Lettere dei
Princìpi, ediz. veneta del i58i,
si legge: jj che vi entrò per medi-
" co l'archialro Frigimelica pado-
« vano, che fu deliberato di aprire
" certe finestre , ch'erano chiuse,
>' acciò l'aere potesse entrare, ed
» uscire, e mandar fuori tutti i
» piatti, e le pignatte, che veni-
" vano ogni dì dentro il conclave
" colle vivande, acciocché non si
>= generasse puzza, e simili cose ap-
" partenenti alla sanità. Che dopo
" la messa detta dal sagrestano,
» alla presenza di tutti i Cardina-
" li con le croccie, con un vesti-
« mento di panno paonazzo, fatto
» come un uiantello, con coda di
" Venezia , fu fatla un poco di
" congregazione, dove fu delibera-
" to, che dopo desinare si facesse
" di nuovo la cerca de' conclavisti ,
" acciò non ve ne l'estassero, se
" non gli ordinari, cioè tre per
" ogni Cardinale, i quali s'inten-
" dono servitori, che nluieno sieno
" stati in casa loro, che non sieno
CON 7
parenti, ne mercanti, benché que-
sta ultima condizionò non fosse
poi osservata. E cos\ alle ore
ventuna tutti i conclavisti si rin-
chiusero nella cappella Paolina,
ed i Cardinali capi d'ordine, e
il Cardinal camerlengo si posero
a sedere sulla porta della cap-
pella, e fecero uscire tutti uno
per uno; e quelli che non era-
no scritti nel rotolo de' concla-
visti, furono mandati fuori del
conclave, i quali arrivarono al
numero di quindici .... I con-
clavisti poi elessero otto difenso-
ri per far osseivare i loro privi-
legi, che sono molti, de' quali
gran parte se ne osserva
Saputosi dai conclavisti, che an-
davasi a far Papa il Cardinal
Cervini del titolo di s. Croce in
Gerusalemme, ne propalarono la
notizia, che prima dell' effettua-
zione si seppe per tutta Koma.
Per r unanime consenso della
maggior parte de' Cardinali, fu
posto il Cardinal Cervini nella
cappella Sistina a sedere sulla
sedia per l'adorazione, ma il
Cardinal de Medici, benché fos-
se de' confidenti si oppose, dicen-
do che bisognava fare tale ele-
zione giuridicamente ; e tanto
fece, che tutti i conclavisti furo-
no cacciati fuori della cappella,
e i Cardinali si assisero ai luo-
ghi loro. Io solo nel cacciar fuo-
ra gli altri, andai dietro l'alta-
re; e come fu chiusa la porta,
me ne ritornai fuora, e andai
dietro la sedia del Papa; e ben-
ché io da tutti i Cardinali fossi
veduto, pur non mi fu detta co-
sa alcuna; e così postisi tutti a
sedere , il Cardinal decano in
piedi levato , cominciò a dire :
Ego Joh. Petrus Card. rp. Host.
8 CON
" decanus eligo in summxim Pont.
« rev. d. meum Card. s. Crucis;
*» e così tutti gli altri dettero li
» voti loro; ed eravi un segreta-
« rio, che i voti di ognuno, co-
« me notaio, scriveva; il quale su-
« bito finito di dire, sonò V Ave
» Maria, la quale detta da tutti,
» quasi che ringraziassero Iddio
" di tal elezione ; il Papa che
» aveva preso il nome di Mar-
« cello II si levò, e fece un' ora-
>> zioncella latina, ringraziando il
« Collegio dell' elezione . . . Dopo
>y si levò il Cardinal decano, e dis-
« se, che per osservare gli ordini
« antichi, la mattina seguente si
« farebbe Io scrutinio con le po-
»' lizze aperte, acciocché sua San-
« tità potesse vedere il buon ani-
« mo di tutti verso lui, e questo
" senza pregiudizio della presente
" elezione; il che fu da tutti ad
» una voce confermato, e vollero,
>' che anche il Papa dicesse queste
" parole: acceptamus sine praeju-
» dicio praesenti electione. Dopo
" tutti i Cardinali andarono ad ab-
« bracciare il Papa, ed aperte le
« porte, io fui dei primi, che gli
« baciai i piedi , il che egli non
*' voleva dicendo, che il giorno se-
« guente sarebbe stalo meglio . E
» cos'i tutti uscimmo dalla cappel-
" la, ed accompagnammo il Papa
" alla sua stanza, la quale trovò
" tutta saccheggiata dai medesimi
*' conclavisti; perlocchè fu forzato
'■ andare in quella del Cardinal
« di Montepulciano. Mentre che si
" facevano questi rumori, furono
" rotte le porte del conclave, ed
" entrati molti, se non era il si-
" gnor Ascanio della Cornia, forse
>' tutto il conclave andava a sac-
*' co. Pure entrato lui, ad ogni co-
« sa fu preso ordine, e non entro
CON
» più persona, se non alquanti pre^
^' Iati ... e cosi tutta quella not-
» te mai si dorm\ per lo strepito
5> e rumore che si fece da quelli,
» che sgombravano le loro robe
» dal conclave ".
Da questo interessante racconto
principalmente rilevasi qual nume-r
ro, e quali doti richiedevansi nei
conclavisti, locchè era stato decre^
tato pochi anni prima da Pio
IV. In quanto all'abuso del sac-
cheggio della cella per opera dei
conclavisti, tanto prima che dor
pò IMarcello II, come di quello
di Leone XI, Paolo V, Gregorio
XV, Alessandro VH, ec, si tratta
all'articolo Cella (Vedi) , ove pure
si dice della benigna consuetudine
dei Papi, di donare al cameriere
conclavista tutto ciò, che è nella celr
la da loro abitata. Qui poi no-
teremo, che nel fj^S, nella seconda
congregazione generale della sedo
vacante, fu stabilito di fare quattro
celle di più de'Cardinali viventi per
iscartare le peggiori, e le anguste, e
perciò anche anticipare l'estraziont»
delle celle, di uno o due giorni.
Per conto poi di quanto dice Io
storico conclavista, dell'esclusione dei
conclavisti parenti, nella vita di Urr
bano VII, abbiamo che egli in gio-
ventù fu al conclave pe»- l'elezione
di Giulio III, avendolo portato per
conclavista il suo parente Cardinal
Veralli, giusta il costume; quando
però fossero a ciò adatti.
Gregorio XV fece altri utilissir
mi regolamenti sul conclave e sui
conclavisti, i quali furono approvan-
ti da Clemente XII colla l)olla J^
poslolalw!, de'4 ottobre rySa. Que-
sto Pontefice ne emanò delle altre,
e nel medesimo anno ai 24 dicem-
bre con un chirografo stabilì, che
oltre ai cento scudi soliti darsi o-
CON
gni mese ai due medici , al chi-
rurgo del conclave, e ad altri mi-
nistri, si diano ancora cento scudi
al mese al segietario del sagro Col-
legio, perchè dia il sostentamento ai
due aiutanti, che gli permette por-
tare seco, i quali sono per solito il
sostituto del sagro Collegio, ed un
avvocato della curia j-omana, suo
uditore (per decreto de' capi d'or-
dine, nel conclave del i8a3 al se-
gretario furono in vece assegnali
scudi duecento il mese). Ai sei mae-
stri di cerimonie ordinari assegnò
venticinque scudi il mese, e altret-
tanti ai soprannumerari , ai quali
permise di entrare nel conclave. Al
confessore, e al sotto-sagrista sono
assegnati scudi trenta per cadauno,
e scudi sei mensili all'inserviente
alla sagrestia, e cappella comune,
Se il primo cerimoniere fosse ve-
scovo, come il sagrista, avrà come
questi un servente per la messa, e
ad ognuno si daranno scudi dieci
al mese. Ai trentacinque scopatori
del conclave da lui stabiliti, seb-
bene poi sono quanti si contano i
Cardinali in conclave, concesse il
letto, che ad essi passava il concia-
re, ma proibì a questi di portar via
qualunque cosa appartenente al
conclave: prima della disposizione
di Clemente XII, gli scopatori del
conclave erano ventiquattro. Ordi-r
nò, che i ministri del conclave a'
vrebbono rinnovate le vesti al cam-?
biamento della stagione, e dopo due
mesi del conclave, che morendo in
esso un Cardinale, i conclavisti, ed
il servo ne dovessero uscire. Dispo-
se, che nella terza congregazione,
la quale si tiene dai Cardinali pri-
ma di entrare in conclave, si eleg-
ga per voti il confessore ; nella
quarta i medici, e il chirurgo; nel-
U quinta gli speciali, ed i barbieri;
CON
9
nella sesta, che i cerimonieri pre-
sentino il breve apostolico per cssei e
ammessi nel conclave; nella seltiina,
che i Cardinali presenti avanzino
la richiesta se abbisognano del ter-
zo conclavista; nell'ottava, che si
eleggano due Cardinali per appro-
vare quelli, che dovianno entrare
in conclave, i quali esibiranno no-
me, cognome, e patria, e i concla-
visti il nome di Cardinali, che li
portano in conclave. Queste sono
le principali leggi riguardanti i
conclavisti, e gli altri che entrano
ia conclave, alle quali noi aggiun-
geremo le seguenti dichiarazioni
pratiche, oltre a quanto analoga-
mente diremo in progresso di que-
sto stesso articolo.
Tutti quelli, che concorrono per
entrare in conclave per confessoie,
medico, chirurgo, speziale, barbie-
re, scopatori comuni, o^sia facchini,
ed altri, ne fanno individuali istan-
ze a tutti i Cardinali, o ad alcu-
ni, per essere presi in considera-
zione nel giorno, che si dovranno
scegliere, il perchè ogni Cardinale
per propria regola ne porta nota
in congregazione, ISell'ultima con-
gregazione si stabiliscono gli artisti,
che dovranno chiudersi in conclave,
preferendosi per lo più quelli, i
quali in tal forma hanno ridotte
le abitazioni anteriormente abitate
dai famigliari del Papa, nel brac^
ciò dalla parte della via, che con-
duce alle quattro Fontane del pa-»
lazzo Quirinale. La proposizione e
scelta degli artisti si fa dal Cardinal
camerlengo, e vien confei'mata dal
sagro Collegio. Nella settima con^
gregazione si Ca dai Cardinali l'i'
stanza, per avere il terzo qonclavi-s.
sta, e si eleggono gli scopatori cO'
muni del conclave. Siccome le pon-
tiflciq costituzioni uQo permettoiig
IO CON
a tutti i Cardinali di portare un
terzo servo, o abbiano bisogno o
no del terzo conclavista, così ogni
Cardinale anticamente licenziava dal
suo servizio quello che bramava
aver seco, e poi lo faceva nomina-
re per iscopatore del conclave da
altro Cardinale , nominando egli
per reciprocanza il servo di questo
per iscopatore del conclave, ove poi
ognuno si faceva servire dal pro-
prio. Ora però ogni Cardinale no-
mina per iscopatore del conclave
il servo di quel Cardinale, che no-
mina il proprio ; nomine che si
scrivono in un foglio di carta con
questa formola, la quale da ognu-
no si presenta in congregazione : No-
mino bajuliun coiiclavis ]S. N. ro-
manum annonim circiler triginta,
Eininenlissììno Cardinali N. N.
adii inservìenteni. N. Cardinalis
N. I Cardinali sogliono portare in
conclave il servitore di camera, ra-
re volte il decano, il cuoco, o al-
tro loro domestico, e tutti debbono
essere approvali dai Cardinali a ciò
deputati. La mesata di questi sco-
patori del conclave, e degli sco-
patori comuni è di scudi sei. Del
loro vestiario, doveri, e giuramen-
to si tratta all'articolo Conclave,
massime al § VII.
Ai medesimi Cardinali deputati
all'approvazione di quelli, che do-
vranno entrare in conclave, si sot-
tomettono le nomine, che ogni Car-
dinale fa dei proprii conclavisti. Ec-
cone la formola.
Nos N. N. tiiidi N. N. Sanctae
Romanae Ecclesiae Preshyter Car-
dinalis TV. N. Eligo, et nomino con-
clavistas meos R. D. N. N. prcs-
bytcruni N. N. dioecesis, ac civeni
ronianwn aelatis N. N. annorwn
pluriinis ah ìiinc annis; ti in prae.-
terìlis comiiiis mcuiii dapiferum.
CO.N
Laicuin
N. N. romanum annoruni N. lY.
plurimis ab hinc annis menni cu-
bicidariuni. Datimi Roniae die etc.
N. Cardinalis N.
Loco +!«• signi.
Altra formola di nomina di con-
clavisti.
Nos N. N. Diaconus N. N. etc.
Eligo et drpulo in conclavistas
meos R. D. N.N. presbylerum N.N.,
(ini tribus ab hinc annis mihi in au-
ditoris munere. inservit.
El N. N. romanum aelatis suae
annorum circiler vignili septem, cu-
bicularium menni, qui spalio triuni
annorum meo scrvilio est addictus.
I conclavisti, sì ecclesiastico che
secolare, secondo la bolla di Pio
IV debbono essere famigliari do-
mestici continui, e commensali dello
stesso Cardinale che li nomina, al-
meno per un anno innanzi : non
potrebbono essere mercanti , mini-
stri de' principi, padroni di giuris-
dizione temporale, né fratelli, e ni-
poti de' Cardinali. Di fatti abbiamo,
che nel conclave del 17 58 per mor-
te di Benedetto XIV, si tenne la
congregazione generale in conclave,
in cui si accordò dal sagro Colle-
gio r ingresso nel medesimo al Car-
dinalIMal vezzi. Se non che avendo egli
mandato la nota de' conclavisti, cui
voleva seco condurre in conclave,
fra' quali vi era il canonico Bolo-
gnini, siccome dal sagro Collegio si
CON
sapeva, clie quegli non era stato fa-
migliare del Cardinale per un anno,
o almeno per sei mesi , come pre-
scrivono le pontificie bolle, quan-
tunque il Cardinal Alessandro Al-
bani perorasse a favore del ca-
nonico suU' esempio de' Cardinali
francesi, ed avesse anche favorevole
il voto di quattro Cardinali, tutta-
via per venticinque voti contrari fu
risoluto di non ammetterlo, se])be-
ne ciò producesse non lieve dispia-
cere al Cardinal Malvezzi. Dipoi il
Cardinale de B-odt entrò in concla-
ve, portando per conclavista Filip-
po Suttermann, che aveva preso per
maestro di camera nel suo arrivo
in Roma, e perciò mancante de' re-
quisiti richiesti ; pure, e come Car-
dinale forestiere , e per l' impegno
che vi era pel Suttermann, non vi
fu opposizione dei Cardinali depu-
tati all'approvazione de' conclavisti,
anzi non se ne fece parola in con-
gregazione generale.
Dalla storia dello stesso conclave
del 1758, si ha pure che nella terza
congregazione, ove si elesse il con-
fessore del conclave, ne furono pro-
posti nove regolari, e tre secolari, e
venne promosso il dubbio se poteva
essere prete secolare, e fu risoluto
affermativamente. Così nella quarta
congregazione per la scelta de' me-
dici, e chirurgo, pei primi concor-
rendo sette individui , fra' quali il
sacerdote Mattia Carelli, non aven-
do autorizzazione pontificia per l'e-
sercizio di tale arte, fu corso il bus-
solo , e benché avesse tx'edici voti
favorevoli, e altrettanti contrari,
venne deciso di non ammettersi. Fra
i cinque conconeuti chirurghi vi
lii certo Guattani , per cui quando
doveva correre il bussolo , il Car-
dinal duca di Yorck fece sapere ai
Cardinali colleghi, che il re d' In-
CO?.' ,,
ghilterra Giacomo III suo genitore
avrebbe gradilo, che non fosse am-
messo in conclave ; laonde, sebbene
professoi-e molto celebre ed accre-
ditato, non venne eletto. Talvolta
pel gran numero di quelli, i quali
bramavano entrare in conclave per
qualche offizio, il sagro Collegio ha
deputato due o tre Cardinali a fai'-
ne la scelta, la quale poi da essi
viene partecipata in congregazione
ai colleghi.
I conclavisti , e addetti al con-
clave debbono intervenire nella cap-
pella comune a quegli esercizi di
pietà, che per loro ivi si fanno, ed
a quelli cui assistono i Cardinali.
JNel volume IX, pag. 1^4 e seg.
del Dizionario, si riportano le fun-
zioni sagre , che si sono celebrate
ne' conclavi , e si fa parola della
parte, che ne hanno avuta i con-
clavisti. I Cardinali impotenti a scri-
vere il proprio voto nelle schedule,
i motti e le altre formalità, che
descrivonsi all'articolo Elezione dei
Pontefici (Pedi), deputano a sup-
plirvi il conclavista ecclesiastico de-
gno della loro intera fiducia, per
cui a tale elFctto alcuni Cardinali
conducono in conclave per terzo con-
clavista il proprio confessore. Dal-
la Storia dei conclavi del Burcar-
do, abbiamo, che in quello per l'e-
lezione di Giulio II, i Caidinali di
JNapoli, Rothomagense, e Casanuo-
va, fecero scrivere le schedule dai
loro conclavisti ; anzi lo stesso Bur-
cardo, il quale vi si trovò presen-
te, dice, che appena eletto Giulio
II gli levò la croccia, il rocchetto,
e la veste, cui prese per sé , non
ostante la contraddizione del sagri-
sta. La ci'occia , e gli abiti cardi-
nalizi dell' eletto Pontefice , appar-
tengono al cameriere conclavista ;
mentre le due mute delle tre com-
12 CON
plele eli vestiario, che si preparano
pel nuovo Papa, cioè le due clie
jeslano dopo essersi vestilo di quelle
più adatte alla persona , apparten-
gono ai due primi cerimonieri, cui
pure appartiene quanto dicemmo ai
termine dell'articolo Conclave. Non
si dee però tacere, che secondo l'ar-
ticolo 9 del chirografo di Clemente
XII, r avanzo delie legna in con-
clave non dovrebbe appartenere
ai due primi cerimonieri, né ad al-
tri , giacché ivi fu esplicitamente
prescritto che l'avanzo delle legna
interamente si riservasse a benefi-
cio del palazzo apostolico. Lo spi-
rito poi, e lo scopo di siffatta leg-
ge tendente a riparare le provigio-
ui studiosamente abbondanti , che
solevano farsi per particolare spe-
culazione, fa pur anche dubilaie
che gli altri avanzi, di cei-a, di olio,
di carbone, ec. possano appartenere
ai suddetti cerimonieri, locché pei'ò
sana la consuetudine in loro favore.
II nuovo Pontefice viene spogliato
degli abiti cardinalizii, ed è vestito
degli usuali Pontificii dal sagrista ,
dai due primi cerimonieri, e dai
due suoi conclavisti, che a tal ef-
fetto subito si chiamano, appena è
compita r elezione. Ora il sagrista,
oltre quanto si dirà, ha diversi in-
certi,' come la cera, e i tappeti
della cappella comune, ec.
I principali aneddoti poi dei con-
clavisti sono i seguenti. Avvertire-
mo prim.51 di tutto, che i conclavisti,
e gli addetti al conclave , che ne
escono per infermità , sono tenuti
al giuramento fatto di conservare
il segreto di quanto nel conclave
hanno udito o veduto riguardo al-
l'elezione; e i nuovi conclavisti, o
addetti a! conclave , che in questo
entrano, per supplire a quelli, che
ne uscirono, debbono prestare egua-
CON
le giuramento. Quando alcuno dei
nominati deve uscire per infermità,
il primo maestro di cerimonie colla
sua chiave apre la cancellata inter-
na, che difende la porta del concla-
ve, il Cardinal camerlengo apre col-
la sua chiave la porta stessa, men-
tre all'esterno il maresciallo del
conclave apre la medesima porta
con altra chiave. Allora, o quatido
vi entra alcun Cardinale, si dà in-
gresso nel conclave a quelli , che
subentrano agi' infermi. Se un Car-
dinale per malattia esce dal con-
clave, nel ritornarvi può condur se-
co i medesimi conclavisti.
Fia gli aneddoti adunque dei con-
clavisti, ricorderemo che nel conclave
del iSgo, in cui fu eletto Gregorio
XIV, e che durò circa due mesi, il
conclavista del Cardinal Girolamo
Simoncelli di Orvieto, inventò le fa-
mose profezie dei romani Pontefi-
ci, che il medesimo e il volgo at-
tribuì a s. Malachia, sperando con
questo mezzo di fare esaltare al tri-
regno il suo padrone, indicato nella
profezia che toccava a quell'elezio-
ne, colle parole : De antiquitate ur-
bis, giacché Orvieto patria del Car-
dinale, in latino dicesi Urhs J^etus.
Il Simoncelli era stato creato Car-
dinale dallo zio Giulio III, godette la
dignità cardinalizia sessanta anni,
ne visse ottantuno , ed intervenne
ai conclavi per le elezioni di Mar-
cello II, Paolo IV, Pio IV, s. Pio
V, Gregorio XIII, Sisto V, Urba-
no VII, Gregorio XIV, Innocenzo
IX, Clemente VIII, e poco mancò
che non intervenisse a quelle di Leo-
ne XI, e Paolo V, il primo eletto
nel dì primo di aprile, il secondo
a' 16 maggio del medesimo anno
i6o5, anno in cui morì il Simon-
celli.
Kel conclave per l'elezione di Pio
e O N
IV, fra i Cardinali, the V interven-
nero, vi fu lo spagnuolo Bariolora-
nieo della Cueva, o Queva, bene-
merito della santa Sede, e munifi-
co benefattore dell' ospedale di s.
Giacomo degl'Incurabili, non che
promotore di quello pegli alienati
di niente. Concorse col suo suffra-
gio all'elezione di quattro Pontefi-
ci ( l' ultimo de' quali fu il detto
Pio IV), e per lo stratagemma usa-
to dal suo conclavista Ferrante Tor-
res, poco mancò che egli non fosse
eletto Pontefice, la qual dignità me-
ritava anche senza artifizio. Ed ecco
come accadde questo stratagemma.
Essendosi il Torres posto in capo
di far creare Papa il suo padrone,
da uomo accorto e sagace girò un
giorno intero per le celle de' Car-
dinali, pregandoli uno ad uno fino
al numero di trentadue ( dei qua-
rantaquattro, ch'erano in conclave),
perchè onorassero, giusta il costume
dei primordii del conclave , il suo
padrone col voto nello scrutinio del
giorno seguente. Ciascuno di essi ,
credendo di essere solo, glielo pro-
mise, massime gì' imperiali, e i fran-
cesi, ed in fatto tutti scrissero il
nome del Queva nella propria sche-
dula; ma per caso il Cardinal Ca-
po di Ferro dimandò nella mattina
allo scrutinio, a quelli che gli era-
no vicini a chi dessero il voto , e
trovando che lo davano al Cardi-
nal della Queva, pel quale egli pure
era stato pregato, si venne in sospet-
to che la cosa andasse più innanzi,
e perciò se ne interrogarono alcuni
altri, i quali risposero lo stesso. Al-
lora il Cardinal Capo di Ferro ne
avvertì i colleghi , e giunse a far
lacerare molte schedule, ed a rin-
novarle, quando diciassette voti era-
no già stati dati, come si può ve-
dere nel Cardinale Pallavicino nella
CON 1 3
Sfona del concìlio di Trento, lil».
XIV, cap. X, p. i3i, e nei conti-
nuatori del Burcardo nella Storia
de' concla\'i, i quali però dicono ,
che il Cardinal Queva fosse consa-
pevole dell'astuzia del Torres. Non
riusciià discaro, che qui si aggiun-
ga quanto di analogo avvenne nel
conclave per morte di Pio IV , in
cui il Cardinal Luigi Pisani, vene-
to, scorrendo di soppiatto le celle ,
pregò ad uno ad uno i Cardinali,
perchè onorassero col loro voto la
vecchiezza dello zio Cardinal Fran-
cesco, decano del sagro Collegio, e
che per 1' ottava volta interveniva
a' conclavi. E siccome il porporato
era in grande estimazione, tutti dis-
sero che avrebbono concorso in lui,
ciò che per altro essendosi scopei to
per la fretta del nipote , andò a
vuoto il piano di farlo Papa.
Disgraziato fa pei conclavisti il
conclave del 1623 per l'elezione
di Urbano VIII, incominciato li 19
luglio, e terminato a' 6 agosto , si
per la qualità dell'aria divenuta nel
conclave valicano infetta a cagione
del tempo estivo, e sì per 1' angu-
stia in cui allora erano e le celle,
e lo stesso conclave poco ventilato,
e pieno di sagri elettori arrivati al
numero di cinquantacinque, e di
numerosi conclavisti, ed addetti al
conclave. Dopo dodici giorni si
ammalarono dodici Cardinali di
febbre, e i Cardinali Peretli, e Ghe-
rardo si trovarono costretti ad uscir-
ne. Insomma per l' influenza delle
malattie pochi Cardinali ne anda-
rono esenti ; molti stettei'o per mo-
rire, come morirono quasi tutti i
conclavisti ; e lo stesso Urbano Vili
cadde subito malato uscito che fu
dal conclave, per cui credendosi an-
zi avvelenato per un mazzo di fioii,
fu d'uopo differire a' 29 settembre-
i4 CON
la sua coronazione , clie fu fatta
quando eia ancora convalescente,
come racconta il contemporaneo ,
e diligente diarista Giacinto Gigli.
I Cardinali, che morirono in con-
clave, o poco dopo di esserne usciti,
oltre il decano Saoli, furono Pigna-
telli, Sei'ra, Gozzadiiii, e Gherardi.
Nel conclave dell'aiuio santo 1 700,
tenuto per morte di Innocenzo XII,
i sagri elettori cospirarono ad esal-
tare il Cardinal Albani; ma fu tan-
ta e SI grande l'angustia eh' egli ne
ebbe, che per tre giorni ricusò il
pontificato con molta costanza, e fu
principalmente merito di un con-
clavista il vincerne la virtuosa ri-
pugnanza. Fu questi l'abbate de Ten-
cin , allora conclavista del Cardi-
nal Camus, e poi anch' egli Cardi-
nale, che coniando sull'amorevolez-
za sempre dimostratagli dal Cardi-
nal Albani, prese la risoluzione di
andare nella sua cella col libro Pa-
storale di s. Gregorio I , per con-
vincerlo con quel passo, nel quale
quel gran Pontefice insegna , che
quando per umiltà si ricusa il mag-
giore onore, si cessa di essere umi-
le , quando non si ubbidisce alla
voce di I)io, a noi palese per 1' u-
niformità dei suffragi. Ma il Car-
dinal fermo nella bassa stima, che
aveva di sé stesso, prontamente ris-
pose: sarebbe buono che io a\'essi
le qualità, che a ciò si richiedono.
Tuttavolta alle persuasive del con-
clavista, e dei teologi, l'Albani si ar-
rese, ed assunse il nome di Clemente
XI. 11 Tencin per morte di questo
Papa entrò in conclave per concla-
vista del Cardinal de Bissy, e poi
vi tornò per quella di Clemente
XII come elettore.
Molti sono i conclavisti divenuti Car-
dinali, e per nominarne alcuni;, Mar-
cello Passeri fu uditore conclavista
CON
del Cardinal Corsini, che divenuto
Papa Clemente XII, lo creò Cardi-
nale ; Clemente Argenvilliers fu con-
clavista del Cardinal Lambertini,
che esaltato alla cattedra apostoli-
ca col nome di Benedetto XIV lo
fece Cardinale; e Pio VI era sta-
to segretario e conclavista col Car-
dinal E.ufFo, nel conclave per l'e-
lezione di Benedetto XIV, del qua-
le divenne amanuense, ed aiutan-
te di studio. Anche oggidì molti
Cardinali viventi sono stati concla-
visti. Di frequente qualche concla-
vista viene beneficato, ed anche an-
noverato tra i suoi famigliari dal
Pontefice novello , il quale suole
molto più esaltare, e benefica-
re i suoi fortunati conclavisti, sia
col dichiarare il conclavista ec-
clesiastico cameriere segreto parte-
cipante, cappellano segreto, ovvero
col conferirgli alcuna carica, e prov-
vista ecclesiastica; ed il conclavista
cameriere col nominarlo suo primo
aiutante di camera, e con sovrana
munitlcenza onorarlo e provveder-
lo, come a mia somma ventura eb-
bi a provare io stesso.
Presti dei conclavisti, ed altri ad-
detti al Conclave, beneficenze, e
privilegi loro concessi.
L'animo sempre grande de'som-
mi Pontefici pei primi ognora si
esperimentò dai conclavisti princi-
palmente ecclesiastici, per quella ge-
nerosa liberalità che si diffonde co-
me la luce, con grazie, e favori,
sia col premiarli col donativo di
diecimila scudi d'oro, sia col bene-
ficarli con vitalizie pensioni, sia
col conceder loro distinti privilegi,
sia col promoverne alcuni in ser-
vizio della santa Sede. Bene a ra-
gione esercitarono i Papi in singo-
CON
lar modo la loro paterna efriisione
con un orili ne s"i rispettabile, clic la
meritò, come intimi famigliari dei
Cardinali della santa Romana Chie-
sa, e da essi prescelti ad entrare
in queliaugiisto luogo ove si adu-
nano, con grave ed imponente mo-
do, per daie un degno successore
a s. Pietro, il provvido sovrano ai
felici dominii pontificii. Perciò i con-
clavisti dopo i Cardinali sono i pri-
mi tra i cattolici ad essere ammes-
si a veneiare il nuovo Pontefice
dato da Dio, baciargli riverenti i
piedi, e riceverne l' apostolica be-
nedizione.
i conclavisti ecclesiastici nella
processione dell'ingresso in concla-
ve è più conveniente che vestano
colla sottana e ferraiuolone nero, ed
il conclavista cameriere col consueto
abito corto nero di città, e ferraiuo-
lone di seta nera. Giunti in con-
clave, e dopo le visite di formali-
tà, che riceve il proprio padrone, i
conclavisti ecclesiastici assumono la
zimarra di panno , o di brunel-
la nera, secondo le stagioni, oltre
la berretta clericale. I cameiieri con-
cfavisti vestono col detto abito, nje-
uo il ferraiuolcne. II sagrisla, il sut-
tosagrista, ed il loro laico religio-
so continuano a ritenere l'abito del
proprio Ordine agostiniano. 11 se-
gretario del sagro Collegio, e i due
suoi aiutanti, usano zimarra e ber-
retta clericale : il primo assu-
me r abito prelatizio nero quando
qualche ambasciatore si reca lor-
malmente al conclave per presen-
tarne le credenziali, cui tocca a
leggere al detto prelato. Zimarra
e berretta clericale pure usano i
maestri di cerimonie, e il cappel-
lano della cappella comune. 1 due
medici, il chiiurgo e lo speziale
adoperano zimarre , e benelta
CON lof
dottorale. Gli scopatori del con-
clave, servi de'Cardinali, hanno ve-
sti uniformi, che dà loro il concla-
ve, e delle quali parlammo a quel-
l'articolo: e gli scopatori comuni
del conclave vestono di uniforme
casacca, calzoni, cappello etc. Gli al-
tri non hanno particolare vestiario.
Tutti quelli, che hanno l'uso
della zimai'ra ed i camerieri con-
clavisti, non che il sagrista, ed il p.
sotto-sagrista, benché, come si disse,
vestano l'abito religioso, ricevono dal
conclave il seguente compenso, detto
per le zimarre da inverno, e da
estate. Queste si danno, ossia il
compenso, appena entrati in con-
clave, e poi si rinnova ogni due me-
si. Consiste la prima volta tale
compenso in ventotto scudi, e ba-
iocchi cinquanta per cadauno, giu-
sta la riforma di Alessandro Vili
eletto nel 1690, perchè prima di
quel tempo davasi maggior somma.
La seconda volta consiste in tren
ta scudi per cella; su di che è a
vedersi il chirografo Avendo noi, n.
i3 da Clemente XII emanato nel
1782, ove il Pontefi^ce, a prevenire
le istanze de'couclavisti nel cambia-
mento delle stagioni per rinnova-
zione delle zimarre , assegna la
somma di scudi trenta per cella ad
ogni due mesi. Siccome ad ogni cella
di Cardinale sono assegnate le prime
volte per le zimarre dei due, o
dei tre conclavisti .scudi cinquanta-
sette, i quali dividonsi a parti e-
guali tra il conclavista ecclesiastico,
e il conclavista cameriere, così o-
gni Cardinale fa l'ordine pel paga-
mento al camerlengo provvisorio
del popolo romano, il quale ritira
le somme dal pontifìcio erario, sen-
za che a lui si debba dai conclavisti
emolumento veruno. Ecco la for-
mola dell'ordine:
iG C0.\
i> Signor N. N. camerlengo pl'ov- '»
" visorio del popolo romano, dagli •'
« piiioliiineiiti soliti darsi ai con- :>
» ola visti per le ziman'e, secon- «
" do la costituzione, e chirografo »
» della sa. me. di Clemente XII, >»
i> le piacerà pagare la rispettiva »
» tangente alli signori d. NN., e »
» NiV. nostri conclavisti , che con »
»> ricevuta ec. »
»
» Loco +^ Signi. >i -*'
^>
i> N, Cardinale N. » '
>i
Sotto a questo ordine i con- »
clavisti si sottoscrivono, aggiuugen- »
do, e per noi al signor JNN. per "
altrettanti. »
Passando a parlare del donativo "
dei diecimila scudi d'oro, dei pri- »
■X'ilegi, e delle provviste ecclesiasti- »
che pei conclavisti, incomincieremo »
dalla domanda, ch'essi ne fanno nei »
piimordi del conclave al sagro "
C(>llegio , perchè s' interponga col »
futuro Pontefice per la consueta »
concessione. Le notizie in argomento »
più antiche per noi si desunsero »
dalla Storia de Conclavi de Ponte- »
Jìci Romani. Ed incominciando da »
quelle, e da altre anologhc del »
conclave del i5r3 per l'elezione di =>
Leone X, ecco quanto si legge a «
pagine 1 34 e seguenti >».... I >^
" Cardinali vestiti colle croccie en- »
'•' Irarono tutti nella sala ultima, »
» e trattarono sopra i capitoli del «
*' conclave. Trattunto i conclavistij »
'•' in un' altra sala, fecero congre- »
» gazione, per domandare le esen- »
■= zioni e prerogative, che sono so- «
" lite concedersi ai conclavisti, ed »
-> indi a poco si congregarono nella »
>' medesima sala ventidue Cardi- »
» naii sopra la conclusione dei ca- «
" piloli del conclave: però nou fé- >y
CON
cero cosa alcuna, e si ritirarono
alle loro camere .... In questo
tempo entrò in conclave un chi-
rurgo chiamato Giacomo di Brie-
ra , ad istanza del Cardinal de
Medici, che poi divenne Papa,
acciò gli tagliasse una postema:
e dopo entrato non vollero che
ne uscisse, con tutto che ne aves-
se fatta grande istanza II
lunedi 7, ad ore 2 1 in circa,
furono chiamati dal maestro di
cei'imonie tutti i conclavisti a
scrivere i loro capitoli del con-
clave , i quali furono dettati
da Tommaso Fedra segretario
del collegio , e da molti di es-
si conclavisti furono scritti. Il
martedì 8 detto, all'ora solita,
vennero tutti i Cardinali alla mes-
sa , finita la quale entrarono in
congregazione, ed avendo i con-
clavisti formato i loro capitoli,
deputarono quattro di essi, che
andassero a farli firmare, e sot-
toscrivere dalli signori Cardinali,
che erano in congregazione. Fu-
rono deputati a quest'effetto mon-
signor Gabrielli sagrista, Tom-
maso Fedra, Bartolommeo Salice-
to segretario del sagro Collegio, e
Pietro E.apelli ; i quali giunti
con Francesco Armellini, Rainiero
Gentile , e Pietro Pvusignardo,
entrarono dalli signori Cardina-
\\, a' quali domandarono, che si
degnassero di sottoscrivere i ca-
pitoli, e le grazie de'couclavisti,
ed avendo esibiti ad essi signori
Cardinali, i capitoli, e le gra-
zie, che essi conclavisti aveva-
no posto in buona forma, fu-
rono loro da quelli restituiti ; e
detto ch'essi avevano fatto fare
detti capitoli, e grazie in modo,
che sarebbono stali soddisfatti, e
cosi li capitoli dai Cardinali fat-
CO]V
" ti furono dai medesimi sottoscrit-
" ti, ed amorevolmente, senza con-
-•' traddizione alcuna, e con soddis-
" fazione ancora di essi concia vi-
" sti, che già speravano quello,
" che in detti capitoli, e grazie si
" conteneva, e questo detti Cardinali
" fecero segretamente senza pubbli-
" care allora quello, che in detti ca-
" pitoli e grazie si conteneva. E usciti
>' i conclavisti stracciarono li capito-
» li, ch'essi avevano fatti ". Per
questi ultimi debbonsi forse inten-
dere i capitoli particolari, che i
Cardinali facevano ne'conclavi, dei
quali si parlò a quell'articolo, giac-
ché in appresso si legge, che i
Cardinali rifecero i capitoli, e dopo
molte dispute li sottoscrissero avan-
ti molti testimoni, essendo stati
chiamati tutti i notari, ch'erano in
conclave pei rogiti. Ritornando ai
conclavisti, a pag. iSy si legge
CON 17
" vacante la sede apostolica, li re-
» troscritti conclavisti presenti pro-
j> mettono, ed in ampia forma ca-
»> merale si obbligano, e ciascuno
>' di essi in solidnni si obbliga
» pagare agli altri conclavisti du-
» cati mille cinquecento d'oro di
» camera, per la camera del suo
•' illustrissimo Cardinale, che sarà
» assunto al pontificato, la quale
5' camera per detto prezzo di mille
>■> cinquecento ducati adesso per al-
-•» lora comprano;, e vogliono, che
» sia comprala da essi conclavisti ,
» li quali di laudabile consuetu-
» dine asseriscono doversi ad essi,
•j rinunciando de aliis j'urìbus et
» legibus^ in favore della cosa veii-
>' duta ". Da questo importante
passo, sembra certo, che per l'a-
buso di saccheggiare dai conclavi-
sti la cella dell'eletto Papa, sicco-
me appartenente al conclavista del
come segue : » furono li detti con- Cardinale esaltato, acciocché gli al-
" clavisti dai maestri di cerimonie tri conclavisti non la toccassero, con-
" rinchiusi nella cappella grande veniva prima compensarli con tal
j» di Sisto IV, essendo i Cardina- somma, dalla quale rilevasi che molto
« li nello scrutinio in quella di Ni- maggiore sarà stato il valore delle
-■' colò V, dove fecero congregazione suppellettili, le quali portavansi dai
» e conclusero, e si obbligarono Cardinali nelle celle del conclave,
» che quel conclavista, il padrone come argenterie, ed altre cose di
» del quale in questo presente con- valore. Tuttavolta , dopo questo
" clave riuscisse Papa, fosse obbli- conclave molti sono gli esempi del-
" gato a pagare agli altri concia- le celle depredate dai conclavisti,
» visti per la camera di detto suo finche i Pontefici colle censure ec-
-•> padrone, assunto al pontificato, clesiastiche proibirono replicatamen-
" ducati mille, e cinquecento d'oro te tale abuso. Ad onta di ciò i con-
» di camera, da distribuirsi prò- clavisti del Cardinale eletto Papa
" porzionatamente tra tutti gli altri: oggidì chiudono bene la cella, ora
» del che fu rogato 1' atto dal che hanno muri, e solide porte,
» notare della camei'a apostolica ". ed appena aperto il conclave vi
La promessa poi de'conclavisti pel pongono alla custodia gli svizze-
pagamento di tal somma, era del ri, locchè si pratica da un distac-
seguente tenore: » Nell'anno del camento di soldati al palazzo del
" Signore i5i3, addi 3o mar- Cardinale divenuto Pontefice, af-
» zo in Roma nella cappella del- fine di evitare, che il popolo lo
" la felice memoria di Sisto IV, saccheggi, come più volte è ac-
voi.. XVI. 2
i8 COI^
caduto, non ostante !e pene fulmi-
nate dai Papi.
Terrajneremo quanto riguarda il
conclave di Leone X , con questo
altro iinpoitante tratto, lehitivo ai
privilegi, » Nota delie riservazioni,
« grazie, e facoltà concesse ai con-
« clavisti nel presente conclave.
" A ciascun Cardinale si conce-
f> de la riserva di ducati mille e
'> cinquecento, secondo la lassa del-
» la decima per ciascuno suo in
■ 3 dioc, e leggendosi nelle lette-
" re con derogazione, con decreto,
*' die li Cardinali non possano dis-
• porre di detti benefìci in virtù
-: di dette riservazioni , se non in
» favore di delti conclavisti, colla
^> clausula efficace sulla validità di
" detto decreto, e con decreto an-
« Cora, che le dette riservazioni
» non possano rivocarsi, e che non
'• spirino per morte tlel Cardinale,
>' ma dopo morto detto Cardinale,
-•' in suo luogo si sunoghi un al-
>' irò Cardinale vivente da eleggersi
" da essi conclavisti, il quale Car-
» dinaie surrogalo sia tenuto dis-
j' pori'e di dette riservazioni con-
» forme la volontà de' detti con-
'j clavisti. Qualsivoglia conclavista
!> se era nobile conte palatino, e
» famigliare descritto dai Papi con
•' aspettazione a tre collazioni , ed
!' altrettanti benefici, ed un bene-
:■) ficio di qualsivoglia tassa con de-
" rogazione della regola idiomete,
!> extra ralionem ordinan'ani colla-
n tìonis altcniali\'e^ statuti de ohti-
•' nendo, citin dcsci'iptioim in fa-
-•• miliari descrij>to, e poi il primo
■■> descritto immediate con clausola
■> di essere anteposto a qualsivoglia,
--> the avanti fossero descritti, e che
•' pos^a ciascun conclavista testare
» (ielli benefìci ecclesiastici sino alla
>: humuiu di ducati mille, che pos-
( O X
j' .sa ottenei-ne quattro incompati-
») bili, ed una parrocchiale in vita,
.•' e remissione delie annate, e qual-
»' sivoglia benefìcio, e provisioui
>y ottenute dai predecessori Ponte-
" fìci, ancorché le lettere non l'os-
-•• sero con l'assoluzione di qualsi-
" voglia irregolarità, e riabililazio-
•> ne, e spedite, ed ottenute e da
-■ ottenersi, con remissione de' frutti
•' malamente percetti, e che qual-
'• si voglia conclavista possa surro-
■" gare altri in suo luogo in dette
» prerogative , e che la supplica
'5 data per un Cardinale, e legi-
» strata pel segretario di detto
» Cardinale con ascoltazione di un
» prelato , sia autentica , e (àccia
» piena fede ; e così ancora che le
» lettere di sopra per un Cardi -
j> naie sotto il suo gran sigillo spe-
»j dite, abbiano quella fede come
'j spedite sotto il piombo; e che
>i così sia giudicato con deputazio-
" ne di tre Cardinali sopra la con-
« servazione di tulli li capitoli, ed
» altre cose predette ".
Aggiiuigeremo eguali nozioni ,
cioè quanto si legge nella stessa
Storia de^ concLu'i , in quello del
i5r)0, per l'elezione di Urbano
VII, a i^ag. 3o7 e seg. : » Circa le
» ore 2 2 di giovedì 2 3 settembre,
55 essendo adunati i Cardinali nella
55 sala regia a ricevei'e il Cardina-
53 le di Pavia, che doveva entrare
5! in conclave quella sera, parendo
55 alli deputati de' conclavisti que-
« sia essere opportuna occasione
55 per far sottoscrivere i loro pri-
53 vilegi, i quali la sera precedente
53 per detto del Cardinal decano
55 erano stati veduti, ed approvati
•1 dal Cardinal Aldobrandini (che
5' .sedici mesi dopo fu creato Papa
55 col nome di Clemente Vili ), fé-
55 cero istanza unitamente di ciò
CON
ad esso decano , che sedeva ivi
con altri Caidiuaii vecohi, fra i
quali facendo qualche ripugnan-
za il Santi Quattro ( che tredici
mesi dopo fu il Pontefice Inno-
cenzo IX ), e Deza, parve ch'es-
so decano se ne volesse tornare
addietro. Onde essi deputali si
persero d'animo, avendo il ne-
gozio per disperato, e molti di
loro se ne partirono in collera,
il che vedendosi da molti con-
clavisti, mossi alla volta loro ,
dissero che non bisognava cede-
re al primo incontro , e che si
doveva ricorrere ai signori Car-
dinali protettori, i quali s'eleg-
gono ne' conclavi dai conclavisti
per simili bisogni ; ma accortosi
che le loro persuasioni poco o
nulla giovavano, per ritirarli dal-
la loro disperazione, da loro stessi
in compagnia del signor Silvio
Antoniano (allora segietario dei
sagro Collegio^ carica che egregia-
mente da quel grand' uomo si
disimpegnò per ventiquattro anni,
divenendo poscia amplissimo, e ce-
lebre Cardinale) andarono alla vol-
ta de' Cardinali Sforza, ed Asca-
nio Colonna protettori , suppli-
candoli ad impetrare dal deca-
no, che cominciasse a sottoscri-
vere, perchè lo seguirel^bono poi
gli altri Cai'dinali, senza contrad-
dizione, ed essi benignamente to-
gliendo questa impresa, si mos-
sero verso il decano, e l'indus-
sero a contentarsi. Onde uno dei
conclavisti, che aveva mosso que-
sto partito, entrato nella cella dei
suo Cardinale, tolse penna, e ca-
lamaro, ed insieme coi deputati,
che vedendo il bvion successo ,
già erano ritornati, fecero sotto-
scrivere i privilegi dal decano,
e ptii dagli alili. Il che Unito ,
CON 19
entrò in esondava il Cardinal di
Pavia, che dalla sua chiesa era
giunto in Roma a grandi gior-
nale.
" Il tenore de' privilegi era que-
sto : Nos Episcopi, Presbyteri, et
Diaconi infrascripti S. R. E. Car-
dinales conclavistis nostris, qui
intra septa dicti conclavis nobis
famulantur promittimus, quemli-
bet nostrum conccssorum, et in-
dullorum omnes, et quascumque
gratias, concessiones, et indulta,
tam spiritualia, quam temporalia
alias per fel. record. Sixti Pa-
pae V , eisdem conclavistis in
conclave, in quo ipse ad aposto-
latus apicem assumptus fuit, exi-
stentibus concessas , et indultas.
Insuper, et facullates eisdem con-
clavistis concessas transferendi pen-
siunes, vel fructuum reservatio-
nes nsque ad summani scutoruni
centum, extendantur, et amplien-
tur ad scuta ducenta similia.
» Ac insuper, quia de praesenti
major conclavistarum numerus
existit, promittimus, et quilibet
nostrum promittit, loco deceui
niilliuui scutorum auri in auro,
quae idem Sixtus conclavistis
praefatis donavit, donare, et lar-
giri ducatos aureos de camera
novos duodecim millia.
" Item quo dicti conclavistae noti
teneantur ad observationem con-
stitutionis novissimae per fel. re-
cord. Sixti V dictae super ha-
bitu, et tonsura per clericos de-
ferendis, hoc quoad obtineutes
pensiouem tantum.
Clemente Vili , Ahlohrandini ,
elevato al pontificato a' 3o gennaio
i5g2, ai 9 del seguente novem-
bre, emanò la costituzione Aeqiii-
tnti conscntaneiiin, che riportasi nel
Bull. Roin. tom. V, pag. 4t>7i *^"l-
0.0 coy
la quale concesse ai conilavisti del
suo conclave i seguenti indulti , e
privilegi.
Egli li dichiarò: i ." Veri fami-
gliari continui commensali del Papa.
2." Conti del sagro palazzo late-
ranense, e nobili di qualunque cit-
tà dello stato ecclesiastico, che vor-
ranno scegliei'e, aiìlnchè non sia dif-
ferenza fra essi, ed i vari originari
antichissimi.
3.° Che possano godere di tutti
i privilegi de' notai'i della santa Se-
de partecipanti, benché non abbia-
no l'abito, e rocchetto di questi.
4-° Li esentò da pagare decime,
pedaggi, sussidii, gabelle, e qualun-
que altro peso sì ordinario , che
straordinario.
5° Rimette loro i frutti eccle-
siastici, che dovrebbero avere resti-
tuito per r onimissione delle ore ca-
noniche, e li dispensa neh' inabilità
contratta nei celebrare le messe, o
i divini uffizii colle censure, purché
non sia in disprezzo della Chiesa.
6." Li rende abili a qualunque
dignità, ed onore, benché ^ieno nati
illegittimi di qualsiasi commercio
illecito, fuorché con chierici.
7.° Li dispensa nel portare abi-
to clericale, e tonsura, benché go-
dano beneficio semphce, il quale
però non sia sopra a cento ducati
d' oro di camera.
8.° Che tutte le grazie, provvi-
ste, commende, e qualunque altra
bolla, e breve, sieno per essi spe-
dite gratis.
9." Li rende abiU a qualunque
pensione, sopra qualsivoglia benefi-
cio ecclesiastico, con cura, e senza
cura di anime, di qualunque Or-
dine, anche del gerosolimitano.
io.° Che le lettere apostoliche
in loro favore, sieno sempre valide.
CON
benché non ammesse , o registrate
dentro il dovuto tempo.
I i." Questi privilegi non possono
essere sospesi , o rivocati di sorte
alcuna.
Leone XI, che il primo aprile
160 5 successe a Clemente Vili ,
distribuì a' Cardinali poveri , eh' e-
rano intervenuti nel suo conclave,
generose somme; ed ai conclavisti
donò dieci mila scudi d'oro di stam-
pa corrispondenti prima a sedici
mila, e cinquecento scudi , ed ora
a soli quindici mila scudi di argen-
to di moneta romana , secondo il
consueto, e tutti i benefìzi, che non
sorpassavano le rendite di duecento
scudi, vacati dopo la morte di Cle-
mente Vili, la quale era accaduta
a' 3 marzo del medesimo anno ;
quindi dopo ventisei giorni di pon-
tificato Leone XI morì. Non si de-
ve tacere , che il MafFei, Annali di
Gregorio XII I^ tom. II, pag. 4^^'>
racconta, che essendo stato ai 1 3
maggio 1072 eletto Papa Gregorio
XllI, cioè nel giorno seguente a
quello dell'ingresso de' Cardinali in
conclave, negò a' conclavisti il soli-
to donativo dei diecimila scudi d'o-
ro, dicendo che per un solo giorno
di conclave non poteano essi aver
sofferto alcun incomodo ; però fece
distribuire doppia somma ai pove-
ri, miserabili, e vergognosi.
Paolo V, eletto Papa ai 16 mag-
gio i6o5, nell'ottavo giorno di con-
clave, colla bolla Ronianiim decel,
data die 3i julii i6o5, Bull. Maga.
t. Ili, p. igg, ai conclavisti accor-
dò i privilegi di Clemente Vili,
coir aggiunta, che i diecimila scudi
d' oro, i quali ad essi dovevansi
dal nuovo Pontefice, fossero fra lo-
ro distribuiti egualmente tra i con-
clavisti ecclesiastici, e tra i concla-
visti laici . ossiano i camerieri ; e
CON
che la dispensa pontificia per gl'il-
legiHinii, fosse ancora per gli oidi-
ui sagli, e pei benefizi. Egli inol-
tre conferì agli stessi conclavisti
tutti i benefizi, ch'eraiio vacati nel-
la sede vacante, i quali non ecce-
devano il valore di duecento du-
cati d'oro. Di poi i medesiiTii pri-
vilegi di Paolo V furono concessi
ai conclavisti dall'immediato suc-
cessore Gregorio XV, coli' autorità
della bolla Uomanus Poiitifex, pres-
so il Bull. Maga, loco citato pag.
4i8, emanata ai i5 marzo 1621,
benché eletto nel secondo giorno
di conclave, e per lui il primo,
giacché entrò nel medesimo giorno
nel quale fu esaltato. Gli successe nel
1623 Urbano Vili, che colla bolla
Circuni.specta, data a' 6 agosto ,
giorno di sua elezione, Bull, fllagn.
t. IV, p. 1, accordò ai conclavisti
i medesimi privilegi di Clemente
Vili, Paolo V, e Gregorio XV:
donò loro diecimila scudi d'oro di
tanti vacabili, appena vacassero; li
esentò come i Cardinali da tutte
le gabelle ordinarie , e straordina-
rie , ed i loro beni dallo spoglio
della camera apostolica ; ratificò le
nulle collazioni, e provviste de' loro
benefìzi, nel foro soltanto della co-
scienza, e li assolvette, giusta il co-
stume dei Pontefici appena eletti ,
dalle censure incorse forse per la
violazione delle leggi del conclave,
del segreto ec. Alla bolla di Urba-
no Vili si uniformarono tutti i suc-
cessori di lui sino a Clemente XII.
Narra Fulvio Servanzlo, maestro
delle cerimonie, nel conclave per
l'elezione di Clemente IX, che
M die 23 julii anno 1667, exegi a
» Dom. de Neilis depositario ca-
» merae Apostolicae scuta 92 mo*
» netae, portionem scilicet ad me
-•* spectantem uti conclavistam a
C O jN ■}. i
>• largitioiie loooo aureorura eis-
>• dem làcta a S. D. N. prò ejus
- assumpliune ad Ponlifitatum ; et
• iiltia ; uti clcricus, habui duo
•• numismata argentea prò posses-
•• sione accepla a S. S. basilicae
-•» Later. vel ft-stivale ss. Petri , et
" Pauli ". Abbiamo poi dal JNo-
vaes, t. XI, p. 6, 9, che Innocen-
zo XI, creato nel 1676, dopo un
conclave, durato quarantanove gior-
ni, cui intervennero sessantasetle
Cardinali, fece distribuire ai con-
clavisti i soliti diecimila scudi d'o-
ro, dandone inoltre cinquemila ai
poveri , ed altrettanti ai cattolici
polacchi per la vittoria riportata
sugli ottomani.
Clemente Xll, confermando e
rinnovando a' conclavisti i privi-
legi de' suoi predecessori , secon-
do la bolla di Urbano Vili, nella
sua, che emanò ai 16 luglio 1730,
ed incomincia, Nos voleiites etc. ,
presso il Bull. Rom. tom. XIV,
pag. 12, aggiunse la facoltà ai
conclavisti di testare, benché fossero
professi di qualunque Ordine, ec-
cettuato il gerosolimitano, il che
pur fecero i successori di lui, come
Benedetto XIV e gli altri. Nel ce-
lebre conclave del 1758 per la
morte di Benedetto XIV, nel se-
condo giorno, essendosi uniti nella
sala regia i conclavisti, a viva vo-
ce dichiararono loro procuratore,
secondo la consuetudine, monsignor
Baldani, conclavista ed uditore del
Cardinal Alessandro Albani come
Cardinale del collegio vecchio, e d.
Carlo Dionigi esperto conclavista,
ed uditore del Cardinal Orsini, mi-
nistro del re di Napoli, come quel-
lo del collegio nuovo, per chiedere
il solito donativo di diecimila scu-
di d' oro, le provviste ecclesiastiche,
e i privilegi, per la spedizione dei
■^.-^ CON
quali aml)ediie deputarono il cano-
nico Alessandro della Torre. Il
memoriale a tal uopo combinato,
e diretto al sagro Collegio , era
concepito nel seguente modo. Sup-
plicavano i conclavisti i signori Car-
dinali d' interporsi al futuro Pon-
tefice efficacemente, con promessa
della sottoscrizione di ognuno, on-
de comprendervi quello che lo sa-
rà, di gratificarli col solito donati-
vo di diecimila scudi doro, coi so-
liti privilegi secondo le concessioni
fatte a' conclavisti dai sommi Pon-
tefici, e particolarmente da Clemen-
te IX, da Clemente X, da Inno-
cenzo XI, da Alessandro Vili, da
Innocenzo Xll, da Clemente XI,
da Innocenzo XIII, da Benedetto
XIII , da Clemente XII, e dal de-
fonto Benedetto XIV. Cos'i ancora
di accordar loro quella rata dei
benefizi vacati nella .sede vacante
secondo il solito, ed in contempla-
zione dell'assidua, e laboriosa assi-
.stenza, che i medesimi conclavisti
prestano a' Cardinali in conclave. A
questo memoriale sogliono i Car-
dinali sottoscriversi con queste pa-
role: Sic promitlo, i'ovco, et j'u-
ro N. Cardinalis N. Tuttavolta
il Cardinal Argenvilliers, .scrupo-
leggiando su tal forma, si rese sin-
golare per non volerla usare, pro-
testandosi che in favore dei con-
clavisti avrebbe però fatto più de-
gli altri col nuovo Papa. Anche
nel precedente conclave il solo Car-
dinal Lanfredini non sottoscrisse
quel memoriale, cos'i concepito, seb-
bene s. Pio V, che fu poi eletto
nel i566, il Cardinal s. Carlo Bor
romeo, e Benedetto XIV non vi
incontrassero alcuna difficolta. In
altri conclavi poi alcuni Cardinali
fecero .sottoscrizioni condizionale .
Divenne Papa Clemente XIII. il
cox
quale benignamente lutto conces.se
ai conclavisti: Gratiae et privilegia
conclai'istis postremi coiiclavis con-
cessa, Romae lySS.
Il Pontefice Pio VI, conferman-
do ai conclavisti i privilegi de' suoi
antecessori, li elevò pure al grado
di nobili, ma Leone XII ne re-
strinse alcuno in quelli , che, in
uno alle pensioni, ed ai diecimila
scudi d'oro, accordò nel 1828. Il
di lui successore Pio VIII fece al-
trettanto, e col moto-proprio Nos
volenles ddectos Jìlios coìuiaK'istas,
qui conclavi, in qua divina faveti'
te cleinentia ad sunimi yipostolatus
apiceni as.mmpti fuìinu^, diretto al
Cardinal Bartolommeo Pacca co-
me pro-datario, ed emanato sexto
kalendas julii 1829, concesse i se-
guenti privilegi , dei quali ripor-
tiamo il trasunto, notando con ca-
rattere corsivo quelli godibili dai
conclavisti laici.
Veri fiiniigliari , e commensali
continui del Papa.
Cittadini di qualunque città del-
lo stato ecclesiastico, che volessero
scegliere, onde non sia differenza
fra essi ed i veri originari anti-
cìùssimi ; il qual privilegio s^ esten-
de anche pei discendenti dei me-
desimi.
Notari di titolo, del Papa, e del-
la Sede apostolica a forma della
costituzione di Pio VII, Cum in-
numeri dat. id. decembris 181 8.
Li dispenso nel portare abito cle-
ricale e tonsura, benché godano
'benefìcio semplice , il quale pero
non sia sopra cento ducati d' oro
di camera.
Tutte le grazie, provviste, com-
mende, e qualunque bolla, e breve
sieno per essi spediti gratin.
Li ì-cnde abili sopra qualunque
pensione, sopra qualunque bene fi-
e O i\
rio ecrlesiaslìco, con cura., e. senza
cura (li anime.
Le lettere apostoliche in loro fa-
vore sieno sempre valide; benché non
ammesse o registrate.
Li esentò dallo spoglio camera-
le, non ostante che sieno di gual-
che Ordine regolare, eccettuato però
del gerosolimitano.
Li assolvette dalle censure in-
corse per la violazione delle leggi
del conclave.
Possono testare, benché professi
di qualunque Ordine, meno del ge-
rosolimitano.
I cavalieri di qualche Ordine ,
a cui e compatibile il matrimonio,
potranno contrarlo con una vergine
soltanto^ senza perdere le pensioni,
e potranno anche portare ubilo cle-
ricale, e tonsura.
I conclavisti potranno trasferire
!e loro pensioni in qualche altra
persona, liella quale però essa ter-
mina: possono anche trasferirla ai
laici, bene inteso però che volendo
questi insignirsi del carattere cle-
ricale, il conclavista donatario do-
vrà rifarne l'atto di vassegna, e
donazione.
Va avvertito, clie i conclavisti, i
quali sono stati in altri conclavi ove
conseguirono privilegi e pensioni,
in ogni conclave fruiscono libera-
mente que' benefìci!, o pensioni, e
privilegi, che l'eletto Pontefice loro
accoida. Per la spedizione poi dei
privilegi, il conclavista deve farne
istanza ai tre Cardinali capi d' or-
dine, cioè de' vescovi, preti, e diaco-
ni, domandando i privilegi concessi
dal Papa , ed a qual cittadinanza
vogliano appartenere; ed accludere
neir istanza la fede del Cardinal
padrone, come il ricorrente sia stato
suo conclavista. La quale fede de-
ve essere circa come la seguente;
CON 23
" Nos N. tituli N. sanclae Ro-
' manae Ecclesiae presbyter Car-
> dinalis 1\. sacrae congregationis
» de etc. ( s' intende che i vescovi ,
' e i diaconi hanno altra fcrmola),
» universis ttsingnlis fìdeni facimus
> supra iropressnm motu-proprium
cum suo originali concordare, ac
praefatuniN. N. laicum romanum
(ovvero di altro luogo, e se è
ecclesiastit o devesi dire ) fuisse
nostrum conclavistam in aposto-
licis comitiis, in quibus sanctis-
simus Dominus noster N, Divi-
na providentia Papa N., ad suni-
nii apostolatus apicem assum-
ptus fuit. In quorum omnium
tldein has praesentes manu no-
stra signatas, sigilloque nostro
niunitas dedimus. Romae ex ge-
dibus nostris hac die ec.
Loco ^ signj
N. Cardinaiis N.
I tre Cardinali , capi d'ordine ,
per le facoltà loro concesse nel
moto-proprio pontifìcio concedono
i richiesti privilegi e cittadinanza ;
ma se il conclavista è laico vi ap-
pongono la clausula, exceptis be-
nejiciis ecclesiasticis etiani simpli-
cibusj e nella schedula di conces-
sione si sottoscrivono essi, e i loro
segretari, autenticando i Cardinali
le loro firme col proprio sigillo.
Per conto della divisione dei
quindici mila scudi , che paga la
camera apostolica, e distribuisce la
dateria con ordine del suo com-
putista, ad ogni cella furono dati
duecento cinquanta scudi, che ven-
nero divisi a parti eguali tra i due
conclavisti. I Cardinali, che ne por-
tarono Ire, ebbero fra tutti scudi
duecento cinquanta, che divisero in
^4 CON
rate eguali. Ogni cerimoniere, ve-
nendo considerato come conclavi-
sta, ricevette centoventicinque scu-
di, ed altrettanto ognuno dei due
medici, il chirurgo, e i due aiutan-
ti della segretaria del saci'o Colle-
gio. 11 sacrista ebbe doppia parte,
cioè scudi duecento cinquanta, che
però doveva dividere col padre sot-
tosagrista. Lo speziale ricevette cin-
quanta scudi, trenta i due suoi aiu-
tanti, dodici ogni capo artista, ot-
to ogni scopatore delle due specie,
e sei i garzoni degli artisti.
Nella spartizione de' diecimila
scudi, concessi da Clemente XIII ,
la segretaria del sagro Collegio fu
considerata per una cella, e così
ebbe scudi duecento settantanove,
la cui metà toccò al segretario, ed
il resto fu diviso fra i due aiutan-
ti. Il confessore, e il sotto-sagrista
ebbero in due l'importo d'una
cella: i due medici la metà, ed
altrettanto il chirurgo. Fu data la
spartizione ai conclavisti del Car-
dinal Bardi , che essendo uscito
per infermità dal conclave, non si
trovò presente all'elezione. JNon la
ebbe il sagrista, e fu negata ai fa-
migliari del Cardinal IMesmer, per-
chè il male gì' impedì l' ingresso iu
conclave. I conclavisti infermi so-
gliono dividere eoa chi li ha sur-
rogati la spartizione, ma la pen-
sione si riceve da quello, che per
male uscì dal conclave, essendo ad
ambedue comuni i privilegi, come
rilevasi da molti esempi. Nel con-
clave del 1829 un Cardinale por-
tò seco il solo conclavista camerie-
re, e la spartizione fu divisa tra
il conclavista ed il proprio cauda-
tario, sebbene non fosse entrato in
conclave, cui fece inoltre conseguire
la pensione.
Qui noteremo, che nel conclave
CON
del 1823, per decreto dei Cardina-
li capi d'ordine, il segretario del
sagro Collegio ebbe un mandato
mensile di scudi duecento, rima-
nendo in tal somma compreso tan-
to r onorario suo, quanto il trat-
tamento per i suoi due aiutanti, i
quali col medesimo mandato per-
cepivano altresì scudi venti mensili
per ciascuno, ed ebbero eziandio
in compenso delle zimarre un
mandato di scudi cinquaiilasette ,
da dividersi egualmente fra en-
trambi.
Passando ora a parlare delle
pensioni concesse da Pio Vili ai
conclavisti, diremo che egli asse-
gnò dalla dateria apostolicaj scu-
di quaranta annui per ogni con-
clavista ecclesiastico, e che distribuì
le dette pensioni per ordine di car-
dinalato del proprio padrone di ma-
no in mano, che la dateria le a-
vesse disponibili. Il conclavista ec-
clesiastico del Papa ricevette dop-
pia pensione giusta il costume : il
sostituto del sagro Collegio, l'ab-
bate d. Pietro Caterini ebbe tren-
ta scudi; ma il conclavista segre-
tario del Cardinal Albani, cioè il
compagno del conclavista camerie-
re, non ebbe pensione siccome am-
mogliato, ed ecco l'esempio d'un
Cardinale, che portò due laici per
conclavisti. I due medici, in vece
della pensione, ebbero la regalia di
scudi cento cinquanta per cadauno,
ed altrettanti ne ricevette il chi-
rurgo, com'erasi praticato nel con-
clave del 1823. In quello del j8oo,
il medico Porta ottenne da PioVlI
l'annua pensione di scudi centoven-
ti. Prima degli ultimi pontificati i
conclavisti ecclesiastici godevano di
una provvista di beneficio sempli-
ce, o pensione, di fruttato annuo
a«>cendente a scudi cento. Antica-
CON
unente anche i camerieii concla-
visti fluivano le pensioni, e negli
ultimi tempi i re di Sardegna so-
levano nominare alle pensioni i
conclavisti ecclesiastici , ed i con-
clavisti camerieri , sopra qualche
mensa dei Cardinali nazionali, al-
la quale potevano imporle.
Finalmente il regnante Ponte-
fice con moto-proprio dato decimo
kalendas januarii 1882, iVb* voleri'
tes dilectos fìlios eie, concesse ai
conclavisti del conclave, in cui fu
assunto al pontificato, il donativo
di quindici mila scudi, toccando ad
ogni conclavista scudi centotren-
tatre, non che i medesimi privilegi
accordati a tutti i conclavisti dal
suo immediato predecessore Pio
Vili, che riportammo di sopra .
Aggiunse però ai conclavisti ec-
clesiastici quello dell'oratorio pri-
vato personale, a seconda della ri-
chiesta fatta in conclave colla so-
lita istanza. Il Vannozzi, citato dal
l'arisio nel tomo I, p. 288, dà i-
struzioni sul conclave, e sul con-
clavista. V. Giulio Lavorino, De
conclavi, et coiiclavistis F\.omae 16285
ed il Caeremoniale conlinens ritiis
flcctionis Eomani Ponlifìcis Grcgo-
rìi Papae Xf-^, ac Romae typis Rev.
Cam. apostolicae , MDCCXXIV ,
pag. 3o, 5i, ec.
COÌNXLUSIONI o Atti pubblici.
Così principalmente in Roma si
chiamano le dispute ed esercitazio-
ni, proposte, e divise in tesi, le
quali precedentemente si dispensa-
rono a molli stampate. Queste con-
clusioni si fanno dagli studenti di
qualche accademia, collegio, scuo-
la. Ordine regolare, ec. per lo più
sopra materie filosofiche, teologi-
che, sul diritto canonico, sulla sto-
ria ecclesiastica ec. Talvolta si de-
dicano a'Cardinali, e talora al Pa-
CON 25
pa; e si tengono in alcuna sala, o
nelle chiese, avendo detto Benedet-
to XIV, de Synodo dioecesana, che
per la qualità dell'argomento, non
è sconveniente il fare queste conclu-
sioni nei sagri templi.
Conclusioni pur chiamansi que-
gli atti e quelle dispute pubbliche,
che i prelati uditori di rota, e gli
avvocati concistoriali fanno nella
grande aula della cancelleria apo-
stolica prima d' incominciare ad
esercitare la loro distinta qualifi-
ca^ cioè i primi come giudici, e
i secondi come suddiaconi apo-
stolici, non solo come patrocinato-
ri delle cause, ma come addetti al
sagro concistoro . In queste con-
clusioni si propongono di difende-
re sette tesi, che precedentemente
si notificano, e si dispensano al
pubblico. Anticamente queste con-
clusioni tenevansi dentro la chiesa
di s. Eustachio, i cui esempi rimon-
tano all'anno i4445 ^ sono ripor-
tati dal Cartari in Syll. Advocat.
s. concisi, p. 64. E quando Gio-
vanni Vannullio di Lucca , nomi-
nato uditore di rota sollo li 28
dicembre del medesimo anno, sos-
tenne la sua disputa, e le conclusio-
ni in detta chiesa, si rileva , che il
primo argomentatore contro le con-
clusioni del nuovo uditore, era
il rettore dell' università romana ,
ossia della Sapienza, ed il secondo
argomentatore era il governatore
di Roma. La ragione, che il Car-
tari assegna, perchè nella chiesa di
s. Eustachio si tenessero le conclu-
sioni, si deduce da queste parole :
55 Nam cum d. Eustachiiis, et na-
» tione, et nobilitate romanus es-
» set, ejus aedem, quae in medio
« fere urbis umbelico sita est, ut-
5» potè omnibus accomoda roma-
» no gymnasio , quasi Stoam Poi-
26 CO >
« ticucQ speciosa cluistianornm di-
•> cavit antiquitas ". In progresso
non più si tennero nella chiesa di
s. Eustachio, ma sibbene nell'aula
della sagra rota presso la basilica
di s. Pietro. In conferma di che si
legge ne' Diari del Poeniac a p. 80:
»• Die Jovis 6 martii 1 597 R. P.
» D. Horatius Lancellotus , rotae
» auditor designatus, habuit publi-
« cam dispulationem apud s. Pe-
« trum in loco rotae solito. Con-
»' venit ingens multitudo hominum,
» et totuin fere collegium DD. Car-
» dinalium ". Ma in appresso la
gran disputa , tanto dagli uditori
di rota, che dagli avvocati conci-
storiali, si fa entro la gran sala
della cancelleria apostolica , della
qual sala, e delle quali conclusioni
parlammo al voi. VII, p. 194 del
Dizionario.
Lungi dall' entrare nel merito
delle materie fdosGliche, teologiche,
di jus canonico, di storia ecclesia-
stica ec, che si trattano nelle con-
clusioni, e negli atti pubblici dagli
studenti, e dagli insigniti di gradi
accademici, nelle sale e nelle chie-
se; e lungi dall'entrare nelle mate-
rie di giurisprudenza, che si discu-
tono nell'aula della cancelleria apo-
stolica dagli Uditori della Romana
Rota [T'adì), e dagli Avvocati con-
^istoriali {Vedi), ci limiteremo qui
appresso a riportare le cose prin-
cipali risguardanti il cerimoniale ,
per ciò che spetta al Papa, ai Car-
dinali, ed ai prelati relativamente a
cosiffatte conclusioni.
Conclusioni , che si tengono nelle
sale e nelle chiese, dedicale al
Papa, ai Cardinali ec., e delle
dispute de^li arrademir.i dell' ac-
cademia romana di teologia ,
CO.N
che ha sede nell'università ro-
mana.
Conclusioni dedicate al Papa. Il
sommo Pontefice Benedetto XIV ,
nell'anno 174*^5 nella sala del con-
cistoro del palazzo Quirinale assi-
stette a tre dispute, fatte in altret-
tanti giorni da monsignor Marc' An-
tonio Colonna , che ancora non si
era posto in prelatura. V interven-
nero molti Cardinali, prelati, eccle-
siastici, religiosi, e nobili romani.
Vi argomentarono i cappellani se-
greti, l'archiatro pontificio, il naae-
stro del sagro palazzo , alcuni ca-
merieri segreti, l'uditore del Papa,
il segretario delle lettere latine, il
sagrisla, e i Cardinali Besozzi, e
Cavalchina I gesuiti pp. Stefanucci
e Giuli a.ssistevano il difendente, e
le conclusioni furono di filosofia ,
matematica, teologia, e" sagri cano-
ni. Chi bramasse leggerne la de-
scrizione, può consultare il n. 4^9 >
del Diario dì Roma. Nel 178 r,
nella chiesa di s. Apollinare gli
alunni del collegio Germanico-Un-
garico tennero due conclusioni , e
solenni dispute teologiche, dedicate
a Papa Pio VI, il quale deputò a
presiedervi il Cardinal Pallavicini ,
suo segretario di stato; come si può
vedere nel numero 72 del Diario
di Roma. Solo qui noteremo, che
la chiesa fu magtiificamente para-
ta, e ridotta in forma di sala, si
chiuse il CHppellone, si ornarono
con arazzi le cappelle, e ne guar-
dò r ingresso la guardia svizzera
pontificia. Il Cardinale vi si recò,
avente nella propria carrozza cin-
que prulciti. Si assise sulla sedia di-
stinta {)resso il trono papale, ov'e-
ra il ritratto di Pio VI, e a lui si
recarono poscia gli alunni difendenti
a presentare il libro delle tesi su-
CON
perbamente legato, ed una vaghis-
sima mappa di fiori finii. Leone
XII si recò nella chiesa medesima
alla conclusione, che gli dedicò il
nobile chierico Camillo de Pielro ,
allora studente del seminario ro-
mano, ed ora arcivescovo di Bo-
rito , e nunzio apostolico presso
il re delle due Sicilie. V^. Favore
ne tutela Ss. Domini Nostri Leonis
XII Pont. Max. Camillus de Pe-
tra Romanus piihlicam disputatio-
iiem de historia ecclesiastica insti-
tnit, in aede sacra s. Apollinaris
tertio hai. septemhris 1827. Joan-
nes Baptisla Palma doctor histo-
riae ecclesiastìcae , tradendae in
lyceo seminnrii romani . llomae
RIDCCCXXVIl. Fu invitato, q v'in-
tervenne il sagro Collegio in buon
numero. La chiesa fu splendida-
mente paratH , il trono pontiUcio
collocato in iondo del gran cappel-
lone, cioè nel presbiterio, e l'altare
fu coperto. A destra del trono pre-
sero luogo i Cardinali , ed a sini-
stra i prelati. Le cappelle furono
nei vani coperte di bellissimi arazzi.
Per quanto poi spetta all'artistica
descrizione degli addobbi , ed illu-
minazione della chiesa, si vegga il
numero 72 del Diario di Roma di
quell'anno. Assiso Leone XII sul
trono, il difendente di Pietro andò
a baciargli i piedi, e gli presentò
il libro delle i^roposizioni ; quindi
montò sul pulpito, eh' erasi eretto
presso i Cardinali, con accanto se-
condo l'uso l'assistente professoie
d. Gio. Battista Palaia; e letta la
dedicatoria , obbiettarono i prelati
Giovanni Soglia, Paolo Polidori, e
Pietro Ostini, ora tutti Cardinali.
E siccome chiunque, dopo il terzo,
poteva addurre contrari argomenti
obbiettò eziandio il eh. padre ab-
bate del Signore, professore di sto-
CO\ 57
ria ecclesiastica nell' università Ro-
mana.
Nell'anno seguente lo slesso Leo-
ne XH, vestito coir abito usuale di
rocchetto, mozzetta e stola, ed ac-
compagnato dalla sua corte, n' 18
settembre si recò nella clue?a in-
tona del collegio urbano di Pro-
paganda, ed in trono assistette alla
conclusione, che in tutta teologia
ed istoria ecclesiastica gli dedicò l'a-
lunno Paolo Cullen, oi-a rettore del
collegio irlandese, e cameriere d'o-
nore del Papa regnante. Monsignor
Zucche prefetto dei maestri delle ce-
rimonie fece V invito in istampa
ai Cardinali della congregazione di
Propaganda, i quali vi si reca-
rono in abito cardinalizio del colo-
re rosso, col caudatario vestito di
sottana , e fascia paonazza , e fer-
raiuolone nero, e col treno di due
carrozze, e servi in livree di gala.
11 Papa fu ricevuto, ed accompa-
gnato alla carrozza dai Cardinal
Cappellari, prefetto generale della
medesima congregazione, e da mon-
signor Captano, poi Cardinale, se-
gretario di essa. ^. auspice et pa-
trono SS. Domino nostro Leone XII
Pont. Max. Panltis Cullen hiber-
nus alumnus CoUegii urbani aneto-
ribus pp. Cardinalibus sacri conci-
la Christiana nomini propaga ndo.pu-
hlicani disputalioneni de theologia
universa, et historia ecclesiastica in-
sti tu it III idns septenibris anno
MDCCCXXVIII mane in aula
maxima, horis potneridiaiiis in tem-
pio ColU'gii Urbani, Romae, typis s.
Congregationis de Propaganda Fide.
INel 1829 Gio. Battista Ainaldi,
al presente protonotario apostolico;
e votante della segnatura di giusti-
zia, dedicò una conclusione al Pon-
tefice Pio Vili, il quale in sua ve-
ce mandò a presiedervi nell'archi-
2S COiN
ginnasio romano, ossia università
della Sapienza, il Cardinal Giusep-
pe Albani suo segretario di stato,
coir intervento di molti Cardinali.
V. Pio Octrii'o Pont. Max. Joan-
jies Bapùsla Arnaldi /anuensis, theo-
logicae acadeniiae .wcius, diini se
suasque tlieses in romano archi-
gyninasio propugnandas ejusdeni e-
tiatn acadtiniae nomine, in peren-
ne K'eneralionis inomimenliun dedicai
consecratque principi inunificentis-
simo arliuni studiorumque patrono,
felicia et fausta adprecalur, Romae
'MDCCCXXIX. Il Cardinal Fran-
cesco Saverio Casliglioni, già acca-
demico, e censore delia cospicua ac-
cademia teologica , della quale si
diede un cenno al volume I pag.
47 e 48 del Dizionario, e poi da
Cardinale divenuto uno de' protet-
tori della medesima, assunto al Pon-
tificato col nome di Pio Vili, nel-
l'accettare la dedica di tale atto
pubblico, volle dare una solenne
prova del conto in cui teneva, e la
protezione che accordava a sì insi-
gne e benemerita accademia, i cui
accademici non si possono confer-
mare, se non dopo alcuni assegnati
esperimenti riusciti con decoro, in
seguito all'approvazione de' censo-
ìi. L' approvato non può passare
censore dell'accademia medesima,
senza essersi esercitato con lode nel-
le funzioni dell' accademicato.
Anche sotto i pontificati precedenti
sono state dedicate simili dispute ai
Pontefici. Può servire di esempio
quella dedicata a Pio VI dai ca-
jionico d. (Candido lAIaria Fratlini,
poi elevato da Pio VII all'arcivesco-
vado di Filippi, e alla vicegerenza di
Pioma. Argomentarono in questa di-
sputa i prelati Giovanni Castiglioni,
Lorenzo Lilta, ed Alessandro Lau-
te, che poi divennero Cardinali.
CON
Queste funzioni sono dispute so'
pra materie teologiche, tanto dom-
ala ti che quanto scolastiche, non me-
no che sopra la storia ecclesiasti-
ca, e la sagra Scrittura. Tali di-
spute debbono tenersi ordinaria-
mente per lo spazio di un'ora nel
martedì, e nel venerdì d'ogni set-
timana, e l'accademico destinato a
sostenere la disputa sopra uno degli
oggetti assegnati, incouiiiicia col di-
chiarare, sempre in idioma latino,
lo stato della questione^ produce
le prove del sentimento, che ha
impre-so a sostenere, e quindi due
accademici , parimente assegnati,
argomentano successivamente in
forma sillogistica contro la propo-
sizione proposta dal difendente, ed
il solo arguente, dopo un quarto
d'ora dacché ha argomentato in
forma sillogistica, aggiunge qualche
obbiezione con discorso sciolto.
Ogni accademico partecipante poi,
dentro Tanno scolastico, deve sos-
tenere una disputa solenne, che
talvolta si dedica ad un Cardinale,
e che si nomina Allo pubblico, per
Io spazio di tre ore la mattina
neir aula dell' università romana,
e di altrettante nelle ore pomeri-
diane nella chiesa interna. In essa
difende otto conclusioni parimenti
assegnate sulle quattro materie teo-
logiche, intorno alle quali versa l'ac-
cademia, ed otto arguenti oppon-
gono in forma sillogistica le difiì-
coltà contro le tesi, che da lui si
sostengono. Per essere annoverato
o
nel numero dei sei partecipanti,
l'accademico soprannumero deve a-
vere sostenuto con lode uno di
questi atti pubblici, oltre le pri-
vate difese, ed argomentazioni. I
censori giudicano del merito di
queste funzioni a voti segreti, e
secondo la primitiva istituzione
CON CO IN 39
dell'accadeinia, se l'accademico vi chisioni , adduirenio alcuni esem-
liesce con onore nel corso di trean- pi, siccome abbiamo fatto più so-
ni, \icMe didiinralo censore della pra. Avendo il Cardinale D. Mau-
stessa accademia. Di tre sorte so- ro Cappellari, ora Pontefice regnan-
no i censori di questa accade- te, accettata la dedica di una di-
mia; altri sono d'onore, che ven- sputa di filosofìa, da sostenersi ai
gono ascritti per im merito sin- 22 aprile 1828 nella sua chiesa
golare indipendente dagli esercizi litolare di s. Calisto dal monaco
accademici ; altri si chiamano ex cassinese p. d. Mariano Falcinelli
accademici, cioè che si sono eser- Antoniacci (attualmente priore clan-
citati in questa accademia senza a- slrale e lettore benedettino, non
verne compito il corso; finalmente che consultore della sagra congre-
altri sono emeriti, quelli cioè che gazione de'riti ), il Cardinale giu-
hanno fatto sei atti pubblici, oltre sia il costume, fece l'invito con ap-
le difese privale, fra i quali ora uno posilo biglietto ad alcuni prelati,
è il Cardinale Ostini, senza mento- perchè decorassero nella detta chie-
vare i precedenti. Abbiamo voluto sa colla loro presenza la disputa,
far qui parola di cjueste esercita- vestili di rocchetto, e mantellelta.
zioni per la frequenza onde si ce- Aweitiamo che il rocchetto dai pie-
lebrano, e pel ragguardevole, e ri- Iati non si può assumere a siffatte
spettabile uditorio, che vi fa parte e conclusioni, se queste si tengano in
vi assiste, il fiore cioè della gerar- chiese, e luoghi ove il Cardinale
cliia ecclesiastica, e del clero secolare, invitante non abbia giurisdizione;
e regolare di Pvoma. 11 novero de- come pure che invitandosi un pre-
gli atti privati, e pubblici, le tesi lato orientale non si fa menzione
che si disputano, e gli accademici, dell'abito cui debbe indossare, mon-
che le fanno nel corrente anno, tre invitandosi i prelati, ed altri
si possono leggere nell'opuscolo: che hanno l'uso di mantellone, non
The.ses in acadentia theologica od io si deve loro perscrivere, ma dire
nrchìgymnashmi vovianiivi a i5 semplicemente, che vengano in a-
kol. decembris anni i84ij ad i5 bito.
kal. octohris \%^i expendendae,pro- Il Cardinale vi si recò in abito
tectoribusEniinenliss.etRevevendiss. cardinalizio, accompagnato da due
D.D. Cardinalibus Bartholomaeo prelati, col treno di due carrozze,
Pacca, Aloysio Lambriif:chini, Ca- servi in livree di gala, con ombrel-
striicio Caslracnne de AnielminelUs, lino, cuscino rosso, del qnal colore
et Angelo Mai, Romae i84i- Nel- doveva essere l'abito, se non aves-
l'anno precedente, ivi puie furono se appartenuto ad Oidine monasti-
pubbiicate colla stampa Acadeini- co. Venne ricevuto alla porta del-
cae theologicae constitutiones a Gre- la chiesa dal p. abbate del moni-
gorio XVI Pontìfice Maximo ap- stero di s. Paolo, in uno ai mona-
probatac. ci cassinesi, che ufBziano nella chie-
^ , . . , , ,, sa di s. Calisto, e dai prelati pre-
Lnnclusìoni, che si lensono nelle , ^ . • -^ i- 1 i ^
, 77 7 . ? r- • cedentemente invitati, nel qua! tem-
saie, e nelle chiese dedicate ai , j- j »
,-, %. ,. no suonavano Je campane di det-
Larainali. \ ^., , t^ l •\ r a-
to suo titolo. Deposta il Cardi-
Per dare un'idea di queste con- naie la mozzetta , e mantellet-
3<. CON
la, assunse la cappa , la quale
dovrebbe essere rossa pei Car-
dinali, che hanno 1' uso di tal
»^olore , e preso 1' aspersorio del-
l'acqua santa, si se^nh la fron-
te, ed asperse gli astanti; indi fat-
ta breve orazione, ascese sui trono
con baldacchino, coprendosi il ca-
po colla berretta cardinalizia. Ave-
va lateralmente monsignore de Li-
gne, cerimoniere pontifìcio in nian-
lellone, e gl'individui della sua nobile
anticamera; ed il caudatario era ve-
stito con sottana, fascia paonazza,
e ferraiuolone di seta nera. Allora
furono dispensate le tesi, e si diede
incominciamento alla disputa , la
(piale terminò al cenno fatto dal
Cardinale, che levatasi la cappa, e
ripresa la niaatelletta, e la mezzet-
ta, fu invitato dal menzionato p.
abbate ad ascendere cogli altri nel
contiguo monistero caf?inese, ove
gustò un rinfresco, dopo il quale
si restituì alla sua residenza. Nel
giorno precedente nella stessa chie-
sa da altro monaco studente cas-
.sinese erasi tenuta altra disputa
con argomenti filosofici, e dedicata
ai Cardinal Carlo Odescalchi di
veneranda rimembranza. Questi vi
si recò in abito l'osso di ferraiuolone,
cioè in sottana, fascia, mozzetta, e
ferraiuolone, sul cui bavaro posa-
va il cappuccio della mozzetta ; il
caudatario poi era vestito tutto di
nero. Così il Cardinale vestiva, ed
ascese il trono senza baldacchino ,
per non essere titolare dilla chiesa,
sebbene fosse protettore dei cassi-
nesi. Poscia vi ritornò nel terzo
giorno per assistere ad altra dispu-
ta a lui dedicala , e sostenuta da
altro studente monaco cassinese nel-
le facoltà teologiche, venendo an-
cor egli trattato in ambedue i gior-
ui di rinfresco. 1 prelati, che in
COiN
questi due giorni assistettero alle
dispute dedicate al Cardinale Ode-
scalchi, erano vestiti con abito pre-
latizio, ma senza rocchetto per le
sopraddette ragioni.
Il medesimo Cardinal Cappellari
avendo accettato la dedica d' una
conclusione di teologia , da soste-
nersi agli II agosto i<S29, nella
chiesa di s. Maria sopra Minerva ,
dal religioso domenicano fi*. Tom-
maso Oshea, dopo aver conseguito
il solito permesso dai Cardinal ti-
tolare della chiesa, tre giorni pri-
ma con analoghi biglietti fece i con-
sueti inviti alla pre'atura, colla clau-
sola ili abito senza rocchetto. E qui
noteremo, che dovendo i servi di
quei prelati, i quali debbono argo-
mentare, indossai'e le livree di gala,
queste pure assunsero i domestici
del Cardinale, che vi andò col tre-
no eh due carrozze, vestito di sot-
tana, fascia, mozzetta, e ferraiuolo-
ne , col cappuccio della mozzetta
fuori , colla berretta, e col eappello
rosso. Il caudatario era vestito tutto
di nero. Discese il Cardinale dalla
carrozza co' due prelati, che l'ac-
compagnavano alla porteria del-
l'annesso convento, dove fu rice-
vuto dal pontificio cerimoniere, mon-
signor de Ligne, col consueto abito
di mantellone, e da alcuni religiosi
domenicani, che Io condussero alle
camere del p. generale, ov' erano
i prelati invitati. Giunta l'ora del-
la disputa, il Cardinale si recò in
chiesa accompagnalo dal p. gene-
rale, dalla prelatura, e dagli altii.
Dalla parte della sagrestia entrò
nella chiesa, dove gii venne pieseu-
tato 1 aspersorio dell'acqua benedet-
ta dal detto p. generale. Indi passò
ad orai-e avanti il ss. Sagramento
chiuso nel ciborio, al cui altare e-
rano accese le candele, come nel
CON
qtnuHessorio travi tappeto , e cu-
scino. Arrivato al luogo della dispu-
ta nella nave di mezzo, presso il
pulpito si assise sopra una sedia
elevata su tre gradini con tappeto,
e postergale, o dossello di damasco
rosso con trine, e fiangie d'oro,
ma senza baldacchino. Gli indivi-
dui della sua famiglia nobile, e il
detto cerimoniere erano presso il
Cardinale. Allora vennero dispen-
sate le tesi stampate, in opuscolo
con questo titolo: Insignia divinae
revelalionis monumcnla qiieis Chri-
stiana slat nijca religio, adversus
omnes aevi hiijus physiotheos pu-
blico litterario ctrtainine propngnan-
da per Thomain Oshta ord. prae-
dicatoruni provinciae Hiberniae, in
Minervitano d. Thomae de Urbe
Collegio sacrae thcologiae audilo-
rcm, facto cuiqiie a terlio j'ure can-
tra dicendi, Romae MDCCCXXIX.
Incominciata la disputa , col per-
messo del Cardinale, ed in cui tra
gli altri argomentarono i prelati
Casliacane, e Polidori, ora amplis-
simi Cardinali, al cenno del Cardi-
nale si diede termine. Laonde li-
tornato il Cardinale ad adorare il
ss. Sagramenfo , ed asceso poi alle
camere generalizie, dopo aver gra-
dito il rinfresco, fece ritojuo al pro-
prio palazzo.
Anche nei collegi , di cui sono
protettori, i Cardinali assistono alle
conclusioni, e agli alti pubblici. Così
fece il Cardinal Zurla di onorala
memoria nel collegio inglese, quan-
do Carlo Michele Baggs, allora a-
lunno di esso, ed ora rettore, e ca-
meriere segreto soprannumerario del
Pontefice regnante, dedicò al Car-
dinale la disputa, che ha per titolo:
Theses ex theologia universa, et hi-
sloria ecclesiastica, qitae sub tutela
et auspiciis tminetuissimi principis
CON 3i
Placidi Zurla S. R. E. Cardiualii
titidi s. Crucis iti JerUsalem , SS.
D. N. Pii Papae FUI in Urbe
vicarii eie, tt collegii angloruni pa-
troni, propug/iandas suscipit Caro-
lus Michael Baggs ejusdem collegii
alurnnus, septinio kal. septembris ,
facta cuilibet mane indiscriminadm,
vespere aulem post tertiani sirigu-
las oppugnandi facultate , Romae
MDCCCXXX.
Conclusioni , che si tengono nell'aU'
la grande del palazzo della can-
celleria dai novelli uditori del
sagro tribunale della Romana
Rota.
Dopo che al Pontefice sono state
riferite le qualità del nuovo udito-
re di Rota da lui nominato , non
essendovi nulla in contrario alla sua
acceltaziune ed esercizio, ha luogo
in giornata di cancelleria, l'alio o
disputa pubblica chiamata conclu-
sione neir aula della cancelleria a-
postolica. Ivi egli deve difendere ,
alla presenza del sagro Collegio dei
Cardinali, della prelatura, e curia
romana , e sostenere alcuni punti
su materie di giurisprudenza , che
dai tre ultimi uditori di rota, e dal-
l' ultimo avvocato concistoriale gli
verranno opposte, dopo averne, sul-
le decretali, precedentemente stabi-
lito il punto il Cardinal vice-can-
celliere di sanla Romana Chiesa.
Si pubblica la disputa colla stam-
pa, decorala dallo stemma del Pa-
pa che regna, avente ai lati i ss.
Pietro , e Paolo. Ed a produrre
un esempio del modo , con cui la
pubblicazione è concepita , daremo
la seguente;
e O iV
D. O. M.
f : o N
GREGORIO XVI l'CTVT. MAX. BEN'EFAfnORI
DIVINO IMPLORATO PRAESIDIO
EX AUCTORITATE EMINE?fTISSIlWI PRINCIPIS
CAROLI MARIAE PEDiCINI
S. B. E. VICE-CANCELLARII
ET PERMISSU
R. P. D. HIERONYMI BONTADOSI
8ACRAE CONSISTORIALIS AULAE ADVOCATI ET ROMANI ARC.HIGVMNASU
RECTORIS DEPUTATI
CAMILLUS DE PETRO ROMANUS J. V. D.
EX CAPITE SI VERO ALIQUIS Vili DE Jl/REJURANDO
(Decretalium lib. II, tit. XXIV),
Sequentes conclusiones defendendas
proponit.
I. Sacrae litterae probant jura-
iiienti auctoritatem, religionem, (ì-
detn.
II. Quare commune juramenttim,
quod juslis de causis emittitiir, im-
probaiidum non est.
III. Sive sit assertorium , sive
promissorium.
IV. Non est tutiim, quemlibet
contra sumn juramentuin venire.
V. Etsi metu sit extoitum.
VI. Nisi eJLismodi sit, ut serva-
tum vergat in interituin salutis
aeternae , vel in detrimentum al-
terius.
VII. A juramento tamen per me-
tum extorto absolvit ecclesia.
Disputantur publice in cancella-
ria apostolica die i5 mensis septem-
bris i835, bora 2 1.
Il foglio di dette tesi va distri-
buito dal candidato in persona, al
Papa, a tutti i Cardinali, a tutti
gli uditori di rota , agli avvocati
concistoriali, e ad altri, che intende
invitare. Al Papa si presenta il fo-
glio delle tesi in raso di paragone
con merletto d'oro, incluso in al-
tro foglio impresso in carta impe-
riale dorata , e legata con nastro
rasato bianco. Lo stesso si fa pel
Cardinal vice cancelliere, ma col
merletto più piccolo legato con na-
stro rosso. Gli altri Cardinali poi
le ricevono impresse in seta rossa
con nastro simile.
Pervenuto il giorno della condii'
sione, si fa essa coU'apparato il piìi
imponente sia pel luogo ove si tie-
ne, sia pel ragguardevolissimo udi-
torio. I Cardinali, che sono stati in
persona invitati dal candidato , il
quale poi si reca a ringraziarli , vi
si conducono in abito del colore
corrente col treno di due carrozze,
i servi colle livree di gala, e il
caudatario colla sottana , e fascia
paonazza, e il feiTajuolone nero. Se
poi sono impediti, mandano allo stes-
so palazzo della cancelleria il loro
maestro di camera con due servi
con livree di gala, per fare al can-
didato un complimento di scusa.
Anche gli uditori di rota, e gli av-
vocati concistoriali hanno l'abito di
mantellone e la cappa chiusa, i
primi però usano anche il rocchet-
to, e tutti vanno coi servi in livree
di gala. Giunti i Cardinali nel pa-
lazzo della cancelleria in abito Car-
dinalizio del colore corrente, sono
ricevuti dal candidato vestito ancor
egli di mantellone j cappa chiusa ,
CON
ma non allacciata, e senza rocchet-
to, e si trattengono nelle camere
del Cardinal vice-cancelliere finché,
arrivata l'ora della conclusione, de-
pongono la mezzetta, e la mantel-
letta, ed assumono la cappa pao-
nazza, la quale dovrà essere rossa
se fosse ottava privilegiata. Tutti
siedono a' loro posti , ti a i quali
sono distinti quelli dei Cardinali,
degli uditori di rota, degli avvocati
concistoriali , de' prelati che vi si
recano in abito prelatizio, e di molti
togati della curia romana, secondo
gì' inviti del candidato. Asceso il
candidato il pulpito, avanti sì ri-
spettabile consesso , premessa una
breve prolusione, in cui modesta-
mente deve rendere conto di sua
persona, della sua famiglia, de' suoi
studi fatti , e degl' impieghi soste-
nuti, rende quindi le dovute grazie,
e fatto l'elogio a chi lo prescelse a
tanta onorificenza, fatta onorevole
e breve menzione dell' antichità , e
dei pregi del tribunale della sagra
rota, interpreta poscia il punto del-
le sue conclusioni, e contro di esse
sostiene gli argomenti dei tre ulti-
mi uditori di rota , e dell' ullinio
avvocato concistoriale, che impu-
gna la settima, ed ultima di lui con-
clusione. Terminata quindi sì mae-
stosa ed imponente disputa, il can-
didato rende, con breve ed analo-
ga perorazione , vive azioni di gra-
zie alla nobile udienza , e disceso
dal pulpito rinnova singolarmente
i suoi ringraziamenti ad ogni Car-
dinale, ad ogni uditore di rota, e
ad ogni avvocato concistoriale , e
poi , deposte le cappe e i mantel-
loni, ciascuno degli uditori di rota
fa ritorno alla propria abitazione;
ma il nuovo prelato uditore, rite-
nendo il mantellone e la cappa non
allacciata, prende nella sua carroz-
VOL, XVI.
COK 33
za il prelato decano della rota, lo
accompagna, preceduto dai servito-
ri a piedi, alla di lui residenza ,
com' egli poscia si conduce alla pro-
pria. Così ancora i Cardinali, leva-
tesi le cappe, riprendono la man-
telletta, e mozzetta, e fanno ritor-
no ai propri palazzi, ove, come si
disse, sono ringraziati dal candida-
to, il quale fa altrettanto con tutti
gli uditori di rota, ed avvocati con-
cistoriali.
Dell' antichissimo donativo della
pizza di marzapane elegantemente
decorata, che il novello viditore di
rota fa al Papa dopo la conclu-
sione pubblica, e dopo la conclu-
sione segreta ; e della medesima
pizza, scatola di confetti , berret-
te, guanti e fìaschetti di vino di
Montepulciano, bianco e rosso, che
il candidato suole oilVire dopo la
disputa segreta ai colleghi, al Car-
dinal decano, al Cardinal vice-can-
celliere, ai Cardinali che dall' udi-
torato di rota erano slati promos-
si alla porpora , e che sono pre-
senti in E-oma, non che ai Cardi-
nali palatini, e ad altri , si tratta
all'articolo Uditori di Rota [P'cdi).
Qui però avvertiremo, che se un
Cardinale abbia doppia rappresen-
tanza, ed anche tripla, deve avere
il doppio, e il triplo de' suddetti
donativi, e che le berrette per essi
sono rosse, di seta , e di panno,
e pegU altri sono nere.
Dopo la pubblica conclusione,
il candidato prega i colleghi ad e-
leggere commissari, che riferiscano
al Pontefice la seguita disputa, quin-
di segue r esame segreto, non me-
no laborioso e diflicile, delle pub-
bliche conclusioni ; esame eh' è
indispensabile a chiunque venga
eletto all'auditorato di Rota, seb-
bene egli già sia cospicuo dottore,
34 CON
o pubblico professore di universi-
tà. Non potè evitare l'esposizione
di questo esperimento neppure lo
stesso Felino, quantunque già da
venti anni occupasse nei pubblici
ginnasi là cattedra di diritto pon-
tifìcio, allorché fu ammesso all' u-
ditoratoj ed egli stesso ciò riferi-
sce in cap. Ciun venerabilis sub.
num. 49 verso il fine. E neppu-
re poco dopo lo evitò Gio. Anto-
nio de Sangiorgio , chiamato vol-
garmente il preposito Alessandri-
no, sebbene già per la sua fama
fosse celebratissimo. Contro le sue
tesi Felino nello stesso esame pub-
blico formò sessanta argomenti de-
sunti soltanto dai testi , e dalle
glosse ordinarie, ed a cui Sangior-
gio soddisfece con altrettante rispo-
ste all'improvviso. Quindici giorni
dopo la disputa, e difesa delle pub-
bliche conclusioni , comparisce di
nuovo l'eletto uditore vestito col
mantellone nel palazzo della can-
celleria, ed avanti il Cardinale vice-
cancelliere, e gli uditori di rota,
vestiti di rocchetto e cappa, pre-
messo un esordio breve di con-
venienza, spiega un nuovo punto
di legge a lui prescritto dal Car-
dinale , come lo avea prescritto
nella pubblica disputa. Quindi si of-
fre alle opposizioni, ed agli argo-
menti, che a lui fanno tutti gli
uditori , cominciando dall' ultimo,
e terminando dal decano in prova
d^ inaspettata pugna d' ingegno ,
nella quale comparisce la capacità
sua, e la profondità delle cogni-
zioni in giurisprudenza. A tutti gli
uditori il candidato risponde, ma
all'argomento del decano, ob reve-
rentiani tanti viri, china con os-
sequio il capo, e senza altra rispo-
sta parte dal consesso. Allora dal-
l'ultimo uditore ^i raccolgono i
CON
voti, ed il Cardinal vice-cancelliere,
eh' è stato il primo a porre il suo
nell'urna, col suono del campa-
nello, chiama il notaro , custode
della cancelleria, e per mezzo di
lui fa intendere l'approvazione del-
l'eletto, il quale ritornando nella
sala, fa un succinto ringraziamen-
to, e viene ricevuto dal Cardinale
all'abbraccio, non che da tutti gli
uditori di rota. Poi legge la pro-
fessione di fede, giura di osservare
le costituzioni del tribunale, e d'al-
lora in poi il candidato è ricono-
sciuto per uditore, veste l'abito pre-
latizio, e pone al cappello il cor-
done paonazzo, se prima già non
fosse prelato.
Conclusioni, che si tengono neW au-
la della cancelleria dai novelli
avvocati del sagro concistoro.
Anche gli avvocati concistoriali
novelli debbono, come gli uditori
di rota, sostenere la disputa, e at-
to pubblico, che volgarmente chia-
masi Conclusione, di argomenti ezian-
dio di giurisprudenza, nella gran
sala del palazzo della cancelleria ,
coir intervento de' Cardinali, che vi
si recano (come dicenmio alle pre-
cedenti conclusioni), della prelatu-
ra, e curia romana, sostenendo e
difendendo il punto stabilito dal
Cardinal vice-cancelliere, e le tesi
oppugnate dai colleghi. Anche pe-
gli avvocati concistoriali si pubblica
la disputa colla stampa , secondo
che praticano i novelli uditori, es-
sendo in tutto eguale alla sudde-
scritta, solo aggiungendosi il nome
del nuovo avvocato. Sette sono pu-
re per lui le conclusioni, che si
propone difendere. Queste tesi si
riportano in fine delle dissertazioni,
le quali dedicate al Papa che regna, si
CON
pubblicano colle stampe con opusco-
lo, di cui volendo riportare il tito-
lo, citeremo qviella fatta da ultimo
nell'aprile 1842: Joannis Baptistae
de Dominicis Tosti , sacri consi-
storii advocali, Dissertatio ad legeni
V codìcisy de operibus publicis, E o-
mae 1842. Giunto il giorno della
conclusione, e premesso l'invito per-
sonale a' Cardinali, l'avvocato con-
cistoriale è vestito col mantellone,
e cappuccio aperto, come Io sono i
suoi colleghi, i quali però hanno
il cappuccio allacciato ; mentre gli
uditori di rota assistono coli' abito
di mantellone, e cappuccio chiuso.
In tutto il resto osservasi quanto
dicemmo dell'uditore di rota. Sali-
to il candidato il pulpito alla pre-
senza dell'imponente e grave con-
sesso, premessa una breve perora-
zione, incomincia a spiegare i punti
delle sue conclusioni desunte dal
jus civile, e contro di esse sostiene
gli argomenti, che gli si fanno da-
gli ultimi tre avvocati concisto-
riali.
Terminata la conclusione, 1' av-
vocato concistoriale fa i debiti rin-
graziamenti al rispettabile uditorio,
e poi in persona li rinnova ai Car-
dinali, agli uditori di rota, ed agli
avvocati concistoriali colleghi. Indi
anch' esso si reca a presentare al
Pontefice 1' omaggio della pizza di
marzapane, decorata col pontificio
stemma, e con ornati allegorici ; e
quindi dona altre pizze di marza-
pane, abbellite di graziose decora-
zioni, in uno a due scatole di con-
fetti, quattro berrette rosse, e due
paja di guanti al Cardinal vice-can-
celliere. Ai colleghi poi si debbono
dare da lui due berrette, una di
seta, l'altia di panno, due libbre di
zucchero, e quattro paja di guanti
di pelle bianca. Al decano del col-
CON 35
legio il doppio di tali donativi, se-
condo l'uso, ch'è antichissimo. Oltre
a ciò, gli avvocati concistoriali fan-
no le private conclusioni, nelle ca-
mere del Cardinal vice-cancelliere,
terminate le quali, e fatta pubbli-
care dallo stesso Cardinale, per mez-
zo del segretario della cancelleria
apostolica, l' approvazione del can-
didato, in tutto simile agli uditori
di rota, egli emette nelle mani
del Cai'dinale il consueto giura-
mento, e riceve l'abbraccio, dopo che
lo stesso Cardinale gli ha allaccia-
to il cappuccio, in segno del pie-
no possesso dell' uffìzio. F. Avvo-
cati Concistoriali.
CONCORDATO (Co«cor4 Ac-
cordo, convenzione, pactum , foe-
diis. Concordato comunemente si
chiama una convenzione conchiusa
intorno ad oggetti disciplinari mi-
sti fra la podestà ecclesiastica, e
civile, rappresentata la prima dal
sommo Pontefice , la seconda dal-
l' imperatore, re, principe, sovrano,
repubblica, o corpo qualunque in-
vestito dell'autorità sovrana. Quel-
lo, che fra due potenze civili si chia-
ma trattato, dicesi concordato , al-
lorché v' intervengono le due auto-
rità. Come convenzione fra i due
poteri, il concordato verte necessa-
riamente in oggetti disciplinari mi-
sti, ecclesiastico-civili, non potendo
entrambi convenii-e, che su cose in
cui ciascuno abbia un interesse. I
concordati, generalmente parlando,
nacquero sempre dipendentemente
da qualche divergenza, o discordia
insorta fra il sacerdozio, e l'impe-
ro, fra la santa Sede, e qualche
principe, o corpo sovrano. Per amo-
re della pace, per non andare in-
contro a mali maggiori, il più del-
le volte la Sede apostolica fece con-
cordati per le pretese esagerate del
3fi CON
potere civile, il quale oltrepassando
bene spesso i propri confini, inva-
deva quello, che era puramente ec-
clesiastico. Adunque si venne ad
accomodamenti , i quali mentre
estendevano le concessioni altre vol-
te fatte, assicurarono viemaggior-
mente quello che si riservava, per-
chè acconsentito formalmente anche
dalla parte opponente.
Concordali principali, e più
celebri.
Può primieramente considerarsi
un concordato, la rinomata Trans-
azione Callistina, che ne'primor-
dii del secolo XII pose un termi-
ne alla famosa questione delle in-
■vestiture ecclesiastiche, quantunque
non si chiami concordato. Questa
convenzione prese il nome di Cal-
listina, perchè conchiusa nel 1122
in Worms, dai legati pontificii ed
imperiali di Calisto II, ed Enrico
V, ciò che fu ratificato nel conci-
lio lateranense I, generale IX ( il
primo dell'occidente), celebrato dal-
lo stesso Papa, coli' intervento di
novecento e piìi vescovi. La con-
venzione determinò, che in avve-
nire i vescovi, e gli abbati fossero
eletti dal clero, e dal popolo, giu-
sta il costume antico, alla presen-
za però dell'imperatore, o de' suoi
legali, che l'eletto giurasse fedeltà
all' imperatore, e che questi nella
tradizione simbolica de' beni , si
servisse dello scettro, e non del-
l'anello, e pastorale, come faceva
prima . V, Investiture ecclesia-
stiche.
Concordato Germanico.
Questo è il primo concordato
propriamente detto, che fu conchm-
CON
so iu Germania nelle calende di
aprile i44'' t''* d Pontefice ]\ico-
lò V, e r imperatore Federico III,
ed i principi dell' impero germani-
co. Tutto si aggirava in materie
beneficiarie, e specialmente vi si de-
terminava il diritto di prevenzione
nella collazione de' benefizi , si de-
rogava a molte riserve pontifìcie e
grazie aspettative, e vi si modera-
va l'esazione delle annate. In so-
stanza esso si componeva di quattro
parti. INella prima il Papa ritene-
va la collazione di tutti i benefizi,
mentovati nella estravagante Exe-
crabilis di Giovanni XXII, che proi-
biva il possedere due dignità, per-
sonali , offici , e cure, benefizi che
erano dichiarati vacanti di diritto
per incompatibilità ; e nella estra-
vagante ad Reginien di Benedetto
XII, questo Papa si riservava e-
spressamente la provvisione di tutti
i benefizi vacanti in curia, e a due
giornate da Roma, senza eccettua-
re i Cardinali ; riservavasi pure i
benefizi vacanti, per la promozione
alle dignità. La seconda parte con-
teneva le elezioni, che avessero bi-
sogno delia conferma della Sede
apostolica. La terza comprendeva i
benefizi collativij che si conferivano
alternativamente dal Papa , e dai
collatori ordinari, il Papa comin-
ciando nel mese di gennaio. Le
prime dignità delle chiese cattedrali
e collegiali erano eccettuate, e con-
ferite da quelli a cui apparteneva
di diritto. Il re di Francia per in-
dulto di Alessandro VII, e di Cle-
mente IX aveva tutti i diritti del
Papa sui paesi riuniti, o conquistali
in Germania. La quarta parte par-
lava delle annate, e del pagamen-
to, che ne doveva essere fatto. INIa
il concordato Germanico fu abro-
gato nel 1^90 dall'imperatore Leo-
CON
pelilo li, che in tale anno successe
a Giuseppe II suo fratello. JNel giu-
rare Leopoldo li in Franclbrt la
costituzione, che dagli elettori del
sagro romano impero gli fu pre-
sentata prima delia coronazione ,
non volle conformarsi al concorda-
to Germanico di Nicolò V, e Fe-
derico HI, e che anzi nel punto
delle nunziature si dovesse osserva-
re il decreto di Giuseppe li, e che
i benefizi si conferissero dai soli ar-
civescovi, e vescovi esclusa la santa
Sede, a cui vietò ricorrere, ed ap-
pellarsi, nulla calcolando le prote-
ste energiche del pontifìcio nunzio
ivi presente, e le vive doglianze di
Papa Pio VI. Per altre notizie sul
Concordato germanico, è a vedersi
l'articolo Benefizio ecclesiastico al
§ X, Altcrnaliva nel nominare ai
Benefizii, e principalmenle l' arti-
colo Preci primarie.
Concordato tra Leone X,
e Francesco I.
Questo celebre concordato venne
stipulato in Bologna tra il Ponte-
fice Leone X, e Francesco I re di
Francia, e la disciplina in esso in-
trodotta divenne poi quasi gene-
rale, piacendo essa ai Pontefici, ed
ai sovrani, per cui diventò sì fami-
gerato. Ebbe esso qualche variazio-
ne per parte dei successivi Papi, e
restò annullato con l'altro, che Pio
VII fece nel 1801 con Bonaparte,
primo console della repubblica fran-
cese, comunque poi sia stato rista-
bilito in quello del 1B17, di cui
appresso si parlerà. Questo concor-
dato fra Leone X, e Francesco I,
fu fatto a' 16 agosto i5i5, ed abo-
lì la Prammatica Sanzione {^P edi),
regolamento di disciplina ecclesia-
CON 37
stica formato da Carlo VII nell'as-
semblea de' vescovi della Francia,
eh' ebbe luogo in Bourges nel i438,
con articoli principalmente tratti dal
concilio Basileese. Ecco poi i diversi
regolamenti del concordato rispetto
a' benefizi.
I. Stabilisce che il re nominerà
entro sei mesi, a contare dal gior-
no della vacanza della sede, a tutti
i vescovati, arcivescovati, ed abba-
zie, una persona in età almeno di
ventisette anni cominciati , e che
sarà dottore, o licenziato in teolo-
gia, o dottore nell' uno e nell' altro
diritto, se si tratti di un vescova-
to, per essere investito della chiesa
vacata dal Papa. I principi del
sangue, le persone di alta portata,
e i religiosi di una segnalata dottri-
na, che secondo gli statuti del lo-
ro Ordine non possono pigliare ve-
run grado, sono eccettuati , e pos-
sono essere nominati ai vescovati
senza avere i gradi suddetti.
II. Il Papa rinuncia a tutte le
grazie, aspettative generali o spe-
ciali sui benefìzi di Francia.
III. Il Papa potrà solamente una
volta durante il suo pontificato, ac-
cordare lettere in forma di manda-
to per un benefizio, quando un col-
latore ne avesse dieci da conferire;
e per due benefizi quando il colla-
tore ne avesse cinquanta, purché
nondimeno lo stesso coUatoie non
fosse gravato in due prebende nel-
la stessa chiesa cattedrale, o colle-
giata.
IV. Le cause devono essere ter-
minate sui luoghi dai giudici a cui
appartenesse per diritto, per consue-
tudine , o per privilegio , il cono-
scerne, ad eccezione delle cause mag-
giori , che sono espresse nel di-
ritto.
V. È fatta proibizione di appci-
38 CON
lare oniisso medio fino pure dinan-
zi al Papa.
Il concordato da Leone X nel con-
cilio generale iaterauense V fu so-
stituito all' abrogata Prammatica
sanzione: tuttavolta soffri molte dif-
ficoltà per parte del parlamento di
Fi'ancia, di quel clero, e dell'uni-
versità, e non fu registrato nel par-
lamento di Parigi che a' 22 mar-
zo i5ij per ordine del medesimo
re Francesco I. In seguito, tanto
questo concordato, che il Germanico
divennero titoli solenni, che forma-
rono il diritto pubblico delle chie-
se, le quali vi erano soggette. Dipoi
il Pontefice Alessandro Vili , per
procurare l'accomodamento con Lui-
gi XIV sulle vertenze delle regalie,
e franchigie abolite dall' immediato
predecessore Innocenzo XI, gli die-
de l'indulto di poter nominare i
vescovati di Metz, Toul, Verdun,
Arras e Perpignano, che non erano
stati compresi nel concordato tra
Leone X, e Francesco I, ed in ve-
ce il re Luigi XIV rinunziò subito
alle franchigie, come ad esempio di
lui fecero gli altri sovrani. Già Cle-
mente IX nel 1668 aveva concesso
allo stesso Luigi XIV, la facoltà di
poter nominare alle chiese, ai mo-
nisteri, ed altri benefizi, nelle pio-
vincie allora unite alla monarchia
francese, e che già appartenevano
alla Lorena, ed alle Fiandre. Nel
i555 venne pubblicato in Parigi il
libro : Concordatiim inter SS. D. N.
PP. Leonem X, et secleni apostoli-
cam, et Chris ti anissìiniiin D. N. re-
geni Francisciini et Regnum , cum
interpretalionibus D. Pctri Rebiiffl.
V. il Bercastel Hist. de V Eglise ,
tom. XVI, pag. 5iQ, e seg., e l'e-
dizione veneta dell' Antonelli , tom.
XIX, pag. 54 e seguenti; l'ar-
ticolo Fr.ANciA, e quanto si disse
CON
al volume V, pag. 88, del Dizio'
nario.
Concordato fra Benedetto XIV ,
e Ferdinando VI re di Spa-
gna.
Nella convenzione, o concordato,
stipulato tra Clemente XII , e Fi-
lippo V re di Spagna nel 1737,
erasi conchiuso, che si venisse alla
nomina de' deputati per definire
l'antica controversia del preteso gius-
patronato regio universale della Spa-
gna ; ma successo a Clemente XII
il Papa Benedetto XIV, nel 1753
conchiuse col re Ferdinando VI uà
concordato, nel quale lasciò ai re
di Spagna la nomina delle sedi ve-
scovili , dovendo però i nominati
continuare a spedire in R.oma le
bolle. Sui benefizi residenziali e sem-
plici, riserbò alla santa Sede la li-
bera collazione perpetua di cinquaa-
tadue benefizi per darsi a bene-
meriti spagnuoli. Accomodò inoltre
il Pontefice nel concordato le ver-
tenze sugli spogli del regno , colla
condizione che il re dovesse asse-
gnare dalla crociata annui scudi
cinquemila ai pontificii nunzi pres-
so la sua corte , ed il re Ferdinan-
do VI per tutto r accomodamento
diede un pecuniario compenso alla
santa Sede per riguardo alle gravi
perdite che faceva per questo con-
cordato, ed ogni cosa fu formal-
mente sanzionata dalle parti ne' de-
biti modi. V. il volume V, pag. 88
del Dizionario, e l'articolo Spagxa.
Abbiamo Concordato celebrado en
el anno 1753 entres la cortes de
Roma y Macrìda, Madrid, 1763^
Concordalo fra Pio VI, e V iinpe.
ralore Giuseppe II.
Il Pontefice convenne alla con-
CON
clusione di questo concordato, per
impedire il pi-oseguimento delle
riforme, che in materie ecclesiasti-
che andava facendo quel principe
con istabilire nel 1784 con questo
atto la cessione perpetua del dirit-
to che la santa Sede godeva nelle
nomine ai vescovati, e benefizi ec-
clesiastici delia Lombardia, all' im-
peratore Giuseppe II , e suoi suc-
cessori, come duca di Milano, e di
Mantova. Questo concordato si ri-
porta distesamente dal Tavanti ,
Fasti di Pio VI, tom. I, p. 129,
e dal Beccatini, Storia di Pio VI,
tom. II, p. 126. V. Germania.
Concordato fra Pio VI , e Fer-
dinando IV re delle due Si-
cilie.
Questo concordato principalmen-
te contemplò le vertenze sulla ces-
sazione della presentazione del tri-
buto della Ghinea [Vedi), e sul
diritto delle nomine de' vescovati.
Si convenne pertanto nel 1791 tra
il Papa e il re, che ogni re di Si-
cilia nel suo esaltamento al trono
pagherebbe alla santa Sede cinque-
cento mila ducati , e godrebbe in-
vece la nomina delle sedi episcopa-
li; che resterebbe al Papa quella dei
benefizi da conferirsi ai sudditi del
regno delle due Sicilie, collo sce-
gliere uno dei tre nominati dallo
stesso re nelle vacanze delle sedi
vescovili ; e che si dovrebbero invo-
care dalla medesima Sede apostoli-
ca le dispense matrimoniali. Pio VI
per altro confermò quelle già date
dai vescovi nel tempo delle diife-
renze. Inoltre si convenne che do-
vesse cessare per questo concordato
la solenne formalità della chinea.
Tultavolta questo concordalo non
venne eseguito: laonde i Pontefici
CON 39
continuarono solennemente a pro-
testare suir ommissione del censo, e
chinea. V. Sicilia.
Concordato fra Pio VII e la
repubblica Francese.
Questo fu conchiuso nel 1801
tra il Papa, e Napoleone Bona par-
te, primo console della repubblica.
Troppo è noto quanto la religione
cattolica soffriva nella Francia du-
rante la fatale rivoluzione del 1789,
e quanto necessario fosse dipoi l'in-
tervento delle due autorità. Bandi-
to, proscritto, e massacralo fu il
clero, rovesciati gli altari, e proibi-
to il pubblico culto di nostra san-
ta religione. Fatti in progresso più
miti i tempi, si potè venire ad un
accordo tra li due poteri, e si sta-
bilì, oltre altre cose, la pubblicità
del culto cattolico , il diritto del
primo console alla nomina degli
arcivescovi, e vescovi, e del sommo
Pontefice alla canonica loro istitu-
zione, giusta il concordato di Leo-
ne X, una nuova circoscrizione del-
le diocesi francesi, e la rinunzia dei
litolari alle loro sedi : nelle quali cose
per le lagrimevoli cii-costanze de'tem-
pi, e pel bene della Chiesa gallicana
fu d'uopo convenire. Apertesi adun-
que le trattative fra la Francia, e la
santa Sede, il Pontefice Pio VII
per conchiudere il concordato no-
minò plenipotenziari monsignor Spi-
na arcivescovo di Corinto, ed il p.
Caselli ex generale de' servi di Ma-
ria, ambedue poi Cardinali, e la
Francia destinò plenipotenziari Giu-
seppe Bonaparte fratello del primo
console, Emmanuele Cretel, e Giu-
seppe Bernier. Il Cardinal Ercole
Consalvi fu perciò dal Papa invia-
to in Parigi; come per l'esecuzione
del concordato dipoi Pio VII man-
4o CON
dò in Francia suo legato a latere
il Cardinal Gio. Battista Caprara.
Ecco il tenore del concordato, ri-
portato dal num. i4<^ del Diario
di Roma del i8o-2:
11 governo della repubblica rico-
nosce, che la religione cattolica a-
postolica romana è la religione, la
quale è professata dalla massima
parte de' cittadini della repubblica
francese.
Il sommo Pontefice riconosce e-
gualmenle, che la medesima reli-
gione ha ricevuto, ed attende an-
che al presente un grandissimo van-
taggio e lustro dallo stabilimento
del culto cattolico in Francia, co-
me dalla particoiar professione, die
ne fanno i consoli delia repubblica.
Le quali cose essendo cos'i, ed
essendo state riconosciute da ambe
le parti, pel bene della religione,
e per la conservazione dell' interna
tranquillità, si è convenuto fra lo-
ro nelle cose che seguono:
Art. I. La religione cattolica a-
postolica romana si eserciterà li-
beramente nella Francia. Il culto
sarà pubblico, avuto però ragione
ai regolamenti di polizia , che il
governo stimerà necessari per la
pubblica tranquillità.
II. Dalla Sede apostolica, d'ac-
cordo col governo fiancese, si farà
una nuova circoscrizione delle dio-
cesi della Francia.
Su questa circoscrizione veggasi
Decretuni et bulla novae circum-
scriptionis dioecesiiini j che inco-
mincia colle parole : Qui Christi
Domini vìces in terris gerere. Il pri-
mo console, per mandai-e ad effetto
la progettata circoscrizione delle dio-
cesi, domandò la dimissione degli
antichi titolari. Sino dal 1791, i
vescovi offrirono liberamente a Pio
Vi la rinuncia delle loro sedi, e fu
CON
suir eroismo della loro divozione,
che il successore di lui fondò la
speranza di queste definitive dimis-
sioni ; ma se egli ebbe la paterna
consolazione di vedere molti pre-
lati abdicare la loro sede, ebbe d'al-
tronde il dolore di conoscere , che
alcuni tra essi opponevansi alla ese-
cuzione delle sue viste conciliatrici.
In fine delia citata bolla si legge
r elenco delle circoscritte chiese me-
tropolitane, e cattedrali, i rispettivi
titoli, ed il prescritto limite delle
diocesi.
III. Il sommo Pontefice signifi-
cherà ai vescovi titolari delle chiese
francesi , che egli attende dai me-
desimi con ferma fiducia pel bene
della pace, e dell' unità, qualunque
sagrificio, quello neppure eccettua-
to della dimissione delle loro sedi
vescovili.
Premessa una tale esortazione, se
essi ricusassero di fare questo sa-
grificio , che il bene della Chiesa
richiede ( il che per altro il som-
mo Pontefice giudica non poter ac-
cadere )j si provvederà col mezzo
di nuovi titolari al governo delle
chiese francesi della nuova circo-
scrizione nella maniera seguente :
IV. Il primo console della re-
pubblica francese ne' tre mesi, che
decorreranno dopo la promulgazio-
ne della costituzione apostolica, no-
minerà gii arcivescovi, ed i vesco-
vi per le diocesi della nuova cir-
coscjizione. Il sommo Pontefice da-
rà ai medesimi l' istituzione cano-
nica secondo le forme stabilite re-
lativamente alla Francia avanti la
mutazione del governo.
V. Similmente il primo console
nominerà i nuovi prelati alle sedi
episcopali, che in avvenire vache-
ranno, e ai medesimi, come è stalo
stabilito all' articolo precedente , la
CON
Sede apostolica darà l' istituzione
canonica.
VI. I vescovi, prima di entrare
nell'esercizio del loro ministero,
presteranno direttamente nelle ma-
ni del primo console il giuramento
di fedeltà, che era in uso prima
della mutazione del governo, espres-
so nelle seguenti parole: -j Io giu-
5> IO, e prometto sui santi evangeli,
j> ubbidienza e fedeltà al governo
» stabilito dalla costiti. zione della
" repubblica francese. Similmente
'> prometto, che non terrò alcuna
M intelligenza , non interverrò ad
» alcun consiglio, e non prenderò
>■> parte alcuna, unione sospetta, o
« dentro o fuori della Francia, che
" sia pregiudizievole alla pubblica
» tranquillità, e manifesterò al go-
»5 verno ciò, che io sappia trattarsi
>y nella mia diocesi , o altrove in
!> pregiudizio dello stato ".
VII. Gli ecclesiastici del secondo
ordine presteranno lo slesso giura-
mento avanti le autorità civili de-
putate dal governo francese.
Vili. In tutte le chiese cattoli-
che della Francia , dopo i divini
uffici, si farà la seguente preghie-
ra : Domine, salvarli fac rernpnhli-
cam : Domine, salvos fac consules.
IX. I vescovi faranno, ciascuno
nella sua diocesi, una nuova ciico-
scrizione delle parrocchie, la quale
però non avrà il suo effetto, se non
dopo che il governo vi avrà pre-
stato il suo consenso.
X. Gli stessi vescovi nomineran-
no alle parrocchie, né eleggeranno
se non persone accette al governo.
XI. Potranno gli stessi vescovi
aver ciascuno un capitolo nella chie-
sa cattedrale, ed un seminario nella
propria diocesi, senza che il gover-
no si obljlighi a dotare né V uno ,
né r altro.
CON 4,
XII. Sua Santità, pel bene della
pace, e del felice ristabilimento del-
la religione dichiara, che né egli,
ne i romani Pontefici suoi succes-
sori recheranno alcuna molestia a
coloro, che avessero acquistati beni
ecclesiastici alienati ; ed in conse-
guenza la proprietà degli stessi be-
ni, le rendite, e i diritti a quelli
annessi saranno immutabili presso
dei medesimi, e di quelli, che han-
no causa da loro.
XIII. Il governo della repubbli-
ca francese s' incarica di dare ai
vescovi, ed ai parrochi, le cui dio-
cesi, e parrocchie sono comprese
nella nuova circoscrizione, il man-
tenimento, che sia conveniente allo
stato di ciascuno.
XIV. Lo stesso governo prende-
rà le necessarie misure, perché sia
in libertà de' cattolici della Fran-
cia, se loro piacerà, di provvedere
alle chiese con nuove fondazioni.
XV. Sua Santità ricono'^ce nel
primo console della repubblica fran-
cese, gli stessi diritti, e privilegi, dei
quali godeva l'antico governo presso
la santa Sede.
XVI. Si è convenuto fra ambe
le parti, che nel caso, che alcuno
de'successori dell'odierno primo con-
sole non professasse la religione
cattolica, si farà ri-^petto al mede-
simo una nuova convenzione sopra
i diritti, e privilegi mentovati nel
precedente articolo, e sopra le no-
mine agli arcivescovati , e vesco-
vati.
Il cambio delle ratifiche si farà
in Parigi nel termine di quaranta
giorni.
Fatto in Parigi il di quind:>:i lu-
glio ibor. Seguono i nomi dei ple-
nipotenziari alla formazione del con-
cordato.
Quindi Pio \ lì, dopo aver data
42 CON
parte al sagro Collegio in concisto-
l'O della conclusione del concordatOj
emanò la lettera apostolica in for-
ina di breve, che principia colle
parole, Ecclesia Chrislì, (jiiam ci-
, vitaleni sanctani Hierusalem, etc,
data decimo octavo kalendas septera-
bris 1801, colla quale ratificò il
concordato. 11 Pistoiesi , Vita di
Pio VII, toni. I, p. 147 e seg.,
fa delle opportune osservazioni sul-
la traduzione di tal bolla fatta per
ordine del governo francese, e ne
fa notare l' infedeltà. Nel medesi-
mo tomo, e alle pag. 109 117 e
seg., i32, i36, i3f) ec, si leggo-
no interessanti notizie su questo
concordato, pel quale si celebraro-
no molte feste in segno di pubbli-
ca allegrezza. Inoltre il valente Gio.
Battista Wicar lo rappresentò in un
quadro, ove effigiò il Papa nell'at-
to di ricevere dal suo segretario
di stato Cardinal Consalvi, il con-
cordato portato da Parigi per la
pontificia ratifica. Dipoi per coman-
do di Pio VII tal dipinto fu rap-
presentalo con incisione da Lefé-
vre JMarcliand, e dedicato a Napo-
leone Bonaparte. V. Storia della
vita, e del poiilificato di Pio VII
di A. F. Artaud, tradotta dal Ro-
vida tom. I, capitoli X, XI, XII,
XIU, XIV, ec. ; non che l'ab. Bel-
lomo. Continuazione del Bercastel,
voi. I, pag. 80, e seg. Il concor-
dato però conchiuso nel 18 17, Ira
il medesimo Pio VII. e Luic;i XVIII
re di Francia, annullò questo del
iBoi, a cui fu sostituito.
Concordato tra Pio VII, e la re-
pubblica italiana.
11 concordato fra il detto Ponte-
fice e la repubblica francese non
produsse quel bene , che general-
CON
mente speravasi. La condotta del
primo console si manifestò subito,
e Pio VII provò il dolore di ve-
dere sempre più ingrandirsi le pia-
ghe della Chiesa, né cessò di ver-
sare lagrime sulle perdite, che ogni
dì faceva la cattolica religione. Que-
sto stato di cose durò due anni ,
senza che Pio VII tralasciasse d'in-
dirizzare vive rappresentanze al go-
verno francese per ottenere la ri-
forma degli abusi, che eransi in-
trodotti nel concordato in virtù dei
precitati articoli organici. Allora fu
che, senza potersi rimediare ai pri-
mi disordini, s' intavolarono le ne-
goziazioni ad oggetto di stabilire
un concordato a favore della l'e-
pubblica italiana. L' operazione non
incontrò grandi ostacoli , laonde il
concordato venne conchiuso a Pa-
rigi, e sottoscritto ai 16 settembre
i8o3 dai due plenipotenziari per
esso nominati , cioè dal Cardinal
Caprara legato a latere , per la
santa Sede, e dal cittadino Ferdi-
nando Marescalchi, ministro delle
l'elazioni estere per la repubblica
italiana. In seguito fu ratificato da
Pio VII ai 29 ottobre i8o3, e dal
primo console presidente li 2 no-
vembre i8o3, approvato dalla con-
sulta di stato di IMilano ai 27 no-
vembre dello stesso anno, ed è del
seguente tenore:
La Santità di Nostro Signore Pa-
pa Pio VII, e il presidente della
repubblica italiana, primo console
della repubblica francese, animati
da egual desiderio, che in detta re-
pubblica sia fissato uno stabile re-
golamento di quanto spetta alle
corti ecclesiastiche , e volendo che
la religione cattolica apostolica ro-
mana sia conservata intatta ne' suoi
dogmi, sono convenuti ne' seguenti
arlicoli.
CON
Art. I. La religione cattolica a-
postolica romana continua ad es-
sere la religione delia repubblica
italiana.
IL Sua Santità nelle debite for-
me assoggetterà alla giurisdizione
metropolitana delle chiese arcive-
scovili di Milano, di Bologna, di
Ravenna, e di Ferrara le infrascrit-
te chiese vescovili, cioè quelle di
Brescia, di Bergamo, di Pavia, di
Como, di Crema, di Novara, di
Vigevano, di Cren^ona, e di Lodi
all' arcivescovo di Milano, di cui sa-
ranno siilfraganee.
Le chiese di Modena, di Reggio,
d' Imola, e di Carpi saranno suifra-
ganee dell' arcivescovo di Bologna :
Quelle di Cesena , di Forlì , di
Faenza, di Rimini, e di Cervia sa-
ranno sufliaganee dell'arcivescovato
di R.avenna :
Quelle di Mantova , di Comac-
chio, di Adria, e di Verona dalia
parte della repubblica italiana, sa-
ranno sulfraganee dell'arcivescovato
di Ferrara.
IH. Il santo Padre alle istanze
della repubblica italiana condiscen-
de alla soppressione delle due chie-
se vescovili di Sarzina, e di Berti-
noi'o, e delle due abbazie nulliiis
di Asola , e di Nonantola ; a con-
dizione, che le rispettive diocesi sie-
no riunite di comune concerto ad
altre diocesi vicine. Dichiara poi, che
gli attuali vescovi, ed abbati, qua-
lora non fossero trasferiti in altre
sedi, riceveranno un compenso ade-
guato per la cessione della giurisdi-
zione, e congrua delle quali gode-
vano, ottenute nelle convenienti for-
me le linunzie dei detti vescovi, ed
abbati. I beni, e le rendite delle
suddette chiese, ed abbazie situati
nella repubblica italiana , saranno
diilla medesima Santità sua ripar-
CON 43
titi, ed incorporati ad altre fonda-
zioni ecclesiastiche di concerto col
governo.
IV. In considerazione dell'utilità,
che dal presente concordato ridon-
da agi' interessi della Chiesa, e del-
la religione, sua Santità accorda al
presidente della repubblica italiana
medesima , ed agli ecclesiastici da
esso presidente nominati , forniti
delle doti volute dai sagri canoni ,
la canonica istituzione secondo le
forme stabilite.
V. Gli arcivescovi e vescovi pre-
steranno il giuramento di fedeltà
nelle mani del pi'esidente della re-
pubblica, secondo la infrascritta for-
mola : » Io giuro e prometto sui
" santi evangeli ubbidienza e fe-
>j deità al governo della repubbli-
» ca italiana. Similmente prometto,
» che non terrò alcuna intelligen-
» za, non interverrò ad alciui con-
» sigilo , e non prenderò parte in
>i alcuna unione sospetta, o dentro
il o fuori della repubblica, che sia
» pregiudizievole alla pubblica tran-
» quillità, e manifesterò al goA'cr-
» no ciò, ch'io sappia trattarsi, o
■5 nella mia diocesi , o altrove, in
}> pregiudizio dello stato ".
VI. Il medesimo giuramento pre-
steranno i parrochi alla presenza
delle autorità civili costituite dai
presidente della repubblica.
VII. Sarà sempre libero a qua-
lunque vescovo di comunicare, sen-
za verun ostacolo, colla santa Sede,
sopra tutte le materie spirituali, e
gli oggetti ecclesiastici.
Vili. Parimenti sarà libero ai
vescovi l'asci'ivere tra i chierici, e
promuovere agli ordini a titolo di
beneficio, di cappeilania, di legato
pio, di patrimonio, o di altra legit-
tima assegnazione tutti quelli, che
giudicheranno essere necessari, ed
44 CON
iilili alle rispettive chiese , e dio-
cesi.
IX. Si conserveranno i capitoli
nelle chiese metropolitane e catte-
drali, e similraenle quei delle col-
legiate, almeno più insigni; e tali
capitoli godranno di una convenien-
te dotazione dei beni. Similmente
godranno di una conveniente dota-
zione dei beni, le mense ai-civesco-
vili e vescovili, i seminari, le fab-
briche delle chiese metropolitane ,
delle cattedrali e collegiate, almeno
più insigni, e le parrocchie.
Tali dotazioni saranno stabilite
dentro il più breve spazio di tem-
po di concerto con sua Santità, e
col presidente della repubblica.
X. L'insegnamento, la disciplina,
l'educazione 5 ed amministrazione
dei seminari vescovili sono soggetti
all'autorità de' vescovi rispettivi se-
condo le forme canoniche.
XI. I conservatorii, gli ospedali ,
le fondazioni di carità, ed altri con-
simili luoghi pii, in addietro go-
vernati da sole persone ecclesiasti-
che, saranno per l'avvenire ammi-
nistrati in ciascuna diocesi da una
congregazione di persone per metà
ecclesiastiche, e per l'altra metà se-
colari. Il presidente della repubbli-
ca sceglierà le persone secolari, co-
me l'ecclesiastiche, che dal vescovo
gli verranno proposte.
Nelle congregazioni presiederà
sempre il vescovo, cui altresì sarà
libero di visitare que' luoghi , che
legittimamente sono amministrati dai
laici.
XII. Sua Santità accorda ai ve-
scovi il diritto di conferire le par-
rocchie, che verranno a vacare in
ogni tempo. Premesso il concorso
nelle parrocchie di libera collazione,
i vescovi ie confei-irauno ai sogget-
ti, eh eglino giudicheranno i più
CON
degni. Nelle parrocchie poi di gius-
patronato ecclesiastico, premesso pu-
re il concorso, daranno l' istituzio-
ne a quelli , che il patrono eccle-
siastico presenterà come i più de-
gni tra gli approvati dagli esami-
natori. Finalmente nelle parrocchie
di giuspatronato laico il vescovo
istituirà il presentato, purché nell'e-
same sia rinvenuto idoneo. In tutti
i sopraddetti casi , i vescovi non
isceglieranno, se non persone accet-
te al governo.
XIII. Il vescovo, oltre le altre
pene canoniche , potrà punire gli
ecclesiastici colpevoli, anche col rin-
chiudeili nei seminari, e nelle ca-
se dei regolari.
XIV. Nessun parroco potrà es-
sere astretto ad amministrare il sa-
gramento del matrimonio a chiun-
que sia legato da qualcheduno de-
gl' impedimenti canonici.
XV. Non si farà alcuna soppres-
sione di fondazioni ecclesiastiche ,
qualunque esse sieno, senza l' inter-
vento dell' autorità della Sede apo-
stolica.
XVI. Attese le straordinarie vi-
cende dei passati tempi, e gli ef-
fetti che ne sono derivati e prin-
cipalmente in vista dell' utilità, che
da questo concordato ridonda alle
cose concernenti la religione, ed an-
che per r oggetto di provvedere al-
la tranquillità pubblica, sua Santità
dichiara, che coloro, i quali hanno
accjuistato dei beni ecclesiastici alie-
nati, non avranno alcuna molestia
né da lui, né dai romani Pontefici
suoi successori, ed in conseguenza
la proprietà degli stessi beni , le
rendite, e i diritti a quelli annessi
saranno immutabili presso i mede-
simi , e quei che hanno causa da
loro.
XV II. Resta severamente proibì-
CON
to tuttociò, che o eoa la parola, o
col fatto, o in iscritto tende a cor-
rompere i buoni costumi, o al dis-
prezzo della religione cattolica, e dei
suoi ministri.
XVII I. Il clero sarà esente da
ogni sorta di servizio militare.
XIX. Sua Santità riconosce nel
presidente della repubblica italiana
gli stessi diritti e privilegi, che ri-
conosceva nella maestà dell' impe-
ratore come duca di Milano.
XX. Quanto agli altri oggetti ec-
clesiastici, dei quali non è stata fat-
ta espressa menzione nei presenti
articoli, le cose rimarranno, e sa-
ranno regolate a tenore della ve-
gliante disciplina della Chiesa , e
sopravvenendo qualche difficoltà, il
sauto Padre e il presidente della
repubblica si riservano di concer-
tarsi tra loro.
XXI. 11 presente concordato è
sostituito a tutte le leggi , ordina-
zioni, e decreti emanati finora dalla
repubblica sopra materie di reli-
gione.
XXII. Ambedue le parti con-
traenti promettono, che tanto esse,
quanto i loro successori osserveran-
no religiosamente tutte le cose, delle
quali si è convenuto per l'una par-
te e per l'altra nei presenti arti-
coli.
11 cambio delle ratifiche sarà
fatto in Parigi dopo lo spazio di
due mesi.
Fatto in Parigi il giorno i6 set-
tembre i8o3. Seguono i nomi dei
plenipotenziari ec.
Concordato tra Pio VII, e Luigi
XFIII re di Francia.
Ritornata laFrancia solto il domi-
nio del suo re, la religione di quel
reame reclamò che si ponesse un
CON 47
riparo alla vedovanza di molte ihie-
.'«c, e che tolto fosse lo slato peno-
so d' incertezza intorno al concorda-
to del 1801, pei gravissimi disor-
dini avvenuti. R.imossi gli ostacoli,
e principalmente sul giuramento
della carta costituzionale, e eolia
dichiarazione di piena sottomissio-
ne di sei antichi vescovi, a quanto
la santa Sede avesse fatto, Pio VII
nominò per conchiuderlo in suo ple-
nipotenziario il segretario di slato
Cardinal Ercole Consalvi , e il re
di Francia il conle Blacas d'Avilps,
ambasciatore in Roma ; laonde il
concordato contiene le seguenti con-
dizioni , e fu sostituito a quello del
1801.
Art. I. 11 concordato tra il som-
mo Pontefice Leone X, e France-
sco I re di Francia è ristabilito.
II. In conseguenza deli' articolo
precedente, quello del dì i5 luglio
1801 cessa di avere elfelto.
III. Gli articoli chiamali orga-
nici fatti senza saputa della Santi-
tà sua, e promulgati senza alcuna
sua approvazione il dì 8 aprile del-
l'anno 1802, insieme col soprad-
detto concordato del dì i5 luglio
1801, sono abrogati in tuttociò,
che hanno di contrario alla dottri-
na, ed alle leggi della Chiesa.
IV. Le chiese, che nel regno di
Francia furono soppresse con la
bolla di sua Santità del dì 29 no-
vembre 1 801, saranno nuovamente
erette sino a quel numero , che di
comune consenso saia stabilito co-
me più vantaggioso alla religione.
V. Tutte le chiese arcivescovili
e vescovili del regno di Francia ,
erette con la sopraddetta bolla del
dì 29 novembre 1801 , sono con-
servate insieme coi loro titolari at-
tuali.
VI- L'articolo precedente reìativa-
46 CON
mente alla conservazione dei me-
desimi titolari attuali nelle loro se-
di vescovili ed arcivescovili presen-
temente esistenti in Francia , non
potrà impedire alcune particolari
eccezioni fondate sopra gravi e le-
gittime cause, né che alcuni dei det-
ti titolari attuali possano essere
trasferiti ad altre sedi.
VII. Le diocesi delle chiese sì
presentemente esistenti, come delle
altre le quali dehhono erigersi , ri-
chiesto prima il consenso degli at-
tuali vescovi, e capitoli delle sedi
vacanti, saranno ristrette tra quei
limiti che si conosceranno di mag-
gior vantaggio all' amministrazione
di esse.
A'^III. Sarà fissata una dotazione
conveniente a tutte le chiese sì esi-
stenti, che da erigersi nuovamente
in heni stabili, e in rendite sullo
stato, quanto piìi presto si potrà ,
ed intanto sarà assegnata ai pastori
delle medesime una rendita suffi-
ciente per migliorare la condizione.
Sarà egualmente provveduto alla
dotazione dei capitoli, delle parroc-
chie, e dei seminari tanto esistenti
che da erigersi.
IX. Sua Santità , e sua maestà
cristianissima conoscono tutti i mali,
che affliggono le chiese della Fran-
cia, e veggono parimenti quanto il
sollecito accrescimento delle sedi at-
tualmente esistenti sia per essere
proficuo alla religione. Affinchè per-
tanto non sia ritardato più lunga-
mente un vantaggio sì grande, sua
Santità procederà senza indugio con
la promulgazione di una bolla al-
l' erezione delle sedi, ed alla nuova
circoscrizione delle diocesi soprad-
dette.
X. Volendo sua maestà cristia-
nissima dare un nuovo attestato del
suo impegno per la religione, use-
CON
rà, di concerto colla Santità sua,
di tutti i mezzi che sono in suo
potere, per far cessare quanto pili
presto sarà possibile, i disordini, e
gli ostacoli che si oppongono al be-
ne della religione, ed alla esecuzio-
ne delle leggi della Chiesa.
XI. I territori delle antiche ab-
bazie dette nullius saranno uniti a
quelle diocesi, dentro i confini del-
le quali si troveranno compresi
nella nuova circoscrizione.
XII. La reintegrazione del con-
cordato osservato in Francia fino
al 1789 (stipulata con l'articolo
primo di questa convenzione ) non
porterà seco la reintegrazione delle
abbazie, dei priorati , e degli altri
benefìzi, che in quel tempo esiste-
vano. Ciò non ostante i benefizi ,
che potranno fondarsi in avvenire,
saranno soggetti alle regole pre-
scritte nel concordato medesimo.
XIII. Le ratifiche della conven-
zione presente saranno cambiate den-
tro un mese , o più presto, se sia
possibile.
XIV. Appena cambiate queste
ratifiche , sua Santità confermerà
con sua bolla la presente conven-
zione ed immediatamente dopo pul>
blicherà una seconda bolla per fis-
sare la circoscrizione delle diocesi.
In fede di che i rispettivi pleni-
potenziari hanno firmato la pre-
sente convenzione, e vi hanno ap-
posto il loro sigillo.
Fatto a Pv.oma li i i giugno 1817.
Ercole Cardinal Consalvi.
Blacas d'Aulps.
Questo concordato fu poscia pub-
blicato da Pio VII nel concistoro
segreto de' 21) luglio 181 7, e fé:-
CON
steggiato colla creazione di alcuni
Cardinali, tre de' quali francesi, cioè
Talleyrand de Perigoid^ de la Lu-
zerne, e de Bossuet, innalzati poi dal
re alla dignità di pari del regno. F.
Pistoiesi, Vita di Pio VII tomo
IV, p. I 77; Bellomo, Continuazio-
ne delBercastel voi. II, p. 168, e
seguenti, riportando quest' ultimo a
p. 173 quanto dissero i nemici di
queslo nuovo concordato, e i pa-
ralogismi di M. de Pradt. Colla
bolla poi degli 8 ottobre 1822,
Pio VII effettuò la circoscrizione
delle diocesi, come si legge nella
bolla Paternae charitatis sollicilu-
doj qua coin'entionem, etc.
Concordato tra Pio VII, e Mas-
siniiliano Giuseppe re di Ba-
viera.
Questo concordato fu stipulato
nel 18 17, ed oltre al cenno, clic
se ne diede all' articolo Baviera
{Vedi), qui lo riportiamo intera-
mente ne' suoi articoli.
Art. I. La religione cattolica a-
postolica l'oraana sarà conservata
illesa in tutto il regno di Baviera,
e i paesi soggetti con quei diritti ,
e quelle prerogative, delle quali dee
godere, giusta le ordinazioni divi-
ne, e le sanzioni canoniche.
II. Sua Santità, servatis servan-
dis, stabilirà le diocesi del regno
di Baviera nella maniera seguente.
Trasferirà la sede di Frisigna a
Monaco, e la erigerà in metropo-
litana, la quale avrà a sua diocesi
l'attuai territorio della diocesi di
Frisigna. Il vescovo però di que-
sta chiesa, e i successori di lui do-
vranno essere chiamati arcivescovi
di Monaco, e di Frisigna. Assegne-
rà allo stesso arcivescovo in sitf-
fraganee le chiese vescovili di Au-
CON 47
gusta, Passavia, e quella di Ralis-
bona, previa la soppressione delia
loro qualità metropolitica. Il vesco-
vo però delia chiesa di Passavia,
attualmente vivente, godrà sinché
avrà vita, del privilegio di esenzio-
ne. Erigerà la chiesa di Banibcrga
in metropolitana, e le assegnerà a
suffiaganee le chiese episcopali di
Wirtzburgo, Eichstet, e Spira. Il
territorio di Ascaffemburgo, che
apparteneva un tempo alla dioce-
si di Magonza, ed ora appartiene
a quella di Batisbona, e la parte
bavarica della diocesi di Fulda, sarà
aggiunta alla diocesi di Wiitzbur-
go. Unirà poi alla diocesi di Au-
gusta la parte bavarica della dio-
cesi di Costanza, insieme col terri-
torio esente di Kempten. In simil
guisa la parte bavarica della dio-
cesi di Salisburgo, e il territorio
della pi-epositura esente di Beick-
tolgaden, parte si unirà da lui alla
diocesi di Passavia, parte a quella
di Monaco ; alla quale eziandio as-
segnerà la diocesi di Chiemsec, pre-
via la soppressione di questa sede.
Saranno designati i nuovi confini
di ciascuna diocesi in quanto sarà
necessario.
III. I capitoli delle chiese metro-
politane avranno due dignità, il
preposito cioè, il decano , e dieci
canonici; e i capitoli delle chiese
cattedrali avranno parimenti due
dignità, cioè il preposito, il deca-
no, e otto canonici. Ciascun capi-
tolo inoltre, tanto metropolitano
quanto cattedrale, avrà almeno sei
prebendati, ossia vicari. Se poi in
avvenire le rendite di queste chie-
se, per mezzo di nuove fondazioni,
o per accrescimento de' beni, si au-
mentassero a segno, che erigere si
possano nuove piebende, si accre-
scerà altresì il numero de' canoni-
48 co N
d e Je' vicari. In ogni capitolo gli
arcivescovi, e i vescovi destineran-
no, a norma del sagro concilio tri-
dentino, due de' canonici, i quali
adempiano rispettivamente le parti
di teologo, e di penitenziere. Le
dignità, e i canonici tutti , oltre il
servigio del coro, serviranno da
consiglieri agli arcivescovi, e ai ve-
scovi nell'amministrazione delle lo-
ro diocesi. Agli arcivescovi però, e
ai vescovi sarà libero totalmente
l'assegnar ad essi a proprio bene-
placito le speciali incumbenze del
loro ofticio. In simil maniera gli
arcivescovi, e i ve>covi assegneran-
no gli offizi de' vicari. Sua maestà
assegnerà cinquecento fiorini annui
a quelli, che avranno la carica di
segretari vescovili.
IV. Le rendile delle mense ar-
civescovili e vescovili, saranno sta-
bilite in beni , o fondi stabili da
lasciarsi alla libera amministrazione
degli arcivescovi e vescovi. Di un
simile genere di beni, e del mede-
simo diritto di amministrazione go-
dranno i capitoli delle chiese me-
tropolitane, e cattedrali, e i vicari,
ossia prebendati addetti al servizio
delle chiese sopraddette. La quan-
tità delle rendite annuali, sottratti
i pesi, sarà la seguente:
Diocesi di Monaco.
Per l'arcivescovo sarà di fiorini
ventimila; pel preposito, di fiorini
quattromila; pel decano, di fiorini
quattromila ; per ciascuno de' cin-
que canonici giuniori, di fiorini
mille seicento; per ciascuno dei tre
vicari seniori, di fiorini ottocento;
per ciascuno dei tre vicari giuuio-
l'i, di fiorini seicento.
CON
Diocesi di Bainberga.
Per l'arcivescovo, di fiorini quin-
dicimila ; pel preposito, di fiorini
tremila e cinquecento ; pel decano,
di fiorini tremila e cinquecento; per
ciascuno de' cinque canonici seniori,
di fiorini mille e ottocento; per
ciascuno de' cinque canonici giunio-
ri, di fiorini mille quattrocento;
per ciascuno de' vicari seniori, di
fiorini ottocento; per ciascuno dei
tre vicari giuniori, di fiorini seicento.
Diocesi di Augusla, Ratishona,
e TVirtzburgo.
Per ciascun vescovo, di fiorini die-
cimila; per ciascun preposito, di fio-
rini tremila; per ciascun decano,
di fiorini tremila; per ciascuno dei
quattro canonici seniori, di fiorini
mille seicento; per ciascuno dei
quattro canonici giuniori, di fiori-
ni mille e quattrocento ; per cia-
scuno dei tre vicari seniori, di fio-
rini ottocento; per ciasciuno dei tre
vicari giuniori , di fiorini seicento.
Diocesi di Passavia, Eichstelt
e Spira.
Per ciascun vescovo, di fiorini
ottomila; per ciascun preposto, di
fiorini duemila e cinquecento ; per
ciascun decano, di fiorini duemila
e cinquecento; per ciascuno de' quat-
tro canonici seniori, di fiorini mil-
le e seicento per ciascuno de' ca-
nonici giuniori, di fiorini mille e
quattrocento; per ciascuno de' tre
vicari giuniori, di fiorini seicento.
Tutte queste rendite dovranno
nella loro somma conservarsi sem-
pre salve ed intere, e i beni e i
fondi da cui proverranno, non po-
tranno essere uè distratti, né cam-
biati in pensioni. Wel tempo che
CON
vacheranno le sedi arcivescovili e
vescovili, le dignità, i canonicati,
le prebende, ossia i vicariati, le
sopraddette rendite avranno a per-
cepirsi, e conservarsi a vantaggio
delle chiese rispettive. Inoltre tan-
to agli arcivescovi e vescovi, quan-
to alle dignità, ai canonici seniori,
e vicari parimenti seniori, sarà as-
segnata un'abitazione corrispondente
alla loro dignità, e al loro stato.
Sua maestà assegnerà anche un lo-
cale adatto per la curia arcivesco-
vile e vescovile, pel capitolo, e per
l'archivio. L'una parte e l'altra dei
contraenti nominerà commissari per
l'esecuzione di questo assegnamento
di rendite, fondi, e beni da compir-
si entro un trimestre dopo la ra-
tifica della presente convenzione, se
pure potrà farsi, o al piìi entro un
semestre, e sua maestà comanderà,
che sieno in autentica forma esibi-
ti tre esemplari dell' atto formale
di tale assegnazione, uno per l'ar-
chivio regio, l'altro pel nunzio apo-
stolico, e il terzo per l'archivio di
ciascuna chiesa. Gli altri benefìzi
dove, esistono saranno conservati .
In quanto poi alla diocesi di Spi-
ra, poiché per circostanze partico-
lari non le si possono per ora as-
segnare beni fondi e beni stabili,
le sarà intanto provveduto dalla
maestà sua sino a tanto che le si
possa fare un tale assegnamento, col-
l'assegnamento di una prestazione
annua da pagarsi nella somma pel
vescovo, di fiorini seimila; pel pre-
posito, di fiorini mille cinquecento;
pel decano, di fiorini mille cinque-
cento; per ciascuno degli otto ca-
nonici, di fiorini mille; per ciascu-
no dei sei vicari, di fiorini seicen-
to. Finalmente i fondi, le reudite,
i beni mobili ed immobili delle
làbbriche e delle stesse chiese, sa-
VOl. XVI.
CON 49
ranno conservati, e se non baste-
ranno per la manutenzione delle
chiese^ per le opere del culto di-
vino, e i salari dcgl' inservienti ne-
cessari, supplirà sua maestà.
V. Sieno conservati a ciascuna
diocesi i propri seminari, e prov-
veduti di congrua dotazione in be-
ni, e fondi stabili. Nei seminari sa-
ranno ammessi, formati, ed educati,
a norma del sagro concilio di Tren-
to, quei giovanetti, i quali gli ar-
civescovi, e i vescovi, giusta la ne-
cessità, e r utilità delle diocesi, giu-
dicheranno dovere essere ammessi.
La sistemazione, l'amministrazione,
l'istruzione, il regime di questi se-
minari saranno di pieno e libero
diritto soggetti all'autorità degli ar-
civescovi, e vescovi secondo le for-
me canoniche. I rettori, e i profes-
sori de' seminari saranno puie no-
minati dagli arcivescovi e dai ve-
scovi, e qualunque volta lo giudi-
cheranno essi necessario ed utile,
ne saranno rimossi. Siccome è do-
vere de' vescovi il vegliare nelle
dottrine appartenenti alla fede e ai
costumi, COSI in niun modo saran-
no impediti dall'esercitare un tal
dovere anche sulle scuole pubbli-
che.
VI. La sua real maestà assegne-
rà parimenti, di concerto cogli ar-
civescovi, e vescovi, una casa con
dote sufficiente, nella quale ritro-
vino asilo, e sollievo i chierici in-
fermi, e vecchi.
VII. Inoltre sua maestà, consi-
derando quanti vantaggi abbiano
ritratto la Chiesa e lo stato dagli
Ordini religiosi, e quanti ritrarre
.ne possano in avvenire, e affine
eziandio di mostrare il suo propen-
so animo verso la santa Sede, pro-
curerà d'accordo con la santa Se-
de, di ristabilire con una conveue-
4
3o CON
vole dotazione alquante case degli
Ordini monastici dell'un sesso e
dell'altro per l'educazione della gio-
Tentù nella religione e nelle lette-
re, e in aiuto de'parrochi, o per
la cura degli infermi.
Vili. I beni de' seminari, delle
parrocchie, de' benefizi, delle fabbri-
che, e di tutte le alti« ecclesiasti-
che fondazioni , dovi-anno essere
sempre nella loro integrità conser-
vati, né potranno essere distrutti, o
cambiati in pensione. La Chiesa
inoltre avrà il diritto di acquistare
nuovi possedimenti, e qualunque
acquisto faccia di nuovo sarà suo
proprio, e godrà dello stesso dirit-
to, che le antiche fondazioni ec-
clesiastiche. JXè di esse, né di quel-
le che in appresso si faranno, po-
trà farsi soppressione alcuna ed
unione, senza l' intervento dell'au-
torità della sede apostolica , salve
le facoltà attribuite ai vescovi dal
concilio tridentino.
IX. Sua Santità, avendo in mira
il vantaggio, che da questa conven-
zione deriva alla religione e alle
cose ecclesiastiche, concederà in per-
petuo alla maestà del re Massimi-
liano Giuseppe, e ai cattolici suc-
cessori di lui con lettere apostoli-
che, da spedirsi subito dopo la ra-
tifica della presente convenzione,
l'indulto di nominare alle sedi va-
canti arcivescovili e vescovili del
regno bavarico, degni ed idonei
ecclesiastici, forniti di quelle doti,
che ricercano i sagri canoni. Sua
Santità poi darà alle persone che
sieno tali, la canonica istituzione
giusta le fortne consuete. Prima
però che l'abbiano avuta, non po-
tranno in veruna maniera intro-
mettersi nel regime, ossia iiell' am-
ministrazione delle rispettive chiese,
alle quali sono uoniiuati. Le tasse
CON
poi delle annate e della cancelle-
ria, saranno stabilite di nuovo pro-
porzionatamente alle reudite an-
nuali di ciascuna mensa.
X. Sua Santità conferirà le pre-
positure cos\ nelle chiese metro-
politane, che nelle cattedrali. Ai
decanati nominerà sua maestà, e
nominerà eziandio ai canonicati nei
mesi apostolici, ossia papali. In quan-
to agli altri sei mesi, nominerà nei
piitni tre l'arcivescovo e il vescovo,
e negli altri tre il capitolo. Non
saranno in avvenire ammessi nei
capitoli delle chiese metropolitane
e cattedrali, che quei nazionali, i
quali, oltre le qualità richieste dal
sagro concilio di Trento^ abbiano
con lode atteso alla cura delle a-
nime, e sieno stati di aiuto all'ar-
civescovo, o al vescovo nell'ammi-
nistrazione della diocesi, oppure si
sieno resi illustri per virtù, o per
scienza. I vicariati poi delle stesse
chiese metropolitane, o cattedrali,
saranno liberamente conferiti dal-
l'arcivescovo , o dal vescovo. Per
questa volta però, essendoché non
possono osservarsi tutte le cose che
sonosi stabilite in questo articolo,
per non tix)varsi ancora formati i
capitoli, il nunzio apostolico, d'ac-
cordo con sua maestà, ed ascolta-
ti quei che vi avessero interesse,
costituirà i nuovi capitoli. Lo stes-
so si praticherà intorno ai vicari,
ossia ai prebendati. Alle dignità, ai
canonici, e ai beneficiati tutti resi-
denziali, siccome é proibita, secon-
do i sagri canoni, la pluralità dei
benefizi , così è comandata la re-
sidenza secondo il rigore degli stes-
si canoni, salva però sempre l'au-
torità della Sede apostolica.
XI. Il re di Bavieia presenterà
a quei benefizi sì parcocchiali che
curati e semplici, a' quali presenta-
CON
vano i duchi ed elettori antecesso-
li suoi per legittimo diritto di pa-
tronato, acquistato o per dotazio-
ne, o per fondazione, o per co-
struzione. Inoltre sua maestà pre-
senterà a quei benefìzi, a cui pre-
sentavano le corporazioni ecclesia-
stiche, che non esistono attualmen-
te. 1 sudditi di sua maestà, i qua-
li godono nel modo legittimo di
sopra esposto del diritto di patro-
nato, presenteraijno ai benefìzi si
parrocchiali che curati e semplici
soggetti a questo diritto. Gli arci-
vescovi, e vescovi daranno la isti-
tuzione canonica ai presentati aven-
ti i dovuti requisiti, premesso l'e-
same intorno alla dottrina e ai co-
stumi da farsi dagli stessi Ordina-
ri, se si tratta di benefizi patro-
nati o curati. La presentazione poi
a tutti questi benefizi si farà entro
il tempo prescritto dai canoni, al-
Irimciiti saranno essi liberamente
conferiti dai vescovi, e dagli arci-
vescovi. Gli altri benefizi tutti si
parrocchiali che curati, e semplici,
che conferivano prima i vescovi
antecessori delle otto chiese del re-
gno di Baviera, saranno liberamen-
te conferiti dagh arcivescovi, e dai
vescovi a persone accette a sua
maestà.
XII. Agli arcivescovi ed ai ve-
scovi sarà libero di esercitare per
loro regime nelle diocesi quel che
compete ad essi in forza del pa-
storale ministero, e per dichiarazio-
ne, o per disposizione de'sagri ca-
noni, secondo la presente disciplina
delle chiese approvata dalla santa
Sede. Specialniente potranno sosti-
tuire in qualità di vicari consiglieri
ed aiutatori della loro amministra-
zione qualunque, che giudicheranno
idoneo ai suddetti uffici: oltre a
ciò sarà lecito ad essi promovere
CON 5i
allo stato clericale ed anche agli
ordini maggiori per titolo appro-
vato dai sagri canoni (previo l'esa-
me da farsi dagli stessi arcivescovi
e vescovi, o dai vicari loro, insie-
me cogli esaminatori sinodali), tut-
ti quelli che giudicheranno o ne-
cessari, od utili alle loro diocesi, ed
al contrario allontanare dagli ordi-
ni quelli, che giudicheranno inde-
gni, senza che possano per verua
modo esserne impediti.
Conoscere nel loro foro le cau-
se ecclesiastiche , e massimamente
le cause matrimoniali che, giusta
il canone duodecimo, sessione 24
del sagro concilio , spettano ai
giudici ecclesiastici ; e portare di
esse sentenza, eccetto le cause me-
ramente civili dei chierici, per mo-
do di esempio di contratti, debiti,
eredità, le quali saranno conosciu-
te, e definite dai giudici laici.
Castigare colle pene stabilite
dal sagro concilio di Trento, e con
altre, che giudicheranno opportune,
i chierici degni di riprensione, o
che non portino l' abito clericale
alla loro dignità ed al loro ordine
conveniente, salvo però il ricorso
canonico, e metterlo in custodia
nei seminari, e nelle case da de-
stinarsi a questo effetto, punir ezian-
dio colle censure qualunque fra i
fedeli , che sia trasgressore delle
leggi ecclesiastiche , e dei sagri
canoni.
Comunicare col clero e col po-
polo diocesano per dovere dell'uf-
fizio pastorale, e pubblicare libe-
ramente le loro istruzioni ed or-
dinazioni sulle cose ecclesiastiche; di
più sarà totalmente libera la comu-
nicazione dei vescovi , del clero e
del popolo colla santa Sede, per le
cose spirituali, ed ecclesiastiche.
Erigere, dividere ed unire le
52 CON
parrocchie di concerto con sua rea-
le maestà, principalmente per ciò
che riguarda l'assegnazione delle
rendite.
Ordinare, e determinare le pre-
ghiere pubbliche, ed altre pie ope-
re quanto lo richiederà il bene
della Chiesa, o dello stato, o del
popolo, e vegliare perchè nelle fun-
zioni ecclesiastiche, e specialmente
nella messa, e nella amministrazio-
ne de' sagramenti, si usino le for-
mole della Chiesa in lingua la-
tina.
XIII. Quante volte gli arcive-
scovi e vescovi indicheranno al go-
verno libri o impressi nel regno o
introdottivi , i quali contengano
qualche cosa contraria alla fede,
ai buoni costumi, e alla disciplina
della Chiesa, il governo ordinerà,
che sia nel dovuto modo impedita
la loro divulgazione.
XIV. Sua maestà proibirà, che
Ja religione cattolica e i riti, os-
sia la liturgia di lei sieno disprez-
zati o con parole j o con fatti ,
o con isciittuie , o che sieno im-
pediti i pastori , o i ministri del-
la Chiesa nell' esercizio della lor
carica, per custodire massimamente
la dottrina della fede , e dei co-
stumi, e la disciplina ecclesiastica.
Desiderando inoltre, che giusta i
divini precetti sia serbato il dovuto
onore ai santi ministri, non soffri-
rà, che alcuna cosa si faccia, la
quale possa portare loro disonore,
o renderli dispregevoli, anzi coman-
derà, che in qualunque occasione
tutti i magistrati del regno li trat-
tino con particolare riverenza, e
coir onore dovuto alla loro di-
gnità.
XV. Gli arcivescovi, e i vescovi
faranno alla presenza di sua mae-
stà il giuramento di fedeltà espres-
C0\
so colle seguenti parole: » Io giu-
« ro e prometto sopra il santo e-
» vangelo divino, ubbidienza e fe-
« deità alla reale maestà : pari-
»> menti prometto, che io non avrò
» alcuna comunicazione , né inter-
n verrò ad alcuna adunanza, né
» serberò dentro o fuori alcuna
'> sospetta unione , che nuoca alla
» pubblica tranquillità, e se tanto
» nella mia diocesi, o altrove, sa-
" prò che alcuna ^ cosa si tratti in
» danno dello stato, lo manifesterò
» a sua maestà ".
XVI. Con la presente conven-
zione le leggi, le ordinazioni , e i
decreti emanati finora nella Ba-
viera sono abrogati in quanto ad
essa si oppongono.
XVII. Ogni altro oggetto, che
spetta alle cose, o persone ecclesia-
stiche, di cui non si è fatta espres-
sa menzione , sarà diretto ed am-
ministrato secondo la dottrina della
Chiesa, e la vigente approvata di-
sciplina di lei. Se poi in avvenire
sopravvei'rà qualche difficoltà , sua
Santità, e sua maestà si riservano
di conferire fra loro la cosa, ed ac-
comodarla amichevolmente.
XVIII. L'una parte e l'altra dei
contraenti promette, ch'esse, e i suc-
cessori loro manterranno inviolabil-
mente tuttociò, di cui si è conve-
nuto fra loro in questi articoli, e
la presente convenzione sarà dichia-
rata legge di stato da sua maestà.
Questa inoltre promette, ch'essa, e
i suoi successori niente mai per
qualunque cagione aggiungeranno
agli articoli di questa convenzione,
né muteranno alcuna cosa di essi,
o li dichiareranno senza l' autorità,
e la cooperazione della Sede apo-
stolica.
XIX. La consegna delle ratifiche
di questa convenzione si farà qua-
CON
l'anta giorni dalla data di essa , o
più presto se si poti'à.
Roma 5 giugno 1817.
Ercole Cardinal Consalvi.
Casimiro HaefFelin, vescovo di
Chersoneso.
Concordato tra Pio VII , e Vit-
torio Emmanueie re di Sarde-
gna.
Mentre nel glorioso pontificato
di Pio VII, e dopo il suo trionfa-
le ritorno in Pioraa, si fecero tanti
concordati ed ecclesiastici regola-
menti per far rifiorire la cattolica
religione nelle regioni oltramonta-
ne, per le disastrose vicende, che
tanto danno le fecero negli ultimi
del decorso secolo, e nei primi del
corrente; la pietà, e la sollecitudine
de'principi italiani ancora procuraro-
no a' loro sudditi un sì grande spiri-
tuale benefizio. Principalmente con
tutto r animo religioso, proprio di
un principe della sempre pia real
casa di Savoja, a ciò intendeva il
re di Sardegna Vittorio Emmanue-
le, che maggiore pur anche ne sen-
tiva il bisogno, dappoiché le diocesi
de' suoi stati di terraferma gover-
nate venivano in forme diverse se-
condochè a diversi governi aveva-
no obbedito nei politici sconvolgi-
menti, guerre, e successive inva-
sioni. Avendo il re spedito a Ro-
ma per tal effetto il conte Barba-
roux , in qualità di suo ministro
plenipotenziario, egli felicemente nel
1 8 1 7 stipulò colla santa Sede gli
articoli di un concordalo, per con-
seguenza del quale nacque una nuo-
va circoscrizione di diocesi, sccou-
COPf 53
do la bolla pontificia promulgata
da Pio VII nel mese di giugno del-
l'anno stesso. Da essa ricavasi, che
negli stati di terraferma vennero
erette dieci nuove sedi vescovili, ri-
manendo sussistenti tutte quelle sta-
bilite dalla bolla, che il medesimo
Pio VII avea emanato nel i8o3.
Le nuove sedi furono : Alba , Ao-
sta, Biella, Bobbio, Possano, Pine-
rolo, Susa, Tortona, Alessandria, e
Cuneo. La sede di Vercelli fu in-
nalzata al grado di chiesa metro-
politana , di cui assegnaronsi per
sufTraganee Alessandria, Biella, Ca-
sale, Novara, e Vigevano, siccome
della metropolitana di Torino si di-
chiararono suffraganee, Acqui, Asti,
Ivrea, Mondovì, Saluzzo, Alba, Cu-
neo, Possano, Pinerolo, e Susa. Le
chiese vescovili di Tortona, di Bob-
bio, e di Nizza divennero suffraga-
nee di Genova, alle cui archidio-
cesi fu aggiunta l' isola di Capraja.
Concordato tra Pio VII , e Fer-
dinando I, re delle due Sicilie.
Dopo il tragico fine di Murai a
Pizzo di Calabria , vieppiù assicu-
rato sul trono Perdinando intrapre-
se a riunire i due suoi l'egni in un
sol corpo diretto da eguali leggi :
il perchè poscia non più si fece
chiamare Perdinando IV, ma Per-
dinando I. Quindi stabilì di dare
ai due regni un medesimo regola-
mento ecclesiastico. A ciò venne
spronato dal suo religioso zelo, dap-
poiché a cagione degli antecedenti
politici sconvolgimenti , conveniva
rinnovare 1' ordinamento delle dio-
cesi de' suoi dominii. A tal effetto
il cav. Luigi de Medici di lui mi-
nistro di stato, in qualità di suo
plenipotenziario, avendo intavolato
in Roma colla santa Sede le pra-
^4 CON
tiche per la formazione di un con-
cordato, per la fervorosa brama che
aveva il Pontefice Pio VII di ri-
parare i disordini , che nelle co-
se ecclesiastiche eransi introdotti
nel regno delle due Sicilie , furono
le pratiche medesime coronate da
un esito felice, ed in trentacinque
articoli, che qui appresso per la lo-
ro importanza riportiamo, venne nel
concordato abbracciata presso che
r intera legislazione.
Art. I. La religione cattolica a-
postolica romana è la sola religio-
ne del regno delle due Sicilie, e vi
sarà sempre conservata con tutti i
diritti, e le prerogative, che le com-
petono secondo l'ordinazione di Dio,
e le sanzioni canoniche.
II. In conformità dell' articolo
precedente , l'insegnamento nelle re-
gie università, collegi e scuole si
pubbliche che private, dovrà in tut-
to essere conforme alla dottrina
della medesima religione cattolica.
III. Riconosciutasi nella conven-
zione del 1741 la necessità di ve-
nire alla unione di parecchi pic-
colissimi vescovati, dove i vescovi
non possono mantenersi colla de-
cenza dovuta, e questa unione che
allora non fa eseguita essendo' ora
divenuta ancor più necessaria per
la maggior decadenza delle sud-
dette, ed altre mense, si farà nei
dominii di qua dal Faro, nel mo-
do debito, e ricercato prima il con-
senso delle parti che vi avranno
interesse, una nuova circoscrizione
di diocesi. Nel determinarla si avrà
riguardo al comodo de' fedeli, e in
particolar modo al loro spirituale
vantaggio. Fra le sedi , o che per
troppa scarsezza di rendite, o per
l'oscurità de' luoghi , o per altri
ragionevoli motivi non potranno
conservarsi, le più antiche, e le più
CON
insigni sì conserveranno come cat-
tedrali. Nei dominii poi di là dal
Faro si conserveranno tutte le se-
di arcivescovili e vescovili , che
attualmente esistono, e di più affi-
ne di provvedere meglio al como-
do e al vantaggio spirituale de' fe-
deli, ne sarà accresciuto il nume-
ro. I territori di alcune abbazie
Nullius dioecesis, sia per la loro
piccole/za che ne hanno fatta, ver-
ranno di concerto unite a quelle
diocesi, entro i cui confini si tro-
veranno nella, nuova circoscrizione.
Le abbazie concistoriali, che si ri-
trovano colla rendita di là di cin-
quecento ducati annui rimarranno
senza essere aggregate. I fondi delle
altre minori della rendita suddet-
ta, quando non siano di jus patro-
nato, o si aggregheranno ad altre
abbazie ecclesiastiche sino all'indi-
cata somma di ducati cinquecento,
o ne sarà disposto in favore dei
capitoli, e delle parrocchie. Questa
disposizione non riguarda le com-
mende degli Ordini militari.
IV. Ciascuna mensa vescovile del
regno non potrà avere una rendi-
ta minore di annui ducati tre mi-
la in beni stabili, libera dai pub-
blici pesi. La Santità sua, di con-
certo con sua maestà, assegnerà il
più presto possibile tali dotazioni
in favore di quei vescovati, coi
quali sarà applicabile la pi-esente
disposizione.
V. Ciascuna chiesa, sia arcive-
scovile, sia vescovile, avrà il suo
capitolo e seminario, ai quali sarà
conservata se sufficiente, o accre-
sciuta, se mancante in parte, e se
fosse necessario anche per intiero
assegnata una sufficiente dote in be-
ni stabili. Ciascuna dignità del ca-
pitolo metropolitano di Napoli non
avrà meno di ducati cincpiecento
CON
di annua rendita, e gli altri cano-
nicali non meno di ducali quat-
trocento. Le dignità dei capitoli
delle altre chiese arcivescovili, e ve-
scovili, che nella nuova circoscrizio-
ne verranno stabilite, nella parte
del regno di qua dal Faro, non
dovranno aver meno di ducati cen-
tottauta di annua rendita, ed i ca-
nonicati non meno di ducati cen-
to. Questa disposizione non com-
prende i canonicati di patronato
regio, ecclesiastico, e laicale, i qua-
li si conserveranno nello stato in
cui sonoj a meno che dai rispet-
tivi patroni non se ne vogliano
nelle debite forme aumentare le
rendite. I seminari saranno rego-
lati, e le loro rendite amministra-
te a tenore del concilio di Trento.
VI. Le rendite delle chiese da
unirsi si applicheranno a quelle
chiese, le quali nella nuova circo-
.scrizione si conserveranno, meno
che gli altri casi urgenti delle sud-
dette chiese da riunirsi richiedes-
sero altra applicazione ecclesiastica
da farsi coli' intervento della san-
ta Sede. I capitoli di quelle chie-
se, che nella nuova circoscrizione
non saranno conservati , ricercato
prima il consenso degl' interessati,
saranno convertiti in capitoli col-
legiali, e la loro rendita rimarrà
tal quale si trova nello stato pre-
sente.
VII. Le parrocchie, le quali non
hanno una sufficiente congrua, a-
vranno un supplemento di dote in
tale proporzione, che le cure di
sotto due mila anime non abbiano
meno di ducati cento annui; quel-
le di sotto cinque mila anime du-
cati centocinquanta; le altre final-
mente di cinquemila anime in so-
pra non meno di ducati duecento
annui. Sarà a carico delle vispetti-
CON 5?
ve comuni il mantenimento delle
chiese parrocchiali, e del sotto par-
roco, qualora non vi sieno rendite
addette a questo fine, e per la si-
curezza se ne assegneranno i fondi,
o tassa privilegiata nel pagamento.
Questo articolo non comprende le
chiese parrocchiaU • di jus patronato
regio ecclesiastico, e laicale cano-
nicamente acquistato, le quali sa-
ranno a carico dei rispettivi patro-
ni. Neppure vi restano comprese le
chiese ricettizie, sieno numerate,
sieno inuumerate, i capitoli, e le
collegiate con cura di anime, avendo
la loro congrua nella massa comune.
Vili. La collazione delle abba-
zie concistoriali, che non sono di
regio patronato, spetterà sempre
alla santa Sede, la quale le confe-
rirà ad ecclesiastici sudditi di sua
maestà. I benefizii semplici di libe-
ra collazione , con fondazione ed
erezione in titolo ecclesiastico , sa-
ranno conferiti dalla santa Sede, e
dai vescovi secondo la distinzione
dei mesi nei quali la vacanza suc-
ceda, cioè dal gennaio al giugno
dalla santa Sede, e da luglio al
dicembre dai vescovi. La provvista
sarà sempre in persone suddite di
sua maestà.
IX. Si rassegnerà sollecitamente
al santo Padre la nota delle ab-
bazie come si ritrova nella curia
del cappellano maggiore, che sono
di nomina di sua maestà, e la no-
ta di quelle, che sono di regio pa-
tronato. Queste note potranno in
seguito di concerto rettificarsi.
X. I canonicati di libera colla-
zione, tanto dei capitoli cattedrali ,
che dei collegiali, si conferiranno
rispettivamente dalla santa Sede, e
nei secondi sei mesi dai vescovi.
La prima dignità sarà sempre di
libera collazione della santa Sede.
56 CON
XI. Ln Santità sua accorda ai
vescovi del regno il diritto di con-
ferire le parrocchie, che verranno
a vacare in ogni tempo. Previo il
concorso delle parrocchie di libera
collazione, i vescovi le conferiran-
no ai soggetti fra gli approvati
eh' eglino giudicheranno i piìi de-
gni. Nelle parrocchie poi di jus pa-
tronato ecclesiastico, premesso pure
il concorso, daranno 1' institu7Ìone
a quelli che il patrono ecclesiasti-
co presenterà come i piìi degni fra
gli approvati dagli esaminatori. Fi-
nalmente, nelle parrocchie di jus
patronato regio e laicale, il vescovo
istituirà il presentato, purché sul-
l'esame sia rinvenuto idoneo. Si ec-
cettuano le parrocchie, che vache-
ranno in curia, o per promozione
a qualche dignità ecclesiastica , o
canonicato conferito dalla santa Se-
de, le quali saranno di collazione
pontificia.
XII. Tutti i beni ecclesiastici,
non alienati dal governo militare,
che al ritorno di sua maestà si so-
no trovati nell'amministrazione del
così detto demanio, sono restituiti
alla chiesa. Seguita la ratifica del
presente concordato, la massa degli
anzidetti beni sarà interinalmenle
amministrata da quattro sceltissimi
soggetti, due de' quali Terranno no-
minati da sua Santità, e due da
sua maestà, e questi dovranno fe-
delmente amministrarli finché non
sieno nel modo debito destinati ed
applicati.
XIII. Essendo stata alienata sot-
to il governo militare nei dominii
di qua dal Faro non poca parte
di beni appartenenti alla chiesa, e
la maestà sua per opporsi con tut-
ti gli sforzi possibili alla incursione
nemica, tanto in JVapoIi, prima che
seguita fosse la invasione di detti
CON
dominii, quanto in quella di là dal
Faro, per impedire che fossero in-
vasi essendo stata costretta ad a-
lienare una piccola quantità di
fondi ecclesiastici con avere assegna-
to ai possessori ecclesiastici nei sud-
detti dominii di là dal Faro per
la dovuta indennizzazione altrettante
rendite civili; perciò ad istanza del-
la maestà sua, ed avuto riguaido
alla pubblica tranquillità, che alla
religione sommamente importa di
conservare, sua Santità dichiara che
i possessoiù di tutti gli anzidetti
beni non avranno alcuna molestia
né da sé, né dai romani Pontefici
suoi successori, e che in conseguen-
za la proprietà degli stessi beni, le
rendite, e i diritti a quelli annessi,
saranno immutabili presso i medesi-
mi, e quelli che hanno causa da loro.
XIV. Le attuali ristrette circo-
stanze economiche del patrimonio
regolare non alienato, e trovato da
sua maestà al suo ritorno nell'am-
ministrazione del cos"i detto dema-
nio, non permettendo di ripristina-
re tutte le case religiose, dell'uno
e dell'altro sesso, le medesime ver-
ranno ripristinale in quel maggior
numero, che sarà compatibile coi
mezzi di dotazione, e specialmente
le case di quegli istituti, che sono
addetti all'istruzione della gioventù
nella religione, e nelle lettere, alla
cura degl'infermi, e alla predica-
zione. I beni dei regolari possiden-
ti, non alienati, saranno con debi-
ta proporzione ripartiti fra i con-
venti da riaprirsi, senza avere al-
cun riguardo ai titoli delle antiche
proprietà, che in vigore del pre-
sente articolo tutti restano estinti.
I locali religiosi non alienali, eccet-
tuati quelli interamente addetti ad
altri usi pubblici, se per mancanza
di mezzi non potranno ripristinar-
CON
si formeranno parte del patrimo-
nio regolare, ed essendovi 1 utilità
del detto patrimonio, potranno an-
che alienarsi, colla condizione che
il prezzo ricavatone, debba surro-
garsi in vantaggio del patrimonic;
medesimo. Sì aumenterà il nume-
ro de'conventi, che tuttavia esisto-
no dei religiosi osservanti, riforma-
ti, alcantarini, e cappuccini, qualo-
ra le circostanze, e i bisogni delle
popolazioni lo richieggono. Fissate
le rendite, e le località già enun-
ciate, sarà libera la vestizione dei
novizi degli Ordini regolari possi-
denti, e delle monache, in propor-
zione de'mezzi di sussistenza; come
allo stesso modo sarà libera la ve-
stizione dei novizi pei religiosi
mendicanti. Le doti delle fanciul-
le che monacheranno , saranno
impiegate in favore del monistero
secondo le disposizioni economiche.
Tutti i religiosi sì mendicanti che
possidenti, i quali saranno ripristi-
nati, come quelli che esistono, di-
penderanno dai loro rispettivi su-
periori generali. Ai religiosi di que-
gli Ordini regolari possidenti, che
si riammetteranno nei dominii di
qua dal Paro ottenendo lindulto
apostolico di secolarizzazione, e non
essendo provveduti di benelicio ec-
clesiastico, il governo per conto del-
l'erario continuerà a titolo di pa-
trimonio la pensione di cui ora go-
dono, finché sieno provveduti di
un corrispondente benefìcio^ o cap-
pellania. Ai religiosi poi di quegli
istituti, che non potranno ripristi-
narsi, il governo continuerà indi-
stintamente il pagamento delie loro
attuali pensioni.
XV. La Chiesa avrà il diritto
di acquistare nuovi possedimenti, e
qualunque acquisto faccia di nuovo
sarà suo proprio, e godrà Io stes-
COX 07
so diritto che le antiche fondazio-
ni ecclesiastiche. Questa facoltà si
intende da oggi innanzi, e senza
che sia di pregiudizio agli effetti
legali delle leggi di ammortizzazio-
ne, le quali sono state in vigore
finora, e all' esecuzione delle sud-
dette leggi anche in futuro pei ca-
si non ancora consumati, e per le
condizioni non ancora yerifìcate.
Non potrà farsi soppressione alcu-
na, o unione delle fondazioni ec-
clesiastiche senza l'intervento della
autorità della Sede apostolica, sal-
ve le facoltà attribuite ai vescovi
dal sagro concilio di Trento.
XVI. Le luttuose circostanze dei
tempi non permettendo che gli
ecclesiastici godano la esenzione dai
pubblici pesi regi e comunali, sua
maestà promette di far ces-are lo
abuso nei passati tempi introdotto
per cui gli ecclesiastici, e i loro
beni venivano più gravati dei laici
stessi, che anzi ai momenti felici
di maggiori risorse dello slato dal
religioso sovrano si supplirà con
elargizioni in vantaggio del clero.
XVII. Presterà soppresso il così det-
to monte frumentario eretto in Na-
poli, ossia la regia amministrazione
degli spogli , e delle rendite delle
mense vescovili, abbnziali , ed altri
benefizi vacanti. Appena eseguita
la nuova circoscrizione delle dioce-
si, si stabiliranno invece in ciascu-
na di esse delle amministrazioni dio-
cesane composte di due canonici,
che il capitolo, sia metropolitano,
sia cattedrale, eleggerà e rinnoverà
di tre anni in tre anni per plura-
lità di voti, e di un regio procu-
ratore, che verrà nominato da sua
maestà. A ciascuna amministi-azione
presiederà il vescovo , o il vicario
generale, e nel tempo di sede va-
cante il vicario capitolare. L'ordi-
58 CON
Ilario e sua maestà, per mezzo del
suo regio ministro, erogheianno di
concerto tutti i frutti percepiti dai
sopraddetti vacanti, a benefìzio del-
le chiese, degli ospedali, dei semi-
nari in sussidi caritatevoli, e in al-
tri usi pii; sarà però riservata la
metà delle rendite delle mense ve-
scovili vacanti in favore del futuro
vescovo. La risoluzione tuttora vi-
gente di depositare nel sopraddet-
to monte frumentario la terza par-
te della rendita de' vescovati e be-
nefizi, sotto il nome di terzo pen-
sionabile, in forza del presente ar-
ticolo resta abrogata ; senza che per
questo gli attuali pensionati riman-
gano privi delle pensioni, delle quali
sono in possesso. All'occasione delle
provviste dei vescovati e benefizi di
nomina regia, continuerà ad ammet-
tersi la riserva delle pensioni secon-
do le forme canoniche. I nominati
da sua maestà a tali pensioni ot-
terranno dalla santa Sede le cor-
lispondenti lettere' apostoliche, colle
quali saramio abilitati a percepirle
vita loro naturale durante, rima-
i^endo dopo la loro morte libero
da tal peso il vescovato e bene-
lìzio, a carico del quale erano state
riservate.
XVin. Sua Santità sopra alcuni
vescovati ed abbazie del regno, che
viMTanno stabilite, si riserva in per-
petmim dodicimila ducati annui di
pensioni, delle quali il romano Pon-
tefice prò tempore disporrà a suo
piacimento in benefizio de' suoi sud-
diti dello stato ecclesiastico.
XIX. I benefizi, e le abbazie si-
tuate nel regno delle due Sicilie, i
cui frutti o in parte, o in tutto si
trovano applicati a persone eccle-
róastiche, ed a varie chiese, collegi,
monisteri, e pie case di Roma, e
di altri paesi dello stato ecclesia-
COi\
sllco, dovranno continuare ad esse*
re applicati per lo stesso uso. Que-
sta disposizione non comprende i
benefìci, e le abbazie di regio pa-
tronato, né quelli i cui beni sono
alienati.
XX. Gli arcivescovi, e i vescovi
saranno liberi nell' esercizio del lo-
ro pastorale ministero secondo i sa-
gri canoni. Riconosceranno nel loro
foro le cause ecclesiastiche, e prin-
cipalmente le cause matrimoniali ,
che giusta il numero 12 sessione
XXIV del sagro concilio tridentino,
spettano ai giudici ecclesiastici , e
porteranno su di esse sentenza. Non
sono comprese in questa disposizio-
ne le cause civili de' chierici, come
per esempio quelle di contratti, de-
biti, eredità , le quali saranno co-
nosciute, e definite dai giudici laici.
Castigheranno colle pene stabilite
dal sagro concilio di Trento, oltre
quelle che giudicheranno opportune,
i chierici degni di riprensione , o
che non portino l' abito chiericale
conveniente alla loro dignità, e al
loro ordine, salvo il corso canoni-
co, e li rinchiuderanno nei semina-
la, e nelle case dei regolari. Proce-
deranno eziandio colle censure con-
tro qualunque tra i fedeli, che sia
trasgressore delle leggi ecclesiastiche,
e dei sagri canoni. Non saranno
impediti dal fare le sagre visite del-
le rispettive loro diocesi, e ad li-
mina ^postolorum, e dal convocare
i sinodi diocesani. Ai medesimi ar-
civescovi, e vescovi sarà libero di
comunicare col clero, e col popolo
diocesano per dovere dell'ofllcio pa-
storale , pubblicare liberamente le
loro istruzioni sulle cose ecclesiasti-
che, ordinare ed intimare le pre-
ghiere pubbliche, ed altre pie pra-
tiche, quando lo richiegga il bene
della Chiesa, o dello stato, o del
CON
popolo. Le cause maggiori spette-
ranno al sommo Pontetice.
XXI. Gli arcivescovi e i vescovi
promoveranno ai sagri ordini, pre-
vio il prescritto esame , e quando
sieno provveduti del debito patri-
monio, o di altro titolo canonico ,
quei chierici che giudicheranno ne-
cessarii, o utili alle loro diocesi, colle
cautele però e prescrizioni contenu-
te nel decreto del primo luglio
1622 della santa memoria di Gre-
crorio XV, e nel concordato Bene-
dettino, al capitolo quart», che ha
per titolo : Requisiti de promoven-
di., le quali cautele, e prescrizioni
non sono derogate col presente con-
cordato. Essendo necessario di prov-
vedere al sufficiente sostentamento
di ciascun ecclesiastico, che nei pre-
senti tempi esige maggiori mezzi ,
gli arcivescovi, e vescovi da ora in
poi aumenteranno la tassa del sa-
gro patrimonio per gh ordinandi
da costituirsi in benifondi, la quale
non potrà essere né in minor som-
ma di ducati cinquanta , né mag-
giore di ottanta. Avendo dimostra-
to la sperienza accadere frequente-
mente nel regno, che nel costituire
i patrimoni sagri si fanno degli as-
segni fraudolenti, o simulati, o non
liberi da ipoteca, e altri vincoli, per
cui gli ordinati a titolo di tali pa-
trimoni si trovano poi sprovveduti
e mancanti di sussistenza, ad evita-
re questo abuso dovrà per la ve-
rità del fatto costare in forma le-
gale il documento della pertinenza
e della esenzione da ogni vincolo
d'ipoteca del fondo, o fondi che dal-
l'ordinando si costituiscono in pa-
trimonio sagro; al qual effetto le
curie ecclesiastiche richiederanno il
documento della pertinenza , e li-
bertà del fondo al tribunale civile
della provincia, il quale non potrà
CON 59
ricusarlo. I promovendi al sacri or-
dini a titolo di benefìcio o cappcl-
lania, per essere ordinati , dovran-
no costituirsi un supplemento cer-
to sino all'ammontare della tassa
diocesana come sopra, quando il
frutto di esso beneficio, o rappella-
nia fosse minore di detta tassa.
Questa disposizione non comprende
le diocesi, nelle quali già fosse sta-
ta canonicamente slabilita una tassa
patrimoniale maggiore , a riguardo
delle quali non avrà luogo alcun
cambiamento.
XXil. Sarà libero di appellare
alla santa Sede.
XXIII. La comunicazione colla
santa Sede dei vescovi, col clero
e popolo su tutte le materie spi-
l'ituali , e gli oggetti ecclesiastici,
sarà pienamente libera, e per con-
seguenza le circolari, leggi, e de-
creti del liceat scribere sono ri-
vocati.
XXIV. Ogni qualvolta gli arci-
vescovi nei libri introdotti, o che
s' introducono stampali, o che si
stampano nel regno troveranno
qualche cosa contraria alla "dottri-
na della Chiesa, e ai buoni costu-
mi, il governo non ne permetterà
la divulgazione.
XXV. Sua maestà sopprime la
carica di regio delegato della giu-
risdizione ecclesiastica.
XXVI. La carica di cappellano
maggiore, e la sua giurisdizione si
conterrà nei limiti della costituzione
di Benedetto XIV^ che comincia
Convenit, e del susseguente moto-
proprio dello stesso Pontefice sul
medesimo oggetto.
XXVII. La proprietà della chie-
sa sarà sagra ed inviolabile ne'siioi
possessi ed acquisti.
XXVIII. In considerazione del-
l'utilità, che dal presente concor-
6o CON
dato ridonda alla religione, e al-
la Chiesa, e per dare un attestato
di particolare affezione alla perso-
na di sua maestà il re Ferdinan-
do, sua Santità accorda in perpe-
tuo a lui e ai suoi discendenti cat-
tolici successori al trono, l'indulto
di nominare degni ed idonei eccle-
siastici forniti delle qualità richie-
ste dai sagri canoni, a tutti quei
vescovati ed arcivescovati del re-
gno delle due Sicilie, pei quali sua
maestà finora non godeva del di-
ritto della nomina; ed a tal ef-
fetto, tostochè sieno seguite le no-
tifiche del presente concordato, sua
Santità farà spedire la bolla d'in-
dulto. Sua maestà manifesterà ia
tempo debito a sua Santità i no-
minati, affmchè a tenore de' ca-
noni, si facciano i necessari pro-
cessi, ed ottengano la istituzione ca-
nonica nei modi, e nelle forme pra-
ticate fino adesso. Prima però che
l'abbiano avuta non potranno in
verun modo intromettersi nella am-
ministrazione delle rispettive chiese,
alle quali sono nominati.
XXIX. Gli arcivescovi, e i ve-
scovi faranno alla persona di sua
maestà il giuramento di fedeltà e-
spressa colle seguenti parole : » logiu-
« ro e prometto sopra i santi evange-
« li ubbidienza e fedeltà alla real
M maestà ; parimenti prometto che
;j io non avrò alcuna comunica-
M zione, né interverrò ad alcuna
5j adunanza, né conserverò dentro
.-j o fuori del regno alcuna so-
si spetta unione, che nuoca alla
55 pubblica tranquiUità, e se tanto
55 nella mia diocesi che altrove
55 saprò che alcuna cosa si tratti
•5 in danno dello stato, lo manife-
55 stero a sua maestà.
XXX. Quanto agli altri oggetti
ecclesiastici, dei quali non è slata
CON
fatta menzione nei presenti articoli,
le cose saranno regolate a tenore
della vegliante disciplina della Chie-
sa: e sopravvenendo qualche diffi-
coltà il santo Padre, e sua mae-
stà si riservano di concertarsi fra
loro.
XXXI. Il presente concordato è
sostituito a tutte le leggi, ordina-
zioni e decreti emanati sinora nel
regno delle due Sicilie sopra ma-
teria di religione.
XXXII. Essendosi rappresentato
a sua Santità per parte della mae-
stà sua, che attese le attuali ne-
cessità delle chiese del regno di
qua dal Faro e gli effetti prodotti
dalla nemica invasione, la conven-
zione del l'j^i non è piìi sufficien-
te a provvedere ai mali, che ri-
chieggono un indispensabile riparo,
e che altresì la parte dei dominii
di là dal Faro, che la convenzione
suddetta non abbracciò, è pure biso-
gnosa di provvidenze; e che d'al-
tronde essendosi dei dominii di qua
e di là dal Faro fatto ora un re-
gno solo, conviene fissare una re-
gola uniforme da osservarsi egual-
mente nelle chiese di ambedue i
suddetti domini, resta convenuto
che il presente concordato è so-
stituito al precedente.
XXXIII. Ognuna delle alte parti
contraenti promette in suo nome,
ed in quello de'successori, di osser-
vare esattamente luttociò, che si è
convenuto in questi articoli.
XXXIV. Le ratifiche del pre-
sente concordato saranno cambiate
in Roma non oltre lo spazio di
quindici giorni dalia data del pre-
sente.
XXXV. Seguita la ratifica del
presente concordato si commetterà
l'esecuzione del medesimo a due
sceltissimi soggetti, uno da nomi-
I
I
CON
narsi da sua Santità, e l'altro dal-
la maestà sua, i quali saranno mu-
niti, dalle rispettive parti contra-
enti, delle opportune facoltà.
Fatto in Terracina il giorno i6
febbraio dell'anno 1818.
Ercole Cardinal Consalvi.
Cav. L. De Medici.
Qui convien notare, che relativa-
mente al suddetto articolo 11 del
concordato >> sarà libero di appellare
» alla santa Sede " nell'aprile del
medesimo anno il re Ferdinando
I dichiarò la sua volontà coU'ordi-
ne concepito in questi termini pre-
cisi : « visto l'articolo 22 del con-
>■> cordato del 16 febbraio, decreta
j' che non sono aboliti i legittimi
?> e canonici privilegi del tribuna-
« le della monarchia delle due Si-
« cilie, contenuti nella bolla del
" sovrano Pontefice Benedetto XIII,
" che li riguarda ".
Pio VII, dopo aver ratificato il
concordato, lo annunziò al sagro
Collegio nel concistoro segreto dei
18 marzo, con apposita allocuzio-
ne. Indi nel medesimo anno, quin-
to kalendas julii, pubblicò la bol-
la, o Lhtcrae apostolicae qidhus
nova circurnscriptio dioecesiuni in cli-
tiune regni utriusqiie Siciliae dira
Pharum decernilur, che incomincia
colle parole „ De iitiliori domi-
nicae.
Concordato tra Pio VII e Gior-
gio re di Annover. V. l'articolo
ApfNOVER.
Concordalo tra Leone XII, e
Guglielmo I re de' Paesi- Bassi. V.
volume IV. pag. 290 del Dizio-
nario, e l'articolo Olanda.
Oltie i suddetti concoi'dati, con-
venzioni, o trattali falli Ira la saii-
CON 6i
ta Sede o alcun monarca, e re-
pubblica, ed oltre quelli che si ri-
portano ai rispettivi articoli, suo-
le il Papa, come principe sovra-
no a vantaggio de'suoi stati, e
de'suoi sudditi fare coi medesi-
mi monarchi, massime coi confi-
nanti de'suoi dominii, delle con-
venzioni risguardanti materie com-
merciali, finanziere, postali, sanita-
rie, pei" l'estradizione , arresto e
consegna dei disertori, e dei rei
con patii di reciprocanza: e per
Aine alcun esempio, ne rammentere-
mo qui tre dell'odierno pontificato.
Nel i835 si fece una convenzione
col ducale governo di Parma per la
reciproca consegna dei diserloii ed
altri delinquenti di ambedue gli
stali mediante ventisei articoli con-
cordati. Nel 1840 ebbe luogo l'ac-
cessione alla convenzione stipulata
tra le corti d'Austria e di Sarde-
gna, colla quale si guarentisce ai
rispettivi autori la proprietà delle
loro opere letterarie ed artistiche
pubblicate nei loro domini, e se
ne vietano le ristampe e contraf-
fazioni : convenzione composta di ven-
linove articoli. E nel corrente an-
no venne stipulata tra il medesimo
Papa regnante, e il re di Sardegna,
che attualmente pure regna, la con-
venzione sul reciproco arresto e sul-
la consegna de'rei dei lispettivi due
stati, la quale convenzione fu sti-
pulata in diecinove articoli.
CONCORDIA (Concordi cn.) Cit-
tà con residenza di un vescovo del
regno lombardo veneto, il cui ve-
scovo risiede in Porto-Gruaro, pic-
cola città del medesimo regno, che
è divisa dal Lemene, e sulla spon-
da della Reghena, capo luogo di
distretto, molto commerciante, ser-
vendo di scala alle merci di Ger-
mania diielLe a Venezia. Decorala
62 e O N
è questa citlà di varie belle case.
Concordia, antica città altre volte
fiorente, ed oggi interamente deca-
tluta pegli avvenimenti come an-
diamo ad accennare, è distante
da Porto-Gruaro meno di una le-
ga per terra. Concordia aveva anti-
camente il titolo di colonia, e pre-
se il soprannome di Giulia, perchè
la colonia vi fu inviata da Giulio
Cesare, e perciò fu èeiia lidi a Concor-
dia, siccome apparisce anche da di-
verse iscrizioni, e da allri storici mo-
numenti. Della antichità e celebri-
tà di questa città della Venezia,
fecero menzione Tolomeo, Plinio,
vStrabone, Antonino, Pomponio Me-
la, ed altri. Aitila nel quinto seco-
lo la i-oviuò, e per questo gli abi-
tanti si ritirarono nelle vicine la-
gune, e precisamente in Caorle, per
cui da alcuni autori ne furono re-
putati fondatori. Concordia mai più
venne rialzala dalle sue rovine,
dalle quali nei diversi scavi furo-
no disolterrate importanti iscri-
zioni , urne , monete , lucerne ed
altri oggetti, che attestano la sua
passata grandezza, e quanto ella sia
stala considerabile al tempo de'ro-
maiii. Concordia è patria di alcu-
ni uomini illustri, e di Ruifuio,
celebre prete della chiesa aqui-
leiese. La città godeva grandi pri-
vilegi accordati dagl'imperatori, e
principalmente da Ottone // Gran-
de. Prima il vescovo vi esercitava
il dominio temporale, che estende-
vasi per tutta la diocesi, e pigliava
il titolo di principe, o vescovo di
Concordia, di conte, o marchese. V.
l'articolo ClVlDALE DEL Friuli, ovc
si parla dell' altra Colonia Giu-
lia chiamata Colonia Julia Karno-
ìuni.
La fede vuoisi predicata in que-
sta città quando lo fu nei dintor-
CON
ni, ed alcuno ritiene che s. Erma-
gora ne fosse l'apostolo. La sede
vescovile, secondo Commanville, eb-
be oiigine l'anno 55o, e Chiarissimo
del 579, ovvero Agostino ne fu il
primo vescovo, di cui si conosca il
nome, come riporta l'annalista Ba-
ronio all'anno Sgo : indi gU suc-
cesse ■ nel 606 Giovanni. Nell'802
fiori Pietro, che ottenne de'privilegi
per sé e successori da Carlo Magno.
Poscia governarono questa chiesa
que'pastori, di cui fa il novero l'U-
ghelli Ital. Sacr. tomo V. pag.
323 e seguenti. Nel iSoy Giulio
II fece vescovo di Concordia Fran-
cesco Argentino, oriondo alemanno,
ma nato a Venezia, che poi nel 1 5 1 i
creò Cardinale; ma morendo poco
di poi in Pioma, fu sepolto nella
basilica di santa Maria in Traste-
vere, finché sotto Paolo III le sue
spoglie mortali vennero trasferite
nella cattedrale di Concordia. 11
vescovo Matteo Sanudo, nobile ve-
neto, celebrò il sinodo diocesano,
che pubblicò colle stampe nel i587,
nel qual anno appunto, ed agli ot-
to aprile avea in Concordia cele-
brato il sinodo. Fu sotto di lui,
che Sisto V, considerando nocevole
ai vescovi 1' intemperie del clima
della città, trasferì in Poito-Gruaro
la sede vescovile insieme al capitolo,
il quale da quattordici canonici fu
ridotto a dodici, giacché le preben-
de de' due diminuiti servirono per
l'istituzione di quattro mansionari,
ai quali la città ne aggiunse due
altri.
Allorquando fu eretto il vesco-
vato di Concordia, venne sottopo-
sto alla chiesa patriarcale di Aqui-
leia_, finché essendo questa stata
soppressa nel 1731, Benedetto XIV
dichiarò la sede di Concordia suffra-
ganea della metropolitana di Udine
CON
(Jal medesimo Papa eretta a tal
grado : ma a'nostri giorni Pio VII
colla bolla De salute Dominici Gre-
gis, nel 1818 la fece suffiaganea del
patriarca di Venezia. La cattedrale
di Concordia pregevole per le sue
antichità e per le reliquie sue, è de-
dicata a Dio sotto l'invocazione di
s. Stefano protomartire.
Qui noteremo, che al tempo di
Diocleziano nel terzo secolo, il presi-
de romano fece martirizzare in Con-
cordia i ss. Donato, Secondiano, e
Romolo con altii ottantasei com-
pagni, tutti vicentini, le reliquie dei
quali si conservano nella cattedra-
le in un'urna di marmo greco, e
Je cui ossa trasudano acqua lim-
pida , che da' fedeli per divozio-
ne viene usata nelle loro infermi-
tà. Dio per glorificare i detti ss.
martiri operò per tal fede prodi-
giose guarigioni. È poi sorprenden-
te, che queste ossa sieno alcuni an-
ni interamente asciutte; ed in altri
l'acqua che hanno trasudato, supe-
ra quattro dita circa la superficie
delle medesime ossa.
Siccome il vescovo, anche a ca-
gione dell'aria,, fa la sua residenza
a Porto-Gruaro, è però obbligato
a recarsi a Concordia col clero in
diverse volte dell'anno per la cele-
brazione de'divini uffizi, cioè nella
festa di s. Stefano, e in quella del-
l'anniversario della dedicazione del-
la chiesa, la quale nell'edifizio ri-
trovasi in buon stato. Le altre
sagre funzioni sono dal vescovo ce-
lebrate col clero a Porto Gruaro,
ove ha l'episcopio, e il seminario,
nella chiesa dedicata a s. Andrea,
ed allorché si restaurava, le funzio-
ni ebbero luosro nella chiesa di s.
o
Francesco. 11 capitolo si compone
della dignità del decano, di cinque
canonici, compresi il teologo e il
CON 63
penitenziere, di tre mansionari, e
di altri preti e chierici in servigio
della chiesa. Prima il capitolo ave-
va anche la dignità del prevosto, e
i canonici erano dodici. Lo stesso
capitolo, per mezzo del parroco no-
minato dalla comune, ed approva-
to dall'Ordinario, esercita le fun-
zioni parrocchiali nella cattedrale,
ove evvi il fonte battesimale. In
Porto-Gruaro, olti'e la cattedrale vi
sono due confraternite, l'ospedale
e il detto seminario. La diocesi
di Concordia é molto estesa, e vi
si contano circa centodiciotto par-
rocchie distribuite in sedici vicariati
rurali. Prima eravi nella diocesi un
gran numero di monisteri dell'uno
e dell'altro sesso. Di essi è superstite
quello delle Salesiane a san Vito,
mentre da ultimo a Spilimbergo
fu fondato un convento di rifor-
mati di s. Francesco. In Porto-Grua-
ro eranvi ti'e parrocchie, con cin-
que conventi di religiosi. La mensa
vescovile è tassata nei libri della
cancelleria apostolica in fiorini quat-
trocento.
Da ultimo iu Porto-Gruaro, colle
pie oblazioni, e collo zelo dell'at-
tuai vescovo e dei fedeli, e parti-
colarmente dell'avvocato benemeri-
to Antonio Spiga, venne, con ar-
chitettura di Antonio Marchi rifab-
bricata la chiesa cattedrale con ec-
clesiastica magnificenza, in luogo
dell'antica già caduta e deserta.
L'attuale monsignor vescovo Car-
lo Fonlanini , a' 4 agosto i833,
solennemente consagrolla in ono-
re di Dio, della beata Vergine,
e dell'antico titolare s. Andrea A-
postolo. F. l'opuscolo. Quando per
i'ero amore di religione rallegrava-
si Porto-Gruaro della fabbrica, e
consagrazioìie della chiesa sua cat-
tedrale ^ Treviso i834j letto iu
64 CON
detto giorno nella stessa cattedrale
dal lodcito vescovo. 11 suo prede-
cessore Giuseppe Maria Bressa di
Venezia, merita di essere encomia-
to, perchè ne gettò le costosissime
fuiidameuta, ed eresse i muri mae-
stri.
CONCORDIO (s.), martire. Re-
gnando Marco Antonio, fu condot-
to questo santo d'innanzi a Tor-
quato , governatore dell' Umbria ,
clic risiedeva a Spoleto, affinchè ri-
nunciasse alla lède cristiana. Riu-
scendo inutile ogni maniera di per-
suadenti parole a rimovere Concor-
dio dalla saldezza della sua cretlen-
za, fu avuto ricorso in prima ai
colpi di bastone, e dappoi fu diste-
so il pazientissimo santo sul caval-
letto, ma nulla giovò, ch'egli sem-
pre insisteva nella ripetizione di
queste parole : siane gloria a. voi,
mio Signore Gcsìi Cristo. Adirato
il governatore, comandò, che gli fos-
se troncato il capo , se dopo tre
giorni ricusasse di prestare adora-
zione , sacrificando ad un idoletto ,
che aveva seco un sacerdote, inca-
ricato di questa empia missione. Con-
cordio, anziché adorare, sputacchiò
quell'insensata divinità, e si dispo-
se con ciò ad offerire della propria
vita al Dio vivente quel sacrificio,
che altri volevano offerto a quel-
1' idolo. La memoria di questo san-
to è ricordata dal martirologio ro-
jnano nei giorno primo di gennaio,
ed altii martirologi ne fanno men-
zione a' di due dello stesso mese.
COM)AX]VE DI ERRORI I?f GLOBO.
Bai teologi chiamasi condanna in
gl(jbo qui-lla, che la Chiesa fa di
molli errori insieme , con diverse
censure conglomerate , senza indi-
viduare queste con quelli. La di-
versa specie di condannare dimo-
stra la somma [)rudcnza della Ciiie-
CON
sa, la quale .sa conoscere i tempi ,
i luoghi, le persone, per apprestare
a' suoi fedeli seguaci i mezzi più
opportuni della perseveranza catto-
lica. Dice il gran Bossuet, esser ne-
cessario sovente, che la Chiesa usi
termini generali nelle sue definizio-
ni. L'uso di condannare in globo
alcuni errori e proposizioni, si vedrà
dai seguenti esempi , che in cora-
pcndio andiamo a riportare , men-
tre delle bolle pontificie per con-
da)me di erroii, si tratta all'articolo
Bolla [f^'edi) , e principalmente al
i) IX, ed al 5 X.
Prima di ogni altra cosa, si deve
rammentare, che Gelasio I, nel con-
cilio romano, proibì alcuni libri nel
declinare del secolo V , ed altret-
tanto fece il concilio generale V co-
stantinopolitano II, senza estrarvi
nemmeno gli errori. Questi però
furono estratti per opera dei som-
mi Pontefici, dei concili ecumenici,
e delle cattoliche università, e fu-
rono censurati in globo. Tuttavolta
il piimo Papa , che espressamente
condannasse in globo errori, è Gio-
vanni XXII residente in Avignone,
quando cioè nel i 3 i 7 dichiarò nella
sua bolla contro gli eretici fraticel-
li, che alcuni de' loro sentimenti
erano eretici, altri insensati, altri
favolosi, senza accennare quali fos-
sero in particolare. Quindi, verso il
fine del suo pontificato, condannò
in globo gli errori di Marsilio I\Ie-
naiidro da Padova, e di Giovanni
Gianduno di Perugia, scrittori ven-
duti a Lodovico di Baviera, i quali
tra gli altii abbominevoli scritti,
com[)ilarono trentasei capitoli, ch'e-
gli oppose al Papa, pretendendo di
mostrare con essi , che Giovanni
XXII non era vero Pontefice. Va
(jui rainnif-ntato. che Marsilio aju-
talo da G;andun.). nel i32o, dedi-
CON
et) nllo Scismatico Lodovico di Ba-
Tiera il libro intitolato Dcfensorium
pacìs circa l' imperiale ed ecclesia-
stica giurisdizione; che fu condan-
nato dal detto Pontefice con una
bolla riferita dal Rinaldi, Annali
crei, all'anno loi'j, n. 21. F'. l'e-
same di Francesco da Venezia fat-
to in Avignone nel iSaS, presso il
Baluzio tom. VII Misceli, p. 3ii;
Alvaro Pelagio, de Planctu eccles.,
lib. 7, cap. ^'S ; e Natale Alessan-
dio, Hist. eccl. saec. XIII e XIV
cap. 3, art. i3. toni. Vili.
Nel 1347 la facoltà teologica di
Parigi condannò quaranta articoli
di rea dottrina in globo, come er-
ronei, sospetti, e lììalsoiianti della
fi'de. Nel i4i2 la facoltà di teolo-
gia in Praga condannò nella stessa
lorma quarantacinque articoli di Gio-
vanni Huss, dichiarandoli in globo
come ciascimo, o eretico, o erroneo,
o scandaloso, o tenente lungi i fe-
deli dal vero cammino della fede.
Così lo praticò dipoi il concilio di
Costanza, il quale condannò in glo-
bo quarantacinque proposizioni di
Wicleffo, e trenta di Giovanni Huss:
quindi Papa Martino V nella sua
bolla Inter caetera, si protestò di
condannarle anch' egli, come prima
del suo ingresso a quel concilio ei-a-
no state condannate. Così Sisto IV
confermò la condanna degli eiTori
di Pietro d' Osma , che furono in
globo condannali dalla congrega-
zione complutense. Indi Leone X,
nella sua bolla del i5ig, condan-
nò in globo quarautuna proposizio-
ni di Lutero ; s. Pio V, Gregorio
XIII, ed Urbano Vili similmente
proscrissero gli errori di Bajo in
numero di sessantanove. Innocenzo
XI condannò le sessantotto' proposi-
zioni di Molinosi Innocenzo Xll
quelle del libro intitolato Massime
VOI. XVI.
CON r,T
de' santi, per tacere di tanti altri
che si possono consultare nella Mo-
rale al Antoine dell' edizione roma-
na. Qui appresso ci limitiamo sol-
tanto al far cenno della condanna
di Clemente XI contro i giansenisti.
Clemente XI, siccome vigilante
pastore della Chiesa universale, an-
che ad istanza di Luigi XIV re di
Francia, a' 16 luglio ito?, foce la
celebre bolla T'^ìneani Domini Sa-
baoth, Bull. Boni. tom. X, part. I,
p. i45ij contro la quale subito si
scatenarono i giansenisti, perchè ve-
deano per essa condannato con piìi
solennità il Caso di coscienza. Que-
sti eretici, sempre pertinaci, ebbero
un degno successore di Arnaud, in
Quesnello, il quale pubblicò nel
1 67 1 // nuovo Testamento; e ve-
dendo che da alcuni si gustava, fe-
ce un'aggiunta alle sue riflessioni.
Fu allora che si sfogò contro le
potenze più cattoliche , e procurò
d' insinuare nel cuore de' fedeli quel-
le massime, che già da cinquant an-
ni affliggevano la Chiesa. 11 gesuita
p. Tullier, confessore di Luigi XIV,
trovò nell'opera di Quesnello cento
ed una proposizioni degne di con-
danna. Il re le denunziò a Clemen-
te XI, il quale condannolle in ge-
nerale colla costituzione Unigenitus
de' i3 luglio 1708, Bull. E.om.
loco citato p. 200, per quattro ra-
gioni, che sono in essa dichiarate.
Fu però ritenuto in Francia , che
una semplice proscrizione non ba-
stasse, ma che fosse d' uopo d' una
spiegazione con particolari qualifi-
cazioni ; quindi è che il Pontefice
ordinò in Roma, che sopra // nuo-
vo Testamento fosse fatto r'goroso
esame, il quale duiò per quasi due
anni, con ventitré congregazioni dei
Cardinali Spada, Ferrari, Fabroni,
Casini, e Tolomei, insieme ad insi-
5
GG
CON
cui teologi. A queste congregazioni
intervenne anche Clemente XI, che
per avere maggior aiuto e lume
dal cielo , ordinò una processione
generale di tatti gli abitanti di E.0-
ma alla basilica vaticana, nella qua-
le pel medesimo fine egli si recò
pili volte a celebrare la messa, e
farvi fervorose orazioni. Finalmente,
agli 8 settembre lyiS, sottoscrisse
e pubblicò la celebratissima bolla
Unigenitus Dei Filius, Bull. Rom.
loc. cit. p. 340, colla quale condan-
nò in globo severamente, e colle con-
venienti censure cento ed una pro-
posizioni estratte dall'opera di Ques-
nello, come non catiolichc, e conte-
nenti il puro, e pretto dannato Gian-
senisnio. V. il Zaccaria nelle note
al Pallavicini Storia del concilio di
Trento, lib. I, cap. XXI, pag. 5i,
Faenza 1 792 ; ed il Bergier, Di-
zionario enciclopedico i alla voce
Condanna in globo.
CONDEDO (s.), prete e romito
inglese, dall'Inghilterra passò in
Francia unitamente a tre suoi di-
scepoli, Giovanni, Cinomaglio e Zac-
cheo. Dimorò da prima presso s.
Valerio in Caux, indi nella badia di
Fontenelle, ove fu tratto dalla fa-
ma di s. Lamberto , e finalmente
stabifi la sua ferma dimora a Bel-
cinac, isola della Senna , che ebbe
in dono dal re Teodorico III. Qui-
vi costrusse due chiese, una intito-
lata alla ss. Vergine, l'altra ai santi
Apostoli Pietro e Paolo. La morte
di lui avvenne circa l'anno oo5, e
le reliquie, a cagione delle inonda-
zioni di Belcinac , furono in pro-
gresso di tempo trasportate a Fon-
tenelle.
CONDOM [Condonius, o Con-
domini Fasconnm). Città vescovile
di Francia nel dipartimento del
Gers, un tempo capitale dei Goil-
CON
domese in Guascogna, e nella bas-
sa Guienna. E capoluogo di circon-
dario, e di cantone, ed è posta in
riva al Baise in una valle deliziosa,
piena di fiorentissimi vigneti. El-
la è sede di un tribunale di prima
istanza, e di una conservazione delle
ipoteche; ha molte chiese, ed un
collegio comunale, due ospedali, ed
una società di agricoltura. La sua
origine si deve ad un monistero
di benedettini; e nel i56g fu pre-
sa e saccheggiata da Gabriele di
Montgomery , capo dei protestanti
ugonotti, che tanti danni recarono
alia Francia. Condoni fu patria di
molti uomini illustri, fra' quali no-
mineremo Biagio di Monluc ma-
resciallo di Francia , di Scipione
Dupleix istoriografo, e di Sabathier
autore del Dizìonarìo delle antichi-
tà pagane.
Il sommo Pontefice Giovanni
XXII, residente in Avignone , nel
1 3 1 7, fondò la sede vescovile di
Condom, dichiarandola sulfraganea
della metropolitana di Bordeaux. ;
cangiò l'abbazia di s. Pietro in cat-
tedrale, l'abbate in vescovo, e i mo-
naci benedettini in canonici, lascian-
do loro però l'osservanza della re-
gola monastica. Per diocesi assegnò
lutto il Condomese, il quale prima
colla città costituiva una porzione
della diocesi di Agen al di là della
Guienna. Il Papa Giulio III, eletto
nel i55o, secolarizzò i canonici, e
il capitolo venne composto della
dignità del prevosto, di quella del-
l' arcidiacono, e di dodici canonici.
SemLva, che la chiesa dei benedet-
tini fosse già cattedrale quando Gio-
vanni XXII istituì il vescovato; ma
s' ignora da chi sia stata eretta a
tal grado. Certo è che Onorata
moglie del conte di Guascogna Gar-
cia, ebbe a l'irabbricarla, ed ancoia
CON
abbiamo che nel secolo XI , Ugo ,
vescovo d' Agen , vi collocò i be-
nedettini, e che in seguito divenne
celebre abbazia, ricolmata di favori
dai conti di Astarac, e dai conti
di Guascogna. Ma questa diocesi ,
che comprendeva cento trenta par-
rocchie divise in tre arcipreture, ed
il cui vescovo godeva la rendita an-
nua di sessanlamila lire, restò sop-
pressa pel concordalo del 1801,
coir autorità del Pontefice Pio VII.
CONDONATO. F. Oblato.
CONDORMIEMI . Settari del
secolo decimoterzo, che infettarono
r Alemagna. Ebbero essi tal nome
perchè sotto pretesto di carità e
fratellanza dormivano in una stessa
camera senza distinzione di sesso.
Il loro capo fu vm oscuro perso-
naggio di Toledo. Si raccoglievano
essi in un luogo presso Colonia ,
dove si dice, che adorassero l'im-
magine di Lucifero , e da lui ot-
tenessero grandi oracoli. Il loro ca-
po si affogò nel mare passando iu
Inghilterra.
Condormienti si appellarono ezian-
dio alcuni anabattisti del secolo de-
cimosesto , i quali cadevano nella
medesima indecenza de' primi.
CONDULMIEPJ o CONDUL-
MERO FAMIGLIA. Trasse l'origine
da Pavia, da dove nei primi seco-
li della veneta repubblica si trasfe-
rì a Venezia. Siccome in seguito
Angelo, e il suo figlio, si rendette-
ro benemeriti della repubblica, per
aver somministrato gente armata
nella guerra contro i genovesi, fu
in parte ascritta alla nobiltà nel
i38i ; ed in parte rimase fra le
popolari. Di quest' ultimo ceppo
nacque Gabriele, che con distinta
dichiarazione del senato venne ri-
cevuto fra i nobili patrizi, e la cui
linea iu appresso, e nel i554> lu
CON 67
ammessa nel maggior consiglio. Ga-
briele ottenne la dignità di Cardi-
nale dallo zio Gregorio XII, e nel
i43i fu sollevato al pontificato col
nome di Eugenio IV {Vedi). Egli
ebbe per padre Angelo Condulmie-
ri, e per madre Beriola Cori-aro, che
\ide tre Pontefici suoi stretti pa-
renti; cioè Gregorio XII suo fra-
tello, Eugenio IV suo figlio, e Pao-
lo II suo nipote per parte di Po-
lissena sua figlia. Oltre all'essere
sorella, madre, ed avola di tre som-
mi Pontefici, fu ella ancora avola,
zia, e bisavola di nove Cardinali^
di sei patriarchi , e di undici ve-
scovi . Anche Polissena Condul-
mieri fu madre, sorella, e nipo-
te di tre Papi. Gregorio XII [Ve-
di) patrizio veneto fu fatto Car-
dinale nel i4o4> 6 nel i4o6 di-
venne Papa. Egli discendeva dalla
famiglia Corraro o Correr, che tras-
se l'origine da una casa, a cui
tutte le memorie danno Roma per
culla. Fu per l'irruzione de' bar-
bari, che quella casa si ricovrò in.
Venezia, ove nell' amio 863 vive-
vano due fratelli Corraro, che es-
sendo separati di abitazione, e nel-
le facoltà, fecero anche differente
lo stemma. I Corrari furono sem-
pre in onoranza nella repubblica,
ed ebbero rilevanti impieghi , ed
autorità nel senato, e negli eserci-
ti. L'ammissione loro al patriziato
rimonta al 1 297, ed un Angelo
Corraro vesti la porpora procura-
toria. Gregorio XII annoverò tre
parenti, e nipoti al sagro Collegio,
cioè Antonio Corraro, che ne di-
venne decano, e fu uno de' primi
fondatori della congregazione di s.
Giorgio in Alga, Angelo Rarbarigo
patrizio veneto, e Gabriele Con-
dulmieri poi Papa Eugenio IV.
Questi creò poscia Cardinali Fran-
68 CON
ce<;co Condulmieri figlio di suo fra-
tello, che ili Valicano gli eresse poi
il monumento sepolcrale, e Pietro
Barbo, tiglio di sua sorella, poi Pao-
lo li. Tuttavolta il virtuoso Euge-
nio IV si dimostrò disinteressato
co' parenti, i quali venivano trat-
tati da lui in palazzo senza distin-
zione.
Paolo II I^Vedi), come dicem-
mo, riconosceva per madre Polis-
sena Condulmieri, e per padre Ni-
colò Barbo, duna famiglia che per
comun sentimento degli scrittori, si
crede oi"iginaria da quell'antica ro-
mana degli Enobarbi, da L. Do-
miziano, per le cui virtù meritò
di essere ascritto all'ordine senato-
rio. Da lui discese l' imperatole
Nerone. Un ramo della famiglia
passò a Parma, dove con gran lo-
de resse la repubblica nel conflit-
to delle fazioni , le quali peiò a-
vendo tolto il dominio ai Barbi,
gli espulsero, ritirandosi essi in Ve-
nezia. Poco appresso vennero an-
noverati tra i senatori; servendo
la repubblica nelle più luminose
magistrature di toga, e di spada,
anzi per le loro prodezze un im-
peratore di Costantinopoli diede ai
Barbi per istemma un leone in pie-
di, con una sbarra d'oro a traver-
so. Esaltato nel 14^4 Paolo II al
triregno, non solo si mostrò d'ani-
mo grande coi Condulmieri suoi
stretti congiunti, ma anco con tre
nipoti, figli di altrettante sorelle,
che creò Cardinali. Essi sono Mar-
co Barbo, che poscia eresse allo zio
in Vaticano un bel deposito; Bat-
tista Zeno, e Giovanni Michieli pa-
trizi veneti. Per Gregorio XII,
Eugenio IV, e Paolo II la fami-
glia Condulmieri fu grandemente
onorata, e sali uj più alto grado di
rinomanza, lustro ed opulenza.
CON
CONDULMIERI Francesco, Cdr-
diiiale, Francesco Condulmieri di
Venezia, nipote di Eugenio IV, fu
vicecancelliere, camerlengo della S.
R. C, ed amministratore dell' arcive-
scovato di Narbona nel i433. Pas-
sato poi nel 1436 alla sede vesco-
vile di Bezanson, indi fu patriarca
di Costantinopoli, e a' 19 settem-
bre del i43i venne promosso dallo
stesso Eugenio IV al Cardinalato
col titolo di s. Clemente. Poscia ot-
tenne nel 1 438 la chiesa di Vero-
na, ove fondò il collegio degli Ac-
coliti, ed introdusse i fiati dell'Os-
servanza. Sostenne parecchie lega-
zioni , ed in quella contro il turco,
perirono in battaglia Ladislao re di
Polonia e di Ungheria, ed il Car-
dinal Giuliano Cesarini. Intervenne
alle dispute, eh' ebbero luogo tra
Marco di Efeso ed il vescovo di
Coron. Era troppo libero di lingua,
e nella fuga di Eugenio fu ritenu-
to dai romani dentro il Campido-
glio fino al termine di ogni con-
tesa. Dopo il conclave di Nicolò V,
morì a Roma vescovo di Porto nel
1453, contando ventidue anni di
Cardinalato. Venne sepolto nella ba-
silica vaticana.
CONDULM1ER.I Gabriello, Car-
dinale. V. EuGE>IO IV.
CONFERENZA . Cos'i chiamansi
i ragionamenti, che gli ecclesiasti-
ci fanno tra loro sulle materie re-
ligiose, di teologia, e principalmen-
te di morale. Ve ne sono, secondo
i luoghi , settimanali , mensili ec. ,
ordinarie, e straordinarie. Le con-
ferenze ecclesiastiche , e spirituali
sono utilissime se si fanno nei de-
biti modi, e col beneplacito, e se-
condo le ingiunzioni dei rispettivi
Ordinari. Conferenze pure si chia-
mano le dispute regolate e pubbli-
che, che talvolta ebbero luogo col
CON
concorso del potere secolare tra i
cattolici, e gli eretici. Fra le rino-
mate sono da ricordarsi quella di
Cartagine, tra i cattolici e i dona-
tisti, l'altra tra i cattolici e gli a-
riani, ed altra tra i cattolici e i
severiani : ve n' è anche una di
Roma meritevole di menzione.
La conferenza di Cartagine fu
tenuta in quella città nell'anno 4' '
per comando di Onorio imperato-
re, coll'interveiito di duecento ot-
tanta vescovi cattolici, e di cento-
cinquantanove vescovi donatisti, i
quali furono confusi solennemente
da s. Agostino, cui i cattolici ave-
vano dato il carico principale del-
la disputa, Tuttavolta i donatisti
per la maggior parte restarono o-
stinati nell'errore, sebbene un gran
numero di vescovi cattolici offrisse
loro di dividere le proprie sedi, ed
altri anche di cederle loro intera-
mente, se avessero rinunciato allo
scisma, esprimendosi perciò s. Ago-
slino colle seguenti parole: » E
« per i nostri popoli, che noi sia-
« mo vescovi; or quello che noi
» siamo per li nostri fiatelli, siamo-
M lo alla buon'ora in quanto ad es-
« si siamo utili; ma desistiamo pu-
« re di esserlo, quando noi diven-
»> tlamo per loro di pregiudizio.
« Dopo che il Figlio di Dio scese
'» dal cielo, aflìnchè noi divenissi-
" mo suoi membri, sentiremo noi
M pena a scendere dalle nostre cat-
« tedre, per impedire che i mem-
»» bri di Cristo non sieno disgiun-
" ti, e separati per una divisione
« funesta? " F . Cartagine. La con-
ferenza tra i cattolici e gli aria-
ni dell'anno 499 f"^* tenuta alla pre-
senza di Gondebaldo V, re Ariano
diBorgogna. S. Avito, arcivescovo di
Vienna, siccome di gran scienza e
pietà, avendo conferito a Lione coi
CON 69
vescovi ariani, li confuse, e li fé' am-
mutire, con trionfo de'cattolici. Con-
vinse il re stesso senza però con-
vertirlo, né potè indurlo a confes-
sare pubblicamente l' errore, che
per timore di olfendere i sudditi
infetti dell'arianesimo, per cui si as-
tenne di abbracciare la cattolica
fede. Sigismondo, figlio e successo-
re di Gondebaldo, fu più coraggio-
so di lui, e rinnegò la falsità del-
l'ariana credenza. F. il D'Achery nel
tomo III del suo Spicilegio.
La conferenza tra i cattolici, e
i severiani si tenne in Costantino-
poli nell'anno 533 per cura del-
l'imperatore Giustiniano I. Il risulta-
mento si fu la conversione del ve-
scovo Filossene, e di gran numero
di cherici e monaci, ch'erano sta-
ti infelicemente sedotti. Regia t. XI,
Labbè tomo IV, Arduino tomo li.
La conferenza di Roma fu te-
nuta neir 809 nella basilica Vati-
cana, tra i deputati dell'imperato-
re Carlo Magno, ed il Pontefice
Leone III, sulla particola Filióque
aggiunta al simbolo della fede. Re-
gia t. XX, Labbè t. VII, Arduino
t. IV.
CONFERMAZIONE. Sagramen-
to istituito da Gesù Cristo, che
non solo accresce al fedele battez-
zato la grazia santificante, lo ren-
de perfetto cristiano, gli conferisce
ed infonde i doni dello Spiiito San-
to, ma gli dà ancora le grazie spe-
ciali per credere, per confessare co-
stantemente la fede cattolica, e re-
sistere con coraggio ai nemici di
nostra eterna salute. Questo sa-
gramento imprime in noi un ca-
rattere sagro ed inviolabile, un ca-
rattere, in virtù del quale non pos-
siamo riceverlo che vuia sola volta,
per cui s. Paolo scrivendo agli efe-
sini, disse loro: Non rattristale lo
ffQ CON
Sp'mto Sellilo di Dìo, merce di
cui foste contrassegnati Nel bat-
tesimo riceviamo im carattere ,
che ci rende figli di Dio, e nel-
la confermazione ne riceviamo
un altro, che ci fa soldati di Ge-
sù Cristo. In virtù del primo
noi apparteniamo a Dio ; in forza
del secondo combattiamo pel Fi-
gliuolo di Dio. Viene il sagramen-
to amministrato coll'imposizione del-
le mani, e con l'unzione del sagro
crisma sulla fronte del battezzato
e per tal'azione si dice anche cre-
sima la cerimonia, cresimare l'ese-
cuzione di essa, e cresimato quel-
lo che ha ricevuto il sagramento.
f^. Battesimo, Crisma e Cresima.
§ I. Denominazione, natura, e ne-
cessità del sagramento della Con-
fermazione.
La confermazione è chiamata con
diverse denominazioni, dagli apo-
stoli, dai padri, e dai concili ; cioè
imposizione delle mani ; unguen-
to sagro; sagramento del crisma;
crisma santo e celeste ; crisma di
salvezza; segno del Signore; se-
gno spirituale; segno della vita e-
terna ; perfezione, e confermazione.
Queste ed altre denominazioni so-
no fondate o sulla materia, o su-
gli effetti della confermazione, sa-
gramento della nuova legge, locchè
è definito in questi termini dal con-
cilio di Trento, nella sessione VII,
canone I: » Se alcuno dirà che la
!> confermazione in quelli che sono
" beltezzati, non è che una ceri-
» monia vana, e superflua, laddove
» ella è in fatti e propriamente
« un vero sagramento; ovvero che
» la confermazione una volta altro
Si non tosse, che una specie di ca-
» techismo dove quelli eh' erano
CON
>» vicini ad entrare nell'adolescenza
« rendevano conto della loro cre-
» denza in presenza della Chiesa,
)j sia anatema ". Questo punto di
fede si prova colla Scrittura, e col-
la tradizione.
Si prova primieramente la con-
fermazione colla Scrittura, dicendo
Gesù Cristo a'suoi apostoli, Jo. e.
ii\. V. i6: " Io pregherò il Pa-
•> dre, ed egli vi darà un altro con-
» sciatore, acciocché sempre resti
» con voi ; questo è lo spirito di
" verità, ec. " e e. 17. v. 10 di-
ce al Padre suo parlando degli a-
postoli : » Non prego solo per essi,
5; ma anco per tutti quelli che cre-
" deraimo in me, in virtù delle lo-
» ro parole ". Nel libro degli Atti
apostolici, e. 5. f. 38, s. Pietro di-
ce a quelli, che lo ascoltavano: -•> Si
« battezzi ciascuno di voi, e rice-
M verete il dono dello Spirito San-
" to, avvegnaché la promessa li-
" guarda voi, e i vostri figliuoli,
" e tutti quelli che sono ancora
» lontani, ma che il Signore no-
» stro Dio chiamerà " . Di fatti
si legge nel e. 8. v. 17. ec, e. 19.
V. 6: « Gli apostoli imponevano
« le mani sopra i battezzati, e lo-
» ro davano lo Spirito Santo ".
Questa è adunque la promessa dello
Spirito Santo fatta da Gesù Cristo
a tutti i fedeli, seguita dall'esecu-
zione, ed un rito posto in uso da-
gli apostoli per produrne l'effetto.
Osservano i teologi, che la confer-
mazione ha le tre qualità richieste
nei sagramenti della nuova legge :
è un segno esterno e sensibile, co-
stituito dall'imposizione delle mani,
e dalla preghiera ; ed ecco la pii-
ma qualità richiesta in un sagra-
mento della nuova legge : è un se-
gno santo, e santificante che pro-
duce la grazia, e che infonde lo
CON
Spirito Santo; ed ecco la secon-
da : è un segno istituito da nostro
Signore Gesti Cristo, poiché egli
solo può comunicare alle creature
la virtù di produrre la grazia, e
gli apostoli non avrebbero avuto
tanta cura di applicare il segno della
confermazione ai battezzati se non
ne avessero ricevuto l'ordine, e la
istituzione da Gesù Cristo; ed ecco
la terza condizione necessaria nel
sagramento della nuova legge.
Si prova inoltre la confermazio-
ne colla veneranda tradizione, ed
in primo luogo abbiamo che il prin-
cipe degli apostoli s. Pietro dalla
Giudea passò nella Samaria, da s.
Filippo convertita, per amministra-
re a que' fedeli la confermazione. Il
santo Pontefice, dice il Bernini Sto-
ria delle eresie p. 3r, essendo colà
andato , confermò que' popoli col
nuovo sagramento della cresima ,
nel qual alto, come racconta s. A-
gostino, lib. 3. De Bapt. , si vedeva
scendere dal cielo una luce sopra
il capo del cresimato. Ciò vedutosi
da Simon mago, ambizioso forse an-
ch'esso di far scendere dal cielo
quella luce, o di salire alla digni-
tà episcopale, ardi domandarla a
s. Pietro esibendogli perciò denaro.
Inorridito il principe degli apostoli
si rivolse a Simone e gli disse: pe-
cunia tua tecuni sii in perditio-
nem, ec. Nel secondo secolo, san
Teofilo di Antiochia, 1. I ad Ànt.
n. li, dice che siamo chiamati cri-
stiani perchè riceviamo l'unzione di
un olio divino. S. h'eneo, che vis-
se nel medesimo secolo, discepolo
di s. Policarpo, il quale lo era sta-
to dell'apostolo s. Giovanni, adv.
haer. lib. i . e. 21. n. 3, scrive
che i Yalentiniani, dopo aver bat-
tezzalo alla loro foggia i neofiti,
facevano loro una unzione col bal-
CON yi
samo, imitando cos\ quanto si fa-
ceva nella Chiesa cattolica. Nel lib,
4 poi p. 7.5, dice che quelli, ai qua-
li gli apostoli imponevano le ma-
ni, come abbiamo dagli Atti y4post
cap. 8, ricevevano Io Spirito Santo,
ch'era per essi un pane di vita.
Tertulliano, che iìovì nel terzo se-
colo della Chiesa, nel lib. de Bapt.
e. 7. parla così: » nell'uscire dai
'j fonti battesimali, riceviamo l'un-
» zioiie di un olio benedetto secondo
5j l'antico uso di consagrare i pre-
M ti con una unzione. Questa un-
» zione tocca la carne, ma opera
» un effetto spirituale Di poi
» e impongono le mani, invocan-
» do con una benedizione lo Spi-
» rito Santo. " Nel lib. 8 parla
dei tre sagramenti del battesimo,
della confermazione, dell'eucaristia,
che un tempo davansi insieme nel-
la Chiesa, e chiama chiaramente sa-
gramento anche la confermazione.
S. Cipriano, nell'est?. 73 ad Fu-
bajanuvi, dopo aver parlato di ciò
che fecero s. Pietro, e s. Giovanni
rispetto ai samaritani di fresco bat-
tezzali , imponendo loro le mani ,
soggiunge che » se taluno nell'ere-
>» sia e fuori della s. Chiesa ha po-
5» tuto ricevere la remissione dei
>i suoi peccati mediante il battesi-
» mo, potè ricevere anco lo Spiri-
M to Santo ; e che non è più me-
» stieri, qualora egli ritorni, d'im-
» porgli le mani, e di segnarlo ac-
M ciocche riceva lo Spirito Santo,...
» Dunque, die' egli, questo è il no-
» stro costume, che chi fu battez-
» zato nella Chiesa, sia presentato
» ai vescovi, affinchè colla imposi-
» zione delle mani riceva Io Spi-
'5 rito Santo, e sia segnato col se-
» gno del Signore ". 11 Pontefice
s. Corneho del 254 5 '" ""^ delle
sue lettere, presso Eusebio, 1. 6, e.
73 CON
47> p. 3i3, dice di Novaziano , il
primo degli antipapi, che dopo es-
sere stato battezzato, non fu segna-
to dal vescovo, e che per mancanza
di questo segno, non potè ricevere
10 Spirito Sauto. Testimonianze del
quarto secolo sul sagramento della
confermazione, si leggono nei con-
ciH di Elvira, di JVicea, di Laodi-
cea ec., tutti distinguendola dal bat-
tesimo, e riconoscendola per sagra-
mento, non per cerimonia, come
pretendono i protestanti; sagramen-
to che pur riconoscono i padri, fra
i quali nomineremo s. Cirillo di
Gerusalemme, Catechesi 3 de Con-
Jirmatloìie; s. Gio. Grisostomo, ho-
mil. i8 in Act. apost.j s. Girola-
mo, Dialog. contr. Luciferian.; s.
Agostino, Tract. 6 in epist. s. Joan.;
Innocenzo I, cap. 3 ad Decentiiiìu;
s. Gregorio I, epist. ii ; Beda, in
cap. 8 Act.; s. Isidoro di Siviglia,
lib. 2. de Offic. cap. 26; Amala-
rico, lib. I de Offic. cap. 27 ; Val-
frido Strabene, Uh. de rebus eccles.
cap, 26, e Betram , lib. 4 contra
graeconim apposita^ capo VII, ec.
11 p. Drowen, de re sacrarti t. 3,
riferisce gli analoghi passi dei con-
cili, e dei padri. I luterani, e i cal-
vinisti furono i primi eretici ad at-
taccare direttamente la cresima. V.
Chardon t. I, p. i56.
Provalo questo punto di fede
colla Scrittura, e colla tradizione,
passiamo a dire se è necessario il
sagramento della confermazione. Di-
cono pertanto i teologi che questo
sagramento era sopra tutto neces-
-sario in tempo delle persecuzioni ,
quando tutti i cristiani dovevano
essere pronti a spargere il sangue
per attestare la loro fede. Non cessò
per altro d'essere necessario dopo che
il cristianesimo si è stabilito. La fede
sempre è stata combattuta dagh e-
C () X
retici, dagli increduli, dai cristiani
scandalosi, e lo è ancora al pre-
sente; ma la grazia, che Dio ci
concede per resistere, non ci è da-
ta per assalire, giacchèj dice s. Pao-
lo, Timot. e. 2, v. 7: Dio non ci
ha dato lo spirito del timore, ma
della fortezza, della carila, e della
moderazione. La confermazione a-
dunqiie non è necessaria di neces-
sità di mezzo, perchè possiamo es-
sere salvi senza di essa, purché sia-
mo battezzati; ma è necessaria di
necessità di precetto divino nel pe-
ricolo di morte, di persecuzioni, di
violente tentazioni ec. , e lo è di
precetto ecclesiastico, come si può
vedere dai canoni di diversi conci-
ni, fra' quali ecco quanto dice il
canone V del concilio di Lambesa,
celebrato nel 1281: >■> Vi sono molti
cristiani, i quali trascurano di ri-
cevere il sa2;ramento della con-
fermazione, senza sapere di quali
grazie si privano; perchè non vi
sono ministri zelanti, che ve gl'in-
ducano. Quindi è , che per ov-
viare a una negligenza sì con-
dannabile, noi proibiamo di am-
ministrare il sagramento della
Eucaristia a coloro, che non a-
vranno ricevuto quello della con-
fermazione, se non fossero in ar-
ticolo di morte; o se non aveS'-
sero omesso di riceverlo , che a
causa di qualche impedimento
ragionevole ". Conchiudono i teo-
logi, che siccome gli apostoli ave-
vano somma cura di confermare
tutti quelli i quali battezzavano, si
può dedurre che Gesù Cristo aves-
se ad essi comandato di ammini-
strare il sagramento della confer-
mazione, e ai fedeli di riceverlo ;
il perchè i padri, e le madri sono
obbligati a far cresimare i loro fì-
gljtjoli innanzi di amuietterli alla
CON
prima comunione, e peccano gra-
vemente se vi uiancliiiio. Gli au-
ticlii canoni imponevano tre anni
di penitenza a' genitori negligenti.
Evvi poi un precetto particolare
della Chiesa, che proibisce di rice-
vere la tonsura senza essere confer-
mato, precetto che sussisteva sino
dalla mela del terzo secolo, e che
fu rinnovalo nel concilio tridentino
nella sessione 23, capo IV : Prima
tonsura non inìtientur qui sacra-
mentutn confirmadonis non recepe-
rint. Questo precetto è fondalo sul-
la natura dello stato ecclesiastico ,
eh' essendo uno slato di perfezione,
domanda che coloro, i tjuali l' ab-
bracciano colla tonsura, sieno per-
fetti cristiani. Quindi la sagra con-
gregazione del concilio piìi volle ha
dichiarato, che l'iniziato nella pri-
ma tonsura il quale non fosse pri-
ma cresimato, ed avesse dipoi pre-
so gli ordini minori , è malamente
promosso, acquista non legittima-
mente i beneficii, e non può ascen-
dere agli ordini sagri senza la pon-
tificia dispensa. Devonsi pure con*
fermare le candidate religiose se
non lo fossero, prima di dare loro
il velo , e generalmente tutti gli
adulti.
IVon si sa poi precisamente quan-
do Gesù Cristo abbia istituito il sa-
gramento della confermazione; gli
uni vogliono che fosse il di della
cena , altri quello della Pentecoste,
altri nello spazio di tempo, che cor-
re tra la pasqua di risiurezione, e
r ascensione. Veramente in questo
tempo Gesù Cristo promise spesso
a' suoi apostoli di dar loro Io Spi-
rito Santo, ed istituì grandi misteri,
nel numero de' quali potrebbe es-
sere quello della confermazione. 11
secondo sinodo di Chalons nella Sen-
lìa, celebrato l'auuo 8 1 3^ fece de-
CON 73
creti contro alcuni plebei, che ri-
tornavano più volte a farsi confer-
mare. Bisogna credere che alloia
non fosse in uso, almeno colà, scri-
vere i nomi di coloro che si cresi-
mavano, dai quali registri si traggo-
no le fedi necessarie a prodursi mas-
sime nel contrarre il matiimonio.
In Roma i vescovi autorizzati a
cresimare mandano gli attestati del-
le cresime fatte alla patriarcale ba-
silica lateranense, dal cui archivio
poi si ritirano all' occorrenza dai
confermati. Ma gli attestati delle
cresime, che per privilegio si fanno
nella basilica vaticana , si ritirano
da queli' archivio.
§ II. Mtiterla, e forma citila
Confermazione.
La confermazione viene ammi-
nistrata con r imposizione delle ma-
ni, e con l'unzione del sagro cris-
ma, sulla fronte del battezzato.
Quindi disputano i teologi, quale
di queste due azioni sia la mateiia
essenziale, e principale di questo
sagramento. Gli uni pensarono che
lo sia la prima, altri la seconda;
l'opinione più comune si è, che
tulle e àue sieno necessarie alla
nitegrità del sagramento: per con-
seguenza la preghiera che accom-
pagna l'imposizione delle mani, e
le parole unite all'unzione sono e-
gualmente parte della forma. Nel-
la chiesa greca, e nelle sette o-
rientali , si dà questo sagramento
immediatamente dopo il battesimo,
e si amministra come nella Chiesa
Romana, con 1' unzione del sagro
crisma; se non che il vescovo ples-
so noi dice al confei-mando: « Io li
» segno col segno della croce., e ti
» confermo col crisma di salute ,
» nel nome del Padre ^ del Fi-
74 CON
» gliuolo, e dello Spirilo Santo.
» Amen". I greci, che altra volta
si servirono dell' imposizione delle
mani nell'amuiinistrazione di que-
sto saj^ramento, dicono nel conferir-
lo: " Questo e il segno, e il siig-
» gello del dono delio Spirito San-
» to ', formola che i vescovi greci
usano anche in Roma allorché am-
ministrano ai loro il sagramento.
Il crisma poi della confermazio-
ne è un unguento composto d'olio,
e di balsamo, che serve pure nelle
unzioni, che si fanno nel battesi-
mo. L' olio di oliva è essenziale nel
crisma della confermazione, e se si
adoperasse altro olio, come di no-
ce, di mandorle ec. per comporlo,
non sarebbe materia valida al sa-
gramento. La mescolanza del bal-
samo coir olio è necessaria di ne-
cessità di precetto ecclesiastico, dap-
poiché sia certo che la Chiesa or-
dini fare il santo crisma con olio
e con balsamo; nei primi cinque
secoli della Chiesa non si usava
il balsamo per la confermazione.
Il crisma dev'essere benedetto e con-
sagrato, e già nel terzo secolo era-
ne stabilita la benedizione. 11 crisma
dev'essere benedetto dal vescovo;
ma siccome la Chiesa non ha de-
finito, che la benedizione in sé fos-
se dell' essenza del sagramento, così
non l'ha pur definito della bene-
dizione fatta dal vescovo.
La ragione, per la quale Gesù.
Cristo ha voluto scegliere l'impo-
sizione delle mani , e la cresima,
per la materia della confermazione,
si è, che non ve n'ha di più a-
datta per contrassegnare gli effetti
di questo sagramento. L'imposizio-
ne delle mani accenna la protezio-
ne speciale di Dio sopra coloro
che si confermano; l'olio per le
«iualilù grasse e fluide, significa
CON
l'abbondanza della grazia, che de-
riva da Gesù Cristo per lo Spirito
Santo sui confermati, come altresì
significa la forza, perchè con esso
anticamente ungevansi gli atleti; e
pel balsamo, che sparge buon odo-
re, e preserva dalla corruzione ,
s'intende l'odore delle virtù, che
deve diffondere chi riceve la con-
fermazione. II concilio di Trento,
sess. 7, can. 2 : » Se alcuno dirà,
» che quelli i quali attribuiscono
» qualche virtù al santo crisma
M della confermazione, fanno ia-
« giuria allo Spirito Santo, sia a-
» natema ".
§ III. Ministro della Confer-
mazione.
E di fede , che il vescovo solo
sia il ministro ordinario della con-
fermazione. Il concilio di Trento
lo ha così deciso contro gli eretici
nel terzo canone della sessione 7:
» Se alcuno dirà, che il vescovo
»> solo non é il ministro ordinario
55 della santa confermazione; ma
» che ogni semplice prete lo è pa-
» rimenti, sia anatema ". Dicesi che
il Papa s. Urbano I, eletto nel
226, ordinasse che i battezzati ri-
cevessero la cresima dalla mano
soltanto de' vescovi, onde sciocca-
mente argomentarono gli eretici ,
che da lui fosse istituito il sagra-
mento della confermazione. V^. il
capo, Onines Jìdeles de Cons. d. 5,
e Tertulliano, lib. de Resur. Cam.
lib. de Progr., e lib. de Bapt., non
che Dionisio Areopagita, de Eccl.
Hier. cap. 2, part. 2. Quindi si
ha pnre che il Pontefice s. Euse-
bio del 309 confermò la prescrizio-
ne, che la cresima fosse soltanto
amministrata dai vescovi. I Wicle-
fibli, gli Ussiti, i Valdesi, ed altri
CON
ciclici pretesero, che i semplici sa-
cerdoti fossero ministri ordinari del-
la confermazione.
I semplici preti, per qualche ur-
gente necessità, e nelle remote re-
gioni, possono essere i ministri stra-
ordinarii del sagramento della con-
fermazione, per concessione ed in-
dulto de'sommi Pontefici. AlcLini
teologi, come s. Tommaso, ne con-
vengono; altri sono di diverso pa-
rere, come Ugo di s. \ittore ec.
S. Gregorio I, nel declinare del VI
secolo, colla sua seconda lettera a
Gennaro vescovo di Cagliari, per-
mise ai preti della Sardegna di
amministrare la ciesima in man-
canza de' vescovi. V. lib. ^, Epist.
26; Bellarmino, lib. 4} de Roin.
Pont. cap. io; Natale Alessandro
saec. II. dis.sert. 10, § i4 e 21;
non che le note dei Maurini in que-
sto luogo di s. Gregorio I. Ripor-
ta il Bernini, Storia delle eresie
p. 208, che da Durando fu accu-
sato s. Gregox'io I, perchè permise
ai preti di Cagliari di conferire la
cresima, la quale per ragione divina
ai soli vescovi appartiene. Egli però
coll'autorità dei canoni dei concili
Fiorentino e Tridentino risponde,
che il ministro ordinario della cre-
sima è il vescovo ad honorem po-
tius sacerdolis, quam ad legis ne-
cessitatem. Ministi-o straordinario è
il sacerdote ove non sono vescovi ,
i quali sempre confermano, ma il-
lecitamente allorché i cresimandi
non sono loro sudditi, meno che
rOi'dinario ne li autorizzi. Il Char-
don, tom. I, p. 294, parla della
concessione di s. Gregorio I; ma
dice che nella Sardegna, avendo i
sacerdoti usurpata la facoltà di cre-
simare, egli prima proibì loro, e poi
per amore della pace loro permise
di proseguire nella inlrodolla usan-
CON 75
za. Qui però noteremo, che il se-
sto concilio di Parigi dell' 827, e
quello di Meaux dell' 843, non per-
mettevano amministrare la confer-
mazione neppure ai corcpiscopi (Fe-
di), e riguardo a quelli che pote-
vano amministrarla, si voleva da
altri concili, che i cresimandi da
loro dovessero essere nuovamente
confermati. Tultavolta Isacco di
Langres dice in questo proposito:
Si quis non. ab episcopo, sed a cor-
episcopo fuerit confmnatus j rei-
terar i aliìs htnedictionihus non de-
bet. Lo stesso si legge in un
capitolare dell' 8o3, il cui autore
attesta di conformarsi in questa co-
sa all'autorità di_ Papa s. Leone
III, ch'era stato sopra ciò consul-
tato.
Quindi altri sommi Pontefici ,
secondo i bisogni e le circostanze,
accordarono ai semplici preti, e ad
altri anche per privilegio perpetuo
il permesso di amministrare la con-
fermazione. Innocenzo IV la " con-
cesse ai pp. domenicani, Giovanni
XXII, e Leone X ai pp. france-
scani spediti in America, nei luo-
ghi ove non fossero vescovi, privi-
legio che fu riconosciuto dalla con-
gregazione de' riti a' 5 aprile 1704,
come dimostia il Lambertini , De
Canon, ss. lib. 11, cap. 2, n. 4-
Gregorio XIII ne facoltizzò i ge-
suiti; Benedetto XIII l'abbate dei
benedettini cassinesi di s. Paolo
fuoii le mura di Roma, come ri-
porta il Sandini, Fit. Pont. tom. I,
pag. 208 adnot. 8; Innocenzo XIII,
e Benedetto XIV ne diedero il per-
messo al p. custode o guardiano
del santo sepolcro in Gerusalemme,
de' minori osservanti, come si legge
nella costituzione io, Ballar, toni.
I, pag. 28, e nello stesso Benedetto
XIV, De Sjnod. Diocces. lib. 7,
76 CON
cap. 7, 5 <^5 pt^i" '"Jii nominare al-
tri Pontedci, che e;^iui!e indulto ac-
cordaiono ad allri religiosi missio-
nari nelle terre degli infedeli, ove
noti fossero vescovi, bolle che re-
gistra il Ferrari, Bibliolh. Canon.
K'crI). Coiìjirmatio art. i i . Anzi Be-
nedetto XIV, a' 26 aprile i749)
colla costi tuzionCj Suprema, Bull.
Bcned. XIF , tom. II, pag. 59, agli
abbati del monisttro dell' Assunta
fle' benedettini di Kempten nella
provincia di Magonza , diede la
facoltà di conferire nel loro mo-
nistero, e nella chiesa di s. Loren-
zo (da tali abbati dipendente), il
sagramento della cresima ai fedeli
sudditi della loro spirituale giuris-
dizione quasi vescovile. In Roma i
vescovi di rito diverso dal latino,
vengono autorizzati ad amministra-
re la cresima in caso di bisogno ,
ma psservando la forma, la mate-
ria, e le cerimonie proprie della
Chiesa Romana.
IVon va qui taciuto, che tra i
greci i semplici preti da lungo
tempo sono autorizzati a conferire
\,\ conlermazione senza che la Chie-
sa R.omana abbia ciò mai loro in-
terdetto, giacché qualunque volta
si trattò dell'unione della Chiesa
greca colla romana, questa ricevette
j greci con tiilti i loro usi e riti,
come principalmente si può vede-
i'e nei concili generali Lionese II
e Fiorentino. Tuttavolta Benedetto
XIV, nella costituzione 07 Bull.
Jìoni. tomo I, dice che la Sede apo-
stolica avea ciò proibito a'sacerdo-
ti greci, e perciò riputava nulla
la cresima da loro fatta: ma di
poi, colla costituzione 129, loc. cit.
p. 5 1-2 disse: » per una certa
« tolleranza, e facilita della Sede
5> apostolica il medesimo sacerdote
» in Oliente a' greci l'iiuo, e l'al-
CON
» tro sagramento (il battesimo, e
« la cresima ) conferisce ".
INon si deve neppure passare sot-
to silenzio, che talvolta gli stessi
sonimi Pontefici hanno conferito
la cresima, il perchè non riuscirà
discaro, che qui ne riportiamo alcuni
esempi, ove noteremo le cose prin-
cipali relative.
E primieramente, avendo abjurato
il luteranismo la regina Cristina di
Svezia, ed abdicato il trono, si re-
cò a Ptoraa per istabilirvisi, venen-
do accolta con distinzione, e pater-
namente nel i655 dal Pontefice
Alessandro VII. Nella mattina del
santo Natale i due Cardinali lega-
ti Medici, e Sforza, deputati ad in-
contrarla, con quattro vescovi as-
sistenti al soglio, andarono a pren-
dere la regina nelle sue stanze nel
palazzo Vaticano, e la condussero
nella contigua basilica, ove il Pa-
pa celebrava solennemente la mes-
sa, e prima d'incominciarla la re-
gina ricevette da lui la cresima, as-
sistendo il Cardinal de Medici nel-
l'oflizio di padrino in luogo del re
di Spagna, La regina avanti di re-
carsi in Roma, e stando in Innsbruck
avea manifestato di voler prendere
nella cresima un secondo nome
e chiamarsi Cristina-Alessandra, vo-
lendo con questo secondo nome
assumere quello del Papa che ri-
conosceva qual secondo padre, e per-
ciò la sera precedente fece al me-
desimo domandarne licenza.
Piacque ad Alessandro VII il
pensiero della regina, perchè non
riguardava il nome a lui imposto
nel battesimo, ma quello assunto
come successore di s. Pietro ; e
siccome la regina, prima di recarsi
a pLonia avea visitato il santuario
della beata Vergine di Loreto, il
Pupa le uismuò di far precedere
CON
quello di Maria ai nomi di Cristi-
na-Alessandra j e quindi chiamarsi
Maria- Cristina- Alessandra , locchè
fece la regina. Seguita la cresi-
ma, essa si assise sopra un ricco
talamo per assistere alla messa pon-
tificale, ricevendo a suo tempo dalle
mani di Alessandro VII la comu-
nione; quindi nel seguente giorno
il Papa la invitò seco a desinare.
Altri esempi delle cresime fatte
dai sommi Pontefici, oltre la de-
scritta, sono di Benedetto XIII, il
quale nell'anno santo 172^, si re-
cò a Vignanello, feudo del princi-
pe Ruspoli, la cui figlia era con-
sorte al proprio nipote, ed ivi con-
sagrò la magnifica chiesa eretta dal
principe. Dopo la funzione il detto
Pontefice cresimò don Alessandro
Ruspoli, ch'ebbe a padrino il Car-
dinal Coscia favorito dei Papa, e
le sue due sorelle, cui fece da ma-
drina la duchessa di Gravina. Di
tutto ciò si conserva memoria in
una lapide marmorea in detta chie-
sa. Nel seguente anno Benedetto
XIII canonizzò san Turibio, arci-
vescovo di Lima nel Perù, morto
nel 1609, dopo aver cresimato cir-
ca novecento mila persone, come
riporta il Novaes nella vita di det-
to Pontefice, t. III. p. 88. Noteremo
ancora che innumerabili sono le cre-
sime fatte da Benedetto XIII, co-
me quello che con tutta facilità e-
sercitava le funzioni episcopali, e
nella sua prima gita a Benevento,
chiesa arcivescovile da lui ritenuta
nel pontificato, dopo aver cresima-
to un gran numero di fanciulli,
partendo dalla città a! 12 maggio
1727, andò a dormire a monte
Sarchio nel palazzo del principe,
dove nel ffi seguente amministrò la
cresima a cinquecentosei fanciulli.
Benedetto XIV nel 1751 nel pri-
CO.X 7"
mo giorno di quaresima cresimò il
principe di due Ponti, a cui poco
dopo mandò in dono il corpo di
s. Giulio di nome proprio, rinve-
nuto nel cimiterio, o catacomba di
llignano. Lo stesso Pontefice tro-
vandosi nel 1754 in Castel Gandol-
fo, nel dì della festa della natività
di s. Gio. Battista, nella chiesa prin-
cipale dopo aver celebrato la mes-
sa, avendo deposta la pianeta , se-
dente sul faldistorio, conferì il sa-
giamento della confermazione al
marchese d. Giovanni Lamberlini
suo pronipote , alla presenza dei
(Cardinali Argenvilliers , ed Albani,
olire i prelati e signori della corte,
facendo da compare il Cardinal Gi-
rolamo Colonna pro-maggiordomo.
Al volume IV, pag. 212 e 2i3 del
Dizionario , si riportano il battesi-
inOj e la confermazione ammini-
strati da Benedetto XIV, e Cle-
mente XIII a vari ebrei convertiti.
Qui però aggiugneremo , che nel
1761 Clemente XllI nella sua cap-
pella segreta del palazzo Quirinale,
conferì la prima tonsura a Gian-
francesco !\Iinali di Padova, il quale,
convertito dal giudaismo alla catto-
lica fede, era stato precedentemen-
te dal medesimo Papa battezzato ,
e cresimato, ed in quel tempo man-
tenuto a sue spese nel seminario
Vaticano. Nello stesso anno, e nella
medesima cappella Clemente XIII
agli 8 dicembre dopo avere cele-
brato la messa, cresimò d. Cesai-e
Lanibertini, altro pronipote del suo
immediato predecessore Benedetto
XIV, essendone padrino Carlo III
re di Spagna rappresentato per pro-
cura dal Cardinal Orsini ; indi il
re mandò al suo figliano o figlioc-
cio il suo real ritratto contornato
di brillanti, del valoie di scudi die-
cimila.
78 COx\
Finalmente noteremo, quanto dif-
fusamente si può leggere nel Dia-
rio dì Roma del 1784 nura. 972.
Il sommo Pontefice Pio VI nella
cappella Sistina del palazzo Vati-
cano , vestito di pianeta e mitra ,
dopo avere recitata una dotta omi-
lia sul sagramento della conferma-
zione, cresimò le figlie dell' amba-
sciatore veneto Andrea Memmo, d.
Lucia, e d. Paola, nella mattina
della domenica ia Alhis. Accompa-
gnarono tali dame , in vece della
loro madre, la contestabilessa Co-
lonna, e la principessa d'Avello, e
le madrine furono d. Costanza Fal-
conieri duchessa Braschi nipote del
Papa, e d. Giulia Falconieri prin-
cipessa Santacroce: tanto le madri-
ne, che le candidate vestivano tutte
di bianco. Quindi Pio VI celebrò
la messa, nella quale comunicò le
candidate, e poi ascoltò quella del
cnppellano segreto. Furono presenti
alla funzione il re di Svezia Gu-
stavo III, molti Cardinali, prelati,
e nobiltà sì romana che estera.
Monsignor Romualdo Braschi mag-
giordomo diede un lauto rinfresco
a tutti, nello stesso palazzo aposto-
lico; e l'ambasciatore nel palazzo di
A enezia fece un sontuoso pranzo. 11
Papa regalò alle cresi mande due
preziose corone di lapislazzoli be-
nedette legate con cappiette , e me-
daglie d'oro ; d. Costanza donò a
d. Lucia un anello o rosa di otto
brillanti, dei quali era piìi grosso quel-
lo in mezzo; e d. Giulia regalò a d.
Paola una pretensione con gruppo,
e cifra di brillanti : monsignor Dini,
primo maestro delle cerimonie, eb-
be dall' ambasciatore un orologio
d' oro.
§. IV. Ceriinonie che precedono ,
accompagnano j e seguono il cou-
CON
ferimento del sagramento della
Confermazione.
Oltre quanto superiormente si è
detto, vi sono cerimonie che pre-
cedono la cresima, altre che l' ac-
compagnano, altre che la seguono.
Le cerimonie, che la precedono,
consistono nelle seguenti. Quelli che
devono essere cresimati fa d'uopo
abbiano Padrini, o Madrine (Ve-
di), ossiano Compari o Comari
(Vedi), acciò li presentino al vescovo ,
eli sostengano, per significare il loro
stato d' infanzia, e di debolezza nel-
la via spirituale. Per questa pre-
sentazione si contrae nel modo
come si disse all' articolo Compa-
ratico (Vedi), fra i compari e le
comari , i figliocci , e le figlioccia
un' alleanza ed affinità spirituale ,
simile a quella, che dai medesimi
si contrae nel battesimo, come per
esempio il padrino non può sposa-
re la madre del suo figlioccio, ne
la madrina il padre della sua fi-
glioccia. Celestino V comandò che
un solo, o uomo, o donna rispetti-
vamente sia il padrino, ola madrina
nella confermazione, mentre che nel
battesimo più di uno se ne con-
cedono. Opusc. 8, part. 2, e. uni-
co. L' affinità poi, che contraggono
spiritualmente questi padrini, e ma-
trine, è meno estesa che quella
del battesimo, perchè non passa il
primo grado. Conc. Trid. sess. 24»
e. 2, de Ref. Devono i cresimandi
lavarsi la fronte, e recar seco ben-
de di lino bianche convenienti e
nette pei' bendarsi la fronte dopo
che si sarà Jatta 1' unzione del sa-
gro crisma : comunemente le ben-
de sono fettuccie di seta bianca lar-
ghe circa due pollici. In alcuni luo-
ghi le bende non si usano, ovvero
in mancanza di esse, i ministri del
I
COiV
vescovo asciugano la fronte dei con-
fermati con bambagia. Anticamen-
te nella cresima cambia vasi il no-
me della persona che dovea rice-
vere la confermazione, massime quan-
do il nome che avea era non con-
venevole, come ridicolo o indecente,
ovvero quando la persona per una
particolare divozione a qualche san-
to, avesse bramato assumerne il no-
me. S. Gregorio di Tours lib. 5,
cap. 38, racconta che s. Ermenegil-
do figlio di Leovigildo re de' goti,
Clini chrismaretnrj prese il nome
di Giovanni. Dell'uso di cambiare
il nome nella cresima, f^. il Car-
dinal de Agnine, tomo IV, Concil.
Hispan. in praef.; ilMartene; Gio.
Enr. Stussii, Commentai, de No-
minimi mutatione, Gothae lySo;
ed il padre Vincenzo Dom. Passi-
ni, de velevuni quoriindam Chri-
stianorum propriis , selectisque no-
minibuSy Venetiiis 1772. 1 canoni
dei concili di Milano, e di Acqui
del i585, e di quello di Tolosa
del iSgo, comandarono, che nella
cresima si cambiasse a' cristiani il
nome, se ne portassero uno non con-
veniente, già assunto nel battesimo,
o prima.
Le cerimonie, che accompagnano la
confermazione, consistono in ciò: che
quelli i quali debbono essere cresima-
ti, essendo in ginocchio nei tempi, e
nei luoghi indicati dal vescovo, que-
sti stando a sedere ovvero in piedi
protende le mani sopra di loro, e
recita 1' orazione : Spiritus Sanctus
super veni at in te, et virtus Altissimi
custodiat te a peccatis. R>. Anien^
colla quale invoca lo Spirito San-
to, siccome forza ec. Indi il vesco-
vo dice altre orazioni, intinge il
pollice della mano destra nel santo
crisma, col quale fa un segno di
croce sulla fronte di quello che
CON 79
conferma, dicendo : Sigfw te xigno
crii -t^f cis, et confìrmo te chrìsmate
salutis. In nomine Patris, et Filii,
et Spiritus Sanati. Amen. Delle ve-
sti che assume il vescovo, delle ora-
zioni che recita nella confermazio-
ne, e delle cerimonie che in essa
si fanno, V. Pontificale Romanum,
Venetiis iBsS, pag. j^ì i ; Forma
Conjìrmntiolìis, etc. ; e Forma Con-
fìrmationis, etc. ex Pontificali Ro-
mano deprompta, Romae 1824. Il
Chardon, Storia dc'Sagramenti, 1. 1,
p. 223, riporta alcuni estratti dei
più antichi Pontificali, coli' ordine
tolto dal Pontificale mss. dell'arci-
vescovo Egberto, che è vissuto ver-
so il secolo ottavo.
Il santo crisma applicato in forma
di croce sulla fronte, ch'è la sede del
coraggio, del timore, della vergo-
gna, insegna ai confermati a confes-
sare coraggiosamente la loro fede,
a temere Iddio , a non arrossire
della croce di Gesù Cristo, delle
sue massime, del suo vangelo, ma
a gloriarsene; e ad arrossire del
mondo, delle passioni, del peccato.
Riguardo al tempo, in cui si conferi-
sce la cresima, questo è la Pentecoste,
e in altre solennità, potendosi cre-
simare in qualunque tempo per giu-
ste cause: così si dica delle ore, che
per lo più sono quelle del mattino.
Il quinto concilio di Milano, e quel-
lo celebrato in Acqui nel ij85, pre-
scrivono per l'amministrazione del-
la confermazione l'ora di terza , e
ragione ne rendono, perchè in quel-
r ora venne lo Spirito Santo sopra
gli apostoli. Lo che comanda an-
che il Rituale ambrogiano stampa-
to sotto il Cardinal Monti De sac.
Confimi, p. I I. Il cerimoniale am-
brogiano prescrive, che il vescovo si
ve>ta di stola, e piviale di color
bianco, e che porti la sua croce al-
Ho CON
?,ata, la mitra , e il pa<;toi'n!e. Ji
Cardinal Federico Borromeo nel suo
r.liiale stabili che nella città di Mi-
lano, la confermazione debba mi-
nistrarsi nel quinto giorno della
Pentecoste, cominciando a conta-
re dal lunedì, con regolare distri-
buzione.
Le cerimonie poi, che seguono la
confermazione, consistono, in questo,
che il vescovo dopo aver fatto l'unzio-
ne del crisma, dà uno schiaffetto leg-
giero sulla guancia del cresimando,
dicendo: Pax teciun, e poi recita
tutte le altre consuete orazioni. Ne-
gli antichi Sagiamentari non si fa
menzione di questo schiaffetto, laon-
de s' ignora il tempo di sua origi-
ne. Questo schiaifetto tiene luogo del
liacio di pace, che accompagnava al-
tre volte le diverse cerimonie della
Chiesa. Serve ancora a rammentare
al confermato, che deve essere pronto
a sofferire ogni affronto e travaglio pel
iifjme di Gesù Cristo. Anticamente
le bende, che avevano servito a fa-
sciare la fi'onte de' cresimati, si con-
servavano per sette giorni, uso che
durò sino al secolo XI!; nei secoli
XIV, e XV non si conservavano,
che due o tre giorni, e nel secolo
XVI si ritenevano ventiquattro oie,
ciocché ora in pochi luoghi si usa.
Solendosi asciugare la fronte ai cre-
.siraati. In Roma ed altrove tali
bende o fettuccie si ripongono , in
venerazione al santo olio di cui fu-
jono a contatto, e restarono unte.
Piima nella vigilia del giorno di sì
importante funzione i cresimandi
dovevano non solo lavarsi la fronte,
ma si facevano tagliare quei capelli
(he potevano loro cadere sugli oc-
chi, acciocché non vi fosse impedi-
uuMito all' applicazione del santo
crisma.
CON
^ V. Soggetto della Confermazione,
disposizioni per rice^'erla, ed ef-
fetti di essa.
Il soggetto capace di ricevere la
confermazione deve essere battezza-
to, essendo il battesimo l'introdu-
zione agli altri sagramenti. Quan-
tunque i bambini e i fanciulli che
non abbiano l' uso della ragione,
essendo nati spiritualmente pel bat-
te^imo, jiossono ricevere la cresima
viilidamente, la quale perfeziona lo
spirituale nascimento Nei primi do-
dici secoli delia Chiesa, i vescovi
nell'occidente ordiiiariamente con-
ferivano la confermazione ai fan-
ciulli subito dopo il battesimo. In
progiesso di tempo fu creduto più
conveniente il cresimare soltanto
le persone giunte agli anni della
discrezione, per cui ora si suole da-
re a quelle, che abbiano compiti set-
t'anni. Il catechismo romano esor-
tando a differire la confermazione sino
ai sette anni ha in mira il maggior
frutto di questo sagramento, il quale
certamente maggiore può sperarsi
in quell'età nella quale il cresiman-
do è abile a comprendere ciò che rice-
ve. Tuttavolta si amministra la con-
fermazione anche prima di quell'e-
tà per giuste cause, cioè quando i
fanciulli sono in pericolo di morte,
o che il vescovo preveda di non
potere se non dopo lungo tempo
ritornare ne' luoghi ove fossero fan-
ciulli, che non avessero ancora det-
ta età. Neil Oliente si è sempre data,
e tuttora si conferisce la cresima ai
fanciulli immediatamente dopo bat-
tezzati, uso che approva la Chiesa
romana.
In quanto alla disposizione per
ricevere con frutto la confermazio-
ne, fa d'uopo a chi la riceve di es-
sere in istato di grazia, cioè di aver
CON
conservato l'innoccnzn hattesimalp,
o averla riparala colla penitenza,
giacche la conlerniazione è un sa-
giamenlo dei vivi. Conviene pure
in riceverla sapere quelle verità, la
cui cognizione è necessaria a lutti
i fedeli, come gli articoli di fede
contenuti nel simbolo , i comanda-
menti di Dio e della Chiesa , 1' o-
ràzione domenicale, la salutazione
angelica, e ciò che riguarda il sa-
gran)ento della confermazione. I
concili provinciali di Roano del
i5Hi, quello di Aix del i^By, e
quello di Narbona del 1609, co-
mandano che su detti punti si usi
particolare diligenza. E bene essere
digiuno nel riceverla, ciocché non è
obbligo, come lo era nei primi do-
dici secoli della Chiesa , nei quali
bisognava che fosse digiimo tanto
chi dava, quanto chi riceveva la
confermazione. Tutfavolta il conci-
lio Trecese del i4oo ordi-nò il di-
giuno ai cresimandi, e quello di Co-
lonia del XI 11 secolo il raccoman-
dò. I concili di IMeaux , e di Pioa-
no del 1072 imposero al ministro
della confermazione egual digiuno;
ma questo lodevole costume per di-
verse ragioni poco si osserva.
Gli effetti che produce la confer-
mazione sono due, laumenlo della
grazia, e il carattere, articolo di fede
definito dal concilio Tridentino, ed
appoggiato siilia Scrittura, e sui pa-
dri, come sulcapoS degli Jl/i; sulla
lettera di s. Cipriano a .lubajano;
sul capo 26 del XV hbro della
Triniti di s. Agostino; sulla let-
tera del Pontefice s. Innocenzo I
a Decenzio; e sulla lettera di Papa
s. Gregorio 1 al vescovo di Caglia-
ri. Credettero poi sempre i padri e
i teologi essere il presentaneo pe-
licolo di morto una di quelle cir-
costanze, in cui oliMiga il divin
VOI. x\i.
CON 8/
precetto tutti quelli, che non lian-
no ricevuto il sagraniento della
confermazione , a riceverlo , ac-
ciocché, come dice s. Tommaso
part. 3, q. 172 art. 7, ad 4» biella ri-
siirrezioìie perfetd apjìariscano. Ol-
tre a ciò va ritlettuto, che vivendo
ordinariamente qualche tempo quel-
li , che da piccoli ricevettero la
confermazione, ed essendo in tutta
la loro vita" esposti alle spirituali
occulte battaglie, si fa loro molto
necessario questo santo soccorso per
ben vivere, e trionfare de' loro av-
versari. Il Chardon, Storia de sa-
cramenti al cap. Vili, parla degli
eiìetti interni del sagraniento della
confermazione, cioè dell' accresci-
mento della grazia santificante, e
di quella che è propria di questo
sagraniento, vale a dire del dono
della spirituale fortezza ; ed al capo
IX fa parola di altri effetti mirabili,
e sorprendenti della confermazione,
cioè del dono de' miracoli, e delle vi-
sioni soprannaturali. Questi effetti
erano molto ordiiiarii ne' due primi
secoli della Chiesa, ed aggiunge le
nozioni per quanto tempo tali gra-
zie sieno slate comuni nella Chie-
sa. Al capitolo poi X dimostra, clic
nel terzo secolo ancora vigeva mol-
to comunemente il dono de' mira-
coli, e delle visioni ; e che dipoi si
fecero rari perchè già rassodata la
Chiesa, Dio non li credette pii» co-
tanto necessari, facendoli rinnovare
nel ((uarto secolo per reprimere
l'audacia di Giuliano aposlata, co-
me racconta s. Gio. Grisosfonio.
Finalmente s. Agostino ne riporta
molti avvenuti nel .secolo quinto,
e cos'i quelli degli altri secoli so-
no ricordali dalle storie ecclesiasti-
che.
Chi amasse erudirsi su questo
arg(jinentOj può consultare i se-
82 CON
guenli autori: Chaiilon citato t. I,
pag. 1 55 e seg. , Della Cresima ;
Sainelli, Lettere, eccl. tom, X, lelt.
LXVIIl, Che il -ìagramento della
cresima non sia reiterahile; Hol-
steniuSj de foima et ministro con-
Jinnationis apud graecos; Assema-
ni in Cod. litiirg. t. Ili; Francesco
Vitalcj Dell' antichità, origine, ed
ufficio de' padrini nella conferma-
zione, nelle Dissertaz. liturgiche,
Roma 1 756; Gio. Battista Fran-
gipane, sopra la cresima da darsi
a' moribondi non confessati, Paler-
mo 1768; Trombelli, De. conjir-
matione, Bononiae 1775, tom. I,
Dissert. V, De materia conjirma-
lionis p. 7-2f). Il Cancellieri nella
sua Lettera al dottor RorefF a p.
180 riporta i titoli delle sei dis-
sertazioni recitate nell'accademia di
liturgia istituita da Benedetto XIV,
sui più eruditi punti di questo ar-
gomento. Senza levai-e il pregio a
tanti altri uomini di valore, che
hanno lodevolmente faticato nel
raccogliere le più sincere, ed anti-
che testimonianze dell' uso della
cresima dai primi tempi della Chie-
sa sino ai giorni nostri, Carlo Vi-
tasse nel tomo I, De sacramento
confirmalionisj si è senza dubbio
segnalato, non avendo omesso pa-
dre, concilio, o monumento alcuno
per dimostrare, come ha fatto, l'uso
perpetuo, e la pratica continua del-
la Chiesa nell' amministrazione di
questo sagramento. Cos'i il Lamber-
tini tom. I, Nolific. YI, pag. 29,
ediz, romana del 1742. In Roma
nella basilica lateranense si ammi-
nistra solennemente la cresima nel
sabbato santo, e in quello di Pen-
tecoste ai novelli battezzati ; con
solennità pure si amministra in tut-
te le domeniche dalla Pentecoste
sino al mese di agosto: privatamen-
CON
te si amministra poi anche in altri
tempi dell'anno, al die alludendo
Prudenzio, disse nel lib. i, conlr.
Symni.
Coelihiis aut magnis L^ateranas
cunit ad aedes,
Unde sacrum referat regali chris-
mate signuni.
Della cresima, che pur si fa con
ecclesiastica pompa nella basilica
vaticana, e del privilegio di confe-
rirla in essa, si tratta al \ol. XII,
p. 243 del Dizionario, ove piu-e si
parla dell'antico rito , per cui in
alcune solennità ivi si amministra-
va il battesimo, e immediatamente
la cresima.
CONFESSIONALE, o Confes-
sionario {^Confessarli sedes, sacrum
poenitentiae tribunal). Luogo ove i
sacerdoti ascoltano le confessioni.
Esso è di legno, per lo più di pu-
lita noce, e si compone di un seg-
gio pel confessore, di due genufles-
sori laterali pei penitenti, avanti
ai quali sono due aperture ripa-
rate da gelosie, o graticcie di ferro,
di latta, o di legno con suoi pic-
coli sportelli per chiudersi dal con-
fessore, e nel davanti del confes-
sionario vi sono ti'e grandi spor-
telli, uno inferiore che ne chiude
l'ingresso, e due superiori per soc-
chiudersi nell'atto della confessione.
Talvolta però in vece de'due spor-
telli superiori vi sono soltanto ten-
dine, ed in qualche luogo non vi
sono né queste, ne i due sportelli.
Vi sono pure confessionarii di ma-
teriale, come ordinariamente sono
quelli delle monache. Sopra le det-
te due laterali aperture, si suole
porre l'immagine del nostro Signo-
re Crocefisso, o della beata Veigi-
CON
ne; e dentro si trova la nota stam-
jiata de'casi riservati al Papa, ed
alla sagra pciiitenzieria apostolica.
Il confessionale del Cardinal peni-
tenziere maggiore nelle patriarcali
basiliche Lateranense, Vaticana, e
Liberiana, ove il detto Cardinale a-
scolta le confessioni nella settimana
santa, è un seggio di noce, senza
ripari elevato sopra di alcuni gra-
dini, da dove il Cardinale con vma
lunga bacchetta di legno dorata,
segno della potestà spirituale in
foro cojiscienliae , tocca il capo a
quei fedeli, che a lui si presentano.
Queste bacchette sono ancora presso
i confessionari delle patriarcali ba-
siliche di Roma, e di altre basi-
liche cattedrali, e santuari in di-
"verse parti del mondo, colle quali
i confessori Pe/iìteiizieri (Vedi) toc-
cano il capo de'fedeli, che perciò
loro si presentano dinanzi. Questo
uso può forse derivare dagli anti-
chi romani, i quali per affrancare
uno schiavoj gli davano un colpo
di bacchetta sulla testa. Si conside-
ra il colpo, che ricevono i fedeli
colla bacchetta penitenziaria, come
l'acqua benedetta e la benedizione
sacerdotale , perchè, come è noto,
prendendo la prima, e ricevendo
la seconda con cuore pentito, ven-
gono scancellati i peccati veniali.
Benedetto XIV, con decreto dei
3i agosto 1743, concesse ai peni-
tenzieri della basilica vaticana ven-
ti giorni d'indulgenza per ogni col-
po, che darebbono colla bacchetta
da essi usata nella basilica : ed ac-
cordò similmente venti giorni d'in-
dulgenza per quelli, che con senti-
mento d'umiltà e di contrizione dei
propri peccali, ricevono sul capo
tali colpi di bacchetta. Dipoi Cle-
mente XIV, con bolla de' 5 ago-
sto i774> concesse la stessa indul-
CON 83
genza a favore sì dei fedeli, che
dei penitenzieri. Questa indulgenza
è comune ai penitenzieri delle altre
patriarcali basiliche di Roma, e di
altri santuari e luoghi: così dicasi
de'fedeli, che da loro ricevono il
colpo di bacchetta. Ma il Cardina-
le penitenziere maggiore acquista
cento giorni d'indulgenza nel toc-
cai'e il capo d'ogni fedele, come
altrettanti ne acquistano i fedeli, che
ricevono il colpo sul capo. F. Con-
fessori.
CONFESSIONE ( Confessio ).
Questo termine ha diversi signifi-
cati. I. significa lode: Confilemini
Domino, vuol dire, lodate il Si-
gnore. II. Professione di fede, cioè
enumerazione, e dichiarazione de-
gli articoli della fede, che si pro-
fessa. F. Professione di fede. Con-
fessione AuGùsTANA, Confessione di
Fede, e Confessionisti. III. La pre-
ghiera del Coìtfìlcor Dea oninipo-
te nti etc, che il prete dice nel prin-
cipio della messa, o durante l'uffi-
zio, e la l'ecitazione di questa pre-
ghiera. F. Confiteor. IV. Il luogo,
in cui il sacerdote recita il Confì-
teor prima d'incominciaie la messa
avanti l'ultirao gradino dell'altare.
V. Il seggio, da cui il confessore
ascolta le confessioni, e si disse an-
cora della penitenza, ch'egli impo-
ne. F. Confessionale, Confessore,
e Penitenza. VI. Quel luogo sot-
terraneo, che viene sovrastato dal-
l'altare maggiore, in cui si custo-
discono, e venerano i corpi de'san-
ti, principalmente de' martiri, nel
quale si discende per alcuni sca-
lini, il perchè talvolta questo luo-
go fu chiamato discesa. Osserva il
Macri nella Notizia de'vocaboli ec-
clesiastici, alla parola Confessio, che
confessione si prende per quella
parte della Chiesa (Vedi), in cui
84 CON
si riponevano i corpi e le reliquie
dei salili marliri, sebbene in pro-
gresso di tempo qualunque luogo,
in cui giacevano reliquie, compre-
se quelle de'confessori, era chiama-
to Confessio, come Martyriiini si
disse tutta la chiesa. Aggiunge, che
alcuna volta un reliquiario fu det-
to confessione, e che questo vo-
cabolo non può denotare un orato-
rio, siccome rilevasi da molti testi
di Anastasio Bibliotecario, uno dei
quali è questo : Fecit confcssioneni
head Laiirenfii martyris ex argen-
to pexanlem Uhras centmn; parole
che non si possono applicare ne a
chiesa, né ad oratorio. Cassiodoro,
colla sua nota eleganza, encomiò
Roma arricchita delle confessioni dei
ss. apostoli Pietro, e Paolo: » te-
^' nemus aliquid Apostolorum pro-
;» prium, si peccatis dividentibus
" non reddatur alienum quando
» confessione illas quae videre u-
•5 niversitas appetit , Roma feli-
" cior in suis finibus habere pro-
» meruit, epist. 3 ". Furono cosi
nominati i due santuari delle ba-
siliche Vaticana ed Ostiense, perchè
in essi i fedeli, e particolarmente
gl'imperatori, e i principali prela-
ti della cristianità solevano fare la
loro professione di fede. Si dicono
ancora Liinina Apostolorum dalla
greca voce, che significa porlo ^ per
essere quasi sicuri porti, ai quali
dalle pili remote regioni ricorre-
vano i cristiani dopo lunga pelle-
grinazione. Il detto Anastasio chia-
mò la confessione Locuhim . Ma
delle confessioni dei santi apostoli
si tratta agli articoli. Chiesa di s.
Paolo :vfi,la via Ostiense; Chies\
ni s. Pietro in Vaticano, e Lumi-
na Apostolorum , che è il luogo
ove in dette due basiliche riposano
i loro corpi. Vlf. Fu detto anco-
ra confessione l'abito monastico e
religioso considerato come abito di
penitenza, della qftale la confessio-
ne forma parte. Vili. La confessione
de'peccati sì generale, sì partico-
lare, e per singoli come quella che
anticamente pratica vasi, e che pra-
ticano gli ebrei il lunedì, il giovedì,
tutti i giorni di digiuno, e quando
sono infermi. IX. La confessione
sagramentale, o auricolare, cioè la
dichiarazione, e l'accusa che fa il
peccatore pentito delle sue colpe
ad un sacerdote approvato per ri-
ceverne l'assoluzione. V. Confes-
sione Sacramentale.
CONFESSIONE AUGUSTANA.
V. Augustana confessione ed inte-
rim,
CONFESSIONE m FEDE. Di-
chiarazione pubblica, ed in iscritto
di quello, che credesi. I concili han-
no composte alcune Coìifessioni, o
professioni di Fede (Pedi), che si
chiamarono ancora Simboli (Fedi),
per distinguere la dottrina cattolica
dagli errori; mentre gli eretici per
parte loro ne formarono per espor-
re la propria erronea credenza.
Della ridicola confessione degli An-
tropomorjiti (l^edi), parla il Bernini,
Storia delle eresie p. 76. S. Epi-
fanio convinse gli antropomorfiti col
testo di s. Giovanni: Spiritus est
Deus; e s. Cirillo li chiamò paz-
zi perchè affermavano: Christuni
ncscio quo pacto posse peccare, co-
me se il non sapere, bastasse per
asserire una cosa. Nel concilio di
Riinini, gli ariani presentarono ai
vescovi cattolici una formula, o con-
fessione di fede, che portava la da-
ta 22 maggio 369, e volevano che
l'accettassero senza riguardo ai de-
creti dei concili, né alle forinole
precedenti. Dall'iscrizione sntlo il
consolato di e dalla data
CON CON 85
conobbero i vescovi cattolici, che in uno de' sinodi di essa nel i^tyg,
questa era rultima formula di Sir- e confermata nel sinodo di Dor-
mio, la quale era pessima, la ri- drecht nell'anno 1619. 6. Quella
gettarono, e non fecero conto del- dei calvinisti di Polonia composta
la iscrizione. 1^. Rimini , e Sir- nel 1570 in un sinodo di Czenger.
ìMio. 7. Quella, che si chiamò delle quat-
In progresso di tempo la mag- tro città imperiali, cioè Strasburgo,
gior parte degli eretici cambiarono Costanza, Memmingen , e Lindau,
come gli ariani la loro professione presentata all'imperatore Carlo V
di fede; non poterono mai coiiten- nel i53o nello stesso tempo che
tare tutti i loro seguaci, né soddis- quella d'Ausburg, la quale fu com-
fare a sé slessi. Sovente si fece pilata da Bucero,
loro questo rimprovero, e in parti- La seconda parte della raccolta
colare ai protestanti. Eglino fecero contiene le confessioni di fede del-
una raccolta delle loro Confessioni le chiese, ossieno sette Luterane, e
di Fede, divisa in due parti. La pri- quelle che vi hanno maggiore re-
ma parte ne contiene sette, cioè i. lazione. In primo luogo la confes-
la confessione elvetica, composta sione d'Ausburg, composta da Me-
dalle chiese protestanti degli sviz- lantone nel i53o, e presentata a
zeri. Già ne avevano fatta una in Carlo V da molti principi dell'im-
Basilea l'anno i538, ma siccome pero nella dieta tenuta in quella
non sembrò abbastanza diffusa, ne città. 2. La confessione sassona fat-
composero una seconda l'anno 1 566, ta a Wirtemberg nel i55i, per es-
cui pretesero, che tutte le chiese, sere presentatala al concilio di
o per dir meglio le sette calvini- Trento. 3. Un'altra composta nella
ste, non solo degli svizzeri, e dei slessa città l'anno i552, e che ap-
Grigioni, ma anco dell'Inghilterra, punto fu presentata al concilio di
della Scozia, della Francia, e della Trento dagli ambasciatori del du-
B'iaudra, sottoscrivessero, o si adat- ca di Wirtemberg. 4- Quella di
tasserò. 2. Quella, che i calvinisti Federico, elettore palatino, morto
di Francia presentarono al re Car- nel i566, e pubblicata nel 1577,
lo IX nella conferenza di Poissy come avea ordinato nel suo tesla-
nell'anno i56i, già compilata da mento. 5. La confessione de' Boe-
Teodoro Beza . Questa confessio- mi, o dei Valdesi, approvata da
ne fu sottoscritta dalla l'egina di Lutero, da IMelanlone, e dall'ac-
Navarra, dal s>uo figlio Enrico IV, cademia di Wirtemberg nel i532,
dal principe di Condè, dal conte pubblicata dai signori, e presentata
di Nassau, e da allri. 3. La con- a Ferdinando re d'Ungheria, e di
fessione anglicana, compendiata in Boemia nel i535. 6. La dichiara-
un sinodo di Londra l'anno i5Gi, zione appellata Consensus in fide,
e pubblicata sotto la regina E- eie. , composta dai ministri della
lisabetta nel 1571. 4- Quella degli chiesa di Polonia nel 1570 in un si-
Scozzesi, fatta nel i568 in una nodo di Sandoniir. Dietro a queste
assemblea del .parlamento di que- furono posti i decreti del sinodo di
sto regno. 5. La confessione Belgi- Dordrecht, tenuto nel i6i8e 16 19.
ca composta nel i56i, per la chie- Finalmente la confessione di fede,
se accaltolica di Fiandra, approvata che i prolcslauli ricevettero da Ci-
86 COX
villo Lucari, patriarca greco di Co-
stantinopoli nel i63i, chiamata la
confessione della fede orientale. Que-
sta moltitudine di confessioni di fe-
de, fatte dai protestanti nello spazio
di quaranta anni , ad innumera-
bili scrittori, somm.inistrò matei'ia
a gravi riflessioni. Se tutte le no-
minate sette pensassero lo stesso, sa-
rebbe bastevole per tutte una sola
professione di fede, come le decisio-
ni del concilio di Trento furono, e
sono sufficienti per unire tutti i cat-
tolici nella stessa credenza. Bossuet,
nella sua Storia delle Tariazioni, ha
mostrato l'incostanza, gli equivoci,
le contraddizioni di tutte queste
confessioni di fede. Ed il Berca-
stel, nella sua Storia del Crìslia-
nesirnOj edizione veneta dell' Anto-
nelli tom. XIX. p. 211 e seguen-
ti, nel trattare della strana diver-
sità nelle confessioni dijede de' setta-
ri, e nel dare un'idea delle princi-
pali, dice che basta scorrere queste
diverse confessioni di fede, o, per me-
glio dire, queste equivoche e falla-
ci professioni dell'eresia, quali sono
quelle di Bucero, di ^lelantone ec,
per riconoscere gli artifizi, e l'in-
stabilità dello spirito umano, da
cui esse procedevano. F". il Bergier,
tradotto ed accresciuto dal camal-
dolese p. Biagi , Dizionario Enci-
clopedico all'articolo Confessione di
FEDE.
CONFESSIONE SaGR AMBITALE.
La Confessione è un'accusa che il
penitente fa dei suoi peccati , com-
messi dopo il battesimo, ad un sa-
cerdote secolare, o regolare, che ha
giurisdizione sopra di lui, per ricever-
ne l'assoluzione. La confessione pre-
sa in questo senso ha sempre esi-
stito nella Chiesa, siccome cosa d'i-
stituzione divina ; verità che si pro-
va coli' autorità della Scrittura , e
CON
dei padri , non che coli' unanime
consenso di tutte le chiese. La con-
fessione de* peccati è il primo pas-
so, che fa il peccatore per rimet-
tersi in grazia di Dio : ella è, come
dice s. Cesario d' Arles, il principio
della sanità dell'anima. I greci la
chiamano Exoniologesis, che signifi-
ca rivelazione di cosa occulta; e
coir andar del tempo la voce Exo-
inologesìs, fra i latini significò lo
stesso, e talvolta anche litanie ed
orazioni pubbliche, come attesta s.
Isidoro di Siviglia. Non solo si con-
fessavano in secreto i peccati occulti,
ma accadeva sovente ne' primi se-
coli della Chiesa, che si confessasse-
ro pubblicamente. Questo costume
durò più nella Chiesa occidentale
che neir orientale. La detta parola
greca Exoniologesìs , che significa
confessione, è presa sovente dai pa-
dri greci, e latini anche pel corso
intero della penitenza pubblica.
Prima però di proseguire nell' ar-
gomento, l'erudito p. Menocchio,
nelle sue Stuore, t. I, capo XXXIII
della Centuria terza, discute il pun-
to : se nella legge mosaica vi fu
qualche sorta di confessione de' pec-
cati fatta a' sacerdoti; e conchiude,
dopo aver citato varie opinioni , e
testi scritturali, che per istimolo del-
la propria coscienza chi aveva pec-
cato ricorreva al sacerdote , mani-
festava la colpa sua , e col sagrifi-
cio di qualche vittima si purgava
dal delitto, laonde quando si dice sa-
cerdoles comedunt peccata populi, è
lo stesso che dire, le carni degli
animali sagrificati per ottenere la
remissione de' peccati. Presso gli
ebrei la confessione facevasi ponen-
do la mano sopra un vitello in pre-
senza del saceidote , come appari-
sce dal Misnha, eh' è una raccolta
delle leggi giudaiche. Nelle medesi-
CON
me leggi trovasi, che qualunque ac-
cusalo, quando veniva condannato
a morte , andava a confessarsi in
presenza di testimoni in un luogo
appartato qualche tempo avanti il
suo suppUzio. Si dice ancora , che
nel giorno dell' espiazione solenne
gli ebrei si confessavano gli uni co-
gli altri; ma Paolo Medici, Riti e
costumi degli ebrei confutati, trat-
tando a pag. loi, capo XVI, del-
la confessione degli ebrei, dichiara,
che gli ebrei non hanno confessio-
ne auricolare, ma sibbene una cer-
ta formola, o sia orazione quoti-
diana, eh' egli ivi riporta, in cui so-
no descritti tutti i capi de' vizi e
de' peccati , che si possono nella
giornata commettere : la recitano la
mattina , e nel dopo pranzo , e la
tralasciano nel sabbato, e nei gior-
ni solenni. Aggiunge inolti-e, che gli
ebrei nelle loro infermità fanno la
confessione in lingua ebraica, e nel
modo che descrive a pag. 202. Os-
serva finalmente il p. Menocchio ,
che anco i gentili conobbero l'uti-
lità della confessione delle colpe, e
il p. Cornelio a Lapide, commen-
tando il capo 6 del Levitico, ri-
porta queste parole di Seneca, de
ìHoribus : Ubi est conjessio, ibi est
remissioj e l'autorità di Pitagora,
che diceva che li peccati non si
dovevano nascondere, ma confessa-
re, acciocché pii^i facilmente colla
riprensione seguisse l'emenda; e
quella di Aristotile , il quale affer-
mava essere poco meno che impec-
cabili coloro, i quali ingenuamen-
te confessavano le proprie colpe.
Una qualche confessione de' falli
commessi risaie alla più alta anti-
chità, e si vede espressamente or-
dinata dalle leggi di Zoroastro ,
che trovasi nel Sadder; gl'inizia-
ti non erano ammessi ai misteri
CON 87
senza avere esposto il segreto dei
loro cuori in presenza dell' Essere
supremo.
§ I. istituzione della Confessione.
Piitornando al nostro assunto del-
la confessione sagramentale dei cat-
tolici, e della sua continua esisten-
za nella Chiesa, i protestanti fecero
i maggiori sforzi, per provare che
questa pratica non è fondata né sul-
la Scrittura, né sulla tradizione dei
primi secoli. Daillè compose un gros-
so volume su tal soggetto ; fu con-
futato da molti controversisti, ed in
particolare da d. Dionisio di s. Ma-
ria in un trattato della confessione,
contro gli errori dei calvinisti, stam-
pato a Parigi nel 1663. Questo au-
tore riportò i passi della Scrittura
santa, e quelli dei padri di tutti i
secoli, cominciando dagli apostoli
sino a noi; e mostri), non esservi
alcun punto di fede , o di discipli-
na, su cui la tradizione sia più co-
stante, e meglio fondata. Di fatti ab-
biamo neir evangelo, Matt. e. 18,
v. 1 8, che Gesù Cristo disse a' suoi
apostoli : Tutlocio che legherete e
scioglierete sulla terra, sarà legato
e sciolto in Cielo. Joh. e. 20, v. 22;
Ricevete lo Spirito Santo; i pecca-
ti saranno rimessi a coloro a cui
voi li rimetterete, e saranno rite-
nuti a coloro, a cui voi li riterre-
te. Con queste parole Gesù Cristo
stabilisce gli apostoli ed i loro suc-
cessori nel sacerdozio, giudici, e
medici; giudici per pronunziare una
sentenza di assoluzione o di con-
danna, per legare , o sciogliere, ri-
mettere o ritenere i peccati dei pe-
nitenti ; medici per guarire le loro
infermità spirituali. Ora i sacerdoti
88 CON
non possono esercitare l' officio di
giudici o di medici, se i penitenti
non accusano loro i propri pecca-
li, e loro non discoprono le pro-
prie malattie spirituali per mezzo
della confessione, dappoiché senza
di ciò non potrebbero né giudicare,
uè applicare rimedii , avvegnaché
non si giudichi senza cognizione di
causa, non si medichi, né si guari-
sca, quando s' ignorino le malattie.
Dunque é chiaro ed incontrastabi-
le, che Gesù Cristo ha istituito la
confessione , allorché ha stabilito gli
apostoli, e gli altri sacerdoti giudi-
ci, e medici de' fedeli, rispetto ai
loro peccati. Quindi gli apostoli non
potevano fare un uso legittimo e
prudente di questa podestà, quando
non avessero conosciuto quali fos-
sero i peccati, che dovevano rimet-
tere, o ritenere, e la confessione
era il mezzo piìi naturale per co-
noscerli.
Si legge negli j^tti degli Apostoli,
e. 19, v. 18, che la moltitudine
de' fedeli recavasi a visitare s. Pao-
lo, confessavano, ed accusavano i
loro peccati. Se confessiamo i no-
stri peccali, dice s. Giovanni , Dìo
giusto e fedele nelle sue promesse
ce li rimetterà, i . Io. e. i , v. 9.
Quando s. Giacomo dice ai fedeli,
e. 5, v. I (): Confessate i vostri pec-
cati i^li uni agli altri, non però si
debbe intendere, di confessarsi pub-
blicamente , e indistintamente ad
ogni sorta di persone, ma ai sacerdo-
ti : e s. Barnaba apostolo disse nella
sua lettera n. 19: Confesserete i
vostri peccali. I santi padri quindi
<le'- primi secoli si spiegano chiara-
mente suir esistenza della confes-
sione. Ne! primo secolo s. Clemen-
te, ep. 2, n. 8, disse: Convertia-
moci .... poiché fptnndo saremo
partiti da (pialo niondu non ci pò-
CON
tremo pììi confessare, ne. far peni-
tenza, ec. Nel secondo secolo s. Ire-
neo, adv. haer. 1. I, cap. 9 , par-
lando delle donne sedotte dall'ere-
tico Marco, dice che essendosi con-
vertite, e ritornate alla Chiesa, con-
fessarono che si erano lasciate se-
dune da quell'impostore: nel lib.
3, e. 4> dice, che Cerdoue ritor-
nando sovente alla chiesa, e facen-
do la sua confessione, continuò a
vivere in una alternativa di con-
fessioni, e di ricadute negli stessi
errori. Teitulliano, De Poenit. e.
8. e seg., insegna che la penitenza
é composta di tre parti, cioè della
confessione, della contrizione, e del-
la soddisfazione, disapprovando quel-
li, che per veigogna occultano i lo-
ro peccati agli uomini quasi potes-
sero occultarli a Dio. Origene ,
Honi. 2, in Levit. n. 4; tlice, che
un mezzo pel peccatore, il quale
vuole rientrare in grazia con Dio,
è di manifestare il suo peccato al
sacerdote del Signoie, e di cercar-
ne il rimedio. Nel terzo secolo la
Chiesa condannò i montanisti, e
dipoi i novaziani, che le negavano
la podestà di assolvere dai gian de-
litti ; e come si potevano distingue-
re dalle colpe leggiere, se non per
mezzo della confessione? /. il Ber-
nini, Storia delle eresie, p. 53. S.
Cipriano, nella sua epist. 11, di-
stingue parecchie sorte di peccati ,
tantosegreti, quanto pubblici, ed ag-
giunge che non si sono ricevuti alla
comunione, che quando siasi falla
penitenza, la quale s'imponeva dal
ministro della Chiesa, in conseguen-
za della confessione del colpevole.
Lattanzio, Divin. Instit. I. 4> e. 17,
dice che la confessione de' peccati
seguita dalla soddisfazione, é la cir-
concisione del cuore, cui Dio ci co-
manda per mezzo dei profeti, e che
COi\
la vera Chiesa risana le infermi tìi
(Icir anima colla confessione, e colla
penitenza. Paolino naira, che s. Am-
brogio piangeva coi penitenti, i quali
gh confessavano i loro peccati , e
che loro manteneva un secreto in-
violabile ; locchè prova che ordina-
riamente erano peccati segreti ed
occulti. S. Girolamo, nel lib. 3 del
suo Commento sul cap. i6 di s.
Matteo, dice che il vescovo , ed il
prete, dopo avere udite le diverse
specie de' peccati , decide chi sieno
quelli, che debbono essere legali, e
chi sieno quelli, che debbono esse-
re sciolti di assoluzione. S. Leone
1, epist. 80, e. 5, dichiara che i
preti non debbono esigere la con-
fessione pubblica dei peccati segre-
ti, e che basta che il colpevole gli
accusi per una contrizione segreta.
I padri, e i Pontefici ec. de' susse-
guenti secoli hanno parlato nel
modo stesso della confessione in
prova della istituzione divina de-
dotta dalla dililcoltà della sua pra-
tica così contraria all' amor proprio,
la quale non si sarebbe mantenuta
per tanti secoli nella Chiesa uni-
versale senza un precetto divino,
che vi obbligasse i fedeli.
Osserva per altro il Bergier, che
avanti l'anno 200, per ordinario i
sacerdoti non ascoltavano le confes-
sioni dai lèdeli, ma i vescovi ; che
neir anno 890 il concilio di Car-
tagine, cap. 3, 4) accorda ai sa-
cerdoti la facoltà di riconciliare i
penitenti soltanto in assenza del
vescovo; che giudica vasi necessa-
ria la confessione prima di ri-
cevere la comunione; che non si
esigeva una confessione pubblica,
altrimenti sarebbe inutile lo stabi-
lire un penitenziere. Questo era sta-
to istituito, rome narra Socrate,
Stor. Ecd.j 1. 5, e. 19, dopo la pcr-
CON hi.,
sceuzione di Decio verso l'anno '^T'>,
per ascoltare le coni'essioni di quel-
li ch'erano caduti do[)() il battesi-
mo; in prova di che abbiamo, clu;
Nettario, il quale nel 38 1 divenne
patriarca di Costantinopoli, ristabi-
lì l'antica disciplina della confessio-
ne auriculare, col sop[)rimere il pe-
nitenziere pubblico, perchè si sep-
pe dalla confessione pubblica d una
donna, ch'essa aveva peccato. Quin-
di è noto, che tutte le chiese del
mondo credevano nel secolo XV I
la istituzione divina della confessio-
ne, tale quale si pratica nella Chie-
sa romana, giacché nell'occidente il
concilio di Trento condannò per
eretica la dottrina contraria a que-
st'articolo; e nell'oriente Geremia
patriarca di Costantinopoli, condan-
nò i luterani, i quali quanLunqiit»
ammettessero l'uso della confessio-
ne segreta, pretendevano nondimeno
non essere necessario l'accusare le
circostanze, le quali cambiano la
specie del peccato. La credenza a-
dunque della Chiesa universale del
detto secolo sulla confessione era
quella medesima della Chiesa imi-
versale dei primi tempi, venuta si-
no a noi per una costante e mai
interrotta tradizione, come si è
sempre creduta nella Chiesa la di-
vina sua istituzione. Hanno torto i
protestanti nel sostenere, che la
confessione deve la sua origine dal
concilio generale XII, laleranense
IV, celebrato nel 121 j dal sommo
Pontefice Innocenzo III, giacché in
esso fu soltanto ordinato ai fedeli
dell'uno, e dell'altro sesso, perve-
nuti all'età della discrezione, il do-
vere di comunicarsi e confessarsi
una volta l'anno al proprio sa-
cerdote; e che se taluno per qual-
che giusta caiiSa vuol coidi^ssaie i
suoi peccali ad un sacerdote slru-
90 CON
niero, cliiedciù ed otterrà la per-
missione dal suo sacerdote, perchè
altrimenti lo straniero non potreb-
be ne legarlo né scioglierlo. Per
sacerdote proprio s' intende il cu-
rato, ed ogni confessore approvato
dall'Ordinario. Da questo medesimo
concilio fu di nuovo inculcato il
segreto a' confessori, e che questi
dovessero essere richiesti dagl' in-
fermi, obbligando a ciò i medici.
Chiaro è perciò, che il comando
del concilio non fu istituzione, ma
determinazione del precetto divino
di confessarsi annualmente. V. Co-
MUXIOJfE, PeXITEAZA, C CONFESSORE.
§ IL Necessità ed utilità della
Confessione.
La confessione di tutti i peccati
mortali è necessaria di precetto di-
vino, a tutti quelli che abbiano
peccato mortalmente dopo il bat-
tesimo. Questo è un articolo di fe-
de definito dal concilio di Trento
nella sessione i4j col canone 6.
La confessione annuale è di pre-
cetto ecclesiastico, che obbliga tutti
i fedeli giunti all' età della discre-
zione, secondo il XXI canone del
mentovato concilio Lateranensc, rin-
novato nel concilio Tridentino in
questi termini: » Che ogni fedele
•' dell'uno e l'altro sesso, giunto
> all' età di discrezione, confessi
■' da solo fedelmente tutti i suoi
■' peccati al suo proprio prete, al-
" meno una volta all'anno, e pren-
•' da cura di adempiere a tutto
•' suo potere la penitenza che gli
'•' viene ingiunta , e che rice-
-5 va con riverenza, almeno alla
f> festa di Pasqua, il sagramento
>■• dell' Eucaristia, quando non fos-
CON
» se che, giusta il parere del suo
« proprio prete, per qualche cau-
" sa ragionevole, giudicasse dove-
!> re astenersene per qualche tem-
>' pò, altrimenti gli è proibita l'eu-
» trata nella chiesa durante la sua
» vita, e dopo la sua morte l'esle-
» rà privo della sepoltura cristia-
» na ".
Sono pure obbligate a confessar-
si per precetto divino, come dice
il Collet, Maral, t. X, p. 704, tut-
te quelle persone che prevedessero
di essere tra poco in un pericolo
probabile di morte, come le donne
in procinto di parto, i soldati in
procinto di combattere, quelli che
intraprendessero un viaggio perico-
loso per mare, o per terra. Ogni
fedele è obbligato dal precetto ec-
clesiastico a confessarsi una volta
all'anno ; e sebbene la Chiesa non
abbia espressamente determinato il
tempo della confessione annuale, il
costume generale è di farla nella
quindicina di Pasqua. Non si sod-
disfa al precetto della confessione
annua con un sacrilegio. 7^, s. Al-
fonso de Liguori, Theol. mor. lib.
6, n. 667. In Francia nel pontifi-
cato di Gregorio XI, e, secondo
altri, soltanto per editto del 1897
fu accordata ai condannati a mor-
te la facoltà di confessarsi, giacché
sino a quell'epoca, malgrado le ze-
lanti rappresentanze del clero, la
giustizia secolare pretendeva di pu-
nire i colpevoli nella loro anima,
come nel loro corpo, f^. l'articolo
Comunione. 1! Barante, nella sua
Storia dei ducili di Borgogna, rac-
conta, che il signore di Craon, il
quale per più anni aveva potuto
temere il patibolo, si senti mosso
da compassione pegl'infeHci condan-
nati a morte: egli adunque solle-
citò il re ed il suo consiglio, e al-
CON CON 91
le sue si unirono le istanze dei pria- laUocw ai soli apostoli il Signore
cipi del sangue, e previa consulta confido le chiavi de' cieli. Sembra,
del parlamento, si accordò final- che altre volte in casi urgenti tut-
mente la confessione sagramentale ti gli uomini, ed anche le donne
a tutti quelli, che si condurreb- si confessassero a vicenda gli uni
Leno al supplizio. gli altri; e lo storico Joinville, nel-
II Chardon, Storia de' Sagra- la Vita di s. Luigi IX re di Fra n-
menli tom. II, p. (5q e seg. , par- eia, dice che cpiel re confessò il con-
iando delle confessioni quotidiane, testabile di Cipro Guido d'Kbelin, e
osserva che pure anticamente per- gli diede l'assoluzione. Osserva qui
sone divote si confessavano ogni però il citato Chardon a p. yy,
giorno, oltre ogni settimana; ciò die ciò accadde perchè, posta in
era ordinario fra i monaci , come f"ga l'armata cristiana dai Saracc-
lo prova il p. Mabillon nella sua ni, e avvicinandosi il nemico, cia-
Praef. sopra gli atti de' santi del scuno si confessò al sacerdote che
terzo secolo dell'Ordine benedetti- potè trovare. Nella Cronaca di
no, mediante gli statuti di molti Ferdinando re di Castìglia si leg-
Ordini regolari. Questa divozione gè, che i soldati spngnuoli essen-
si estendeva anche ai .secolari, niol- do in punto di venire alle ma-
li de' quali purificavano ogni gior- ni co' mori, alcuni si confessarono
no colla confessione le loro coscien- ai sacerdoti che poterono avere, ed
ze. Giona, vescovo d'Orleans, lo affer- altri ai loro compagni. Luigi, conte
ma, e Beda il consiglia. Ma osserva di Liegi vicino a morie, fece ve-
il p. Mabillon, che per queste gior- nire una vergine cattolica, e le
naiiere confessioni non si devono confessò tutti i suoi peccati , con
sempre intendere le sagramentali , molte lagrime, non perchè da lei
ma piuttosto quelle, che scambie- potesse sperai'e il perdono, ma per
volraente facevano i fedeli tra di obbligarla con ciò a pregare per
di loro per ispirilo di umiltà; in lui. Questa usanza era ben diversa
questo senso egli spiega gli statuti dallo spirito de' flagellanti eretici,
de' Certosini. che sprezzando l'autorità sacerdo-
All'articolo Ahhadessa [fedi) si tale, si confessavano a' laici, e ne
disse che anticamente esse ascolta- l'icevevano 1' assoluzione. Antica-
vano i peccati delle loro monache, mente invalse l'opinione per la gran-
non per sagramentale confessione, de idea, cui giustamente si aveva
ma per un atto pubblico di unii- della necessità della confessione, che
liazione, somigliante alla denuncia molli antichi dottori scolastici in-
della colpa, ciocché è in uso pres- segiiarono comunemente, in difct-
so alcuni Ordini religiosi. Ma il to di ecclesiastici poter uno andare
Papa Innocenzo III informato del- dai laici, e confessarsi , essendo in
l'arroganza di qualche abbadessa , pericolo di morte. Il p. Bernardo
ingiunse ad alcuni vescovi di 1 e- da Venezia , annotatore del Char-
primcre l' abuso della confessione, don, fa osservare, non avere però
che loro facevano le monache, di- il laico potestà d'assolvere, come
cendo: Sebbene la b. Vergine Ma- disse il maestro delle sentenze, ma
ria sia stata supcriore a tutti gli .operare che Dio usi misericordia in
apostoli in inerito e dignità^ con virili della confessione fatta.
fi-
co N
Si legge nella vita di Urbano
Vili, e nell'anno iBSy, che passa-
to alia Cina un certo sacerdote,
col zelo di propagare la tede cat-
tolica, questi di là rappresentò alla
santa Sede una nuova questione,
die il Papa fece dai teologi dispu-
tare, cioè se in caso di necessità
potessero i laici sentire le confessioni
gagramentali; poiché avendo risposta
esser lecito tal uso, fàcile strada si a-
prireljbealle confessioni delle femmi-
ne, che in quell'impero si guardano
con rigorosa gelosia. Ma non duraro-
no troppo fatica i teologi romani per
dimostrare, contro i luoghi del di-
ritto a\noiiico, addotti in favore del-
la confessione lecita iu simil caso,
che il potere e la facoltà di ritenere,
e di rimettere i peccati, fu da Gesù
Cristo concessa soltanto ai sacerdoti.
Tutto narra ampiamente ftlarco
Battaglici nei suoi annali del sa-
cerdozio ed imperio, all'anno 1637,
13. 70 e seg. J^. Giovanni Morino,
Coniinentar Hislor. de admiiiist.
iS'ac. Poenicentiae, lib. 8, cap. 24-
Quindi aggiunge in proposito il
Sarnelli, t. VII. p. -22 : « E però
-•) benché chi confessato sia al iai-
»• co nell'articolo della necessità ab-
A> bia ottcQuto il perdono da Dio,
.-j imperocché ha adempiuto, co-
t> me ha potuto, il concepito pro-
>» ponimento di confessarsi, secon-
«3 do il comandamento di Dio; noa
-■5 è perciò ancora riconciliato colla
s> Chiesa finché possa essere am-
«5 messo ai sagramenti della Chie-
?•> sa, se prima non è assoluto
» dal sacerdote ; conforme quegli
» che è battezzato baplismo flanii-
.«5 nis, non si ammette all'Eucaristia.
«5 E perciò bisogna, che di nuo-
n vo si confessi al sacerdote, quan-
*> do ne avrà il comodo; e preci-
» samente perchè, come è detto, il
CON
« sagramento della penitenza non
'< fu perfetto: onde bisogna che lo
» perfezioni, il perchè dallo stes-
>y SO ricevimento del sagramento
" conseguisce etfetto più pieno^ si
•' anche perchè viene ad adem-
» {)iere il precetto di ricevere il
« sagramento della penitenza. Fin
» qui s. Tommaso ". Tultavolta la
confessione ai laici è una cosa af-
fatto abbandonata dalla Chiesa per-
ché, fra le altre ragioni , fu ia
moltissimi casi pericolosa la confes-
sione fatta ad uu laico, benché ia
caso di urgente necessità.
In quanto all'utilità della confes-
sione, essa pei grandi vautaggi che
contiene è utilissmia perché serve
a placare la collera di Dio, ed a
soddisfare alla sua giustizia, a ri-
mettere i peccati, a i-endere all'a-
nima la sua primiera bellezza, ed
il suo antico vigore. Consola i pe-
nitenti, li illumina, li sostiene, li
anima a correggersi dalle loi'o cat-
tive abitudini, ed a praticare la vir-
tù. Così esprimonsi i santi padri,
il concilio di Trento, e il Catechi'
sino Romano, part. 2, de confess.
§ 49-
§ IIL Materia, ministro e soggetto
della confessione.
La materia necessaria della confes-
sione, cioè le cose che sono neces-
sarie a confessarsi, sono tutti i pec-
cati mortali commessi dopo il bat-
tesimo, poiché nella nuova legge
la confessione è stata stabilita dal-
la divina autorità per la i-emissione
dei peccati , e 1' assoluzione del
prete suppone necessariamente la
confessione di essi. La materia poi
surticiente della confessione , vale
CON
a dire le cose delle quali possiamo
confessarci ed avere l'assoluzione,
sono anche i peccati veniali.
Il ministro della confessione sa-
gramentale , come si è detto, è il
solo sacerdote approvato dal supe-
riore legittimo. Allorché poi si leg-
ge di certe confessioni fatte ai lai-
ci, esse erano in uso nel caso di
necessità, in cui non si potesse ave-
re prete; ma tutti i teologi, e i
moralisti asseriscono non doversi
credere perciò, che fossero confes-
sioni sagramentali, sihbene piutto-
sto una pratica di umiltà per parte
di coloro che si confessavano, per
cui si potevano conciliare l'immen-
sa misericordia di Dio come colle
altre buone opere, e per parte di
coloro i quali ricevevano la confes-
sione, non era che un soccorso di
suffragi e di preghiere fatte da
essi al Signore per quelli, che si u-
miHavano dinanzi a loro. Il Char-
don citato, capit. X, p. 74) ^^^
dire che nei primi secoli la con-
fessione pubblica, o segreta si face-
va al vescovo, o al sacerdote, e qual-
che volta a tutti insieme, e qual-
che altra al solo vescovo, o al
solo prete Cardinale, o al peni-
tenziere dal vescovo deputato, ag-
giunge che in caso di necessità an-
che i diaconi qualche volta fecero
simile funzione di consenso de've-
scovi, come si legge neW episl. i3
di s. Cipriano, edit. Pamel. Oxon.
i8. Il concilio di Elviia stabih la
cosa medesima nel canone 32, ma
con queste parole: se alcuno cade
» in peccato degno di morte eter-
» na, vogliamo eh' egli faccia la
» penitenza, come gli sarà prescrit-
" to dal vescovo, a cui deve pre-
" sentarsi. Ma in caso di pressante
» malattia, bisogna che il sacerdo-
» te gli dia la coaninione, e il
CON <)i
>t diacono se il sacerdote glielo or-
» dinerà" . Si servì il concilio
come s. Cipriano della parola co-
munione in vece di confessione,
giacché i diaconi, e mollo meno
i chierici,, e i laici non davano la
sagramentale assoluzione coll'iinposi-
zione che facevano colle inani, ma
la loro era un'esterna cerimonia,
che dichiarava avere i penitenti e-
seguita la penitenza. Forse aderiro-
no a questa idea i padii del pri-
mo concilio di Toledo, rimandan-
do i diaconi caduti in certi falli
al posto di suddiaconi, e privando-
li della potestà dimpoiTC le mani
sui penitenti , come facevano sui
catecumeni , mentre si recitavano
sopra loro le consuete orazioni. I
casi di necessità d'imporsi dai dia-
coni la penitenza a chi si confes-
sava, accadevano quando i sacer-
doti erano in iscarso numero.
In progresso l'ambizione de'dia-
coni provocò lo zelo dsj' vescovi a
reprimerli, e Odone di Parigi nelle
sue costituzioni dice : -•' proibiamo
" rigorosamente, che i diaconi a-
" scoltino in verun modo le confes-
» sioni, se non in urgentissima ne-
" cessità, perchè non hanno le cliia-
» vi, e non possono assolvere ".
Il concilio di Vorcester pure vietò
loro questa funzione, come un' u-
surpazione dei diritti del sacerdo-
zio : il che fece altresì Gualtieii
vescovo di Dunelma proibendo lo-
ro di ascoltare le confessioni, ed
imporre la penitenza, se non in ca-
so di malattia gravissima nel pe-
nitente, o di assenza del sacerdote.
Il sinodo di Poitiers del 1280, vo-
lendo, com'ei dichiaia, sradicare in-
teramente l'abuso dalla ignoranza
introdotto, ingiunse ai diaconi, che
si astenessero dall' ascoltare le con-
fessioni , e dal dare l'assoluziune
94 CON
nel foro penitenziale. Da questi,
ed altri monumenti si vede, che i
diaconi nella chiesa occidentale, poi-
ché delle orientali nulla si trova,
udirono le confessioni sino al ter-
mine del secolo Xlli in caso di
somma necessità, ed anche fuori per
grandissimo abuso, il perchè da un
gran numero di vescovi, e sinodi si
fecero molti decreti per arrestarne il
corso. Né soltanto ai diaconi, ma
eziandio ai chierici inferiori in caso
di necessità si faceva la confessio-
ne almeno de' peccati occulti. Lan-
franco, arcivescovo di Cantorbery,
in una sua piccola opera sopra la
confessione distinse i peccati in due
classi, de'quali alcuni chiama segre-
ti ed altri pubblici, ed insegnò che
gl'inferiori chierici potevano ascol-
tare la confessione dei primi, ed
assolvere, riservando i secondi ai
sacerdoti, s'intende nel caso di ne-
cessità : l'opinione dell' arcivesovo
è riputala erronea.
Il ministro della confessione an-
nuale, senza naturalmente esclude-
re né il Papa, né il vescovo, è il
solo curato, giacché del solo cura-
to devesi intendere la parola di
propiìo prete, di cui parla il ca-
none ornnis utriusque sexiis del
concilio Lateranense succitato, in
questo medesimo senso e modo
l'intesero IMartino IV, nella bolla
Ad iiberes data l'anno 1281 ; Be-
nedetto XI, nella costituzione In-
ter cunctos; Sisto IV, nell'extrav.
Fìces illiiis; il dottor s. Tommaso,
in Supplement. 3, part. q. 8, art.
5, non che altri dottori, e molti
concili, come quelli di Eeziers del
1246, d'Arles del 1275. ec. 11 con-
cilio poi di Parigi del 12 12, nel
canone 1 2 decretò che nessun pre-
te potesse confessare nella parroc-
chia senza licenza del suo curato,
CON
o del suo superiore. Il curato è
qui nominato il proprio sacer-
dote, siccome altrove Bonifacio IV
nel concilio , che celebrò T anno
610, coi cap. Siint ìionnuUi 25.
({. I. raffrenò coloro, i quali sos-
tenevano non avere i monaci po-
testà di amministrare né il battesi-
mo né la penitenza, quindi Giovan-
ni IV del 640 dichiarò, che i mo-
naci potevano essere parrochi. ISel
1096 Urbano II confermò il de-
creto di Bonifacio IV, aggiungen-
do che riputava i monaci degnissi-
mi dell'esercizio d'ambo i ministe-
ri. Non essendo poi permesso agli
altri religiosi l'amministrare il sa-
gramento della penitenza, Grego-
rio iX nel 1227 lo concedette ai
domenicani, come si ha da Van-
Espen, Jur. eccl. iiniv. part. 2. tit.
6. capo VI, par. io. Clemente Vili
dipoi, moderando la costituzione
di Giegorio XIV , a' 3 febbraio
1602, culla bolla Alias, Bull. Rotn.
t. V, par. II, p. 49 '> permise a
sacerdoti cappuccini di amniinistra-
re il sagramento della penitenza.
Il concilio poi di Trento dichia-
rò e regolò questo interessante pun-
to, ses. 28. cap. i5, De re forni.:
;) Quantimque i sacerdoti ricevano
« nella loro ordinazione il potere
55 di assolvere dai peccati, coutut-
« tociò il santo concilio stabilisce
-•3 che nessun sacerdote, anche re-
■5 golare , possa udire le confes-
» sioni de' secolari , nemmeno dei
« sacerdoti, né riputarsi capace di
•5 poterlo fare, se non ha o un
-•5 benefizio parrocchiale , oppure
« non è giudicato capace da' ve-
>i scovi , che se ne saranno renduti
-•> certi per via dell' esame, se lo
>j trov&ianno necessario, ovvero al-
53 trimenti, e s'egli non ha la lo-
-■• ro approvazione , che .sempre
CON
') si deve dare gratuitamente ".
Il soggetto poi della confessione,
cioè la persona , che può e deve
confessarsi , è ogni cristiano giunto
all' età della discrezione, che sia ca-
pace di peccato, e che pecchi di
fatto. Dal che ne segue che una
persona impeccabile non sarebbe
capace di confessione, e che le con-
fessioni, le quali si facevano altre
volte prima del battesimo, non erano
sagramentali , poiché il battesimo
è la porta, e il primo de'sagramenti,
e non se ne può ricevere alcuno
prima d'esso. Pompeo Sarnelli, Lett.
eccl. t. II, p. 70, lettera XXXII,
Che sorta di confessione fosse quel-
la, che facevano gli adulti innan-
zi al battesimo, dice essere stato
antico uso , che i catecumeni con-
fessassero tutti i proprii peccati, se-
condo le loro specie distinte al con-
fessore, non perchè assoluti fossero
da' medesimi peccati , non essen-
do capaci di assoluzione sagra-
mentale, nemmeno perchè fosse lo-
ro imposta la soddisfazione , il che
sarebbe stato fare ingiuria al sa-
gramento del battesimo, anzi, come
dice s. Tommaso , alla stessa pas-
sione e morte di Gesù Cristo, quasi
ch'essa non fosse sufficiente alla pie-
na soddisfazione de'peccati di quelli
che si battezzano; ma per la ragione
addotta dal medesimo s. Tommaso
p. 3, qu. 68, art. 6 : Si qui tamen
haptizandi, ex devotione sua, pec-
cata conjìteri vellent , essel eorum
confessio audienda , non ad hoc ,
quod eis sadsfactio imponeretur ;
sed ad hoc, quod contra peccala
consueta eis spiritualis infonnalio
vitae traderctur. Da ciò è chiaro ,
che anticamente si confessavano i
catecumeni al sacerdote , non per-
chè fossero assoluti; non pei'chè ve-
nisse loro imposta penitenza; ma
CON 95
perchè, come si è detto con s. Tom-
maso, sapendosi la loro vita passa-
ta, potessero stabilire come si do-
vevano regolare per l'avvenire, de-
testando, come dice s. Gregorio Na-
zianzeno , orat. 4o iii Saiicttini Ba-
ptisnia, i peccati passati, proponen-
do di non ricadérvi in avvenire, an-
zi per ammonirli , che se avessero
offeso il prossimo lo soddisfacessero,
con riparare alle ingiurie ad esso
fatte, e sebbene non è più in uso,
che i catecumeni si confessino nella
detta maniera, prima però del loro
battesimo si fanno ad essi analoghe
avvertenze, e basta che si confessino
inteiiormente con Dio, dolendosi dei
peccati commessi.
11 penitente deve confessarsi a
viva voce ad un prete presente,
non per iscritto, né a segni, a meno
che non fosse mutolo, né per inter-
prete, eccettuatigli stranieri, nel caso
che non potessero altrimenti confes-
sarsi né per lettere ad un confessore
assente. La confessione è nulla se si
fa per lettera al confessore assente,
s. Alfonso de Liguori , Theolog.
Mor. lib. 6, n. 493- I nniti pertan-
to, e gli stranieri che ignorano la
lingua del paese in cui si trova-
no , possono confessarsi a segni , o
per interprete, da un prete pre-
sente. Non deve però tacersi , che
non mancano molti esempi di con-
fessioni e di assoluzioni fatte, e date
per lettere ad assenti, come si ve-
de nel Chardon t, li, p. 94^ e seg.
e dalla lettera di Pioberto vescovo
di Mans, scritta nell'Sys ai vescovi
radunati vicino ad Angers nella cor-
te di Carlo // Cah'o, in cui con-
fessa i suoi peccati almeno in ge-
nerale, e ne domanda l'assoluzione
a quei vescovi, i quali gli rispon-
dono con una lettera intitolala Epi-
stola absolutionis j da parecchie let-
ffi CON
tele del Poiilcfice s. Gregorio VII,
e (III una tra le alti-e a Keiiiedio
di l.iiitMjlii, ridia quale gì' invia l'as-
S(>liizi(jjie con queste espressioni :
» Abbiamo creduto dovervi man-
» dare l'assoluzione de' vostri pec-
" cali per i' autorità de' ss. Apo-
'■> stoli Pietro, e Paolo, di cui te-
'• marno il luogo, purché però ap-
" plicandovi alle opere buone, e
" piangendo i vostri errori, rendia-
" te il %'ostro corpo degno di di-
•' ventare il tempio di Dio ". Ma
queste confessioni , e queste assolu-
zioni, secondo l'opinione dei teolo-
gi, non erano sagramentali, ma sqIo
di cerimonia, e deprecatoiie. Per-
ciò lassoluzione, o non cadeva sui
peccati , ma solamente sulle pene
canoniche ad essi inflitte, per cui i
teologi dicono esseie stata propria-
mente un'indulgenza; ovvero eia
una remissione delle pene tempo-
rali dovute a' peccati. Su questo
va consultato il Chardon Stona dei
sagranienti , tomo II, lib. II, cap.
36, Delia virtù ed effetti dell' as-
soluzione ce, cap. 38; Dell'asso-
luzione de' penitenti infenni ec. cap.
3r) , Che anticamente si dava l'as-
soluzione anche a quelli, i quali per
la infermità avevano perduto l'uso
de' sensi, o erano divenuti freneti-
ci ec. cap. 4o ; che anticamente non
si comunicava co' penitenti morti
senza l' assoluzione , specialmente
nella Chiesa Romana ; che in se-
piiito si mitigo codesto rigore ec. ;
Della condannazione , e dell' asso-
luzione de' morti ec. ; Di alcune
assoluzioni straordinarie , e rara-
mente usate, delle quali riportere-
mo il seguente cenno.
Le assoluzioni straordinarie, usa-
le di indo nella Chiesa, sono quelle
impaititc a molti lontani colletti-
A'.■^nìenl(^ o rlic non emno prore-
CON
dutc dalla confessione. Tale fu quel-
1.1 data da s. (iregorio VII a quan-
ti si f()ssero uniti al partito di Ro-
dolfo ('a lui dichiarato re d' Ale-
magna, in luogo di Enrico IV. Il
Papa indirizzò le sue parole ai ss.
apostoli Pietro, e Paolo, in questo
modo : " Acciocché Piodolfo gov(;r-
-V ni il regno dell' Alemagna, e lo
» difenda, essendo egli stato da-
'> gli alemanrn eletto , io concedo
» per parte nostra a lutti ({uelli
" che a lui aderiranno, l'assoluzio-
" ne da tutti i loro peccati , e in
» voi confidando do loro la bene-
•5 dizione per questa, e per l'altra
" vita ". Lo stesso Pontefice, scri-
vendo a' frati del monistero di Mar-
siglia, per consolarli dell'assenza del
loro abbate, ch'egli tratteneva in
Pioma, di.sse loro, lib. 6, ep. 1 5;
" Coir autorità del b. Piero prin-
» cipe degli apostoli , che a noi ,
" benché indegni, fu confidata, vi
» promettiamo il perdono di tutti
» i vostri peccali, e vi diamo l'as-
" soluzione colla benedizione ". Non
fu s. Gregorio VÌI il solo, che des-
se simili assoluzioni ; anche Pietro
il venerabile abbate di Cluny ne
diede una simile a' suoi monaci stan-
do lontano da loro, con questi ter-
mini : '> Fi-attanto io faccio lonta-
" no ciocché non posso fare pre-
» sente, e secondo il dovere dell.i
» mia carica vi assolvo da tutti i
" peccati a nome di Dio onnipo-
'5 lente creatore del lutto, e di no-
" Siro Signore Gesìi Cristo.... in
» quanto io posso .... confidando-
» mi nel!' abbondanza delle grazie
» di lui, che disse a' suoi discepoli:
" Tutto ciò che legherete sulla ter-
j> ra, ec. " iVon pare, che .simili as-
soluzioni si riferis.sero alla scomu-
nica di cui non v' era apparenza in
tjji persone assolte; neppure alla
CON
indulgenza, non indicandolo i ter-
mini, come non può dirsi, che con-
tenga una semplice benedizione, o
■voti in favore di quelli , a cui fu-
rono date. Finalmente osserva il p.
Bernardo da Venezia, traduttore e
annotatore del Chardon , che par-
lando delle assoluzioni collettiva-
mente date a molti insieme, e sen-
za precedente confessione , giusta
l'opinione dei teologi, furono con-
fortatorie, e cerimoniali, o poco di-
verse dalla formola generale, che
precede anche a' nostri dì l'assolu-
zione sagramentale, oppure da quel-
le generali assoluzioni, che sogliono
dare i supei'iori regolari nelle visi-
te de' monisteri loi'O soggetti.
Supponendo poi, che quelle con-
fessioni, e quelle assoluzioni fossero
sagramentali, o comunque sia, l'uso
fu abolito espressamente da Cle-
mente Vili colla costituzione 282,
Saìiclìssimns de' 20 luglio 1602,
Bull. Rom. tomo V, par. II, p. 460.
Dichiarò egli , che a nessuno era
lecito di confessarsi sagramental-
mente per lettere, o per internun-
zio al confessore assente, né da que-
sto ottenere 1' assoluzione. Sebbene
il concilio di Trento aveva defhii-
to, che quelli, i quali dopo il bat-
tesimo avessero peccato , dovevano
presentarsi al tribunale della peni-
tenza, per esserne assoluti per sen-
tenza del competente ministro, tut-
tavia alcuni scolastici, fertili in sot-
tigliezze, avevano inventato un me-
todo , che non poteva essere più
comodo ai penitenti, o piuttosto ai
peccatori poco disposti alla peni-
tenza, insegnando che si poteva, an-
che in assenza, fare la confessione,
e ricevere 1' assoluzione per lettera,
o per mezzo di un terzo. Ognuno
vede, non esservi cosa più comoda,
che confidare l' istoria de' propri
VCL. XVI.
CON 97
peccati ad una carta, la quale non
ne fa arrossire, o confessarli, come
i sagra mentari, al Padre eterno. Cos'i,
conchiudono i teologi , si torrebbe
alla confessione ciò che ha di più
penoso, nel fare cioè a viva voce
r intero racconto de' propri man-
camenti, e si torrebbe ancora ciò
ch'essa ha di più salutare, essendo
la medesima una gran parte della
penitenza pel passato , ed uno dei
preservativi più efficaci per la ri-
caduta. Per questi motivi adunque
111 Clemente Vili costretto a con-
dannare la nuova opinione come fal-
sa , cn'onea , scandalosa , e temera-
ria, vietando di sostenerla in pub-
blico o in privato, anche come sem-
plicemente probabile, sotto pena di
scomunica ipso jaclo , riservata al
Papa.
§ IV. Proprietà, condizioni ^ e se.'
greto della Confessione.
La confessione deve essere u-
mile , sincera , ed intera , doven-
dosi confessare i peccati tali qua-
li sono senza accrescerli , o dimi-
nuirli ; in termini chiari , e sen-
za racconti superflui , ed estranei
all'argomento. La confessione dev'es-
sere umile nella positura del peni-
tente, e ne' suoi modi d'accusarsi,
con vera contrizione de' suoi pec-
cati. I teologi poi distinguono, ri-
spetto alla confessione due maniere
d'integrità, la materiale, e la for-
male: la prima comprende l'accusa
di tutti i peccati senza eccettuarne
pur uno per qualunque ragione si
fòsse ; la seconda comprende 1' ac-
cusa di tutti i peccati mortali , di
cui ci sovveniamo dopo un dili-
gente esame, con tutte quelle spie-
7
nS
c o >•
gazioni, che ne danno i metlesinii
teologi.
In quanto al segreto della confes-
sione è di diritto naturale, divino
ed ecclesiastico. E di diritto natu-
rale, perche; è fondato sulla giusti-
zia, che obbliga a custodire un se-
greto, il quale viene confidato con
tal condizione, e sulla carità, la qua-
le proibisce di fare agli altri quello
che non vorremmo a noi fatto. E
di diritto divino egualmente che il
-sagramento della penitenza , dap-
poiché Gesù Cristo nello stabilirlo,
stabih pure la legge del segreto,
senza il quale nulla sarebbe stata
l'istituzione del sagramento, niuuo
certamente volendosi espone a li-
schi certi , come quelli della pub-
blica infamia, e della morte stessa,
nel caso della rivelazione de' pro-
pri enormi delitti. È poi di diritto
ecclesiastico, dopo che il concilio
generale lateranense IV condannò i
confessori, i quali violano il segre-
to, ad una penitenza perpetua in
qualche monistei'O. La legge eccle-
siastica , che prescrive al confessore
il silenzio assoluto è antichissima ,
giacché sino dal quarto secolo fu-
rono soppressi i penitenzieri, come
dicemmo di sopra parlando di Net-
tario, perchè un delitto accusato a
quello di Costantinopoli era dive-
nuto pubblico , ed avea prodotto
dello scandalo; laonde il concilio
lateranense tornò a comandare il
segreto senza veruna eccezione. Que-
-sta legge è sì stretta, e così estesa,
che un confessore può dire col s.
Agostino: « quello, che so per mez-
•> zo della confessione , meno il so
-■' di quanto ignoro del tutto ".
S. Giovanni Climaco osserva , che
Dio veglia specialmente nella sua
Chiesa a questo riguardo , e nel-
r epist. ad Pastor, e. 1 3, dice ;
CON
• Non s' è mai udito, che i pecca -
•' ti, i quali si sono confessati nel
•• tribunale della penitenza sieno
• stati divulgati. Dio ciò non per-
•> mette aflinchè i peccatori non sie-
-•' no distolti dalla confessione, e in
•♦ conseguenza non sieno privi dd-
•' la sola speranza di salute, che ad
" essi rimane ".
Oltre ai vantaggi, che procaccia
la legge del segreto rispetto alla
confessione, ella è anche somma-
mente utile allo stato, col porre il
.sacerdote in caso di arrestare il
corso dei più gravi delitti e dis-
ordini , collo ispirare ai peccato-
ri senlimoiti di un sincero pen-
timento, distogliend'ì, od obbligando
il penitente negandogli l'assoluzio-
ne, a prevenirne l'esecuzione. Que-
sta riflessione la conobbe assai be-
ne Enrico IV re di Francia, quan-
do il p. Colon suo confessore gli
portò queste, ed altre ragioni . E
noto che nell'anno i383 s. Giovan-
ni Nepomuceno volle sofFiire cru-
deli tormenti, e la morte, anziché
manifestare all'imperatore Wences-
lao la Confessione dell'imperatrice
Giovanna di Baviera sua moglie. 11
segreto della confessione é adunque
assolutamente necessario, ed obbli-
ga i confessori , e i penitenti. Ob-
bliga pur questi , perchè la giu-
stizia e la carità li costringono a
tacere quello che non potessero
rivelare senza mancar di rispet-
to al sagramento , o senza fave un
torto ingiusto al confessore, sic-
come fanno coloro che pubblica-
no e pongono in burla le doman-
de savie e prudenti, le quali so-
no state loro fatte dallo stesso
confessore , e i pii avvisi , e le
salutari penitenze ad essi impo-
ste.
Un penitente deve denunciare
CON
al vescovo un confessore perico-
loso 5 che lo avesse sollecitato al
delitto , o voluto indurre nel-
r errore. Questa regola è fonda-
ta nei pontificii decreti massi-
me di Pio IV, Gregorio XV,
Benedetto XIV , ec. E primiera-
mente Gregorio XV confermò la
costituzione dell'immediato prede-
cessore Paolo V, il quale nel 1608
r avea mandata all'inquisitore ge-
nerale di Portogallo, ed ordinò ai
3o agosto 1622 colla costituzione
34, Bull. Roin. toni. ITI del Che-
rubini, al tribunale dell' inquisizio-
ne, che severamente castigasse qua-
lunque sacerdote, il quale col pre-
testo delia confessione vera, o fin-
ta sollecitasse i penitenti ad atti
disonesti, pi'ima o dopo la confes-
sione, oppure nel luogo ove soglio-
no sentirsi le confessioni, sebbene
queste non si effettuassero. Dipoi il
zelante Benedetto XIV volendo to-
gliere gli abusi introdotti nel tri-
bunale della penitenza, colla bolla
Sacramenlum poeni lenii ae, data ai
17 giugno 17413 che si legge nel
Bull. Bened. XIV., tom. I, p. 5o,
rinnovò le pene contro i solleci-
tanti imposte da Gregorio XV col-
la menzionata costituzione, e dalla
congregazione del s. OfBzio a' i i
febbraio 161 i, e da altra congre-
gazione tenuta alla presenza di A-
lessandro VII a' 24 settembre i665.
Vietò pertanto Benedetto XIV nuo-
vamente a tutti i sacerdoti di u-
dire la confessione de' loro compli-
ci in peccato disonesto (a' quali im-
pose il precetto di denunziarne il
sollecitante) fuorché in caso di estre-
ma necessità, cioè in articolo di
morte, quando non siavi altro sa-
cerdote, che possa esercitai'e l'uffi-
zio di confessore. In questo caso
dichiarò poscia il Pontefice agli 8
COX 99
febbraio 174^» colla costituzione
Aposlolìcì, loc. cit. p. 4^9) che po-
trà udire la confessione del com-
plice suddetto un semplice sacer-
dote non approvato, anche in pre-
senza dell' approvato sollecitante ,
purché non vi sia pericolo di scan-
dalo, o d'infamia, che con mezzi
opportuni dovrebbe sfuggire il sa-
cerdote complice. L'assoluzione di
questo tuttavia sarebbe valida nel
punto di morte, ma egli restereb-
be soggetto alle censure nella me-
desima bolla fulminate , cioè di
scomunica riserbata alla santa Se-
de. Indi con decreto della congre-
gazione generale del s. Offizio, ai
5 agosto dell' anno stesso 1 745,
dichiarò ancora le pene contro i
sollecitanti, e contro quelli, che si
abusano del sagrifizio della messa
per fare sortilegi, o indovini per
caso.
Introdotto poi l'abuso in Porto-
gallo, che alcuni confessori esige-
vano dai penitenti il nome de' com-
plici, che poscia correggevano con
mal consigliato zelo, onde nasceva
un naturale abborrimento al sa-
gramento della penitenza, il Cardi-
nale inquisitore di quel regno, e il
Cardinal patriarca di Lisbona si
opposero sollecitamente a s\ dan-
ne vole opinione, che procurarono
per altro di sostenere alcuni dot-
tori con iscritti perversi. Quindi, ai
7 luglio 1745, Benedetto XIV^,
colla bolla Suprema, Bull. Maga.
tom. XVI, p. So 5, la condannò
come scandalosa, alla fama del pros-
simo ingiuriosa, e tendente alla
violazione del sigillo sagramentale.
Indi, a' 2 giugno dell'anno seguen-
te 174^? coU'autorità della bolla
Uhi priinum, loc. cit. tom. XVII,
p. 29, impose la pena di scomu-
nica riserbata al sommo Pontefice,
loo CON
a quelli che prendessero in altro
senso la sopraddetta condanna ,
confermando tutte con nuova bol-
la, Ad erudiendam , de' 28 settem-
bre 1746, loc. cit. pa^. 87J alla
quale dipoi a' io dicembre 1749»
aggiunse la bolla, Apostolici niini-
sterii, loc. cit. tom. XVIII, p. 00,
in cui ordinò, che i penitenti in-
terrogati dai confessori del nome
dei loro complici, sieno obbligali a
denunziarli all'Ordinario, il quale
dovrebbe prendere i provvedimenti
opportuni contro de' medesimi con-
fessori denunziati; anzi vi è l'ob-
bligo di denunziarli anche al santo
Oftizio, se dalle circostanze si co-
nosca, che tali confessori mostrino
adesione alla massima falsa, che sia
lecito il domandare il nome del
complice. Sono però esonerati dal-
la denunzia quei penitenti, che so-
no colpevoli della mancanza. È pe-
rò da notarsi attentamente, che
l'obblicro di denunziare il confes-
sore interrogante nel nome e per-
sona del complice, secondo la co-
stituzione benedettina, riguarda il
solo caso in cui consti al peniten-
te dell'adesione alla falsa massima
per parte del confessore anzidetto,
ovvero una tale adesione si possa
dal penitente con fondamento ar-
guire dal modo di procedere diì
confessore.
§ V. Confessioni generali , e
confessioni pubbliche.
Fra tutte le eccellenti pratiche,
consuetudini , e ordinamenti della
Chiesa, poche ve ne sono, la cui
origine non rimonti alla veneran-
da antichità, o almeno da essa non
derivino. Una di queste è la con-
C0\
fe'ssione generale di lutti i peccali
commessi dall'uso di ragione, la qua-
le ordinariamente si fa da quelli,
die di proposito vogliono corregger-
si, cambiar tenore di vita, ovvero
da quelli, che per maggior sicurez-
za, o pel timore di non avere avuto
nell'accostarsi ai sagramenti le con-
dizioni richieste per farlo con frut-
to, e da veri cristiani, prendono la
generosa risoluzione di sottoporre
di nuovo al tribunale della peni-
lenza tutti i peccati della vita tras-
corsa. Dicono i teologi e i mora-
listi, che è necessario il fare una
confessione generale di tutti i pec-
cati mortali, tutte le volte che le
confessioni precedenti fossero slate
nulle, o sacrileghe, e ne riportano
i motivi , e le circostanze. Fuori
però di alcuni casi , che rendono
le confessioni generali o necessarie
od utili, non è a proposito il per-
metterle ai penitenti, particolarmen-
te agli scrupolosi, i quali non vi
trovano la pace, di cui vanno in
traccia con inquietudine, ed i quali
quando ne abbiano fatta una, già ne
vogliono incominciare un'altra, a
pregiudizio della tranquillità della
loro anima, e di quella del confes-
sore.
Il primo caso d'una confessione
generale, che rinvenne il lodato
benedettino p. Chardon, Storia dei
Sagramenti t. II. p. 92. e seg., è
quello della femmina, di cui par-
lano Socrate e Sozomeno, la qua-
le confessò al sacerdote penitenzie-
re tutti i peccati che aveva com-
messo dopo il battesimo, sebbene
evvi molta probabilità che non fosse
generale, ma la prima confessione
eh' essa facesse dopo il battesimo.
Certo è, che s. Arido confessò alla
presenza del b. vescovo Nicezio tut-
ti i peccati commessi dalla sua
CON
prima giovinezza , ed altre volte
accusatine! tribunale della penitenza,
come narra s. Gregorio di Tours.
S. Eligio per mezzo d'una confes-
sione generale cominciò a darsi
alla vita penitente, da lui poscia
santamente condotta, locchè avvenne
al principio del settimo secolo. Non
solo ciò praticavasi di tempo in tem-
po dalle persone pie, che si sentivano
eccitate a farla da spirito di peni-
tenza, ma talvolta i più saggi pre-
lati consigliavano , ed ordinavano
la confessione generale; così fece
l'arcivescovo Incmaro col giovine
Pipino re d'Aquitania, il quale a-
veva menato una vita piena di dis-
ordini . S. Anselmo consigliò la
stessa cosa a suo fratello, che pre-
para vasi a tare il viaggio di Ter-
ra santa. Racconta s. Pier Damia-
ni, che dinanzi l'altare di s. Pietro
rn Roma, e sotto la confessione di
esso, ricevette la confessione gene-
rale dei l'imperatrice Agnese, che la
fece con profluvio di lagrime in-
cominciando da quanto le era ac-
caduto dall'età di cinque anni si-
no a quell'ora. Sino dal principio
dell'Ordine cistcrciense, i novizi su-
bito dopo la loro conversione do-
vevano confessare all'abbate tutti
i peccati della vita trascorsa. Il p.
Martene narra, che s. Federico ve-
scovo di Liegi avanti d'intraprende-
re il viaggio di Gerusalemme, fe-
ce a Berengario abbate di s. Loren-
zo la confessione generale. Queste
ed altre sono le prime confessioni
generali di cui si abbia memo-
ria.
Per ciò che riguarda la confes-
sione pubblica, oltre a quanto ab-
biamo detto più sopra , si rileva
da s. Cipriano, che nei pi'imi se-
coli non solamente si faceva la
confessione pubblica dc'peccati oc-
CON loi
culti, ma eziandio la si faceva al-
la presenza de' sacerdoti , i quali
col vescovo formavano il senato ec-
clesiastico: laonde la penitenza im-
ponevasi alla presenza de'sacerdoti,
che insieme col vescovo erano giu-
dici dei peccati pubblici, notori ed
occidti, loro confessati spontanea-
mente, o discoperti. Abbiamo da
Eusebio , Hislor. eccles. lib. 5,
cap. ultimo, che Natalio confessore
pentito del peccato commesso, si
prostrò ai piedi del Papa Zeffirino,
eletto l'anno 2o3 dal clero, e dal
popolo, per ottenerne il perdono :
si rivolse Natalio anche al popolo
afiìnchà lo aiutasse appresso Dio
colle sue orazioni , e gli servisse
d'intercessore appresso il Papa, e i
sacerdoti. Di questa medesima disci-
plina si fa parola di frequente negli
scritti di s. Cipriano, perchè una
quantità di fedeli caduti nelle perse-
cuzioni, e bramosi di riconciliarsi
senza passare per le prove della pe-
nitenza canonica, ottenevano lettere
dai martiri, che chiedevano grazia
ai vescovi per loro. Da tali passi, e
da altri si rileva, che ne'pi'imi secoli
della Chiesa, si faceva la confessione
pubblica de' peccati alla presenza
del vescovo, del clero, ed anche del
popolo, il quale condole vasi co'pe-
nitenti, e univa le sue orazioni al-
le loro per ottenere da Dio, e dai
suoi ministri la grazia della licon-
ciliazione.
Nei primi secoli non era cosa
rara accusarsi pubblicamente dei
peccati segretij o questa confessio-
ne si facesse di proprio moto del
peccatore, il quale per questa via
studiavasi di placar la divina giu-
stizia, oppure per consiglio del sa-
cerdote, a cui si aveva segretamen-
te accusato, e il quale alcune vol-
te per l'altrui edificazione, o per
102 CON
altri molivi obbligava il penitente
a rivelare in pubblico ciocché a-
vea air orecchie di lui confidato.
Tuttavolta la Chiesa prendeva le
più prudenti precauzioni, acciocché
questa confessione non pregiudi-
casse a coloro, che la facevano. Lo
che era tanto più necessario, per-
chè senza tali precauzioni i pe-
nitenti si sarebbono esposti al ri-
gore delle leggi civili, che con-
dannavano a morte i rei di alcuni
delitti soggetti alla pubblica peni-
tenza. Questa precauzione divenne
ancor più necessaria sotto gl'im-
peiatori cristiani, i quali avevano
decretata pena di morte contro
molli delitti, che sotto i principi
pagani non si consideravano capitali.
Quindi non si obbligavano a cagion
di esempio gli omicidi, e gli assassini
ad accusarsi in pubblico, come né
anche le femmine adultere, o gli
uomini che avessero commesso a-
dulterio con donna nobile, e molto
superiore alla loro condizione, per
non esporsi al rigore delle leggi,
e ad altri inconvenienti,, che sareb-
bono venuti dietro a tal pubblica
confessione. V'ha motivo di crede-
i-Cj che per riparare ai disordini di
certe confessioni pubbliche, non si
facevano che quelle consigliate dai
sacerdoti a cui si era fatta la con-
fessione segreta; lo che sembra in-
sinuare Origene, Honi. i. in Psal.
37, secondo lo spirito, e la consue-
tudine della Chiesa del tempo suo,
ciocché durò sino al settimo se-
colo.
Tuttavolta nel quinto secolo il
Pontefice s. Leone I scrisse una
lettera ai vescovi della Campania
per moderare lo zelo di quelli che
costringevano i penitenti ad accu-
sarsi in pubblico delle loro colpe
segrete, Epist. 336: •> Io cuinaudo
COiX
che in ogni maniera si reprima
la presunzione di alcuni, i quali
contro la regola apostolica, e
contro ogni legge esigono da' fe-
deli, che scrivano nei libelli, e
palesino pid^blicamente ogni spe-
cie di peccati, poiché basta sco-
prire al solo sacerdote in con-
fessione segreta i peccati, di cui
uno si conosce colpevole. Con-
ciossiaché, quantunque paja lode-
vole l'ardore della fede in colo-
ro, che per amor di Dio voglio-
no soffi-ire la pubblica confusio-
ne : tuttavia i peccati di tutti
non sono tali, che quelli i quali
domandano la penitenza non ab-
biano a temere nel pubblicarli.
Si lasci dunque codesta mala
» consuetudine, per non allontana-
re molti da' rimedi della peni-
tenza, o a cagione della verecon-
dia, o per tema di non far sa-
pere i fatti propri a'ioro nemici,
ed esporsi cos\ al rigore delle
leggi ". Questa lettera di s. Leo-
ne I mostra primieramente, che
la Chiesa non usò mai costringere
i peccatori ad accusarsi pubblica-
mente di quepeccati, che pote-
vano esporli o alle severità delle
leggi, o ad altri inconvenienìi con-
siderabili , perché li avreb!)e al-
trimenti distornati dal chiedere la
penitenza. In progresso di tempo in-
tiepidito il cristiano fervore, e dive-
nendo più sensibili gl'inconvenienti
delle confessioni pubbliche, se ne a-
bolì la consuetudine insensibilmente,
e se nei secoli posteriori se ne tro-
vano alcuni esempi, questi sono ra-
rissimi, né si può dire, che il costu-
me più sussistesse, come si vedrà
dai seguenti esempi.
PotamiOj vescovo di Braga , nel
concilio di Toledo del 5òQ , con-
fessò a' vescovi ivi radunati un gra^
e C) X
vissimo tlelitto occullo, per cui fu
deposto dal vescovato. S. Teodai-
do, vescovo di Narl)ona, trovandosi
nel monistoro di s. IMartino di Cliar-
tres moribondo, alla presenza del-
l'abbate e di tutti i sacerdoti, clic
avea seco, fece la confessione di
tutti i suoi peccati, dimostrando col
pianto il suo dolore. S. Annone,
arcivescovo di Colonia, egualmente
prima di morire alla presenza del-
l'abbate Ersone, dei padri, e dei
fratelli di altri monisteri, confessò
pubblicamente quanto avea fatto
in tutto il corso dellr vita, dichia-
randosi reo e peccatore. S. Gelalo
eremita si recò nel 1070 in Ro-
ma, e fece la confessione innanzi
al Papa, ed ai Cardinali. 11 re d'In-
ghilterra Guglielmo il Conquistato-
re, in punto di morte fece al-
'trettanto ad alta voce, presenti mol-
ti sacerdoti , e grandi del regno ,
dalla gioventù sino alla vecchiaia,
pregandoli ottenergli da Dio la re-
missione de peccati. Lo stesso, sen-
za nulla dissimulare, fece al punto
estremo nel i i58 Ugo, vescovo di
Cantorbery, avanti tutti i religiosi,
priori, ed abbati di Normandia ;
ed i prelati gì' imposero la peni-
tenza. Il p. Martene, De ant. Ec-
cles. rit. t. II, e. 6, riporta anco-
ra altri posteriori esempi di con-
fessioni fatte a sacerdoti insieme ,
che tutti davano l'assoluzione al
penitente. Finalmente ne abbiamo
un esempio nel secolo XVI ; cioè
allorquando nel i5i5, celebrando
in Bologna la messa Leone X, al-
la presenza de' Cardinali, e di Fran-
cesco I re di Francia, in uno alla
sua corte, non potendo per la fol-
la ammettere tutti alla comunione,
un ufficiale francese ad alta voce
disse : » Poiché santo Padre non
" mi posso comunicare dalle vostre
CON io3
" mani, né confessarmi all' orecchio
" di vostra Santità, dirò il mio
» peccato in pubblico; che ho com-
»« battuto con tutta la mia forza
" contro il defonto Papa Giulio II.
Alloia il re colla sua vivacità , e
naturale franchezza, che in tutto il
tempo della messa era stato colle
mani giunte innanzi al suo volto,
con voce alta soggiunse: " Vera-
» mente santo Padre, io sono nel-
» lo stesso caso ; ma quel Ponle-
» lice ei-a il più formidabile dei
» nostri nemici , e sarebbe meglio
» ch'egli fosse stato alla testa del-
» V armata, che sulla cattedra di
« s. Pietro ". La maggior parte
dei signori della sua corte confes-
sarono pubblicamente la stessa col-
po^ per cui Leone X sul momento
diede a tutti l'assoluzione dalle cen-
sure, in cui potevano essere incorsi.
Per altro è troppo noto quanto
Giulio II dopo la sua morte fosse
commendato altamente nel concilio
generale laleranense V , e difeso
dalle accuse, siccome doppiamente
glorioso, pel sacerdozio santamente
esercitato, e pel principato valoro-
samente sostenuto.
Si per le confessioni generali, che
per le confessioni ordinarie, è ne-
cessario l'esame, o discussione della
coscienza, affine di conoscere i peccati,
detestarli, ed accusarli, e riceverne
dal confessore la sagrameli tale as-
soluzione. L'assoluzione è un atto
pel quale un sacerdote approvato
qual giudice , e qual ministro di
Gesù Cj'isto, in suo nome, e col
potere, ch'egli ha da lui ricevuto,
rimette i peccati al penitente, il
quale presentasi colle debite dispo-
sizioni. Dappoiché il senso delle pa-
role , ego le absoh'O, non è già :
io vi dichiaro che i vostri peccali
vi sono rimessi; ma bensì : io qual
J o4 CON
ministro di Gesù Cristo vi riinelto
i vostri peccati; io vi amminislvo
il sacramento della penitenza, col-
la grazia remissiva de' peccati. Così
decise il concilio di Trento, sess.
i4) e. 6, can. g. Per conseguire
l'assoluzione e il perdono de' pec-
cati, è necessaria la contrizione, cioè
il dolore, e la detestazione dei pec-
cati commessi, con un fermo pro-
posito di non più commetterne. Fi-
nalmente è obbligo di fare la pe-
nitenza imposta dal confessore in
proporzione delle colpe commesse.
f^. Pompeo Sarnelli , Lett. eccles.
tom. VII, Lettera X Della confes-
sione pubblicaj Dionigi di Sainte
Marthe, Trattato della confessione
contro gli errori dei calvinisti, Pa-
rigi 1 685 ; Lorenzo Cozza , Dubia
selecla circa sollicitationeni , Romae
1709; Domenico Soto , Trattato
del segreto ec. Dovai 162 3; Giro-
lamo Onofrio, Trattato del sug-
gello della confessione, Milano 16 1 i ;
Giovanni Maldero , Trattato del
suggello della confessione j Lenglet
Dufresnoy , Trattalo storico , e
dogmatico del segreto inviolabile
della confessione, Parigi iJiS;
Trattato della Confessione gene-
rale del ven. servo di Dio il
b. Leonardo da Porto Maurizio ,
i83o.
CONFESSORE ( Confessarlus ).
Sacerdote secolare o regolare, che
ha facoltà di ascoltare la confessio-
ne dei peccati, e di assolverli col
sagramento della penitenza; mini-
stero delicato, pericoloso, terribile,
e di gran responsabilità, per cui i
vescovi con prudenti precauzioni
lo conferiscono dopo un rigoroso
esame, a quelli forniti delle neces-
sarie qualità. Benedetto XIII nel
i'ji5 ordinò ai confessori, che nel
confessare in chiesa, o in sagrestia,
C O \
i confessori secolari usino la cotta,
e la stola, e i regolari la sola sto-
la, sotto pena di sospensione di con-
fessare sì ai primi , che ai se-
condi.
Ai confessori sono assolutamente
due cose necessarie per la validità
della confessione, la potestà d'or-
dine, inseparabile dal carattere sa-
cerdotale, che si dà a tutti i preti
nella loro ordinazione, e la potestà
di giurisdizione : l' ordinazione dà
ai sacerdoti la potestà interna, e
soprannaturale, che è richiesta per
parte del ministro per rimettere i
peccati ; la giurisdizione dà quello
che è richiesto dalla parte dei fe-
deli, cioè l'autorità di giudicarli,
quando si accusano dei loro pecca-
ti. Tutti i sacerdoti nella loro or-
dinazione ricevono la potestà di as-
solvere i peccati, non ricevono però
i soggetti su cui possano esercitare
quella potestà; e questi soggetti
non sono loro dati che per mez-
zo della giurisdizione, che è ordi-
naria, o delegata, e che si concede
dal vescovo , o da qualche altra
persona privilegiata. La necessità
di questa duplice potestà, per la
validità della confessione, è fon-
data sul diritto divino, dichiaiato
nel XXI canone del concilio gene-
rale lateranense, celebrato da Inno-
cenzo III; sul cap. f, sess. i4 del
concilio di Trento; sul decreto di
Eugenio IV; sull'autorità de' prin-
cipali teologi; sulla natura della as-
soluzione, la quale essendo un atto
giudiziario o di giustizia, suppone
necessariamente nel confessore che
è giudice, la giurisdizione sopra i
soggetti, dappoiché è evidente, che
non potrebbe portare giudizio, pro-
nunciar sentenze obbligatorie, se non
avesse soggetti sui quali abbia au-
torità, o che sieno obbligati ad
CO.N
nl)ljicìirgli. Da tali principii ne se-
gue:
» I. Chiun([iie non sia sacerdote,
0 che essendolo non abbia la
giurisdizione ordinaria o dele-
gata dal superiore legittimo,
non può confessare valida-
mente.
, I confessori che abbiano la
giiu'isdizione ordinaria o dele-
gata, non ne possono usare
validamente che sui loro sog-
getti ; il Papa sopra lutti i
fedeli della Chiesa universale;
il vescovo sopra i suoi dioce-
sani ; il curato sopra i suoi
parrocchiani; i superiori re-
golari sopra i loro religiosi ;
i cappellani degli eserciti sui
soldati dei reggimenti di cui
sono cappellani.
1 curati non possono essere
chiamati dai loro confratelli
per confessare nelle loro par-
rocchie, salvo che non fossero
approvati per tutta la dioce-
si, secondo il diritto comune.
Lo possono tuttavia in virtìi
della consuetudine, e del con-
sentimento tacito dei vescovi,
che sono sempre padroni di
revocare questo medesimo con-
sentimento.
I vicari di un annesso non
possono^ sulla requisizione del
curato, ascoltare validamente
le confessioni dei parrocchiani
del luogo principale, senza una
permissione particolare del ve-
scovo, perchè la loro giurisdi-
zione è limitata a' loro annessi.
I regolari non possono confes-
sare i secolari senza essere ap-
provati dai vescovi, né esten-
dere le loro approvazioni da
una diocesi ad un'altra, come
CON loJ
se, essendo approvali in sua
diocesi, fossero presunti di es-
serlo in tutte le altre. Non
basta, che domandino l'appro-
vazione, bisogna che la otten-
gano, senza eccettuare né i pro-
fessori di teologia, né persino
i generali d'Ordini religiosi.
Ogni confessore approvato può
confessare le persone delle al-
tre diocesi, che vengano a pre-
senlarglisi in buona fede, e
non per fiode, onde evitare i
confessori delle loro diocesi :
laonde i pellegrini, i viaggia-
tori possono confessarsi dove
si trovano, giacché sono sog-
getti agli Ordinari de' luoghi
ne' quali s' incontrano senza
dolo per ricevere i sa 'bra-
menti.
Ogni confessore approvato può
assolvere gli stranieri, anche
dai casi riservati nella diocesi
di essi, ma non da f|uelli che
fossero riservati nella diocesi
del confessore.
I confessori che non sono cu-
rati, non possono confessare i
loro penitenti nelle diocesi in
cui non sieno approvati,
f). Un confessore approvato per
un monistero di fanciulle, non
é presunto approvato per un
altro. Un confessore straordi-
nario che si desse loro per
una volta, non può parimen-
ti confessarle una seconda vol-
ta, senza una nuova delega-
zione,
o. Un confessore che abbia avu-
to i casi riservati per un tem-
po limitato, può, dopo finito
questo tempo, terminare le con-
fessioni dei casi riservati che
avesse cominciate, mentre du-
rava quel tempo. Quello che
io6 CON
-•-• avesse avuto una delegazione
» generale in una diocesi per
« assolvere dni casi riservati ,
3. commutare i voli, dispensare
!> dagl' impedimenti del matri-
5> monio ec, non perde la sua
» potestà alla morte del prelato
« che lo avesse delegato, ma la
» conserva fino alla revocazione
w del suo successore. Non acca-
j> de il medesimo per una de-
55 legazione particolare per l'as-
» soluzione di alcune persone in
5» particolare, o per qualche al-
!> tra funzione della giurisdizio-
« ne spirituale; queste delega-
M zioni finiscono colla morte del
« vescovo allorché non siano
-•5 ancora cominciate, da che non
-•» sono tante grazie accordate
« al delegato, quanto commissio-
M ni, delle quali gli si dà l'ese-
» cuzione: nudimi rninisteriuni ".
I concilii emanarono santissime
previdenze sui confessori, e le prin-
cipali sono le seguenti, che riguar-
dano le loro qualità, e doveri.
Un sacerdote essendo in peccato
mortale non perde per questo il
potere di rimettere i peccati, per-
chè la virtìu dello Spirito Santo, che
lo ha renduto ministro di Gesìi
Cristo coU'ordi nazione, non cessa di
produrre il suo effetto. Concilio di
Trento sess. i4 de Poe ni t. Il sa-
cerdote che avrà rivelata la con-
fessione sarà messo in prigione per-
petua, e non vivrà che di pane ed
acqua. Concilio di Pannaflel, anno
i3o2, can. 5. Lo stesso decreto e-
mano il concilio provinciale, di
Maoonza del 1049. I sacerdoti non
ascoltino le donne nel Confessiona-
le [Fedi), senza necessità, prima
del levare del sole; ma nella chie-
sa m vista di tutti, e tra il coufes-
CON
sor;ì e il penitente siavi una gelo-
sia di legno che li divida, e non
vadano a confessar nelle case senza
precisa necessità, tanto gli uomini
quanto le donne. Concilio di Mi-
lano del i565, pag. 2, tlt. 6. Se
un penitente ricusa di deporre i
sentimenti d'odio e d'inimicizia, o
di restituire per quanto potrà la
roba altrui ; se non è pronto a
rinunziare allo stato di peccato
mortale, e a schivare le occasioni,
che potrebbero farlo ricadere nei
falli, de' quali si accusa, il confes-
sore non deve assolverlo; ma deve
a questo proposito consultar la dot-
trina eh' è ricevuta nella Chiesa, e
tenere una condotta , che sia a
quella conforme. Regole di s. Car-
lo sopra V amministrazione de' sa-
cramenti. Nessun prete confesserà
nella parrocchia senza licenza del
curato, e del suo superiore. Il cu-
rato è qui nominato il proprio sa-
cerdote, siccome altrove. Concilio
di Parigi del 1212, can. 12.
I vescovi sono esortati ad usare
buon discernimento nell'approvazio-
ne de' confessori, e a non conceder
loro senza gravi i-agioni di assol-
vei'e dai casi riservati. Concilio di
Soisson, del 14^6, Regola VII.
11 sacerdote deve usare gran di-
screzione amministrando la peni-
tenza; informarsi studiosamente del-
le circostanze del peccato, e delle
qualità del peccatore, per conosce-
re qual Consiglio Dio gli deve dare,
e qual rimedio applicare al suo
male. Guardisi con tutta diligenza
di non iscuoprire il peccatore per
alcun segno, né in qualsivoglia ma-
niera; e se ha bisogno di consiglio,
lo domandi con circospezione senza
esprimere la persona ; imperciocché
quegli che avrà rivelata la confes-
sione sagrameiitale sarà non sola-
CON
mente deposto, ma chiuso stielta-
lueiite in un monistero per far peni-
tenza. V. [V conc. gen. di Lale-
rano anno 1 2 1 5, e. 21. Il confes-
sore dev'essere di virtù irreprensi-
bile, dotto, e di un segreto invio-
labile; deve avere della dolcezza per
trarre a sé i peccatori; essere di ma-
niere consolanti, ma intrepido nel ri-
prendere, prudente per applicare i ri-
medi a tenore de' mali, rassicurare
le coscienze timorose, distinguer leb-
bra da lebbra, applicare i rimedi
secondo le qualità del morbo. Con-
cilio di Colonia anno i536 tit. de
Sacrani. 11 sacerdote, che ascolta
le confessioni, dev' essere integro e
discreto, altrimenti s' egU è avido
di lucro, se induce a far delle a-
nime ree, se vuole investigare cu-
riosamente ciò che non gli appar-
tiene, se è indulgente cogl' indocili,
se non sa sviluppare una coscienza
intrigata; s'è dato all' ubbriachez-
za, e alla collera; se è leggero, e
incapace di custodire il segreto, si
può ben dire, ch'egli è più atto a
far perire il gregge, che ad im-
pinguarlo a buoni pascoli. Ibidem
e. 33. JVoi raccomaivliamo ai sa-
cerdoti nelle parrocchie, che ascol-
tano le confessioni , di farlo con
molta attenzione, e cautela, vale a
dire d' informarsi con esattezza dei
peccati del penitente , e delle cir-
costanze che gli hanno accompa-
gnati, in guisa che porgano a' sem-
plici maniera di confessarsi , e di-
scuoprire la loro coscienza, senza
insegnar loro né direttamente, né
iiidiretlamente il male, che non san-
no. Sinodo di Charlres, anno iSsG.
1 confessori devono avere il cuore
tonerò e compassionevole, ad esem-
pio di s. Ambrogio, del quale leggia-
'nio, che qualunque volta un pecca-
tore presentavasi a lui per chie-
CON 107
dergli la grazia della poiiitenza,
versava egli stesso tante lagrime,
che ne spremeva dagli occhi del
suo penitente. Sinodo di Troja,
anno i4'J'9- Queste ed altre sono
le qualità e i doveri, che i vene-
rabdi concili esigono dai confes-
sori. Il santo Cardinal Borromeo
arcivescovo di Milano, nel primo
concilio cui tenne in quella me-
tropoli , fece decreti , i quali rac-
chiudono le qualilà dei confessori
nella scienza, nella pietà, nello ze-
lo, nella carità, nella prudenza, e
nella pazienza coi penitenti.
Molte egualmente, ed utilissime
sono le provvidenze prese dai som-
mi Pontefici sui confessori, come
si tratta ai diversi articoli, massime
a Confessione sagranientale, Parro-
chi, Monaci, ec. (P"edi),e noi ci limi-
teremo qui a riportarne alcune. Ur-
bano Vili ordinò, clie tutti i sa-
cerdoti approvali ad udire le con-
fessioni, avessero presso di sé, e
leggessero con diligenza la bolla
in Coena Domini. JNel pouliflcalo
d'Innocenzo Xll si eccitò in Por-
togallo una contesa tra l'arcivesco-
vo di Braga, e il vescovo di Leiria
da una parte, e dall'altra alcuni
regolari, i quali pi'etendevano di
non potere essere proibiti dal con-
fessare, essendo stati approvati a
questo ministero dai vescovi ante-
cessori. Il Papa perciò, a' 6 settem-
bre i6g8, colla costituzione Enia-
navit, che si legge nel Bull. Roni.
tomo IX, p. 4'^'^j approvò il de-
creto della sagra congregazione dei
vescovi e regolari, in cui si coman-
dava r osservanza in quel regno
della costituzione di Clemente X
de'^i giugno 1670 contro quelli,
che confessavano senza licenza de-
gli Onlinari attuali, non ostante la
bolla della crociata , la quale m
io8
CON
questa inalcria iiou aveva intiodot-
lo diritlo alcuno di nuovo. Olire
a questo, essendosi lagnati i vesco-
vi dello stesso reame, che molli
pretendevano in vigore de' pii\'ile-
gi della medesima crociata, di po-
tersi confessare con ogni confessore
approvato da qualunque vescovo,
benché questo non fosse l'Ordina-
rio del luogo ove tal confessione
si facesse, per la qual sentenza il
commissario della Bolla della Cro-
ciala [f'^ecli] aveva pubblicato un
libio voluminoso, lo stesso Inno-
cenzo XII colla costituzione Ciun
sicut, loc. cit. p. 537, data a' 19
aprile 1700, dichiarò che la bolla
della crociata non concedeva ai
confessori la facoltà di poter con-
fessare senza l'approvazione del ve-
scovo di quel luogo, in cui sono i
penitenti; e condannando il libro
del commissario d. Lorenzo Perez
di Carvaglio , condannò pure In-
nocenzo XII, con iscomunica riser-
vata al Papa, la dottrina contraria
a questa dichiarazione. Questa bol-
la fu dopo alcun tempo ricevuta,
e pubblicata dalle parti, laonde ces-
sò affatto la contesa; JMeinoires de
TrevouXy fevrier i 702, pag. 202.
Avendo dunque Innocenzo XII
dichiaralo, che il confessore eletto
dal penitente per l' indulto della
bolla di crociata, dovea essere ap-
provato dall' Ordinario del luogo,
in cui si fa la confessione. Bene-
detto XIV con la bolla apostolica,
Bull. Bmed. XI f^, tom. I, p. 358,
pubblicata agli 11 agosto 1744»
confermò il decretato da Innocenzo
XII, e dichiarò che le bolle d' In-
nocenzo XIII de'i3 maggio 1722,
e di Benedetto XIII de' 2 3 settem-
bre 1724 sulla stessa materia, fra
le altre cose decisero, che i regolari
sono affatto esclusi dal godimento
CON
dell' indulto di esse perciò che ri-
guarda l'elezione del confessore re-
lativamente al privilegio, che la stessa
bolla della crociata concede, riguardo
all'elezione del confessore. Lo stes-
so Benedetto XIV a' 5 agosto 1 748
emanò la bolla Pastoralis, Bull.
Bened. XIV, tom. II, p. 4?'? col-
la quale prescrisse diversi regola-
menti sopra la nomina de' confes-
sori straordinari per le monache.
y. r Alexandris , De Confessano
Mordali uni, Romae 1763; Terzngo,
Istruzione pei Confessori, Venezia
1823. Sarnelli, nel tom. Vili, p.
81, lett. XXXV, tratta del con-
fiissore da eleggersi da taluno per
facoltà del Papa, che anticamente
non riceveva l'approvazione dellOr-
dinario, ciò che poi venne rivoca-
to dal concilio di Trento. D. Gio-
vanni Soglia, ora Cardinale di s.
Chiesa, nel 1828 pubblicò in Ro-
ma colle stampe del Bourjiè, Del-
la penitenza, etc. , ed Avvertimenti
ai confessori.
Non solo i vescovi sono ordina-
ri amministratori del sagramento
della penitenza, ma anco talvolta
gli stessi sommi Pontefici hanno vo-
luto esercitare il ministero di con-
fessare, siccome si rileverà dai se-
guenti esempi. Clemente Vili, eletto
nel 1092, pili volte si vide nel con-
fessionale ad ascoltare le confessio-
ni di quelli, che gli si presentavano,
massime nell'anno santo 1600 nel
confessare i pellegrini . Clemente
IX, creato Pontefice nel 1667, con
singoiar pietà amministrò il sagra-
mento della penitenza, in un con-
fessionale della basilica vaticana ,
che subito ilopo la coronazione si
destinò. Clemente XI , che regnò
dal 1700 al 1721, malgrado i suoi
frequenti incomodi, sì nella basi-
lica di s. Pietro in Valicano, che
CON
negli o'^pedali che di frequente vi-
sitava, spesse volte sentiva le con-
fessioni particolarmente nella setti-
mana santa, e per quasi tutte le
ore pomeridiane. In un mss., che
si conserva dai maestri di camera
prò tempore, al capo XXXII, Sa-
gramento della penitenza esercitato
dall' intenso zelo del Papa Cle-
mente XI, si legge quanto segue :
» II confessionario del Papa è sera-
J5 pre esposto nelle basiliche.
» Nostro Signore tutti li sabbati
» santi al giorno si è degnato u-
it sare questa somma carità nella
55 chiesa di s. Pietro. Deve avvertire
>3 il maestro di camera di fare stabi-
5» lire sopi'a di esso il baldacchino
5> di quel colore, che in quel gior-
w no la Chiesa usa nei paramenti.
« Deve anche addobbarsi la sedia
M per il Papa con damaschi tri-
» nati, e con tappeti gli scalini del-
)5 luna e l'altra banda. Dalla guar-
» dia svizzera si fa un gran circo-
« lo : dentro di esso restano quelli
» della corte del Papa, il Cardi-
» nal penitenziere maggiore sulla
» banda dritta siede in uno sgabello,
-■5 vicino al medesimo il prelato
« maestro di camera, e gli altri
" penitenzieri. Entrano nello stec-
» cato quelle persone, che per or-
5> dine di monsignore maestro di ca-
sa mera si fanno ammettere, e de-
« ve questo preferire i forestieri, e
5» quelli che sono raccomandati
» dai penitenzieri, nei limiti però
j> della discretezza, poiché siccome
55 è necessario che si spediscano
55 quelli che hanno maggior biso-
5) gno, cos\ come quelli ricorrono
55 in questo tribunale non devono
55 avere l'intero arbitrio, per non
55 permettere ch'entrino quelli che
S5 a loro piace, sieno o non sieno
55 X'icorsi alla sagra penitenzieria.
CON
lOC)
» Il numero maggiore non è
" stato più di ventitre di quelli
55 che hanno goduto di questo van-
5' taggio, tra' quali alcuni religiosi,
5' e preti. Confessò anche sua Bea-
55 titudine nella basilica di s. Gio-
55 vanni in Laterano nell'aprile 1702.
5' Non si ammettono le donne per
55 maggiore rispetto, e se mai en-
'5 trassero delle donne nello stecca-
55 to, con moderazione, e modestia
55 si suol permettere ; ma quando
!■> monsignor maestro di camera
55 prevede qualche libertà poco
55 discreta, deve destramente prov-
>s vedere, come fece il medesimo
55 prelato per mezzo de'parenti in
55 s. Giovanni in Laterano con al-
55 cune donne ".
Il Pontefice Benedetto XIII, elet-
to nel 1724, essendo stato prima
per moltissimi anni arcivescovo
di Benevento, continuò nel zelan-
te esercizio delle funzioni episcopa-
li, e di frequente nel suo pontifi-
cato si vide esemplarmente eserci-
tare anche l'uffizio di parroco, e
confessore nel confessionale. A que-
sto Papa dobbiamo la canonizza-
zione di s. Giovanni Nepomuce-
no boemo, protomartire del sigillo
della confessione sagramentale, per
cui meritò che dopo 34^ anni do-
po la sua morte e martirio ch'eb-
be luogo nel i383, fosse ritrova-
ta incorrotta, e fresca la sua lin-
gua, che avea negato all'imperato-
re Venceslao, di rivelare la con-
fessione dell imperati ice di lui con-
sorte e penitente del santo. /^. il
p. Menochio, tomo II p. 227 delle
sue erudite Stuore, capo XXXVIIT ;
De' confessori de'principi, ove ripor-
ta le ragioni, per cui non si deve
procurare un tal delicato, e grave
uffizio. Il Berlcndi , Dell'oblazioni
dell'altare alle p, 274, 3o5, e seg.
1 1 o e O X
trattò il punto, che i confessori
non possono celebrare le messe im-
poste da loro ai penitenti, né dar-
ne in penitenza se non a' sacer-
doti.
Su questo argomento possono
altresì consultarsi, U istruzione per
i novelli confessori, opera d'un ec-
clesiastico, che si esercitò nelle mis-
sioni, Lucca 1720; Avvertimenti
utili a tutti i confessori, del ven.
servo di Dio b. Leonardo da Por-
to Maurizio, Roma l'jji; Instru-
ction de s. diarie aux confesseurs,
a E.ome 1828; Manuel des Con-
fesseurs, par l'abbé Gaume, cha-
noinc a Nevers, Paris i83o. L'uo-
mo apostolico istruito nella sua
{■orazione al confessionario , opera
del p. fr. Gnetano Maria da Ber-
gamo cappuccino, Eassano lyyS;
Baccari de signori della Missione,
Pratica del (Jonftssionale, Firen/o
i838, tomi qualtro.
CONFESSORE DELLA FEDE [Coìì-
fessor). Cristiano, che professò pubbli-
camente la fede di G. C, che ha
patito per quella, e che era disposto
a morire per tal motivo. In questo
egli viene distinto da un martire,
che ha sofferto la morte per ren-
dere testimonianza della sua fede.
Nella storia ecclesiastica sovente so-
no confusi questi due nomi, ma
])iìi ordinariamente si appellano co/2-
fessori quelli, che dopo essere stati
tormentati dai tiranni, sopravvisse-
ro e morirono in pace; e quei, che
senza aver sofferto tormenti vissero
.santamente, e sono morti in odore
di santità. Racconta il Bernini, Sto-
ria delle Eresie pag. or, che nel-
la persecuzione di Decio formaron-
.si ne' cristiani due classi, i quali cad-
dero nella idolatria, come in due
t lassi si distinsero i cristiani costan-
ti nella fedi^; quei che sopportarono
cox
i tormenti si dissero martiri, e quel-
li, che senza di essi erano chiusi
nelle carceri, si chiamaiouo Confes-
sori.
Il Macri, nella Notizia de' voca-
boli, ec. , alla voce Confessor, dice
egualmente, che spesse volte signi-
fica martire, ovvero che aveva nei
tormenti o in presenza de'giudici
confessata la fede, chiamato da Ter-
tulliano Martyr daignatus. Questi
però erano di tre sorta; Confessor
si nominava colui , che citato in
giudizio confessava liberamente la
fede; Professor era quegli, che non
citato, da sé stesso si offeriva al
martirio ; Exlorris finalmente si
chiamava colui, che spaventato dal-
l'acerbità de' tormenti, per timoie
di non essere indotto a negare la
fede, si eleggeva un volontario e-
silio, giacché disse Gesù Cristo a-
gli Apostoli, Matt. e. IO. v. 23:
Quando sarete perseguitati in una
città, fuggite in un'altra. In fatti
la Chiesa non approvava lo zelo di
quelli che da sé stessi soffrivano il
martirio, meno in qualche circostan-
za in cui erano a ciò mossi dallo
Spirito Santo. Clemente Alessandri-
no dice, che coloro i quali da sé
stessi si presentano ai giudici i;ni-
tano la temerità di quelli, che pro-
vocano un animale feroce, ed in tal
guisa si costituiscono rei del delitto
di chi li condanna a morte. Quin-
di un concilio di Toledo vietò di
accordare gli onori del maitirio a
quelli, ch'eiano andati ad esibirsi
da sé stessi.
Il senatore veneto Flaminio Coi-
naro, nel tomo XIII della nuova
Raccolta Calogieriana pag. 7 5,
ha pubblicato una dissertazione,
De cultu s. Felicis presbyteri No-
lani cuni litulo Confessoris apud ve-
nctos, ove dimostra con vari esem-
CON
pi eà autorità, essere stato attribui-
to il titolo di confessore ad alcu-
ni santi martiri, che patirono nel-
le persecuzioni. Sullo stesso titolo
di Confessore hanno specialmente
trattato il Muratori nella Diss. quo
tempore vixerit s. Felix Nolanns
nel tom. I, Àn., il Baronio in
Pracf. ad Martyrologium, p. ^i ,
ed ai 2 di gennaio; Lilt. R il
Ruinart ed il commendatore Vet-
tori, De FU Donnientihus p. 24,
et in Disserl. Philologica p. 66. V.
Martire.
Oggi però la Chiesa chiama
Confessor i martiri di volontà, che
osservarono, e difesero la legge e-
vangelica vivendo nell'esei'cizio delle
eroiche virtù, e morendo santamente
nel bacio del Signore, finché me-
ritano di essere registrati nel cata-
logo de'santi. Così chiamansi con-
fessori i santi, che vanno distinti
dagli apostoli, dagli evangelisti, dai
martiri, dai dottori, dalle vergini
ec. Purpuratns Confessor fu da s.
Ambrogio chiamato il buon ladro-
ne crocefisso con Gesìi Cristo. Una
santa vergine non martire altre
volte venne detta Confessa ; nel
codice di Piodrado con tal titolo
abbiamo, Missae in Natali Virgi-
nis confessae. Nel concilio Toleta-
no IV s. Leucadia venne chiamata
confessor. Confessore alcune volte
significò il salmista, il cantore , o
il chierico della prima tonsura, per-
chè nel linguaggio della Scrittu-
ra confìteri è cantare le lodi di
Dio, e precisamente nel salmo q:
Confilebor libi, Domine, in tota cor-
de meo. In questo senso si prende
nell'orazione del venerdì santo; y4co-
lythis, exorcistis jlectorihiis , osiianis,
confessoribus. Il medesimo signifi-
cato trovasi nel concilio Toletano
primo al canone 9 ; Wulla prò-
CON I r I
fessa, vel i'idua, absente episcopo
vel presbitero in domo sua aiiti-
plionas Clini confessore, vel seno
suo ficiat. Finalmente Confessore,
Confessariiis, per distinguerlo da
Confessor, nome consacrato partico-
larmente ai santi, chiamasi il prete
secolare o regolare, il quale ammi-
nistra il sagramenlo della peniten-
za. Sull'uffìzio e messa de'confessori
Pontefici, e non Pontefici, si può
consultare 1' articolo Comune dei
Confessori nel Diz. Sacro liturgico
di d. Gio. Diclich, Voi. I, p. 1H8,
ed il p. Gavanlo colle addizioni del
p. Merati, Compendio delle ceri-
monie eccl. p. 44*^) ^^^ Comune,
de" Confessori. Osserva il Novacs,
nella vita di s. Melchiade, Papa
XXXIII, eletto nell'anno 3i i, essere
opinione di non pochi eruditi, che
tutti i trentadue Pontefici i quali
lo precedettero, abbiano acquistata
la gloria di martiri in difesa della
fede, per cagione de' travagli, che
sostennero per la causa di Dio,
tuttoché diversi antichi scrittori dia-
no ad alcuni di essi l'onore soltanto
di confessori, perchè veramente non
morirono co' tormenti. V. il p. Ansai-
di : De marfyribus sine sanguine ad-
versus Dodwellum, Mediolani i744-
Questa dissertazione fu dal medesi-
mo autore fatta ristampare con nuo-
ve interessanti aggiunte, e con questo
titolo : Dissertaliones dime de Mar-
tyribus adversiis Dodwelliun iterimi
edilae et illustratae, Venetiis 1756.
CONFESSORE del conclave.
Questo si elegge nella sede vacan-
te per voti dai Cardinali nella ter-
za congregazione generale. Il Pon-
tefice Pio IV , nella sua bolla In
eligendis, che si legge nel Bull.
Rom. tom. IV, par. II, pag. \\!ì,
^ 17, prescrisse che per confessore
dei Cardinali in conclave si elegges-
11-2 CON
se vir religiosiis , per cui molli
pretesero che il confessore dovesse
essere un rfegolare; ma 'pel concla-
ve, ch'ebbe luogo nella morte di
Benedetto XIV, ed elezione di Cle-
mente XIII, fu la questione sciolta,
dappoiché restò eletto per confes-
sore d. Adeodato Barcali sacerdote
secolare, il quale fu preso per con-
fessore dallo stesso Clemente XIII,
laonde per uomo religioso si deve
intendere di esemplari costumi, pio,
e dotto. Per lo più il confessore
del conclave è un regolare, che in
conclave veste l'abito del suo Or-
dine, con l'onorario di scudi tren-
ta mensili , con quei compensi , e
privilegi, di cui si tratta all'artico-
lo Co\cL\visTr. Il confessore del
conclave del 18-29 fu il p. Lorenzo
da Camerata cappuccino, e predi-
catore apostolico, fatto vescovo in
partibus dal Papa regnante; e il
confessore del conclave i83o-i83i
fu il p. Luigi Togni, già prefetto
generale de' pp. ministri degl'infer-
mi detti Crociferi, ed ora procu-
ratore generale de' medesimi.
CONFESSORE della famiglia
PONTIFICIA. È sempre un religioso
sacerdote dell'Ordine de' servi di
ìMaria, sino dal pontificato di Pao-
lo III, eletto nell'anno i534- D'al-
lora fino a Clemente XIII, il con-
fessore della famiglia pontificia fu
costantemente preso dal medesimo
Ordine, mediante pontifìcio rescrit-
to, che si rinnovava ad ogni nuovo
confessore, a scelta del Papa re-
gnante. Quindi Clemente XllI col-
la costituzione Gravissìniae Apo-
stolici Reginiinis, data a' 19 gen-
naio 1762, confermò in peipetuo
un tal privilegio esclusivo all'Ordi-
ne de' serviti, riserbando però a sé
e successori la nomina del sogget-
to, da prendersi tra i piìi dotti teo-
CO\
logi, ed esemplari religiosi dell'Ordi-
ne stesso, nominando egli fr. Anto-
nio Maria Borini. Volle inoltre Cle-
mente XIII, che i medesimi con-
fessori serviti della famiglia ponti-
fici;!, godessero in perpetuo il voto
attivo, e passivo ne^ capitoli, e con-
gregazioni generali dell'Ordine, quin-
di a'i4 aprile del medesimo anno
concesse al medesimo confessore il
posto nella cappella Pontificia, col
rispettivo abito del suo Ordine, cioè
dopo il predicatore apostolico cap-
puccino, il quale siede appresso i
procuratori generali degli Ordini re-
golari, f^. il Bull. Rom. Conlinua-
tio, tom. II, p. "ì^o, ed il Guerra,
Epitome Coiist. Allendcnles, tom.
IV, p. i55. P' . Captelle Pontifi-
cie, ove si tratta del posto che il
confessore vi ha, e delle candele,
ceneri, palme , ed Agnus Dei be-
nedetti, che riceve dalle mani del
Papa.
il confessore della famiglia Pon-
tificia deve confessare quegli indi-
vidui appartenenti ad essa, che bra-
mano accostarsi al tribunale della
penitenza ; ed allorquando nel pa-
lazzo apostolico hanno luogo le
comunioni generali, in quelle della
famiglia nobile interviene il con-
fessore per chi ne vuol profittare,
assumendo la stola violacea sull'a-
bito religioso. Di queste comunio-
ni si parla al voi. IX, pag. 166, e
seg. del Dizionario. 11 confessore
ha stabile abitazione nel palazzo
apostolico Quirinale, ed é assistito
da un laico del proprio Ordine.
L' onorario mensile, che il palazzo
apostolico somministra al confesso-
re, é di scudi quaranta, e tra le
cose, che gli spettano riceve le me-
daglie di argento, le quali si conia-
no pel possesso del nuovo Papa, e
per la festa dei principi degli apo-
COIV
stoli. Vi Famiglia PoNTinctA, e
Servi di Maria ordine religioso.
Tra i confessori religiosi serviti
della famiglia pontifìcia fiorirono
anche degli uomini illustri. Il p.
maestro Gio. Battista Caldeiini mo-
rì nel 1074) dopo essere stato con-
fessore in cinque conclavi. Il p. m.
Mariano Grana fu confessore di
Gregorio XIII, e di Gregorio XI V.
Il p. m. Melchiorre Bonucci fu
confessore di Urbano Vili. Alcuni
sono stati elevati alla dignità epi-
scopale, altri furono menibii di di-
verse congregazioni cardinalizie, ed
il presente padre confessore lo è di
quella di Propaganda fide.
CONFESSORE del Papa. È un
sacerdote secolare, o regolare, tal-
volta monsignor sagrista, e talvolta
uu Cardinale. Secondo il benepla-
cito de' Pontefici hanno i loro con-
fessori onorario mensile, ed abita-
zione nei palazzo apostolico, locchè
ordinariamente non ha luogo. Ri-
cevono bensì dal palazzo apostolico
la candela benedetta per la festa
della Purificazione, e la palma be-
nedetta per la domenica delle pal-
me, e le medaglie d' argento pel
possesso del Papa, e nell' annuale
festiva ricorrenza dei ss. Pietro e
Paolo. Anticamente il confessore
del Papa aveva diverse attribuzio-
ni, come quella di destinare i sog-
getti per recitare in diverse circo-
slanze il discorso nelle Cappelle
Ponlificìe (Vedi). Il Pontefice Gio-
vanni XXI f, residente in Avignone,
nel i3i6 assegnò l'uffizio di con-
fessore del Papa ad un religioso
agostiniano, o eremitano di s. Ago-
stino, insieme a quello di biblio-
tecario, e sagrista ; ma Sisto IV
nel 1472 divise questi uflizi, come
meglio si potrà vedere agli articoli
Bibliotecario di s. Chiesa, e Sa-
VOL. xvt.
CON ii3
r.RisTA Pontificio. Il confessore del
Papa nei ruoli di Paolo IV del
i555, che sono i più antichi, i
quali esistono nell'archivio del pa-
lazzo apostolico , veniva registrato
dopo i segretari del Pontefice, e
fia gli uffiziali extra ordines. Il
confessore del Papa esercita con lui
il sagro suo ministero, come con
qualunque fedele, meno però che
nella formola dell' assoluzione , o-
inette l'assoluzione dalle censure,
non essendo il sommo Pontefice,
siccome augusto capo della Chiesa,
in veruna maniera soggetto alle
medesime. Il Papa si confessa gi-
nocchioni, ed il confessore de more
deve stare in piedi ; per altro rice-
ve anche il permesso di sedere.
Ecco alcuni confessori de' Pon-
tefici. Il francescano Nicolò da Cur-
bio fu confessore d' Innocenzo IV,
che nel 12 54 spirò nelle sue brac-
cia, e poi scrisse la vita di quel
Papa molto importante per la sto-
ria ecclesiastica. Bentivenga de Den-
ti venghi francescano, fu confessore
e cappellano di Nicolò III, che nel
i'278 lo creò Cardinale, e fece pe-
nitenziere maggiore. All' articolo
Penitenziere maggiore , si tratta
dell'assistenza, ch'esso presta al mo-
ribondo Pontefice. S. Vincenzo Fer-
reri fu confessore dell'antipapa Cle-
mente VII ne' primi due anni del
suo pseudo-pontificato, indi lo ab-
bandonò: s. Antonino, arcivescovo
di Firenze, esercitò il ministero di
confessore con Gregorio XII, e con
Eugenio IV, il quale nel i447 spi-
rò nelle sue braccia. Giovanni Al-
varez di Toledo, Cardinale di Pao-
lo III, fu poscia confessore di Paolo
IV, eletto nel i555. Il domenica-
no Arcangelo Bianchi era confesso-
re di fr. Michele Ghislieri, il qua-
le, divenuto Papa, lo creò Cardi-
8
1,4 CON CON
naie. Clemente VIIT ebbe per con- Fercnllno, e da ultimo a vicegcrenlc.
fessole Francesco Toledo gesuita, Gregorio XVI ebbe per conCessoie
cbc fece Cardinale, e morì nel i ^96, prima il Cardinal Zurla, e poi il p.
avendogli a tal effetto data abita- ai)bate Biancbi da lui crealo in se-
zione nel palazzo apostolico, e poi guito Cardinale di Santa Chiesa,
prese per confessore il Cardinal Di alcuni altri confessori dei Papi,
Baronio, al quale ogni sera faceva si parla all' articolo Confessore del-
ia, sua confessione. Essendo mori- la Famiglia Pontificia. Vedi.
bondo Leone XI, molti gli fecero CONFITEOR.. Confessione dei
premura, che creasse Cardinale il peccati, che recitasi al principio dei-
degno nipote di lui, e tra questi la messa, a prima, a compieta ec,
ci fu il confessore di lui; ma il nonché avanti di confessarsi sino
Papa gli ordinò di partire dalla alle parole tihi pater, dicendosi il
sua presenza, perchè in quel tre- resto dopo la confessione. Questo
mendo punto gli suggeriva più l'a- termine in linguaggio della Scrit-
more de' suoi parenti, che quello tura significa ordinariamente : io
delle cose eterne, ond' è che prese lodo, io rendo gra-Je, io rendo glo-
per confessore il p. Pietro della ria, per cui alcuni chiamano il
IVIadiinna della Pegna, carmelitano. Confiteor anco preghiera. Si disse
predicatore apostolico, nelle mani pure Y Exomologesi, cioè confessio-
del quale rese il suo spirito al Crea- ne de' peccati, ed oraziotje, ed an-
tore. Riginaldo Lucarini di Trevi , che l'apologia del sacerdote, come
vescovo di Città della Pieve , fu può vedersi in Pil. Jac. Hardtman-
confessore di Urbano YIII; il p. nus. De confessione peccatorian
Gio. Paolo Oliva, preposi to gene- ante sacrani sj-naxlm, in lib. De
rale della compagnia di Gesù, fu gestis Christianorwn sub Jpostolis,
confessore d'Innocenzo X, ed il p. ^1^.
gesuita Giambattista Cancellotti lo II rito della recita del Coifiteor
fu di Alessandro VII, il quale lo nel principio della messa, e in quel-
voleva vedere ogni mattina. Fr. la parte appunto che dicesi con-
Francesco JMaria Casini, predicato- fessione, si crede introdotto dal
re apostolico, fu confessore d'Inno- Pontefice s. Ponziano del 233, in-
cenzo XII, che prima di morire torno a che però va consultato il
fece con lui la sua confessione gè- Bona, Rer. Lititrg., 1. 1, cap. 2, e
nerale; Clemente XI creò dipoi il Lambertini, del sagrifizio della
Cardinale il Casini, ed egli ebbe messa, t. II, p. 219. Il Platina, e
per confessore il p. Gregorio Sei- Pvadulfo al capo 2 3, attribuiscono
Ieri domenicano, maestro del sagro il Confiteor nella messa a s. Da-
palazzo apostolico, che Benedetto maso I del 367. Altri ne flinno
XIV aggregò al sagro Collegio, autore s. Celestino I, eletto Papa
Clemente XIV elesse per suo con- nell'anno 4^3, ad imitazione delle
fessore, il p. Pietro Sangiorgi con- chiese orientali, ed ambrosiana, co-
ventnale; Pio VII monsignor Me- me affermano Amalario, Valfridio,
nocihio vescovo di Porfirio, sagri- il Micrologo, Bernone , e Onorio
sta Pontificio; Pio Vili il canoni- Auguslodunense, dappoiché prima
co d. Giuseppe Canali, che il Papa di tale introduzione la messa in-
successore promosse al vescovato di cominciava dalla lezione, come se-
CON
guiva ncirAfrica a' tempi di s. A-
gostino, e nelle Gallie a' tempi di
s. Gregorio Tiii-onese, Tlì.st. Frane.
1. 8j e. 7. Ed è perciò che tutte
le preci, le quali si dicono dai sa-
cerdoti avanti 1' ultimo gradino del-
1 altare, prima della lezione, sono
chiamate Pam scev astica, o sia pre-
paratorie. Prima si dicevano in sa-
grestia, o mentre si andava all'al-
iare, nell'atto di pigliare gli or-
namenti sacerdotali, alla porta del
coro. Vi erano chiese, in cui il
sacerdote si volgeva altre volte ver-
so il popolo durante tutto il Con-
fiteor della messa.
Il Macri , alla voce Confiteor,
coll'autorità d'Innocenzo III, dice
che nel recitarlo il sacerdote prima
di accostarsi all'altare, imitando il
penitente puhhlicano, confessa le sue
colpe, percuotendosi il petto, per
denotare l'interna contrizione: Si-
gnifìenmu.<! nos cor conterere, ut a
Domino a'irigatiir (S. August., in
psalm. 146), scuotendo in tal mo-
do dal petto le interne colpe, e
macchie spirituali, come si espres-
se. Max. honi. 3 de quadrag. IVè
deve qui tacersi, che solevano gli
antichi cristiani percuotersi il pet-
to, quando udivano rammentarsi
i peccati sensuali, come si ha dal
medesimo s. Agostino, il quale pur
ci dice, che i cristiani si battevano
il petto anche quando nell'orazio-
ne domenicale, proiumziavano le
parole dimitie nobis, etc. , di piti
quando nel vangelo udivano le pa-
role ingiuriose, dette contro il Re-
dentore Dacmoniiun hahes, per de-
testare l'empietà de' giudei, come
asserisce Innocenzo III, il quale in-
segna, che la triplice percussione
del petto significa la contrizione
del cuore, la confessione della boc-
ca, e la soddisfazione delle opere.
CON ii5
II Coiìfiteov vl(Mic detto anche ge-
nerale, e pubblica confessione. Trat-
tando i liturgici d(;l principio della
messa, prescrivono che dopo esser-
si detto dal ministro : (jui fccit coe-
luni et terrant, il sacerdote inchi-
nandosi profondamente all'altare,
colle mani giunte dica il Confiteor,
e Io proseguisca, battendosi tre vol-
te colla destra il petto al lìiea cul-
pa, e stando inchinato fìndiè dal
ministro, o ministri si sia detto il
iMiscreatur tiii, etc. Quando s'in-
comincierà dal ministro, o dai mi-
nistri il Conjìieor , il sacerdote si
erigerà : nel fare il sacerdote la
confessione nella messa privata di-
rà: T^ohìs Fratres, e Vos Fratres;
non si volterà né da una parte
né dall' altra, perchè non deve pre-
stare alcun segno di riverenza ver-
so il popolo. Se sia avanti al Pa-
pa, o al Cardinal legato della san-
ta Sede, ovveio al patriarca, all'ar-
civescovo, o al vescovo nelle loro
Provincie, città e diocesi, in vece
di dire Vobis ■ Fratres, dirà Tihi
Pater. Similmente nel fine dove si
dice, Fos Fratres, dirà Te Pater,
il che dicendo genufletterà innanzi
al Pontefice, e s'inchinerà profon-
damente agli altri prelati. Quando
il ministro, e quelli che assistono,
anco se vi fosse il Papa, risponrle-
ranno al Confìteor, diranno rivolli
alquanto al celebrante : Tibi Palrr,
e Te Pater, e fatta dai circostanti
la confessione, il celebrante, stando
in piedi, dirà DIisereatar \'eslri, eie.
Nel recitare il Confiteor, non si
deve aggiungei-e, secondo il Gavan-
lo, par. II, tit. 8, rui). ", lit. X,
il nome del patrono, o dtl titola-
re della Chiesa, nella quale si ce-
lebra, essendo questo privilegio con-
cesso da s. Pio V alle chiese di
Spagna soltanto. Non si pun fare
1 1 6 CON
diversamente senza l' indulto apo-
stolico del Papa, locchè venne con-
fermato con decreto della sagra
congregazione de'rili de' 20 marzo
1706, approvato da Clemente XI.
Le monache, recitando il Confiteor,
devono dire vohis fratres, e non
vobis sorores, come stabilì la detta
congregazione agli 8 agosto 1629,
perchè parlano in nome della Chie-
sa, siccome il sacerdote dice Do-
miniis vobiscuni j ancorché vi sia
presente un solo. Altro decreto ri-
portato dal Cardellini a p. 33g3,
è questo: » Regulares absque spe-
« ciali privilegio, sed sola commu-
» nicatione aliarum religionuni ,
» non possunt addere nomen san-
« cti fundatoris in litaniis, et Con-
» fiteor, nec recitare officia, et mis-
» sas concessas aliis religionibus ".
Il Garampi, parlando del Confi-
teor, o formola di confessione, nel-
le sue Memorie ecclesiasliche, dice
che quella delle costituzioni dei
canonici della cattedi'ale di Città di
Castello del 1288, incomincia come
segue: » Confiteor Deo omnipo-
" tenti et Beatae Mariae semper
»> Virgini et omnibus sanctis, et
»> tibi pater, me gravi ter peccasse
»> per superbiam, in maligna cogi-
>■> tatione, suggestione, delectatione,
« consensu, verbo et opere, mea
" culpa etc. " Varie formole del-
la confessione o Confiteor, si posso-
no -vedere presso il Cardinal Bona
Rerum Liturgie, lib. 2, cap. 2,
num. 5, e presso monsignor Gior-
gi, de Litnr. Roni. Pontif. tom, 3,
p. ';6.
Nella cappella Pontificia quando
il Papa assiste alla messa, il cele-
brante dice con lui il Confiteor iu
piedi, sia Cardinale, patriarca, ar-
civescovo, o vescovo assistente al
soglio; quindi dopo la recita del
CON
sermone il diacono ad alti voce
canta il Confiteor avanti l'ultimo
gradino del pontificio trono, e ge-
nuflette alle parole tihì Pater, e te
Patf-r. Quando poi il Papa celebra
solennemente la messa, fa la con-
fessione col Cardinal vescovo assi-
stente, e col Cardinal diacono mi-
nistrante, il quale nei Pontificali
di Pasqua, e di Natale, in cui ha
luogo la comunione dei Cardinali
diaconi e de' soliti laici nobili, pri-
ma di essa si reca al ti'ono papale
ove canta il Confiteor, chinando il
capo nelle due volte, che dice tihi
Pater, e te Pater. Quando poi il
Pontefice interviene a qualche cap-
pella in mozzelta, e stola, come per
l'esequie che i Cardinali viventi
celebrano ai Papi, da cui furono crea-
ti, la confessione, o il Confiteor, \\ene
recitato dal Cardinale più degno.
Finalmente, allorché il Papa dice
messa bassa in alcuna chiesa, ri-
spondono alla confessione genuflessi
l'elemosiniere, e il sagrista, vescovi,
e i cappellani segreti tutti colla
cotta. E quando la dice nella sua
cappella segreta risponde quello o
quelli, che gliela servono. Dell'ori-
gine di recitare il Confiteor avan-
ti la Comunione [P^edi), e di altre
analoghe notizie, si tratta a quel-
l'articolo verso la metà del § VII.
CONFPtATE, o CONFRATEL-
LO, o Fratello. Nome, che si dà
alle persone con cui si forma una
società particolare per motivi reli-
giosi, come gl'individui che com-
pongono le a rei con fraterni te e con-
fraternite; e dicesi anco tra gl'indivi-
dui di un medesimo corpo, ed ordine.
P^. CoNFR\TKRNiTA, massime al § III,
yfltre notizie sulle confraternite, e
sui confrati di esse. Nel nascere
del cristianesimo, i fedeli appella-
vansi fratelli; ed una associazione
CON
fonntìta per praticare le slesse buo-
ne opere di piiUà, o di carità, sta-
bilisce tra essi una nuova fraterni-
tà, y. Frath:.
CONFRATERNITA o CONFRA-
TRIA. Sacrimi sodalllium , sacra so-
dalitas, confraternilax. Società, e a-
dunanza di persone divote stabilite
in alcune cliiese, o oralorii per ce-
lebrare alcuni esercizi di religione,
e di pietà, o per onorare partico-
larmente un mistero, od un santo,
non che per esercitare uffìzi cari-
tatevoli. Dice il Macri, Notizia dei
vocah. eccl. , c\\e la parola confra-
ternita deriva dal greco, e signifi-
ca congregazione, o compagnia. Le
confraternite sono pur chiamale
scuole, fratellanze ec. di chierici, e
di laici. Il Piazza, Opere pie di Ro'
ma, p. 5oo, dice che il nome di
confraternita si deduce dal medesi-
mo vocabolo ecclesiastico di com-
padre, e commadre, e perciò an-
che confrate, o confratello, quasi
uniti molti in vincolo, e unione di
fratellanza cristiana , di cui parlò
Tertulliano Ì7ì Apol. cap. Sg con
queste enfatiche parole: » et fra-
M tres vestri sumus jure naturae
M matris omnium ; et si vos mali
M homines quia mali fratres, quanto
« dignius fralreis, et dicunfur, et ha-
M berttur, qui unum Patreni Deum
« agnovcrunt, qui unum spiritum
M biberunt sanctitatis, qui de uno
M utero ignorantiae ejusdem ad u-
M nam lucem expa veruni veritatis.
» Sed eo fortasse minus legitimi
M existimamur, quia nulla de no-
» stra fraterni tale Tragediae excla-
» mal etc. "
Parlando il eh. Martinetti nel suo
Codice universale de' doveri , del
le Confraternite, le definisce per
fratellanze secolari, luoghi ed ope-
re pie di terza specie, i confratelli
CON 117
delle quali per l' ossei" vanza del-
lo statuto che tiene le veci di
regola, e per una foggia unifor-
me di abito che usano , imitano
in qualche parte le forme istituite
dal clero regolare. Diconsi le con-
fiaternile di terza specie, perchè
nella primitiva Chiesa i vescovi coi
loro preti , e chierici riunivansi
presso le chie.se cattedrali , ove
}j Gonsueverunt seligere clericos ad
« sanctiorera vitam adspirantes,eos-
» que assumpserunt , ut secum ia
M clausura, paupertate, et obedien-
»» lia remanerent, indeque ortum
« habuisse canonicorum ordinem in
>» ecclesiis calhedralibus, et coUegia-
» tis Iradilur ". Condì. Toletan. 4>
can. 2 3, et 6; Augustinus serm. 22,
De coni, vita cleri. Perciò, come
osserva il Frances , De eccl. cath.
cap. i^, pag. i38, il clero secola-
re ha il primo posto nella chiesa,
quindi succedono i monaci e re-
ligiosi, per cui una terza specie di
pie adunanze può trovarsi nelle
confraternite. Difatti, distinguendosi
le confraternite le une dalle altre pel
colore, e per la forma dell'abito
de' confrali, pegli statuti e regole
che osservano, per le chiese e i
cimiteri che hanno, per le proces-
sioni e opere di pietà che esegui-
scono, inalberano croci ed insegne
particolari. La maggior parte di
queste confraternite non ammettono
confrati se non dopo averli provati
per un qualche tempo sotto la di-
rezione d'un maestro de'novizi, o
almeno dopo essere slate da questo,
o da altri a ciò destinato, prese le
necessarie informazioni sul soggetto
da ammettersi; ed è perciò che sem-
brano formare un corpo nella Chie-
sa, per cui i sommi Pontefici con-
cessero indulgenze, grazie e privile-
gi. Cqito è, che dalle confraternite
11^ CON
si ricavò gran profitto spiiituale da
ogni classe di persone, particolar-
mente dai laici, che occupati tutta
la settimana nelle secolari occupa-
zioni ed arti , colla coltura delle
cose di vote, nei di festivi vi trag-
gono immensi vantaggi spirituali.
Alcune di queste confraternite per la
loro antichità, lustro e benemeren-
ze furono elevate al grado di Ar-
ciconfratemilc [Vedi), così appellate
dal greco vocabolo archos, che si-
gnifica capo, principale, primo, su-
periore, etc, coU'autorizzazione di
aggiungere ai loro istituti altre
confraternite, le quali dovessero
osservare le loro regole, statuti e
costituzioni, vestire il loro abito, e
godere de'Ioro privilegi, indulgenze
ec. Pùconoscono tali confraternite
le arciconfiaternite come madri, e
come loro supcriore generali. In Ro-
ma le confraternite sono in gran nu-
mero come conviene alla capitale del
cattolicismo, e la prima ad essere e-
retta in arciconfraternita, e col pote-
re di aggregarne delle altre, fu
la nobile Arciconfrateridta del ss.
Salvatore ad Sancta Sanctorum
{Vedi).
§ I. Origine delle confraternite.
Le confraternite sono antichissi-
me nella Chiesa, né sono state sco-
nosciute agli ebreij ai pagani, co-
me rilevasi dalla legge i. De col-
legiis et corpovibus illicitis, e da al-
tri monumenti. Fa menzione delle
confraternite Gioselfo ebreo nel
lib. 7. Aniiqiiit., e nella sagra
'Scrittura sono note le congregazio-
ni dei Sadducei, degli Scribi, dei
Farisei , degli Esseni , degli E-
rodiani , dei Samaritani , dei Gor-
teni , dei Nazan.-ni , che tenevano
radunanze. Sulle scuole, o sinago-
COX
ghc degli e!)rei va consultato Pao-
l<j Medici, Riti e costumi degli cbi'ei.
L'origine delle confraternite si (ii
da molti rimontare agli antichi
collegi èli Sodali, che dipendevano
dai Flamini , dicendoci il citato
Frances e. 21: Nullus eniin flanicii
eial, siile sodalinni collegio ; e Ci-
cerone ne parlò nel libro de Sene-
ctule cap. i3: soda litates auteni me
qnaestore conslitutae siint. Secondo
Tito Livio, lib. I. Dee., se ne fa
primo istitutore Numa Pompilio,
successore di R.omolo, re di lioma
ad sacr'ificia et lihainina Diis ad-
ininistranda: e si dissero Sodales,
siccome notò Gottofreddo in Festa
lettera S, (jnia iena sedent, vel quia
dnpìhus una vescnntitr. La stessa
etimologia approva Plutarco nella
vita di Licurgo, cui attribuisce tali
istituzioni in Isparta, dicendo; Kt e.r
ea institutione voluntates uniri , et
aniicitias ^'inculo strictìori nodari .
D'indi si fanno derivare i sodales
Àiigicstali, Diali, Quirinali, Anto-
niaiii, Elviani, Alessandrini.
Il Muratori, Dissertazioni sopra
le antichità italiane toni. Ili, diss.
7 5 , Delle pie confraternite dei
laici, e della origine di esse, ec. ,
dice che non vi ha città in Italia,
terra, o castello, e persino villa o
parrocchia, che non abbia una, o
più di simili congregazioni, società,
compagnie, scuole ec, tutte istitui-
te pel culto divino, per cantare le
lodi di Pio e de' santi, ed eserci-
tarsi in altre opere di pietà, e mi-
sericoidia; tutte sottoposte a leggi
particolari, con singole vesti ed in-
segne , riunendosi ciascuna alla sua
propria chiesa, od oratorio nelle fe-
ste, e in diverse circostanze. Quin-
di narra, che ne' secoli del pagane-
simo esistevano compagnie somiglian-
ti di persone, che tialtavano le co-
CON
se sa£;re. Roma, e molte altre cit-
tà istituirono gli Augiistali in ono-
re di Augusto, i quali nondimeno
si possono collocare tra i sacerdoti.
Altre adunanze in Roma appella-
vansi collegi, ai quali apparteneva
la cura de' pubblici giuochi, e sa-
giilìzi, che si celebravano in onore
de' falsi dei, o per dare sollazzo al
popolo. Aggiunge il medesimo Mu-
ratori, che di siffatti collegi non
furono prive le città della Grecia,
ed erano chiamati, Eterie, e Frate-
rie. Così in Roma si contavano
Sodales, Flaviales , Hadrìanalcs ,
Trajaiiales, ec, ed inoltre Collegia
Dendrophororum, Fratrum Aiva-
liuni, Septeinvirorum Epulonum, Ca-
pitoliiioruni, siccome ancora quelli
degli J riisti. Senza l' autorità poi
del senato, o dell' imperatore, non
si potevano istituire queste con-
fraternite; e perchè talvolta senza
tide autorizzazione se ne formarono
alcìuie, le quali in seguito produs-
sero molte fazioni, e gravi sconcer-
ti per testimonianza di Asconio Pe-
diano, e di Svetonio nella vita di
Augusto, ne furono abolite alcune
ancora tra quelle stesse approvate,
e di primaria istituzione. Marciano
giurisconsulto, nella 1. manda tis off.
de collcgìis, attesta la medesima
cosa, con aggiungere nondimeno,
Collegia Religionis causa coire non
prohiberi. Osserva però lo stesso
Muiatori, che le confraternite dei
cristiani, lungi dal volersi credere
istituite all'esempio di quelle dei
pagani, voglionsi ritenere fondate
per r industria di pie persone, bra-
mose di accrescere il culto a Dio,
con obbligarsi ad alcuni uffizi e
doveri di religione. Altri, parlando
delle adunanze antiche de' primitivi
cristiani, in cui si adunavano per
esercitarsi nel divin culto, e per
CON 119
celebrare le Agapi {Fedi), cioè pic-
cole, e sobrie cene , le confondono
colle confratet'nile; ma ben si vede
che quelle adunanze tali non pos-
sono chiamarsi, comechè in seguito
possano averne data una qualche
origine.
Il Piazza, nel suo erudito Eme-
rologio di R.oma tom. I, p. 1^5,
digr. i3, tratta dell' origine , e del
fruito nella Chiesa delle confrater-
nite laicali, ossen'anli le loro regole^
e istituti di cristiana pietà 3 oltre
quanto diffusamente ancora ne Sdis-
se nel suo Etiscvologio Romano, tract.
6, e. I, de Archiconfrat. Dice a-
dunque, che le profane società de-
eli antichi romani con riti, e ceri-
inouie superstiziose, con discapito del-
la modestia, come rilevò Prudenzio,
furono bandite dallo zelo apostoli-
co de' santi Pontefici col vangelo,
e colla disciplina della Chiesa. Co-
sì egli crede, che il principio delle
confraternite possa anche rimontare
ai teinpi i più travagliosi della Chie-
sa, quando nelle più fiere persecu-
zioni i cristiani rifugiavansi nei
cimiteri, e nelle catacombe sì del-
la via Appia, che degli altri luo-
ghi suburbani a Roma, ove cele-
bravano le sagre smassi, ed eser-
citavansi in opere di cristiana pie-
tà, venendo furtivamente alimenta-
ti dalle stesse matrone romane ben-
ché gentili. Quindi, data la pace
alla Chiesa dall' imperatore Costan-
tino nei primordii del quarto seco-
lo, ad onta che i fedeli fossero li-
beri di adunarsi ovunque per la
celebrazione de' santi misteri, tutta-
volta proseguirono con gran fervo-
re in divote fratellanze a frequen-
tare i luoghi santificati dalle loro
orazioni, dal sangue, dalle ossa, e
dai sepolcri de' gloriosi martiri da
loro seppelliti. Ivi continuarono a
120 CON
celebrare le agapi, o convivi di
fraterna carità, raccogliendo, e poi
distribuendo le limosina, e facendo
collette per le fabbriche delle chie-
se, continuando altresì a seppelh-
re i morti. All' istituzione poi de-
gli Ordini monastici, e religiosi, ne
seguirono l'esempio coli' assumere
un abito penitente , coli' adottare
un regolamento, o statuto in sub-
stantìalibus di alcun Ordine appro-
vato dai Pontefici, e coli' ordinarsi
in ima società di persone, che vi-
vono nel secolo, e nello stato se-
colare distinguendosi poscia, come
dicemmo, le une dalle altre, per le
divise, per le insegne, e per le im-
prese particolari.
La regolare istituzione per altro
delle confraternite, secondo l'anna-
lista Karonio, si deve ripetere sotto
r imperatore Costantino // grande,
e dopo l'anno 3i3. Queste chiama-
jonsi anche Fraglie dalle persone
adimate per fare qualche opera di
pubblica carità. Lo stesso Baronio
narra che le persone di novecento
cinquanta botteghe di artisti , si for-
marono in corpo per seppellire i de-
fonti, facendo 1' uffizio di vespilloni,
e Beccaniorli [ì^ edi), i quali dal pio
imperatore vennero eccitali con con-
cessioni a continuare l' opera, che
in progresso fiorì in un modo
singoiare. Si ha inolti-e un mo-
dello delle confraternite secondo
un marmo esistente nella chiesa
de' ss. Cosma e Damiano in Pvo-
ma, cioè di alcuni sacerdoti dei
primi secoli, i quali con vicende-
voli obbligazioni erano convenuti
di suffragare le loro anime dopo
morte, celebrando quaranta messe,
ed esercitandosi in alcune opere
pie. Ablìiamo dalla legge ^i, e
dalla seguente de Episcopis nel co-
dice Teodosiano, che nell'anno 4 ' ^j
CON
in Alessandria, eravi una società di
chierici chiamati Parabolani ad
curanda debilium aegra cnrpora
destinati. Si parla da Giustiniano
Augusto, nella Novella 43 e 59,
dei Letticarii, e Decani, istituiti
per seppellire i corpi de' fedeli, ma
non sembrano confraternite, perchè
non cousta, se i loro collegi aves-
sero uniformità colle pie compagnie
de' nostri tempi. Secondo il Sir-
inondo, e il Pagi, le confraternite
propriamente avrebbono avuta ori-
gine nel 65S, o nel 660, in cui
venne celebrato il concilio di Nan-
tes , Labbé tomo IX, ovvero nelr
1" 800 , o neh' 895 , al qual an-
no altri riportano tal concilio , nei
canone i5 del quale si parla de Col-
lectis, vel Conjralriis, quos consortia
vocant. Pensa il Du Gange, che la
parola Consorliuni significhi coìi-
gregationeni preshyteroruni. Certo
è, che ivi si tratta di una confra-
tellanza di laici, a cui nonditneno
si ammettevano ancora i chierici
secolari. Inoltre in quel tempo si
trovano in altri monumenti nomi-
nate le fratellanze, le compagnie ,
le congregazioni, le società, le scuor
le, ec, e se ne parla anche nella
vita di s. Marziale, scritta da uno
de' suoi discepoli, e nei capituli
sciitti dall'arcivescovo di Reims Inc-
maro nell'anno 35?., stampati nel-
la raccolta de' concilii del p. Lab-
bé. A questo prelato si attiibuisce
l'origine, ovvero la regolarità degli
statuti delle confraternite, eie nornje
disciplinari delle medesime. Fra le al-
tre cose egli prescrisse: " Che tutti v
» confratelli debbono essere con-
» giunti cogli ossequi, colle obla-
» zioni, colle luminarie, colle ese-
» quie ai defonti, e con altri so-
» migliatiti uffizi di pietà; olfren-
« do candele in particolare, e in
CON
» generale, piiraa, o nella messa;
»» vietando i pasti, permettendo so-
« lo qualche refezione di pane in-
« zuppato nel vino, col permesso
» però del sacerdote. Chi facesse
» pasti , se prete o chierico, fosse
« privato del grado, e se laico o
« femmina sino alla soddisfazione
13 d' una penitenza fosse separato.
» Le unioni dei confratelli senza
>> il sacerdote, sono proibite j e le
« colazioni si permetteranno dopo
« i divini uffizi ". Stimò inoltre il
citato Baronio , di aver trovato
in Roma nell' anno 894 , Soda-
li tinnì plurimorum sacerclotum , iii-
ter quos et episcopi nonnulli, ad
hoc ut post ohituni singnli conso-
dalium sacrificiis juvarenlur. Altro
vestigio di confraternite si vorreb-
be dedurre dal Mabillon, il quale
negli Annali benedettini, dice : cjuod
forte primuni exenipluni est ej'us-
niodi sodalitìoruni seii confrater-
nìtatiiin, ut vulgato vocahulo ular.
Ma di eguali esempi si parla nel
medesimo Mabillon in Francia, ri-
portati air aimo 809, dove tra've-
scovi, o preti, o monaci si conve-
niva di celebrare messe, e di far
altre opere pie per suffragio dei
defonti. Dal che vedesi , passa-
re grande dilTerenza Ira le pie
società di allora, e le secolari og-
gidì esistenti.
Che a' tempi di Carlo Magno,
e prima dell'anno 800, si trovas-
sero fra' cristiani d'occidente delle
confraternite di persone pie, lo ab-
biamo da quanto riporta il Mura-
tori citato, dicendoci, che in quel-
l'epoca erano istituite delle com-
pagnie affine di esercitare alcune
opere caritatevoli e pietose, cioè
oth'ire al tempio, mantenervi la
luminaria, accompagnaie alla sepol-
tura i defonti, dar liinosine, e at-
CON I2r
tendere ceten's pietalis qfficiis, per
guadagnarsi merito presso Dio, e
prestarsi pel proprio prossimo. Tut-
tavolta si deve confessare che le
confraternite suddette non sono co-
me le presenti, non alzando le an-
tiche segno alcuno, come ora si fa
con vessillo volgarmente detto Slen-
dardino ec. Cominciando il secolo
XIII, ed essendo cessate le continue
invasioni dei barbali, e le dissen-
zioni civili, che nell'Italia durarono
sino al secolo decimo, nella mede-
sima cominciarono pubbliche pro-
cessioni di penitenza da una all'al-
tra città in compagnia di uomini
a piedi nudi, incedendo due a due
preceduti dall' immagine del Cro-
cefisso. Laonde per distinguersi una
dall'altra, cominciarono gl'indivi-
dui, i quali le componevano, a ve-
stire un sacco, ed innalzare un vesr
siilo o gonfalone , e a prendere il
nome di Jlagellanti, o battuti dalla
disciplina, che si facevano cantando
lodi a Dio, da cui imploravano la
pace, e la l'emissione dei peccati.
Però in Francia se ne rinvengono
anteriori vestigi, ed un concilio di
Roano del i 189 descrive Socicta-
teni seu Fraterianij o sia Fratria ni,
istituita non meno dai chierici, che
dai laici, e i pp. Mortene e Du-
rando nel Thesaur. nov. anecdot.
pubblicarono uno strumento, con
cui Arnaldo vescovo di Narbona
conferma che nell' anno i 2 i 2 una
Confraternita S:' èva. istituita in Mar-
siglia, e ne riferisce gli statuti.
Nel secolo XII, e forse avanti
di esso, fiorirono, particolarmente
in Venezia, queste pie compagnie
appellate Scuole; nome, che in Mi-
lano e in altre città d' Italia si dà
a simili confraternite laicali, perchè
quasi divengono scuole della pietà
cristiana. È noto, che ne' tempi au-
122 CO.\ CON
liclii il nome di Scuola significò Federico II, allorché i popoli ita-
mia congregazione, un corpo di liaiii erano divisi dalle fa/ioni dei
gente, e in Roma v'erano lyc/io/i^e guelfi, e dei gliibellini. Tra i reli-
CaiUoi-um^ Scholae Addcslratorum, giosi, clic predicarono nelle missioni
Mapjndarioruia , Cuhicidarioriini , la pace tra i popoli, invitandoli fer-
etc. , non che quelle di cui fa men- vorosamente con processioni, peni-
zione Anastasio BiJjliotecario nella tenzc , ed elofjuenti prediche , è a
vita di Leone III, cioè dei franchi, nominarsi fi". Giovanni da Vicenza
dei sassom', dei frisoni, ed altre di domenicano, che presso l'Adige trat-
nazioni oltramontane. Che negli ul- tò di una pace genei'ale tra i prin-
timi anni del secolo XI esistesse in cipi e popoli discordi, mediante una
Napoli una congregazione in forma sua predica, ch'ebbe luogo nel 12^3.
di confraternita nella chiesa di s. Nell'anno 1260, avvenne altro ce-
Restituta, lo abbiamo dal Mazzoc- Icbre spettacolo di pubblica peni-
chi, Dìsserlatio Cathedr. napoli- tenza, che però non piacque a Man-
tan. parte II , capo III, pag. i43. fredi re di Sicilia, e al Pallavicino
Però il nome di scuola alle con- signore di Brescia e Cremona , i
irateriiite invalse specialmente in quali proibirono siffatte penitenze
Venezia, della cui antichità tratta dei flagellanti e battuti. Intanto con
la cronica di Andrea Dandolo, nel questa pia novità presero origine
t. XII Rer. Ital. Da questo insi- molte delle moderne confraternite,
gne scrittore si apprende che nel dappoiché riconosciutosi, che la fla-
1 loq, e nel dogado di Oidelafo gellazione, ossia il disciplinarsi era
venne trasportato a Venezia il cor- un atto molto salutevole alla peni-
po de! protomartire s. Stefano , tenza , formarono pie società sotto
.juod in lìionaslerìo s. Georgii de- particolari gonfaloni, con fare pro-
K'olissiinc coUocarunl. : sub cujus vo- cessioni, con raunarsi ne' dì festivi
cahulo innumeri ci^'es scliolani ce- alle loro chiese, massime gli arti-
lebcrrirnani perfecerunt. Però Fran- sti, ove imploravano la Divina rai-
cesco Sansovino, nella descrizione di sericordia col disciplinarsi, e con
Venezia, lib. VII, dice che la pri- esercitare altri atti di cristiana di-
ma scuola di quella città, fu la vozione ; e così in molte città si
Scuola della carità, il cui princi- formarono una o più- di tali so-
pio, secondo lui, rimonta al 1260; cietà, dette comunemente Co/npa-
e nell'anno seguente pone la fon- gnie de' haltud. Il Campi, Storia di
dazione della Scuola di s. Giovanni Piacenza, dice che nel 1240 ebbe
Evangelista. L'Ughelli, nel tomo V principio in quella città la Confra-
deir Italia sacra, descrive l'antichi- temila de' battuti nell' oratorio di
tà Sacerdolum sanctae veronensls s. Savino, i quali andavano vestili
ecclesiae scliolac, aggiungendo tro- con cappe bianche. La compagnia
varsi notizia di essa nel secolo de- della vita fu istituita in Bologna
cimo. nel 1 2G0 , e cos\ in Mantova la
Dai flagellanti, e dai battuti, os- Compagnia della morte. In Berga-
sia dalle sagre missioni di piissimi ino la Compagnia di s. Croce si
religiosi, sembra derivare l' incon- crede principiata nel I253 dal p.
frastdbile origine delle attuali con- Celestino cappuccino, per non dire
fraternite , ch'ebbero luogo sotto di altre. Certo è, che nell'anno
\
e O i\
l'y.Go, per tcstiinoninn/a (U'I Sigo-
nio, De Regno hai. lib. XiXj de-
gli Annali Bolognesi, pubblicati flal
Muratori nel tomo XVlil; di fr.
l*ipino Domenicano, nella cronica
pur data alla luce dal Muratori ,
nel tom. IX Rer. Italie, si for-
marono in molte città simili con-
l'raternite, per lo spirito dominan-
te di pietà e penitenza.
In Roma la più antica confra-
ternita è quella del Gonfalone eret-
ta come tale, dappoiché secondo al-
tro sistema anteriore è in antichi-
tà quella di s. Spirito m Sassia.
Dopo quella del Gonfalone seguì
l'istituzione di gran numero di con-
fraternite , di molte delle quali
parlammo al citato articolo Arci-
confraternita, mentre all' articolo
Mai ino [Vedi), si dirà se la pri-
mazia di tal confraternita si debba
alla romana, od alla marinese, av-
\egnachè vuoisi, che in Marino, e
nella chiesa di s. Lucia s, Bonaven-
tura fondasse la prima confraternita.
Queste confraternite anticamente, a
seconda del colore dell'abito, furo-
no chiamate dei penitenti bianchi,
dei penitenti neri, dei penitenti bi-
gi, o di altri colori, che sono i
nomi dati in Francia a somiglian-
ti confratei-nite. In Francia que-
ste sembrano rimontare avanti l'an-
no 1234 5 giacché apprendiamo
dal canone settimo del concilio d' Ar-
les di detto anno, che le confialer-
nite devono essere proibite se non
.sono erette per autorità del ve-
scovo. Secondo il padre Moli net, la
più antica confraternita di Francia
fu quella de' penitenti bigi d' Avi-
gnone, instituita nel 1268, indi se
ne videio per tutto il regno fon-
dare, principalmente nel secolo XV f,
come si può vedere nelle sue Insti t.
et exerc. des Confvaircs des Penitens,
CON 123
lib. I, cap. 29. Nella stessa citlà
di Avignone vi furono delle con-
fraternite dei bianchi fondate nel
i527 » come ne vennero istituite in
Tolosa negli anni iSyi e iSj'ji
dei bianchi, dei turchini, e de' ne-
ri , ed in Lione dei bianchi nel
1577. Nel Lionese , nella Lingna-
doca, e nella Provenza di molto si
moltiplicarono le confraternite con
differenti abiti ed istituti. Se ne
videro egualmente in Parigi dei
bianchi, turchini, neri, e bigi sotto
il regno di Enrico HI, che però
furono soppresse dopo la morte di
questo principe avvenuta nel iSSg.
Sotto il regno di lui fiorirono in
Parigi, ed altrove i Penitenti tur-
chini, così detti dal colore dell' a-
bito, le cui confraternite venerava-
no il dottore s. Girolamo per pro-
tettore.
§ II. Altre notizie sulle Confrater-
nite, e sui confrati di esse.
Non si possono erigere le con-
fraternite senza il permesso del ve-
scovo diocesano, che deve poi vi-
sitarle, e toglierne gli abusi, seb-
bene fossero istituite presso i re-
golari privilegiati, come decretò il
concilio di Trento nella sessione
22 , cap. 8 De reform. Così pure
dispose s. Cax'lo Borromeo nel quin-
to concilio di Milano, p. 3, tit. 18,
Le confraternite, ed i loro beni si
considerano come cose ecclesiasti-
che e dedicate al culto , e perciò
sono soggette al vescovo, ed ai tri-
bunali ecclesiastici. De Ferrière, al-
la parola Confraternita, dice che
quantunque le confraternite non
sieno benefizi, i beni di esse sono
presunti beni di Chiesa, e per con-
seguenza non possono essere alie-
nati senza una giusta causa, e sen-
124 CON
za le formalità licliieste nella ven-
dita (lei beni di Cliiesa. In Fran-
cia non si r'tGonoscevano le confra-
ternite quando non erano autoriz-
zate con lettere patenti, l'egistrate
nei parlamenti, nella giurisdizione
de' quali eiaiio stabilite. Kel t. V,
p. i522 delle Mem. del clero, si
legge che i giudici secolari non pos-
sono pigliar cognizione del servizio
divino, né del fatto delle confra-
ternite, come neppure degli statu-
ti, e regolamenti di esse. Quantun-
que le confraternite sieno lodevolis-
siuie nello spirito , e nelle opere ,
gli abusi furono spesso condannati
dai concili, ed anche dalle leggi ci-
vili : tali sono i giuramenti, che
altre volte si esigevano, i posti, i
conviti, ed i banchetti, che vi si fa-
cevano, e che dal concilio di Sens
del iSaS, e dall'articolo 7 della
legge di Roussillon del gennaio i563,
in Francia si proibirono. E perciò
il Alacri osserva, che il Budeo, in
Fanckct. de off. qaaesl.^ alludendo
a questi disordini, dice di tali fra-
telli, e fratellanze, che polius epu-
lones, seu coepulones dici possunt,
quia plernmque epulandi magis ,
quam divini cultiis grada conve-
niunt more gentilium, ideoqiie lege
Franciae omnino iniprobantur. Ma
tali disordini non furono generali
in Italia ed altrove, in cui la mag-
gior parte delle confraternite si man-
tengono col primitivo spirito, e coi
lodevoli scopi, con decoro, e van-
taggio delle anime, e del prossimo.
Bensì alcune confraternite tuttora
conservano l'uso de' conviti e delle
agapi in certe ricorrenze, ed in al-
cuni giorni in cui i confrati si riu-
niscono, o per un breve pellegri-
naggio, come in Roma nella visita
delle selle Chiese [l^edi), ovvero
per una qualche festa solenne, e
CON
straordinaria ; ma cristiana e mori-
gerata n' è la condotta.
Pompeo Sarnelli , Lett. Eccl. t.
V, pag. ai , nella let. XI, tratta;
Che una coufralernita debba avere
r insegna diversa dall' altra. Per
insegne intendonsi anche le moz-
zette , che sono di colori diffe-
renti. La congregazione de' vescovi,
e regolari ordinò che le confrater-
nite si distinguessero con qualche
segno di colore: Si duae confra-
ttrnitales ejus'deni loci deferunl euni-
detn saccuni distingui debent aliquo
coloris signo , Novarae 1 3 mail
i586. Vero è però, che questo se-
gno distintivo si deve portare dalla
seconda confraternita , nel secondo
luogo fondata, qualora la prima
non avesse mutata insegna , dap-
poiché in tal caso si deve costrin-
gere la prima a prendere l' antica
insegna. Cos\ la medesima congre-
gazione decise, Savona 6 agosto
i586; la quale mutazione non si
deve facilmente concedere, Ancona
20 febbraio 1601. Non è lecito di
assumere le insegne aliene, dalle
quali si conosce la qualità delle
persone, e si ha la distinzione de-
gli onori e delle dignità. Se poi la
seconda confraternita si avesse fatte
le insegne all' uso della prima, de-
ve onninamente mutaiie , perchè
essendo il diritto accjuistato dalla
prima, non ha ragione di servirsi
di queir abito ad emulazione, e si
può implorare 1' ufficio del giudice
competente. V. Sylvester verbo, In-
signia, n. 2. Se poi ambedue le
confraternite contendenti sono anti-
che, ed usano le medesime insegne,
godrà la preferenza quella, che ha
avuto le insegne dal sommo Pon-
tefice, dovendosi avere riguardo ai
privilegio. Ma supposto che ambi-
due sieno di egual dignità, quella
CON
che ha un grado minore dovrà
cambiare le insegne. Se poi le in-
segne fossero simili, e non constasse
dell' epoca delle istituzioni, siccome
sempre vi è qualche particolarità ,
le confraternite potranno continua-
re ad usarle. I colori dalle confra-
ternite si debbono usare nelle mez-
zette, ne' veli pendenti dai Crocefissi,
e negli stendardi* Di colori difle-
renti sono pure le vesti, dette sac-
chi, e i cordoni coi quali i con-
frati si cingono i lombi. Il citato
Piazza, rendendo ragione della di-
versità degli abili, e dei colori tutti
misteriosi , adottati o concessi con
qualche ragione, dice che per se-
gno di mortificazione e di peni-
tenza adottarono il colore cinerino;
per segno di pensare alia morte
presero il nero; per conservarsi
puri di cuore e di costumi, usaro-
no il bianco ; per significare la ca-
rità verso il prossimo , e l' amore
verso Dio, il bianco e il rosso ; per
figura di modestia, il colore pao-
nazzo, venendo eoi verde espressa
la speranza de' celesti godimenti ,
come col celeste, e col rosso l'u-
miltà, e lo zelo per l'onore di Dio,
e per la fede. I quali differenti co-
lori furono una imitazione di quelli
usati per le sante crociate dai va-
lorosi combattenti, incedendo le con-
fraternite nelle divote processioni a
guisa di schiere, precedute da ban-
diere^ croci, ed insegne, etc.
Il sacco o veste de' confrati per
lo piìi è di tela, e talora anche di
saja, e di lana, veste che si chiude
col cingersi con una cintura o cor-
done, al quale alcune confraternite
fanno appendere una corona. Oltre
al sacco evvi la mozzetta, che cuo-
pre le spalle. Attaccato al sacco vi
è il cappuccio [Fedi) di forma a-
guzza, col quale sogliono nell'asso-
CON 125
ciaré i cadaveri, nelle questue, nef-
le processioni di penitenza ec. cuo-
prirsi il volto, rimanendo libera la
vista da due aperture corrispondenti
agli occhi per vedere, e non esse-*
re conosciuti. Al sinistro lato delia
mozzetta pongono i confrati sopra
uno scudo o targa l'immagine del
loro patrono, o lo stemma proprio
della confraternita. Dalle flagellazio-
ni alcuni ripetono l'origine del sac-
co, soprana, o cajTpa de'confratr,
giacché dopo essersi modestamente
denudati, assumevano una tal veste
per disciplinarsi. Il Muratori, par-
lando dell' origine della veste dei
confrati chiamata sacco, è di opi-
nione che sino dall' origine delle
confraternite, i confrati che vi si ag-
gregavano, per distinguersi dal resto
del popolo, incominciassero a vesti-
re di una veste pi'opria ch'era pro-
babilmente il sacco attuale, con cui
procedevano nelle funzioni sotto il
loro gonfalone. Nel l'ò'ò^, abbiamo
da Giovanni Villani, e dall'anonimo
autore della cronica Piomana, che
fr. Venturino da Bergamo dell'Or-
dine de'predicatori, annoverato poi
tra i beati dalla divozione del po-
polo, mosso da desiderio, e da ze-
lo di guadagnare anime a Dio, ac-
compagnato da diecimila persone
o da trentamila^ come dicono al-
cuni altri , predicando da per
tutto la penitenza, e la pace, an-
dò sino a Roma. Ma perchè tal
novità produsse una gran commo-
zione de'popoli , e le prediche si
facevano senza licenza de' superio-
ri, temendo Papa Giovanni XXlI
qualche pregiudizievole conseguenza,
chiamò in Avigone fr. Venturino, e
sebbene d'illibati e santi costumi,
e degno di miglior sorte, per le
calunnie soggiacque a prigionia e
ad esilio. Gio. Antonio Flaminio
I20 CON
Imolese, presso Leandro Alberti, nel
libro V degli Uomini illustri del-
l' Ordine de' predicatori, ecco come
descrive i fatti di fr. Venturino ;
» Vestem alliain interiorem tegebat
>> caerulea in nigruni tendens, dua-
» bus crucibus altera rubente, al-
•' tera alba ex panno signata. In
" parte sinistra eminebat columba
» candida ramum olivae ore ferens.
» Frontem pilei Thau Ezechiclis
-•' prophetae signum ornabat. In
» manibus baculos, sed nullo ferro
» praefìxos, more peregrinantiuni
» gestabant. Funiculos item septeni
•' nodis distinctos, quibus se cae-
» derent, et orationes Dominioas,
" quas recitabant, numerarent etc".
Certamente, che se alcuna delle
confraternite già istituite non aves-
se preso ancora qualche abito per
distintivo de'confratelli, lo poterono
inipararedal narrato esempio. Quin-
di, nel 1339, vide l'Italia altro lo-
devole fervore di siffatte divozioni,
ed anche con maggior commozione
ne' popoli, per testimonianza dello
anonimo autore della cronaca di
Padova, giacché corse voce, che a
cagione d'un miracolo in Irlanda
avesse principio una trasmigrazione
de'flagellanti, o battuti. Dipoi que-
sto divoto movimento si propagò
successivamente in Inghilterra, in
Trancia, m Piemonte, in Genova,
nella Puglia, nella Marca anconita-
na, nella Romagna ^ in Bologna,
Ferrara, e Padova. Andavano in
processione tanto uomini che don-
ne pannis Uneù albis et longis us-
f/tie ili terrani indilli, disciplinan-
dosi, e da per tutto predicando la
correzione de'vizi e la pace : e ma-
raviglioso fu il frutto, che se ne ri-
portò ne' costumi, massime tra gli
Italiani. Gravi autori furono spet-
tatori e insieme storici di tutto ciò.
CON
Questa gran brigata di fjagellanli
fu appellata la Compagnia de' Bian-
chi, laddove la precedente era det-
ta la Compagnia de' Batiali. Da ci(>
avvenne che in quasi tutte le città
d'Italia, le persone dabbene le qua-
li desideravano la continuazione di
cotanto utile divozione, istituirono
nuove scuole, ossia confraternite di
uomini, che vestendo abito bianco
si applicavano a molte funzioni di
pietà. Ecco ciò, che tra gli altri
scrittori l'autore della cronaca di
Padova scrisse intorno a Padova ;
" et in tantum placuit omnibus ista
•5 devotio, et talis habitus, quod Pa-
" duac factae fuernnt sex frataleae
55 de dicto habitu: quarum quaelibet
53 una dominica ibat per Paduam
■5 inlrando omnesEcclesias: et alia
-■' dominica alia fratalea , et sic
" successive. Multi fuerunt qui dum
:■> vidcrent se in casu mortis or-
-•' dinabant dum mortui fuerint, se
'•' portari indutos de albo, quod qui-
" dem erat maxima compassio ad
" videndum ". Ed ecco ond'ebbe
principio quel rito continuato tutto-
ra di portare al sepolcro i cadaveri,
quando già non sieno chiusi nella
cassa mortuaria, vestiti con cappa
bianca, di quella confraternita cui
vivendo erano ascritti, ovvero di
quella che ne 'associa il cada-
vere.
Per questo pio fervore dei cri-
stiani in que'medesimi tempi fu an-
cora commosso s. Vincenzo Ferreri
(inclito ornamento dell'Ordine dei
predicatori), verso l'anno 140I5 e
i^o) con singoiar frutto de'fedcli.
Al F(nrei-io succedette nell'apostoli-
co ministero s. Bernardino da Sie-
na minor osservante, il quale pre-
dicando con gran zelo la parola di
Dio, e propagando il culto al No-
me ss. di Gesìi, percorse quasi tutta
CON
l'Ilalia, ed inrmmeiahilc gente tras-
se alla via di Ila salute. A'imi mai
succedevano questi fruttuosi spetta-
coli di pietà, che in quell'occasione
non si fondasse qualche nuova con-
fraternita dal popolo infervorato alla
divozione. Nel i433 con incredibi-
le frutto pi'edicò s. Bernardino in
Modena, e pel suo distretto, e fu
alloi-a, che i Modenesi istituirono
due nuove confi aternite, una sotto
il titolo della ss. Annunziala, e l'al-
tra detta in appresso di s. Erasmo.
Talvolta ancora la pestilenza ter-
minata diede origine ad alcune di
queste confraternite, delle quali so-
lamente resta a dire che siccome
assai lodevole è la loro istitu-
zione, così dobbiamo desiderare,
che religiosamente sieno adempiu-
te le loro leggi , e che non com-
pariscano in esse que' disordini, e
macchie l'iprovate da Nicolò di
Clemente nel trattato denovis ccle-
hrit. non institnendis; e dal p. Teo-
filo Piaynaudo, gesuita, negli Fle-
terorl. spiritual, par. l e IT. Ed
è perciò, che e insegnano i tratlati-
sti dei doveri de' confrati, ch'essi
durante il tempo delle pie funzioni
in cui portano l'abito della confra-
ternita, devono menare una vitn
totalmente fraterna e religiosa, evi-
tare qualunque scandalo, edificare il
popolo, essere guidati da vero spi-
rito cristiano, non di irreligione, o
di vanità, ed amare principalmentf;
r unità , la pace, e la concordia
per r incremento della confrater-
nita, secondo il pio scopo, per cui
fu istituita. V. il Ferrari, Dihl. ca-
nonica verbo Confra terni las , e la
storia degli Ordini monastici, reli-
giosi e militari, e delle Congrega-
zioni secolari, tradotta dal francese
dal p. Giuseppe Fontana, e stam-
pata in Lucca nel 1739, nella
CON 127
quale nel tomo Vili al capitolo
XXXIV si tratta di alcune arci-
confiaternite e confraternite di pe-
nitenti. Agli articoli delle sedi ve-
scovili, si dice se hanno confrater-
nite.
§ III. Delle Confraternite di Roma.
Delle confraternite di Roma, ol-
treché all'articolo Arciconfraterxi-
TE nel Dizionario, si parla in di-
versi luoghi, singolarmente delle più
antiche, e principali. Così pure a-
gli articoli delle Chiese di Roma
(Pedi), si dice ove furono erette,
trattandosi ancora delle confrater-
nite nazionali ai rispettivi articoli
delle città e regni, e delle confra-
ternite degli artisti all'articolo U>-i-
vep.sita' ARTrsTiciu:. Solo per ulti-
mo in chiesto paragrafo faremo cen-
no dell' arciconfraternita di Gesìi, e
Maria, e della confraternita de' Sac-
coni rossi. Di questa seconda par-
leremo come una delle più recenti,
e dell'altra faremo menzione per
avere da ultimo avuto una chiesa
in proprietà. Le confraternite di
Pioma si governano con particolari
statuti, e secondo le costituzioni ap-
provate dai sommi Pontefici. Cia-
scheduna ha inoltre uffiziali, che si
occupano dello spirituale e del ci-
vile, come sono i governatori, i
guardiani, i consiglieri, i camerlen-
ghi, i sindaci, i fabbricieri, gl'in-
fermieri, i provveditori, i sagresta-
ni, i segretari, gli archivisti ed al-
tri, oltre i ministri e gl'inservien-
ti, cioè gli esattori, i computisti, i
cappellani, i chierici, i mandatari n
Bidelli {^P'edi), ed altri secondo le
norme, e la qualità dei lispettivi
sodalizi. IMolte confraternite hanno
un Cardinale per protettore, e quasi
tutte un prelato per priraicero. Non
i-iS cox
mancano esempi , che i Cardinali
pioteltori delle confraternite , esal-
tati al pontificato, continuarono la
Joro protezione alle confraternite.
Così fece Clemente XI \' colle con-
fraternite di s. Barbara de' librari,
e COSI ha fatto il regnante Grego-
rio XVI coli' arciconfraternita del
ss. Sagramento, e di s. Maria della
jN'eve .
I confrati delle confraternite, che
associano cadaveri, partecipano d li-
na distribuzione di cera; ma l' ar-
ciconfraternita della morte, che ha
per principale istituto di associare
i morti abbandonati per Je cam-
pagne, li porta a seppellire per ca-
rità. Sebbene in generale le con-
fraternite abbiano per iscopo T as-
.sociare i cadaveri, e il sutiragarne
le loro anime, esercitano altre ope-
re meritorie e divote, come il vi-
sitare, r a.S3Ìstere , e il sovvenire i
carcerati, visitare gì' infermi, dotare
Je zitelle , e quelle che vogliono
monacare , redimere gli schiari, al-
loggiare i pellegrini ed i convale-
scenti, promovere il culto di Dio,
e de' santi. Nelle processioni, e nelle
associazioni de' cadaveri , uno dei
guardiani suol portare sempre seco
lo statuto del sodalizio , per qua-
lunque emergenza , o questione di
precedenza che potesse insorgere ,
venendo sempre le confraternite pre-
cedute dai mandatari, con partico-
lari vestimenta, e dall' insegna det-
ta comunemente stenclardino, ossia
.stendardo o gonfalone. Vengono poi
chiuse dal cappellano in cotta e
stola, il quale deve sempre seguire
le confraternite.
L' arciconfraternita del Gonfalo-
ne, istituita in Roma da s. Bona-
ventura, e quella di s. Spirito in
vSassia, godono per la loro antichi-
y ta la precedenza sulle altre ; do-
CON
podi esse viene 1' are;! con fraternità
di s. Anna de' Paiafrenieri, la quale
gode la prerogativa, che nelle pro-
cessioni, ed associazioni de' cadave-
ri le torcie di cera j eh' erano state
date ai suoi confrati, sieno dai me-
desimi portati al proprio sodalizio.
L' arciconfraternita del ss. Sagra-
mento, eretta nella chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva, per invigilare
che nelle chiese fosse tenuto espo-
sto e portato agl'infermi, colla do-
vuta venerazione e decenza, sicco-
me credesi che sia stata la prima
istituita per onorare il Corpo di
Cristo, nella processione a cui in-
terviene nella detta chiesa, nel ve-
neidi mattina dell' ottava della fe-
sta del Corpus Doinini , si fa pre-
cedere dal padiglione, come le ba-
siliche.
L' arciconfraternita poi di s. Ma-
ria dell'Orazione o della Morte, fu
la prima che si recasse in divoto
pellegrinaggio alla santa casa di
Loieto, e che incominciasse ad in-
contrare fuori delle porte di Ro-
ma, negli anni santi, le compagnie
e confraternite ad essa aggregate:
ciò che per la prima volta praticò
nelTanno santo del giubileo i5j5,
e precisamente colla confraternita
di Perugia : abbracciò i confrati, li
alloggiò con carità cristiana, lavò
loro i piedi ; cose tutte, che poscia
vennero imitate a Roma in tal
tempo, e tuttora si praticano da
altre arciconfraternite. F. Axxf san-
ti, ove pur dicesi quali confrater-
nite si recassero in Roma a lucra-
re l'indulgenza dell' universale giu-
bileo, con analoghe notizie interes-
santi.
Clemente XI, confermando una
costituzione di s. Pio V , ed un
decreto di Paolo V del 1608, con
bolla, che si legge nel Bull. Maga.
CON
tom. VTTT, pag. 447? nuovamente
prescrisse, che per le pagelle, o pa-
tenti delle aggregazioni delle con-
fraternite, non si possa esigere piìi
d'uno scudo d'oro per ciaschedu-
ra, come si può vedere al volume
II, pag. 3i4 del Dizionario. Quin-
di nel 1720 il medesimo Clemenle
.XI con altra costituzione, la quale
si legge loc. cit. p. 263 , stabilì
che niun fratello di qualsivoglia
confraternita, possa andare solo per
la città a domandare la limosina,
col sacco di essa , tranne i confra-
ti, che dal sodalizio saranno a ciò
destinati. Tra i singolari privilegi
concessi dai Pontefici alle principa-
li, e pii:i benemerite ■«confraternite
di Roma, eravi quello di liberare
vin delinquente dalla galera in vita,
e dalla morte, purché non fosse
reo di lesa maestà. Questo privile-
gio, cui godevano le arciconfrater-
nite del Gonfalone, della Morte,
della ss. Trinità de' Pellegrini, di
%. Gio. Decollato, del ss. Crocefis-
so, del ss. Salvatore, che liberava
due delinquenti, della Pietà de' cai'-
cerati, di s. Girolamo della Carità,
del Suffragio, ed altre, sole vasi ef-
fettuare ogni anno in tempi deter-
minati, nei quali recavasi il soda-
lizio processionalmente , e con so-
lennità, alle carceri Panfiliane, ove
dai ministri era loro consegnato il
reo liberato dalle menzionate pene.
Ma nel 1^44 Innocenzo X, consi-
derando che per tal privilegio molti
avevano commessi impunemente e-
normi delitti, nella lusinga di po-
tersi liberare dal meritato castigo
della giustizia punitiva, per mezzo
delle arciconfraternite, abolì onni-
namente i privilegi concessi dai suoi
predecessori con bolle e brevi, co-
me racconta il Piazza nell' Eusevo-
logio Romano, trattato VI, capo
VOL. XVI.
CON 129
VITI. Tutta volta in progresso di
tempo la maggior parte delle no-
minate confraternite tornarono a
godere il privilegio, e sebbene i
Papi si sieno risex'vati di approva-
re la domanda fatta dalle arcicon-
fraternite, l'annullò definitivamente
Pio VII colla nota bolla Post Din-
tiirnas.
Benedetto XIV, per accrescere
maggiormente in Pioma il culto ai
ss. Pietro e Paolo, ordinò, colla
costituzione Àdniirabilis, che la lo-
ro festa si celebrasse più solenne-
mente per otto giorni in altrettan-
te chiese, cioè in quelle, che con-
servano qualche memoria spettante
ai medesimi apostoli; quindi stabi-
lì, che in ciascuno di detti giorni
le confiaternite di Roma si recas-
sero processionalmente alla visita
delle otto chiese da destinarsi però
dal Cardinal vicario. Siccome poi
sino da Clemente X potevano le
confi'aternite forestiere lucrare nel-
l'anno santo r indulgenza del giu-
bileo con una sola visita delle
quattro patriarcali basiliche; Bene-
detto XI V"", nell'anno santo lySo,
estese simile indulto anche alle con-
fraternite di Roma. Dipoi nell'an-
no santo, che celelirò Leone XII
nel 1825, dopo aver aperta, ai 24
dicembre 1824, la porta santa del-
la basilica vaticana, deposta la cro-
ce, e il cereo , con cui entrò in
chiesa, si assise sopra una sedia
sulla predella dell'altare della Pie-
tà, ed ai guardiani delle arcicon-
fraternite affidò la custodia delle
porte sante delle quattro basiliche,
sostituendo così i confrati ai cava-
lieri di s. Pietro, e di s. Paolo,
cui prima apparteneva vegliare al-
l' ingresso delle porte sante. Delle
confraternite di Roma, che nel gio-
vedì e venerdì santo si recano alla
9
i3o CON
visita della basilica vaticana, a ve-
nerare le reliquie maggiori, tratta
il Cancellieri Descriz. delle funzio-
ni della settimana santa p. ii2,
e seg., ove pure riporta le visite,
che esse prima dicevano processio-
nalmente alla basilica il giovedì, e
venerdì santo a sera.
La confraternita poi dei Devoli
di Gesìi Cristo al Calvario, e di
Maria ss. Addolorata, in sollievo
dei defunti , chiamata de' Sacconi
rossi per i sacchi che usano i con-
frati, fu istituita da Gio. Antonio,
e Michele Scolari, e da Giuseppe
Denzi, affine d'impiegarsi nelleser-
cizio della Tia. Crucis {^Vedi), in
memoria della passione , e morte
di Gesù Cristo, ed in suffragio delle
anime del purgatorio. Agli 8 set-
tembre 1760, per la prima volta
si recarono i confrati a fare il det-
to pio esercizio nell'anfiteatro Fla-
vio ossia nel Colosseo {^Pedì) , e
dipoi nel 1768 venne ricevuto il
sodalizio nella Chiesa dì s. Bar-
tolomnieo all' Isola [f^edi). Quindi,
nell'anno 1775, venne la compa-
gnia eretta in confraternita, adot-
tando per vestito un sacco di ca-
nevaccio di colore rosso, chiuso da-
vanti, con maniche tonde, e cap-
puccio. Si cinsero con ima grossa
corda, alla quale appesero la Co-
rona del Signore [Vedi). Per istem-
ma, od insegna, stabifi la confra-
ternita, r effigie del Redentore col-
la croce sulla spalla, che s' incon-
tra coU'afìflitta sua ss. Madre, nel-
l'andare al Calvario. Nell'anno se-
guente Pio VI la fece approvare,
e riconoscere per confraternita dal
Cardinal Colonna vicario di Roma,
in uno agli statuti pel suo rego-
lamento, ed egli stesso ne benedisse
il sacco. In seguito la confraternita
fu aggregata all' Ordine francesca-
CON
no, colla partecipazione di tutti i
privilegi, indulgenze, ec. Il primo
protettore fu il Cardinal Domenico
Orsini.
U arciconfraternita delle anime
pili bisognose del purgatorio^ sotto
l' invocazione di Gesìi, Maria, e di s.
Giuseppe, ebbe origine da una pia
unione di persone , le quali colle
preghiere, limosine, ed altre opere
meritorie, bramavano suffi'agare le
anime de' fedeli defonti piìi biso-
gnose di spirituali ajuti. A tale ef-
fetto la società ogni lunedì reca-
vasi nella chiesa di s. Andrea del-
la Valle, per ivi assistere al pio
esercizio, che celebravasi in vantag-
gio delle anime purganti. Quindi
si aggiunse la visita scambievole
degli asjgregati in caso d'infermità,
la celebrazione di trenta messe per
ogni confratello defunto, e di vma
messa quotidiana per le anime piìi
bisognose del purgatorio, e a tal
efTetto gli aggregati furono tassati
di baiocchi dieci al mese. Facendo
progressi l' istituzione, ottenne dal
Cardinal vicario, che i confratelli
si potessero riunire in congrega-
zione, ed esercitarsi nei loro di voti
esercizi nelle chiese della Madonna
di Loreto al Foro Trajano, di san
Salvatore in Lauro, e di s. Crregorio
a Ponte (jnatfro capi. Quindi i
confrati ottennero dal capitolo va-
ticano la chiesa di s. Egidio in
Borgo pio per celebrarvi le sagre
funzioni, e congregarvisi, dopo che
il Cardinal Carpegna , vicario di
Roma, a forma della costituzione
di Clemente Vili Qnaecmmpie ,
stabilì le regole della pia unione,
che approvò a' i4 luglio 1687
sotto il titolo di Compagnia di
Gesù e Maria e s. Giuseppe delle
anime piti bisognose del purgatorio.
Per vestito fu decretato il sacco
CON
di saja nera, con mezzetta Manca
di scolto, una corda per cintura,
e zandali per calzari; benedisse il
primo sacco il ven. Innocenzo XI,
il quale si aggregò alla pia unione
clie con breve de' 20 dicembre
1687, chiamò confraternita, in con-
siderazione del gran numero dei
fedeli, i quali vi si erano ascritti.
Fiorendo sempre più il sodalizio,
ottenne dai padri eremitani scalzi
di s. Agostino alcune camere pres-
so la loro chiesa e convento del
Gesù e Maria al Corso dalla parte
della strada del Babuino. La con-
fraternita ridusse quelle camere in
forma di oratorio, e nel 1724 vi
si trasferì dalla chiesa di s. Egi-
dio. Nel seguente anno fu elevata
al grado di arciconfraternita, loc-
chè Benedetto XIII confermò con
breve de' 6 settembre 1727, e Cle-
mente XII con breve de' 28 set-
tembre 1734 ne approvò lo sta-
tuto. Non solo i nominati Pontefi-
ci, ma anche Alessandro Vili, In-
nocenzo XII, e Clemente XI con-
cessero privilegi all' arciconfraterni-
ta, la quale fra i suoi edificanti e-
sercizi espone il ss. Sagramento dal-
le ore venti alle ventiquattro nel
giorno precedente all'esecuzione di
qualche sentenza di morte, e dal-
l'aurora della seguente mattina si-
no al punto della esecuzione, l'eci-
tando le prescritte preci, e poi ha
luogo la recita dell'uffizio, e la
messa cantata per l'anima del de-
funto giustiziato. Finalmente, sotto
il protettorato del vivente Cardinal
Carlo Maria Pedicini, l'arciconfra-
ternita, col beneplacito di Leone
XII, ottenne dai padri serviti la
loro antica chiesa parrocchiale di
s. Nicola in Arcione, mediante so-
lenne islromento, ed a' 29 settem-
bre del 1827, i confrati vi an-
CON i3t
darono processionalmente, esercitan-
dovi, con nobile decoro e pompa
ecclesiastica, molle sagre funzioni,
e in un modo particolare l'ottava-
rio de' fedeli defonti.
Della chiesa parrocchiale di s.
Nicola in Arcione parlammo al vo-
lume XII pag. 83 del Dizionario.
Soltanto qui ci permetteremo ag-
giungere, che questa chiesa, dedica-
ta a s. Nicola, vescovo di Mira det-
to comunemente di Bari, venne de-
nominata in Arcione forse dall'an-
tico vico e foro su cui è edificata,
chiamato y4rchimonio (dalla qual
parola corrotta dal volgo, probabil-
mente derivò quella d'Arcione), dove
i mercanti greci si adunavano per
vendere le mercanzie. Tutlavolta
alcuni autori credono, che la de-
nominazione in Arcione le venisse
dalla famiglia degli Arcioni, ch'eb-
be la sua casa in questo tratto di
via. Le derivò forse quel nome da-
gli archi degli acquedotti dell'acqua
vergine, che presso di essa, sotto la
contrada di capo le Case, comincia-
rono ad apparire. La cura della par-
rocchia fu data nel 1478 da Sisto
IV ai detti religiosi serviti: ma es-
sendone poi stati rimossi, mentre
era vicario e parroco don Giovan-
ni Luca Fenest maltese, aiutato
dalle limosine di pie persone, ri-
fabbricò la chiesa nel pontificalo
d'Innocenzo XI. Quindi, nel 1729,
Benedetto XIII restituì la chiesa, e
la parrocchia ai serviti; locchè con-
fermò Clemente XII. Questi reli-
giosi, con disegno del marchese
Girolamo Theodoli, la rimoderna-
rono al modo che oggi si vede, e
poscia venne solennemente consa-
grata dal Cardinal Gentili, il quale
abitava nel palazzo di contro edi-
ficato dal padre di lui sopra l'area
già concessagli da Clemente X, Al-
i32 CON
tìeri, del quale era stato aiutante
di camera: per cui in segno di
gratitudine eresse su quel palaz-
zo lo stemma degli Altieri. Altri
però dicono che lo stesso Cardina-
le Gentili fabbricò un tal palazzo.
Il quadro dell'altare maggiore del-
la chiesa di questa confraternita fu
dipinto da Pietro Sigismondi di
Lucca, effigiandovi la b. Vergine,
s. Nicolò, e s. Filippo Benizzi ser-
vita; né manca la chiesa di altri
buoni dipinti. Ivi riposano le cene-
ri di due insigni archeologi. Fa-
mi ano Nardi ni, e Lorenzo Re.
Delle confraternite di Roma trat-
tano gli autori, che descrissero i
tanti pii istituti degni della capita-
le del cristianesimo, non che Ri-
dolfìno Venuti nella Descrizione di
Roma moderna. Carlo Bartolommeo
Piazza nelle sue Opere pie di Ro-
ma, al trattato V descrive le Ar-
ciconfralernite ; al trattato VI par-
la delle Confraternite, e compagnie
iinii'ersalij al trattato VII delle
Confraternite nazionali j al trattato
Vili delle confraternite delle arti;
e al trattato IX delle congregazio-
ni, compagnie, ec. 11 titolo di ar-
ciconfiaternita, che si dà a qualche
insigne confraternita , riconosciuta
meritevole dall'Ordinario, viene dal
Papa conferito coli' autorità d' un
breve apostolico.
CONGALLO (s.), uno de'piìi
illustri fondatori della vita mona-
stica in Irlanda, nacque nel 5i6
da genitori di nobile schiatta, al
settentrione dell'Ultonia. Fu infor-
mato alla pietà da s. Fintano nel
r/ìonistero di Cluain - Aidhnech , e
dopo aver compita la sua educa-
zione, divenne fondatore della gran-
de badia di Bangor o Benchor,
situata nella contea di Down. Il
Camden è di avviso, che s. Con-
CON
gallo sia stato il patriarca dei mo-
naci d'Irlanda, ma s'inganna a par-
tito. Egli è certo per altro che que-
sto santo si adoperò con tutto l'im-
pegno a propagare lo stato religio-
so nella stessa Irlanda. Anzi dicesi
ch'egli fosse alla direzione di tre
mila monaci. Le virtù erano da
lui esercitate in grado eroico, e per
la sua santità e prudenza si meri-
tò la stima e l' amore di quanti
si trattenevano con esso lui. Verso
l'anno 562 recossi nel paese di
Galles, e vi costrusse un moniste-
ro nella contrada, che a que'giorni
si chiamava la terra di Heth. Es-
sendo poi ritornato in Irlanda, vi
fabbi'icò un altro monistero, cui
diede il nome di Cell-Comgail, al
presente Saynkille, il quale venne
riunito all'arcivescovato di Dublino.
Terminò i suoi giorni a* io mag-
gio dell'anno 6or.
CONGREGAZIONE ( Congrega-
tio). I\.adunanza, congrega , compa-
gnia , società , convento ec. Cosi
chiamansi : i.° parecchie società di
preti, e di religiosi ( J^. Congrega-
zioM m comunità' religiose); i.° la
pia adunanza di parecchie persone,
massime de' giovanetti studenti, in
forma di confraternita, e che per
lo pili si erige in onore della bea-
ta Vergine ( P^. Co.vgreg azioni di-
vote, o PIE adunanze); 3." la riu-
nione dei Cardinali della santa ro-
mana Chiesa in congregazioni or-
dinarie, e straordinarie, avanti al
Papa, nel palazzo apostolico, ed al-
trove, alcune con prelati , ed altri
ecclesiastici distinti del clero seco-
lare e regolare, per discutere affari
ordinari e straordinari. ì^. Con-
gregazioni Cardinalizie; Congrega-
zioni Cardinalizie attuali ; Congre-
gazioni Cardinalizie, che si adu-
nano NELLA SEDE VACANTE.
CON CON i33
CONGREGAZIONI Cardinalizie. E.me ac R.rne Domine.
Le congregazioni Cardinalizie , od
adunanze di Cardinali, sono stabilite Die sahbati ^ Junii 1842, horct
in Roma dai sommi Pontefici, e desti- i3 in puncto, in Palatio Apostolico
nate a conoscere, discutere, e deci- Vaticano erit sacra Congregatio
dere gl'importanti affari ecclesiastici, concilii. Ideo, etc.
particolarmente della Chiesa uni-
Tersale , e del dominio temporale Ogni congregazione ha il suo capo,
della santa Sede , poiché i Cardi- che chiamasi prefetto , ed è uno
nali sono i consiglieri del romano de' Cardinali della medesima , e
Pontefice. Vale per un trattato la quella di Propaganda fide ne ha
lettera sci'itta dal Cardinal Amman- tre, il prefetto generale, cpiello dei-
nati, detto il Cardinal Papiense , Veconomia, e quello della stampe-
al Cardinal di Mantova Francesco ria. Alcune congregazioni hanno lo
Gonzaga, in quella parte ove parla stesso Pontefice per prefetto , come
dell' officio de' Cardinali , massime sono le congregazioni del santo qffi-
nelie consulte de' pubblici affari ; zio, ossia della romana ed univer'
De cardinalium officio panca mine sale inquisizione, della sagra con-
audìj etc. pag. iSy della terza edi- gregazione della visita apostolica,
zione di Milano del 1 5o6. Le congre- ^ della sagra congregazione conci-
gazioni Cardinalizie sono corredate storiale. Ogni congregazione ha il
quasi tutte di consultori prelati, e segretario, il quale ordinariamente
distinti ecclesiastici del clero seco- è un prelato, meno quel'»» del san-
lare e regolare, e di altri ministri to offizio , il cui segretario è un
destinati dal sommo Pontefice. 1 Cardinale. Gli atti, i decieti, i re-
membri, che le compongono, ne scritti, e le lettere che si formano,
ricevono l' intimazione in iscritto o spediscono in nome d' ogni sin-
dai pontificii cursori per adunarsi gola congregazione cardinalizia, ven-
ordinarinmente, o straordinariamen- gono sottoscritti e segnati , per lo
te ne' luoghi soliti, e per occuparsi piti dal prefetto, e sempre dal se-
degli affari ad esse spettanti, a se- gretario. Jl primo, e il secondo prin-
conda di quello die in istampa , o cipalmente regolano gli affari delle
in iscritto i segretari delle congre- congregazioni, avendo a tal effetto
gazioni hanno precedentemente ri- udienze assegnate dal Papa per ri-
messo ai singoli individui di esse, ferire le materie più gravi, ed im-
Ecco due esempi di formole d' in- plorare l' approvazione de' piìi im-
timazioni, che i cursori trasmettono portanti decreti e risoluzioni. L'uf-
a' Cardinali. fizio del segretario precipuamente
e di proporre le materie, che si
E.me ac R.rne Domine. debbono discutere nelle congrega-
zioni. A lui tocca per lo più re-
Ferìa quarta die prima junii carsi all' Udienza del Papa (Fedi),
1842, hora decima tsrtia ciini di- per riferire gli affari trattati, e le
midio, in ven. consenta s. Mariae risoluzioni prese, registrare gli at-
supra Minervam erìt congregatio ti, e scrivere le lettere, confor-
sancti officii. Ideo, etc. me ai decreti , e alle delibei-a-
zioni delle congregazioni. Allorché
i34 CON
si fa concistoro, noa si tiene mai
veruna oougiegazione Cardinalizia ,
ma si diiìdiisce ad altro giorno ,
ovvero per quel turno vaca.
Leg^esi nel Lunadoro, Relaz. della
corte di Roma, dell'edizione del
1 646 a pag. 59 , che quando si
tiene il concistoro, non ha luogo
veruna congregazione, e si tralascia
benché intimala, ed in vece si adu-
na nell'ore pomeridiane dello stes-
so giorno del concistoro , il quale
si fa sempre di mattina in ogni
settimana, cioè nel lunedì, o nel
mercoledì, ovvero nel venerdì. Tale
era l'antico costume. Per solito, do-
po il concistoro segreto, e dopo che
n' è partito il Papa , i Cardinali
restano nell' aula per tenere alcu-
na congregazione risguardaute in-
teressi ed affari del sagro Collegio,
che sono proposti dal Cardinal
camerleìig^, e dal Segretario del sa-
gro Collegio {Vedi). V. Concistoro.
Nell'annuale Diario Romano ven-
gono enumerati i giorni in cui le
congregazioni si celebrano ( sempre
però nella mattina alternativamen-
te, se nel palazzo apostolico, ed ec-
cettuate le feste mobili, non che le
ottave privilegiate). Eccone anzi l'or-
dine :
Nel lunedì mattina si fa nelle
camere del palazzo del collegio Ur-
bano, la congregazione di propagan-
da ; e in quelle del palazzo aposto-
lico ove abita il Papa si tengono
le congregazioni dell'indice, o del-
le iudulifenze.
o
Nel martedì hanno luogo nel
palazzo apostolico, le congregazioni
della sagra consulta, o della immuni-
tà. Si tiene pure la congregazione
dei riti, che chiamasi preparatoria per
la beatificazione, e canonizzazione,
e l'antipreparatoria presso il Cardi-
nal punente, o relatore della causa.
CON
In questo giorno si sogliono tenere
pure le congregazioni de'riti, che
chiamansi generali, avanti il som-
mo Pontefice.
Nel mercoledì si fa congregazio-
ne del santo offizio nel conven-
to di s. Maria sopra Minerva.
Nel giovedì talvolta ha luogo la
suddetta congregazione avanti il
Papa, nell'anticamera di onore. Nel
medesimo palazzo apostolico, e nel-
le consuete camere delle congre-
gazioni, si fanno quelle della sa-
gra visita, o della reverenda fabbri-
ca di s. Pietro.
Nel venerdì si fanno le congre-
gazioni della consulta, o de' vescovi
e regolari nel palazzo apostolico.
Nel sabbato si adunano nello stes-
so Pontificio palazzo, le congrega-
zioni del buon governo, o de'sagri
l'iti, o del concilio.
I rispettivi segretari delle con-
gregazioni intervengono a queste in
abito prelatizio, per ricevervi i mem-
bri di esse, che vi si recano col-
l'abito cardinalizio del colore cor-
rente, accompagnati da due indi-
vidui della loro anticamera in abi-
ti neri. Prende il primo luogo il
Cardinale piìi degno per anzianità
di esaltazione al cardinalato, e tut-
ti i Cardinali siedono in sedie, men-
tre il segretario all'ultimo luogo
siede sullo sgabello. Nella sala ove
si tiene la congregazione evvi una
gran tavola coperta di tappeto, con
cartelle di pelle, carta, calamaio, pen-
ne ed arena. Evvi ancora l'immagine
del Crocefisso, il campanello, e l'ora-
zione Adsumna^ Domine sancte Spiri-
tus etc, la quale prima d'incomin-
ciare la congregazione si recita dal
piia degno Cardinale in piedi col
capo discoperto, come lo sono gli
altri, acciocché gl'illumini lo Spirito
Sauto per procedere con religiosa
COxN
savlezzza, e rettitudine alla discus-
sione e risoluzione degli alFari. Ter-
minata la congregazione, il detto
Cardinale recita l' yJgimus libi grntias,
e suona il campanello per dare il
segnale che è finita, aprendosi su-
bito la porta dal custode delle con-
gregazioni, il quale veste l'abito cor-
to con gonnella. Del modo onde
si tenevano prima le congregazio-
ni, parla il Sestini nel suo Maestro
dì camera, capo XXXVIII, delle
Congregazioni, ove tra le altre cose
dice che se le congregazioni si te-
nevano in casa di un Cardinale,
questi al venire ed al partire dei
colleghi per onorarli faceva suonare
la campanella, e deporre la mautel-
letta ai Cardinali stessi.
Riporteremo qui l'ordine col qua-
le siedono in congregazione i mem-
bri componenti quella del s. ofli-
2Ìo, che potrà servire di norma per
le altre congregazioni. L'ordine è
lo stesso che tengono nella cappel-
la pontifìcia.
Prima i Cardinali dell'ordine dei
vescovi, poi quelli dell'ordine dei
preti, indi quelli dell'ordine dei
diaconi, e tutti secondo la loro
anzianità di promozione al Cardi-
nalato. Il Cardinal segretario della
congregazione siede nel posto, che
gli tocca secondo l'ordine e l'an-
zianità.
Ordine col gitale siedono i
Consultori.
I patriarchi siedono secondo la
loro dignità, cioè prima il Costan-
tinopolitano, poi l'Alessandrino, indi
l'Antiocheno, e per ultimo il Gero-
solimitano. Gli arcivescovi stanno
seduti secondo la loro anzianità, po-
scia vengono i vescovi col medesi-
mo ordine.
CON i35
I prelati secondo il posto, che lo-
ro è assegnato nella cappella ponti-
ficia. Va però avvertito, che mon-
signor assessore del s. offizio non
ha posto distinto, ma bensì quello
che gli appartiene a tenore del
collegio prelatizio a cui è addetto.
Se è protonotario apostolico parte-
cipante, prende la mano al p. mae-
stro generale de'domenicani. L'udi-
tore della camera prende il posto
come in cappella. 11 p. generale
de'domenicani, e il p. maestro del
sagro palazzo apostolico siedono se-
condo il posto, che hanno in cap-
pella, cioè il p. genei-ale dopo i
protonotari apostolici, e il p. mae-
stro del sagro palazzo dopo gli u-
ditori di rota. Il p. commissario
del s. offizio siede dopo i prelati,
quindi prende luogo il consultore
de'minori conventuali, considerato
consultore ordinario, e come tale
precede i consultori semplici.
Se il superiore dei domenicani
non è macitro generale, ma vicario
generale, siede dopo il p. commis-
sario, il quale è sempre dello stesso
Ordine, sedendo prima però del con-
sultore conventuale.
Gli altri consultori siedono tutti
secondo l'anzianità della loro desti-
nazione. Il padre primo compa-
gno del padre commissario sie-
de dopo r ultimo consultore, indi
l'avvocato fiscale se è ammesso alla
consulta; cos\ se sono ammessi ad
essa sederanno i seguenti, cioè pri-
ma l'avvocato de' lei, poi il som-
mista, quindi il capo notare.
S. Pio V, nel i566, decretò
che i canonici regolari dovessero
precedere nelle congregazioni i mo-
naci, e che gli abbati rispettivi,
secondo l'anzianità di loro promo-
zione alle abbazie, avessero la pre-
cedenza. Airarlicolo Coimneiulatorc
j36 con
di s. Spirito (f^edi) si dice perchè
tal prelato nelle congregazioni pren-
da la mano e la precedenza al de-
cano della rota. J^. il termine do!
paragrafo delle sue prerogative, di-
stinzioni ec.
I Cardinali, e i consultori emet-
tono il voto, ed esternano il pro-
prio parere secondo l'anzianità di
promozione; ma nella prima con-
gregazione cui essi intervengono,
dopo esserne stati fatti membri dal
Papa, non votano, né possono in-
terloquire. Eugenio lY, colla co-
stituzione de'26 ottobre i^Zi, pri-
vò i Cardinali di parlare nelle con-
gregazioni avanti di ricevere le in-
segne cardinalizie, ma s. Pio V,
nel 1571,6 Gregorio XV vi dero-
garono. Vero è però, che ai Cardi-
nali non si conferiscono le congre-
gazioni, se non dopo che in conci-
storo fu ad essi assegnato il titolo
o la diaconia, e dal Papa venne
eseguita la cerimonia dell'apertura
della bocca per votare ed interloqui-
re nelle loro congregazioni. Quattro
di queste subito dopo sono assegnate
al nuovo Cardinal dal Pontefice, per
mezzo di biglietto del Cardinal se-
gretario di stato. Secondo la col-
lezione de' Diari di Roma del se-
colo decorso, poche volte i Cardi-
nali ebbero due o tre congregazio-
ni. Vi sono esempi, che i Papi fa-
cendo la funzione dell'apertura del-
la bocca ad alcun Cardinale, nei
concistori che tennero nei loro viaggi,
fecero poi spedire il biglietto collo
assegnamento delle congiegaziorii, di
cui doveva far parte, le quali sogliono
essere adatte alle speciali cognizioni,
ed alle cariche esercitate dal Car-
dinale. Pio Vili fece prefetto della
sagra congregazione dell' indice il
Cardinale Caprano, sebbene anco-
ra colla bocca chiusa; era però il
CON
porporato intervenuto, ed avea ro-
tato nel conclave, in cui venne e-
letto quel Pontefice. I consultori
delle congregazioni sono nomina-
ti dal Pontefice, con biglietto del
Cardinal segretario pegli affari di
stato interni. I consultori regolari
godono il privilegio della residenza
in Pioma, e i superiori non posso-
no rimuoverli senza il beneplacito
del Papa, il quale però non mai in-
tende impedire ai rispettivi superiori
di servirsi di essi per le occorren-
ze dell' Ordine, cui appartengono.
Dalle disposizioni di Alessandro VII,
Clemente X, e Benedetto XllI sui
Consultori della Congregazione dei-
Vindice de libri proibiti {^J^edi), si
vedrà in parte confermato quanto
dicemmo.
Tanto i Cardinali , quanto i
consultori possono essere membri
di parecchie congregazioni. La parte
del rotolo, che i Cardinali annualmen-
te ricevono, e del quale parlammo
all'articolo Cardixali, serve anco in
compenso ai Cardinali per l inter-
vento alle congregazioni ; né altri
ne hanno per essere membri di que-
ste, meno quelli della congregazio-
ne de' sagri riti. Osserva il Mar-
chetti, Del denaro che viene a Ro-
ma straniero per cause ecclesiasti-
che calcolo ragionato, capo IV,
pag. 68 , che nelle segretarie del-
le congregazioni de' Cardinali, in
quella delle indulgenze compre-
sevi le perpetue , che si spedisco-
no per segretaria de'brevi, si la-
scia un tenuissimo emolumento per
lo stipendio dovuto ai ministri. Lo
stesso è per conto della segretaria
de'vescovi e regolari, per quella del-
l'immunità (per la quale ora non si
paga più), per quella della disci-
plina, e della rev. fabbrica di s.
Pietro, in occasione della spedizio-
CON
ne (li alcune grazie, mentre nelle
altre segretarie, come delia sagra
peuitenzieria, del s. otfizio, de'me-.
moriali, dell indice, e del concilio ec,
nidla affatto si paga, e la santa Se-
de pensa del proprio a pagare il
niiiiisterOj e persino le spese di of-
ficio, come la carta, ed ogni altra
cosa, affinchè tutti i fedeli sieno
in esse serviti gratis in qualun-
que loro spirituale occorrenza.
Il Cardinal de Luca, Il Cardinal
pratico, pag. 255, osservando che
cosa abbiano di singolare le cause
cardinalizie, cioè quelle il cui giu-
dizio spetta ai Cardinali, si esprime
come segue : » Circa le cause car-
" dinalizie, cioè quelle, nelle quali
» i Cardinali sono giudici , queste
» sono di due sorte ; una antica ,
» e l'altra moderna. L'antica è di
» quelle cause, che si chiamano
» commissarie, cioè che dal Papa
55 si commettono con commissioni
» speciali , in quello stesso modo ,
« che segue nei prelati. E la mo-
« derna è quella, la quale deriva
« dalle sagre congregazioni accen-
« nate di sopra nel capitolo deci-
» moteizo ; perchè la congregazio-
« ne commetta la cognizione, e de-
« cisione di qualche causa ad uno
« de' Cardinali della medesima , il
» che particolarmente nella forma
" giudiziale contenziosa suol segai-
" re nelle congregazioni del s. of-
« fìzio, e della rev. fabbrica di s.
" Pietro. Imperocché sebbene nel-
» le altre, particolarmente in quel-
» la de' vescovi e regolari , e dei
« riti, le cause sogliano distribuir-
" si tra i Cardinali, i quali si di-
" cono ponenti, nondimeno questi
« sono pili relatori, che giudici.
« In queste cause cardinalizie, tre
» cose si scorgono di singolare, a
w differenza delle prelatizie in altri
CON i37
» tribunali. Primieramente, che non
« si concede quella libertà d' alle-
» gare sospetto, che nella curia lo
» stile porta negli altri prelati e
« giudici. Secondariamente le cau-
« se Cardinalizie sono sempre tali,
j> sicché nel grado dell' ap[jellazio-
» ne, o del ricorso si commettono
>» ad un altro Cardinale, o più uniti
« insieme, aggiungendosi alle volte
» la legge di dover sentire il voto
» della rota , o d' altro tribunale.
55 E terzo, perché essendo commis-
55 sioni segnate di mano del Papa,
55 quindi segue, che per un certo
•5 stile non soggiacciono alla segna-
55 tura di giustizia, ma solamente
55 a quella di grazia ec. ". Lo stes-
so Cardinal de Luca, a pag. 38 1,
tratta di alcune congregazioni , o
tribunali, cui intervengono uno, o
pili Cardinali, risguardanti affari
spettanti al principato temporale più
che alla curia papale. Queste con-
gi'egazioni straordinarie non sono
frequenti, come erano quelle delle
strade, dell'annona, delle acque, dei
confini, e simili. Aggiunge, che ve
ne sono delie straordinarie parti-
colari deputale a certi negozi e
cause particolari , appartenenti al-
l'uno, e all'altro principato, secon-
do le contingenze, ed opportunità,
le quali hanno termine colla riso-
luzione dell'affare. La più conside-
rabile allora era la congregazione di
stato, nella quale non eranvi Cardi-
nali fìssi come nelle altre ordinarie ;
ma si andavano scegliendo ad arbi-
trio del Papa secondo le occorrenze.
Parla egli eziandio di alcuni tribu-
nali , a cui intervengono i Cardi-
nali , come particolarmente sono
quelli della Segnatura di grazia
(Fedi), che si tiene avanti il Pa-
pa, pei'ché, a guisa delle altre con-
gregazioni 5 v' interviene un nume-
io8 CON CON
ro competente di Cardinali depu- •> la sua morte alcuni Cardinali
lati, comunque l'intervento loro » graziosamente dicevano: non a-
sia soltanto per fare assistenza al » vrenio pia chi ci faccia le corre-
Papa, mentre il tribunale con un » zioni fraterne ". Per non dire di
Cardinale per prefitto si regge dai altri, il Cardinal Alfonso della Cue-
prelati, come quello della Segnata- va spagnuolo, fu molto amante del-
ra di giustizia (Fedi). la rettitudine, per cui nelle congre-
Alessandro VII non solo nei pa- gazioni Cardinalizie esaminava con
lazzo vaticano fondò archivii pegli tanta e cos'i diligente attenzione le
atti delle congregazioni Cardinali- ragioni delle parti, che spesso la-
zie, che prima si conservavano pres- sciava le cause affatto indecise,
.so i rispettivi segretari, ma racco- Per lo piìi il Papa conferisce
mandò ai Cardinali componenti le le prefetture delle congregazioni
dette congregazioni il doveroso , ad uno dei membri delle medesi-
e necessario segreto di ciò che me residenti in Roma , e se sono
si tratta , peichè dal segreto di- promossi ad altra carica o prefet-
pende principalmente il successo tura, sempre restano aggregati alla
de' più ardui affari. E qui notere- congregazione, cui lasciano di pre-
mo, che m alcune congregazioni, e siedere. bell'assenza, o impotenza
in taluni affari di rilevanza e gè- de' Cardinali prefetti, il Cardinale
losi, sogliono i Pontefici imporre il più antico per ordine di creazio-
segrelo pontifìcio. All'articolo Cox- ne, sottoscrive le lettere, i decreti, e
cisTORo si disse, che i Cardinali i rescritti, qualora il Cardinal pre-
debbono esternare liberamente il fetto non abbia deputato nessuno,
proprio sentimento, secondo la lo- Talvolta per la lunga assenza dei
ro coscienza, l'equità, e la giusti» Cardinali prefetti di Roma, il Pa-
zia. Si racconta del Cardinal Ber- pa dichiara pro-prefetto un Cardi-
nardo Navagero veneto , che nei naie della stessa congregazione ; e
concistori, e nelle congregazioni con siccome nella vacanza delle prefet-
dottrina, facondia, e soavità di mo- ture o cariche Cardinalizie suben-
di schiettamente esponeva il suo tra a suppUrvi il Cardinal segreta-
sentimento, destando in tutti ani- rio di stato, così egli in alcune fa
niirazione. Abbiamo dal Plato, De le veci di prefetto. Anticamente il
Cardinalis dignitate et officio, pag. titolo di prefetto non vi era, cioè
2S0, che nella vita del ven. Car- nell' origine e ne' primordi delle
dinal Bellarmino si legge di lui , più antiche congregazioni. Faceva
rapporto all'esposizione del proprio da capo il più anziano, e perciò
parere: » Nasceva quella sempre non sottoscrivendosi col titolo di
>' aggradita libertà in condannare prefetto, non si possono dare elen-
'•' con somma chiarezza, e pruden- chi completi di quelli d' ogni con-
-•' za, (juando conveniva a suo tem- gregazione. Sino circa la metà del
" pò, le cose riprensibili, e dire il secolo XVII, ed anche dopo , le
" suo parere colla penna , e colla congregazioni si tenevano in casa
-•' voce dentro e fuori delle con- di detti capi , e talvolta avanti il
" g'egazioni richiesto, senza eccet- Papa. Il Cardinale Marzio Ginetti
w tuare grado nessuno, né il som- di Vellelri, che fu vicario di Ro-
» mo Pontefice. Per lo che dopo ma sotto cinque pontificati, esercì-
CON CON i3(j
tò la prefettura in undici congre- vengono confermate, ampliate o cli-
gazioni cardinalizie. minuite, secondo il suo beneplaci-
I Cardinali più antichi per lo più to. Se le concedono tutte, a pie
sono membri di parecchie congrega- della nota i Papi fanno il rescrit-
zioni, e l'attuai Cardinale decano del to. Die . . . . februarii i83i pe-
sagro Collegio, oltre l'essere prefetto titas facultntes concedìinus. Grego-
della congregazione cerimoniale e del- rius PP. XVI.
la correzione de'libri delia Chiesa Delle congregazioni, che in sede
orientale, nonché segretario di quel- vacante rimangono sospese, e di
la del s, offizio , e presidente del cpielle che hanno luogo, si tratta
consiglio supremo della rev. carne- all'articolo Co>'gregazio:vi cardina-
ra apostolica (il quale '«i compone lizie, che si adunano nella sede
ancora del Cardinal segretario pe- vacante.
gli affari di stato interni, del Car- Il Parisi, Istruzioni per la gio-
dinal presidente della congregazio- venta impiegata nella segretaria a
ne di revisione, di tre prelati iidi- pag. i65 del voi. II, e a pag. 3o
tori di rota, dell' avvocato generale del voi. Ili, ripoita il cerimoniale,
del fisco, e della rev. cam. ap. con che si deve tenere scrivendo alle
voto consultivo, e di un prelato se- congregazioni cardinalizie, ed in qual
gretario, eh' è sempre il sostituto modo si debba rispondere alle me-
della segretaria per gli affari di desime; mentre a pag. 80 del voi.
stato interni ) , per tacere di altre II dice del metodo delle congre-
cospicue cariche, è membro delle gazioni nel conservare, e registrare
congregazioni concistoriali, de' ve- i rescritti alle suppliche. /^. il Cohel-
scovi e regolari, del concilio, del- lio, Notitia Cardinalatus, cap. XV',
l'immunità, di propaganda, del- de Cardinaliuni congregationibiis s o.
l'indice, dell'esame de' vescovi in l'articolo Archivi della santa Se-
sagra teologia , della consulta , del de, ove in fine si dice di quelli
buongoverno, dell'economia, degli delle Congregazioni trasportati a
affari ecclesiastici straordinari, de- Parigi, e ricuperati da Pio VII.
gli studi, e del censo. Il Cardinal
decano pro-tempore è sempre pre- ^ I- Origine delle Congregazioni
felto della congregazione cerimo- Cardinalizie.
niale; ed agli articoli delle singole
congregazioni cardinalizie , si dice Sebbene il sommo Pontefice nel
delle preletture inerenti ad una ca- suo venerabile carattere di vicaiio
rica cardinalizia. Le lettere, e i di Gesù Cristo e di successore di
decreti delle sagre congregazioni s. Pietro, sia destinato a governa-
nella maggior parte si suggellano re, reggere e pascere il gregge elet-
col sigillo del Cardinal prefetto ; e to, ed abbia la sublime potestà di
siccome i Cardinali prefètti hanno sciogliere, e di legare i seguaci del
diverse facoltà per concedere in- vangelo, per cui gode nella Chiesa
dulti, grazie, e dispense, le quali universale, centro dell'unità e co-
vengono accordate dai Pontefici , munione cattolica, non solo il pri-
così ad ogni nuovo Papa i Car- mato di onore, ma ancora quello
dinali prefetti rassegnano la no- di vera assoluta giurisdizione sopia
ta delle consuete facoltà, le quali tutti i fedeli; e sebbene sia assiali-
i4o CON CON
to dal superno lume dello Spirito contro tali congregazioni, ed a par-
Santo, per cui decide infallibilinea- te a parte assai bene le difende,
te su tutti i dogmi della fede e Venendo ora all' origine delle
dei costumi, ed emana le leggi del- congregazioni cardinalizie, gli ern-
ia disciplina; ciò non pertanto egli diti ne rinvengono qualche traccia
si serve di alcune congregazioni for- sino dal pontificato di Giovanni
mate dai Cardinali, e da dotti con- Vili, eletto nell'anno Syz. Dicono
sultoi'i versati nelle scienze teolo- perciò che quel Papa ordinasse con
giche, canoniche, ed in ogni eccle- suo decreto, che le congregazioni si
siastica disciplina. Da siffatte con- adunassero due volte il mese in
gregazioni il Papa sente il parere una chiesa, per informarsi de' co-
sulle materie di religione e di pò- stumi del clero, e farvi decidere
iizia ecclesiastica, e per mezzo di dai Cardinali le controversie rela-
esse appresta il comodo, e il van- ti ve alla santa Sede, a guisa dei
taggio a tutti i cattolici del mon- settanta vecchioni, o consiglieri del
do, di far prevenire alla santa Se- popolo d' Israele. In seguito piùvol-
de le suppliche, i reclami, e gli te la settimana si tennero congre-
schiarimenti nei dubbi di coscienza, gazioni de' Cardinali, per trattare
Sono altresì queste sagre congrega- gli affari di tutta la cristianità,
zioni l'organo delle pontificie gra- Certo è, che per volere de' Pontefi-
zie, di cui fu sempre generosa, e ci ristretta fu nelle congregazioni
indulgente la Sede apostolica. Be- cardinalizie, dal momento delta Io-
nissimo ridette il commentatore del ro instituzione in R.oma, la somma
Bergier, all'articolo Co^jgreg azione, degli aCfari più rilevanti del gover-
che non deve l'ccar maraviglia se no ecclesiastico; affari che antica-
i romani Pontefici cambiato ab- mente passavano per le mani di
biano in diversi tempi i mezzi per diversi Cardinali non solo bene iu-
governare la Chiesa universale, co- formati di essi, ma che aveano in-
ine quelli che sono investiti del oltre conoscenza dei luoghi, cui gli
divino primato, hanno in deposito alFari medesimi spettavano, perprov-
tutta la tradizione, e sono legittimi vedere ai quali molte furono le spe-
giudici della parola di Dio scritta dizioni de' Cardinali a latere in di-
e tradita, non che custodi e rifor- verse provincie cattoliche,
matori della disciplina a norma La prima stabile congregazione
delle diverse circostanze de' tempi, si deve a Paolo III, e questa fu la
Il Pontefice può, e deve usare al congregazione della santa romana
n'golamento della Chiesa que' mez- ed uiik'ersale inquisizione detta del
zi, ch'egli slesso crede opportuni s. Offizio [Fedì). Tra i Pontefici,
col divino lume, ed anche col con- che ne istituirono maggior nume-
siglio di persone dotate di dottri- ro, va rammentato il gran Sisto
na, di sperienza, e di probità, se V, il quale bramoso di giovare a
lo reputa espediente, quali sono i tutti i fedeli del mondo, col dare
Cardinali, i consultori, ed altri ad- egregia norma per la spedizione
detti alle sagre congregazioni car- piìi pronta delle cause loro agitate
dinalizie. Quindi passa il menziona- in Iloraa, colla celebre bolla Ini-
to commentatore con sodi argomen- mensa aeterni Dfi, data a' 22 gen-
ti a confutare quelli dei novatori naio iSSj, Bidl. Rom. tomo IV,
CON
par. IV, pag. 392, confermò ed
islitui quindici congregazioni dei
Cardinali, assegnando a ciaschedu-
na le sue cause determinate, Car-
dinali distinti, e convenevole auto-
rità, con riserva però, che le cause
più gravi, e le piìi difficili consul-
tazioni si riferissero alla suprema
autorità del sommo Pontefice. Ad
ogni congregazione assegnò cinque
Cardinali, numero che in progres-
so venne aumentato, in proporzio-
ne dell' importanza della congrega-
zione, e delle materie, che in essa
si trattano. Dispose inoltre quel
Pontefice che ninna congregazione
potesse convocarsi senza l'interven-
to almeno di tre Cardinali. Tra i
Pontefici poi, che migliorarono le
norme, e la procedura delle con-
gregazioni, o che ne ampliarono, o
restrinsero le facoltà, e la giurisdi-
zione, rammenteremo qui il zelan-
tissimo Benedetto XIV.
Sulla origine, giurisdizione e pre-
rogative delle congregazioni cardi-
nalizie, e de' Cardinali che le com-
pongono, dottamente trattò il cele-
bre Cardinal Gio. Battista de Lu-
ca nel cap. XIII del suo Cardina-
le della S. R. Chiesa pratico. Egli
lo divide in cinque punti : I. Che an-
ticamente tutte le cause, ed i ne-
gozi si trattavano nel concistoro.
IL Introduzione de' tribunali. III.
Principio dell' introduzione delle
congregazioni particolari, e straor-
dinarie. IV. Introduzione delle con-
gregazioni fisse e ordinarie, e qua-
li sieno. V. Qual sia la giurisdizio-
ne de' Cardinali in queste congre-
gazioni: cose tutte delle quali paF-
leremo in breve, per la loro som-
ma importanza, e per istabilire una
giusta idea dell'argomento.
Tutti gli affari riguardanti il go-
verno politico o civile dei due prin-
CON i4i
cipati del Papa, spirituale e tem-
porale, anche come vescovo parti-
colare di Roma, anticamente si trat-
tavano dal medesimo Papa, coi
Cardinali in concistoro, in forma
contenziosa, e coli' intervento degli
avvocati, e procuratori delle parti;
disputavansi tutte le cause, e le li-
ti anche private, come al presente
si fa ne' tribunali, per cui il Papa
faceva da giudice, e da principe.
Il concistoro poi si teneva ogni gior-
no, quando non fosse impedito da
solennità, o funzioni ecclesiastiche.
In progresso di tempo cagionando
tal sistema qualche incomodo, per
la moltiplicità degli affari, e sem-
brando poco decente alla maestà si
del Papa, che del sagro Collegio
de' Cardinali , si cominciarono a
trattare alcuni affari di minor con-
to dai cappellani del Papa, dai
chierici, dai prelati, e da altri uf-
fìziali della santa Sede. Quindi eb-
bero origine i tribunali degli 'Udi-
tori di Rota [Vedi), della Camera
apostolica [Fedi), della segnatura
di grazia, della segnatura di giu-
stizia succitati, e tanti altri tribu-
nali in parte ancora esistenti, e in
parte soppressi , o incorporati ad
altri. Ne' concistori però si tratta-
rono in seguito gli aflàri piìi gra-
vi, e si adunarono con minor fre-
quenza, anco perchè furono suc-
cessivamente stabilite, e meglio re-
golate le cariche, e le udienze del
Papa, il quale nella sua domestica
camera, coU'opera ed ajuto de' mi-
nistri, cioè dei Cardinali segretari
di stato, e di altri Cardinali, e
prelati, discute e risolve la mag-
gior parte degli affari della Chiesa,
e dello stato. Ma quando poi gli
affai erano di qualche importan-
za, incominciando i Papi a chia-
mare nella loro camera alcuni
i4^ CON
Cardinali per consultaili , ebbero
origine, e s'introdussero le congre-
gazioni cardinalizie temporanee ,
cioè sino al termine del negozio,
per cui il Papa l'aveva istituite,
come tuttora alle volte si pratica.
Nei primordi del secolo XVI,
pei funesti errori degli eretici Lu-
tero, Calvino, Zuinglio ed altri, a-
vendo Paolo III istituita la con-
gregazione del santo ofTizio, ossia
della inquisizione, fu poi da altri
Papi ampliata e riformata. Laon-
de, a suo esempio, vennero suc-
cessivamente istituite le altre con-
gregazioni cardinalizie, le quali in
parte riporteremo al seguente pa-
ragrafo, cioè quelle che ora non
esistono, e in parte all'articolo Con-
gregazioni Cardinalizie attuali [ Ve-
di). All' articolo poi Congregaziom
CARDINALIZIE CHE SI ADUNANO NELLA
SEDE VACANTE, SI vedrà la loro an-
teriore istituzione alle congregazio-
ni cardinalizie fondate da Paolo IH
in poi.
In queste congregazioni, dice il
medesimo de Luca, i Cardinali in
particolare non hanno veruna giu-
risdizione, la quale però risiede nel-
r intero corpo, sicché i particolari
non sono veri giudici , anzi i me-
desimi corpi universali non eser-
citano la loro giurisdizione nel-
la forma di tribunale , ma co-
me dicono i giuristi più in domi-
nio che in esercizio, ovvero più in
teorica che in pratica, ed in forma
sommaria stragiudiziale , dando i
loro oracoli e risoluzioni per let-
tere o decreti, l'osservanza ed ese-
cuzione de' quali con i termini giu-
ridici segue dai vescovi , e gover-
natori , ed altri giudici ordinari, o
delegati, oppure dall' uditore della
camera, o da altri giudici, o tri-
bunali della corte Romana , eccet-
CON
tuata la congregazione primaria del-
la sagra inquisizione universale, la
quale ha il suo tribunale chiamato
del sonto ofFizio, con giudici, nota-
ro, carceri, ed altri ministri. Non
deve tacersi, che nei primi tempi
le congregazioni cardinalizie si te-
nevano nelle case private de' Car-
dinali più anziani di ciascuna, ma
sotto Alessandro VII fu introdotto
l'uso di tenerle nel palazzo aposto-
lico dove abita il Papa, eccettuata
la congregazione del santo offizio,
che nel mercoledì mattina , come
dicemmo di sopra, si aduna in una
sala del convento della chiesa di s.
Maria sopra Minerva, e qualche
volta nel giovedì mattina , ed ora
assai di rado avanti il Papa, Corani
Sanctissinto, e la congregazione di
propaganda Jìde, che si convoca
nel suo palazzo a piazza di Spa-
gna. Tuttavolta ancora si continua-
no a tenere alcune congregazioni
particolari, e straordinarie, in casa
del Cardinal più anziano della me-
desima, incedendovi i Cardinali in
abito corto.
Nella Pratica della curia roma-
na, tomo II, Roma i8i5, Delle
congregazioni in genere , si legge
quanto segue: " Salve le facoltà
" speciali di alcune congregazioni,
» come quella del buon governo,
" della rev. flibbrica di s. Pietro,
» del santo offizio, di Loreto , di
" Avignone, delle acque, ed altre,
" non possono le congregazioni, né
" sogliono giudicare nelle cause ve-
" ramente contenziose, per decreti
'> d' Innocenzo VII, presso il di lui
•> Bollarro pag. 34 i, e di Clemen-
•» te XII, confermati da Benedetto
•' XIV, come nel di lui Bollarlo
•' stampato in Venezia p. 5Q, § iq.
" In sequela di ciò, s'ingiungono
•' alcune volle al tribunale dall' A.
CON
C. le facoltà rispettive di alcune
congregazioni , afiìnchè proceda
giudizialmente, allorché una ma-
teria in essa trattata divenga più
litigiosa, come veWa Luci'en. Trans-
actìouis, 17 gennaio 1775, § 5,
cor. Molino. Di fatti, per essgui-
re le risoluzioni delle sagre con-
gregazioni, ex. gr. del concilio ,
dell'immunità, de' vescovi e re-
golari ec, si va avanti l' A. C.
ove si procede per l'esecuzione,
con chiedere i rispettivi oppor-
tuni mandati, citata la parte,
come si ha nell' Appendice al
conc. Roni. fogl. 290. E se men-
tre pende il giudizio avanti l'A.
C. per l'esecuzione, la parte ot-
tiene nella congregazione la nuo-
va udienza , deve sospendersi il
proseguimento del giudizio ese-
cutivo. Se si è proposta in una
delle congregazioni una supplica,
ovvero istanza, benché non sia
a notizia d'altri, resta vietato di
proporre la stessa materia in al-
tra congregazione, benché di giu-
risdizione cumulativa, come rile-
vasi dal Thesaiu\ resol. concilii,
foglio del dì \5 luglio 1780 in
una Sui/ina. II notaro degli atti
giudiziali di tutte le congrega-
zioni, è uno di quelli dell' A. C.
nel di cui uffizio vi è il sostituto
a ciò destinato ".
Col regolamento organico per
l'amministrazione della giustizia ci-
vile, emanato dal regnante Ponte-
fice ai 5 ottobre i83i, niima in-
novazione si è fatta relativamente
alle congregazioni ecclesiastiche, che
anzi venne confermata la giurisdi-
zione nelle cause civili di loro isti-
tuto, come si può vedere al § 23
del regolamento per le cause civili
nelle curie ecclesiastiche. Al § 28
si legge: » Le sagre congregazioni
CON i4^
■'j non sono soggette al tribunale
» di segnatura. Ed al § 26: Le
» questioni di competenza fra le
» sagre congregazioni , ovvero fra
« le sagre congregazioni e gli altri
53 tribunali, saranno giudicate sopra
'5 semplici memorie dal Cardinal
55 prefetto della segnatura col voto
j! consultivo dei prelati decano, e
M sotto decano del supremo tribu-
» naie, previa la relazione che do-
» vrà farsi al. santo Padre. Nello
" stesso modo saranno esaminate
j; e decise le altre controversie re-
" lative ai giudicati proferiti in se-
» quela delle risoluzioni, che si ema-
» neranno dalle sagre congregazio-
>i ni ". P^. Girolamo Plato , de
Cnrdinalis dignilafe, etc. p. 288,
Synopxis S. R. E. Cardinalìimi
Coiìgregatìonum , aliorumque tna-
gislratuiim Papae ; dove a p. 291
riporta la summentovata lettera del
Cardinal Papiense, ubi de officio
Papae, et Cardinalium^ etc. ; l'av-
vocato Danielli, il quale di tutte
le congresfazioni scrisse diffusamen-
te e dottamente nella sua Recentior
Praxis Rom. Cur. ; la costitu-
zione di Pio VII, Post diuturna.^,
e le legislazioni di Leone XII, e
di Gregorio XVI.
§ II. Congregazioni cardinalizie
antiche, e piìi rinomate ora non
più esistenti.
Congregazione di Avignone. Al-
l'articolo Avignone (^P'edi) si è par-
lato della residenza, che sette Pon-
tefici fecero in quella città, e si
disse che avendola Clemente VI com-
perata dalla reginaGiovanna I come
signora di Provenza, l'unì al con-
tado P'enaissino [f^edi), altro domi-
nio della santa Sede. Quindi aven-
do Gregorio XI restituita a Roma la
i4i CON CON
residenza pontificia, gli antipapi vincia; quindi uni la congrega-
Clemente VII, e Benedetto XI 11, zione alla congregazione laiiretana
occuparono '.Avignone, e il contado, [Fedi). Soleva il Cardinal prefetto
ina venendo ricuperati tali domiiiii essere sempre il Cardinal segreta-
all.'i Chiesa romana da Alessandro rio di stato, e la congregazione
V, vi stabilì un Cardinal legato, componevasi, oltrecchè dei Cardina-
perchè li governasse, al quale poi li, anche di prelati, uno dei quali
in certo modo successe il Cardi- era il segretario, cioè monsignor
iial prefetto della congregazione car- sotto-datario pro-tempore. La giu-
dinalizia, istituita da Innocenzo XII risdizione della congregazione eser-
pel regolamento degli affari eco- cltavasi dal prelato vice-legato re-
nomici e politici dello stato. sidente in Avignone, ed ivi spedito
Eugenio IV nominò in legato, e dai Papi dopo che i Cardinali le-
vicario pontificio d'Avignone Mar- gali lasciarono di risiedervi, essen-
00 Condulmero suo parente; e Si- do il prelato vice-legato munito
sto IV, con amplissime facoltà, di- colle facoltà opportune. Contro la
chiaro legato il suo nipote Cardi- sentenza del vice-legato, si conce-
nai della Rovere, che fu poi il deva l'appellazione, dovendosi ri-
gran Giulio II. Molti de' successivi correre al Cardinal prefetto, o alla
Pontefici fecero legati di Avigno- piena congregazione, su di che va
ne, e di tutto il contado Venaissi- consultato il Cardinal de Luca,
no i proprii nipoti, e fra gli altri Rei. Rom. dir. disc. i6, num.
lo furono Farnese fatto da Paolo ri. V. \a. costituzione di Benedetto
III; Barberini, da Urbano Vili; XIV, Bonarnm artium^ che riguar-
ALiieìi, da Clemente X ec. In prò- da la città di Avignone,
gresso di tempo la forma del go- Sotto il pontificato di Benedetto
verno legatizio non diede più quei XIV, insorsero gravi questioni fra
buoni risultati, che per lo addietro il vicelegato d'Avignone monsignor
eransi sperimentati. Divenuto Pon- Acquaviva, ed il rettore di Car-
tefice Innocenzo XII, nell' abolire, pentrasso l'abbate Santacroce, per
colla bolla Ronianum decel Pontifi- cui il Papa con breve de' 2 5 ago-
cein, data a' 2 3 giugno 169-2, ^»//. sto 1753 restrinse di molto le fa-
Ronì. toni. IX, p. 260, il nepotis- colta del rettore. Il prelato vice-
mo, cioè la grande autorità, che legato poi siccome rappresentante
godevano i nipoti dei Papi, e le la congregazione d'Avignone, e per-
primarie cariche che da loro oc- ciò lo stesso Pontefice come sovra-
cupavansi, una di queste fu la sop- no di quel dominio, oltre ampie
pressione di Cardinal legato della flicollà, aveva la guardia svizzera,
legazione di Avignone. Quindi, a la guardia de'cavalleggieri, e l'uso
sua vece, istituì la congregazione del baldacchino nella camera, ove
di Avignone, detta ancora congre- teneva udienza pubblica due volte
gazione di Avignone, e Carpentras- la settimana. Esercitava la sua giii-
so, essendo questa seconda città la risdizione su tutte le comunità del
capitale del suddetto contado Ve- contado, e nell'amministrazione re-
naissino. Alla congregazione attribuì golavasi coi metodi antichi della
l'autorità del Cardinal legato, e le congregazione del buongoverno. An-
aflìdò il governo dell'intera prò- zi aveva pure la facoltà di conferi-
CON
re henefizii ecclesiaslici, di accorda-
re dispense matrimoniali pel terzo,
e quarto grado, come insegna il Ri-
ganti, Regni. i4 Cancell. tom. II,
num 46-
Nel pontificato di Clemente XIII
la Francia invase Avignone, che poi
restituì a Clemente XIV. Dopo
quell'epoca il prelato vice -legato
ebbe il titolo e V autorità di pre-
sidente delia congregazione , e di-
minuita venne la giurisdizione alla
congregazione, la quale dipendeva
dal tenore del breve di Clemente
XIV 5 istitutore della presidenza,
emanato nel 1774, e che incomin-
cia colle paiole Diidiim jani Roma-
ni Pontijìcis. Con questo breve ven-
ne pur disposto, che Avignone non
si chiamasse più legazione, ma pre-
sidenza come Urbino. Invaso però
nuovamente dalia Francia lo stato
Avignonese , negli ultimi anni del
pontificato di Pio VI, la congre-
gazione restò soppressa. V. il Lu-
nadoro, Relaz. della corte di Ro-
ma colle note del Zaccaria, edizione
di Pioma I774> voi. II, pag. i i4
e I i5i.
Non si deve poi passare sotto
silenzio, che la legazione, o presi-
denza d'Avignone, e Carpentrasso
dava alla camera apostolica una
discreta rendita, anzi con parte di
essa. Benedetto XIV nell' università
romana eresse due cattedre , una
di matematica, 1' altra di chimica ,
con l'annuo assegno di scudi due-
cento per ciascheduna. Ne ricavava
anco lucro monsignor sotto datario,
come segretario della congregazione,
cioè dalle patenti, che si spedivano
a molti impiegati nella provincia
Avignonese, per le quali era fissato
il pagamento di una certa somma
proporzionata all' entità dell' im-
piego.
VOL. XVI.
CON 145:
Congregazione del Terrore degli
ufjìziali di Roma. 11 Pontefice Pao-
lo IV, zelante, ed integerrimo ven-
dicatore de' vizi, per l' amore che
aveva alla giustizia, a' 22 gennaio
1557 istituì questa congregazione,
come riporta il Vittorelli, nelle Ad-
dizioni al Ciacconio j t. Ili, col.
818. Questa congregazione si com-
poneva di venti Cardinali, e quaran-
ta prelati, nella quale il Papa, coi
detti Cardinali in qualità di giudi-
ci, dava in un giorno d'ogni mese
un' udienza pubblica , in cui udi-
va tutte le querele, e riceveva le
suppliche di ogni persona che si
presentasse, di qualunque condizio-
ne, e paese fosse, e alle medesime
rendeva giustizia secondo il merito
della cosa. Di questa congregazione
non si hanno altre notizie; e l'an-
nalista Rinaldi ne parla all'anno
i5ti7, n. I, 2.
Congregazione dell' abbondanza
dello stalo ecclesiastico. Sisto V
ne fu l'istitutore a'22 gennaio del-
l'anno 1587 mediante la bolla Tm-
nienm, acciocché vegliasse su quel-
la dello stato, e prevedesse le pe-
nurie e cai-eslie de' viveri. Quindi
nell'anno seguente, come si legge
nella bolla Abuudanles, Bull. Rom.
tom. IV, par. IV. p. 414' con^'eg'iò
alla congregazione la somma di
duecento mila scudi, acciò li ero-
gasse all'importante scopo soltanto,
giacche siccome si esprimeva nella
bolla, Sisto V la dichiarava patri-
monio de'poveri avendola accumu-
lata colla sua parsimonia e fru-
galità. Ei raccomandò a' successori
d'invigilare, che la somma non si
diminuisse, ma piuttosto ne procu-
i-assero l'aumento. Indi vedendo Si-
sto V che i poveri pativano la ca-
restia del pane, e non si corrispon-
deva alle patern« sue sollecitudini ,
10
i46 CON
adunò il concistoro, ove pieno ili
giusta indignazione rimproverò una
tal trascuranza, e disse, che se al-
cuni si abusavano di sua clemenza,
avrebbero poi provata la sua giu-
stizia. V. Jacopo Cohellio, Notitia
Cardinalalus ec. p. 99 ; congre-
gallo XVII prò urbertate An-
nonae, e l'articolo Annona.
Congregazione della stamperìa
vaticana. Avendo Pio IV istituita
nel palazzo vaticano una stamperia
con assortimento di caratteri, an-
che orientali, ne commise la sopra-
intendenza al celebre letterato Pao-
lo Manuzio, che a tal uopo chiamò
in Roma. Dipoi Sisto V ne au-
mentò il lustro, coll'accrescerla e
perfezionarla. Oltre a ciò, colla bol-
la Immensa, eresse la congregazio-
ne della stamperia i'aticana, in-
caricandola di far imprimere con
diligenza tutti i hbri riguardanti le
dottrine della fede cattolica. Con
questa stamperia Sisto V pubblicò
le opere di s. Ambrogio da lui cor-
rette, e dalla medesima fece stam-
pare le opere di s. Gregorio ]Magno,
di s. Bonaventura, e di altri san-
ti Padri : il Bollarlo Romano di
Laerzio Cherubini, e le due sagre
Scritture, la versione dei settanta,
e la Volgata. In appresso Paolo V
incorporò alla stamperia camerale la
Vaticana. V. il Cohellio, IVot. Card.
p. Ili, Congregarlo XX de typo-
graphia vaticana.
Congregazione Navale. Nel iSSy
Sisto V la eresse per la forza navale
delta marina pontificia, componen-
dola di cinque Cardinali, 1 quali
dovessero presiedere alla fabbrica,
ed armamento di dieci galere, ed o-
gui altro navale e militare apparato.
V. Marina Pontificia, ed il Cohel-
lio, Not. Cardinalalus, Congrcga-
tio Xf'IIJ , De classe paranda et
CON
servanda ad status ecclesiastici de-
fcnsionem.
Congregazione per sollevare da-
gli aggravi, o gravami lo stato ce-
clesiaslico. Bramoso il magnanimo
Gregorio XIII di accrescere le ren-
dite della camera apostolica, e in
pari tempo di moderare le indiscre-
te gravezze de' sudditi , trovan-
do la congregazione de' Cardinali
chiamata Congregazione degli Ar-
cigogoli, nella quale si trattava del
modo di accrescere i proventi al
tesoro pontificio, nel giorno medesi-
mo in cui fu eletto Papa, cioè a'i4
maggio I 'J72, interamente la sop-
presse, imponendo ai governatori
dello stato di frenare la licenza dei
baroni. Il successore poi Sisto V,
mediante la costituzione Immensa,
in vantaggio dei dominii dello sta-
to ecclesiastico, istituì la congrega-
zione per sollevare dagli aggravi lo
stato ecclesiastico, composta di Car-
dinali, prelati , ed un segretario,
i quali dovevano procurare , che
non venissero oppressi piìi del do-
vere coi gravami delle gabelle ,
imposte, e tributi arbitrari de'com-
missari, questori, giudici o magi-
strati : e che la congregazione do-
vesse conoscere le ingiurie, ed e-
storsioni denominali magistrati, co-
me la marni regia senza forma
veruna di giudizio. Quindi ordinò
Sisto V, che le cause, le quali so-
no di natura giudiziarie, per la re-
visione, o decisione, dovessero ri-
mettersi ai giudici ordinari. Le con-
troversie, che non potevano com-
porsi dalla congregazione, venivano
riferite al Papa, perchè col consi-
glio della medesima congregazione
vi provvedesse. Anche Clemente IX,
per estinguere molte gabelle, delle
quali Roma, e lo stato pontificio
erano da molli anni aggravali, isti-
CON
tnì una congregaziono, dio gli me-
ritò nella sua morte il generale
compianto. /^. ilLuiiadoro, Rei. del-
la Corte di Roma, voi. II, p. i3it
ed il Cohellio, Not. Card. Congre-
gallo XIV, Pro gravaminibils tol-
lendis p. rjn.
Congregazione sopra i baroni
dello stato eeclesiastico, Per contri-
buire maggiormente alla quiete, ed
al buon regolamento dello stato,
per ovviare a' danni, clie i baroni
potessero recare ai loro vassalli, ai
quali non pagavano i debiti cui
avevano con essi, o li facevano
stentar lungamente con liti e ca-
villi, Clemente Vili istitiù questa
congregazione, colla bolla Juslitìae
de' 2 2 giugno l 'JigG, la quale si
legge nel t. V, par. IT. Bull. Rom.
p. 107. Uffizio pertanto della con-
gregazione era di far eseguire i
mandati esecutivi dai giudici, ed e-
.sibili dai creditori contro qualun-
que barone debitore, sopra tut-
ti i di lui beni, ad utilità degli
stessi creditori, e passato un mese
mettere i detti beni all'incanto, e dal
ricavato soddisfare il creditore, e il
resto consegnarlo al barone. Le cau-
se si agitavano nella congregazione
in forma giuridica, ed essa veniva
formata dal Cardinal prefetto, da
alcuni chierici di camera, dall'avvo-
cato del fisco, dal commissario del-
la camera, dall'uditore della came-
ra, dal tesoriere ec. Dalla congre-
gazione de' baroni non eravi ap-
pellazione, che alla sola segnatura
di grazia. F. il Lunadoro, Relaz.
della corte di Roma, voi. II, p.
128 e i32.
Congregazione de Auxiliis divinae
gratiae. Nel i585 in Lisbona fu
pubblicalo colla stampa il libro
della concordia della grazia, e del
libero arbitrio del p. Ludovico di
CON 147
Molina, ge.suila spagnuolo. Questo
libro venne riprodotto con tre edi-
zioni propagandosi con gran plau-
so per tutta l'Em-opa. Quindi fu
denunziato alla romana inquisizione,
per cui il Pontefice Clemente Vili,
volendo che questo affare fosse esa-
minato col più severo rigore, nel
1602 deputò una congregazione di
otto celebri teologi, i quali dopo
tre mesi dichiararono sessanta pro-
posizioni del Molina erronee, e te-
merarie. Vi risposero i gesuiti , il
perchè venendo dal Papa aggiunti
alla congregazione due altri esami-
natoi'i, la congregazione ridusse le
sessanta proposizioni soltanto a ven-
ti. Fu allora, che Clemente VII!
ordinò, che coli' assistenza de' Car-
dinali della suprema inquisizione,
degli e.saminatori deputali, e dei
due generali degli Ordini litiganti,
domenicani e gesuiti, le due parti
proponessero alla sua presenza le
loro ragioni. Furono pertanto cele-
biate per sì rilevante affare qua-
rantasette congregazioni dai 20
marzo 1602 sino a' 22 febbraio
1606, delle quali Clemente Vili
presiedette a trenfaselte, e Paolo
V a dieci, conferitone l'esame coi
Cardinali soltanto, per cui a' 28
agosto 1606, giorno dedicato a
s. Agostino, Paolo V permise ai
due Ordini religiosi di potere in-
segnare nelle loro scuole 1' uno, e
l'altro sistema sulla grazia, purché
lo ficessero con quella savia e ri-
spettosa moderazione, che conviene
a teologi cattolici, e principalmen-
te religiosi.
Questa determinazione di Paolo
\ venne poi confermala da Urba-
no Vili a'22 maggio i62l>; da
Innocenzo X a'2 3 aprile i6'>45 ^
da Alessandro VII a'i5 settembre
16J17. La storia di questa insigne
i^H CON
coQlroversia fu esattamente, e co-
piosamente descritta da Teodoro
Kleuterio nella: Hisloria controver-
siarum de dh'inae gratiae auxìliis
sub siimmìs Pontijìcìbus Sixto V ,
Clemente FUI, et Paulo V, An-
tuerpiae i7o5; dal p. Li vino Me-
yer, nel libro : Historia controver-
siarum de dh'inae gratiae auxìliis
sub sunwìis Ponlifìcibus Sixlo V,
Clemente Vili, Paulo V, ab ohje-
clionibus Rev. P. H^acinthi Ser-
ry ^indicata: e dal detto Serry,
coW Historia Congregationis de au-
xiliis dii'inae gratiae j Venetiis
1740.
Congregazione de' Confini. Ur-
bano YIll la istituì nel 1637 a' 3
novembre, colla costituzione Debi-
tiim, componendola di Cardinali e
prelati, acciocché non fossero alie-
nati, od abbandonati ad altri senza
il consenso del Papa i castelli , e
dominii dello stato ecclesiastico, ed
afìiiichè vegliasse alla difesa di esso,
e impedisse nella comunicazione
de^ll stati limitrofi la propagazione
delle pestilenze, o malattie conta-
giose. Su questo importantissimo ar-
gomento altri Papi avevano preso
le più saggie provvidenze , e ne
tratta diffusamente il Cohellio, No-
titia Cardinalatus, a p. 11 3, Con-
grcgatio XXI, De confìnibus status
ecclesiastici conscrvandis sino a p.
i53. V. le costituzioni 3, Sollicitu-
do, di Sisto V; la costituzione 78,
Romana, di Clemente Vili; la costi-
tuzione 108, Pastorale, di Paolo V,
e la costituzione 65, Decens, dello
stesso Urbano Vili, ol tre l'articolo So-
vranità de Romani Poiitejici (Vedi).
Gli altri articoli del Dizionario, che
pure potranno consultarsi sui con-
fini dello stato pontifìcio, e le fron-
tiere degli stati limitrofi, sono Con-
GBEGAZ10;XE S.AMTARIA , PESTILENZE ,
CON
Avignone, e particolarmente a pag.
243 del voi. HI del Dizionario,
ove riportasi quell'articolo, non che
gli articoli di Benevento, Sicilia,
Toscana ec, e di altri stati confi-
nanti. Presentemente non esiste la
Congregazione de" coiifini , ma evvi
nel palazzo apostolico Quirinale la
segretaria riunita a quella di stato,
e dipendente dal Cardinal segreta-
rio di stato, con distinto prelato
per segretario; carica che ora co-
pre monsignor Pier-Filippo Boatti.
Era di lui coadiutore il rispettabile
cavaliere abbate Luigi Armellini
romano, primo minutante della se-
gretaria di stato , di onorevole n-
cordanza, il cui giusto e splendido
elogio funebre si legge nel Diario
di Roma ai numeri 32 e 35 del
corrente anno 1842. (Nel medesi-
mo anno in Loreto coi tipi dei fra-
telli Rossi, il eh. avv. Pietro Ca-
stellano ci ha dato l' interessante
Elogio funebre del cavaliere Luigi
Arniellini, ec. morto in Napoli ai
17 aprile 1842). Anticamente que-
sta congregazione ebbe anche il
Cardinal prefetto, e Io fiu'ono i Car-
dinali Bernardino Spada di Brisi-
ghella fatto da Urbano Vili, e Fla-
vio Chigi, nipote di Alessandro VII,
che lo fece prefetto della congrega-
zione de' confìni, e governatore di
Fermo ec. Anzi il Cardinal Nicolò
Spinola genovese, creatura di Cle-
mente XF, nel 1731, era prefetto
de' confìni. Altrettanto si legge nei
seguenti anni. Egli morì nell' anno
1735.
Congregazione sopra V elezione
de'' vescovi. Commendevole fu Fisti-
tuzione della Congregazione dell'e-
same de' vescovi (^Fedi), nei sog-
getti, che debbonsi promovere al
governo delle chiese. Pure essendo
essa giovevole soltanto per assicu
CON
rarsi sulla dottrina , e sulle cogni-
zioni del candidato, non già sulla
prudenza, sui costumi, sulla con-
dotta, e sulle qualità, che si desi-
derano in un vescovo , non si ri-
tenne sufficiente a conoscere l' ido-
neità del promovendo, del qual
processo si tratta all'articolo Con-
cistoro [P^edi), ed al § III e seg.
Perciò il zelante Innocenzo XI,
mentre era suo uditore il celebre
monsignor Gio. Battista de Luca ,
poi amplissimo Cardinale, volle isti-
tuire questa congregazione sull'ele-
zione de' vescovi, formandola di di-
versi Cardinali, di alcuni prelati e
togati forniti d'integrità, prudenza,
e zelo, acciocché prendessero dili-
gente informazione de' soggetti pro-
movendi ai vescovati , affine di esa-
minare i meriti, e le qualità loro.
Fu stabilito che la congregazione
si terrebbe nel palazzo apostolico
alle occorrenze, intimandola alcuni
giorni avanti monsignor uditore,
come segretario di questa congre-
gazione, in uno alla dispensa della
nota delle chiese , che dovevansi
provvedere, e de' soggetti che si
proponevano per occuparle , poten-
do ciascuno de' congregati libera-
mente proporre quelli, che avesse
creduto degni. Quindi in essa di-
scutevasi sulla scelta de' soggetti,
la cui nota, dopo la congregazione,
veniva dall'uditore portata all'u-
dienza del Papa , il quale tra gli
approvati eleggeva chi più a lui
piaceva, come talvolta sceglieva per
vescovi anche persone, di cui non
si era trattato nella congregazioiìe.
Non si calcolavano affatto gli uf-
fizi, e le raccomandazioni , proce-
dendosi con l'intrinseco melilo, e
colla sentenza di s. Bernardo : Va-
IcnCes repelle, nolenles compelle j
il perchè per lo più le elezioni riu-
CON i49
servano all'improvviso, e inaspet-
tate. La scelta cadeva nei chierici
secolari, eh' eransi esercitati nei vi-
cariati delle diocesi, nella cura del-
le anime, nelle missioni e simili,
e nei regolari su quei soggetti, che
avessero esei'citate le cariche prin-
cipali del loro Ordine, o congrega-
zione, ovvei'o nel servire la santa
Sede, come consultori, o qualifica-
tori delle congregazioni cardinali-
zie; e SI pei primi che pei secondi
avevasi particolarmente in mira che
fossero addestrati neli' arte di go-
vernare, y. il prelodato de Luca,
Il Cardinale pratico, cap. XXXIV
Della congregazione sopra reiezio-
ne de' vescovi.
In progresso si utile congrega-
zione andò dimenticata, ma assun-
to al pontificato Benedetto XIV, e
considerando essere del maggior in-
teresse della Chiesa, che i vescovi,
ai quali è affidata la cura del greg-
ge di Gesù Cristo, fossero persone
non solo probe, ma ancora zelan-
ti, e fornite di dottrina, a seconda
del costante impegno de' suoi pre-
decessori, di dare ottimi pastori al-
le chiese , nel 1 740 , col disposto
dalla costituzione : Ad aposlolicae
data a' 16 ottobre, Bull. Magn. tom.
XVI , p. 7 , eresse una congrega-
zione di cinque Cardinali, col pre-
lato uditore per segretario, alla qua-
le spettasse esaminare le qualità di
coloro, che si dovevano promovere
ai vescovati, prescrivendo la congre-
gazione ai componenti il segreto del
santo offizio , dacché dovevano pro-
cedeie colla massima circospezione
neir informarsi sulle qualità de' pro-
movendi. V. il cav. Lunadoro, Re-
laz. della corte di Roma, voi. II,
capo XII, Della congregazione per
l'elezione de' vescovi. Tuttavia an-
elie questa rispettabile cougrcgazio-
l'To CON
ne ebbe corta durata, e vuoisi che
una sola volta ai adunasse , forse
per le opposizioni dei Cardinali am-
basciatori , e ministri delle corti
estere, e singolarn)ente dei Cardi-
nali protettori dei regni, che allora
proponevano i vescovati in conci-
sloro. Da quel tempo in poi , nel
cessare di esistere sì la congrega-
zione d' Innocenzo XI, che di Be-
nedetto XI V, rimase in gran parte
ai segretario di esse, uditore del
Papa, la prerogativa e le attribu-
zioni di prendete a tempo debito
segreta, e diligente informazione su-
gli ecclesiastici del clero secolare,, e
regolare, di specchiata condotta, e
di conveniente dottiina, per pre-
sentarli, e proporli al sommo Pon-
tefice nelle vacanze delle sedi , ed
allorché si deve ad esse provvede-
re, f^. UorroRE DEL Papa, e Co>-
GREGAZIOJVE CoNCISTOIUALE,
Congregazione Fermana. Aven-
do Eugenio IV, del i43i, dato
al Cardinal nipote il governo del-
la città e stato di Fermo, i suoi
successori fecero altrettanto coi lo-
l'o nipoti, per cui il governatore
di Fermo era sempre il Cardinal
nipote. Ma avendo Innocenzo XII
soppresso tal governatore, in vece
colla costituzione Constanlis Jìdei,
data a' 3 gennaio 1692, Bull. Magn.
tom, XIII, pag. 49j eresse questa
congregazione per fungei-ne il go-
verno, alia quale assegnò tutte le
facoltà, che Sisto V aveva concesse
alla congregazione della sagra con-
sulta. Innocenzo XII volle che ne
fosse prefetto il Cardinal segretario
di stato pro-tempore, e che mutan-
dosi questo Cardinale, si dovessero
cambiare anche i prelati, che la
componevano. Da ciò per altro na-
sceva, che le cause già decise si
tornavano a produrre colla nuo-
CON
va congregazione; il perchè a ca-
gione delle protezioni , ne deriva-
vano gravi inconvenienti. Volendo-
vi provvedere Benedetto XIV, col-
la costituzione Nenio, data a' 28
luglio 17465 loc. cit. tomo XVI,
pag. 5, rivocò quella d' Innocenzo
XII, e riforniò la congregazione,
componendola del Cardinal segre-
tario di stato come prefetto, del
prelato uditore del Papa, duu u-
diture di rota, d'im cliiericu di
camera, d'un votante di segnatLira
di giustizia, d'un segretario, del
fiscale gener.de, e di un avvocato.
Insorse poi la controversia, se il
governo politico, ed economico del-
lo stato di Fermo ancora appar-
tenesse a questa congregazione, ot-
vero a quella del buon governo.
Benedetto XIV, colla costituzione
Palernij de' 6 settembre 174^5 loc.
cit. tom. XVII, p. 85, decise ap-
partenere alla congregazione Fer-
jnana. !Ma il successore Clemente
XIII, vedendo che le misure dei
suoi predecessori non raggiungeva-
no il bramalo scopo, e che sebbe-
ne si dovesse radunare nelle stanze
del Cardinal prefetto una volta al
mese, non sempre si osservava, coi-
r autorità della costituzione Cnm^
etc. emanata a' 19 settenibre 1761
presso il Guerra, Epilotne tom. I,
pag. 538, soppresse la congrega-
zione Fermana , ed assoggettò il
governo della città, e del territorio di
Fermo, come quello degli altri luo-
ghi dello stato ecclesiastico, alle
congregazioni della consulta, e del
buon governo, ordinando a questa
ultim.a, che erogasse in vantaggio
della provincia Fermana, la grande
somma di danaro, che si spendeva
dalla città di Fermo per la sop-
pressa congregazione. Incuinbenza
di essa era il regolamento degli at-
CON
fari ed il giudicare piivativamente
gì' interessi delle comunità. L'udien-
za si teneva dal prelato segreta-
rio; il notaro era quello delle altre
congregazioni, e regolavasi come la
congregazione del buon governo.
V. il Lunadoro, Relaz. della corte
di Roma, voi. il, p. 217, e la
pratica della Curia Romana, t. II,
pag. 73.
Congregazione di Ancona. Aven-
do Clemente XII eretto in Anco-
na un ampio lazzaretto e molo
nel porto, che esentò dalle gabelle,
nel 1734 istituì una congregazio-
ne composta di cinque Cardinali,
e di tre prelati, per attendere al
buon regolamento di detto porto.
V^, Anco\a, ed il Cancellieri nel
suo Mercato a pag. 24 g.
Dal sunimentovato Lunadoro, del-
l'edizione del 1646, a p. 26, abitiamo
tlie vi fu la Congregazione della Zec-
ca, nella quale si trattava sulle mo-
nete, che dovevano coniarsi, coll'in-
tervento di quattro Cardinali, uno
de' quali n'era il capo, ed in casa
di lui si tenevano le congrega-
zioni, a cui intervenivano alcuni
ministri camerali. Il medesimo au-
tore, a pag. 49 pai'la della Con-
gregazione di stato, la quale si te-
neva, o avanti il Papa, o avanti
il Cardinal nipote, avendovi luogo
tutti i Cardinali , eh' erano stati
nunzi apostolici, ed il segretaiMO di
stato : avvertendo che se la congre-
gazione si celebrava innanzi al Papa,
i Cardinali vestivano l'intero abito
Cardinalizio^ e se celebravasi avan-
ti il Cardinal nipote, i Cardinali
incedevano colla sottana , fascia ,
mozzetta, e ferraiuolone.
Gli scopi tanto delle suddoscrit-
le congregazioni, che delle altre di
minor confo, nell' estinguersi, fu-
iouo riuniti, e incorporati in al-
CON i?i
Ire congregazioni , e tribunali an-
tichi, od istituiti da quel Ponte-
fice, die soppresse le congregazioni
medesime.
CONGREGAZIONI CARDINA-
LIZIE ATTU.4LI. All'articolo Coxgre-
c.AzioNE, e principalmente a quello
delle Congregazioni Cardinalizie
si è definito, che cosa sono. Nel
secondo articolo si è aggiunto il
modo, e il luogo della loro cele-
brazione, l'origine delle congrega-
zioni col novero di quelle che
più non esistono. Nel presente ar-
ticolo parleremo delle esistenti, del-
la loro istituzione, e de'sommi Pon-
tefici, che ne migliorarono le nor-
me e la procedura, ne ampliarono
o restrinsero le facoltà e la giuris-
dizione; non che lo stato in cui
trovansi, col catalogo dei rispettivi
Cardinali prefetti, oltre a quanto di
essi, de'segretari, consultori, ed al-
tri, si è detto al precedente citato
articolo.
Le congregazioni cardinalizie,
ossia la riunione de'Cardinali di
santa romana Chiesa ( per le qua-
li oltre gli allari competenti, tal-
volta il Papa affida negozi partico-
lari per giudicarli), sono ordinarie
perchè stabili, o straordinarie pei
negozi, ed affari straordinari che
terminano colle discussioni. Si di-
cono congregazioni Corani Sanctis-
simo quelle, che il Papa tiene a-
vanti di sé, locchè ha luogo per
l'esame de' vescovi, per gravi a Tari
straordinari, ed alcune di quelle
del santo olfizio, e de' sagri riti
col cerimoniale, che si dirà ai ri-
spettivi articoli. Per negozi egual-
mente straordinari, ecclesiastici, e
civili, suole il Pontefice convocare
avanti di .^.è alcune particolari con-
gregazioni di quei Cardinali che
vuole, ed essi vi si recano pri-
i53 CON
vatamente in abito corto, sedendo
d' iiilonio al tavolino , alla cui
testa è lo stesso Pontefice, che a-
■vanti d'incominciarle si scuopre il
capo, e recita l'orazione allo Spiri-
to Santo, Adsumus Domine etc.
suonando il campanello al termine
della congregazione. Se vi è un pre-
lato per segretario, egli siede su di
uno sgabello senza postergale, ed
lia un piccolo tavolino a parte. Per
solito queste congregazioni partico-
lari si tengono di sera. Le congre-
gazioni cardinalizie ordinarie sono
le seguenti, che riportiamo per or-
dine alfabetico, accennandone le co-
se principali, dappoiché vi vorrebbo-
Do assai volumi per fare l'istoria
di ognuna. L'ordine però, col qua-
le sono notate le congregazioni car-
dinalizie nelle armuali Notizie, o al-
manacco di Iloma, è come appresso.
S. Ptomana ed universale inquisi-
zione.
Visita apostolica.
Concistoriale.
Vescovi e Regolari.
Concilio.
Residenza de' vescovi,
Lnmunità ecclesiastica.
Propaganda lide.
Indice.
Sagri riti,
Ceremoniale.
Disciplina regolare.
Indulgenze e sagre reliquie.
Esame de' vescovi.
Sopra la correzione de' libri della
chiesa orientale.
Rev. fabbrica di s. Pietro.
Consulta.
Speciale sanitaria.
Buon Governo.
Laurelaua.
Acrjue.
Economica.
CON
Affari ecclesiastici straordinari.
Degli studii.
Speciale per la l'iedificazione della
basilica di s. Paolo.
Vi sono inoltre le congregazioni
del censo, della revisione de'con-
ti, e della segnatura di grazia.
Congregazione delle Acque.
Il sommo Pontefice Sisto V, col-
la costituzione Immensa aeteriii
Dei, de' 22 gennaio i587, istituì
una congregazione di sei Cardinali,
la quale avesse cura delle strade ,
ponti ed acque, e di quelle ac-
que segnatamente, che con molto
dispendio, erano state condotte in
Roma per comodo de' cittadini, e
ad ornamento della capitale del cri-
stianesimo SI da lui, che da altri
Pontefici suoi predecessori. Poste-
riormente lo stesso Sisto V, colla
costituzione Supremi cura reginii-
nis, data ii kal. martii 1590, at-
tribuì specialmente la cura dell'acqua,
dal suo antico nome detta Felice
già Claudia, alla congregazione sud-
detta con amplissima facoltà, ordi-
nando inoltre, che annualmente si
scegliessero due cittadini romani
per visitatori, i quali avessero l'in-
carico di accedere personalmente
almeno ogni tre mesi, e riconosce-
re lo stato degli acquedotti, ed al-
tre opere annesse, rilevare i ristaii-
ri, e lavori occorrenti, e di tutto
fare sollecitamente relazione alla
sum mentovata congregazione cardi-
nalizia. Sisto V pertanto, colle due
costituzioni, emanò savissime prov-
videnze suU'aprire nuove strade, di-
latare e restaurar le vecchie, fab-
bricare nuovi ponti, ristorare e
mantenere gli esistenti, e princi-
palmente sulle acque, e di quelle
condotte, e portate in R.ou)a. Dipoi
CON
Paolo V, a*i3 settembre iGìi,
mediante la costituzione, In sede
B. Petti, commise ad una congre-
gazione composta di molti depu-
tati, fra' quali un chierico di ca-
mera, e a due visitatori affidò la
ispezione, e la custodia, non che la
conservazione e ja cura assidua degli
acquedotti, e delle fontane dell'acqua
da lui condotta in Pioma, e dal
proprio nome chiamata Paola, su
di che può vedersi 1' articolo Acque,
ed Acquedotti di Roma; e l'arti-
colo Strade di Roma. Il Cohellio,
JYolitia Cardinalatii.'?, etc. Romae
i653, ne tratta a pag. 86 e seg.
Congregatio XVI, Pro i'iis, ponti-
bus et aquis curandis. V, Fonta-
ne di Roma.
Che vi fossero due distinte con-
gregazioni, una sulle acque, e l'al-
tra sulle fonti e le strade, si rile-
va anche dal Lunadoro, Relaz. del-
la corte di Roma p. 52 dell'edi-
zione di Bracciano. In quanto alla
prima ci dice, che la congregazio-
ne delle acque si occupava del cor-
so de' hunii, ponti, e simili, pre-
sieduta da un Cardinale, nella cui
casa adunavasi. In quanto alla se-
conda aggiunge, che la congrega-
zione si occupava delle acque, delle
fonti, e delle strade, essendo il capo
il Cardinal camerlengo; ma la con-
gregazione facevasi in casa del Car-
dinale più degno. Sulle .strade sono
a vedersi le costituzioni Sacerdo-
ialìs d' Innocenzo XII, e Cuin o-
mnibiis di Benedetto XIV.
Sino agli ultimi tempi le strade,
oltre la congregazione cardinali/ia,
avevano un prelato chierico di ca^
mera per presidente, colle attribu-
zioni, e ministri, che accenna il
Lunadoro, dell'edizione di R.oma,
voi. II, p. T.'j^. Cos'i egli a p. 9.<So
parla del presidente delle ripe ,
CON il3
delle acque, e delle fontane, oltre
la congregazione delle acque, cui
poi tla Pio VI fu attribuita la pre-
sidenza sulle Paludi Pontine e
Chiane, delle quali si parla all'ar-
ticolo Citta' della Pieve, ed altro-
ve, y. Paludi Pontine. Ma di s\
vasto, ed importantissimo argomen-
to diifusamente tiattò monsignor
Nicola Maria Nicolai, nella sua o-r
pera divisa in due tomi contenen-!-
te il testo delle leggi, regolamenti,
istruzioni, e dettagli di esecuzione
ec, intitolata sulla previdenza del-
le acque e strade, e sua giurisdi-
zione economica, Roma 1829.
Pio VII, il primo dicembre 18 18,
sugli acquedotti di Roma emanò il
moto-proprio , che incomincia colle
parole : » I tre grandissimi acque-
" dotti che conducono a Roma le
" acque Veigine, Felice, e Paola
" formati parte con gli avanzi delle
» opere dell'antica magnificenza ro-
" mana ec. ". Con quel moto-pro-
prio Pio VII, penetrato com'era
della necessità di provvedere ad un
oggetto tanto interessante, non me-
no al bene ed alla salute pubbli-
ca, che al decoro delia città, ed
all' inteiesse anche de' privati pos-
sessori delle acque, applicò al si-
stema amministrativo dell' azienda
degli acquedotti , quelle regole di
amministrazione, e di arte, che con
tanto saggio accorgimento erano sla-
te stabilite nel moto-proprio de' 2 3
ottobre 1817, sul regolamento dei
lavori pubblici di ac(pie e strade ,
il quale incomincia: => Dal primo
» momento, che abbiamo riassunte
" le redini del nostro governo ".
La storia delle suddette tre acque
dal citato Nicolai è compendiosa-r
mente riportata al tomo II, p. 170
e 270.
Prima di pai lare della riunioue
i54 CON
della presiJcii/a delle acque a quella
delle strade, ci sembra opportuno
dare un cenno come trova vasi la
congregazione delle acque, coli' au-
torità della Pralica dtlla curia Ro-
mana toni. II, p. rS , Del tribu-
nale, ossia Congregazione delle ac-
que.. Questo è un tribunale, cbe ba
giurisdizione in tutte le materie
l'isguardanti i fiumi, i laghi, i con-
dotti pubblici , loro dipendenze , e
tutto altro che venga sotto il no-
me di acqua pubblica; procede per
10 più all'economica, ma giudica
ancora contenziosamente; è compo-
sto di vari Cardinali col loro pre-
ietto, e segretario, il quale, insieme
col Cardinal prefetto, regola gli af-
fari della congregazione, che però
si raduna di rado , ed alle volte
passa più d' un anno prima che si
convochi. Bensì nelle cose di rilie-
vo si manda in giro ai Cardinali
della congregazione la posizione ,
per l'accogliere sovr' essa i loro ri-
spettivi sentimenti. Si regola la se-
gretaria delle acque come quella
del buon governo, ed il suo segre-
tario è pur giudice ordinario nelle
oause contenziose. Egli non ha gior-
no destinato per 1' udienza , onde
-i cita per ora certa avanti di lui.
11 iiflaro di questa congregazione
è lo stesso notaro dell' A. C. , che
serve a tutte le conirre^razioni. Il
P 9
medesimo tribunale ha in pariibus
i suoi giudici, che si chiamano de-
legati della congregazione delle ac-
»{ue, e questi si deputano dal se-
gretario e dal prefetto , fuorché
nelle legazioni , nelle quali il Car-
dinal legato procede come delegato
nato della congregazione delle aeque,
ed egli deputa i delegali subalterni
nei luoghi della sua provincia. Dal
giudicat'j dei legati si appella al
segretario della sagra cougregazio-
CON
ne , ed alla stessa congregazione.
Dove poi vi sono delegati, i giudici
ordinari locali sono delegati nati.
Era tale Io slato della congrecazio-
ne, quando Leone XII pubblicò il
moto-proprio, di cui audiamo a par-
lare.
Animato il magnanimo Leone
XII dallo zelo del pubblico bene,
dopo avere consultato una congre-
gazione di Cardinali, a' 21 dicem-
bre 1828, credette utile di pubbli-
care il moto-proprio sul metodo da
tenersi dai chierici di camera nella
revisione de' conti, e negli affari di
pubblica amministrazione, non ostan-
te la costituzione di Benedetto XIV
del 17473 e quella di Pio VII dei
6 luglio 18 16. Gli piacque dunque
di stabilire una congregazione di
Revisione nel seno stesso del tri-
bunale della camera , composta di
quattro chierici di camera, la quale
riunisse le attribuzioni nella parte
dispositiva, relativamente a tutti gli
oggetti d'introito ed esito della cas-
sa generale dello stato, ed avesse
rattiibuzione non meno importante
della revisione de' conti di tutte le
pubbliche amministrazioni, sindacan-
do eziandio ogni ramo di finanza.
E.iflettendo però Leone XII, che i
chierici di camera addetti alla con-
gregazione di revisione non pote-
vano distrarsi coli' esercizio delle
presidenze inerenti al loro collegio,
li esentò da esse, e da* qualunque
intervento a giudicar le cause nella
piena camera , il perchè dovette
riunire ed amalgamare negli altri
cinque chierici di camera tutte le
presidenze, che per lo passato da
un maggior numero si sostenevano.
Perciò le strade, le acque, e le ripe fu-
rono imile in una sola presidenza, e
lù nominato por primo presidente
delle aeque e slrade, con chirografo
CON
fle' 19 gennaio 1829, monsignor
Luigi Laiicellolti, che già era pie-
sitlente delle strade. L'aflinità del-
Ui maleria pareva consigliare que-
sta riunione : giaccliè scorrendo le
acque in gran paite sotto il lastri-
cato delle pubbliche vie, ogni qual-
volta occorre di far de' lavori negli
acquedolti, di regolare e rettificare
il corso delle acque, non possono a
meno di guastai'si, e rompersi le stra-
de , e quindi convien risarcirle; come
altresì può accadere che la presi-
denza delle strade, non avendo co-
gnizione delle condutture, delle for-
me, ed altre costruzioni sotterranee
relative alle acque, faccia dei lavori
di strade , e chiaviche , che riesca-
no ài detrimento alle condutture
medesime, e di alterazione alle for-
me, oltre a tante altre giuste ra-
gioni.
Finalmente il regnante Pontefice
Gregorio XVI, col regolamento pei
lavori pubblici di acque e strade ,
istituì la prefettura generale di essi,
nella persona del Cardinal prefet-
to della sagra congregazione, come
si legge nel detto Regolanienlo pei
lavori pubblici di acque , e strade
nello stato pontifìcio, pubblicato agli
8 giugno i833, dal Cardinal Gatn-
berini, segretario di stato pegli af-
fari interni. La congregazione delle
acque si compone del Cardinal pre-
fetto, ed ora di altri undici Cardi-
nali, d' un prelato segretario , del
fiscale 5 del sotto segietario, e del
computista. La prefettura generale
delle acque e strade componesi dello
stesso Cardinal prefetto, d'un pre-
lato chierico di camexa presidente,
del segretario della congregazione ,
di due signori secolari, fra i quali
il sopraintendeute delle poste pon-
tificie pro-tempore, cV un fiscale di-
verso dal precedente , d' un sotto
CON ij-i
segretario egualmente diverso dal
nominato, e dal capo contabile,
eh' è lo stesso computista della con-
gregazione, di quattro Maestri di
strade (Fedi), di due segretari
di camera e notari delle acque e
strade , dell' ispettore generale del-
l' illuminazione notturna della città
di lioma, dei consiglieri per l'am-
ministrazione dei lavori delle strade
urbane , e finalmente del consiglio
d' arte.
Dalla prefettura generale delle
acque e strade dipendono i lavori
delle strade nazionali o postali ( non
più delle strade provinciali, comu-
nali dell'agro romano che furono
attribuite , in vigore del numero
\ III del Regolamento, alla presi-
denza della Comarca ) , e quel-
li per la navigazione del fiume Te-
vere ( Vedi ) , per le bonificazio-
ni pontine, i lavori idraulici pro-
vinciali j tanto dei fiumi, quanto
dei Ponti ( Tedi), e canali di na-
vigazione, e gli acquedotti di Ro-
ma. Le questioni legali risguardanti
i lavori suddetti sono portate avanti
le congregazioni governative in pri-
ma istanza , quindi alla prefettura
generale, o in appello, e nella dispa-
rità di sentenza, in terza istanza
avanti la sagra congregazione delle
acque in grado definitivo, ed avanti
la medesima piena congregazione ,
in grado di revisione. V. gli arti-
coli Acque, negli Indici della Rac-
colta delle leggi pontificie, ove si
leyge al § XXXI II del Pu'golamen-
to degli 8 giugno i833 : •» Le que-
» stioni, risguardanti i lavori sud-
» detfi, sono portate in prima istan-
« za avanti la congregazione go-
55 vernativa delle rispettive legazio-
" ni, o delegazioni; in appello alla
" prefettura generale ; nella dilfor-
" mila dei giudicati, alla sagra con-
i56 CON
» gre£;azione delle acque, la cui rì-
» soluzione è definitiva. Se poi le
« questioni si riferiscono ai lavori,
» la cura dei quali è affidata im-
M mediatamente alla prefettura, que-
M sta la definisce in prima istan-
»> za, e la sagia congregazione in
» appello. 11 giudicato è definitivo,
» se la seconda sentenza è confor-
» me alla prima ; nel caso di di-
w screpanza , si fa luogo ad una
" nuova proposizione della causa
'> avanti la slessa sagra congrega-
" zione ".
Riporteremo il novero di alcuni
Cardinali prefetti della sagra con-
gregazione cardinalizia delle acque,
francesco Cennini di Salamandri
sanese, fatto Cardinale nel 1621
da Paolo V, prefetto delle acque,
mori nel i645.
Francesco Barberini juniore l'oma-
no, pronipote d' Urbano Vili,
creato Cardinale nel 1690 da
Alessandro \ III, prefetto delle
acque, morì nel 1788.
Alessandro Albani d' Urbino, nipo-
te di Clemente XI, fatto Cardi-
nale da Innocenzo XIII, divenne
prefetto delle acque, e lasciò di
vivere nel 1779.
Carlo Un'izzani modenese, creato
Cardinale da Pio VI, e da lui
fallo prefetto delle acque, palu-
di pontine, e chiane, mori nel
1802.
Anton Maria Boria Panipliily ge-
novese, Cardinale di Pio VI,
prefetto delle acque, paludi pon-
tine, e chiane : terminò i suoi
giorni nel 1821.
Fabrizio RuJJo napoletano, fatto
Cardinale da Pio VI, prefetto
delle acque, paludi pontine, e
chiane, mori nel 1827.
ri postino Rivarola genovese, fatto
COiN
Cardinale da Pio VI, prefetto
delle acque, paludi pontine, e
valle di chiane, il quale in vir-
ili del suddetto regolamento de-
gli 8 giugno i833 fu il primo
prefetto generale delle acque e
strade : ora è primo Cardinale dia-
cono.
Ludoi'ico Cazzali di Terni, creato
Cardinale dal Papa regnante, fu
fatto da lui prefetto generale
delle acque e strade, cui attual-
mente presiede con zelo.
Congregazione degli affari ecclesia-
stici straordinari.
Fu istituita dal Pontefice Pio
VII, con biglietto del Cardinal 13ar-
tolommeo Pacca pro-segretario di
stato, ed attualmente decano del
sagro Collegio, dato nell'anno i8i4,
e diretto al p. d. Francesco Fon-
tana generale de' barnabiti, poi am-
plissimo Cardinale. Ecco il tenore del
biglietto: " Riflettendo la Santità di
nostro Signore, che tanti anni
di vertigini, e di sconvolgimenti
hanno cagionato degli sconcerti
notabili in materia di religione,
e che spetta alla sua apostolica
sollecitudine l'apprestarvi un sa-
lutare rimedio, è venuta nella
determinazione di destinare una
congregazione, composta di otto
Cardinali molto distinti nelle
scienze ecclesiastiche, un segreta-
rio con voto, e con cinque con-
sultori della congregazione, ónde
possano esaminarsi tutti gli affa-
ri, che dal mondo cattolico sa-
ranno inoltrati alla santa Sede ,
e che verranno alla detta con-
gregazione rimessi per l' esame,
e voto, e sia così la Santità sua
messa in grado di dare quelle
risposte, e di prendere quelle ri-
CON
» soluzioni, che sono dettate da
>j retti e sani primipii, e conformi
« alla sua dignità Pontificia.
« Conoscendo la Santità di no-
« stro Signore di quanti lumi è
" fornito il p. Fontana nelle scien-
M ze ecclesiastiche, di quanto zelo
" è animato per il bene della re-
» ligione, e della Chiesa, e per
« il decoro della santa Sede, si è
« degnata di nominarlo segretario
« con voto della detta congrega-
« zione cardinalizia ".
Per membri della congregazione
furono destinati i Cardinali Mat-
lei, della Somaglia, di Pietro, Pac-
ca, Brancadoro, Litta, Gabrielli, ed
Opizzoni. Per consultori furono di-
chiarati gli abbati d. Filippo Gui-
di, d. INIarco Mastrofini, d. Gioac-
chino Bettini, il p. d. Luigi Lam-
bruschini, il p. d. Antonio Maria
Grandi, ai quali in seguito con
biglietto di segretaria di stato fu-
rono aggiunti monsignor d. Fran-
cesco Baldi, e il p. abbate d. Mau-
ro Cappellari, ora regnante Pon-
tefice.
La prima sessione fu tenuta ai
i6 agosto i8i4 nelle camere del
prelodato Cardinal pro-segretario
di stato. In questa prima sessione
il segretario propose il piano da
tenersi nelle adunanze della sagra
congregazione, e nell'esame e disbri-
go degli affari. Tra le altre cose fu
stabilito che la congregazione si ra-
dunerebbe una volta la settimana,
che ricevuti, e raccolti i voti, il se-
gretario dovesse col suo inviarli al
Cardinal segretario di stato, o far-
ne rapporto egli stesso al medesi-
mo Cardinale a seconda delle cir-
costanze. In qualche caso straordi-
nario la congicgazione slessa, se Io
giudicherà a proposito, commetterà
al suo segretario di fare immedia-
CON 1^7
tamenfe il rapporto a sua Sanlità.
Che in certe materie, e massime
che importano V introduzione di
qualche gius nuovo, o controverso,
o che hanno rapporto alla dottri-
na in punti, che non sono chia-
ramente definiti, sarà necessario,
che la sagra congregazione si tenga,
e dica i pareri o in iscritto, o a voce
Coram Sanctlssimo. Se il santo Pa-
dre non ne avi'à dato l'ordine, sta-
rà alla congregazione stessa deter-
minare i casi, ne' quali si debba a
sua Santità domandarne la tenuta
alla sua presenza. 11 sigillo della
congregazione avrà lo stemma di
sua Santità, coli' iscrizione : Congre-
GATIO NEGOTUS ECCLESIASTICIS PRAE-
POSITA.
Non va poi taciuto, che già lo
slesso Pontefice Pio VII dopo la
sua esaltazione al supremo ponti-
ficato, il che avvenne nel marzo
1800, deputò una congregazione
di Cardinali con monsignor di Pie-
tro per segretario, e poscia anche
egli Cardinale, col titolo di Con-
gregazione degli affari ecclesiastici
slraordinarii, perchè esclusivamen-
te trattasse tutti i grandi affari,
che la santa Sede aveva colla Fran-
cia, e difatti sino al 1809 epoca
della deportazione di quel Papa, la
congregazione si occupò di tutlociò
che con quel regno fu trattalo,
anzi la congregazione talvolta si oc-
cupò eziandio di affari ecclesiastici
di altri regni, e nazioni.
La sagra congregazione si com-
pone al presente di undici Cardi-
nali, di un prelato segretario, che
una volta la settimana ha udienza
dal Papa, e di sette consultori. Si
occupa degli affari della Chiesa di
tutto il mondo cattolico, cioè degli
straordinari, e di quelli ancora ap-
p;irlenenli ad altre congregazioni,
i58 CON
che il Papa le rimette, adunan-
dosi per io pili avanli di lui nel-
la sera, come egualmente di sera
si adunano nelle camere del Cardi-
nale più degno , o del Cardinal
segretario di slato. Ecco come il
eh. Costanzi , L'osservatore di Ro-
ma tom. I, p. 60, descrive questa
importante, e cospicua congregazio-
ne: " Un'altra grande congrega-
zione, nel i8i4, è stata eretta
dal Pontefice Pio VII nel suo
glorioso ritorno al trono, la quale
è stata l'espressione del suo pie-
toso impegno per il bene di tutti i
suoi figli. Tutta quasi l'Europa,
divenuta preda di una fazione
miscredente, aveva veduto andar
sossopra gli affari dei regni spi-
rituali, e lempoiali. Riordinate
in fine le cose per un tratto pro-
digioso della divina onnipotenza,
ogni sovrano pensò a rimettere
nel suo primitivo stato tiittociò,
ch'era stato disorganizzato, ed
il Papa molto più si diede cura
di richiamare al giusto metodo
tuttociò, eh 'erasi disordinato nel-
la Chiesa. Le congregazioni car-
dinalizie preesistenti, cinscuna nel-
le sue particolari attribuzioni, sa-
rebbero state adattatissime al ne-
cessario ordinamento; ma la quan-
tità immensa degli oggetti, che
si presentavano, ed oggetti di
ìiuovo geneie, e di somma ur-
genza, indussero il Pontefice loda-
to, a sgravio di nuovo peso alle
altre congregazioni, ed al più
sollecito disbrigo, a formare una
nuova congregazione per gli af-
fari ecclesiastici straordinarii di
tutto il mondo cattolico, com-
posta di otto Cardinali, di un se-
gretario chierico regolare di san
l'aolo ossia barnabita, di cinque
consultori, e degli opportuni scrit-
CON
•• tori. Questa congregazione ebbe
-•' un cambiamento nel segretario,
" il quale è un prelato; non le
■j mancano però mai materie straor-
» dinarie, sulle quali fa diiopo
" prendere straordinari provvedi -
» menti ". V. Concordati , e gli
articoli relativi.
Novei'o dei segretari della con-
gregazione.
P. D. Francesco Fontana^ barna-
bita , promosso agli 8 marzo
1816 da Pio VII al cardinala-
to, mentre era segretario.
P. D. Luigi Lamhruschini, barna-
bita, fatto Cardinale dal Papa
regnante.
P. D. Anton-Maria Grandi, bar-
nabita.
Monsignor Pietro Caprano, arcive-
scovo d' Iconio, poi creato Car-
dinale da Leone XII.
Monsignor Giuseppe Antonio Sala,
fatto Cardinale dal Papa re-
gnante.
Monsignor Castrnccio Castracane
degli Antehninelli, fatto Caidina-
le dal Papa regnante.
31onsignor Litigi Frezza, creato
Cardinale dal Pontefice, che re-
gna, mentre fungeva 1' ulìizio di
segretario.
Monsignor Francesco Capaccini, at-
tualmente sostituto della segre-
taria di stato, e segretario della
cifra.
Monsignor Giovanni Drunelli al
presente segretario, già sottosegre-
tario, e consultore della medesi-
ma conffresazione.
Congregazione del Buon Governo.
Il governo economico delle co-
munità delle città, terre, e castelli
dello stato ecclesiastico, anticamen-
CON
te era appoggiato al tribunale della
camera, non esclusa però la giuris-
dizione della sagra congregazione
della consulta, come dice il Cnrili-
nal de Luca trattando di questa
congregazione, nella sua opera, //
Caldina le pratico pag. 3^8. Osser-
va il Lunadoro su cpiesto punto,
che la congregazione del buon go-
verno è molto affine a quella del-
la sagra consulta, laonde non deve
andare da lei disgiunto, siccome al
civile, il politico governo clic alla con-
sulta appartiensi, ed unito deve essere
ad essa l'economico del buongoverno.
IMa siccome il trattare gl'interessi del-
le comunità nel tribunal camerale per
la forma giudiziaria ritardava quelle
pronte provvidenze occorrenti, il Pon-
tefice Clemente Vili colla costitu-
zione prò commissa Nohis a Domi-
no^ sì i5 agosto 1 592, istituì que-
sta congregazione colle opportune
facoltà, componendola di diversi
Cardinali, uno de' quali poi diven-
ne prefetto, e di diversi prelati, ed
uno di essi fosse il segretario, i
quali dovessero usare vesti pao-
nazze, e fossero considerati com-
inensali e famigliari del Papa, l
prelati addetti alla congregazione
sono chiamati poneiili del Buon go-
verno, perchè essi propongono alla
congregazione i rispettivi interessi
delle diverse comunità soggette. 11 nu-
mero e le descrizioni di tali ponenze,
dal citato Lunadoro, Relaz. della cor-
te di Roma, sono riportate a pag.
125 e seg. dell'edizione colle note
del Zaccaria. Avanti 1' istituzione
del Cardinal prefetto, il Cardinal
nipote del Pontefice presiedeva la
congregazione , e sottoscriveva le
lettere. Anticamente si adunava al-
ternativamente con quella della con-
sulta in ogni sabbato , non che
con quella degli aggravi, o sgra-
CON 159
vi , di cui parlammo superior-
mente.
Paolo V ampliò la giiuisdizione
della congregazione , coli' autorità
della costituzione, Cupienfes. Ales-
sandro VII egualmente fu beneme-
rito di essa, ed emanò utilissime
provvidenze sulle comunità, impo-
nendo ai governatori d' invigilare
sui commissari dei baroni. Così Cle-
mente XII confermò ad aumentò
le prerogative della congregazione
massime sui debitori dello stato, e
sul vantaggio de'sudditi. Benedetto
XIV riformò molte cose spettanti
alla congregazione , come rilevasi
dalle costituzioni 38, e 62, che si
leggono nel tom. Ili del suo bolla-
rio. Colla costituzione Quainvif ,
data a 29 luglio ijSi, Bull. Ma-
ga, t. XVIII. p. 3o4, Benedetto
XIV volle, che nelle comunità do-
ve si trattavano affari civili, in cui
avessero parte gli ecclesiastici, due
di questi, uno secolare, l'altro re-
golare, assistessero a' consigli con
voto consultivo, ed intervenissero
eziandio una volta all'anno al ren-
dimento de'conti delle spese fatte
dalla comunità: giacche pagando
il clero ancora per esse, era ben
giusto che conoscesse l'erogazione
del denaro, e richiamata fosse in
vigore la circolare d'Innocenzo XI
de'9 luglio i68i. Colla costituzio-
ne poi Gravissimarwn del primo
ottobre 1753, Bnll. Magn. toni.
XIX. p. 73, Benedetto XIV sta-
bilì meglio la giurisdizione della
congregazione, prescrivendo i me-
todi ne'negozi giudiziali, ed econo-
mici. Il suo successore Clemente
XIII, nel 17G1, soppresse la Con^
gregnzione Fermaiia[f edi), ed as-
soggettò il governo della cittii, e
territorio di Fermo alle congregazioni
del buon governo, e della consulta.
i6o CON CON
Sino agli ultimi tempi, la giurisi ministratione honorum cujiifique co-
tliziont', e le altribuzioiii dulia con- miinilnlix ecclestasticne ditionis.
gregazioue pnncipalmeiite erano Ma assunto al pontificato il re-
siill'economico, e civile stato delle gnante Gregorio XVI, essendo l'or-
comuni, e perciò ad esse prescri- dinamento amministrativo delle co-
veva la maniera di lare gli appai- ninni, e delle provincie uno degli
ti, di amministrare le loro rendite, oggetti, che più richiamarono le
esaminarne lo stato, le spese, le sue zelanti cure governative, ne fe-
alienazioui che facevano, gli obbli- ce pubblicare le disposizioni per
ghi che contraevano, considerandosi mezzo dell'editto in data 5 luglio
nullo ciò, che non avesse l'appro- i83i, del Cardinale Tommaso Ber-
"vazione della congregazione. Toc- netti prò segretario di stato, in vir-
cava ad essa il facultizzare le comu- lù delle quali la congregazione del
ni d' impori-e le gabelle, le cui buon governo cessò da qualunque
controversie poi giudicava, procede- occupazione, che non fosse stretta-
la privativamente sui debili e Cre- mente giudiziaria, subentrando nel-
dili delle stesse comunità, sulle cau- hi cessata giurisdizione i presidi dei-
se sì civili che criminali, e miste, 1« diverse provincie, e i consigli
eccettuate quelle di Roma, e quelle provinciali di ognuna: in una pa-
delle città amministrale dai Cardina- Jola la giurisdizione del buon go-
li legati; inoltre procedeva formai- verno fu conservata nei casi di con-
mente contro i debitori, e delinquen- troversia per alienazione de'beni
ti, vegliava ai bussoli per l'elezioni dei comunali, come si può vedere nei
magistrati comunali, in somma, co- voi. VI ddla raccolta delle leggi ec.
me dice il De Luca, la congregazione dello stato Pontifìcio, Roma i835,
si occupava di tutte quelle cose a pag. 1 34- Sono a vedersi pure
spettanti gl'interessi delle comunità le pag. 119, ove si riporta il citato
dello stato pontifìcio, tanto se era- editto, e ^01, ove si legge la dis-
no attrici quanto se erano ree, posizione sulla cessazione della
nelle cause civili e criminali. Di- giurisdizione del buon governo. Nel
poi il Pontefice Pio VII, col mo- volume li della Raccolta si trat-
to proprio, di procedura civile, dei tano i seguenti punti: giurisdizio-
22 novembre dell'anno 1817, al ne del buon governo nei giudizi in
titolo V, emanò alcune previdenze appello, delle controversie ammi-
sulla congregazione. Si vegga la nistrative decise dalle congregazioni
collezione delle costituzioni, leggi, governative delle delegazioni pag.
ed ordini sulla congregazione del 72: composizione della congregazio-
buon governo, che riporta Reginal- ne del buon governo in tali giudi-
do Angeli, sotto-segretaiio della me- zi amministrativi, pag. 2t8. Non
desima, nel libro che pubblicò in formano materia contenziosa le ver-
R-oma nel 1824, intitolalo: I do' tenze relative all'ammissione, ed
veri de' cittadini verso la patria, all'esclusione dei salariati comuna-
e degli impiegali municipali ec: non li, quelle sulle occupazioni, od in-
die l'articolo Comunità' o Comune, novazioni delle strade, e quelle sui
Il Coheliio, Notitia Cardiiialatus, diritti di pascere, e legnaie, p. 2 jc).
ne tratta alla pag. 79, congregaiio I^e decisioni debbono essere sotto-
A/', de botto legimine rectaque ad- scritte da tutti i componenti la
CON
congregazione. L'ordinanza per so-
spendere l'esecuzione degli atti am-
ministrativi debb'emanarsi dall'inte-
ra congregazione, e non col mezzo di
semplici rescritti, pag. -260.
La congregazione del buon go-
verno al presente è composta di
diecinove Cardinali , uno de'quali
è prefetto, di sei prelati ponenti, il
più anziano de'quali prende il ti-
tolo di decano, d'un prelato segre-
tario, di un avvocato fiscale, e del
capo d'uffizio della computisteria.
Il Pontefice Pio VI collocò gli uf-
fizi, e la residenza del Cardinal
prefetto, e di monsignor segretax'io,
nel palazzo del Collegio Germanico
(f^edi), come dicemmo a quell'ar-
ticolo, col pagare al collegio una
annua corrisposta ; ma avendo Leo-
ne XII dato il detto palazzo, e il
collegio annesso al seminario ro-
mano, e stabilitavi la residenza del
Cardinal vicario di Roma, il svio
successore Pio Vili trasportò la
residenza degli uffizi, del Cardinal
prefetto, e di monsignor segretario,
al palazzo della cancelleria , nel
modo che si disse al volume VII
pag. 195 del Dizionario. Ecco il
novero di alcuni Cardinali prefet-
ti del Buon governo.
Carlo Pio di Savoja , Cardinale
d' Innocenzo X , prefetto : mori
nel 1689.
Giuseppe Renato Imperiali, geno-
vese. Cardinale di Alessandro
Vili, prefetto: cessò di vivere
nel 1737.
Domenico Riviera di Urbino, fatto
Cardinale da Clemente Xll, pre-
fetto : morì nel 1752.
Federico Marcello Lante della Ro-
vere^ romano, Cardinale di Be-
nedetto XIV: moi'i nel 1773.
Giorgio Dona, genovese, Cardinale
voi. XVI.
CON 161
di Benedetto XIV : mori nel
1759.
Antonio Casali, romano, Cardinale
di Clemente XIV : moii nel
1787.
Filippo Carandini, modenese, Car-
dinale di Pio VI, il quale lo fe-
ce prefetto, e siccome fu il pri-
mo ad abitare il detto palazzo
del collegio Germanico , questo
dal suo cognome prese il nome
di palazzo Carandini : mori nel
1810.
Ignazio Busca, milanese, Cardina-
le di Pio VI , prefetto : morì nel
i8o3.
Girolamo della Porta, di Gubbio^
Cardinale di Pio VII : morì nel
1812.
Ferdinando Maria Saluzzo, napo-
litano , Cardinale di Pio VII :
morì nel 18 16.
Giuseppe Albani, romano, Cardi-
nale di Pio VII: morì nel 1834.
Guidobono Cavalchini, di Tortona,
Cardinale di Pio VII : morì nel
1828.
Ercole Dandini, romano, Cardinale
di Pio VII, cessò di vivere nel
palazzo della cancelleria nel 1840
a' 22 luglio.
Agostino Rivarola, genovese, Cardi-
nale di Pio VII, attuale prefet-
to fatto dal Papa regnante.
Congregazione del Censo.
La eguale , e proporzionata di-
stribuzione della imposta, formando
una delle primarie parti della giu-
stizia distributiva, impegnò sino da
antico tempo la sollecitudine de' som-
mi Pontefici. Tralasciando le più
antiche ricerche, che potrebbero far-
si ne' secoli anteriori al XVI, non
troviamo rivolta più specialmente
la cura de' Pontefici, e delle Comii-
ì i
ììilà [Tedi) dello stato eccle«iiaslico
alla formazione de' catasti dall'anno
1543, quando da Paolo III venne
ordinata una tassa di trecento mila
scudi d'oro da ripartirsi su tutte
Je comunità. Dopo quell'epoca, sot-
to Paolo V del r6o5, Innocenzo
XI del 1676, e Clemente XI elet-
to nel 1700, varie disposizioni fu-
rono date perchè ogni comunità
Tenisse rettificando con più accu-
rate norme il suo estimo, e fu ce-
lebrato sopra tutti r editto pubbli-
cato dal Cardinal Imperiali pre-
fetto della- Congregazione del Buon
Governo (Vedi), nel pontificato di
detto Clemente XI nel 1708.
In questi catasti , anteriori a Pio
VI, sono in particolar modo da os-
servarsi le seguenti cose: i.° che
la sopraintendenza alla parte legisla-
tiva, ed alla correzione de' mede-
simi , venne attribuita, ed esercita-
ta dalla mentovata congregazione
del buongoverno ; 2.° Che il prin-
cipio pel quale furono essi formati,
fu quello delle assegne , o dichia-
razioni de' proprietari, e per lo piìi
affermate col giuramento ; 3.° che
non vi fu un modo generale di
composizione di lui catasto univer-
sale per tutto lo stato pontificio ,
ma ciascuna delle comunità ebbe
facoltà di formare il suo indipen-
dentemente da quello d'ogni altra;
4.° Finalmente, che pochissime tra
le comunità medesime, dopo il no-
minato editto del 1708, formaro-
no i loro catasti mercè l' elevazio-
ne delle mappe, e le stime de' pe-
riti agrari, quali furono Ravenna,
Cesena, Perugia, Todi, Spoleto, ed
Orvieto; le altre tutte conservaro-
ìio il metodo difettoso, e sospetto
drlle dichiarazioni. Il grandioso di-
segno di un catasto generale devesi
attribuire a Pio VI d'immortale
CON
memoria , che Io promulgò colf e-
dilto del 1777. Del resto, sebbene
più sviluppati lìe fossero gli ordi-
namenti, che per gli antecedenti
non era stato, pure esso riposava
sulla stessa base , cioè sulle dichia-
razioni de' proprietari. L'ammini-
strazione continuò ad essere in po-
tere della congregazione del buon-
governo , la esecuzione fu attribui-
ta a dei delegati, che si spedirono
espressamente nelle diverse provin-
cie, ed in ciascuna comunità fu co-
stituita una congregazione catastale
per tutelare gì' interessi de' parti-
colari.
Era però riseibato al glorioso
Pontefice Pio VII di prendere su
questo importantissimo argomento
migliore provvidenza , ed egli, col-
l'editto del 180 r, abolendo le tan-
te guise, e denominazioni d' impo-
ste, che sotto svariate forme tra-
vagliavano la proprietà e l'agricol-
tura , vi costituì la sola imposta
fondiaria , detta Dativa reale, e cu-
rò seriamente, perchè la detta uni-
ca imposta sui fondi, fosse distri-
buita tra i contribuenti proporzio-
natamente al reddito de' fondi me-
desimi. Pio Vii lo fece col moto-
proprio de' 6 luglio 18 16, che in-
comincia colle parole : Quando per
ammirabile disposizione della divi-
na Provvidenza. Sull' organizzazione
dell' amministrazione pubblica dei
suoi stati, al titolo VI, Organiz-
zazione de' dazi, e di altri oggetti
relativi all' erario camerale, coU'ar-
ticolo 19, furono gettate le basi,
ed enrmciati i veri principii di un
catasto generale fonduto sulla mi-
sura, e siilh stima reale ed anali-
tica de' fondi, ed uniforme, per
quanto si può, tra le varie parti
dello stato. Tali principii sono pur
quelli, che oggi governano i più
CON
famosi catasti di Europa. A noi
pare poi giusto ed indispensabile,
il riportar qui appresso per intero
le parole del menzionato artico-
lo 19.
" Per coordinare ogni siste-
ma amministrativo, e particolar-
' mente quello, che riguarda le
> contribuzioni, alla maggior uni-
' formità possibile , in guisa che
I alcuno dei sudditi pontificii non
> soffra maggior peso dell'altro, e
' volendo ancora che sia corretto
' ogni errore di misura, e di sti-
' ma, onde si tolga ogni motivo
' di giusto reclamo, viene fino da
' ora stabilito, che si eseguisca in
tutto Io stato, colla maggior ce-
lerità compatibile con la natura
' dell' opera , la compilazione dei
nuovi calasti regolati a misura,
ed a stima, con un modulo co-
mune, che renda equabilmente
uniformi gli allibramenti dei fon-
di rustici, avuto riguardo alla
natura del suolo, alla di lui po-
sizione e prodotti , come anche
alle differenti specie di coltiva-
zione, e d' infortuni , ed a tutti
gli altri elementi, che possono e
devono aversi in considerazione
Hello stabilire un censimento, ac-
ciò si renda per tutto corrispon-
dente alla forza intrinseca, ed al
valore reale de' fondi slessi.
» A quest effetto si deputa fino
da ora una congregazione parti-
colare col titolo di Congregazio-
ne de' Catasti, a cui verranno
affidate le massime, l'ordinamen-
to, e la esecuzione di questa im-
portante operazione , la quale ,
non potendosi per natura sua tei'-
minare in ristretto spazio di tem-
po, deve però fino da ora assi-
curare i possidenti, che nel più
breve termine possibile la pere-
CON \U
» quazione dell'estimo universale sa^
w rà compita.
»» Questa congregazione è inol-
» tre incaricata di rivedere, e cor-
55 reggere ove esistono , e rispetti-
55 vamente di formare ove non esi-
55 stono, nel piti breve termine pos-
»5 sibile, i censimenti dei fondi ur-
» bani, conservando le norme pre-
» scritte dal moto-proprio daziale
" dei 19 marzo 1801 , e dai suc-
w cessivi regolamenti ".
La prima congregazione de' ca-
tasti venne presieduta da monsignor
Cesare Guenieri , allora tesoriere
generala della R. C. Apostolica, 6
composta di prelati, tra' quali mon-
signor Nicola Maria Nicolai sosten-
ne le funzioni di segretario. Vi fu
aggiunta una direzione in sussidio
del presidente, e venne dichiarato
dii-ettoi'e il marchese Luigi Marini.
Quindi, essendo stato nel 18 ig
monsignor Guerrieri esaltato alla
dignità Cardinalizia , conservò in
questa la presidenza del censo , e
continuò a reggere le gravi opera-
zioni intraprese, trasportandone la
residenza nel palazzo Pio edificato
dagli Orsini sulle rovine del teatro
di Pompeo, a Campo di fiore, che
tuttora occupa. Alla medesima con-
gregazione nel 1822 furono aggre-
gati vari distinti Cardinali, conser-
vati per altro, anzi ridotti a sette
i prelati, che la componevano. Così
la congregazione prese il titolo di
Congregazione generale del censo ^
e fra i prelati venne compreso il
tesoriere generale, e l'avvocato ge-
ner.'de del fìsco. Ebbe un segreta-
rio egualmente prelato , anch' esso
tratto fino ad oggi dai chierici di
camera ; ebbe pure un consultoi'e
legale, e restò presieduta dal Car-
dinal presidente del censo.
AI Cardinal Guerrieri successero
,6i CON CON
negli stessi onori , ed attribuzioni denza fu quella di eseguire la nii-
col titolo però di pro-presidcnle, sura di tutto lo stato, e la forma-
monsignor Domenico Cattani dopo zione delle mappe di tutti i terri-
li 6 febbraio i832, epoca della torii, per offrire cos\ un catasto to-
luorte del Cardinale ; poscia moa- pografico. Non si avevano che po-
signor Paolo Mangelli Orsi nell'a- che mappe qua e là di alcuni ter-
prile del i835. ritorii , alle quali poca fede pote-
Nello stesso anno, come meglio vasi aggiugnere ; quella stessa del-
diremo in appresso, venendo ordì- l' agro romano compilata dal Gin-
nata una revisione generale di tutto golani era da ritenersi per difetto-
r estimo rustico già compilato per sa. Le sole, di recente formazione,
lo stato, la presidenza di detta no- che potevano conservarsi, eiano quel-
velia operazione ■venne confidata al le elevate dal cessato governo Ita-
Cardinal Gio. Francesco Falzacap- lieo nelle legazioni, e nelle provin-
pa, nel quale poco dopo, nel 1H37, eie di Libino, e Pesaro, già intra-
furono ancora riunite le attribuzio- prese fino dal 181 i. In tutte le
ni della presidenza del censo, e altre provincie bisognava crearle per
presidente della revisione generale la prima volta. La congregazione ,
del censo. Parimenti intorno a quel nel febbraio 1 8 i 7 , pubblicò il re-
tempo, cioè nel i838, colla morte golamento a tale ogg-etto, cioè sulla
del marchese IMarini fu soppressa misura e formazione delle mappe
la direzione del censo , e le occu- in centonovantacinque articoli , e
pazioni di essa vennero a riunirsi sulle norme del medesimo le misu-
nel Cardinal presidente. Finalmen- re, e le mappe di tutto lo stato
te, nel settembre 1 840 , implorata vennero eseguite in quattro anni
dal Cardinal Falzacappa la rinun- circa. Si ebbe allora la superficie
eia da sua Santità, fu dalla me- intera dello stato ecclesiastico in
desima Santità sua accordata , e rubbia romane due milioni , quat-
vsnne surrogato alla carica col ti- trecento trentasette mila, ottocento
tolo di pro-presidente monsignor trentatre; dalle quali detratte le
Gaspare Grassellini, chierico di ca- aree delle città, teiTe, castelli, e
mera, che attualmente con lode l'è- ville, quelle dei fiumi, laghi, canali,
sercita. Esposta così l' origine, e le strade, ec, si hanno rubbia due
vicende della congregazione del cen- milioni centosessantasei mila, nove-
so, è necessario il raccontare adesso, cento sessantatre censibili. Le map-
per quanto la brevità di vm arti- pe di tutte le provincie dello stato,
colo il permette, l'interessante sto- che si conservano nell'archivio del-
lia delle grandi operazioni eseguite la presidenza del censo, ascendono
per opera della medesima, per la al numero di quattromila , e set-
formazione e perfezione degli esti- tantatre, nelle quali sono descritti
ini di tutto lo stato. circa quattro milioni di appezza-
A due grandi classi possono ri- menti,
dursi le dette operazioni , quelle Inoltre la operazione anzidetta
cioè che riguardano le misure , e obbligò all'adottazione d'una misura
quelle che riguardano la stima dei comune in tutto lo stato, ad otte-
terreni. La prima cura della con- nere cosi la uniformità tra le map-
gregaziqne del censo, e della presi- pe per uà pronto ragguaglio fra la
CON
supei-ncie de' terreni delle diverse
comunità. La congregazione de' ca-
tasti ordinò , che la misura cen-
suale fosse il quadrato diviso in
dieci tavole ; ciascuna tavola è di-
visa in mille canne censuali; cia-
scuna canna censuale è eguale al
metro, ed è divisa in cento parti
dette centesimi, eguali ai centesimi
del metro. Così veniva ad adottarsi
per tutto lo stato quella stessa mi-
sura uniforme , eh' è diffusa , ed
adottata in tante parti d'Europa.
Per renderne piìi divulgata poi, e
più comune l'applicazione, furono
in seguito, nel dicastero stesso del
censo, calcolate e compilate delie
tavole di ragguaglio per tutte le
comuni dello stato, mercè le quali
le misure lineari di ciascuna di esse
furono comparate in tutte le loro
divisioni colla misura censuale. L'o-
pera, eh' è molto utile ed interes-
sante, è compresa in nove volumi,
e trovasi vendibile presso lo stesso
dicastero del censo.
Posseditrice di questo pi'ezioso
deposito di tutte le mappe dello
stato pontifìcio, che comprendono
la intera, e minuta descrizione di
tutta la di lui superficie , la presi-
denza volse l'animo a tranne il
profitto, che gli altri stati ( ove si
è ridotto im catasto topografico )
hanno curato di trarne, la forma-
zione, e la pubblicazione cioè delle
carte geografiche, e topografiche del-
le Provincie, e delle città. Ma sino-
ra i suoi sforzi non sono stati co-
ronati che da lenti successi. Si han-
no soltanto pubblicate le carte to-
pografiche della città di Roma_, va-
sto ed esattissimo lavoro, inciso per
ordine e cura del Cardinal Guer-
rieri, la carta del suburbio di Pio-
ma , che fu fatta per ordine del
Cardinal Falzacappa, e la carta di
CON i65
Civitarecchia , pubblicata recente-
mente per ordine di monsignor
Grassellini. Tuttavolta si prosiegue
presso quel dicastero la incisione
di altre carte topografiche , e le
mappe , eh' esso possiede, servono
alla formazione della calta geogra-
fica generale di tutta l' Italia, della
quale si occupa oggi il governo im-
periale austriaco.
Dalle operazioni e dai lavori ese-
guiti per effettuare la misura genera-
le di tutto lo stato, base prima-
ria della formazione di un intiero
catasto, passando a quelle per ese-
guire con giustizia e con uniformi-
tà la stima de'terreni, diremo co-
me le massime pi nei pali ne furono
enunciate nel moto proprio del Pon-
tefice Pio VII, sulle stime de'fon-
di rustici, dato li 3 marzo 1819,
che comincia colle parole manife-
stammo già, e furono poscia più
particolarmente sviluppate colle i-
struzioni generali della congrega-
zione del censo del 1823. Per esse
si dispone, che la stima de'terreni
si deduca dalla rendita netta dei
medesimi, la quale venga assunta
sul prodotto medio di quelle col-
tivazioni a cui trovansi attualmen-
te addette^ combinate coi diversi
gradi d'intrinseca feracità, e colle
circostanze di loro esposizione, e
giacitura, e sottratta dal prodotto
ogni spesa di coltivazione, ed ogni
parte che debbasi attribuire agli in-
fortuni ed alle intemperie del cielo, e
alla umana industria (artici.); 2."
che per ciascun territorio fosse forma-
ta una speciale tariffa esfimafiva, nel-
la quale venisse rappresentato, e
calcolalo, come in uno specchio sta-
tistico, il prodotto di ciascun gra-
do di coltivazione, e le spese neces-
sarie per ottenerlo giusta le consue-
tudiui locali del territorio, e eoa
i66 CON
siffatta speciale tariffa fossero giudi-
cati, ed apprezzati ciascuno de'fon-
di che la compongono (artic. If,
III, V, e IX, ); 3." che tale tarif-
fa, come ogni altra operazione di
stima, fosse eseguita col concorso
e sotto gli occhi de' possidenti, e
delle magistrature di ciascuna co-
muni tà^ e dalle medesime confer-
mata (artic. IV, e XVIII,); 4.° che
i prezzi, ai quali calcolati i pro-
dotti, si deducessero da quelli che
ebbero luogo nel decennio decor-
so dal 1785 al 1794 (artic. VII);
5." che sulla rendita netta de'ter-
reni, depurata a seconda degli an-
tecedenti articoli , si formassero i
capitali degli estimi censuali alla
ragione del quattro per cento (ar-
tic. XI); 6.' che finalmente, for-
mati cos\ gli estimi di tutte le co-
munità, fossero resi di pubblica ra-
gione per tre mesi, e dopo accol-
ti, e soddisfatti i reclami di ciascun
proprietario, ricevessero la sanzione
delia congregazione generale (artic.
XIX, XX ). F. il citato moto-pro-
prio, non che le istruzioni del
1823.
Compiute dall'anno 18 19 a lut-
to il 1824 tutte le necessarie ope-
razioni e gli sludi preliminari, che
qui sarebbe lungo descrivere, furo-
no le stime de'fondi rustici intra-
prese col cominciare del 1825 col-
l'opera di otto ispettori, ognuno dei
quali regolava dieci periti d'uffi-
cio, ed altrettanti geometri sussidia-
ri. Ed al fine dell'anno 1827, cioè
dopo soli tre anni, erano già com-
piuti gh eslimi di tutto lo stato,
ed eseguite mille cento novantacin-
que tariffe, ed estimati mille due-
cento quarantadue territori. L'esti-
mo totale dello stato, che nel pre-
cedente catasto era considerato per
centosessautaqualtro milioni^ duecea-
CON
to settantadue mila, settecento cin-
quanta, nel novello veniva ad es-
sere di scudi centottantatre milio-
ni, duecentottantotto mila, seicen-
to dodici, con aumento perciò di
altri diecinove milioni. Tra le Pro-
vincie, alcune scemavano del loro
estimo di un quinto, o di un ter-
zo, altre intorno a m^tà ; altre in
vece crescevano di circa il doppio.
Furono portate dalla presidenza
alcune ulteriori modiQcazioni, dopo
serie e lunghe discussioni, a questi
originari e primitivi estimi, pei qua-
li i medesimi venivano ad essere
ridotti a scudi centoltanta milioni,
quattrocento trentaquattro mila,quat-
trocento cinquantaqualtro. Pure in
parte per la novità, difficoltà, e gran-
dezza dell'operazione, parte per l'in-
teresse vivissimo, che doveva sor-
gerne per ciascun proprietario, co-
me per ciascuna provincia, l'uni-
versalità non si mostrava soddisfat-
ta dei risultamenti ottenuti. Desi-
derosa quindi la congregazione del
censo di ottenere la comune soddis-
fazione, dopo il i83i, ordinò che
si ricevessero i reclami de' proprietari,
ed ancora delle comunità , ed ai
medesimi si rendesse scrupolosa, ed
imparziale giustizia. Tale novella
e difficile operazione fu recata a
termine nel i833. L'estimo gene-
rale giungeva per essa a scudi cen-
tosessantauno milioni, trentuno mi-
la ottocento novantanove, e la con-
gregazione, e la presidenza desiderose
di vederlo infine messo inattività,
si affrettavano a farlo descrivere nei
catastini, che sono i volumi, ne'qua-
li vengono esposti i singoli fondi col
loro valore di ciascun territorio del-
lo stato.
Ad onta di tuttociò gli animi
non si quietarono per siffatti ulte-
riori risultamenti , e da ciascuna
CON
delle Provincie si levavano de'cla-
mori, e si adduce vano delle ragio-
ni per mostrare qualche singola
provincia aggravata in comparazio-
ne di ogni altra. Il regnante Papa
Gregorio XVI , mentre ardente-
mente desiderava di pronunziare
questo solenne giudizio di giustizia
distributiva, e voltava insieme, ch'es-
so fosse tale da riscuotere la comu-
ne soddisfazione, e da procurare a
tutti i popoli le più giuste, e le
più miti condizioni , secondando
l'animo suo provvido e generoso,
volle che le lagnanze di ciascuna
provincia, ed i modi di provveder-
vi fossero esaminati, e discussi in
Roma da una commissione compo-
sta di deputati scelti, ed inviati da
ciascuna legazione , o delegazione
dello stalo, compreso l'agio Roma-
no. Fu allora disposto che l'estimo,
quale risultava dopo il pi'edelto
sforzo de'reclami, e quale era de-
scritto ne' catastini, fosse provviso-
riamente messo in attività per tut-
to lo stato, e su di esso, dal set-
tembre 1835 in poi, si ripartisse,
e si pagasse la imposta; che il me-
desimo assumesse il carattere ed il
titolo di estimo provvisorio; che
intanto si ordinasse una revisione
generale di esso estimo per tutto
lo stato da eseguirsi da una soia
giunta di periti di general fiducia;
e che le correzioni, che ne nasces-
sero, servissero alla finale rettifica-
zione del generale catasto. A tal
effetto fu disposto un regolamento
generale di revisione dell'estimo ru-
stico dello stato, che porta la data
degli II luglio i835.
Quindi colle sopraddette condizio-
ni, fu scelta una giunta di periti, e
la direzione della ordinata revisio-
ne fu affidata ad un Cardinale col
titolo di presidente della generale
CON 167
revisione del Censo. Col principio
del i836 fu intrapresa la divisione
dell'estimo della provincia di Fer-
rara, e condotta fino a quella di
Pesaro, per varie vicende nel 1840
venne interrotta, poscia nel mar-
zo del 1842 ricominciala in quel-
la stessa provincia, ove mentre noi
scriviamo il presente articolo si con-
tinua con molto ed efficace zelo
ed operosità. Questa è la breve
istoria del catasto Pontificio, di cui
non possono non lodarsi le massi-
me, come quelle , che sono oggi
adottate dai più celebri catasti di
Europa , e fondate sui migliori
principii della economia rurale. Che
se il medesimo non vedesi ancora
toccare al suo termine , né giu-
gnere a quell'ultima perfezione, che
gl'interessi de'contribuenti possono
desiderare, egli è certo che nulla
si è risparmiato dalla congregazio-
ne del censo, e sopra tutto dal
Papa regnante per arrivarci: che
ove si considera per la gravissima
difficoltà della materia, e per la
vastità dell'operazione, non dee re-
car maraviglia se siensi nello stato
Pontificio incontrate le stesse diffi-
coltà di tempo o di contraddizione,
che né più né meno si sono incon-
trate, e tutt'oggi travagliano la for-
mazione de'catasti di ogni altro re-
gno. Nondimeno ogni cosa concor-
re per far sperare , che l'attuale
operazione di revisione possa otte-
nere un felice successo, e dare al
Pontefice Gregorio XVI la conso-
lazione paterna di poter imporre
il suo nome al più solenne alto
di giustizia distributiva verso i suoi
sudditi.
Chi volesse più particolarmente
conoscere la legislazione, e la sto-
ria dal catasto Pontifìcio, potrà con-
sultare la RaccvUa delle leggi, e
i68 COx\
disposizioni di pubblica amministra-
zione, ove all'articolo Censo si ri-
portano le leggi, e i regolamenti re-
lativi al nuovo censimento dello
stato ecclesiastico pubblicato in Ro-
ma nel 1824, principalmente il
Tolume TI della prima collezione;
il volume I del i834; e i volumi
I e II del i835. Cosi ancora va
consultata la relazione generale del
mioi'o censimento , pubblicata nel
1824 dal Cardinal Guerrieri, e
poi riprodotta a tutto il 1 833, da
monsignor Cattaui prò -presidente
del censo.
AI presente la congregazione del
censo si compone di otto Cardina-
li, di monsignor presidente , del
pro-tesoriere generale, di due pre-
lati uno de'quali è segretario, dei
monsignori avvocato generale del
fìsco, e della R. C. Apostolica, non
che d'un consultore legale. /^. Ca-
tasto.
Congregazione della Cerimoniale.
Sisto V n'è l'istitutore, come si
legge nella bolla Immensa del i 5S'j.
II Lunadoro dice, che è una deriva-
zione della Congregazione de^sagri
riti [ledi). Appartiene a questa
congregazione 1 invigilare all'esatto
adempimento della sagra liturgia^
non che dirigere, e decidere in-
torno alle questioni ed ai dubbi
che riguardano la formalità, le piee-
minenze tra i Cardinali prelati, ed
altri. Ad essa pure spetta il ceri-
moniale appartenente agli amba-
sciatori, e rappresentanti de'sovrani
presso la santa Sede ; come anche
il giudicare, e decidere su alcuni
punti delle sagre cerimonie nelle
cappelle e funzioni pontificie^ per-
chè ordinata, grave, ed esatta sia la
jfnaniera di procedere pelle medesi-
CON
me negli atti esterni, e solenni del
culto divino, e degna della maestà
della santa Sede. Era ben giusto
che le sagre funzioni celebrate nel-
la capitale del cristianesimo dal
sommo Pontefice, dai Cardinali di
santa Chiesa, e dalla romana pre-
latura, fossero accompagnate da
regolate e stabili cerimonie, e da
ecclesiastica gravità, e corrisponden-
te ordine, affinchè si distinguesse
il corteggio del supremo Gerarca
per un misto di sacerdotale, di re-
gio, di principesco, e di sagro, da
inspirare riverenza e venerazione.
Perciò conveniva, che un'apposita
congregazione vegliasse sui rispetti-
vi cerimoniali, li facesse eseguire
e giudicasse sui punti di divergen-
za, e sulle questioni, che potesseix)
insorgere in progresso di tempo.
Il Cardinal decano pro-tempore
del sagro Collegio è sempre il pre-
fetto di questa congregazione come
quegli, che per la sua anzianità, e
sperienza, e relative cognizioni, si
ritiene per uno, e forse il piìi
istruito de' Cardinali nelle cerimo-
nie, nella liturgia, e particolarmen-
te in quelle riguardanti la Sede a-
postolica e la romana corte. A tal
effetto giustamente il Cardinal de-
cano viene consultato sopra le ver-
tenze di qualimque specie di eti-
chetta, di distinzione, di onorificen-
za, di trattamento, e di cerimonia-
le ; massime in tutto quello, eh è do-
vuto ai singoli membri del sagro
Collegio de'Cardinali. Gli ultimi Car-
dinali prefetti della cerimoniale furo-
no, i Cardinali Gio: Francesco Alba-
ni, Leonardo Antonelli, Alessandro
Mattei, e Giulio Maria della So-
maglia. Al presente è il Cardinale
Bartolommeo Pacca, ed undici Car-
dinali, oltre di lui, ne sono mem-
bri. 11 segretario è sempre uno dei
CON
Maestri delle cerimonie pontificie
(f^edi). V, il LunadorOj Relazione
della corte di Roma tom. II. pag.
1 08, e gli aiticeli Cerimonie e Ce-
rimoniere.
Dalla segretaria della cerimonia-
le si danno le istruzioni alla Guar-
dia nobile Pontifìcia ( ì edi) , che
porta il berrettino cardinalizio al
Cardinale, che nella sua promozio-
ne si trova fuori di Roma, in uno
alla partecipazione di sua esaltazio-
ne. Egualmente dalla sagretaria si
manda in precedenza al novello
Cardinale, il cerimoniale, con cui
deve ricevere tanto la detta guar-
dia quanto l'ablegato, che gli re-
cherà la berretta cardinalizia. Alla
stessa guardia si consegna un'istru-
zione pel Cardinale, relativa al suo
contegno, e al formolario, che deve
usare nello scrivere ai sovrani cat-
tolici, ed a tutti i Cardinali per
partecipare loro la propria esalta-
zione. Dalla segretaria pure si conse-
gna a monsignor ablegato, destinato
per la berretta cardinalizia, l'istru-
zione, e il ceremoniale per la impo-
sizione della berretta, ed altro, che
si deve praticare prima e dopo di
tal funzione, non che la furmola
del giuramento, che il Cardinale
dovrà sottoscrivere, avanti di rice-
vere la berretta. Tanto la formola
sottoscritta, che un'esatta relazione
della funzione risguardante la se-
guita imposizione della berretta,
dall'ablegato si dovrà rimettere a
monsignor segretario della cerimo-
niale, per collocarsi nell'archivio
della congregazione. In questo ar-
chivio si custodiscono le copie del-
le lettere, che i sovrani scrivono in
risposta al nuovo Cardinale, ed ivi
pure si conserva la copia delle ris-
poste, che i sovrani fanno alle let-
tere scritte ad essi da tutti i Ca?-
CON 169
dlnali per la solennità del santo
Natale.
Alla segretaria della congrega-
zione cerimoniale spetta lisolve-
re le questioni, che insoigono tra
i prelati delegati colle civiche ma-
gistrature, coi capitoli, e colle au-
torità sì civili, che militari, ec. Egli
è perciò che la segretaria di stato,
e la segretaria per gli aftari di sta-
to interni sono in comunicazione
colla segretaria della cerimoniale,
e nei ricorsi, che ricevono, o nei
dubbi che insorgono, sia ai delega-
ti, sia alle magistrature, sia alle
autorità ecclesiastiche, civili, e mili-
tari, sempre viene interpellato mon-
signor segretario della congregazio-
ne cerimoniale. La congregazione
nelle materie più rilevanti, o nuo-
ve, alle quali non si possono ap-
plicare le decisioni già emanate, si
raduna come tutte le altre nelle
camere delle congregazioni, nel pa-
lazzo apostolico, ove risiede il Papa.
Appena è eletto il nuovo Ponte-
fice, secondo la volontà sua, in-
combe al segretario della cerimo-
niale scrivere lettera circolare ai
Cardinali, ed altri, se riconosce,
o no i propri patenti, e nel caso
che li riconosca, qiial trattamento
loro si competa. Quando poi il
Papa nel suo appartamento riceve
sovrani, o principi reali d'ambo i
sessi, monsignor segretario si trova
nella pontifìcia anticamera per re-
golare il ricevimento; ed altrettan-
to fa se il Papa restituisce a' so-
vrani la visita, recandosi nell'anti-
camera di questi ultimi, afline di
regolare il cerimoniale. Se poi il
Papa farà il ricevimento de' sovra-
ni solenne e pubblico, il segretario
lo concerterà prima col prefetto del-
le cerimonie, al quale tocca poi re-
golare il ricevimento, ed annunzia-
lyo
CON
re al Pontefice il sovrano visitante,
come accadde quando l'imperatore
Francesco I si recò a visitare Pio
VII. In quel punto il prefetto del-
le cerimonie disse ad alta voce: sua
maestà U iinperalore d'Austria ; ed
il Pontefice si mosse ad incon-
trarlo.
Congregazione del Concilio.
Prevedendo , e prudentemente
temendo i venerabili padri dell'ul-
timo concilio generale celebrato in
Trento, che per le maliziose arti
di alcuno, o per le eccedenti sot-
tigliezze di qualche teologo, ovvero
per l'ignoranza di altri, potessero
nascere de' dubbi sulla intelligenza
de' dottrinali e decreti, in esso con-
cilio pubblicati, sebbene espressi
colla pili luminosa chiarezza, sup-
plicarono il Pontefice Pio IV, che
provvedesse in qualunque maniera',
e nel modo più acconcio ai disor-
dini, ai dubbi, e alle diliicoltà, che
potessero insorgere. Sess. i5, de
recipiendis , et observandis decrelis
Concil.
Aderendo Pio IV alle giuste ri-
chieste de' padri, nell' approvare e
confermare solennemente il conci-
lio, colla bolla Benedictus Deus 7
kal. februarii 1 563, dichiarò con au-
torità apostolica : » d' interdire a
" ciascuna persona si ecclesiastica,
» che secolare di qualunque digni-
■" tàj condizione, o grado, ed a' pre-
•> Iati medesimi, sotto pena d' ia-
» terdetto dell' ingresso alle chiese,
» ed agli altri sotto pena di sco-
" munica da incorrersi nello stesso
" momento, laiae sententiae, che
» osasse senza il permesso del-
" la santa Sede di pubblicare in
» qualsiasi modo commentari, an-
» notazioni, glosse, ec, o qualun-
CON
que siasi altra sorte d' iuteiprc'
tazione sui decreti del concilio
di Trento, sotto qualunque ve-
lo, o colorito pretesto ancora di
conferma , ed approvazione di
detti canoni ; e se incontrandosi
difficoltà in alcun decreto ne de-
c siderasse taluno la dichiarazione
> ed interpretazione, dovesse ricor-
> rere alla santa Sede apostolica
maestra di tutti i fedeli, e la cui
autorità lo stesso concilio aveva
adorata sì riverentemente; la qual
Sede apostolica riserva a sé il di-
ritto di decidere, e dichiarare le
controversie, questioni, e dubbi,
che nascer potessero sui decreti
del sagrosanto concilio ".
Poco dopo di tale approvazione
e dichiarazione, lo stesso Pio IV^
volle istituire, 4nonas augusti i564,
colla bolla Alias nos, presso il Bull,
Piom. tom. II, pag. 3, una congre-
gazione di otto Cardinali, i quali,
come osserva il De Luca, o come
presidenti, ovvero come prelati, teo-
logi ec, erano intervenuti al me-
desimo concilio, e perciò informati
pienamente del suo spirito, e dei
motivi degli emanati decreti. Ecco-
ne i nomi: Il prefetto era il Car-
dinal Giovanni Moroni , gli altri
sette sono : Jo. Michele di s. Ana-
stasia Saraceno; Gio. Batt. di s.
Clemente Cicala ; Michele di s. Sa-
bina, Alessandrino, poi Papa s. Pio
V ; Clemente di s. ]Maria in Ara-
coeli ; Ludovico di s. Ciriaco alle
Terme; Simonetta; Carlo di s. Mar-
tino ai Rlonti Borromeo, che ve-
neriamo sugli altari; e Vitelloticos
Vitelli. A questa congregazione Pio
IV diede l'incarico di vegliare sul-
l'esecuzione del concilio, e di riferire
i dubbi al sommo Pontefice, il qua-
le soltanto doveva spiegarli. Dipoi
s. Pio V, come avverte il Fagna-
COx\
no, cap. Quoniant de Constìtnlìoni-
hus, e poscia particolarmente Si-
sto V , mediante la costituzione
Immensa, ii kal. febiuarii 1587,
come osserva Waa-Espen, Jur. Eccl.
Univ., part. I, tit. 22, cap. 5, con-
ferì alla medesima congregazione
l'autorità d' interpretare quelle cose
solo, le quali risguardano la rifor-
ma e disciplina de' costumi , con
dipendenza però dal Papa, al quale
spetta r interpretazione di quelle
materie , che appartengono ai doni-
mi di fede. Perciò avverte il citalo
De Luca, che da Sisto V in poi
la congregazione si disse inleiprete
del concilio, essendo prima soltanto
esecutrice. Quindi, colla costituzio-
ne 74, Sisto V concesse alla con-
gregazione altre facoltà; e Grego-
rio XIV r autorizzò a scrivere le
sue risoluzioni in nome del Ponte-
fice.
Adunque questa rispettabilissima
congregazione abbraccia tutte le cau-
se, che dipendono dai decreti del
concilio Tridentino; riconosce i de-
creti de' sinodi, o concili provin-
ciali e diocesani , qualora contro
questi ultimi si presenti reclamo
alla santa Sede; esamina lo stato
delle diocesi, che i vescovi nella lo-
ro relazione ad Liinina Aposlolo-
rum, presentano al sommo Ponte-
fice, e risponde alle richieste di essi,
tratta della residenza dei chierici ,
della assenza de'parrochi, di per-
cezioni, o perdite di frutti , e di
quotidiane distribuzioni , per cui
vengono dalla congregazione dispen-
sati i chierici , secondo le diverse
cause canoniche , dalla residenza
ad tempiis. Concede agli Ordinari
la facoltà di diminuire il numero
delle messe ordinate da testamen-
tarie disposizioni, allora quando pe-
VÒ TI è giusta causa, come di mi-
CON 171
norazioni di frutti, o di rendite;
conosce le cause di nullità di voli,
o sieno di professione solenni di per-
sone religiose, dispense matrimoniali
d'impedimenti dirimenti, di pub-
blica irregolarità, di unioni di be-
nefìci ai seminari, ed alle chiese,
di permute e rassegne ammesse da-
gli stessi Ordinari , di giuste od in-
giuste esclusioni fatte da' parroc-
chiani, dagli esaminatori, e dai ve-
scovi ai concorrenti, di questioni di
giurisdizione co' prelati inferiori, e
di tutte quelle materie, di cui in
ultimo faremo menzione nell'elen-
co delle facoltà, che i Papi conce-
dono alla congregazione allorché
vengono esaltati al pontificato. Su
di che può consultarsi il Cardinal
de Luca, // Cardi nalt pratico, pag.
297 e seg., Dtlla congregazione del
concilio di Trento.
E degno di osservazione che le
facoltà cui sogliono i sommi Pon-
tefici accordare ai segretari della sa-
gra congregazione, non sono arti-
coli estranei dalle attribuzioni della
medesima , ma riguardano cose, ia
cui la congregazione ha il voto con-
sultivo presso il sommo Pontefice ,
di modo che converrebbe fare in
ciascun caso particolare relazione a
sua Santità. Attesa la moltiplicità
degli affari , le udienze sarebbero
lunghissime, e soffrirebbero un gran-
dissimo ritardo le petizioni. Quindi
è , che a maggior celerità, senza
implorare in ciascun affare il pon-
tifìcio oracolo, in vigore delle fa-
coltà ricevute, si disbriga l'istanza,
come se fosse stata riferita al Pa-
pa, e si usa il mentovato pi-ivile-
gio accordato da Gregorio XIV, di
scrivere nomine Papae. Piìr è da
osservarsi, che di dette facoltà si
fa uso in quel modo, eh' è consen-
taneo alle massime e allo stile della
172 CON
sagra congregazione, e non già per
derogare a! medesimo, giacche se
particolari emergenze esigessero la
deroga, sarebbe soggetto di esame
nella piena congregazione, e quin-
di di relazione al sommo Pontefice.
Urbano Vili, a' 2 agosto i632,
decretò, elio le risoluzioni della con-
gregazione devono essere autenticate
dal sigillo, e dalla sottoscrizione del
Cardinal prefetto, e del prelato se-
gretario, perchè abbiano autenticità
e valore. Benedetto XIV poi (che
da prelato era stato segretario del-
la congregazione, ad essa preposto
da Clemente XI ) nel confermare
il decreto di Sisto V sulla visita ,
che ad Liininn Apostoloruiìi [Vedi)
debbono fare i vescovi, e gli ab-
bati, che hanno giurisdizione quasi
vescovile, e sull'obbligo per cui essi
in tal circostanza dovevano rasse-
gnare al Papa il ragguaglio dello
stato delle loro chiese, consideran-
do che i Pontefici per le loro gra-
vi, e raoltiplici occupazioni non sem-
pre avrebbero potuto di ciò occu-
parsi, colla bolla Decret. Bull. Be-
ned. XlVi t. I, pag. 24 , istituì
ima particolare congregazione di
dodici prelati , detta volgarmente
del Concilielto, aggiunta alla con-
gregazione del concilio, i quali, esa-
minati gli stati delle diocesi, ne do-
vessero rendere conto al Papa in
determinata udienza. Oltre a ciò
Benedetto XIV, col disposto della
costituzione Sunimus Pontifex, data
die i3 decembr. 174^, loc. cit.
pag. i3, prescrisse l'osservanza del-
la forni ola, secondo la quale i ve-
scovi ed abbati, che recavansi in
Pioma ad limitia , o ciò facessero
per procuratore, dovevano fare alla
congregazione la relazione dello sta-
to delle loro chiese; la qual for-
mola fu decretata nel concilio ro-
CON
mano tenuto da Benedetto XIII
nel 1725, cioè la esecuzione del-
l' istruzione, che avea compilata la
stessa sagra congregazione del con-
cilio.
Questa congregazione attualmen-
te si compone del Cardinal prefet-
to, di ventotto Cardinali, del pre-
lato segretario, eh' è uno de' pri-
mari della corte romana, del sotto-
segretario, di quattordici prelati ag-
giunti alla congregazione (essendo
stato da ultimo accresciuto di due
il numero antico di dodici ) per
ricevere ed esaminare le relazioni,
che danno dello stato delle loro
chiese , gli arcivescovi, i vescovi, e
gli Ordinari nullius: e di monsi-
gnor segretario delle lettere latine
prò tempore, come estensore delle
risposte della congregazione ai ve-
scovi. La congregazione Cardinali-
zia si aduna nel palazzo apostolico
nella mattina del sabbato dal mese
di novembre a tutto il mese di
maggio ogni quindici giorni, quan-
do si possa, e da giugno a tutto
settembre ogni venlidue giorni. An-
ticamente si convocava dal Cardi-
nal antiquiore, nel giovedì o nel
sabbato d'ogni settimana, comesi
legge nel Lunadoro.
Va avvertito, che il detto sotto-
segretario non ha luogo nella con-
gregazione del concilietto, e v'in-
terviene soltanto quando il segre-
tario di cui supplisce l' ufficio sia
impedito o assenle. Egli ne fa le
veci in tal circostanza, in vigore
del breve pontifìcio, che gli viene
spedito allorché riceve la sua ca-
rica.
La congregazione del Concilietto
si aduna avanti il Cardinal pre-
fetto , con monsignor segretario, e
i quattordici prelati, i quali fanno
le relazioni dell'esame fatto sugli
CON
slati delle diocesi ; relazioni , che
poi il detto segretario, nell'udien-
za ordinaria del lunedi sei"a , rife-
risce al Papa, non avendo più luo-
go r udienza de' prelati , e la loro
relazione al Pontefice. Tali prelati
sono nominati dal Papa per mezzo
di una terna combinala tra il Car-
dinal prefetto, e monsignor segre-
tario; quindi il Cardinal segretario
di stato pegli affari interni spedisce
al prelato prescelto il biglietto di
nomina, e di partecipazione ai detti
prefetti, e segretario. Quest' ultimo
è per solito promosso al Cardina-
lato, ed in sua vece si reca all' u-
dienza del Papa il sotto-segretario.
lu queste udienze si riferiscono gli
affari, che hanno bisogno di spe-
ciali facoltà. In tutte le cause, e
le lùsoluzioni della congregazione, il
segretario ne porta un esemplare al
Papa, ed a monsignor maestro di
camera; quindi ogni anno colla
stampa ne pubblica un tomo, che
pure rassegna al Pontefice con que-
sto titolo : Thesaurus resolutìonum
sacrae congregationis concUii eie.
munus secrelarii ejusdein sac. con-
greg. obeunte R. P. D. N'. N., et tri-
plici indice locupletatus, Romae etc.
La raccolta di queste risoluzioni
stampate incomincia dal 1718.
Elenco delle facoltà, che s' implo-
rano secondo il consutto dal se-
gretario della s. congregazione
del concilio ad ogni nuovo Fon-
tejice.
1. Ammettere i procuratori per
la visita de' sacri limini, e presen-
tare la relazione dello stato della
diocesi.
2. Prorogare ai medesimi vesco-
vi il termine ad adempire la visita
CON 173
de' sacri limini, ed a presentare la
relazione dello stato della chiesa.
3. Assolvere i vescovi medesimi,
qualora dentro il termine prescrit-
to non abbiano adempito ad alcu-
na, ovvero all' una, o all'altra delle
suddette obbligazioni personalmen-
te, o per mezzo del procuratore.
4- Accordare insieme con l'asso-
luzione un nuovo termine, per a-
dempiere alle dette obbligazioni.
5. L'estensione di questi quattro
articoli di facoltà anche per gli ab-
bati Nullius, e vicari apostolici.
6. Concedere , e prorogare di
triennio in triennio ai vescovi, vi-
cari apostolici , abbati nullius, ed
ai vicari capitolari la facoltà di as-
solvere i veri poveri dai passati
inadempimenti di legati, e pene di
tal causa incorse; e di lidurre le
messe non mai ridotte de' legati,
beneficii, cappellauie, alla tassa del
concilio.
7. Accordare la medesima fa-
coltà, ancorché le messe sieuo state
altre volte ridotte.
8. Concedere e prorogare di
triennio in triennio ai suddetti la
facoltà di trasferire da un luogo,
chiesa, altare, e giorno ad altro
paese, chiesa ec, dentro la stessa
diocesi, le messe lasciate a designa-
ti altari, chiese e giorni, in caso di
mancanza di sacerdoti, d'insullicienti
limosine, o rendite di legati, per i
quali non sieno tenuti gli eredi
all'aumento.
9. L' estensione di quest' articolo,
anche a poterle trasferire fuori di
diocesi, qualora per gì' indicati mo-
tivi non si potessero soddisfare den-
tro la diocesi.
10. Le medesime facoltà conte-
nute nei precedenti quattro artico-
li al prefetto, e segretario della s.
congregazione , per accordare nei
1^4 CON
singoli casi , che si presentino , le
assoluzioni, le condonazioni, le ri-
duzioni di messe, ancorché ridotte
altre volte, e le traslazioni anche
fuori di diocesi, il tutto per altro
secondo le solite massime, e clau-
sole della s. congregazione.
11. Inoltre la facoltà di assol-
vere i parrochi , che dopo la sop-
pressione delle feste abbiano om-
messso la celebrazione della messa
prò populo nelle feste ridotte, sul-
r opinione di non essere a ciò te-
nuti.
12. Di assolvere i capitoli, che
o per deperimento di rendite, o
appoggiati alla consuetudine non
abbiano applicata la messa pontifi-
cale prò henefactoribiis.
1 3. La facoltà ai vescovi, vicari
apostolici, ed abbati nullius di e-
leggere gli esaminatori , e giudici
pro-sinodali per tempo maggiore
di un anno.
14. Di accordare agli Ordinari
la facoltà di assolvere, e dispensa-
re tanto gli ecclesiastici, che i se-
colari dalle censure ed irregolarità
contratte, tanto per violata immu-
nità ecclesiastica locale, e personale,
quanto per omicidi volontari, e ciò
tanto in genere che in i specie, con
le solite clausole per altro di aver
riportata la composizione col fisco,
e parie offesa, quante volte questa
non si licusi irragionevolmente.
1 5. Di accordare , e prorogare
di triennio in triennio ai vescovi,
vicari apostolici, abbati nullius, e
vicari capitolai'i la facoltà, attese
le circostanze de' tempi, di accre-
scere la limosina manuale delle
messe a baj. i5, e quella delle per-
petue, ossia conciliare a baj. 20.
16. Di accordare ai vescovi, vi-
cari apostolici , abbati nullius , e
vicari capitolari la facoltà di anti*
CON
cipare, e prorogare il tempo per
l'adempimento del precetto pasqua-
le per quel termine che, secondo
le circostanze de' tempi e de' luo-
ghi, si crederà necessario.
17. Di accordare ai vicari apo-
stolici la facoltà di spedire le di-
missorie.
18. La medesima facoltà per i
vicari capitolari durante l'anno del
lutto fuori degli stati di Sardegna,
Piemonte, Napoli e Malta, pei qua-
li stati i concordati riservano espres-
samente tale facoltà al concilio.
19. Di abilitare i vicari capito-
lari all'esecuzione delle bolle, bre-
vi, rescritti, ed indulti, che fossero
slati diretti al vescovo morto, o
trasferito prima di eseguirli, ovve-
ro al vicario generale.
20. Di accordare al prefetto, e
segretario della s. congregazione la
facoltà di ridurre le messe cantate
a messe lette.
2 li Ne'luoghi, in cui hanno avu-
to luogo le abolizioni de' benefici,
o pii legati per le affrancazioni, o
oltre simili leggi di sospendere l'a-
dempimento de' pesi, lasciando fer^
mo un IO per 100 ad oggetto di
ripristinare, o in tutto, o in parte,
secondo la varietà delle circostan-
ze, i benefìzi!, o opere pie.
22. Di dichiarare i sospesi lega-
li di messe, doti, limosinc, di cui
sieno periti i fondi senza colpa dei
benefìciati, possessori, o degli ob-
bligali, che non sono d'altronde te^
nuli a supplire del proprio.
2 3. Di sospendere i legati mede^
simi, ancorché i fondi di questi non
sieno intieramente periti, se i luo-
ghi pii, che sono obbligati all'a-
dempimento, si trovino nella pre-
cisa necessità di vivere colle ren-
dite di delti legati.
24. Di abilitare alla celebrazio-
CON
ne della messa quei sacerdoti, clie
si trovino privi del titolo della
santa ordinazione, purché sieno di
buona condotta.
25. Di perpetuare le cappellanie
ad nutum amovibili, affinchè ser-
vano di titolo alla santa ordinazione.
26. Di prorogare con giusta cau-
sa il tempo ai beneficiati, per fare
la professione della fede.
27. Nelle critiche circostanze, in
cui potessero trovarsi le università,
di dispensare i beneficiati dal pien-
dere la laurea, la quale non po-
trebbero conseguire senza recarsi a
studiare nelle università, e purché
d'altronde consti dalla perizia dei
medesimi.
28. Di prorogare per giusta cau-
sa ai beneficiati il tempo ad entia-
re in. sacris, o ricevere il presbi-
terato.
29. Di condonare ai beneficiati i
frutti percepiti senza aver fatta la
professione della fede, o preso il
grado di dottore, o essere ascesi agli
ordini sagri dentro il termine pre-
scritto dal Tridentino, o dalle bol-
le apostoliche di piovista, o dalle
costituzioni capitolari,
30. Di assolverli dalla caducità,
in cui sarebbero incorsi per qua-
lunque delle suddette mancanze.
3 I . Di dispensare i giovani dal-
la delazione triennale dell'abito cle-
ricale voluta dai concordati di Na-
poli, Sardegna, Piemonte, e Malta,
affinchè possano lùcevere la prima
tonsura.
82. Di sanare le delazioni del
suddetto abito fatte in buona fede
senza il previo permesso dell' Ordi-
nario, o il servigio prestato ad una
chiesa non destinata dal medesimo
Ordinario.
33. Dispensare nel difetto del-
l'età di anni io richiesta dal con-
cordato di Benedetto XIV con la
corte di Napoli, perchè i giovani
possano vestire l'abito ecclesiastico,
non che dal difetto dell'età di an-
ni 1 3 richiesta nei medesimi per
essere iniziati alla prima tonsura.
34. Dispensare i giovani Malte-
si dai requisiti voluti nel moto-pro-
prio di Pio VI, ed in ispecie dal-
la mancanza del beneficio, non che
dall' intiera tassa del patrimonio
prescritta per i tonsurandi , e mi-
noristi di scudi l\o , e per i pro-
movendi agli ordini sagri di scudi
80 maltesi, con la condizione, che
non vi sia pericolo, che abbiano a
mendicare con disonore dell'ordine,
35. La facoltà di spedire per le
diocesi di Francia V extra tempora,
e le dispense di un anno di età
pel sacerdozio.
36. La facoltà di accordare la
licenza di celebrare la messa voti-
va della b. Vergine, e de' defonti
pei sacerdoti, tanto privi di vista
nell'occhio del canone, quanto ai
ciechi affatto, ingiungendo l'assi-
stenza di altro sacerdote, o alme-
no di un diacono; non che la mes-
sa di Pascione a quei sacerdoti ,
che per incomodi di salute non
possono celebrare le messe corren-
ti col Passio.
37. Di assolvere dalle censm-e,
e dispensare dalle irregolarità con-
tratte per non aver fatto i depo-
siti, o i rinvestimenti dentro il
termine prescritto nei beneplaciti
di alienazioni di beni ecclesiastici,
solite ad accordarsi con la commi-
nazione delle pene stabilite cantra
alienantes bona ecclesiae, nel caso
che non si adempiano i depositi, o
rinvestimenti.
38. Di assolvere gl'incorsi nella
scomunica del canone Si quis sua-
dente, dopo congrua penitenza, e
176 CON
dopo aver soddisfatto alla parte
ollesa, e quante volte questa non
si opponga irragionevolmente.
39. Di accordare la conservazio-
ne del santissimo Saiiramento neeli
oratori pubblici, richiedendolo il
bisogno, e purché possa ritener-
si colia dovuta decenza, e senza
pregiudizio de' diritti parrocchiali,
ferma restando la spedizione del
breve, e con la facoltà di dero"a-
re al breve, se si richiegga dal ve-
scovo.
40. Di poter rimettere alla pie-
na congregazione i memoriali con
rescritto a monsignor segretario
che ne parli, qualora dopo inteso
il vescovo, si creda che meriti di-
scussione, o per la gravezza dell'ar-
ticolo, o per la giusta opposizio-
ne della parte contraria al ricor-
rente.
4'. La facoltà in genere di tutte
le piccole deroghe di volontà dei
testatori, qualora vi concorre una
legittima causa.
42. La facoltà di accordare pic-
cole deroghe di statuti di capitoli,
o confraternite, concoi-rendovi un
legittiu)o motivo.
43. La facoltà di commutare le
doti di maritaggio in favore di mo-
nacande, purché non vi sia la proi-
bizione del testatore.
44- Oi prorogare, col consenso
de'collatori, alle zitelle il termine
a prendere stato, non ostante il
lasso del tempo prescritto nelle
loro doti, e ciò estensivamente nel
caso, in cui si chiegga la grazia
dopo trascorso il termine suddetto.
4^- Di approvare le cessioni
delle doti che si fanno dalle zitelle
reciprocamente con la clausola ar-
hilno episcopi accedente consensu
Collatorum, et dumniodo dotes prò
monacandis desiiiiatae non inser-
CON
i'iant prò puellis, quae in sarculo
niibnat.
46. Di dispensare le zitelle da
qualch'^ requisito, che loro mancas-
se, necessario a conseguire le doti,
col consenso de'collatori, e salva
rimanendo la prelazione a favore
di quelle zitelle, che avessero tut-
ti i requisiti.
47. Di abilitare a sposarsi quel-
le zitelle aventi partito pronto,
senza perdere il diritto della do-
te, le quali quantunque abbiano i
requisiti necessari non possono con-
seguirla, o per particolari circostan-
ze de' luoghi pii, o delle ammini-
strazioni di tali legati.
48. Di concedere, per causa ca-
nonica agli Ordinari l'indulto prov-
visorio di assenza dalla residenza,
anche per lo spazio di un mese,
qualora, o per le ferie, o per le al-
tre particolari circostanze , non po-
tesse farsene prima la relazione al
sommo Pontefice.
49. Di concedere ai parrochi,
che si recano in Roma, un di-
screto e provvisorio indulto di as-
senza, finché sia giunta la infor-
mazione del vescovo, quante volte
la causa dell'assenza sia legittima,
ed esibiscano il regolare discesso.
50. Di accordare, per cagione di
malattia, licenza ai coadiutori per
una discreta assenza dal coro, e dal-
la residenza.
5i. La facoltà al segretario di
potere airoccorrenza, leggere gli an-
tichi processi compilati con segre-
to di s. offizio, e di poterli far
leggere ad un'altra persona di sua
fiducia, restando però lo stesso se-
gretario, e la persona da lui scel-
ta rigorosamente obbligati all'osser-
vanza del suddetto segreto.
32. La facoltà di ridurre pel
regno di Francia Tapplicaziouc del-
CON
le messe prò populo nelle messe
soppresse da Pio VII, in sequela
del concordato del 1801 , e di as-
solvere i parrochi dalle passate om-
missioni.
Nel secondo volume della Pratica
della corte romana, capo IX, Della
congregazione del concilio, si por-
tano utili nozioni sulla medesima.
Si nota che i Cardinali, i quali
la compongono^ sono chiamati; pa-
tres sacri concilii Tridentini inter-
pretes: si dice della remissione, che
monsignor segretario fa ai memo-
riali prò inforniatione alTOrdinaiio
di quella diocesi cui appartiene l'af-
fare, e tornata questa, porta egli
medesimo l'affare alla congregazio-
ne, ove si decide dai Cardinali, che
hanno il voto decisivo per le ma-
terie le quali discutono, mentre il
segretario ha il voto consultivo:
che negli affari contenziosi la parte
opponente scrive in un libro esi-
stente nella segretaria la protesta
Nihil transeat, conlro il supplicante
di alcuna cosa, il quale allora ci-
ta la parte opponente avanti mon-
signor segretario per la concorda-
zione del dubbio, e destinazione del-
la congregazione: che proposta e ri-
soluta la causa in piena congrega-
zione, può il segretario concedere
al soccombente la nuova vidienza,
quando però la risoluzione sia uni-
ca, e non sia stata presa a pieni
voti. Se poi vi è Vampliiiff, allora il
solo Cardinale prefetto può accorda-
re, citata parte, la nuova udienza.
11 disbrigo di tutti gli affari,
che appartengono alla medesima
congregazione, o si spediscano per
lettera , o per decreto, secondo le
circostanze, si eseguisce senza spese
di sorte alcuna, in forza del breve
Sacrosanctam Sf nodi mi de' 27 no-
vembre 1775 di Papa Pio VI.
VOI.. XVI.
CON
177
Resta unita alla congregazione del
concilio altra congregazione sullo
stato, erezione e governo de'semina-
ri, e componesi del Cardinal pre-
fetto, di alcuni Cardinali, e di mon-
signor segretario. E pure annessa
alla congregazione del concilio la
congregazione sopra la residenza
de' vescovi [F'edi), della quale è pre-
fetto lo stesso sommo Pontefice, e
per lui ne esercita le veci il Car-
dinal vicario, il quale unitamente
al segretario ne forma i decreti.
Molti affari, che ora tratta la con-
gregazione degli affari ecclesiastici
straordinari , prima venivano di-
sbrigati dalla congregazione del con-
cilio. A questa spetta la cognizio-
ne de'sussidi da distribuirsi agli e-
redi Giustiniani di Scio, Genova,
ed altri luoghi. L'eredità e prela-
tura Caraffa, e sua dipendenza, si
amministrano dal segretario della
congregazione, e da quello della con-
gregazione di propaganda. Finalmen-
te il collegio Lucarini, nella città di
Trevi, diocesi di Spoleto, dipende
dalla direzione del Cardinal prefetto
del concilio. P^. Trevi. Sulla congre-
gazione sono a vedersi il Cohellio No-
o
tifia Cardinalatus p. 55,Congregatio
VI Super excciitione, et interpreta-
tione sacri concilii Tridentini ; ed il
Lunadoro, Relazione della corte di
Roma, voi. II cap. X. Il eh. mon-
signor Gio. Fortunato Zamboni ai
nostri giorni ci ha dato la dottis-
sima, ed importante opera Collc-
ctio declarationum s. congrcgatio-
nis Card. sac. Condì, inlerpretuni,
divisa in otto volumi.
Elenco di alcuni Cardinali prefetti
della sagra congregazione del
Concilio,
Giovanni Moroni, milanese, Cardi-
nale di Paolo III, fatto pel pri-
1 2
178
CON
mo prefetto da Pio IV, mori
nel i58o decano del sagro Col-
legio.
Francesco Aleciali, milanese, Car-
dinale di Pio IV, morto nel
i58o. V. il Zamboni nella sua
utilissima opera: Colleclio decre-
torum S. C. Concilii, tom. I ,
pag. 83.
Antonio Caraffa, napolitano, Cardi-
nale di s. Pio V: mori nel 1591.
Sisto V lo aveva fatto prefetlo
nel 1087, nel qual anno colla
bolla Immensa estese le facoltà
della congrega7Ìone.
Tolomeo Galli di Como, Cardinale
di Pio IV, morì nel 1607.
Paolo Emilio Zaccìiia , genovese ,
fatto Cardinale da Clemente Vili,
morì nel i6o5.
Roberto Ubaldini, fiorentino, Car-
dinale di Paolo V, morì nel i635.
Bonifazio Bevilacqua , ferrarese ,
Cardinale di Clemente VIII, nel
1626 era prefetto: morì nel
1627.
Francesco Cennini di Salaniandri
sanese , Cardinale di Paolo V ,
morì nel 164^.
Fabrizio Verospi, romano, Cardi-
nale di Urbano Vili, moi'ì nel
1689.
Giambattista Pamphilj , romano,
Cardinale di Libano Vili, al
quale successe nel pontificato col
nome d'Innocenzo X nel i644-
Giulio Sacchetli, fìorenlino, ma na-
to in Roma, fatto Cardinale da
Urbano Vili, cessò di vivere nel
i663 : nel ifiGo era prefetto.
Palazzo degli J Ibi rioni Altieri, Car-
dinale di Alessandro VII, pre-
fetto nel 16^7; morì nel 1698.
Angelo Gelsi, romano, Cardinale
di Alessandro VII , prefetto ntl
1669, morì nel 1671.
Pier Luigi Caraffa, napolitano,
CON
Cardinale d' Innocenzo X , cessò
di vivere nel i655.
Vincenzo Maria Orsini, Cardinale
di Clemente X, prefetto nel 1674,
fu eletto Papa nel 1724, col no-
me di Benedetto XIII.
Flavio Chigi, sanese, nipote, e Car-
dinale di Alessandro VII , morì
nel 1698.
Francesco Paolucci, forlivese, dopo
essere stato trenta anni segreta-
rio del concilio , e dell'immuni-
tà, da Alessandro VII fu creato
Cardinale, e fatto ancora pre-
fetto della congregazione: morì
nel i66r.
Federico Baldcschi Colonna, Car-
dinale di Clemente X, prefetto
nel 1676, morì nel i6gi.
Giuseppe Saciipanti di Narni , ri-
formatore de' tribunali di Ro-
ma, per comando d'Innocenzo
XII, che il fece Cardinale: morì
nel 1 7 1 7 : dopo essere stato pre-
fetto sino al 1700.
Bernardino Pancia tici , fiorentino,
Cardinale di Alessandro \ III, e
fatto da Clemente XI prefetto
nel 1701, per aver ricusato la
carica di segretario di stato; mo-
rì nel I 7 I 8.
Pietro 3Iarcello Corradini, di Co-
ri, nato in Sezze, fatto Cardi-
nale da Clemente XI, e da que-
sto nel 17 18 nominato prefetto,
carica che rinunzie) nel 172I}
quando Innocenzo XIII lo di-
chiarò pio -datano : morì nel
1743.
Curzio Origo , romano. Cardinale
di Clemente XI , fitto prefetto
da Innocenzo XIII, morì nel
1737.
Antonio Saverio Gentili, romano,
fatto segretario del concilio nel
1728 da Benedetto XIII, nel
I73i da Clemente Xll fu creato
CON
Carclinale e prefetto : morì nel
Mario 3Iìllin{, romano, fatto Car-
dinale e prefetto da Benedetto
XI Vj morì nel 1756.
Gìangìacoiìw Dlillo , piemontese ,
Cardinale e prefetto per volere
di Benedetto XIV, morì nel
1757.
Clemente Argemnlliers, nato in Ro-
ma, fatto prima Cardinale, e poi
prefetto da Benedetto XIV, mo-
rì nel 17.58.
Ferdinando Maria de Rossi, Car-
dinale di Clemente XIII, morì
nel i"] 'id-
earlo Vitlorio Amadeo delle Lan-
ze, piemontese , Cardinale di Be-
nedetto XIV , fatto prefetto da
Pio VI, morì nel 1784-
Guglielmo Palloita, maceratese, fat-
to Cardinale, e in seguito pre-
fetto da Pio VI, tei'minò i suoi
giorni nel 1795.
Tommaso Amici di R.ecanati, creato
Cardinale da Pio VI, e nel 1791
fatto prefetto.
Filippo Carandini , modenese, se-
gretario del concilio. Cardinale
di Pio VI , e fatto da lui pre-
fetto, morì nel 18 io.
Giulio Gabrielli, romano, Cardina-
le di Pio VII, e prefetto , morì
nel 1822.
Emmanuele de Gregorio, napolitano,
secrretario del concilio, fatto Cai--
dinaie , e poi prefetto da Pio
YII; morì nel 1839.
Vincenzo Macclà, di Capo di Mon-
te, diocesi di Montefiascone, fu
fatto Cardinale da Leone XII ,
quindi nel 1 834 prefetto dal Pa-
pa che regna. Inviato poscia a
Bologna qual commissario delle
quattro legazioni, e poi legato di
Bologna , in detto tempo fecero
da pi'o-prefetto prima il Cardinal
CON 179
Agostino Rivarola, poi il Cardi-
nal Polidori.
Paolo Polidori, di Loreto, nato in
Jesi , fu fatto dal regnante Gre-
gorio XVI segretario della con-
gregazione, indi Cardinale, poi
pro-prefetto, e nel 1841 prefetto
della medesima.
Congregazione Concistoriale.
Il sommo Pontefice Sisto Y isti-
tuì questa congregazione colla bolla
Immensa Aeterni Dei, col titolo di
congregazione per l' ei'ezione delle
chiese , e provvisioni concistoriali.
Il Cardinal de Luca chiama questa
congregazione una specie di asses-
sore , o consultore del concistoro ,
perchè in essa si esaminavano, e si
preparavano i più gravi negozi con-
cistoriali, i quali non si proponeva-
no né si concludevano nel concistoro,
se prima non precedeva il suo voto.
Le materie, che le appartengono,
sono le nuove erezioni delle chie-
se metropolitane, o cattedrali, ov-
vero le loro divisioni, smembra-
zioni, unioni e soppressioni : l'esame
delle istanze de'vescovi, che bra-
mano rassegnare le loro chiese, ed
essere perciò assoluti dal vincolo,
che ad esse li legava: l'esame del-
le elezioni dei capitoli, e la con-
ferma, od esclusione de'soggetti da
loro eletti alle dignità metropoli-
tane, vescovili, e monasteriali; l'esa-
me delle coadiutorie, delle presen-
tazioni o nomine di principi sovra-
ni e delle repubbliche: la depu-
tazione dei suffraganei per eserci-
tare i pontificali, la concessione del
diritto di godere il pallio, la ri-
tenzione delle dignità e de'benefici
maggiori incompatibili col vesco-
vato, o con altra prelatura, la se-
parazione della mensa abbazia le dal-
la conventuale, In srcninri7.7n7.inno
delle chiese catlediali o melropn-
litane, o collegiate e de'loio capitoli,
la dispensa dell' inaljilitH al vesco-
vato, ed altri somiglianti materie
riguardanti il Concistoro [Pedi).
A quell'articolo parlando al § 111
diì Ministri del concistoro, e poscia
di monsignore uditore del Papa, e
delle sue attribuzioni, si dice in gran
parte di quelle del prelato segreta-
rio della concistoriale, che tuttora
egli esercita.
Osserva il Lunadoro, Relaz. del-
la corte di Roma voi. II. p. 54,
della congregazione concistoriale ,
che Sisto V istituì questa congre-
gazione per esaminare, discutere ed
obbiettare sulle cose, giacché non
conveniva alla maestà del conci-
storo il disputare , e il fare con-
traddittori, e perciò era meglio, che
gli all'ari fossero prima esaminati
e definiti, riserbandosi al concisto-
ro la pubblicazione loro. Prima la
congregazione si costituiva di un
numero di Cardinali ad arbitrio
del Papa, e da un segretario, il
quale talvolta era un semplice to-
gato, cui era concesso l' uso del man-
tcllone, per cui veniva posto nel no-
vero dei camerieii secreti del Pon-
tefice, secondo la costituzione di
Urbano Vili, data 18 kal. janua-
rii 1625. Facevano eziandio parte
della congregazione un numero com-
petente di prelati, e qualche dotto
religioso profondo nella teologia,
egualmente secondo il bene|)Iacito
dei Papi. Per lo più n'eia prefislto il
Cardinal decano prò - tempore del
sagro Collegio, in casa del quale,
e nel palazzo apostolico soleva a-
dunarsi, cioè soltanto quando il bi-
sogno lo richiedesse. jVel «ecolo de-
corso fu prefetto della concistoriale il
Cardinal Gio: Francesco Albani.
CON
Sono però molli anni clic la pre-
fettura è ritenuta dallo stesso Pon-
tefice, né pivi vi sono i prelati, e
i religiosi consultori, ed il segreta-
rio è sempre un prelato distinto,
che elegge il Papa, e che i Cardi-
nali dichiarano segretario del sagro
Collegio, per lo che nella sede va-
cante fa le veci del sei^iretario di
stato, ed entra con essi in Concla-
ve [F^edi). Prima il segretario del
sagro Collegio {^Vedi), era il cliie^
lieo nazionale [l'aedi) per l'Italia.
Al presente la congregazione si
compone del Papa prefetto, di do-
dici Cardinali, del prelato segreta-
rio della concistoriale, e del sagro
Collegio, e del sostituto, che an-
ticamente si chiamava sollecitato-
re del sagro Collegio, ed ora -a^-
i^nnio sosliliito di esso; qualifica che
da ultimo ha ricevuto. Evvi anco-
ra il computista del sagro Collegio.
11 detto sostituto ed alcuni ullizia-
li appartenenti alla segretaria del
sagro Collegio, ordinariamente si
prestano anco per la segretaria del-
la concistoriale. Aggiungiamo, col
citato de Luca, che la congrega-
zione ha fìguia di tribunale con-
tenzioso, perchè talora si fa la for-
male compilazione de' processi sul-
la giustificazione delle cause per le
soppressioni, o divisioni delle chie-
se, sulla loro unione, e qualità, che
richieggonsi nelle nuove erezioni ec.
F. il Cardinal De Luca, // Cardi-
nal pratico ec. cap. XXX, Della
congregazione roncistonale; e Jaco-
po Cohellio, Notitia Cardinalalns,
p. 5&, Congregatio VII Pro ere-
elione ecclesiarum, et provisionibus
conci slorialibns. Delle congregazio-
ni istituite da Innocenzo XI, e da
Benedetto XIV, sulla elezione dei
vescovi, di cui era segretario mon-
signor uditore del Papa, si tratta
co A
all'artìcolo congregazioni sopra la
elezione de vescovi (^ì^edì).
Congregazione della sagra
Consulta.
La piimaria sua origine rimonta
al Ponlefice Paolo IV Caraffa, il
tjiiale verso il fine del suo ponti-
ficato essendosi illuminato dell'abu-
so di autorità, e d'influenza eserci-
tata dai propri parenti, gli esiliò da
Roma nel modo che si disse al-
l' articolo Caraffa (ì^cdi), in uno
al Cardinal nipote Carlo Caraf-
faj ch'era sopraintendente di tut-
ti gli alfiari dello stato ecclesia-
stico; il perchè mancando tal pri-
mo ministro , Paolo IV deputò
cpiattro Cardinali alla sopraiiiten-
denza dello stesso stato ecclesiasti-
co. In seguito Sisto V, nel iSSj,
colla bolla Ii/unensa diede forma
di congregazione a tale unione di
Cardinali, ch'erano presieduti dal
Cardinal primo niinistro, e la de-
nominò Congregazione sopra le con-
sultazioni dello stalo ecclesiastico,
la compose di cinque Cardinali, e
le diede l'incarico di ascoltare, e
spedire i consulti, i dubbi, e le
querele spettanti a cause civili, cri-
minali, e miste del foro secolare
di tutto lo stato puiitifìcio. Coilau-
torità pertanto del Cardinal De Lu-
ca, Il Cardinale pratico e. XXXII,
dove parla della congregazione del-
la consulta, diremo delle sue an-
tiche attribuzioni, e da ultimo par-
leremo di quelle attuali a lei at-
tribuite dalle ultime legislazioni.
11 Cardinal De Luca loda som-
mamente l'istituzione di questa con-
gregazione, e dice che potrebbe ser-
vire di norma ed esempio a tutti
i principi come risguardante piut-
tosto il principato secolare, che i'ec-
COiN i8i
clesiaslico del Papa; ed il Lunado-
ro, Relaz. della corte di Roma voi.
il cap. XVI, parlando Della con-
gregazione della sagra consulta ,
del segretario e di altri soggetti
di questo tribunale, dice essere es-
sa tanto considerabile, e l'ilevante
quanto desiderabile , od importante
si è la quiete, la prosperità ed il
pacifico goveruamento de' sudditi
pontificii : cose tutte procurate da
questo tribunale degno dell'alta
mente di Sisto V. Sino dal prin-
cipio venne composto, oltre che dai
Cardinali, e dal segretario di stato
prefetto, da un competente numero
di prelati, uno de'quali è il segre-
tario, carica rispettabile, che fruiva
di emolumenti , mentre gli altri
prelati, e i Cardinali uou ne go-
devano. Tultavolla leggo nel Lu-
nadoro a pag. ^)5 dcU'ediziune del
1646, che i prelati della consulta
avevano la parte di pane e vino
dal palazzo apostolico, e mille scu-
di di regalia all'anno per cadauno,
e il segretario ne aveva duemila.
Tra 1 prelati distribuivansi le pro-
vincie, o presidati, o governi col
nome di poncnzc, per cui chiama-
runsi Ponenti di consulta, acciocché
ognuno si occupasse, e riferisse i
negozi della sua ponenza, non con-
venendo che i Cardinali frequente-
mente, e quando non sieno cau-
se gravi ecclesiastiche, come per
esempio contro i vescovi ed altri
prelati o simili, si occupassero nel-
i'esaminare i processi, locchè non
era loro permesso dalle rispettive
moltiplici occupazioni. Nella mede-
sima congregazione, sino dall'ori-
gine, intervenne il procuratore fi-
scale di Roma, interpellandosi in
alcuni casi dubbi l'avvocato fiscale.
Il Lunadoro, loc. cit. pag. 120 e
seg., nel riportare il novero degli
i82 CON
otto ponenti di consulta, di ognu-
no descrive le provincie, e i go-
verni loro ^«segnati. Dal medesi-
mo Luuadoi'o si conosce, che la
congregazione si teneva due volte
^ la settimana nelle stanze del Car-
dinal nipote suo capo , il mar-
tedi, e il venerdì mattina . Di
poi si adunò nel palazzo apostolico
senza eccettuazione che del solo
venerdì santo, e del secondo mar-
tedì di carnovale, perchè talvolta
gli affari potevano aver bisogno di
pronto rimedio. A tal effetto anco
in tempo di sede vacante, quando
tutte le congregazioni, e i tribuna-
li collegiali non possono agire, le
congregazioni dei prelati di consul-
ta continuavansi a celebrare. Quan-
do occorreva qualche affare impor-
tante, come le risoluzioni dei po-
nenti, monsignor segretario ne fa-
ceva la relazione ai tre Cardinali
capi d'ordine dentro in conclave,
i quali sottoscrivevano le lettere, e
gli ordini, che in loro nome si e-
manavano.
Gli affari principalij e più fre-
quenti che si trattavano dalla sagra
consulta, erano sopra le cause cri-
minali di tutto lo stato ecclesiasti-
co, eccettuato R.oma, Avignone, Be-
nevento, Spoleto, e Fermo co'luo-
ghi ad essi soggetti, ^eì pontifica-
to di Clemente XIII, essendo sta-
to soppresso il governo e la con-
gregazione per lo slato di Fermo,
colla costituzione Ciini eae, ne fu at-
tribuita la giurisdizione, ed affidato
il governamento, come gli altri luo-
ghi dello stato pontiiìcio, parte al-
la congregazione del buon gover-
no, parte a questa della consul-
ta. ÌNelle Provincie poi che ave-
vano il Cardinal legato, la sagra
consulta procedeva in qualche caso
particolare, e co' debiti riguardi.
C O .\'
Era la consulta un tribunale anco
pei ricorsi dei vassalli contro i
baroni dei feudi , e loro ministri,
reprimendone gli arbitrii, e l'estor-
sioni. Giudicava sui sindacati dei
governatori : rivedeva i processi di
condanna di morte e di altre pene
inflitte dai governatori, meno quelli
autorizzati con breve apostolico a
non soggiacere a tal revisione, che
secondo i casi diminuiva le condan-
ne. Si ricorreva pure alla congre-
gazione di consulta per moderare
i monitori, e 1' inquisizione secon-
do i casi; anticamente ingerivasi
anco sulla pubblica istruzione, sul
governo delle immunità, eccettua-
to r economico spettante al buon
governo, cioè sid politico, nell'ele-
zione de'magistrati, nella formazio-
ne dei consigli, nelle questioni di
precedenza , in sostanza ella aveva
ingerenza in ciò che spettava alla
conservazione della pubblica quiete,
ed alle volte interponeva i decre-
ti per l'ammissione tra i nobili o
i cittadini di quegl'individui, che
avevano i requisiti a ciò richiesti
dagli statuti dei luoghi, senza i qua-
li gli escludeva. Così px'ovvedeva al-
le questioni tra' confinanti, perchè
la congregazione de'conOni si adu-
nava di rado, vegliava alla salute
pubblica delle provincie, coll'im-
pedire la propagazione de' morbi
contagiosi, ed esercitava altre in-
cumbenze.
Clemente XII, sulla piazza del
Quirinale, fece edificai-e il magnifi-
co palazzo, che prese il nome di
palazzo della consulta , perchè vi
fin-ono collocati il prelato segre-
tario, il sotto segretario e gli uf-
fìzi di questa congregazione. Seb-
bene il Cardinal segretario di sta-
to prò tempore sia stato il piefclto
della congregazione della consulta,
CON
e dal i833 in poi per disposizio-
ne del Papa che regna, lo sia il
segretario per gli affari di stato in-
lerni, pure abbiamo degli esempi,
che alcuni prefetti di essa congre-
gazione non furono segretari di
stato, cioè i Cardinali Domenico Pi-
uelli genovese, fatto prefetto nel
i5c)0, Mariano Pierbenedetti di
Camerino, fatto prefetto da Leone
XI nel iGo5 appena creato Papa,
e Bonifacio Bevilacqua di Ferrara,
che nioiù nel 1626. ^.Segretario
DI STATO, ed il Cuhcllio, JYol. Car-
dinalatiis, congregatio XIII prò
coìisullalionibus ncgoliorum status
ecclesiastici, sacra consulta nuiicu-
pata . Avanti di parlare dell'odier-
no stato della congregazione e tri-
bunale, e di accennare le nuove sue
attribuzioni, colla Pratica della cu-
via Romana, voi. II, capo XXII,
del tribunale della consulta, aggiun-
geremo qualche altra analoga no-
zione , per meglio dichiarare in
parte quanto piìi sopra si è detto.
Questo tribunale, prima delle
legislazioni di Pio VII, Leone XII,
e Gregorio XVI regnante, giudi-
cava tutte le cause di delitti mera-
mente laici , o di misto foi'o, com-
messi però dai laici in tutti i luoghi
soggetti alla sua giurisdizione, la
quale o mediatamente, o immedia-
tamente si estendeva a tutto lo sta-
lo ecclesiastico. Nelle legazioni pe-
rò giudicava solo in grado di ri-
corso. Giudicava anche nelle cause
civili appartenenti alle materie giu-
risdizionali presiedendo, come pur
si disse, agli affari di sanità. Il se-
gretario regolava quasi da sé, e con
dipendenza del prefetto, gli affari
della consulta che riguardavano le
ilcputazioni de' governatori e dei
bargelli: e spediva le lettere in no-
me della sagra consulta, emetteu-
CON i83
do il voto in piena consulta. Acca-
deva alle volte, che si proponeva
iu sagra consulta qualche supplica,
la quale toccava linteresse civile
del terzo; ed allora, per non pre-
giudicare alle i-agioni altrui, la sa-
gra consulta soleva rescrivere: In-
stet citata parte . In seguito di
questo rescritto si citava la parte
avanti il ponente di quella provin-
cia, alla quale apparteneva l'affare
colia citazione: Ad videiidum desti-
ìiari consultala pio propositione cau'
sac, de cjua agitar, e questa citazio-
ne bastava per avvisare la parte, che
la sagra consulta voleva che fosse
intesa anch'essa in causa : e fatte
quindi le scritture, e distribuite ai
ponenti, si giudicava poi l'affai-e, o
in quella consulta, che aveva desti-
nata monsignor ponente, col decre-
to che faceva alla detta citazione^
ovvero in altra che fosse più co-
moda al tribunale. I giudicati poi
della consulta si facevano eseguire
da monsignor governatore di Roma.
Ma per le nominate provviden-
ze di Pio VII , Leone XII , e
Gregorio XVI, la congregazione e
tribunale della sagra consulta eb-
be de' notabili cambiamenti nelle
sue prerogative, e giurisdizioni, le
quali prima colla segretaiia di
slato, e poi nell'anno i833 com-
penelraronsi nella segretaria di
stato per gli affari di stato in texa-
ni : per cui ora la sagra consulta
fra le sue competenze ha la giu-
dicatura in grado di appello, o di
levisione, delle cause criminali de-
cise dai tribunali al di qua dell'Ap-
pennino, ed è il tribunale esclusivo
per le cause di lesa maestà, e per
quelle di tagli arbitrari, e dirada-
menti di selve, come si vedrà dai
seguenti cenni. Essa con partico-
lari ministri provvede principal-
i84 CON CON
mente alle disposizioni sanitarie per tribunali pubblicato a' 5 novembre
garantire la pubblica incolumilù i83i. dicbiarò cbe il tribunale dei-
tanto dagl'interni quanto dagli e- la consulta, per quello che riguarda
sterni pericoli. V. Congregazione il ramo criminale, si componesse:
Speciale Sanitaria. del Cardinale prefetto , dei prelati
E primieramente, colia costitu- ponenti, e di un prelato segretario
•/ione super reslaiiratìone regimiiiìs diviso in due turni, che vengono
Ponlijìcii, terlio kalendas novemhris presieduti, l'uno dal ponente più
1800, Pio VII nel riformare i tri- anziano in ragione di nomina col
bunali, conservò alla sagra consulta titolo dì decano, e l'altro dal sc-
ie sue attribuzioni , e le concesse gretario. Ciascuno de' detti turni
privativamente la cognizione delle dovrà conoscere, e giudicare, come
cause criminali in grado di appel- tribunale di appello, tutte le cause
lo, o di ricorso dalle curie baro- giudicate dai tribunali di R.oma,
nali; le cause contenziose di nobil- compreso quello del prefetto dei
tà furono delegate alla sagra rota, sagri palazzi apostolici, e dai tri-
Obbligò ogni ponente di consulta bunali delle provincie, o delegazio-
a formarsi uno studio di persone ni di Perugia, di Spoleto, di Rieti,
abili, le quali sarebbono poi prefe- di Viterbo, di Orvieto, di Civita-
rite nel conseguimento dei governi vecchia, di Prosinone, di Beneven-
dello stato, ed a tal effetto venne to con sentenze, che condannano
aumentato 1' onorario de' ponenti, alla pena capitale, e cos'i dovrà
del segretario, e del tribunale. 1 giudicare le cause giudicate dalle
governatorati di patente, che prima congregazioni particolari dei baro-
conferiva il prelato segretario, sa- ni, che mantengono ancora la giu-
rebbono eletti dal pieno tribunale, risdizione feudale. Inoltre dovrà
Qui però noteremo, che Io stesso conoscere, e giudicare come tribù-
Pio VII reintegrò il prelato segre- naie di revisione, e come tribunale
tario della prerogativa di eleggere supremo , siccome distesamente si
i governatori dipendentemente pe- Itgge al titolo II, che ne qualifica
rò, e con intelligenza del Cardinal le cause, e la giurisdizione. Il ti-
segretai-io di stato prefetto della tolo X gli concede la privativa
consulta. Le cause dovranno prò- giurisdizione nelle cause di lesa
porsi col ristretto a stampa, distri- maestà, e stabilisce le norme di
buito precedentemente ai prelati sul- procedura. Con l'editto poi de' 20
la relazione verbale. Ciascun go- luglio i834 venne dichiarato, che
vernatore dovrà mandare alla sagra la segretaria della consulta conti-
consulta la relazione delle visite nuerebbe a prestare i suoi servigi
carceiarie, senza mentovare altre alla congregazione di sanità, colla
provvidenze. Dipoi Leone XII, col spedizione degli ordini, delle riso-
moto proprio de'2 1 dicembre 1827, luzioni, e provvidenze della mede-
stabifi due tribunali di appello: sima, co' metodi, e sistemi in uso.
a quello di Bologna assegnò le le- Al presente la sagra congrega-
gazioni, ed a quello pel rimanente zione di consulta si compone del
dello stato la sagra consulta. Cardinal prefetto, eh' è sempre il
Da ultimo il regnante Gregorio segretario pegli alfari di stato in-
X\ 1, col regolamento organico pei terni, di altri tredici Cardinali, di
CON CON i85
undici prelati ponenti, compreso il vita e l'importanza rlell'afFare, si
decano, di monsignor segretario, giiulicò necessario di deputare per
del sotto segretario, e di altri mi- tale oggetto una congregazione par-
nistrì. Il segretario ha 1' udienza ticolare composta del nominalo Car-
dai Papa ogni martedì sera; in ca- dinal Barberini, e dei Cardinali di
so d'impotenza o di assenza, \i si Cremona, e Brancacci, ai quali si
leca monsignor decano. aggiunseio i prelati e i teologi in
La carica di segretario di con- quel tempo per scienza, e per dot-
sulta dai Pontenci si suole confe- trina pii^i illustri. Urbano Vili ap^
rire ad alcun primario prelato del- provò colla sua autorità questa no-
ia santa Sede, giacché da essa viene velia congregazione , di cui una
promossi ad altra distinta carica, qualche traccia avea già lasciata
che porta l'esaltazione al cardina- Clemente Vili, ed appositamente
lato, ovvero da questa slessa può chiamò in Roma uomini per ec-
esservi direttamente elevato . Co- clesiastica erudizione dottissimi, tra i
sì avvenne ai monsignori Rigan- quali il p. Dionisio Petavio (che
ti, Bottini, e Pandolfi, come anche per ragione di salute non potè
a monsignor Olgiati, il quale fu accingersi al viaggio ), ed il p. Gio-
avvertito pel cardinalato, ma fu colto vanni Morino, prete dell'oratorio
dalla morie prima che venisse di- di Francia, il quale, elice Benedet-
chiarato in concistoro. Il Papa che to XIV, pliiribus sessionihus inter-
jegna gli diede in successore mon- fiiit, in qiiibus multa scita digna
signor Isola, che ebbe però a ri- pvolulit, ad lem recle instituendani
nunziare per la sua avanzata età. opportuna.
Dapprima questa congregazione
Congregazione sopra la correzione si chiamò Congregatio particularis
delubri della Chiesa orientale. super correctione Euchologii Grae-
corum, poi Congregazione deputata
Il re di Spagna e di Sicilia, Fi- alla correzione dei libri della Chie-
lippo IV, nel pontificato di Urba- sa orientale. Sebbene ([uesta sagra
no Vili, espose nell'anno i63i congregazione, dal i636 al 164^,
alla santa Sede, che i greci uniti, avesse tenuto ollantadue adunan-
i quali abitavano nei suoi tiominii, ze, nondimeno la grande opera
massime di Sicilia, eransi lagna- della correzione dell'Eucologio non
ti, perchè dagli scismatici si era era ancor compita per modo da
stampato un Eucologio pieno di er- jjolersi dare alla luce. Per varie
rori, e pregò che si cercasse di circostanze il lavoro principiato re-
porre rimedio ai danni, ed alle sto sospeso fino al ponlificato di
conseguenze, le quali ne avrebbero Clemente XI, il quale ristabilì ne-
potuto derivare. Di questo fatto gli ultimi anni del suo pontifica-
dal Cardinal Barberini, nipote del to la congregazione della corre-!'
Papa, si fece relazione in un' adu- zione de' libri orientali, come quel-
nanza generale de' membri com- lo che nella lingua greca si era
ponenti la congregazione di prò- perfezionato, sino dall'età di tre-
paganda y?r/ej e venne decretata dai dici anni, e di diciassette avea tra-
Cardinali la correzione dell'Eneo- dotto in latino una parte del I\Ie-
iogio. Quindi, considerata la gra- nologio de' greci, per non nominare
i86 CON
altre imporliinti opere dal greco
idioma in quello dei Lazio da lui
tradotte. Tuttavolta, essendosi pro-
ceduto con lentezza per ciò che
riguarda l'Eucologio, ed essendo
morti i Cardinali e i teologi com-
ponenti la irjcdesima congregazione,
Benedetto XIV ne' primordi del
suo celebre pontificato, volle di
nuovo ristabilirla deputandovi cin-
que Cardinali, dei quali uno ne
tosse il prefetto, non clie cinque con-
sultori, ed un prelato segretario, di-
stinto da quello della sagra congre-
gazione di propaganda /?<^/e. Ne fu an-
zi dichiarato segretario monsignor
Nicola Anlonelli, poi amplissimo Car-
dinale di s. Chiesa. Benedetto XIV,
nella sua enciclica che comincia
colle parole Ex quo prlmiiin, in-
viata sotto il dì primo marzo lySG
ai vescovi ed ecclesiastici di greco
rito, dà piena contezza dell' origine
delle correzioni de' libri della Chie-
sa orientale, facendo pubblicare
l'Eucologio greco corretto per le
stampe della congregazione di pro-
paganda /zf/e. V. Novaes, Elemen-
ti della storia de sommi Ponleftciy
tomo XIV p. 23o, e 23 r, nonché
l'articolo Greci.
Dai Diari di Roma del secolo
decorso si rileva, che nel 1722
era prefetto della congregazione il
Cardinal Pico, e n'erano membri i
Cardinali prefetti prò tempore della
iOìigregazione di propaganda fi-
de, come lo sono tuttora, e pochi
altri Cardinali, fra' quali Ganganel-
li, che nel 1769 divenne Clemen-
te XIV, Fantuzzi, \ italiano, Bor-
romei, ed il dottissimo Gerdil, ol-
tre Stoppani, ed altri.
Stabilita la congregazione per la
correzione, e revisione de' libri o-
rientali nell'anzidetta forma, si è
conservata fino al presente nello
CON
stesso modo. Per opera delia me-
desima non solo si venne alla per-
fetta emendazione del suddetto Eu-
cologio, ma ben anche sono stati
corretti i libri liturgici di alcune
nazioni orientali. Anzi nell'odierno
pontificato è stato da essa esami-
nato il sinodo celebrato dai Greci
ISlelcìàti (J'^edi) ^ in Siria pi'esso
Bayrut nel monistero di Carcafe
sotto Pio VII nell'anno 1806, si-
nodo, che fu condannato dal re-
gnante Gregorio XVI con aposto-
lico breve, pubblicato a' 16 settem-
bre i835, il quale incomincia col-
le parole, IMelchitaram Catholico-
rum Syiiodus Antiochena nuncu-
pala etc, e si legge nel tom. V,
p. 12 5, e seg. Bull. Pont. S. C. de
Frop. fide, Kom^e i84i. Attualmen-
te la congregazione si compone, ol-
tre che del prefetto, di cinque Car-
dinali, e di cinque consultori, es-
sendo la segretari» nel collegio
Urbano.
Elenco di alcuni Cardinali
Prefetti.
Ludoi'ico Pico de Princìpi della
31irandola, fatto Cardinale nel
17 12 da Clemente XI, e prefet-
to nel 1722 da Innocenzo XIII:
morì nel 1743.
D. Fortunato Tamburini di 31ode-
na, cassinese, fatto Cardinale da
Benedetto XIV, che nel i743
lo fece prefetto : morì nel 1761.
Nicolo Antonelli di Sinigaglia, Car-
dinale di Clemente XIII, e da
lui nel 1761 dichiarato prefetto
della congregazione di cui era
stato segretario : terminò i suoi
giorni nel 1767.
Gio. Carlo Boichì di Faenza, Car-
dinale di Clemente XIII. che nel
CON
1769 lo nominò prefetto: ino-
ri nel 1788.
Leonardo Antonelli di Sinrgagliaj
Caidiuale di Pio VI, e da lui
nel 1796 fatto prefetto: mon
decano del sagro Collegio nel
181 I. Sotto di lui ne fu segre-
tario il celeljre p. Fontana bar-
nabita, che dal detto Papa ven-
ne creato Cardinale.
Lorenzo Lilla, milanese, Cardina-
le di Pio VII, e quindi dal me-
desimo fatto prefetto : mori nel
1820.
Barlolomineo Pacca di BcneventOj
fatto Cardinale da Pio VII, e
prefetto da Leone XII nel i8:>.6,
ed al presente decano del sagro
Collegio.
Congregazione della disciplina
regolare.
Questa importantissima congre-
gazione riconosce l'origine da In-
nocenzo X, la conferma da Clemen-
te IX, e la pei fezione da Imioceu-
zo XII, che si riguarda qnal pri-
mario fondatore. 11 Cardinal De
Luca nel suo Cardinal pratico,
cap. XXXV discorrendo Della con-
gregazione, sopra lo stato de' rego-
lari, dice che fu istituita da Inno-
cenzo X, e ,che componcsi di alcu-
ni Cardinali, con un prelato per
segretario con voto ; e che sebbene
la congregazione fosse istituita per
la soppressione di alcuni conventi
e mouisteri d Italia, tuttavolta pro-
segui ad esistere per la reinttgra-
zione di que' monisteri, che le cal-
de istanze de' popoli ]:)ramarono
ristabiliti, occupandosi la congrega-
zione anco di analoghi affari fo-
rensi, come delle licenze del vesti-
re negli Ordini religiosi, se per al-
cuna causa fosse stata loro sospesa.
CON
187
o ristretta, la facoltà. Dice ancora
il De-Luca, che solendo essere il
segretario della disciplina, anche
segretario della Congregazione della
visita apostolica^ nacque una certa
unione tra le due congregazioni,
che talvolta si fecero ambedue in
un medesimo giorno, e sessione.
Perchè si conosca la primaria
origine della congregazione della
disciplina, è a sapersi che, nel di-
cembre 1649, Innocenzo X pub-
blicò un decreto, nel quale ordinava
una esatta nota di tutti i conventi
e monisteri d'Italia, delle loro ren-
dite e del numero de' religiosi, che
vi dimoravano, vietando frattanto
di concedere 1' abito a' nuovi reli-
giosi. Quindi nel i652, a' i5 ot-
tobre, pubblicò la costituzione 1 5^7
Instaurandae, che si legge nel Bull,
lìotn. tom. VI, par. 3, pag. 2 33,
colla quale comandò rigorosamente,
che nella stessa Italia si sopprimes-
sero tutti i monisteri e conventi,
ne' quali pel ristretto numero di
religiosi non si potesse osservare la
regolare disciplina, secondo gli sta-
tuti di ciascun Ordine, cioè che
fossero soppressi i conventi, ed i
monisteri, i quali non potevano sos-
tentare sei religiosi, e che fossero
assoggettati sotto certe discipline agli
Ordinari quelli, ove non potevano
almeno mantenersi dodici religiosi,
secondo altra costituzione di Urba-
no Vili. Indi nello stesso tempo
Innocenzo X diede facoltà ai rispet-
tivi vescovi di convertire a loro
arbitrio le rendite de' monisteri, e
conventi soppressi, in altri sagri e
pii usi; ed appunto colla costitu-
zione Instaurandae, Innocenzo X
eresse la congregazione, che poscia
Clemente IX confermò agli 1 1 a-
prile 1668, colla costituzione In-
jnncti. V. il decreto d' Innocenzo
i88 CO.N
X ut in pan'is, de' i o febbraio
i654- Assunto al triregno il zelan-
te Innocenzo' XII, penetrato dall'im-
pegno sulla disciplina de' regolari
del concilio Tridentino, vedendo
come i canoni disciplinari formati
in esso non sarebbero stati durevo-
li col decorrere de" secoli, ordinò
che sospesi i noviziati, si surrogas-
se una congregazione speciale a
quella d'Innocenzo X sullo stato
de' regolari, componendola di Car-
dinali, preiati, d' insigni teologi, e
di un segretario prelato, cioè Car-
lo Agostino Fabroni, che poi Cle-
mente XI creò Cardinale, per esa-
minare, se in tutte le religiose
società si osservavano i decreti e-
ritanati dalla sagra congregazione
del concilio, Qiioad Jpostatas, et
(■Jectos, seu ejiciendos. Questa fu
una pia istituzione, giacché essen-
do specialmente i regolari, che col
loro esempio, e colla loro dottrina
debbono mantenere nel popolo cri-
stiano la probità de' costumi, e la
giusta credenza, è troppo necessa-
rio, che si conservi in essi una
esalta disciplina, e Io spirilo del
loro santo istituto. J^. DisciPLi?fA
REGOLARE.
Questa congregazione si occupò
delle provvidenze da prendersi con-
ducenti al santo fine propostosi dal
sommo Pontefice, il quale a tal
effetto emanò la costituzione San-
(tissiiniis in Christo Pater, et Do-
rniniis nosler, data a iH luglio 1690.
Si decretò in essa, che uno o due
conventi , con autorità apostolica,
si destinassero in ogni provincia
d' Italia, ed isole adiacenti, ove si
<lovessc porre in pieno vigore l'in-
lera osservanza delle regole, e le
]>articolari costituzioni di ogni Or-
dine, le leggi del concilio di Tren-
to, e i decreti di Clemente Vili,
CON
d'Innocenzo X, di Alessandro VII,
e principalmente la vita comune
perfetta in detti conventi privati-
vamente : quindi, dopo essersi assi-
curati dell'osservanza, si costituis-
sero i noviziati, e i professori: che
in detti luoghi dimorassero i soli
religiosi esemplari, ed osservanti
delle regole, dovendosi allontanarne
gl'indegni: mancando poi le ren-
dite pel manlenimento di simili
conventi, o monisteri, dovessero
supplirvi gli altri dell'Ordine, sop-
pi-imendosi con autorità apostolica
i piccoli conventi, ed eccitandosi i
superiori a concorrere al veneran-
do scopo, e minacciandosi di puni-
zione i negligenti.
jN'el 1698, a' 4 agosto, Innocen-
zo XII emanò la bolla Debitiun
Pastorale, e con essa soppresse la
congregazione sullo stato de' rego-
lari eretta nel i652 da Innocenzo
X, e stabili meglio que^^ta da lui
fondata. Ne fu fatto prefetto il Car-
dinal Imperiali, ne vennero stabi-
liti membri i Cardinali CoUoredo,
Carpegna, Negroni , Sagripanti, e
Paolucci, col suddetto monsignor
Fabroni per segretario. Quindi le
cause contenziose, e giurisdizionali
dei vescovi sopra i regolari, le re-
lative, ed economia, elezione, ed
altre furono trasferite, e confermate
alla Congregazione de' vescovi, e re-
golari [l^e di). Si attribuirono in ispe-
cial modo alla congregazione sulla
disciplina privativamente, quelle che
riguardano gli aifari disciplinari ,
la vita interna, l'osservanza clau-
strale, lo stabilimento principal-
mente, e la soppressione dei novi-
ziati, e professori, la deputazione
dei conventi di osservanza, e vita
comune perfetta, il luogo per col-
locare i novizi, e professi, l'autori-
tà d'imporre pene, e fulminare ccu-
f
e O N
sure ccclesiasticlie contro i contu-
maci. Inoltro da questa con^roga*
zione dovevasi promovore l' osser-
vanza dei decreti di Clemente VII Fj
Super reccptionc. novitìoruin^ super
refornialione regulariuin, e quanto
si era disposto nella precedente
costituzione Sanctissiiniis. Ai 5 di-
cembre i6g8, fu emesso dalla con-
gregazione il decreto, che approvato
dal Pontefice, venne afìilsso né' pub-
blici luoghi, e diramato a tutti i
vescovi d'Italia, ed isole, col quale
si dichiararono incorsi ipso facto
nella privazione degli ufiizi, di vo-
ce attiva, e passiva, ed inabilita-
zione quei superiori, che senza li-
cenza della sagra congregazione dei
conventi di perfetta osservanza ri-
movessero i religiosi. Con altro
decreto de' 7 giugno 1700, si san-
zionarono le nullità delle professio-
ni, se le vestizioni accadessero sen-
za l'autorizzazione della sagra con-
gregazione, ed incorsi i vestiti ipso
facto nelle pene dei decreti gene-
rali. Indi, ai 3 luglio 1703, nel
pontificato di Clemente XI, si ag-
giunsero , straordinariamente alla
congregazione i Cardinali Ferrari,
Panciatici, Sperelli, e Gabrielli, non-
ché i prelati Grimaldi, Fabroni ,
e Vallemani allora segretario, e poi
Cardinale, olti-e diversi teologi re-
ligiosi, cioè un domenicano, un
carmelitano, un gesuita, un teatino,
un servila, un cappuccino; e si
rinnovò il decreto, che nei soli con-
venti di vita comune perfetta si
autorizzassero i noviziati, ed i pro-
fessori.
Le norme principali di questa
cospicua congregazione sono : che
nella fondazione de' nuovi conventi
e case religiose, dopo che la con-
gregazione de' vescovi e regolari ha
emesso il decreto di erezione, resta
CON
^«9
il l'irorso alla congregazione sulla
disciplina regolare, cui appartiene
esaminare, se la nuova fondazione
possa, colle rendite e limosine, ali-
mentare i dodici individui in per-
fetta osservanza e vita, e quindi
presso autentici documenti, e se-
grete informazioni, autorizzare de-
finitivamente la nuova fondazione.
Fra i doveri in fine della congre-
gazione sulla disciplina regolare ,
forse il più grande è quello di ve-
gliare, e riferire al Papa i rilassa-
menti dell'osservanza, e consultare
sui modi di riparare i mali vdte-
riùri.
Per alcun tempo le congrega-
zioni generali si tennero innanzi al
Papa, Corani Saiictissimo^ e sem-
pre incessanti furono le cure della
congregazione. Pio VI, a' 5 gen-
naio 1 790, colla costituzione Siii-
gttlare, a rimovere ogni contro-
versia sulle attribuzioni che potesse-
ro appartenere, o alla congregazio-
ne dei vescovi , o della disciplina,
dispose negli articoli V, VI e VII;
che quanto riferivasi ai noviziati e
professori di qualsivoglia istituto,
ai decreti generali di Clemente
VIII, ed altri particolari, come di
Innocenzo XII de' 17 luglio i6f)T,
non che alla riforma dei regolai i ,
e all' interna disciplina, vita comu-
ne perfetta, appartenesse alla con-
gregazione sulla disciplina. Si con-
fermò altresì la facoltà abituale, con-
cessa agli II luglio 1769, a mon-
signor Lascaris, arcivescovo di Teo-
dosia, e segretario della congrega-
zione da Clemente XIV, di dispen-
sare, abilitare, e sanare con giuste
cause, alcune osservanze di regole,
le costituzioni relative ai novizi, ed
all'interna disciplina; e s' inculcò il
dovere alla medesima congregazio-
ne sulla disciplii.a, già imposto da
190 . CON
Innocenzo XII, di proporre oppor-
lunamente al Pontefice i divisamen-
ti, che si credessero più atti, o per
infiammare, o per ristorare la disci-
plina ecclesiastica ancora, nei con-
venti fuori d'Italia.
Ma per le vicende degli ultimi
anni del secolo XVIII, e del pri-
mo decennio del corrente, fu di-
sperso, e pressocchè distrutto, il
corpo benemerito dei regolari, prin-
cipalmente nei luoghi invasi dai re-
pubblicani, e dagli imperiali fian-
ccsi. La divina Provvidenza avendo
fatto trionfare la religione cattoli-
ca, restituì a' 24 maggio 18 14, a
Roma gloriosamente Pio VII, il
C[uale subito fece risorgere gli Or-
dini regolari e la compagnia di
Gesù, facendo che in "ogni istituto
fossero emulate le glorie dei fonda-
tori e dei tempi più felici. La congre-
garione della disciplina tosto ripigliò
la sua azione, ma temperata alle cir-
costanze di economia decaduta, e
di personale mancato negli istituti
diversi. Quindi è che da allora sino
ad oggi ancora di un consiglio di
prudenza le fa mestieri, almeno del
discreto uso temporaneo di speciali
indulgenze, finché poco a poco ri-
stoi'ata l' economia, formati i reli-
giosi nel luogo degli antichi, possa
riprendere ogni istituto quel vigo-
re di disciplina intera, ed univer-
sale, che tanta utilità produsse alla
Chiesa, ed alla società. Già alcimi
Ordini richiamarono nei moniste-
ri, e conventi di noviziato e di
studio, la piena osservanza, e la vi-
ta comune e perfetta. Cos'i, per non
dire di tutti, i camaldolesi fecero
nei monisteri deirAvellana, e di
Gubbio: ed i cistcrciensi ottennero
dalla congregazione de'vescovi e re-
golari, il decreto che nel moniste-
ro di Monte dell'abbate, nella dio-
C ON
cesi di Perugia, sia riportato il ri-
gore delle regole ultimamente con-
fermate dal regnante Gregorio XV I.
Così non deve tacersi, che il rispct-
taliile p. Giuseppe Maria d'Alessan-
dria di Sicilia, ministro generale
dei minori osservanti, riordinati gli
studi, medita e prepara vigorosa-
mente, e prudentemente in quel
gran corpo ciò che più conviene
a confermare, o ristorare la disci-
plina regolare, e già in Italia, ed
anche fuori è richiamata (ove si è
potuto) l'osservanza della costitu-
zione 76 Militantes, de'22 novem-
bre 1679, d'Innocenzo XI.
Frattanto in più modi agisce la
congregazione della disciplina, e nel-
le cose gravi, e complicate provve-
dono riuniti i Cardinali prefetti, e
membri, e i prelati segretari delle
congregazioni de'vescovi e regolari,
e della disciplina, nelle camere del
palazzo apostolico. Ivi consultano
sull'argomento in cjueslione stampa-
to, e distribuito precedentemente.
Quindi il segretario della discipli-
na rassegna al Papa il voto della
consulta per averne il suo oracolo
o sanzione. Se gli affari sono or-
dinari, e di quelli di cui la con-
gregazione ha ricevuto dal Ponte-
fice le consuete facoltà, questi si ri-
solvono in congresso settimanale in-
nanzi il Cardinal prefetto, per cui
nelle forme si pubblica il rescritto
autenticato dal sigillo, e dalla fir-
ma del Cardinal prefetto, e segre-
taiio. Se finalmente il negozio su-
peri, e non sia compreso nelle fa-
coltà come le istanze di secolariz-
zazione, le relative, od altre, dopo
che sia ogni cosa digerita, e muni-
ta delle informazioni dei procura-
tori generali, dei vescovi, talora
dei Cardinali protettori, dei confes-
sori, e di altre necessarie giustifl-
CON
cazioni, si riferiscono al Papa ila
monsignor segretario nell' udieiiya
settimanale fissata ad ogni lunedì
mattina non impedito Quindi se-
condo la mente del Pontefice, si
spediscono nelle forme gì' indulti
ordinariamente rimessi per l'esecu-
zione agli Ordinari, o superiori ge-
nerali come giudici misti, cioè che
verificato l'esposto , ed adempiute
le condizioni prescritte, sia nel lo-
ro arbitrio e coscienza l' esecu-
zione.
Non deve poi passarsi sotto si-
lenzio, che riprodotta a' nostri gior-
ni la cpiestione medesima, la qua-
le Pio VI colla costituzione Singu-
lare aveva risoluta, sulla compe-
tenza della congregazione de' vesco-
vi e regolari, e di questa della
disciplina regolare, dopo maturo
esame e consulta dei due Cardina-
li prefetti, Odescalcbi della prima,
e Lambruschini della seconda, dui
regnante Gregoi-io XVI per mezzo
di un dispaccio del Cardinal Ber-
netti allora segretario di stato, in da-
ta 3i agosto i833, il quale fu co-
comunicato ad ambedue le congrega-
gazioni, in quaranta articoli furo-
no notate le attribuzioni di ciascu-
na congregazione, e le promiscue
di ambedue: fermo sempre che se
per illudere od estorcere la grazia
si ricorra ad altra congregazione
dopo avei'e avuto vma ripulsa dal-
la prima, la grazia ottenuta dalla
seconda venga considerata radical-
mente di un vigore. Così ancor;!,
secondo il decreto d'Innocenzo XII
de' 4 gingno 1 692 , firmato da
Ansaldo Ansaldi suo uditore, e con-
fermato da Clemente XIII ai i^ì
aprile 1739, sottoscritto da monsi-
gnor de Simone, oltre la nullità
del conseguito indulto, gli agenti,
0 chi lo domandò, sommariamen-
C O N 191
le devono essere condannati e pu-
niti col carcere, ed altre pene ad
arbitrio del segretario della congre-
gazione prevenuta; ed inoltre sono
obbligati a rifondere ogni pena e
danno.
f^. il Lunadoro , Relaz. della,
corte di Roma, voi. II, capo XIII,
della congregazione della disciplitìd
regolare; i decreti di Clemente VIII
pubblicati nel 1596, enei 1^99;
la costituzione di Benedetto XIII la
supre/n. niililantis ecclesiae , colla
quale confermò quella d'Innocenzo
X, Apost. monast. § i4"- la costi-
tuzione 47j di Benedetto XIV, Btdl.
Benedici. XIF iomo \\; de Synod.
Dioces. del medesimo Pontefice,
lib. 3, cap. 1, e la ses. i5, capo
3 de Regularihus Concil. Trident.
Presentemente la congregazione si
compone del Cardinal prefetto, di
altri sedici Cardinali, di monsignor
segretario, d'un sostituto, dell'av-
vocato fiscale, e di sette considto-
ri tutti l'eligiosi. Monsignor segreta-
rio prò tempore della congregazio-
ne de'vescovi e regolari ha sempre
luogo in questa congregazione con
voto decisivo.
Serie dei Cardinali prefetti della
congregazione.
Giuseppe Renato Imperiali, genove-
se. Cardinale di Alessandro Vili,
morì nel 1 ySo.
Fr. Gio. Antonio Guadagni, fio-
rentino, de' carmelitani scalzi,
nipote e Cardinale di Clemen-
te XII , morì santamente nel
1753.
Girolamo Guglielmi^ di Jesi, crea-
to Cardinale da Clemente XllI,
morì nel r773.
Gio. Carlo Boschi di Faenza, Car-
192 cox
dinaie di Clemente XIII, mori
nel 1788:
Gio. Maria Ri minaldi, di Ferrara,
Cardinale di Pio VI, mori nel
1789.
Ignazio Busca, milanese, Cardinale
di Pio VI, morì nel i8o3.
Francesco Maria Pignatelli, napo-
litano. Cardinale di Pio VI, mori
nel 181 5.
Pietro Francesco Gallc/Jì, di Ce-
sena, Cardinale di Pio VII, morì
nel 1S37.
Antonio Daria Pamphify, genovese.
Cardinale di Pio \I, morì nel
1821.
Benedetto Naro, romano, Cardinale
di Pio VII, morì nel i832.
Luigi Lanihru^chini, barnabita, ge-
novese. Cardinale del Papa re-
gnante.
Paolo Polidori, di Loreto, nato in
Jesi, creato Cardinale dal Papa
che regna.
D. Ambrogio Bianchi, camaldolese
di Cremona, fatto Cardinale dal
regnante Gregorio XVI.
I Cardinali Fabroni, Vallemani,
Landi, Benedetto Barberini, e Car-
lo Acton erano stati segretari della
congregazione della disciplina.
Congregazione Economica.
L origine di questa congregazione
rimonta al gran Pontefice Benedetto
XiV. Questi col suo moto-pi-oprio,
clie incomincia colle parole, Benchìi
da molti dei Romani Pontefici no-
stri predecessori, e specialmente da
Pio IV, Urbano Vili, e Clemen-
te XTI ec. per la buona direzione,
ed amniitiistrazione dell'erario pon-
tificio ec, emanato a' 1 8 marzo i 746,
comesi legge nel tomo li, p. 1 5,
e seg. del Bull. Benedici. XIV; do-
CON
pò avere con saggio accorgimento
provveduto alle cose spettanti all'e-
rario pontificio, precipuamente alla
scritturazione, e registro de' conti,
esibizioni di bilanci ec, sulla fine
del me>e di maggio, colla costitu-
zione Ne igilur ea, quae prò feli-
ci prosperarne directione et ad-
ministratione ipsius aerarli Ponti-
ficii, XIV kai. maij ij^-^J, loc.
cit. p. 24, istituì una congregazio-
ne, che chiamò Economica. La vol-
le composta del Cardinal Albani
del titolo di s. Clemente, camerlen-
go di s. Chiesa , e dei Cardinali
Gentili, Riviera, Valenti segretario
di stato, di monsigiior Giambattista
Mesmer tesoriere generale, di mon-
signor Piubini commissario della
R. C. apostolica, e di monsignor
Argenvilliers uditore del Papa co-
me segretario della congregazione
con diritto di votazione.
Le attribuzioni di questa con-
gregazione furono quelle d'invigi-
lare non solo alla esatta esecuzio-
ne di quanto prescrive nel suddet-
to moto proprio, e promoverne l'a-
dempimento, ma eziandio il por-
re la sua attenzione a tutti i la-
mi di vendite, e spese riguardanti
la Camera apostolica (Vedi), pro-
porre, insinuare, e formare alcun
piano al Papa regnante, e succes-
sori, suggerendo que'consigli e quel-
le provvidenze, che giudicasse più
convenienti al miglior governo del-
la stessa camera, al profitto del
pubblico erario, al sollievo della
capitale, e delle comunità dello
stato ecclesiastico, in fine alla sal-
vezza, e indennità de'popoli. Oltre
a ciò Benedetto XIV dispose, che
la congregazione si adunasse il pri-
mo mercoledì di ciascun mese nel
palazzo apostolico, cioè nelle came-
re del Cardinal segretario di stato,
CON
coll'intervento altresì del computi-
sta generale della medesima came-
ra apostolica. Né deve passarsi sot-
to silenzio, che il zelante Benedetto
XIV ai i8 settembre dello stesso
anno, emanò la costituzione Aposto-
lica Sedis,Bull. iMagn. t. XVII p.
17 colla quale confermò la congre-
gazione de'i'esidui (cioè de' debiti
restati degli appaltatori camerali),
istituita dal predecessore Clemente
XII, con utilissimi provvedimenti,
per far prosperare le finanze dello
stato. Ma della Congregazione E-
conomica, pel rimanente del seco-
lo XVIil, se ne ignorano gli atti,
poiché Roma e lo stato nel decli-
nare di esso secolo soggiacquero al-
l'occupazione straniera, per cui es-
sendo morto Pio VI in Valenza
di Francia, in Venezia gli fu dato
in successore Pio VII.
Pertanto nel 1800 recossi in
Pioma il nuovo Pontefice, e tutto
intento alla riorganizzazione del go-
verno pontificio disciolto nelle in-
dicate vicende, con editto della se-
gretaria di stato del 9 luglio del-
lo stesso anno, istituì quattro con-
gregazioni, fra le quali trovasi in
secondo posto nominata quella i-e-
lativa agli affari economici, col ti-
tolo di riforma dell'antico sistema
del governo. Ordinò Pio VII, che
si chiamasse congregazione Econo-
mica e si componesse di cinque
Cardinali, cioè Borgia, Antonelli,
Doria, Carandini, e Pvuffo, di altret-
tanti prelati, che furono i monsigno-
ri della Porta tesoriere, Gavotti, Ca-
valchini, Sanseverino, IMartorelli, e
che avesse per segretario monsignor
Laute. Vi aggiunse eziandio i quat-
tro cavalieri romani, che avevano di-
rettala giunta provvisoria napolitana,
Aldobrandini, Gabrielli, Massimo, e
Piicci, i quali però si ritirarono dal-
VOL. XVI.
CON 193
la congregazione dopo il conto re-
so della loro operazione. Col detto
editto s'invitarono i più doti e ze-
lan'.i a presentare a questa congre-
gazione i loro piani per essere e-
saminati e discussi. La congrega-
zione venne incaricata dell'esame
del piano d'istituzione delle due
deputazioni di Annona, e Grascia,
nominate collo stesso editto de' 9 lu-
glio 1800. Nel novembre di que-
sto anno, tertio kalendas. Pio VII
fece pubbUcare la rinomata bolla
Posi diuturnas, super reslaiiradone
re^iniinis Pontificii. Con tal bol-
la la congregazione economica del
governo deputala venne al grande
oggetto, e stabilmente confermata.
All'articolo 2, de publicae aecono-
miae etc, le si diede il carico della
fissazione de' stabili appuntamenti
al tesoriere non meno che a tut-
ti quelli, i quali ritraevano dagli
emolumenti, e propine la loi-o sus-
sistenza. E cogli articoli 33, 34
della citata bolla le si aftldò la ri-
forma delle spese della congrega-
zione del buon governo , e della
camera apostolica. Quindi la con-
gregazione economica si consultò
in tutti gli affari economici, am-
ministrativi, ed è perciò che i pon-
tificii moto-propri sul libero com-
mercio de'grani, e grascie, quello
sul sistema daziale dell' industria,
agraria, arti e manifatture, ed in
genere in ogni legge riguardante
l'economia pubblica, si trova scrit-
to , previa consulta della nostra
Congregazione Economica.
In seguito la congregazione in
qualche circostanza ebbe pure la
parte esecutrice. Si distinse princi-
palmente nell'operazione della ven-
dita de'beni comunitativi, affidatale
all' intendimento di dimettere l'e-
norme debito di cui erauo gra-
i3
194 ^'0^
vate le comunità, la f|nale opera-
zione essendo condotta con alta
saviezza, tre milioni di scudi e più
di debito si estinspio con poco piìi
di un milione di scudi di beni
fondi a valore catastale, e ciò sen-
za la menoma coazione.
Il congresso economico riuni-
vasi regolarmente nelle sere di lu-
nedi nelle camere del capo del me-
desimOj ch'era sempre il più an-
ziano Cardinale . Furono capi del-
la congregazione il Cardinal Bor-
gia, e per sua morte nel i8o^.
gli successe il Cardinal Giuseppe
Doria. Così divenuto tesoriere mon-
signor Laute, sebbene continuasse
a far parte della congregazione, ven-
ne fatto segretario monsignor Pao-
lo Vergani, assessore delle finanze
e commercio, e sotto segretario
Vincenzo Folcari , già minutante
della segretaria del tesorierato. Le
facoltà poi del consesso economi-
co si estesero altresì al contenzio-
so, avanti il quale molte cause fu-
rono agitate in formalità di giu-
dizio, e segnatamente quelle sulle
quali aveva già per olfizio preso
precedente cognizione. La sacra con-
gregazione così ordinata nel 1800,
ebbe vita sino al 1809, anno iu
cui, per la seconda invasione delle
armi francesi e violenta deportazio-
ne di Pio VII, ebbe per allora il
suo fine.
Terminato nel 18 14 il dominio
straniero, e ritornato Pio VII pa-
cificamente alla sua sede, e al pos-
sesso de'suoi stati, subito si prese
cura di ripristinare la congregazio-
ne economica, mediante biglietto
di segretaria di stato del i5 luglio
181 5, venendo eletti cinque Car-
dinali a comporla, cioè Doria, Lil-
la, Pacca, Kutlb, ed Albani, oltre
il Cardinal Consalvi segretario di
COX
stato come capo. Vi fu compreso
mon'iignor Ercolani tesoriere, ven-
ne fatto segretario monsignor Nico-
la Mai-ia Nicolai, e confermato in
sotto - segretario Vincenzo Folcari,
che lo è tuttora. Non si deve tacere
che vi fu qualche variazione nel-
l'impianto, dappoiché con altro bi-
glietto di segretaria di stato del
successivo giorno 16 le si attribuì :
i.° L'incarico di discutere^ e deli-
berare sulle massime da stabilirsi
per una retta, semplice, ed unifor-
me amministrazione pubblica; 2."
Le si tolse ogni facoltà contenzio-
sa, e giudiziale ; 3.° Le facoltà si
limitarono a discutere, e deliberare
sui soli affari e le materie, che le
fossero rimesse dal sovrano per or-
gano della segretaria di stato; 4-°^*
vietò alla medesima di occuparsi
di affari particolari, dell'andamento
ordinario delle amministrazioni, ma
delle sole massime generali, dalle
quali debbono discendere i regola-
menti delle medesime; 5° Si pre-
crisse che le deliberazioni si doves-
sero sottoporre al sovrano per la san-
zione, il quale si riserba la sanzione,
la promulgazione, e la sorveglianza
all'esecuzione. Si accorda ad essa
soltanto la facoltà e il diritto di
richiedere ai capi delle amministra-
zioni gli schiarimenti ed i docu-
menti necessari alle discussioni. In
appresso fu alla congregazione im-
posto il segreto, e vennero aggiun-
ti i Cardinali Mattei decano del
sagro Collegio, e della Somaglia
vicario di E.oma, non che monsi-
gnor governatore pro-tempore.
Dopo la moite di monsignor
Nicolai, segretario della congrega-
zione, ed uditore generale della
reverenda camera apostolica, avve-
nuta nel gennaio 1882, la segreta-
ria della congregazione economica,
CON
I;i quale tiovavasi presso lo slesso
segretario in via di Monsegato, per
ordine della segretaria di stato
venne trasferita in pia7za di chie-
sa nuova in casa del sotto-segreta-
rio sum mentovato, conservando ad
esso la qualifica, l'onorario, ed ogni
altra competenza, compresa la re-
golare distribuzione delle stampe
di governo. La segretaria al pre-
sente si compone del sopraddetto
sotto-segretario, di due minutanti,
e di tre scrittori.
La congregazione economica ,
dall'epoca del suo ristabilimento
nel i8i5, cominciò ad adunarsi
non più presso il Cardinale più
antico in ordine di creazione, ma
per massima nel palazzo apostolico,
e precisamente nelle stanze dei Car-
dinali segretari di stato pro-tc/n-
pore. I Cardinali . componenti la
congregazione, che, come dicemmo,
in principio furono cinque, fra'qua-
li v' erano sempre i Cardinali ca-
merlengo di s. Chiesa, e prefetto
del buon governo, in progresso si
estesero fino a dieci, mentre a tut-
ti i prelati governatori, e tesorie-
ri promossi alla dignità cardinalizia
si conservò il posto, e la rappresen-
tanza nell'economico consesso. At-
tualmente sei sono i Cardinali com-
ponenti la congregazione, tra i qua-
li il regnante Pontefice nel i834
annoverò prima il Cai'dinal Gri-
maldi, e poi il Cardinal Alber-
ghini. Vi è compreso anche il
Cardinal Tosti come pro-tesorie-
re generale. V. Sovranità' de'Pio-
MANi Pontefici.
Congregazione deW Esame dei
vescovi.
Pompeo Sarnelli, Lelt. eccl. tom.
V, p. 68, dice che l'esame dei ve-
CON igj
scovi s' introdusse a' tempi di s. A-
gostino, nel concilio IV cartagine-
se, cap. I, disti net. 2 3: Qui epi-
scopus ordinandus est anlcn exa-
minetur. Perciò fino da allora fu
ritenuta utile cosa, cha i vescovi di
città determinate si esaminassero.
11 Cardinal De Luca, Il Cardinale
pratico, cap. XXXIII, Della con-
gregazione dell'esame de' vescovi,
dice che essendosi nel concilio di
Trento trattato e conchiuso, che la
maggior cosa, in cui si deve por-
re tutta la premura per la conser-
vazione, e per l' incremento della
religione cattolica, è l'elezione dei
vescovi, per provvedere le chiese
di buoni, e capaci pastori; perciò
divenuto Papa nel i5go Gregorio
XIV, il quale come vescovo di Cre-
mona, e come incaricato da Pio
IV intervenne al nominato conci-
lio Tridentino, con una costituzio-
ne prescrisse le diligenze da usarsi
nella elezione dei vescovi. Egli vo-
leva ripristinare l'antico esame ; ma
il suo breve pontificato gì' impedì
di mandarlo ad effetto. Divenuto
Papa nel i 392 Clemente Vili, ol-
tre r inculcare l'esatta formazione
del processo concistoriale, ordinò
che gli eletti ai vescovati di libera
provvisione del Papa, compresi quel-
li d'Avignone, e del contado Ve-
naisino ( siccome dominii della san-
ta Sede), ed anche quelli di no-
mina, o presentazione de' principi
sovrani d'Italia ed isole adiacenti,
si dovessero esaminare pubblica-
mente alla presenza del Papa nella
sagra teologia, ovvero in sagri ca-
noni. Ed è perciò, che istituì que-
sta congregazione, componendola di
alcuni Cardinali e prelati canonisti,
tra' quali sogliono comprendersi il
vicegerente, il decano della rota ,
r uditore del Papa, ed alcuni teo-
igG CON
logi i-egolaii dei diversi Ordini re-
ligiosi, oltre il padre maestro del
sagro palazzo apostolico.
Fu stabilito, che l'esame si fa-
cesse in sagri canoni , ovvero in
teologia, secondo gli studii fatti da-
gli esaminandi, a' quali viene con-
cesso di eleggere in quali delle tre
facoltà bramano faisi esaminare,
dietro istanza che presentano per
mezzo di mons. uditore del Papa.
Ora non si fa distinzione di tre facol-
tà, ma solo di due, cioè teologia,
o sagri canoni. Agli esaminatori
venne imposto, con decreto de'iG
maggio 1623, da Urbano Vili, e
con giuramento, che prestavano al
Cardinal piìi antico della congre-
gazione, e poi al Cardinal vicario,
di non manifestare, ne indicare le
materie sulle quali faranno gli esa-
mi: ma da Clemente XIII in poi
gli esaminatori furono dispensati
dall'emettere il detto giuramento,
e fu permesso ad essi di significare
agli esaminandi i punti, sui quali
verserà l'esame, senza incorrere
nelle censure fuhninate da Urbano
Vili. A questo esame sono sogget-
ti tutti i vescovi delle parti sud-
dette, i vescovi coadiutori, e suffra-
ganei, e quelli ch'essendo vescovi
titolari, sono trasferiti ad una chie-
sa residenziale, bcncliè sieno stati
nunzi apostolici, e chierici di came-
ra, ad onta altresì che per l'eser-
cizio delle loro cariche e giudica-
ture, sia la loro idoneità notoria.
Ne sono esenti i soli Cardinali , e
quelli i quali nel trasferirsi ad un
altra chiesa già avevano per la
prima subito l'esame, ed erano sta-
ti riconosciuti ed approvati, dicen-
do Innocenzo III, in cap. cuui ve-
lìcrahilis n. y : Semel adinisswn
ad aUcjitad qfjfìciuni non po'ff^e in
sùnilì officio reprobavi recjiàrenle
CON
eamdem personae idoneitatem. Gli
esaminatori se sono fatti vescovi,
nel presentarsi al trono del Papa
per l'esame sono da lui dispensati.
Avverte il medesimo De Luca, che
cogli esaminandi di notoria idonei-
tà si procede con riguardo e cir-
cospezione, e non col rigore, che
suol praticarsi cogli altri. Sogliono
i Pontefici dispensare dall' esame
chi era prima stato esaminatore
della congregazione, e il prelato
segretario di essa, non che altri ,
riconoscendone pienamente la ca-
pacità. Per un semplice titolo in
partibun, l' eletto vescovo non de-
ve soggiacere all' esame, per essere
la chiesa extra Italiani , e perchè
essendo essa nelle parti degl' infe-
deli, non hanno diocesani da istrui-
re, né clero da dirigere . Se poi un
vescovo di chiesa residenziale fuori
d' Italia dovesse essere promosso a
qualche sede di quest' ultima regio-
ne. Clemente XII dispose che do-
vesse subire l'esame; talvolta però
in tali casi il Papa dispensa per
prudenti ragioni. Altri poi sono
dispensati in vigore di privilegio
apostolico, o benigno rescritto, che
da essi s' invoca per mezzo di mon-
signor uditore del Papa, detto vol-
garmente Uditore santissimo. All'ar-
ticolo Concistoro [P^edi), ed al §
111 Dell' Uditore del Papa, come
segretario del concistoro , si dice,
che dopo avere tal prelato dato
r avviso di sua elezione al pro-
movendo al vescovato questi fa
r istanza per essere esaminato, o in
teologia, o in sagri canoni: che
stabilitosi dal Papa il giorno del-
l'esame, monsignor uditore lo par-
tecipa al prelato segretario dell' e-
same, colla nota de' soggetti da e-
saminarsi : che quindi detto segre-
tario inlima l'esame tanto ai prò-
CON
moveiidiclie ai Caidinali, ed ai con-
sultori quella mattina stabilita per
l'esame, matidando a quelli, che
dovranno esaminare, il nome del-
l'esaminando; e che se monsignor
uditore interviene all'esame, non
esamina, e se lo farà sarà in sagri
canoni: finalmente, che dopo l'e-
same, e dopo essersi riconosciuta
la dottrina, e il merito dei pro-
movendo, si fa il processo, se non
è stato fatto precedentemente, co-
me ora suol praticarsi ; quindi si
propone in concistoro.
L' uditore del Papa, e il segre-
tario della congregazione concisto-
riale, sempre si annoverano tra i
consultori della contjiesrazioue del-
l' o o
1 esame, e tra quelli in sagri cano-
ni. Suole alcun promovendo sup-
plicare per mezzo di monsignor
uditore il Pontefice di essere esami-
nato in particolare , o da un
Cardinale per singolare concessione,
o da un consultore; ma queste
concessioni sono rare, dovendo tut-
ti soggiacere all' esame pubblico :
però se si deve esaminare un solo
vescovo, si deputa l'esaminatore,
che deve esaminarlo nella propria
abitazione, non avendo allora luogo
l'esame corani Sanctissinio. Quando
si fa r esame in tal modo, il pro-
movendo subisce un solo esame, o
dal Cardinale, o dall' esaminatore
non Cardinale. Talvolta lo stesso
Papa esaminava alcun promovendo:
di Clemente Vili ne fa testimonian-
za il Lunadoro, nell'edizione del
1 646, Della congregazione per esa-
minare i soggetti destinati ai vesco-
vati, dicendo, che il Papa soleva
esaminarli in sagri canoni, ed il
Cardinal Bellarmino nella teologia.
I^ell' istituzione della congregazione,
i Cardinali esaminatori erano otto,
o dicci. Dell'esame, clic faceva Cle-
CON 197
mente Vili, parla anche il Macri
al verbo orcinus^ e riporta l' a-
naloga interrogazione , e risposta.
Si racconta, che quando nel 1G02,
fu fatto vescovo s. Francesco di
Sales, perchè si era recato in Pio-
ma, siccome savojardo, il ministro
di Torino pretese, che non doves-
se soggiacere all'esame, e che le
parti rimasero soddisfatte soltan-
to allora quando Clemente Yllf,
per terminare la questione, disse :
U esamineremo noi.
L'esame de' vescovi per lo più
si tiene nel martedì o venerdì mat-
tina nelle camere del palazzo apo-
stolico, cioè nel pontificio apparta-
mento. Gli esaminandi non possono
essere più di quattro, né meno di
tre, dispensandosi alle volte con
ammettersene due. Sulla preceden-
za degli esaminandi va notato, che
i secolari precedono i regolari, le
dignità maggiori le minori , e tra
gli eguali prevale l'età. Il Papa va
all' esame vestito di sottana , roc-
chetto, e mezzetta, e si asside in
trono. I Cardinali vi si recano col-
l'abito cardinalizio del colore cor-
rente, accompagnati almeno da due
cappe nere, ossiano individui della
propria anticamera ; il caudatario
veste tutto di nero; i consultori
vescovi, prelati, ecclesiastici, e re-
golari, come anche il segretario
dell'esame, hanno l'abito proprio;
e gli esaminandi assumono quello
del loro grado. Che se non sono
prelati, non possono avere l'abito
prelatizio che nella mattina del
concistoro, cioè quando già sono
stati approvati mediante l'esame, e
il processo. Vi sono casi_, in cui
essendosi gli esaminandi smarriti
avanti s\ imponente consesso, il
Papa conoscitore della loro idonei-
tà e dottrina, li dispensò di pro=
1 9^ C O i\
seguirlo; come vi furono casi, seb-
bene rari, che i promovendi non
essendo riusciti nell'esame, e non
avendo potuto corrispondere ai que-
siti ed alle argomentazioni loro
fatte, non vennero approvati, e per-
ciò non furono promossi alla di-
gnità vescovile.
Dai Diari di Roma rilevansi le
seguenti notizie. Nel numero i35
del 17 18 si narra, che Clemente
XI tenne un esame de' vescovi a-
vanti la predica quaresimale; al-
trettanto riporta il numero 720
del 1722, d'Innocenzo XI II. Quin-
di si ha dal numero i 543 dell'an-
no 1727, che Benedetto XIII,
quando si recò alla chiesa di s. Cle-
mente de' suoi padri domenicani
ibernesi per consagrare 1' altare
maggiore , nel contiguo convento
tenne l'esame di diversi vescovi ;
poi rimase ivi a pranzo, ed in co-
ro si pose tra i religiosi all' offi-
ciatura. Il numero 61 59 del 1757
riporta, che stante la convalescenza
di Benedetto XIV, l'esame pei ve-
scovi del concistoro, che tenne in
gennaio nella stessa sua camera
domestica, fu fatto in una di quelle
del palazzo quirinale di sua resi-
denza , senza la presenza di lui.
Pel medesimo motivo di convale-
scenza, Benedetto XIV non inter-
venne agli esami dei vescovi, che
ebbero luogo per due altri conci-
stori, nei mesi di marzo, e di mag-
gio, come si legge ai num, 6195,
e 6219. Altro simile esempio si
ha da Pio VI, il quale essendo in-
fermo nel 1779, nel mese di giu-
gno si tenne l'esame de' vescovi nel
palazzo Vaticano, senza la sua pre-
senza, l^. il numero 464 di tal
anno dei medesimi Diari di Ru-
ma.
L'esame pertanto si suole iure
CON
nella camera dell'appartamento pon-
tificio, ove i\ aduna il concistoro
segreto. Ai due lati del trono del
Papa siedono in due banchi i Car-
dinali esaminatori, stando dietro di
essi, e in piedi gli altri esaminato-
ri ; a destra del trono, su di uno
sgabello si pone un campanello, col
quale il Papa dà il segno, che è
finito l'esame, e prima che s'inco-
minci, egli recita l'orazione: Adsii-
mas Domine sancte Spiritus etc.
Mentre si fa l'esame in questa ca-
mera non vi sono che il Papa, gli
esaminatori, e il promovendo. Giun-
ta l'ora dell'esame, il prelato se-
gretario dell'esame, secondo l'ordi-
ne anzidetto di precedenza, intro-
duce il primo esaminando, e quan-
do avrà terminato, il secondo, e
progressivamente gli altri. 11 pri-
mo esaminando viene a porsi
in ginocchio su di vm cuscino, a-
vendo avanti di sé uno sgabello
di legno, cioè innanzi al Papa, e
in mezzo ai Cardinali esaminatori,
e resta in ginocchioni per tutto il
tempo dell'esame, avendo però a
fianco ed in piedi il segretario del-
l'esame. L'esame si fa dal Cardinale,
e dall'altro esaminatore non Cardi-
nale, il primo sedendo al suo posto,
il secondo in piedi vicino al Papa,
nelle facoltà teologiche e canoniche,
cui si elesse il promovendo, suppli-
cando il Pontefice. Nell'idioma la-
tino gli sono proposte le materie,
ed egli in egual idioma risponde
alle difficoltà, che gli sono obbiet-
tate. I Cardinali esaminano extra
forniarn, e i consultori per lo più
in forma sillogistica. I primi termi-
nano quando vogliono . ma i se-
condi finiscono l'esame ad un cen-
no del Papa. Prima , secondo il
De Luca, ciano tre gli esaminatori
d'ogni promovendo, uno de'quuU
CON
era Cardinale. Compito l'esame, il
promovendo, e tutti gli esaminato-
ri non Cardinali uscivano dalla
camera, ed ivi rimaneva il Papa
coi Cardinali, i quali davano il
loro voto coU'espressione, o formo-
la: Est Idoneus, la quale risolu-
zione veniva registrata in un libro
dal segretario dell'esame, ed il Pa-
pa diceva a monsignor uditore se
ciascun promovendo era idoneo.
Compiti gli esami, lo stesso mon-
signor uditore pubblicava i promo-
vendi per approvati. Al presente
terminato che sia l'esame di tut-
ti, il Papa rivolgendosi agli esami-
natori tanto Cardinali, che non
Cardinali, esterna la sua soddisfa-
zione, se procedettero bene, e tut-
ti convengono con segni di appro-
vazione pegli esaminati, i quali da
quel momento prendono il no-
me di vescovi eletti, e come tali
ricevono gli analoghi trattamenti.
Savissimi e prudenti insegnamenti
di moderazione dà il Cardinal De
Luca agli esaminatori, sul modo
di esaminare i promovendi secon-
do le chiese cui sono destinati, ri-
C(jrdando loro di limitarsi nelle in-
terrogazioni, e non far pompa di
ingegno, e di erudizione, facendosi
carico , che i promovendi stanno
trepidanti avanti il capo venerando
della Chiesa, cui fanno corona Car-
dinali distinti, e dotti personaggi
quasi altrettanti giudici, anche per
l'avvertenza che alcuno degli esa-
minatori stessi, per l' imponenza
del luogo, sono compresi di rispet-
to. In mancanza di un esaminato-
re, dee supplire il segretario sicco-
me esaminatore nato.
Di questa cospicua congregazio-
ne fu benemerito anche Benedetto
XIV. Al presente gli esaminatori
in sagra teologia sono ventiquattro,
CON 199
nove de'quali Cardinali; e gli esa-
minatori in sagri canoni compreso
il segretario sono tredici, sette dei
quali Cardinali. Va però avvertito,
che qualcuno di detti Cardinali so-
no registrati in ambedue le facol-
tà, perchè in ambedue esaminano
i promovendi ai vescovati. La con-
gregazione non ha prefetto, consi-
derandosi per tale il sommo Pon-
tefice, in presenza del quale ( me-
no il caso d'impotenza o infermi-
tà ) ha sempre luogo l'esame. V.
gli articoli CoXGKEGAZlOJfE SOPRA i'e-
LEzioNE de'vescovi, ora non più e-
sistente, e Congregazione concisto-
riale. Anticamente il segretario del-
l'esame soleva essere quello della
congregazione di propaganda fide.
11 segretario fruisce l'onoi'ario di
scudi quattoi'dici mensili , e tie-
ne il l'egistro degli esaminati, di
chi gli esaminò, e del giorno e luo-
go, in cui si fece l'esame.
Congregazione della Reverenda
fabbrica di s. Pietro.
Questa veneranda congregazione
composta di Cardinali prelati, oltre
l'economica amministrazione della
basilica vaticana per ciò che riguar-
da la conservazione, 1' ulteriore or-
namento ed i restauri del medesi-
mo immenso tempio di s. Pietro
e delle di lui adiacenze, gode an-
cora il singoiar privilegio della ge-
losa cura d' invigilare all' esecuzio-
ne, ed esatto adempimento dei le-
gati pii, e per tale effetto tutti i
notari indistintamente sono obbli-
gali nel termine di un mese, sotto
una multa nello stato pontifìcio,
di dar notizie alla l'ev. fabbrica
di tutte e singole le pie disposizio-
ni da essi rogate. Questa congre-
gazione, sebbeue riconosca per pria-
200 CON
ci pai fondatore Clemente Vili, eb-
be origine in epoca assai ante-
rioi'e.
Dappoiché i zelanti Pontefici be-
nemeriti della sontuosa basilica rav-
■visarono, che essa non si sarebbe
potuta conservare splendida, ma-
gnifica, e decorosa senza qualche
particolare assegnamento, costitui-
rono, confermarono, ed ampliaro-
no con facoltà e privilegi que-
sta congregazione, e tribunale, an-
che perchè vegliasse al suo mante-
nimento. Per darle poi una rendi-
ta, le accordarono l'elemosina del-
la santa crociata di diversi regni,
ed inoltre vollero che avesse la
facoltà di applicare tutti quei pii
legafi, che non fossero stati adem-
piti, i legati pii incerti, i legati
lasciati a persone incerte per isgra-
vio di coscienza e per restituzione
di mal tolto, i legati pii ripudiati
o lasciati per pranzi o pubblici
spettacoli, i pii legati che non possano
eseguirsi per qualche impedimento di
fatto o di ragione, ed i legati pii che
si lasciano a persone incapaci: i qua-
li legati tutti i medesimi Pontefici
disposei'o che andassero interamen-
te in benefizio della fabbrica della
chiesa, da cui la congregazione pre-
se il nome. V . Chiesa, o Patriar-
cale BASILICA DI s. Pietro in Va-
ticano.
E primieramente nel rifabbrica-
re Giulio II la basilica Vatica-
na, per provvedere ai bisogni della
medesima, colla costituzione XXII,
Licjuetj concesse larghissime grazie
ed indulgenze a tutti quelli, che
avessero somministrato limosine, od
avessero impiegato la loro opera
nella riedificazione della basilica,
per cui spedi in varie parti del
mondo a raccogliere limosine pa-
recchi commissari. A questi il suc-
CON
cessore Leone X accordò diverse
facoltà, come d'impiegare ed a[)[)li-
caie i legati pii questionabili ed in-
certi, in benefìcio della stessa fab-
brica ec. Quindi il Pontefice Cle-
mente VII,, promovendo il prose-
guimento della fabbrica, coU'auto-
rilà della 3 costituzione Adinones,
Bull. Vat. t. III. p. i56, istituì uu
collegio di sessanta persone di cu-
ria scelte da tutte le nazioni, alle
quali allìdò la cura, e l'amministra-
zione del vasto edifizio, concesse
privativa giurisdizione sopra tutte
le cause concernenti in qualunque
modo l'interesse, le facoltà, e i pri-
vilegi della rev. fabìirica, e per in-
coraggirle forse con privilegi ed e-
senzioni, le sottrasse alla giurisdi-
zione di qualunque giudice, e su-
periore , e persino a quella del
Cardinal arciprete nelle cose rela-
tive alla fabbrica , assoggettandole
immediatamente a sé stesso, e alla
santa Sede, come narra il Marto-
reili, Opere tomo V, Storia del
clero faticano pag. 128. 11 cav.
Lunadoro , Relaz. della corte di
Ruma voi. II, capo XX, Della
congregazione della rev. fabbrica
di s. Pietro, aggiunge che Clemen-
te \II accordò pure al collegio la
facoltà di eleggersi un giudice, al
quale appartenesse la decisione del-
le cause, che lo riguardassero, con
privativa giurisdizione in tutte le
cause, nelle quali potesse avere in-
teresse la rever. fabbrica per qua-
lunque siasi titolo, come pure può
vedersi nel Vespignani, compend.
privileg. rev. fabricae, e nel Cal-
cagnin, Obser. pract. Icg. 19. Quin-
di s. Pio V volle, che dalla sen-
tenza del detto giudice non vi fosse
appello , se non al medesimo col-
legio, né piìi che una volta. Ma
r indipendenza di questo collegio
CON
non sembrò egualmente opportu-
na a Sisto Vj il quale sebbene
l'assoggettasse finché visse, coH'auto-
rità della costituzione 102, alla so-
la persona del Cardinal di Cosen-
za, Gio. Evangelista Pallotta, arci-
prete della basilica con facoltà di
cambiare le persone del collegio
e di emendare e regolare tuttociò
che riputasse utile alla fabbrica,
tuttavia da indi in poi rimase sem-
pre dipendente dal Cardinal arci-
prete.
Clemente Vili, col disposto di
una bolla che si legge nel Bull.
Vat. tom. Ili, p. 333, soppresse
il collegio, e sostituì alle persone
di curia una congregazione di Car-
dinali, e di prelati, dichiarandone
prefetto il Cardinal arciprete /j/o-
teivpore della basilica vaticana, la
cui serie viene riportala al voi. XII,
pag. 822, e seguenti del Diziona-
rio. Ciò non pertanto dalla storia
de'Cardinali rilevasi, che Bartolom-
meo Ferratini di Amelia, canonico
vaticano, fu prefetto della fabbrica
di s. Pietro, e nel 1606 venne crea-
to Cardinale da Paolo V. Cosi an-
cora si legge che il Cardinal Gia-
como Lanfredini, appena eletto Be-
nedetto XIV, fu fatto visitatore a-
poslolico della reverenda fabbrica
di s. Pietro, ma morì nel 1741- ^•
le costituzioni 7, e 8 di Clemen-
te Vili, corroborate dall'approva-
zione d' Innocenzo XII colla sua
terza costituzione; quindi confermale,
ampliate, e meglio dichiarate da
Benedetto XIV, colla costituzione
53 , che comincia eolle parole.
Quanta; ed il Cardinal De Luca,
// Cardinal pratico, cap. XXII,
della congregazione della fabbrica
di s. Pietro.
Sì coiìipone questa congregazio-
ne di diversi Cardinali, che al pre-
CON 201
sente sono sedici, oltre il Cardinal
prefetto, e de' prelati uditore della
cameia , tesoriere, maggiordomo ,
decano della rota, d' un chierico
di camera, e di vari altri prelati,
tra' quali dell'economo, eh' è pure
canonico vaticano, e segretario del-
la congregazione. In oltre di questa
congregazione fa parte integrale an-
che un prelato giudice singolare, il
quale è altresì canonico vaticano ,
e nella promozione di monsignor
economo ordinariamente gli succe-
de nella carica di economo, e segre-
tario. Il detto prelato giudica, sin-
golarmente in Roma, tutte le cau-
se in cui ha interesse per qualun-
que siasi titolo la rev. fabbrica,
ed ha diritto di giudicare anche
nella congregazione generale dei
Cardinali, e prelati. \i sono anco-
ra l'avvocato fiscale, eh' è sempre
un avvocato concistoriale, il procu-
latore fiscale, eh' è sempre uno dei
procuratori di collegio, il cancellie-
re generale , ed il computista. Il
detto cancelliere è anche pubblico
notaro con facoltà di rogaie qua-
lunipie siasi atto dopo un formale
esperimento, che si tiene avanti il
Cardinal prefetto della rev. fabbri-
ca, con r intervento di monsignor
economo, e segretario, e di due
])ubblici notari della capitale, e do-
po l'approvazione sovrana. La se-
gretaria, cancelleria, e computiste-
ria, non che la residenza di mon-
signor economo, sono attualmente
nel palazzo di proprietà della reve-
renda labbrica, già dei marchesi
Astalli, in via Araceli, numero uno,
architettato da Gio. Antonio de
Rossi.
Questa congregazione ha una
estesissima autorità, giurisdizione,
diritti, e privilegi. Tutti i suoi be-
ni debbono considerarsi come quel-
202 CON
li, che iniineJialamente apparten-
gouo alla santa Sede apostolica, o
fisco pontificio. Resoluz. 26 augu-
sti 1733. Tutte le cause, nelle qua-
li ha interesse la rev. fabbrica,
debbono riputarsi come cause della
santa Sede, coli' uso di tutti quei
privilegi, che competono alla rev.
camera apostolica, come si ha dal
moto-proprio di Paolo III, 8 aug.
1 545 : Extraordinaiias expensas.
Si appartiene alla medesima la spie-
gazione ed interpretazione de' suoi
privilegi, nel caso che insorgesse
questione sui medesimi. Non s' in-
tende poi fatta deroga a qualunque
privilegio della rev. fabbrica senza
lina menzione espressa, speciale ed
individuale del tenore di essi, men-
tre una qualsiasi deroga generale,
mancando la speciale ed individua,
si considera piuttosto per un' im-
plicita conferma di ciò, che non si
trova nominato ed espresso nella
deroga. Oltre quanto si è detto di
stjpra, la congregazione della rev.
fabbrica sorveglia specialmente che
si eseguiscano dagli eredi dei de-
fonti, o da quelli cui si appartiene,
i legati pii, ed in caso che non
vengano adempiti, quieta la coscien-
za coll'assoluzione, e composizione,
e supplisce de thesauro Ecclesìae a
favore dei trapassati, che aspettano
r esecuzione dei pii suffragii. Ma
una tale assoluzione e composizione
non si accorda se non quando si
riconoscono giusti i motivi, colle
clausole però opportune, come prin-
cipalmente, che non siensi le ce-
lebrazioni ommesse con animo de-
terminato ad implorare poi la
composizione, la quale è nulla in
tal caso, siccome dichiarò Inno-
cenzo Xlil nella sua coslituzione.
Col mezzo della segretaria di que-
sta congregazione, olire i rescritti
CON
di assoluzione e composizione per
(pialunque mancanza di adempi-
mento di legato pio, si rilasciano
ancora da monsignor segretario i
rescritti di riduzione e traslazione
di messe, di commutazione di gior-
ni, ore, ed altari, di dilazione a
soddisfare le opere pie, di sanazione
s<jpra qualunque diletto di surro-
gazione di fondi dolali dei legati
pii o cappellanie, di abilitazione a
celebrare le messe per aliarli, e fi-
nalmente di esonerazione e libera-
zione da qualunque legato pio, o
cappellania per mancanza di fondi
dotali, o per qualunque altra im-
ponente causa e circostanza.
La costituzione di Benedetto
XIV, che comincia: Quanta cura-
rum, divise la congregazione della
rev. fabbrica in due classi , o spe-
cie , cioè in maggiore o generale ,
edili minore o particolare. La prima
è costituita da un buon numero
di Cardinali, di prelati minori, e
degli altri summentovati. Suole a-
dunarsi nel palazzo pontificio più
volte all'anno ad arbitrio del Car-
dinal prefetto, e nella medesima
vengono agitate le materie conten-
ziose, sulle quali la rev. fabbrica
possa avere interesse in qualunque
modo. La seconda è destinata per
gli affari economici, e si tiene in-
nanzi al Cardinal prefetto coli' in-
tervento di tre Cardinali, e dei
sopraddetti due prelati economo,
e segretario, e del giudice ordinario.
Racconta il Cardinal De Luca,
che nel regno di Napoli fu intro-
dotto questo tribunale con alcune
convenzioni fatte dai regi ministri,
cioè che il giudice non possa pro-
cedere nelle cause senza un asses-
sore secolare, come nou lo potes-
sero i commissari locali della dio-
cesi ; e che la congregazione di
COi\
Roma non ingerivasl nelle cause
del tribunale di Napoli, e solo nel-
le composizioni, quando le parti ne
facevano istanza. Tocca inoltre a
questa congregazione ordinare le
necessarie spese ed ogni altro oc-
corrente per la manutenzione, e
conservazione ben costosa del più
gran tempio del mondo, e de' suoi
annessi. Una volta le spese sino a
cinquanta scudi si facevano con
l'autorizzazione del Cardinal prefet-
to, e di monsignor economo ; se
erano, maggiori, si doveano appro-
vare dalla congregazione particola-
re, alia quale ogni quattro mesi si
presentavano i conti secondo il dis-
posto della costituzione 53 di Be-
nedetto XIV. Oggi detta congre-
gazione parlicoiare più non esiste,
e r economia della rev. fabbrica è
affidata in tutto, e per tutto al so-
lo monsignor economo e segretario.
In ciascun sabbato monsignor
economo e segretario ha 1' udienza
dal Papa. Che se egli fusse impe-
tlito, od assente, si reca all'udienza
il prelato giudice, od il segretario
sostituto. L' oggetto è per riferire
gli affari che riguardano la rev.
fabbrica, e per aveie facoltà spe-
ciali a puter concedere, col mezzo
della suindicata segretaria, quelle
grazie, che sono riservate unicamen-
te al sommo Pontefice. E però nel-
le facoltà ordinarie di monsignor
segretario, che dimanda, e riceve
da ogni nuovo Papa le seguenti
concessioni, le quali si rimettono
all'esecuzione dei rispettivi Ordi-
nari!:
i. Di ridurre temporaneamente le
n)esse avventizie delle cappella-
nie, e dei legati pii temporanei,
e perpetui.
2. Di commutare tcmporaneamcu-
CON 2o3
te i giornij le ore, e gli altaii
prescritti da' testatori , od altri
pii disponenti.
3. Di trasferire temporaneamente
da una chiesa all' altra gli ob-
blighi perpetui, e temporanei
delle messe, colle solite clausole
accedente consensu quoniin inle-
resl, et dummodo popidi comnio-
ditali non officiai.
4. Di accordare temporaneamente
la proroga delle riduzioni, e
traslazioni di messe con le solite
clausole iisdeni perdurantibus cir-
cuiiislanlìis, et servata forma pii-
mae concessionis.
5. Di ammettere la surrogazione
dei fondi, purché consti della lo-
ro idoneità.
6. Di abilitare a celebrare la mes-
sa per aliuni.
7. Di differire per un discreto tem-
po la celebrazione delle messe
avventizie, e di quelle che pro-
vengono da legati pii perpetui,
e temporanei.
8. Di ridurre in perpetuo le mes-
se all'effetto di portare l'elemo-
sina alla tassa sinodale.
9. Di trasferire in perpetuo le mes-
se in altro tempio, ed altare,
quando più non esistono quelli
assegnati nella rispettiva istitu-
zione.
L'economo , e segretario della
rev. fabbrica, è in libera ed assoluta
facoltà, senza bisogno d'implorar-
la, di ammettere a composizione ,
chi ha mancato di adempire a
qualche pia testamentaria disposi-
zione. Perciò chi si trova in que-
sta mancanza, può ricoriere, an-
cora senza palesare il suo nome, né
il luogo, e domandare la composizio-
ne, che gli viene accordata, se non è
recidivo, col pagamenLo di una di-
2o4 CON
screta elemosina, da erogarsi pel
sagro tempio vaticano, e coll'obbli-
go di far celebrare qualche messa.
Se poi l'inadimplente è povero, si ac-
corda la composizione coll'obbligo
di recitare qualche divota preghie-
ra. Che se poi l'inadempimento si è
veriQcato mediante un giudizio ,
monsignor economo, nell'am mettere
alla composizione, non pregiudiche-
rà ai diritti del procuratore , e
del commissario, ma li manterrà
illesi col l'escritto : Concordato pro-
curatore, scu Conìiìiissario, ed aWova.
il supplicante non potrà godere l'ef-
fetto della grazia, se non prima sod-
disfatto il procuratore, o commis-
sario.
JNell'abolizione delle giurisdizioni
di tutti i tribunali particolari, e
privilegiati, Pio VII, nel suo moto-
proprio de'6 luglio i8i7 all'arti-
colo 6 {., dichiarò illesa la giurisdi-
zione della congregazione della rev.
fabbrica. Leone XII, nell'articolo
67 del suo moto-proprio del di
5 ottobre 1824, dichiarò egual-
mente mantenuta la giurisdizione
del tribunale della fabbrica di s.
Pietro. Altrettanto dispose il regnan-
te Pontelìce nel § 382 del suo
moto-proprio del io novembre i834,
contenente il regolamento legislativo,
e di procedura giudiziale. Con di-
spaccio poi del Cardinal segretario
pegli atfari di stato interni, scritto
di espresso volere sovrano al Cardi-
nal prefetto della rev. fabbrica li
i4 novembre i835, vennero stabi-
lite le massime e tracciata la pro-
cedura da tenersi dalla congrega-
zione della fabbrica in tutti i casi
nei quali esercita la potestà giudi-
ziaria coi metodi seguenti.
I commissari della rev. fabbrica
nelle provincie, ed il prelato giu-
dice della stessa làbbrica in Roma
CON
decidono qualunque causa, e per
qualunque somma in primo grado
di giurisdizione. Dai decreti e dalle
sentenze dei commissari fino a qua-
lunque somma, compete 1' appello
al prelato giudice della fabbrica
in Roma. Dalle sentenze del prela-
to giudice in Pioma emanate in
primo grado, appartiene l' aj^pello
alla piena congregazione . Dalle
sentenze emanate da detto prela-
to in figura di tribunale di ap-
pello, quando sieno ditformi, spet-
ta r appello in terzo ed ultimo
grado alla stessa piena congregazio-
ne, nella quale si osservano j me-
todi del tribunale della s. rota,
tanto circa la forinola de'dubbi,
quanto per la pubblicazione delle
decisioni in istampa, per le doman-
de di nuova udienza, e per la
spedizione della sentenza. La pie-
na congregazione della rev. fabbri-
ca ha il diritto ancora di procede-
re, e giudicare in via di segnatura,
e si uniforma ai metodi prescritti
dal citato moto-proprio de' io no-
vembre 1834, pel tribunale supre-
mo della segnatura di giustizia per
r annullamento, ossia circoscrizione
degli atti giudiziali, e sentenze nelle
questioni di competenza fra giudi-
ce e tribunali, suUuuioue ed evo-
cazione delle cause, sulla ricusa di
giudice per legitfimi sospetti, e sul-
le domande di nuovo appello pie-
namente devolutivo in grado di
restituzione in intiero.
Il prelato segretario ed economo
fa le funzioni di uditore di segna-
tura, e l'uditore particolare del
Cardinal prefetto della congregazio-
ne esercita le funzioni di uditore
della prefettuia. Nelle questioni di
valore superiore agli scudi duecen-
to, o di valore indeterminato, non
poiSouo i medesimi interloquire,
CON
ina flebbono rimettere le istanze
alla piena congregazione, come si
pratica nel tribunale di segnatura
(li giustizia.
Negli alTari, che non sorpassano
la somma di scudi duecento, o
non trattano di valuta indetermi-
nata, dai decreti del prelato segrC'
tario ed economo si ricorre all'u-
ditore della prefettura.
Se sono difformi i decreti, com-
pete il ricorso alla piena congre-
gazione, sebbene si tratti di som-
ma non eccedente gli scudi due-
cento. Accordata dalla congregazio-
ne in figura di segnatura la resti-
tuzione in intiero, la causa viene
portata all' esame, e giudizio della
piena congregazione, sebbene vi ab-
bia interloquito, o in grado di ap-
pello in secondo e terzo grado, o
come tribunale di segnatura.
Gli atti preparatori per la pro-
posizione delle cause di qualunque
specie in piena congregazione , e
per l'estensione delle decisioni, co-
me pvu-e l'esecuzione delle risoluzioni
e rescritti, e per la tassa di spese,
si fanno avanti monsignor segreta-
rio, che sempre ed in qualunque
causa è il ponente, il quale fa la
relazione in piena congregazione,
e ne pubblica le risoluzioni, e le
decisioni.
La rev. fabbrica di s. Pietro ha
anche la giurisdizione criminale per
qualunque siasi delitto, che si com-
mettesse nella basilica e nelle sue
peitinenze da qualsivoglia persona
anche ecclesiastica. Per la direzione
delle cause criminali, evvi un giu-
reconsulto col titolo di luogotenen-
te, o uditore criminale, e per la for-
mazione de'processi può valersi dei
ministri anche laici. Nel trattare gli
adari, e le cause criminali proce-
de in tutto conformemente ai me-
CON 20 )
todi, e alle pratiche delle curie ec-
clesiastiche. Nei delitti minori mon-
signor economo e segretario giu-
dica singolarmente. Nei delitti mag-
giori giudica una congregazione,
presieduta dal Cardinale prefet-
to. Dalla sentenza di questa con-
gregazione, si appella alla piena
congregazione della rev. fabbrica.
Tale giurisdizione non solo non fu
derogata con moto-proprio di Pio
VII, e coi regolamenti legislativi
del Papa che regna, ma fu bensì
da ambedue i Pontefici conser-
vata.
Dalla raccolta delle leggi e di-
sposizioni di pubblica animi ni slra-
lione, che nell' odierno pontificato
si vanno pubblicando, al voi. V,
pag. 45 si legge conservata dal-
le nominate ultime legislazioni la
giurisdizione del tribunale della fab-
brica di san Pietro, nelle cause
ecclesiastiche civili di sua compe-
tenza; nel voi. Ili dell'anno i834
p. 106, evvi la conferma della giu-
risdizione particolare del tribunale;
alla pag. 108 la dichiarazione, col-
la quale si rende inappellabile il
disposto dell'articolo 383 del citato
moto-proprio di Gregorio XVI dei
IO novembre di detto anno, alla me-
desima sagra congregazione della fab-
brica di s. Pietro, allorché procede
come tribunale di appello, ed in tutti
i casi nei quali esercita la potestà
giudiziaria, su di che è pure a
vedersi il volume II, p. 879 del
1834, nel quale viene paiimenti
dichiarato, che il tribunale della
reverenda fabbrica procede negli
appelli, e nei ricorsi colle forme
stabilite per la sagra rota, e pel
supremo tribunale della segnatura.
Oltre agli autori summentovati,
sono a consultarsi i seguenti. Jaco-
bo Cohellio, Nolilia Cardinalaius,
2o6 CON
congregati o XI, De conslruenda ei
exornanda basilica priiicipis apo-
slolorum, sive prò fabrica s. Pttri;
Gio : Carlo Vespignani (che fu giu-
dice di questa congregazione), Coni-
pencliuin privilcgiomni rei'er. fn-
bricae. s. Pietri, Romae 1676, iVb-
tis et nonnullis accessionìbus locu-
pletatum a Hier. Baldassino, Romae
176-2; Filippo Maria Renazzi, Com-
pendio di teorica e di pratica per
uso de' commissari ed altri iiffiziali
della rev. fabbrica di s. Pietro,
Roma 1793; Stato della rev. fab-
brica di s. Pietro, dall'anno 1785
al 1 79-2, Roma 179'^'. Ma me-
glio di tutti completamente, e con
grande erudizione, Nicola Maria
Nicolai, ch'era stato fiscale della
congregazione, ci diede un'interes-
sante opera col titolo de vaticana
basilica divi Petri, ac de ejusdem
privilegiis, libri rpiatuor cani appen-
dice, Romae typis Vincentii Pog-
gioli.
Congregazione dell' Immunità
ecclesiastica.
Questa ragguardevole congrega-
zione, che tratta le controversie in-
torno la libertà ed indipendenza
della giurisdizione ecclesiastica, ed
intorno alle violazioni, che si com-
mettono contro di essa, fa rispetta-
re r immunità dovuta alle chiese,
e ai luoghi che la godono; del-
la quel cosa ci diedero l' esempio
gh stessi gentili, i quali resero i
loro templi immuni, e quali asili
sicuri ed inviolabili pei rei. Anti-
chissima è nella Chiesa l'immunità,
e tra gli altri ne rende testimonian-
za Ammiano Marcellino, che visse
sotto l' impero di Costanzo nel se-
sto secolo. Lo scrittore Zosimo af-
ferma, che l'immunità fu sempre
CON
sostenuta dalla Chiesa con ogni
impegno e con tutta la hbertà ec-
clesiastica, per la quale i concili fe-
cero santissimi canoni, ed i romani
Pontefici si adoperarono con molto
zelo. f^. Immunità' ecclesiastica.
L'origine della sagra congrega-
zione dell'immunità, e controversie
giurisdizionali, considerata come tri-
bunale, e come tutrice speciale, costi-
tuita provvidamente dalla sapienza
de' Pontefici a difesa dell'immunità
locale, personale, e reale, rimonta a
tempo assai rimoto. II p. Lantusca
dei minori francescani in un mano-
scritto autografo ben ordinato ed
esistente nell'archivio della congre-
gazione, che comprende il periodo
dal i34o al 1626, cita una bolla
di Benedetto XII data da Avignone
a' 16 maggio i34o a favore del-
l'università di Cremona, ed a di-
fesa della libertà ecclesiastica. Quin-
di cita le altre seguenti bolle tli
Innocenzo VI, Tactus dolore cordis
intrinsecus, contro i violatori del-
l' immunità ecclesiastica, data dal
Laterano a' 18 aprile i357 , e
trasmessa all'arcivescovo di Milano,
e a tutti i vescovi della Lombar-
dia; d'Innocenzo Vili del i49">
moderatoria, e confermatoria della
bolla di Benedetto XII ad istanza
dell' università di Cremona. Per al-
tro queste bolle, siccome speciali,
non si trovano nel bollarlo roma-
no. Dopo ciò il medesimo p. Lan-
tusca raccolse periodicamente i de-
creti immunitari, da Clemente VII
a Clemente VIII, cioè dal iSaS
al 159'), tra' quali avvi un monitorio
al re di Francia Francesco I, allora
anche duca di IMilano per l'esenzione
del clero di Lodi dalla parte co-
lonica. Quindi raccolse una serie di
decreti immunitari, specialmente dei
Pontificali di Paolo V, Gregorio
CON
XV, ed Urbano Vili, sotto i quali
già vegliava per la sagra immuni-
tà una congregazione speciale di
prelati, presieduta da un Cardina-
le per decidere le cause immuni-
tarie, che venivano alla santa Se-
de da tutti gli stati d'Italia, da
oltremonte e da oltremare , come
da Aragona, Catalogna, Portogallo,
Ragusi, Illiria, Sicilia, Malta, Lipa-
ri, e sino dal Messico. A cura dei
prelati segretari si continuò poi
r utile lavoro del p. Lantusca , e
la collezione de' decreti riuniti in
vari tempi da monsignor Paolucci,
primo segretario della congregazio-
ne, sino al di d' oggi.
Non deve credersi , che nell' età
precedenti mancassero tutori alla
sagra immunità sublime di origi-
ne, e non indotta dalla legge de-
gli uomini, ma dalla religione , e
dall' intima riverenza verso di essa.
11 decreto di Graziano, e le de-
cretali di Gregorio iX ne fornisco-
no molti documenti. I vescovi per-
ciò, ed i Papi di ogni secolo a
tutela della immunità, e libertà ec-
clesiastica, soffrirono ogni calamità,
e prodigarono per sino la vita. O-
mettendo esempi più antichi, s. Gre-
gorio VII, intrepido sostenitore, e
vindice dell' immunità , mori per
essa in esilio a Salerno ; s. Tom-
maso arcivescovo di Cantorbery ,
profugo per l'immunità dall'In-
ghilterra, accolto benignamente nel
1171 da Alessandro HI, cadde poi
martire dell'immunità per ordine
del re Enrico li. Difesero egual-
mente la libertà con eroico zelo i
Borromei, ed altri degni vescovi.
Questi però ordinariamente, per la
naturale loro potestà, e giurisdizio-
ne, erano i giudici dell'immunità
nella loro diocesi. I Papi, ai quali
Dio affidò la cura della Chiesa uni-
CON 207
versale { per cui sempre alla santa
Sede appartennero le cause maggio-
ri del cattolicismo ), ne' casi straor-
dinari , e nei gravami delle parli
contendenti, erano i giudici supe-
riori di appello, che con opportu-
ni e saggi rescritti definivano le
controversie. In fatti sull'argomen-
to del privilegio clericale a favore
de' chierici, di cui si tratta anche
all' articolo Ecclesiastici (A edi), a
favore dei chierici celibi senza i
canonici requisiti, Clemente III nel
1187, nel capit. 25: In aiidientia,
ed Innocenzo III del 1198, cap.
Contingit de sentent. excoinunic, al
vescovo di Ferrara stabilì il meto-
do giudizioso della trina monizio-
ne, per richiamare i chierici al
loro dovere, che, in caso di trascu-
ranza, si dichiarassero decaduti dal
privilegio.
È pertanto fuor di dubbio che
la sagra immunità nacque col mon-
do: fu nella legge scritta, non che
presso tutte le genti , ove furono
templi e sacerdoti. Nella legge di
grazia i vescovi, i concili, e i Papi
sempre la sostennero vigorosamen-
te, su di che vanno consultate le
bolle di Gregorio XIII. Quindi e-
retta da Sisto V la congregazione
de' vescovi e regolari , ebbe questa
r esclusivo e geloso incarico di tu-
telare, e vegliare sui diritti della
sagra immunità, ed il successore
Gregorio XIV nel iSpo emanò
alcune leggi sulla immunità delle
chiese, colla bolla Ex quo. In pro-
gresso di tempo ed in occasione di
alcune sopravvenivle diflerenze tra i
giudici ecclesiastici e secolari, nei
processi criminali o civili intentati
contro i chierici, la cui conoscenza
poteva spettare agli ecclesiastici ed
ai secolari, non che per l'affluenza
degli affari da cui era gravata la con-
2o8 CON
gregazione de' vescovi e regolari, si
pensò dai romani Pontefici di forma-
re una congregazione di prelati, qua-
si come parte delia detta congrega-
zione, acciocché atlendcsse privati-
vamente alle materie dell' immu-
nità. Cos'i venne progredito sino ad
Urinano Vili, il quale a' 3o aprile
1626 tenne Tuli ima con£;rei:razione
prelatizia, e volendo dare migliore
e più stabile piovvedimeuto a que-
sta delicata materia, nel 1626 pen-
sò d istituire questa congregazione
Cardinalizia come oggi si trova. Es-
sa per la prima volta si adunò ai
28 maggio, e dai Pontefici succes-
sori fu confermata ed ampliata con
apostoliche costituzioni, massime da
Benedetto Xlil colla bolla In supre-
mo, da Clemente XII cella bolla Offi-
cio, da Benedetto XIV, Bull. t. Ili ,
p. 160, Inslitutiones Ecclesiasticasj
da Clemente XIII che prescrisse
meglio le regole, e le norme Ira
la giurisdizione ecclesiastica , e lai-
cale, mediante il contenuto della
costituzione PraestatRomanum Pon-
tificem, data a' 23 agosto 1766,
che si legge presso il Guerra, Epit.
Bullar. t. Ili, p. 67. F. il Cardi-
nal De Luca, Rei. Rom. Cur., ed
il Cardinale pratico, della congre-
gazione sopra la giurisdizione del-
l' immunità ecclesiastica.
La congregazione venne costituita
da diversi Cardinali , e da diversi
prelati (tra' quali si annoverano il de-
cano della rota, un chierico di came-
ra, il decano della segnatura di giusti-
zia), dal segretario del buon gover-
no, dal decano di consulta, da un
prolonotario apostolico , da monsi-
gnor vicegcrente, dal segretario del
buongoverno, e da altri prelati del-
1 una e l'altra segnatura referenda-
rii, tra cui avvi il segretario perito
nei sagri canoni, e nelle materie
CON
forensi. Si stabili, che i prelati vo-
tanti fossero dei principali tribunali
e congregazioni di Roma , accioc-
ché ognuno potesse in essa votare
con piena cognizione degli argo-
menti, e per maggiore autorità del-
la congregazione. La maggioranza
degli aiiari periodici e quotidiani ,
si doveva disimpegnare dal Car-
dinal prefetto, e dal prelato segre-
tario. JXei suoi primordi , al dire
del Lunadoro, Relaz. della corte
di Roma, dell' edizione del 1 646 ,
la congregazione si adunava ogni
martedì in casa del Cardinale piìi
anziano , e il Cardinal prefetto
godeva l'annuo onorario di mille
scudi. Al presente la congregazione
si aduna nel palazzo apostolico abi-
tato dal Papa, ed il prelato segre-
tario ha r udienza dal Pontefice
quando ha materie da riferire,
che superino le facoltà ordinarie
concesse alla sagra congregazione,
ed il prefetto non gode più ono-
rario. Ora, oltre il Cardinal pre-
fetto, si compone di diecinove Car-
dinali, e di nove prelati compreso
il segretario ; avvi il sostituto, e la
segreteria. Per organo del prelato
segretario passano le lettere che si
ricevono, e a cui si risponde eco-
nomicamente secondo le leggi im-
munitarie, o si comunicano le de-
cisioni della piena congregazione :
le lettere sono sottoscritte dal Car-
dinal prefetto, e dal segretario, e
munite del sigillo del primo. Nelle
solenni adunanze si consulta sopragli
alTiri piìi gravi, o di massima gene-
rale, o nelle appellazioni delle curie
vescovili, o dove le parti portino con-
traddittoriamente, e direttamente
qualche questione immunitaria.
Dice il citato De Luca, che que-
sta congregazione ordinariamente
procede in forma estragiudiziale ; ed
CON
alcune Tolte assume min specie tìi
cognizione giudiziale sopra la legit-
tininzione del processo fatto sul de-
litto, il quale si pretende eccettua-
to. Fra le altre cose è considera-
bile per la pratica del ("oro, che
almeno noli' Italia è un tribunale
dei ricorsi con la privativa in cpie-
sla materia dell' immunità, e della
giurisdizione ecclesiaslica coi seco-
lari. Che però dai vescovi ed Or-
dinari de' luoghi non si dà l' ap-
pellazione ai metropolitani, ovvero
ad altri superiori , in quel modo
che si dà nelle altre cause, ma
soltanto si dà il ricorso a questa
congregazione , la quale però non
prende parte nelle cause di eccle-
siastica giurisdizione ti-a i vescovi
e i prelatij dovendosi esse trattare
nella forma giudiziale in rota , e
negli altri tribunali, ma solamente
quando trattasi della violazione del-
la libertà o giiu'isdizione ecclesia-
stica per i giudici e tribunali seco-
lari, con autorità di giudice, e di
magistrato. Del resto le principali
materie, che si propongono dai
prelati ponenti nella congregazio-
ne , prescindendo da quelle, che
per liguardo agl'interessi del prin-
cipato si risolvono dalla segreta-
ria di stato, o da qualche par-
ticolare congregazione ; versano so-
pra esami di delitti, o di rei, che
godere non possono dell' immunità
ecclesiaslica secondo le costituzioni
apostoliche, in esaminare la manie-
ra ed il sito delle catture, od i pesi
e le gabelle imposte da alcun ma-
gistrato, o da qualche comunità ci-
vica, alle persone e ai luoghi ec-
clesiastici, essendo di somma em-
pietà il turbare, e ledere i diritti,
e la indipendenza di santa Chiesa,
di che si tratta nei relativi articoli
del Dizionario.
VOL. XVI.
CON 2^'9
Finalmente questa congregazione,
come risulla dall' appendice del
concilio Romano, p. •:>-84, e 290 ,
riceve le appellazioni delle cause,
che in prima istanza eransi prodot-
t(! avanti le curie vescovili. Quan-
do una causa deve portarsi al giu-
dizio della piena congregazione,
tocca al segretario di destinare il
ponente, e questo deve fare il ri-
stretto delle eause, che si chiama il
foglio, ove compendiosamente espo-
ne la questione, il fatto, e il dirit-
to, da cui emergono uno o piìi
dubbi da risolversi. Quindi detto
foglio dieci giorni innanzi si distri-
buisce a tutti i membri della con-
gregazione. Questa congregazione ,
come quelle del concilio , e de' ve-
scovi e regolari, non usa de' man-
dati per dare esecuzione ai suoi
decreti, ma li eseguisce il tribunale
dell' A. C. come semplice esecutore.
Le risoluzioni della congregazio-
ne comprese nella Siuopsi e rac-
colta delle medesime fatta dal p.
abbate generale de' cistcrciensi, d.
Andrea Ricci, furono stampate in
Torino, con questo titolo : Synopsi.i,
decreta, et resolationes S. Coug. Ini-
mimitalis, ove si legge: Resolationes
et decreta hujus S. C. fieri in con-
creto, non in abstracto , unde non
semper trahendae sunt in conserpien-
tiam, sed solitnimodo in variatis
facti circumstantiis firma regula .
Con tale avvertenza bisogna per-
correre il p. Ricci. Non è a tacersi,
che gli affari di questa congrega-
zione, comparativamente ai tempi
antichi, si sono diminuiti per ima
ragione canonica. I vari concordali,
specialmente da Benedetto XIV in
poi, fatti coi principi laici e la san-
ta Sede, portarono di conseguenza,
che molte delle cause immunitarie,
o rimisero alquanto dell' antica di-
• 4
2(o CON
sciplina, od assunsero altre forme,
e giudici ecclesiastici in pariibus,
e quindi le questioni in minor nu-
mero vengono alla congregazione
della immunità.
Si può consultare eziandio il Da-
niclli, Rccentior. Praxis Rovi. Cnr.,
ed il Cohcllio, Notitia Cardinalalus
congreg. IV^ De Immunitale eccle-
siastica. Nella Raccolta delle leggi,
che annualmente si stampano dalla
tipografia camerale , suU' immunità
si ti'atlano i seguenti punti : voi.
II f, p. I e 363, Privilegi j e for-
me de W esigenza delle tasse pubbli-
che dovute dagli ecclesiastici : voi.
V, p. 277, Regole dell' immunità
ecclesiastica relativamente ai giudi-
zi criminali: p. 307, Conferma dei
privilegi degli ecclesiastici negli atti
criminali: p. 3o8 , Quali delitti
tolgano il diritto d' immunità; e co-
me si proceda all'estrazione dei
rei dai luoghi immuni, voi. VI, p.
467.' La sagra congregazione del-
l'immunità è incaricata di conce-
dere facoltà annuale alle commis-
sioni dei comuni per esigere i da-
zi comunali dagli ecclesiastici, f^.
il Regolamento organico, con ap-
pendice, de' 5 novembre i83i ; ed
il moto-proprio de' io novembre
1834, pubblicati dal regnante Gre-
gorio XVI. Dalle sue provvidenze,
e da quelle de' suoi predecessori
fui'ono eccettuati, ed esclusi, sotto
r osservanza di certe discipline a
pubblico bene, alcuni delitti più
enormi del sagro asilo dell' immu-
nità. Per la cappella, che i Cardi-
nali di questa congregazione ogni
anno celebrano nella chiesa od ora-
torio interno del collegio inglese,
a' 29 dicembre nella festa di s.
Tommaso arcivescovo di Cantorbe-
ry per onorare questo sostenitore
della immunità ecc!l,^iastica, ìT. il
CON
volume IX, pag. i47 del Dizio-
nario.
Elenco di alcuni Cardinali prefetti.
Giambattista Pamphily , romano ,
Cardinale di Urbano Vili , da
cui inoltre fu fatto prefetto del-
la congregazione. Nel 161 4 gli
succedette nel pontificato col no-
me d' Innocenzo X.
Giulio Sacchetti, fiorentino, nato in
Pioma, Cardinale di Urbano Vili:
morì nel i663.
Angelo Gelsi, romano, Cardinale
di Alessandro Vili: morì nel
1671.
Francesco del Giudice , genovese ,
Cardinale di Alessandro VII :
morì decano del sagro Collegio
nel 1725.
Sebastiano Antonio Tanara, Car-
dinale d' Innocenzo XII : cessò di
vivere decano del sagro Colle-
gio nel 1728.
Giorgio Spinola, genovese, Cardi-
nale di Clemente XII : terminò
i suoi giorni nel 1738.
Giambattista Spinola , genovese ,
Cardinale di Clemente XII: mo-
rì nell'anno 1753.
Giacomo Lanfredini , fiorentino ,
Cardinale di Clemente XII : mo-
rì nel 1741-
Raniero Delci, sanese. Cardinale di
Clemente XII : morì decano del
sagro Collegio nel 1761.
Valeriana Borromei, milanese, Car-
dinale di Clemente XIII: morì
nel 1793.
Gaetano Fantuzzi j, di Piavenna ,
Cardinale di Clemente XIII: mo-
rì nel 1778.
Luigi Valenti Gonzaga di Manto-
va, Cardinale di Pio VI : morì
nel 1808.
Bartolommeo Pacca di Benevento,
CON
Cardinale di Pio VII , altuul-
mcnle decano del sagro Collegio.
Emmanudc de Gregorio, napolita-
no, Cardinale di Pio YIII : mori
nel 1839.
Aimibalc della Genga , spolelino ,
Cardinale di Pio VII, che lo fe-
ce prefetto, e lo ebbe a degno
successore nel 1823 col nome
di Leone XII.
Carlo Maria Pedicini, di Beneven-
to, Cardinale di Pio VII, al pre-
sente sotto-decano del sagro Col-
legio.
Giaeoino FUIppo Fransonij geno-
vese, Cardinale di Leone XII,
fatto prefetto nel i83i, dal re-
gnante Gregorio XVI.
BenedeUo Barberini, romano. Car-
dinale di Leone XII, fatto pre-
fetto dal Papa regnante nel 1 834-
Congregazione dell' Indice de' libri
proibiti.
Chiamasi questa Congregazione
dell' Indice j perchè come diremo
è suo officio l'esaminare i libri
stampati, e le opere contrarie ai
donimi della fede, ed alla morale,
e compilaine un indice o registro,
che pubblica nel proibiie la lettu-
ra di tali opere. Saggiamente i
romani Pontefici, sino dai primi se-
coli della Chiesa, adottarono la
disciplina d' interdire i libri scanda-
losi, che potevano pervertire colle
false loro dottrine, il costume, e la
credenza de' fedeli. A tal effetto il
concilio romano, adunato nell'anno
494 ovvero nel 496 dal santo Pon-
tefice Gelasio I, con un decreto di-
chiarò quali libri dovevano rice-
versi, e potevano leggersi, e quali
dovevansi rigettare. F. Indice dei
11 GIÙ, e Libri.
Il Cardinal de Luca, il Cardi-
CON 2 11
naie pratico, capitolo XXXI, Del-
la Congregazione deW Indice dei
bbri proibiti j osserva che antica-
mente non essendovi gran copia
di libri, giacché la stampa non in-
cominciò che dopo la metà del se-
colo XV, il Papa da sé medesimo,
e per mezzo di quelli che deputa-
va, esaminava i hbri sì per l'ap-
provazione, sì per la proibizione, e
riprovazione di essi. Ma moltipli-
catisi i libri colla stampa, e sopram-
modo i perniciosi e pestiferi, dopo
le fatali eresie di Lutero, CalvinOj
ed altri disgraziati apostati, che ne
compilarono un numero grandissi-
mo, con grave danno della fede,
e de' costumi, da Pio IV, e dal
concilio di Trento nella sessione
XVIII, furono deputati alcuni Car-
dinali, ed alcuni padri di speri-
mentata pietà e dottrina cattolica
per l'esame, e proibizione dei li-
bri di tal genere pubblicati, for-
mandone un indice dei loro autori.
Prima però di questo incarico, av-
verte il Zaccaria, Storia letteraria
d'Italia, tom. III, p. 293, e 3o6,
ove ci ha dato una breve storia
Ae^V Indici romani sino a quello di
Benedetto XIV, che già monsignor
della Casa essendo nunzio di Pao-
lo III in Venezia, nel i548 pub-
blicò un indice di libri proibiti,
sul quale nell'anoo seguente l'apo-
stata Pier Paolo Vergerlo stampò
un suo giudizio, e discorso. Quin-
di nel iSoy Paolo IV fece impri-
mere pel Biado un indice che é
rarissimo, e da pochi conosciuto ;
ma non essendone il Papa rima-
sto contento, ne ordinò un altro,
che fu pubblicato nel i559.
Formatosi pertanto dai commis-
sionati del concilio di Trento l'in-
dice de' libri da proibirsene la let-
tura, fu sottoposto all'esame^ e re-
-> I 7. C O X
visione «lol dello Ponlencc Pio tV,
il quale avendo ciò fatto eseguire
da prelati dottissimi, l'approvò ai
24 marzo i564, colla costituzione
78 Dominici Gregix, la quale si leg-
ge nel Bull. Rom. tom. ll,pag. 108
del Cherubini, che è la costituzio-
ne loi del Bìill. Rom. tom. IV,
parte II del Cocquelines. A tale
indice furono premesse in dieci ti-
toli certe Regole dai padri, le quali
si chiamano Regole dell' Indice, e
contengono molte cose da osser-
varsi tanto dai vescovi, che dagli
inquisitori, e dagli stampatori intor-
no alla lettura, revisione, e vendita
de' libri. Osserva il JVovaes nella
vita di Pio IV^ che il concilio in-
vitò i deputati alla formazione del-
l'indice, che quanto su tal mate-
ria avessero riunito, fosse al Papa
presentato, acciocché egli col suo
giudizio, e colla sua autorità lo
terminasse, ciò eh' egli fece tre niesi
dopo il termine del concilio; la
qual cosa dimostra, che la maggior
parte del lavoro era già da quello
disposta, non essendo possibile che
in soli tre mesi si avesse jiotuto
svolgere s'i grande operazione, e
condurla a fine. Quindi la facoltà
teologica di Parigi negli articoli,
pei quali a' 1 5 luglio 1567 giudicò
meritar condanna la Bibbia in idio-
ma francese di Rei>ato Benedetto,
citò le Regole IH e IF di questo
indice, sotto il nome di concilio di
Trento. F. La Fonlaine, tom. Ili
della costituzione l nigenilw!. col.
I2i5. Aggiunge il citato iVovaes ,
che l'indice pubblicato anteriormen-
te da monsignor della Casa, dopo il
Vergerlo, fu attaccato da Quesnel-
lo, e dagli altri, che con vituperi, e
fanatiche contumelie inveirono con-
tro la proibizione dei loro libri ,
e di quelli della loro tempra;
CON
fitta giustamente dalla santa Se-
de.
Incombendo alla Congregazione
della ianln Romana Inquisizione
(Fedi) vegliare sulla pravità dei li-
bri, e degli scritti , esaminarli, e
proibirli, toccava ad essa far ese-
guire le mentovate regole, e l' in-
dice di Pio IV, e del concilio di
Trento; ma succedendo a questo
Pontefice s. Pio V già dell'Ordine
de' predicatori, come quello che più
d'ogni altro conosceva i molti e
gravi affari che deve trattare la
menzionata congregazione, nell' an-
no 1 57 1 coH'autorità della costi-
tuzione, che citano molti scrittori,
ne deputò espressamente una par-
ticolare, perchè si dedicasse in modo
speciale dell' interessante e geloso
argomento. Anche il Catalani cita
la suddetta costituzione, ed ecco la
memoria analoga, che se ne legge
nell'archivio della congregazione;
-•' Plus V erexit Congregationem
» Indicis i57f. Delegavit Cardina-
>' les Clarevidlensem, Theanensem ,
» Montis-Alti (che fu poi Sisto V)
» Justinianum. Sed inde defuncto
» Clarevallense subrogatus fuit Sir-
» Ictus. Consultores, episcopus Reg-
» gien, episcopus Signinus sacrista,
" magister sacri palatii, procurato-
" res ordinum mendicantium, se-
» cretarius , fr. Antonius Possius
» ordinis min. ", come quello che
essendo stato molto tempo al con-
cilio di Trento aveva piena cogni-
zione della prefata deputazione isti-
tuita dal medesimo concilio, e che
le diede per segretario un religio-
so domenicaiìo di cui si riparlerà,
mentre dopo fr. Antonio tutti gli
altri segretari furono domenicani.
Rimase però eguale giurisdizione
ed autorità alla congregazione del-
l'Inquisizione, la quale in progres-
e GIN
so continuò talvolta a proiMie con
[ìiuticolar tiecieto (jiie' libri, che
d'ano stati già inteidetli dalla con-
gregazione dell' Indice. Quindi Sisto
V nel i'ti(S7 iieir istituire e confer-
mare molle congregazioni colla bol-
la iiìiiitcìifia, approvò ed ampliò
ancor qnosla, i»jn:uicandola di ri-
produrre di tempo in tempo l'in-
dice de' libri proibiti, pel mante-
in mento della purità della fede,
contaminata dagli eietici per mez-
zo della stampa, concedendole fa-
coltà di accordare la licenza di
leggere e ritenere libri proibiti ai
teologi, canonisti, ed altri letterati,
non per altio fine che pei* confu-
tarli e purgarli dagli errori, cono-
scere questi e combatterli ; laonde
senza i richiesti requisiti, e senza
giusti motivi, la licenza non si do-
vesse accordare. Ampliò egualmente
l'autorità di questa congregazione
il zelante Clemente Vili; che inol-
tre a' 17 ottobre laqtì colla costi-
tuzione 112 SacrosaiicUini Fichi
Calliolicac disposi timi , presso il
Ball. Roin., toin. V, part. II, pag.
iS2, fece pubblicare un nuovo in-
dice di libri proibiti, sul quale egli
avea nei precedenti anni fatto la-
vorare con diligenza i Cardinali, e
deputati della stessa congregazione,
il lodato Zaccaria, nella sua Sto-
ria della proibizione de libri, lib.
I, epoca sesta, p, i66 e seg., eru-
ditamente tratta questo punto.
Lamentandosi molti autori catto-
lici, che i loro libri erano proscrit-
ti talvolta dalle congregazioni del-
l' ln({uisizione ossia del s. Ofiizio,
e da questa dell'Indice, il gran
Pontefice Benedetto XIV, per to-
gliere motivi alle loro ingiuste que-
rele, e perchè la tlignità delle proi-
bizioni della santa Sede si mante-
nesse nel suo vigore, col disposto
CON 2 I 3
della costituzione Sollicita et provi-
da, data die 9 julii 17^3, Bull,
Militi, toni. XIX, p, 59, piena di
ecpiità, e di saviezza, per cui me-
ritò gli applausi di tutte le nazio-
ni, determinò il modo che dove-
vasi osservare nell'esame, e nella
condanna de' libri , massimamente
di autori cattolici, proponcntlo al-
cune saggie regole a' Cardinali, etl
a' consultori della congregazione, le
((uali vengono eseguite nell' esame
de' libri, e nel giudizio, die se ne
deve fare. A qnesta sì opportuna
costituzione molto concorse co' suoi
lumi e consigli, il dotto Cardinal
Quirini, allora prefetto della sagra
congregazione, il quale per lo zelo
che aveva di .s\ grave punto, si
offrì del proprio a supplire alle spese
die dovevano derivare dal nuovo
inetotlo, ed a formare perciò un
fondo, come meglio descrive il Zac-
caria, Storia della proib. , epoca
VII, u. 6, e seg.
La congregazione nella sua isti-
tuzione venne costituita da alcuni
Cardinali, oltre il Cardinal prefet-
to, da un numero considerabile di
religiosi ed altri ecclesiastici profon-
di nelle materie teologiche, dal p.
lìiiiestro del sa^ro palazzo aposto-
lico [P^edi) prò tempore, per cui ha
la qualifica di assistente pcrpeliio,
il quale, pel suo uffìzio, è incarica-
to della revisione ed approvazione
de' libri che si stampano, ed intro-
ducono in Iioma, e del medesimo
suo Ordine de' predicatori è il se-
gretario della congregazione. Anti-
camente la congregazione si aduna-
va in casa del Cardinal prefetto,
ma dipoi nel palazzo apostolico ove
risiede il Papa. Quando alla con-
gregazione si denunzia qualche li-
bro sospetto, se ne commette la
revisione ad un consultore, il qua?
2i4 CON CON
le, nclìa successiva congregazione di Trento deputato in segrelaiio
riferisce il proprio parere, e l' esa- della suddetta deputazione appunto
me che ne ha fatto, se vi sono un religioso dell'Ordine di s. Do-
cose contro la fede, i buoni co- menico, che fu il p. fr. Francesco
stumi, la giurisdizione ecclesiastica Forerio di Lisbona, teologo al me-
ec, e quindi si passa alla disamina, desirao concilio, per la formazione
e per voti si determina se debba- dell'indice de'libri da proibirsi,
si proibire, o correggere: i Cardi- Questo segretario risiede sempre
nali hanno il voto decisivo, e i nel convento di s. Maria sopra Miiier-
consultori il consultivo. "Va però av- va, ove si tiene la segretiu'ia della
vertito, che se non piace alla sagia congregazione. Tocca a lui di convo-
congregazione il voto del consulto- care le congregazioni di concerto col
re, si decreta Scribat alter; come Cardinal prefetto, cioè la prepara-
talvolta si limette la revisione dei toria ch'egli tiene nella sua residen-
libri denunziati anche a più con- za, e la generale de' Cardinali, che
sultori. ha luogo nel palazzo pontifìcio, e
Alessandro VII, e Clemente X precedentemente trasmette ai Car-
ordinarono, che i superiori degli dinali, ed ai consultori e i libri
Ordini regolari non potessero man- da esaminarsi, e ciò che dovrà trat-
dar via da Roma i loro sudditi , tarsi nella congregazione , le cui
consultori della stessa congregazio- risoluzioni il segretario riferisce al
ne dell' indice, senza esporne pi ima Papa nell'udienza che ha il mer-
le cagioni alla stessa congregazione, coleJi mattina, se ne abbia bisogno.
ed averne ottenuto il consenso. In- Ottenuta l'approvazione del Ponte-
di Benedetto XIII, con bolla dei fìce, si forma il decreto della proi-
2 1 agosto 1727 che incomincia, bizione di talun libro, il quale si
Alias etc. , Bull. Rom. tom. XII, pubblica colle stampe in due sesti,
p. 248, stabih che nei conventi, e in grande per affiggersi ne'luoghi
monisteri di studiò, un solo reli- di Roma, ed in piccolo per aggiun-
gioso potesse essere consultore, il gersi all'indice. 11 segretario è auto-
quale non potesse escludersi dai rizzato colle summentovate clauso-
superiori. Che se poi vi fossero nel le di concedere la licenza di leg-
medesimo luogo altri consultori , gere e l'itenere libri proibiti, per
«{uesti debbono pagare due paoli tre anni, e di rinnovarla per egual
il giorno pel proprio mantenimen- tempo, la sottoscrive col proprio
to, ed altrettanti pel compagno nome, e sigilla col pioprio stemma,
converso se lo vorranno, altrimenti Ma dell'autorità, prerogative, e tut-
i superiori saranno in libertà di to altro che risguarda il segretario
mandarli altrove. d'dla congregazione dell'indice, il
Il segretario di questa congre- p. Giuseppe Catalani dell'oraloiio
gazione è sempre un rispettabile di s. Girolamo della Carità, ci ha
religioso domenicano, non solo, co- dato; De secretano sacrae coiigre-
me dice il citato de Luca, perchè gationis Indicis, T\.om-de i75i, ove
1 Ordine de' predicatori meritevol- {)ure riporta i dottissimi soggetti
mente gode molte prerogative nel- che ne esercitarono l'uffizio, e quel-
le materie di fede, ma principal- li che meritarono la dignità car-
menlc per essere stato dal concilio dinalizia, l'ultimo de' quali fu il
e O i\
p. fr. Giuseppe Agostino Oisi fio-
rentino crealo Cardinale nel lySc)
(la Clemente XIII, e perciò dal
Catalani non registrato. V. la co-
stituzione di Benedetto XIV, pre-
messa all'indice de'libri proibiti da
lui fatto pubblicare nel lySS,
Delle facoltà, che dalla sagra
congregazione si concedono agli
Ordinari , si tratta al citato ar-
ticolo : Indice de'libri proibiti. L'in-
dice fu pubblicato nel pontificato
di Pio VII, nell'anno i8ig, in
nome del Papa, e colla consueta
lettera prolusoria del segretario del-
la congregazione, non potendo niun
altro pubblicarlo, come costantemen-
te si è praticato, dal primo indice
autentico pubblicato nel iSqG da
Clemente Vili. Quindi due volte
nell'odierno pontificato, cioè nel 1 835,
e nel 1841, si è pubblicato l'in-
dice generale con questo titolo: In-
dex librorum prohibitomni Sanctis-
simi Domini nostri Gregorii XP^I
rontifìcis Maxi/ni j'ussu edilus, Ro-
ìnae ex lypogr. R. C. Jpostolicae.
JVeir ultimo Indice, oltre la lettera
dell' attuale segretario p. m. Fr.
Tommaso Antonino Degola, si leg-
gono : la costituzione di Benedet-
to XIV, Qnae ad catholicae Re-
Ugionìs, die 2 3 decembris t^'J^'j;
Regnine Indicis Sac. Synodi Tri-
dentinae juxsu editae, Observatio-
nes ad regulani quartani et no-
nam Clenienlìs Papae Vili jus-
su factaej Observationes ad regu-
lam decimani Alexandri Papae
VII jussu additaci U Instructio
prò iisj qui libris tuiii prohibendisj
funi expurgandis, tuni etiani inipri-
mendis, diligcntetn, ac fideleni, ut
par est, operani sunt daturi Clc-
niends Vili auctorìlale rcgulis in-
dicis adjcrtaj la citata bolla di Be-
jiedcllo XiV ; Sollicita ac provida
CON 2i5
Romanorwji Pontificum j Decreta
de libris prohibitis nec in Indice
noniinatim expressis : Mandatuni
sa. me. Leonis XTI addilum decre-
to sac. Congreg. die sabbati XXFI
marta \^i5j Monitum sac. Cong.
editum feria III die IV marlii
1828; ed il Monitum sac. Cong.
editum feria V die VII januarii
i836.
Sulla congregazione, oltre i ci-
tati autori, e costituzioni, si posso-
no consultare : Jacobo Cohellio, No-
titia Cardinalatus, Congregatio X
prò Indice librorum prohibitorum;
r Apostolo Zeno nelle note alla
Biblioteca dell' eloquenza Italiana
di monsignor Fontanini tom. II, p.
i3 e seg.; il padre fr. Mariano Rue-
le carmelitano, nel Saggio dell'Isto-
ria dell' Indice Romano de' libri
proibiti j inserito nella Biblioteca
volante scansia XXIII, p. Ili, Ro-
ma 1739; ed il Lunadoro, Relaz.
della corte di Roma, voi. II, capo
IX , Della congregazione dell' indi-
ce, e del segretario della medesi-
ma. Attualmente, oltre il prefetto,
i Cardinali componenti la sagra
congregazione sono dieci , quindi
viene V assistente perpetuo, p. mae-
stro del sagro palazzo, il segreta-
rio, e ventotto consultori, fra"" quali
sette del corpo episcopale.
Elenco di alcuni Cardinali prefetti.
Arcangelo Bianchi, milanese, del-
l' Ordine de' predicatori, già con-
fessore di s. Pio V quando era
suo correligioso , e da lui fatto
vescovo di Teano, dignità che
rinunziò quando lo stesso Papa
lo dichiarò prefetto della sagra
congregazione dell'Indice, quindi
In creò Cardinale, e morì nel
i58o.
2i6 CON
Marc' Antonio Colonna romano ,
Cardinale di Pio IV , già disce-
polo di Sisto V, che il fece pre-
felto: mori nel i^gy.
Bonifazio Bevilacqua , ferrarese ,
Cardinale di Clemente Vili, mo-
rì nel 1627.
Tommaso Maria Ferrari, domeni-
cano. Cardinale d'Innocenzo XII,
morì piamente nel 1716.
Carlo Agoslino Fahronì, di Pisto-
ja, fatto Cardinale da Clemente
XI, morì nel 1727.
Già. Antonio Davia , bolognese ,
Cardinale di Clemente XI, morì
nel 1740-
D. Leandro Poì'zia del Friuli, cas-
sinese, già considtore dell'indi-
ce per benignità di Clemente
XI , fatto Cardinale da Bene-
detto XIII, e prefetto da Cle-
mente XII, morì nel 1 J^o.
D. Angelo Diaria Quirini , vene-
ziano, cassinese, Cardinale di Be-
nedetto XIII, fatto prefetto da
Benedetto XIV, morì nel ìj'ìS.
Francesco Landi, piacentino, fatto
Cardinale, e prefetto da Bene-
detto XIV, morì nel l'jS'j.
D. Antonio Andrea Galli, bolo-
gnese, canonico regolare del ss.
Salvatore, consultore dell' indice,
creato Cardinale da Benedetto
XIII, e prefetto per morte del
precedente : terminò di vivere nel
1767.
Beiiedetlo T' eteranij di Urbino, Car-
dinale di Clemente XIII, morì
nel 17(36.
Giacinto Gerdil, savojardo, barna-
bita, creato Cardinale, e poi pre-
fetto, morì nel 1802.
Stefano Borgia di Vellelri, Cardi-
nale di Pio VI , e da lui fatto
prefetto , morì nel 1 8o5.
D. Miclulangelo Lue/ii, di Brescia,
casbinesc, fatto Cardinale nel
CON
iSoi, da Pio VII, e (|uinfU
prefetto, morì a' 29 sclteinhre
i8o2.
Lorenzo Litta, milanese. Cardinale
di Pio VII, e dal medesimo fat-
to prefetto nel i8o3 , morì nel
1820.
Michele di Pietro, di Albano, fatto
Cardinale, e poi prefetto da Pio
VII , morì nel 1821.
Francesco Fontana , barnabita di
Casal Maggiore, fatto nel 1816
Cardinale, e prefetto da Pio VII ,
morì nel 1822.
Francesco Saverio Castiglioni , di
Cingoli, Cardinale di Pio VII,
e da lui fatto prefetto, divenne
a' 3i marzo 1829 Pontefice col
nome di Pio Vili.
Pietro Caprano , romano, fatto
Cardinale da Leone XII. Con
singoiar esempio. Pio Vili ap-
pena eletto, essendo ancora colla
bocca chiusa, gli conferì la stessa
prefettura, ch'egli aveva nell'as-
sunzione al pontificato : morì nel
1834.
Giuseppe Antonio Sala , romano ,
creato Cardinale dal Papa che
regna, quindi fu fatto prefetto
a' 16 marzo i834, e morì a' 2 3
giugno dell'anno 1839.
Giacomo Giustiniani, romano, crea-
to Cardinale da Leone XII, nel
1834, dichiarato prefetto dal re-
gnante Gregorio X\I.
Congregazione delle Indulgenze e
sagre Reliquie.
Sempre presso i cattolici venne
riguardalo come cosa gravissima
la dispensa del tesoro delle sante
indulgenze, e (juando la calamità
de'tempi, e le frodi negli uomini in-
ventarono corruttele ed abusi, tanto
i R.oniani Pontefici quanto i concili
CON
^onoi"ali, piincipalmentc il Tritleit-
tiiio, con leggi santissime sì studia-
rono di emendale ([negli abusi, ed
estinguerli per quanto fu possibile.
E poiché per malizia dei tempi
cominciarono a cadere in non cii-
raJiza i decreti de'sommi Pontefici,
e la soverchia facilità invalsa nella
concessione delle indulgenze, così
prima Pio IV, colla bolla Decet Ro-
tiianuin Pontificem^ data a'7 novem-
bre i562, dispose che la spedizio-
ne di qualunque indulgenza, siiw.
clausula ponigendi manus adiu-
trices, fosse rilasciata gratis, sotto
pena di scomunica latae sentenliae
il carico di quelli, che ricevessero
qualche cosa; e poi Clemente Vili
provvidamente istituì una congrega-
zione di Cardinali e pi'elati celeJjri
per pietà, e dottrina, chiamandola
congregazione delle indulgenze. Ad
essa incombeva di porre un sistema
nella largizione di silfatti" doni spi-
rituali, temperandola a seconda del-
l'antica lodevole norma prescritta
nei citati decreti. Ma essendo la
congregazione non perpetua , solo
per poco tempo ebbe vita, e colla
morte degl' illustri personaggi di
cui era formata, rimase anch'essa
estinta. Dopo molti anni la con-
gregazione riprese vigore, e fu ri-
stabilita da Clemente IX, come tra
gli altri afferma l'Oldoino, Vit. Pont.
tom. IV, col. 787, preponendola il
Pontefice non solo alle indulgenze
acciocché le materie relative fossero
secondo i sagri canoni in essa trat-
tate, e posto fosse ad elfetto quan-
to inqiose il concilio di Trento
nella Sess. 1 1 col decreto de In-
diilgenliis : ma preponendola anche
alle reliquie de'sanli, perché i fe-
deli non fossero ingannati dalle
hodi degl'impostori, spaccianti re-
li<[uie false per vere, e [K.*iché in-
GON 217
vigilasse affinché venerate, ed espo-
ste f()ssero solo le relicjuie di quel-
li, che per santi riconosce la Chiesa
Romana. Contro l'audacia de'sacri-
legi spacciatori delle false reliquie
aveva già inveito s. Agostino de
Oper. Monadi., ed Innocenzo III
ne prese provvidenza col capo Cani
ex eo, de Pielicjuiis et veneratione
Sanctorum.
Clemente IX adunque colle let-
tere apostoliche, costituzione 36,
data a'6 luglio 1669, dichiarò la
congregazione non temporanea ma
perpetua , dando ad essa ampia
facoltà, sì per le indulgenze, che
per le sagre reliquie. Per ciò che
riguarda la dispensa delle reliquie,
che in Roma si fa dal Cardinal
vicario, dal suo vicegerente, e da
monsignor .sagrista, e sull'invenzio-
ne de'corpi de santi martiri nelle
catacombe e cimiteri di Roma, ol-
tre quanto dicemmo al volume X
p. 2 36 del Dizionario, si possono
vedere gli articoli Reliquie, Cimite-
ri, E Catacombe.
La congregazione venne compo-
sta di diversi Cardinali, del Car-
dinal prefetto, di parecchi consul-
tori, del segretario ec. Dall'erezione
della congregazione sino al 1710
non si hanno altre memorie, se non
che in questo intervallo piìi volte si
tenne la sagra congregazione , la
quale emanò parecchi decreti; da
quell'anno però l'archivio conserva
tutti gli atti dai quali risulta, che
la congregazione tenesse in <[uel
tempo le sue adunanze una volta
ed anche due al mese nel palazzo
apostolico, a forma delle altre con-
gregazioni. Ivi si proponevano i dub-
bi, si riferivano le istanze, e quin-
di avevano luogo le risoluzioni, i
rescritti, e i decreti che si stanq)a-
vano, come dai seguente esempio.
2i8 CON
li Feria secunda die in
>} palalio Apostolico erit s.
5j congiegatio Indulgentiis sacrisquc
li reliquiis piaeposita, in qua prae-
» ter noniiuHos libellos plerum-
>5 qua a Sanctitate sua remissos
>5 proponentur infiascripta dubia ".
Il segretario doveva riferire le
risoluzioni e i decreti al Papa, che
si facevano dal Cardinal prefetto ,
firmandoli il segretario. I Pontefici,
oltre le udienze stibilite, ne con-
cedevano altre speciali , e quindi
si facevano i rescritti ex audienda
Saiicùssì'nii, le quali udienze sotto
Clemente XIII cominciarono ad
essere più fre(juenti, cioè quattro
al mese; il perchè le congregazio-
ni da allora in poi si tennero più
di rado. I ristretti delle suppliche
che si riferivano al Pontefice, tal-
volta erano muniti del voto di
qualche consultore della sagra con-
gregazione. La facoltà di concedere
le indulgenze, o fossero esse state
approvate nelle congregazioni, o
avessero ottenuto il consenso del
Papa nella udienza , era solamente
presso la sagra congregazione.
La stessa segretaria de'memoriali,
sotto Benedetto XIV, si attribuì il
diritto di fare il rescritto: Jlla
rongregazione delle Indulgenze —
Jlla congregazione delle Indulgen-
ze colle facoltà necessarie, ed op-
portune. V. RIemoriali Segretaria,
ove si parla delle indulgenze, che
essa concede per autorità delle fa-
coltà concesse dai Pontefici pro-tem-
pore, e a seconda del loro bene-
placito.
Sebbene poi i privilegi e le in-
dulgenze, dopo il rescritto della
sagra congregazione mediante let-
tere apostoliche in forma di breve
spessissimo si concedessero, tutta-
voka il medesimo Benedetto XIV,
CON
mediante semplice rescritto o de-
creto della slessa sagra congrega-
zione, più volte concesse la stessa
grazia colla clausola ahsque ulla
brevis expeditione, cioè senza spe-
dire affatto il breve. Il primo de-
creto, che trovasi in archivio della
congregazione, e fatto come sopra,
porta la data de' io marzo ^nf^i,
essendo allora prefetto il Cardina-
le Pico , e segretario monsignor
Erba Odescalchi poi Cardinale. Un
tal esempio fu seguito dai succes-
sori di Benedetto XIV.
In ogni elezione del nuovo Pon-
tefice la sagra congregazione dà
alle stampe l'elenco delle indulgen-
ze, che si concedono dal Papa al-
le corone, medaglie, croci, crocefis-
si , rosari , ec. , benedette da lui ,
e da chi ne ottiene 1' autorizza-
zione per indulto apostolico. Co-
sì, per parlare degli idtimi tem-
pi, nel 1823 Leone XII fece pub-
l'Iicare da monsignor Piatti, arci-
vescovo di Trebisonda, segretario
della congregazione, l'elenco delle
indulgenze ch'egli concedeva per le
corone, medaglie, crocefissi, croci,
rosari, ec. benedette da lui, o da
chi ne avea l' autorizzazione per
indullo apostolico. Quindi il mede-
simo Leone XII, inerendo al de-
creto di Clemente Vili, de' IO giu-
gno 1 5'97, volle che lo stesso e-
lenco d'indulgenze, per maggiore
comodo de'fedeli, venisse impresso
in forma di libretto, si pul)blicas-
se colla stampa, sì in lingua la-
tina, che italiana, proibendo l'im-
piessione di tal libretto in ogni
qualunque luogo fuori di Roma ; e
durante \\n Pontificalo si cita sem-
pre dalla congregazione nei rescrit-
ti, che autorizzano a compartire si-
mili benedizioni ut in Elcnrlio ex
typngraphia lì. C. A. anno
CON CON 219
rdiio . Questi liln-clli furono ri- nana. Da Pio Vili pcji, oltre le
prodotti tanto sotto Pio Vili, che ordinarie facoltà del Cardinal prc-
iicH'odierno pontificato. Di fjuesto fctto , e di monsignor scgretaiio,
libretto parlammo all'articolo Be- se ne aggiunsero anche molte straor-
NEnizroNi, e precisamente al volume dinarie, per cui al presente l'udien-
V pag. 77 del Dizionario. V. Tn- t,\ si domanda' soltanto quando
nuLGENZE, e gli altri anologi artico- lo necessità lo richieda, o por ca-
li. Questo elenco è ormai divul- si particolari. Attualmente la congre-
gato in tutto il mondo cattolico gazione delle indulgenze, e delle
essendo stato inserito in ogni edi- .sagre reliquie, oltre che del Cardi-
zione (fino alla decima del 1841) nai prefetto, si compone di dieci Car-
della Raccolta d'orazioni, e pie o- dinaii, del prelato segretaiio. del
pere colle indulgenze, da un con- sostituto, e di ventinove consultori,
sultore della stessa sagra congrega- fra i «juali hanno sempre luogo
zione. il sagrista pontificio, il segretario
L'autorità di questa congrega- della congregazione de'riti, il pro-
zioue si diffonde principalmente, motore della fede, il prefetto tlelle
oltre quanto riguarda le sagre re- cerimonie pontifìcie, e molti rispet-
liquie e la loro identità, a proi- labili e dotti religiosi. Nella segre-
hire che sieno promulgate fai- tarla de' brevi pontifìcii per le in-
se, apocrife ed indiscrete indidgen- dulgenze vi è il sostitiilo dr'l>re\^>i
ze, a riconoscere le impresse, ed d'indulgenze, ed i brevi, che per
esaminarle, ed anche a rivocar- esse ivi spedisconsi sono per le
le, e rigettarle, sempre dopo la indulgenze a settennio; quelle per-
relazione fattane al Pontefice , petue, fuori d'Italia, o per cor-
e talora a dichiararne meglio la porazioni religiose e confraternite
concessione. Tra le tante facol- anche in Italia; giid^ileo per una
tà, che la congregazione nelle per- sola volta; indulti personali per
sone del Cardinal prefetto e di benedir corone, e dare la benedi-
monsignor segretario riceve f'ai zione in arliculo niorits con indul-
l'ontefìci, a seconda del loro be- genza ; indulgenze di formolario;
neplacito, v'hanno quelle degli al- indulgenze plenarie in oratorio pri-
tari privilegiati a settennio, ed in vato ec. Per la concessione delle
perpetuo; delle indulgenze piena- indulgenze, tanto per quelle che
rie, e minori, o ne'giorni delle fé- concede questa sagra congregazione
sta solenni, come di qualche santo che le segretarie de'brevi, e de'me-
protettore, della beata Vergine, moriali, V. il cav. Lunadoro, /ie-
ne' venerdì di quaiesima ec. , ed laz. della corte di Roma, voi. II
altre molte. Se ne formano i de- capo XV, della congregazione del-
creti dal Cardinal prefetto e dal le indulgenze, e delle sagre ìrlir/uie;
prelato segretario, il quale ha la e gli articoli, Brevi e Memoiìult,
udienza dal Papa quando ne abbi-
sogna. Elenco di alcuni Cardinali
Fino a tutto il Pontificalo di prefetti.
Leone XII , il prelato segretario
o in assenza il sostituto, ebbero Criamballista Gahielli, nato in Cit-
slabilmcnte l'udienza in ogni setti- tà di Castello, cistcrciense, Car-
^2o CON
dinaie d'Innocenzo XII, mon
nel 1 7 i I .
Lodovico Pipo de' principi della Mi-
randola, fatto Cardinale nel 1712
da Clemente XI, e quindi pre-
fetto, moi'i nel 174^-
ìiajfhde Cosimo Girolanii, Iloren-
tino, già segretario della congre-
gazione, da Benedetto XIV crea-
to Cardinale, e fatto pretétto
della medesima, mori nel i74<^-
Gioacchino Ftidinando Porlocar-
rero, spagnuolo, fatto Cardinale,
e prefetto da Benedetto XIV,
mori nel 1760.
ISficolò Anlonflli di Sinigaglia, fat-
to Cardinale da Clemente XI H,
e poi dal medesimo prefetto ,
morì nel i7<37.
Lodovico Calila di Brescia, Cardi-
nale di Clemente XIII, morì
nel 1782.
Tommaso Aulici di Recanati, Car-
dinale di Pio VI.
Diego Innico Ciiruccioh della Pu-
glia, Cardinale di Pio VII ; in-
di da lui fu nominato prefetto , e
morì nel 1820.
Benedetto Naro, romano, fatto Car-
dinale da Pio VII, morì nel i832.
Giorgio Dona Pamphily, romano,
creato Cardinale da Pio Vii, e
dipoi dichiarato prefetto, cessò
di vivere nel 1837,
Jntonio Frosini di Modena, Cardi-
nale di Pio VII, e prefetto per
volere di Leone XI 1; morì nel
1834.
Casiruccio Castracane degli Aniel-
minelli, di Urbino, fatto Cardi-
nale, e quindi prefetto dal Pa-
pa regnante.
C-ongregazione. della Santa Roma-
na, ed universale inquisizione ,
detta del santo OJJìzio.
Tra le congregazioni cardinali-
COi\
zie, delle quali la santa Sede ab-
bonila nella capitale del cattolicis-
ino, oeeupa il primo luogo quella
della inquisizione universale, vol-
garmente chiamala del santo olil-
zio, sì per la qualità delle mate-
rie che trutta, risguardaiili la cat-
tolica religione, e sì per la sua an-
tichità, avendo avuta tutte le altre
congregazioni cardinalizie un' origi-
ne posteriore. Questa rispettabile
congregazione della santa Romana
Inquisizione non è, come tanti no-
stri nemici spacciarono, un tribuna-
le teri ibile, tenebroso e funesto ;
né meritano confutazione le ridico-
le favole spar.se a suo carico, ed
intt;i;unente ingiuriose alla stessa
Sede apostolica, il cui augusto ca-
po sempre a questa congregazione
presiedette. L'oggetto di essa, come
meglio poi si dirà, è il più utile e
vantaggioso, giacché non tende ad
altro, che airestir[)azione delie eresie,
che sono di sì grave danno pei
fedeli, e per la Chiesa. Ne la sua
procedura può essere piìi saggia ,
imparziale e prudente, perchè pro-
cedendo segretamente risparmia la
fama dei delinquenti, cura la loro
conversione, e lascia luogo alle di-
fese, ila sostenersi, o direttamente
dai prevenuti, o da un avvocato
abile ed integerrimo del medesimo
tribunale, ovvero permette che al-
tro avvocato, a scelta dell'accusa-
lo, ne sia patrocinatore. Laonde
nulla evvi d'ingiusto, di prepoten-
za, di abuso di potere, ma invece
tutta carità, e dolcezza congiunta
alla giustizia. Il privilegio di chi
errò nella fede di recarsi a questo
tribunale, e confessare da sé stesso
il S(io errore, e quindi essere beni-
gnamente assoluto senza subir per
esso alcuna pena esterna, dà lidea
della indulgenza, e clemenza della
COX CON 2^. r
sagra congregazione. Le slcs•^e pe- mente doinmalizzavano, e 11 pir-
ne, che la medesima inlligge, non uiva con severità a seconda deglt
tendono die ad ottenere la conver- enormi loro delitti, e gravissimi
sione de' rei, la loro salvezza eter- danni, che recavano eziandio colle
na, e procedono dalla maternità armi. Ma a miglior hitelligenza
della, santa Sede, e dal padre il delle cose crediamo di dover ag-
piìi pietoso qiial è il sommo Pon- giungere il seguente cenno storico,
tefìce, essendo sempre pei ravve- L'istoria di s. Pietro martire è
duli assai miti, e leggiere in prò- notissima. Era egli di Verona, di
porzione dei delitti, degli scanda* famiglia manichea. A dispetto dei
li ec. suoi, ed ancor fanciulloj imparò
Aumentandosi le ahbominevoli la dottrina cattolica, e si fece re-
eresie, con giavissimo danno della ligioso seguace di san Domeni-
fede, era indispensabile il provve- co. Fu ucciso, come dicemmo, a
dcrvi con energia e pari zelo ad Bablassina, tra Como e Milano, e
estirparle; lo che fecero i Ponte- fu santo operatore di gran mira-
fìci con istituire la santa Inquisì- coli, vivo e morto. Il suo assassino
zìone [Fedi). Ciò vuoisi che avesse si converti a vita santa; ed ha una
origine da Lucio IH nel modo che venerazione popolare sotto il nome
si dice a quell'articolo. Meglio pe- di Beato Carino a Forlì, ma il
rò, e più formalmente la stabilì il eulto di lui non è approvato. San
gran Pontefice Innocenzo 111, ad Pietro è stato grande benefattore
insinuazione di s. Domenico fon- de' Serviti, in allora nascenti, onde
datore dell'Ordine de' predicatori, essi cantano: Sanctus Petrus de
dal suo nome detti domenicani, e Verona fecit nohis multa bona. Se
che secondo l'Oldoino fu da quel poi s. Domenico sia stato vero in-
Pontefice fatto primo inquisitore, quisitore, è cosa contesa. Niun au-
per impedire la funesta pi'opaga- lore contemporaneo ne ha parla-
zione delle eresie degli Albigesi nel- to; niun fatto di eretici condan-
la Fra.'icia. A quel fine spedì Inno- nati è citato, incontrandosene uno
cenzo III diversi monaci di Cistel- solo spontaneo riconciliato con pe-
lo con una costituzione de'sq màg- nitcnze salutari. V. il p. La Cor-
gio i2o4- Capo di essi era il ze- daire nella Vita di s. Domenico
laute Pietro di Castel Nuovo col da ultimo pubblicata. E bensì ve-
carattere di legato apostolico, il rissimo che si fece a suo tempo
quale venne ucciso nel isSi, fra la guerra dei crociati contro gli
Como e Milano, per ordine dei eretici Albigesi, nella quale s. Do-
fanatici eretici, per cui fu il proto- menieo era solo un portento di
martire della Inquisizione, venera- tutte le virtù per la loro conver-
to dalla Chiesa sotto il nome di sione. Operò gran miracoli , e vi
s. Pietro martire [Vedi), tenuto da attese sette anni; e siccome era as-
alcuni per primo inquisitore. Indi sai unito ai Crociati, si vuole che
in Tolosa, capitale degli stati di assistesse in una battaglia con in
Raimondo, Innocenzo 111 fondò il mano un crocefisso, il quaic trafit-
Iribunale della Inquisizione, nome to dalle freccie pur si conserva,
che gli fu dato perchè faceva in- Non dimostrando i vescovi la ne-
quisizione di quelli, che nascosta- cessaiia diligenza in iscuoprire, e
222 CO.\ CON
casligorc i delitti di eresia, come il cui titolo è Dcputalio nonnullo-
ad essi apparteneva, secondo il ca.- rìini S. R. E. CardinaUum i^cnc-
pò Ad abolenda/n de haereticis ralium Inquisilonun hacivCicae nra-
in 6, e perciò i/u/tiisilores nati, vitalis ciiin aiiìplissiina anctorilale
il Pontefice (iregoiio IX, nel i23 i, [DoLlario Mainardi lom. IV pari,
approvò il primo tribunale di To- 1, p. 211), istituì il principal tri-
losa, ne nominò inquisitori i do- bunale doli' inquisizione, collo sta-
mcnicani, e scrisse una lettera al bilire in Pioma una congregazione
priore di questi religiosi nella Lom- di sei zelantissimi Cardinali. Per
bardia, commettendo all'Ordine l'uf- essi con somma potestà dovevasi
fizio dulia inquisizione, lo che poi intjuisire contro gli eretici, e i cor-
courermò Bonifacio IX, come alFer- rolli nella fede, a cagione delle e-
ma il Bzovio all'anno i4o3, num. resie di Lutero, Calvino, ed altri
24, cosa che l'anonimo certosino, loro seguaci, e concessa fu loro fa-
il quale nel secolo XV scrisse la colta di nominare gli inquisitori, e
storia dell' origine degli Ordini re- di esercitare la loro giurisdizione
ligiosi, rivolge a grande onore, e a in qualunque parte del mondo cat-
gloria dei domenicani. Non si deve tolico.
però tacere, che nella Toscana, ed Giulio III annoverò a questa
in alcuna città della repubblica di congregazione il Cardinal Cervini ,
Venezia, l' Inquisizione fu in mano con gran vantaggio di essa, e che
de' mino]'i conventuali, come nelle poi gì. successe nel pontificato col
Spngne più tardi V ebbero i chic- nome di Marcello II. Divenuto Pa-
rici legolari, su di che va consul- pa Paolo IV, confermò la con-
tato Ludovico Pararne, de origine gregazione in concistoro, e nomi-
Iiiquisit. nò supremo inquisitore il Cardinal
Nel i25i Innocenzo IV, coU'au- Ghislieri domenicano, poi Papa col
torità della costituzione Ad exlir- nome di Pio V, come si ha dal
pandas, indirizzata ai magistrati Rinaldi all'anno i558, n. i5.
della Lombardia, Romagna, e Mar- Accrebbe Paolo IV l'autorità al-
ca Trivigiana, dichiarò i capitoli, la congregazione, ed ordinò che
che dovevano osservarsi dai tribù- non solo inquisisse, e giudicasse sul-
nali contro gli eretici, e loro fau- le eresie, ma ancora sopra molti
ioli. IMa delle altre istituzioni di altri delitti relativi; e che le cause
tribunali, e dei religiosi cui furcio le quali con autorità de' Cardinali
affidati, si tratta al citato articolo della congregazione sogliono termi-
IivnuisizioxE, bastando queste cose, narsi, si proponessero in certi gior-
che credemmo opportuno di ricor- ni ogni settimana alla presenza del
dare prima di tenere proposito sul Papa. Il Gabuzzi, nella vita di san
tribunale , e sulla congregazione Pio V, lib. I, cap. V, dice che il
romana. suddetto Cardinal Ghislieri fu l'u-
Pertanto il Pontefice Paolo Ili, nico ad avere il titolo di supremo
per consiglio dei Cardinali CaralTa, Inquisitore; ma il Wadingo, nel
che fu poi Paolo IV, e di Toledo, toin. II degli Annali de minori
come abbiamo dal Panvinio in £'/og. Firincescani, dimostra con monu-
Pauli IV ^ col disposto della bolla menti della biblioteca Vaticana ,
Licci ab iidlioj de' 21 luglio t542, che molto prima del Ghislieri a-
CON
vea goduto questo onore il Cardi-
nal Gio. Gaetano Orsini, avendolo
dichiarato Innocenzo IV, supremo
inquisitore generale, che nel 1277
meritò di essere elevato alla cat-
tedra di s. Pietro, col nome di
Nicolò III.
Il medesimo Paolo IV, affinchè
nessuno errore di eresia potesse
ingombrare la mente de' fedeli col-
la lezione de' libri empi, pubblicò
colla costituzione 77. Bull. Rom.
Chenib. tom. II, p. 108, un indi-
ce di questi libri formalo dagl' in-
quisitori del santo offizio, la lettu-
ra, e ritenzione de' quali egli proi-
bì con pena di scomunica riserbata
al Pontefice, privazione, ed inabilità
a qualunque impiego e benefizio,
perpetua infamia, ed altre pene, il
rigore delle quali dipoi fu modera-
to da Pio IV. In ajuto della con-
gregazione dell' Inquisizione, fu e-
retta poscia la Congregazione del-
l'Indice (P edi), come si può leggere
nell'aureo libi-o del Zaccaria, inti-
tolato : Storia polemica della proi-
bizione de' libri j Roma 1777.
Avvicinandosi nell'agosto i55<)
l'estrema ora di Paolo IV, chiamò
questi a sé i Cardinali, e raccoman-
dò loro questo santissimo tribunale,
com'egli il chiamava; ed appena
morto r infima plebaglia di Roma,
provocata dai nemici della sua giu-
sta severità, ridusse in pezzi la
statua, che il popolo romano per
riconoscenza gli aveva innalzalo in
Campidoglio, distrusse i monumenti
di sua famiglia Caraffa, e bruciò le
carceri dell' inquisizione, facendone
uscire i prigioni. Questi gravi ec-
cessi, per ordine del successore Pio
IV, furono espiati dal magistrato
romano nella chiesa di s. Eustachio
[l'aedi), come ancora venne risarcito
il tribunale dei danni ricevuti, e si
CON 223
accrebbe di due altri Cardinali la
congregazione. S. Pio V, successo-
re di Pio IV, non solo fece erigere
nella chiesa di s. Maria sopra
Minerva [V^edi) un bel deposito a
Paolo IV, ma stabili le esequie
anniversarie, che ivi a quel Ponte-
fice si celebrei'ebbero ogni anno
dalla congregazione dell' inquisizio-
ne, e della quale fu assai beneme-
rito, come in seguito si dirà. Gli
successe Gregorio XIII, che per
disposizione di Paolo IV era stato
posto tra i componenti della con-
gregazione, come ad essa apparte-
neva Sisto V quando fu dato in
successore a Giegorio XIII. Non
solo Sisto V confermò le costitu-
zioni, che Paolo III, const. XLI,
Pio IV, const. xeni, e s. Pio V,
const. XXXIII, avevano emanato
in favore della congregazione, ma
agli otto Cardinali, che la compo-
nevano, ne aggiunse non già due
altri, come avca fatto Pio IV, ma
sì altri quattro, compiendo così il
numero di dodici. Indi colla bolla
Immensa aetend Dei de' 22 gen-
naio 1587, ampliò le singolari loro
facoltà d' inquisire, procedere, sen-
tenziare, e definire in tutte le cau-
se, che concernono l'eresia mani-
festa, scisma, apostasia dalla fiide,
magia, sortilegi, divinazioni, abuso
di sagramenti, e qualunque altra
cosa che sentisse d'eresia piesunta,
non solo nello stato ecclesiastico,
ma per tutto il mondo cattolico.
V. gli articoli relativi del Dizio'
nario. Sisto V nella delta bolla,
per la prima nominò questa del
santo offizio, col titolo: Congrega-
tio prima prò s. Inquisilione, e vi
è la rubrica: Ista congregalio jani'
din inslilula fuit, eir/ue aniplam
auctoritalem cledit Paidus III. Va
qui avvertito, che forse il maggior
5 24
CON
privilegio dei Cardinali inquisitoli
generali del s. odizio è , clic due
))astano per, congregai-si, quando il
solito di tutte le altre congrega/io-
ni cardinalizie è, che devono essere
tre. Questo singolare privilegio con-
cesso da Pio IV fu approvato da
s. Pio V nel primo anno del suo
pontificato, come si legge nel citato
Eollario del Mainardi tom. IV,
par. I, pag. 827, cioè nella costi-
tuzione, Ctim felicis record. Piics IV.
Tutti i successivi Pontefici eb-
bero nella massima stima questa
insigne congregazione, e Benedetto
XIV emanò intorno a lei partico-
lari provvidenze. Essendo nel suo
pontificato insorta la controversia ,
se i rei di eresia, fuggiti dalle car-
ceri dell'inquisizione al luogo im-
mune potessero da questo estrarsi,
il Pontefice, confermando la costi-
tuzione di Giovanni XXII, Ex
•parie, data nel iSay, Bull. Rom.
tom. Ili, par. II, p. i54, con una
lettera circolare agl'inquisitori del
santo offizio, che incomincia Elapso^
data die io febr. i75i, Bull. Ma gn.
t« XVIII, p. igo, dichiarò che que-
sti rei si potevano estrarre dagli in-
quisitori dandone parte all' Ordina-
rio del luogo. I rei però dell'in-
quisizione di caso non eccettuato,
non saranno cos'i levati dal luogo
immune; quelli poi condannati alla
galera , o a carcere perpetua fug-
giti nell'immunità, non si possono
estrarre se non coli' indulto apo-
stolico. Dipoi Benedetto XI V, colla
costituzione degli 8 luglio i755,
Ad supremum jusdtiat solium, Bull.
Magn. t. XIXj p. 1^, che confer-
mò a' 28 di detto mese colla co-
stituzione Mota itaque, loc. cit. p.
ilii, avendo già riformati i tribu-
nali di Roma, riformò ancora quel-
lo dell' inquisizione principalmente
CON
nel numero degli ufììziali, de' pa-
tentati, de' privilegiali ec.
Qui noteremo che la giudicatura
delle cause de' patentati, cioè gli ad-
detti e lamiliari del s. oHizio, apparte-
neva a mons. assessore, a tenore del-
la menzionata costituzione benedet-
tina Ad supremum, in cui si espri-
mono quali fossero i patentati del s.
olhzio di Roma e delle alti-e inqui-
sizioni, e come godevano del pri-
vilegio del foro. Questa giudicatu-
ra si esercitò tanto in figura di se-
gnatura, quanto in qualità di giu-
dice ordinario. In figura di segna-
tuia faceva egli tutto quello , che
soleva fare prin)a delle ultime le-
gislazioni monsignor uditore della
segnatura di giustizia , e dai decreti
di lui si poteva ricorrere soltanto
alla piena sagra congregazione; e
se da essa veniva conceduta l'ap-
pellazione, spettava allora al pre-
Iato assessore di deputare per giu-
dice uno dei consultori privati, che
si chiamava giudice deputato. IMon-
signor assessore giudice ordinario
aveva la cognizione in prima istan-
za di tutte le cause passive dei pa-
tentati tanto del s. ofTizio , quanto
della tenuta del medesimo cliiauia-
ta Conca, nella stessa guisa , che
gl'inquisitori locali erano giudici in
prima istanza di tutti i patentati
privilegiati de parlihn.'!, dalle sen-
tenze de' quali si rivedevano le cau-
se in seconda istanza dal detto pre-
lato assessore, ed in ulterior istan-
za, da uno dei consultori prelati,
che si deputavano come sopra , a-
vanti del quale si procedeva pegli
atti del notaro del santo olìizio ,
senza trasporto di atti, né coumiis-
sione di sorte veruna.
Finalmente Pio VII nel 1 800,
colla bolla Post diulurnos. ^ 2, tit.
De jurisdilionilms Trih. Civil., abolì
CON
oi^iii privilegio (li foro de' pafnntafi
««■rnplici tlel 6. oiliziu in (jiiaiiiiique
luogo dello stato ecclesiastico, ed
anche in quelli eccettuati nella suc-
citata l)olla Ad sttprcì7iuni; ma nel
§ 4 <^'cl tit. De jiirisd. trib. ci ju-
diciini criminalium , Pio V 1 1 nel
conCeiniare la detta disposizione sui
patentati semplici, conservò il pri-
vilegio del foro criminale ai paten-
tati privilegiati.
Olire quanto si è detto sulla con-
gregazione dell' inquisizione, sul suo
istituto, e sull'officio di lei, si può
anche leggere il Cardinal De Luca,
Il Cardinal pratico, cap. XXV ,
Della congregazione dell' inquisizio-
ne universale chiamala s. officio.
Questo tribunale suole procedere
pei seguenti titoli: i.° Pei delitti
di eresia , e bestemmie ereticali.
?.. Per poligamia simultanea, sia
uomo il reo , o donna. 3.° Per
furto delle sagre particole , concor-
rendovi insulto (atte alle medesime.
4.' Per sollecitazioni ad turpia con
abuso della confessione sagramen-
tale. 5.° Per affettata santità. 6°
Per disprezzo delle sagre immagi-
ni. 7." Per divinazioni e sortilegi.
8." Per ritenzione e lettura de' li-
bri proibiti ereticali, g." Per uso
dei cibi di grasso nei gioi-ni eccet-
tuati , con disprezzo del precetto
ecclesiastico.
L' autorità della suprema inqui-
sizione si estende , trattandosi di
cause di fede, sopra qualunque per-
sona, di qualsiasi grado, coudizione,
e dignità, sieno vesco"vi, magistrali,
o comunità, né v' ha privilegio per-
sonale o locale , che esima dalla
giurisdizione di lei. Rammenteremo,
che il concilio di Trento assogget-
ta i vescovi alla sola giurisdizione
del Romano Pontefice, onde la sa-
gra congregazione può bensì iuqui-
VOL. XVI.
CON 225
sire, ma non sino al pronunziare
sentenza , la quale soltanto dal ro-
mano Pontefice viene proferita. I
Cardinali inquisitori generali però
saranno allora i consiglieri di lui,
e ne avemmo l' ultimo caso sotto
Leone XIL Inoltre la congregazio-
ne del s. olTizio costringe, sotto pe-
na di scomunica, i magistrati ed i
giudici ad eseguire i suoi decreti ,
ed in genere gl'inquisitori proce-
dono contro gli eretici , fautori , e
ricettatori di essi, contro i sospetti
di una falsa credenza, contro quelli
che impediscono agl'inquisitori di
esercitare liberamente il loro uffizio,
e contro coloro, che richiesti a
piestare la propria opera per po-
terlo eseguire , si ricusano , ancor-
ché sieno principi, magistrati, e co-
munità; contro i pagani, e gli E-
hrei i^Vcdì), che venuti alla fede e
battezzati, ritornano a professare il
paganesimo; contro quelli, che im-
pediscono ai bramosi di professare
la vera fede, di abbracciarla; con-
tro quelli, che sostengono temera-
riamente, e pubblicamente che la
ss. Vergine non sia stata concepu-
ta senza macchia originale ; contro
chi usa litanie nuove non appro-
vate dalla congregazione de' riti ;
contro chi celebra la messa, o ascol-
ta le confessioni non essendo sa-
cerdote ; contro i testimoni falsi ,
che depongono in causa di fede.
Procedono inoltre gì' inquisitoli con-
tro i cristiani apostali, contro i giu-
dei , ed altri infedeli se neghino
quelle verità, che nella loro cre-
denza sono comuni coi cristiani, se
invochino i demoni, e cerchino d'in-
durre anche i cristiani ad eseguir-
li, se pronunzino delle bestemmie
ereticali ec. In una pai'ola questa
congregazione avendo la sopraiu-
tendenza, e superiorità su tutte le
i5
22G CON
altre inquisizioni inferiori e locali ,
sugl'inquisitori de partibiis^ e sui
•vicari elei medesimo s. olTizio, per
tal effetto chiamasi Inquisizione uni-
versale. Sulle costituzioni emanate
per essa dai sommi Pontefici , F.
l'avvocato Danielli nella sua opera,
e per ciò che riguarda i libri proi-
biti, la costituzione di Gregorio XV,
Apostolalns officìuin.
Nel i634j Urbano Yllljper mez-
zo della congregazione, decretò che
non solo le canonizzazioni, ma an-
che le beatificazioni si dovessero
esclusivamente trattare dalla sagra
congregazione de' riti. Anzi nel 1625,
Urbano Vili confermò il decreto
della congregazione del s. offizio ,
de' 25 fibbraio, nel quale si ap-
provava il culto immemorabile della
beata Colomba di Rieti, morta nel
i5oi in Perugia; approvazione, che
equivalendo alla beatificazione non
solenne chiamata equipollente, fu
la prima di questa specie. Con al-
tro decreto della medesima congre-
gazione, de' 2 dicembre 1625, Ur-
bano Vili approvò ancora il culto
immemorabile del beato Matteo Car-
rero Mantovano , dell" Ordine dei
predicatori, morto in Vigevano nel
1471.
Su tali decreti emanati dal sau-
to offizio , ci sia permessa una
breve relativa digressione. La con-
gregazione del santo offizio ha
uno scopo opposto a quello del-
la sagra congregazione de'riti, men-
tre questa attende al culto dei
santi, quella all'esecrazione delle
eresie. Pure è accaduto , e accade
che s' incontrino: I. per l'oppor-
tunità , poiché il sommo Pontefi-
ce assistendo in persona alla con-
gregazione del santo offiizio , gli
si può da questa naturalmente
somministrare l'opportunità per cer-
CON
ti decreti; il che pure è acca-
duto per quelli summentovati di
Urbano Vili, che appunto per op-
porsi possibilmente al falso culto dei
santi, ha fatto certe salutari restri-
zioni nelle stesse congregazioni del s.
offizio, e cos'i pure ha dichiarato, che
queste non ostavano al culto del
tale, e tale servo, o serva di Dio.
In oggi però da gran tempo que-
sto caso non è accaduto nel s. of-
fizio, ma suole risolversi dai riti:
II. perchè il santo offizio può oc-
cuparsi di certe difficoltà, che s'in-
contrarono, o si possono incontra-
re; e talvolta esso coi suoi esa-
mi e colle decisioni fece svanire
l'oggetto dei postulatori. Questo fa
molto onore alla santa Sede, e alla
premura, che si mantenga intatta
e immacolata la santità da ogni
possibile mal inteso. Tutte le cau-
se poi d'affettala santità si pro-
movono presso la congregazione
de' riti , sempre coli intervento di
monsignor assessore del medesimo
s. offizio come consultore nato dei
sagri riti. Sotto Pio VII decise la
causa di falsa santità d'una viven-
te, per la (piale pubblicò un edit-
to il p. Angelo Maria Merenda com-
missario del s. offizio. E così dicasi
di altre, come per esempio di co-
loro che insegnavano di fare in pe-
nitenza le stesse perversità, che si
erano commesse peccando.
Differisce questa congregazione
dalle altre cardinalizie in più cose,
avendo lo stesso Pontefice per pre-
fetto, come dispose Paolo IV; per
segretario un Cardinale più anzia-
no ; un prelato per assessore, che
ordinariamente da questa primaria
carica viene creato Cardinale. Essa
ha pure un p. commissario, e dei
consulloii, forniti di tal dottrina, che
come si vedià molti di essi furono
CON
promossi alla dignità cardinalizia.
Ecco lo stato presente della con-
gregazione: il regnante Pontefice
n'è il prefetto; il Cardinal Pacca,
decano del sagro Collegio, è il se-
gretario, ed in oltre vi sono quin-
dici Cardinali, fra'quali sempre si
noverano profondi teologi e cano-
nisti, i segretari di stato, i vicari
di Roma, ed alcun religioso. Ognu-
no di questi Cardinali ha il nome
óìlnquisitore generale. Vi sono an-
cora diciannove consultori, compreso
l'assessore, e il p. Commissario. Tra
ì consultori alcuni, come si dirà,
sono presi sempre da un ceto di
prelati, e religiosi, gli altri sono a
beneplacito del Papa, che vi suol
aggregare, oltre alcuni personaggi,
diversi dotti teologi regolari ; e
tutti hanno il voto. Entrano anco-
ra nella congregazione due dome-
nicani, compagni del p. commissa-
rio, il primo de'quali chiamasi il
p. primo compagno, e ch'è sem-
pre consultore durante nell'offizio :
V avvocato fiscale; l'avvocato dei rei,
il sommista, il giudice relatore del-
le cause criminali, il capo notaro,
sette qualificatori, per l'esame e
preparazione delle materie, come
dice il citato De Luca, ed altri uf-
fiziali ed inservienti. Qui appresso
riporteremo alcune notizie sui Car-
dinali segretari del s. offizio, sul
prelato assessore, sul p. commissa-
rio, e sui consultori. Tra i quali-
ficatori vi sono anche de 'vescovi,
prelati, e rispettabili religiosi, al-
cuni de'quali mentre erano quali-
ficatori, furono promossi al cardi-
nalato, siccome negli anni addietro
avvenne coli' arcivescovo di Tarso
Pietro Ostini, nunzio di Vienna. O-
ra è qualificatore il suo successore
nella nunziatura monsignor Altieri
arcivescovo d'Efeso.
CON 227
11 p. Giambattista Gabrielli di
Città di Castello, cistcrciense, venne
fatto da Innocenzo XII prima qua-
lificatore del s. offizio, e poi Car-
dinale nel 1699. Sui qualificatori
si legge nel Lunadoro quanto se-
gue: " alle volte suole la congre-
» gazione commettere affari, libri,
" scritti da esaminarsi a talun teo-
« logo, che compreso non è nel
M numero de'consuUori, e che non
" ha luogo in congregazione, se non
» allora quando presentar deve il
» ragguaglio de'negozi raccoman-
» datigli : tal personaggio tiene il
" i\\.ci\o à\ qualificatore." V. Wan-
Espen, Jus. Can. Univ. par. I,
tit. XXII. Altri definiscono i qua-
lificatori per quei teologi dal s.
offizio, impiegati a dare alle pro-
posizioni erronee, che si trovano nei
libri, la qualifica, o sia la denomi-
nazione, che loro conviene, come
di proposizioni ereticali, prossime
all'eresia, scandalose, ed offensive
alle pie orecchie, e sìmih. Il quali-
ficatore per altro non interviene
alla congregazione de'consultori nel
lunedì, ed è perciò che se il Pa-
pa ne fa taluno Cardinale, non ri-
ceve il bighetto di avviso in con-
gregazione , come lo ricevono i
consultori, intorno alla qual cosa
si parlerà. I qualificatori prestano
il giuramento di osservare il se-
greto al p. commissario, essendo
presente un notare.
Elenco di alcuni Cardinali segre-
tari del s. Offizio.
Gio. Battista Paniphily, romano,
da Urbano Vili creato Cardi-
nale, e poi fatto segretario del
s. offizio: quindi nel iG44 S^^
successe nel pontificato col no-
me d'Innocenzo X.
7.28 CON
Francesco del Giudice, napolilano,
Cardinale di Alessandro Vili,
inquisitore del regno di Spagna,
segretario del s. offizio, mori de-
cano del sagro Collegio nel l'ji^).
Fabrizio Paolucci, forlivese. Cardi-
nale d'Innocenzo XII, segretario,
mori nel 1726, decano del sagro
Collegio, e segretario di stato.
Pietro Oltohoni, veneziano, nipo-
te di Alessandro Vili che lo fe-
ce Cardinale, divenne segretario^
e morì nel 1740.
Tommaso Ruffo^ napolitano, Car-
dinale di Clemente XI, segreta-
rio, mori decano del sagro Col-
legio d'anni f)o, nel 1753.
Neri Maria Corsini, fiorentino, ni-
pote di Clemente XII che lo creò
Cardinale dell'ordine de'diaconi,
. quindi divenne segretario del s.
offizio, e terminò di vivere nel
1770.
Gio. Francesco Sloppani, milane-
se, Cardinale di Benedetto XIV,
di poi segretario del s. oflGzio,
morì nel 1770.
Luigi /Ilaria Torregiani, fiorentino,
fatto Cardinale da Deiiedetto XIV,
indi segretario di stato di Cle-
mente XIII: poi ottenne la sua
dimissione, e fu dichiarato se-
gretario del s. offizio: morì nel
1777.
Carlo Rezzonico, veneziano, nipote
di Clemente XIII che lo creò
Cardinale , e poscia segretario,
morì nel 1799.
Leonardo Antonelli di Sinigaglia,
già assessore del s. ofBzio, fatto
Cardinale da Pio VI, e da Pio
VII segretario della congregazio-
ne : morì nel 1 8 1 i decano del
sagro Collegio.
Giulio Maria della Somaglia di
Piacenza, fatto Cardinale da Pio
VI, segretario della congregazio-
CON
ne da Pio VII, e di stato da
Leone XII; morì nel i83o, es-
sendo decano del sagro Collegio.
Questo Cardinale cominciò a la-
re da segretario come seniore, e
seguitò, ma non ebbe mai il bi-
glietto della segretaria di stato.
Bartolommeo Pacca di Benevento,
Cardinale e prò- segretario di sta-
to di Pio VII, dichiarato da Pio
Vili segretario del s. ofTizio, ed
attualmente decano del sagro
Collegio.
Elenco di alcuni assessori del s.
Offizio promossi al Cardinalato.
Francesco Alhizi di Cesena eser-
citò l'avvocatura, e quindi fu fat-
to uditore della nunziatura di
Napoli e di Spagna ; e poscia
da Urbano Vili nel i635 fu
fatto assessore del s. offizio, non
che segretario della congregazio-
ne sugli affari d'iberia, e poi di
quella sulla causa de'Giansenisti,
nella quale si fece gran merito
per la condanna delle cinque
proposizioni. Innocenzo X, men-
tre l'Albizi era assessore, ai 2
marzo iGji4, lo creò Cardinale,
e fu il primo assessore, che nel-
l'esercizio della carica fosse pro-
mosso alla porpora. Egli stampò
con data falsa di Amsterdam l'an-
no i683 l'operaZ^e inconstantia
in fide. L'autore è nominato au-
clore Francisco tituli s. Praxe-
dis S. R. Ec. preshytero Card,
/llhitio. E un tomo in foglio,
che dalla congregazione si suole
distribuire a tutti i Cardinali, e
ai consultori della medesima. Si
ripiglia poi alla morte loro, o
quando cessano. Contiene decre-
ti, ma non autentici, però veri.
Cesare Monti, milanese, da ponente
CON
di consulta fi.i da Urbano Vili
promosso ad assessore del s. of-
fìzio nel 1624, indi venne da
lui fatto patriarca d'Antiochia,
poi nunzio prima a Napoli, quin-
di a Madrid, finalmente (cardi-
nale nel i633.
Lorenzo Casoni de' conti di Villa-
nova, da segretario della conci-
storiale, e del sagro Collegio, fu
mandato da Alessandro Vili nun-
zio a Napoli, ove, dopo dieci
anni, da Clemente XI suo anti-
co ed intimo amico venne pro-
mosso alla carica di assessore del
s. offizio nel 1702, e poi nel
1706 al cardinalato. Fu il pri-
mo assessore, dopo l'Albizi, che
venne da questo cospicuo posto
annoveiato al senato apostolico.
Marc Antonio Ansidei , perugino,
era segretario del concilio, quan-
do da Clemente XI nel 1 7 i 7
venne fatto coadiutore di mon-
signor Zauli assessore del s. of-
fizio, divenuto impotente ad e-
sercitare la carica per le sofferte
malattie. Successe a lui nel 1722
nella segretaria, e fu creato Car-
dinale da Benedetto XIII nel
1726, e pubblicato nel 1728.
Raffaele Cosimo Girolanii, fioren-
tino, da segretario delle indul-
genze e consultore del s. ofllzio,
fu da Benedetto XIII fatto as-
sessore, oltre essere stato dichia-
rato arcivescovo di Damiata. Do-
po dieci anni Clemente XII lo
fece segretario de' vescovi e re-
golari, finché nel 174^ da Be-
nedetto XIV venne creato Car-
dinale.
Giuseppe Maria Ferroni, fiorenti-
no, nel 1728 fu fatto arcivescovo
di Damasco, e segretario dell' im-
munità da Benedetto Xlll. Cle-
mente XII, nel 1738, Io fece as-
CON 229
sessore del s. offizio, enei 1743
Benedetto XIV gli conferì la ca-
rica di segretario de' vescovi e
regolari, e poi nel 1753 Io de-
corò della dignità cardinalizia.
Pietro Girolamo Guglielmi, di Je-
si, fu fatto assessore del s. offi-
zio da Benedetto XIV , il quale
nel 1753 Io elesse segretario dei
vescovi e regolari. Clemente XIII
nel 1759 lo creò Cardinale.
Lodovico Valenti di Trevi, da Be-
nedetto XIV fu promosso all'as-
sessorato del s. offizio, quindi da
Clemente XIII alla nunziatura
di Lucerna nel 1759, donde pas-
sò a quella di Spagna, e al Car-
dinalato nel 1776.
Benedetto Veterani, di Urbino, nel
1759 da Clemente XIII fu no-
minato assessore del s. offizio, e
nel I 766 venne da lui fatto Car-
dinale.
Leonardo Antonelli, di Sinigaglia,
nel 1776 fu da Clemente XIII
nominato assessore, e nel 1775
Cardinale da Pio VI.
Paolo Francesco Antainori, roma-
no, da giudice dell' A. C. fu da
Pio VI nel 1775 dichiarato as-
sessore, e nel 1780 Cardinale,
dandogli in successore monsignor
Paolo Luigi Sylva, che morì do-
po la deportazione di Pio VI in
Francia.
Alessandro 3Ialvasia, bolognese, fat-
to nel 1800 assessore da Pio
VII, e poi Cardinale nel 18 16.
Fabrizio Turiozzi , di Toscanella ,
dichiarato nel 1 8 1 6 assessore da
Pio VII, e quindi nel 1823 pro-
mosso alla sagra porpora ; fu suo
successore il rispettabile monsi-
gnor Nicola Cuneo, che morì nel
1824.
Raffaele Mazio, romano, da Leone
XII venne fatto assessore ne
23o CON
1824, e da Pio Vili fu creato
Cardinale nel i83o.
Giuseppe Alberghini, bolognese, da
Pio Vili venne fatto assessore ,
e nel 18 34 fu decorato della
porpora dal regnante Gregorio
XVI, il quale gli diede per suc-
cessore r esemplare prelato Do-
menico Cattani di Brisighella ,
che la morte rapì nel i838.
Silvestro Belli , di Anagni , fu di-
chiarato assessore dal Papa che
regna, il quale nel crearlo Car-
dinale nel 1841 5 gli diede per
successore monsignor Lorenzo Si-
monetti.
Elenco di alcuni commissari del
s. qffìzio creali Cardinali.
Fr. Michele Ghislieri, di Bosco ,
dell'Ordine de' predicatori, no-
minato dalla santa univei'sale in-
quisizione romana, inquisitore pri-
ma a Como, poi a Coirà città dei
Grigioni, indi a Bergamo. Nel
i55i, per opera del Cardinal Ca-
raffa (poi Paolo IV), il Ponte-
fice Giulio III lo fece commis-
sario generale della sagra inqui-
sizione, e il detto Paolo IV, nel
promoverlo al vescovato di Su-
tri nel i566, perchè non pote-
va più esercitare le attribuzioni
del commissariato, gli diede la
qualifica di prefetto del palazzo
dell'inquisizione, e nell'anno se-
guente lo creò Cardinale ; anzi,
con singoiar esempio, lo fece pu-
re supremo inquisitore , uftizio
riserbato al sommo Pontefice.
Nel i566 fu fatto Papa col no-
me di Pio V ; e meritò di essere
solennemente canonizzato da Cle-
mente XI.
Fr. Arcangelo Bianchi, milanese,
dell'Ordine di s. Domenico, com-
CON
pagno e confessore di fr. Miche-
le Ghislieri. Paolo IV lo dichia-
rò commissario, e poi Pio V lo
creò Cardinale.
Fr. Agostino Galantina, di Bi-isi-
ghella, domenicano , inquisitore ,
poi commissario del s. offizio,
maestro del sagro palazzo, e ge-
nerale del suo Ordine, fu creato
Cardinale nel 161 i da Paolo V.
Fr. Desiderio Scaglia 3 cremonese,
domenicano, inquisitore per vo-
lere di Clemente Vili , venne
fatto commissario da Paolo V,
che nel 1621 l'elevò al Cardi-
nalato.
Fr. Vincenzo Maculani, di Firen-
zuola, domenicano, vicario gene-
rale del suo Ordine, fu fatto
commissario da Urbano Vili nel
i632, e poi nel 1639 maestro
del Sagro palazzo (Vedi), e nel
1644 Cardinale. Al citato arti-
colo si riportano quelli innalzali
al Cardinalato, e perciò stati
tutti consultori del s. offizio.
Fr. Luigi Maria Lucini, di Como,
domenicano, prima compagno del
p. commissario del s. offizio, in-
di spedito inquisitore a Novara,
e nel 1714 da Clemente XI no-
minato commissario generale, fi-
nalmente creato Cardinale nel
1743 da Benedetto XIV.
Elenco di alcuni consultori del s.
offizio, che senza altra carriera
ecclesiastica vennero innalzati al
Cardinalato.
Fr. Felice Peretd, di Montalto, dei
minori conventuali fatto inquisi-
tore nel dominio veneto da
Paolo IV nel i557, quindi da
Pio IV nominato consultore del
s. olfizio, e da s. Pio V, nel 1570,
creato Cardinale. Nel i585, ven-
CON
ne sublimalo al triregno col no-
me di Sisto V.
GiamhaUista Castagna, romano, do-
po luminosa carriera, da Grego-
rio XIII fu fatto consultore, e
nel i583 Cardinale. Dipoi nel
1590 venne eletto Pontefice col
nome di Urbano VII. Lo stesso
Gregorio XIII, prima di essere
Cardinale, da Paolo IV era sta-
to annoverato tra i consultori
del s. ofllzio. Questa consultoria
si diede da Gregorio XIII al pa-
triarca di Gerusalemme Gio. An-
tonio Facchinetti della Noce, che
poi creò Cardinale, dalla qual
dignità nel 1591 fu esaltato alla
cattedra apostolica, col nome di
Innocenzo IX.
Francesco Toledo, gesuita spagnuo-
lo, fu fatto da s. Pio V consul-
tore, e nel i^gS creato Cardi-
nale da Clemente VIII.
Veti. Roberto Bellarmino, di Mon-
tepulciano , della compagnia di
Gesù, da Clemente VIII venne
fatto prima consultore , e poi
Cardinale, con isplendido elogio,
nel 1599.
Fr. Felice Centini, conventuale di
Ascoli, fu reggente del collegio
di s. Bonaventura, indi consul-
tore del s. ofFizio, e nel 161 1
Cardinale di Paolo V.
Francesco Sforza Pallavicini, di
Parma, della Compagnia di Gesù,
fu fatto consultore da Alessandro
VII; e quindi nel iGSy Cardinale.
D. Giovanni Bona, piemontese, ge-
nerale de' cistcrciensi foglianti ,
affinchè si trattenesse in E.oma
fu da Alessandro VII nominato
consultore del s, offizio, de' riti,
di propaganda fide, e dell'indice,
e poscia dal successore Clemen-
te IX nel 1669 fu annoverato
al sagro Collegio.
CON 23i
Beato Giuseppe Maria Tommasi,
siciliano , era oriundo sanese , e
de' chierici regolari teatini. In-
nocenzo XII lo dichiarò esami-
natore de' vescovi e consultore
de^ riti, e Clemente XI lo fece
consultore del s. ofllzio, e Car-
dinale nel 17 rei,
Fr. Pier Maria Pieri, sanese, del-
l' Ordine de' servi di Maria , fu
fatto da Benedetto XIII consul-
tore dell'indice, de' riti, e del
s. offizio, non che esaminatore
de' vescovi, quindi da Clemente
XII nel 1734 venne creato Car-
dinale.
D. Giovanni Besorzi, milanese ,
abbate cistcrciense, fu nomina-
to consultore del santo offizio,
beneficato da Clemente XIII con
annua pensione di ottanta scudi,
e creato Cardinale da Benedetto
XIV nel 1743.
Fr. Lorenzo Ganganclli di Borgo-
pace , nato in sant'Arcangelo,
era minore conventuale, e da
Benedetto XIV fu nel 1 746 fat-
to coadiutore al consultore del
s. offizio, padre Innocenzo Balle-
stracci del medesimo Ordine ;
indi nel 1759 fu creato Cardi-
nale da Clemente XIII, convin-
to del suo ingegno, dopo avere
esaminati i voti che emetteva nel-
le consulte del s. offizio. Per
ultimo meritò di succedergli nel
pontificato col nome di Clemen-
te XIV nel 1769.
Francesco Fontana di Casal Mag-
giore, barnabita, fu fatto da Pio
VII consultore di varie congre-
gazioni, e di quella del s. offi-
zio, poi nel i8i6 divenne Car-
dinale.
D. Mauro Cappellari di Belluno,
abbate camaldolese, da Pio VII
successivamente fu fatto consul»
232 CON
loie tlclJe congregazioni degli af-
fari ecclesiastici, del s. offizio, di
propaganda fide, della correzione
de'libri della chiesa orientale, ed
esaminatore de' vescovi in sagra
teologia, quindi da Leone XII,
nel concistoro de'2 I marzo 1825
venne crealo Cardinale, e riser-
vato in petto, fu pubblicato po-
scia a' i3 marzo 1826. Venne
assunto al pontificato nel i83r,
ed è il regnante Gregorio XVI.
D. Ambrogio Bianchi di Ci'emona,
abbate camaldolese, dal Papa che
regna prima fu fatto consultore
degli affari ecclesiastici, della di-
sciplina regolare, e del s. ofllzio,
ed esaminatore de' vescovi in
sagra teologia, indi nel iSSj,
venne creato Cardinale, e pub-
blicato nel 1839.
Allorquando nel concistoro se-
greto, che ordinariamente suole
adunarsi il lunedì mattina, il som-
mo Pontefice dichiara e pubblica
Cardinale di s. Romana Chiesa ,
monsignor assessore del santo oP-
zio , qualunque consultore , o il
padre commissario della medesi-
ma congregazione, il biglietto di
partecipazione del Cardinal segre-
tario di stato viene a lui re-
cato nella consulta ( che contem-
poraneamente si suol tenere nel-
le stanze del palazzo dell'inquisizio-
ne) da un cerimoniere pontificio, il
quale dal mandatario del tribuna-
le che sta per custode alia porta,
e introdotto nella camera della con-
sulta. Il biglietto viene passato dal
maestro di cerimonie a monsignor
assessore del s. offizio che presiede
all'assemblea, il quale lo legge ad
alta voce. Allora ha termine la
consulta, e tutti i membri che la
compongono fauno U loro congpa-
CON
tulazioni col promosso al cardinala-
to, che da monsignor assessore col-
la propria carrozza nobile, e colle
bandinelle tirate, viene accompa-
gnato alla sua residenza; ciocché
accade di frequente a cagione che
diversi primari prelati, i quali occu-
pano cariche, che per consuetudine
importano promozione cardinalizia,
sono sempre consultori. Talvolta
un consultore digniore accompagni)
coH'assessore il Cardinale. L'assesso-
re, nella sua promozione al cardi-
nalato, riceve dalia pia casa del s.
offizio il donativo di scudi mille,
e siccome ivi risiede, talvolta suol
fare il ricevimento pubblico per la
sua promozione nel proprio appar-
tamento. Va qui notato, che nella
promozione dell'assessore al cardi-
nalato, non vi è regola da chi deb-
ba essere letto il biglietto di par-
tecipazione, giacche talvolta lo les-
se il medesimo assessore, il p. com-
missario, il consultore più. anziano,
ed anche lo stesso cerimoniere che
lo portava.
In questa congregazione hanno
luogo alle volle tra i cosultori, i
prelati, l'uditore della camera, e i
segretari delie congregazioni cardi-
nalizie de' vescovi e regolari, non
che quello di propaganda Jidc. Lo
hanno poi sempre monsignor vice-
gerente , il prelato decano della
rota, il generale dell' Ordine dei
predicatori, il padre maestro del sa-
gro palazzo apostolico di detto Or-
dine, per disposizione di Gregoiio IX,
ed un religioso minore con ventilale da
Sisto V in poi, che ne fu il primo
consultore. Si deve però avvertire
che tutti devono ricevere 1 istitu-
zione dal Paj)a con biglietto di se-
gretaria di slato; e tra i soli che
lo sono senza biglietto, si annove-
rano il p. maestro del sagro j>ii-
CON
Jazzo, e il p. generale dei domeni-
cani. V. il Manuale consullonun
del Bordoni. 11 Lunadoro, Relazio-
ne della corte di Roina^ voi. II.
cap. Vili della congregazione del
s. ojfizio ec, dell'assessore e com-
missario, ed altri ministri d'Infjui-
sizione, dice che: « V'ha l'inquisito-
" re, detto commissario del s. of-
» flzio, ed è sempre dell'Ordine di
» s. Domenico. Questi fa le veci
« del giudice ordinario della con-
:> gregazione. L'assessore, che è pre-
" lato cospicuo di questa corte, è
" il consigUere di lui, e presta,
" per cosi dire , negli affari la
« stessa opera quale il commissario:
» che anzi al giudizio dell'assesso-
» re altrettante cause si sottomet-
« tono, quante insorgono civili
« controversie spettanti a detto tri-
» bunale; e civili e criminali cau-
" se risguardanti le persone, che
» munite sono delle lettere pateii-
•' ti di delta congregazione ". P.
la costituzione citata Adsuprenium,
e il Cardinal de Luca a p. 295,
del Cardinale pratico, il quale af-
ferma, che la cognizione delle cau-
se degli addetti alla sagra Inqui-
sizione, in prima istanza appartie-
ne all' assessore , quando cos\ or-
dini la congregazione, e nelle altre
istanze a'Cardinali, o prelati con-
sultori singolari deputati dalla me-
desima congregazione de'Cardiuali.
Questa talvolta, quando Io richieda
la gravità, ed importanza della
causa, suol conoscere collegialmente
della giustizia e de'meriti, [)ei' quin-
di ordinare, o ritardare l'esecuzio-
ne, come anche ammettere, o ne-
gare l'appellazione ec.
Le congregazioni del s. olfizio
sono di tre specie, e sogliono te-
nersi tre volte la settimana, me-
no i tempi di vacanza. La prima
CON 233
si tiene nel lunedi mattina nel pa-
lazzo del tribunale, coU' intervento
de' consultori, di monsignor asses-
sore, del p. commissario, del pri-
mo compagno di questo, del lisca-
le ec, all'eifetto di leggere i pro-
cessi, e le lettere degl'inquisitori
de partihus; prendonsi le oppor-
tune provvidenze, e si preparano
le materie per la congregazio-
ne de' Cardinali. Questa si fa in
apposita stanza ogni mercoledì mat-
tina , nel convento de' domeni-
cani di santa Maria sopra Miner-
va, quando per qualche circostan-
za non si debba anticipare al
martedì precedente o posticipare
ad altro giorno della stessa setti-
mana. In essa i Cardinali inter-
vengono in abito cardinalizio del
colore corrente, trattenendosi l'as-
sessore, il commissario, i consulto-
ri, e i ministri del tiibunale nella
camera contigua. Entrano in quel-
la de' Cardinali, quando sieno as-
sisi alle loro sedie, l'assessore, il
commissario, e il fiscale; ed allora
riferiscono le risoluzioni prese nel-
la consulta del lunedì. Questa di-
scussione si chiama discussione o
congregazione segreta; terminata
la quale, si suona il campanello,
ed entrano in congregazione alcu-
ni consultori, e il notaio. La ter-
za congregazione è quella che si
chiama Corani Sanctissimo, per-
chè si tiene innanzi al Papa, qual-
che volta nel giovedì mattina, re-
candovisi il Pontefice vestito di
rocchetto e mozzetta, i Cardinali
coll'abito cardinalizio del colore
conente, e i prelati e gli altri con
quelli di loro uso. Questa congre-
gazione si aduna per comando del
Pontefice, ed è chiamata di Feria
(Ritinta. Le decisioni che vi si ema-
nano vanno in nome di sua Santità;
7.^^
CON
e sono sommamente autorevoli. Tal
concregazione si tiene nella camera
del concistoro segreto, detto pcr-
ciì» anche camera (lei santo offi-
%io. Il Papa siede in trono, legge
al principio T orazione Adsumus
ec, e quando è terminata suona
il campanello: i Cardinali siedono
ne' banchi laterali. In essa si tratta
qualche grave afltue particolare,
e si approvano i decreti delle due
congregazioni precedenti. L'assesso-
re, il commissario , e i consultori,
si trattengono nella camera vicina,
per entrare quando sono chiamati
dal Papa. Entrati che sieno nella
sala della congregazione, l'assessore,
e il commissario in piedi si pongo-
no rimpetto al Papa, fra il termi-
ne dei banchi de' Cardinali, e si pon-
gono i consultori dietro i Cardi-
nali in piedi. Se gli uni, e gli altri
sono interrogati, dicono il loro pa-
rere. V. Il sagro arsenale ovvero
pratica nelUuffìcio di sagra Inqui-
sizione del T. Eliseo Masini, di cui
abbiamo tante edizioni; quella di
Roma è del i63o, e quella di Ve-
nezia è del i665.
11 cerimoniale di precedenza, co-
me debbono sedere in congrega-
zione tutti i membri della sagra
universale inquisizione, si x-iporta
all'articolo Congregazioni Cardina-
lizie (^f^edi), perchè possa servire di
regola alle altre congregazioni com-
poste di Cardinali, prelati secolari,
e regolari, ed altri. Solo qui note-
remo, che se fra i consultori evvi
l'uditore della camera, egli deve
prendere la mano agli altri prela-
ti. Venendo poi il consultore con-
ventuale considerato consultore or-
dinario, come tale precede tutti i
consultori semplici, e siede dopo il
p. commissario; cos\ fu deciso do-
po analoghe dispute di precedenza.
CON
L'ordine poi delle votazioni inco-
mincia dall'ultimo, e sale fino al
primo, ossia a chi presiede. AH' in-
contro i Cardinali votano dal più
degno, e scendono all'ultimo in di-
gnità. 1 voti de' consultori sono ri-
feriti ai Cardinali; ma senza dire
chi gli ha emessi. E siccome nella
mattina de' 29 aprile, nella chiesa
di s. Maria sopra INIinerva , dai
Cardinali, ed altri della congrega-
zione si celebra la festa di s. Pietro
martire, con cappella cardinalizia
nei modo che descrivemmo al vo-
lume IX, p, 187 del Dizionario;
se cade in giorno di lunedì tal fe-
sta, alla quale i consultori debbono
intervenire, allora l'ordinaria con-
sulta si fa nelle ore pomeridiane,
come almeno si praticò in alcune
circostanze. Cadendo però la festa
di s. Pietro martire mentre i Car-
dinali sono rinchiusi in conclave,
la cappella si suole celebrare nella
delta chiesa coli' intervento de' con-
sultori, p. commissario, ec. Tanto
si fece nel 1721 pel conclave per
morte di Clemente XI, come si
legge nel numero 5q2 del Dia-
rio di Roma. Inoltre, celebrandosi
nella detta chiesa a' 18 agosto l'e-
sequie anniversarie di Paolo IV, se
è in giorno di congregazione, essa
si tiene prima di dette esequie. Di
quelle poi che la congregazione ce-
lebra ad ogni Cardinale e consul-
tore defonto, si tratta al volume
II, p. 96, e al volume IX, p. 137,
e 128 del medesimo Dizionario.
Due volte all'anno, cioè nel lu-
nedi santo, e nel giorno 22, ov ve-
lo 2 3 di dicembre, dai Cardinali
si tiene congregazione nello stesso
palazzo del s. offizio, e si chiama
della visita graziosa, perchè dai
medesimi si fa la visita alle car-
ceri del tribunale. Nella settimana,
CON
in cui si fa questa visita non ha
luogo la congregazione del mer-
coletri.
Nella sera di ogni nrìercoledì ,
die non sia vacanza, l'assessore ha
l'udienza ordinaria dal Papa, per
riferirgli le cose trattate nelle con-
gregazioni, ed altro. In sua assenza,
od impotenza, va all' udienza il p.
commissario . Al medesimo asses-
sore incombe riferire ai Cardinali
quanto si è trattato nelle consulte,
ed in assenza, e impotenza anche
questa relazione tocca al p. com-
missario. Gli affari si preparano al
sabbato nella congregazione detta
particolare, cui intervengono l'as-
sessore, il commissario, il suo padre
primo compagno, l'avvocato fisca-
lej e vui sostituto cancelliere. Essi
risolvono a chi riferire si debbano,
se ai consultori, o ai Cardinali, ov-
vero al Papa. Alcune cose le risol-
vono eglino stessi, se le materie
sono ordinarie, o esecutorie. Mon-
signor assessore riceve gli ordini
tanto dal Papa, che dai Cardinali.
Della spedizione degli affari, e del-
le congregazioni tenute dai Cardi-
nali nella sede vacante, si par-
la all'articolo. Congregazioni che si
TENGONO dai CaEDINALI IN SEDE VA-
CANTE. Il perno principale della
congregazione essendo il segreto il
più rigoroso, tutti i membri, e gli
addetti alla congregazione e tribu-
nale debbono prestarlo , e chi lo
rompe incorre nelle più severe cen-
sure pontifìcie, oltre le pene cri-
minali, se si discopre dalla congre-
gazione. Quando un Cardinale è
stato dal Papa nominato a far par-
te della congregazione, deve man-
dare al palazzo del S. offìzio il suo
uditoi'e o segretario, cui dà a stu-
diare le cause della congregazione,
per prestare il giuramento nelle
CON a35
mani del p. commissario. Il giura-
mento del segreto si presta o avanti
i Cardinali, o avanti il padre com-
missario. Avanti ai Cardinali radu-
nati in congregazione, lo prestano i
nuovi Cardinali aggregati dal Papa
alla medesima, in piedi e al pro-
prio posto. Lo prestano pure, ma in
ginocchio sullo sgabello i nuovi con-
sultori, che di poi prendono pos-
sesso della carica col sedere alla
loro sedia, ed assistere alla congre-
gazione.
Se l'avvocato fiscale, e l'avvocato
de' rei sono ammessi a far da con-
sultori, e ad intervenire alle con-
gregazioni, lo prestano anch' essi
inginocchiati allo sgabelletto, e poi
ranno a sedere, ma dopo gli altri.
Ora il fiscale interviene, sebbene non
sia consultore. Il p. primo compa-
gno del p. commissario anch' esso
allo stesso modo presta il giura-
mento, e poi va al suo posto, pri-
ma degli avvocati, ma dopo i con-
sultori. L'altro compagno, detto se-
condo compagno, siccome non in-
terviene alle congregazioni, così pre-
sta il giuramento avanti al commis-
sario , coH'assistenza di un notaro ,
o del sostituto del capo notaro, che
interviene all'alto. Così il capo no-
taro è presente ancora al giura-
mento dei Cardinali e dei consul-
tori, e ne roga l'atto. Allo stesso
modo avanti al p. commissario giu-
rano tutti gli altri , cioè il capo
notaro, tutti i sostituti di lui quan-
do sono eletti, l'archivista, il som-
mista, e tutti gl'inservienti bassi,
primo de' quali è il mandataro :
lo presta anche il computista.
Il palazzo dell' inquisizione di Ro-
ma è situato dietro il colonnato di
s. Pietro dalla parte di porta Ca-
valleggieri. Viene formato dai due
palazzi nel i566 acquistati da s.
236 CON
Pio V, e dalle case successivamente
comperate, e ridotte ad abitazione,
e agli usi per la santa romana ed
universale inquisizione. Esso serve
di residenza a monsignor assessore,
al p. commissario, ai pp. compagni,
e a due religiosi conversi domeni-
cani, uno de' quali è il maestro di
casa del pio luogo. Vi è in esso
ima bellissima cappella, il cui al-
tare è dedicato a s. Pio V, del qua-
le ivi si celebra la festa con qual-
che solennità a' 5 di maggio. Inol-
tre vi sono una ragguardevole bi-
blioteca, l'archivio, la cancelleria,
e le carceri della sagra inquisizio-
ne, non che giardini ec. Vi risie-
dono pure alcuni inservienti di quel
tribunale , e della congregazione.
Nella vita del santo Pontefice Pio
V si legge, eh' egli assegnò rendile
stabili per l' inquisizione, e che dal-
la fiorentina famiglia Pucci acqui-
stò il suo palazzo nel i56(J perla
somma di sei mila scudi, che sta-
bilii per questo oftjzio col disposto
della costituzione XI 1 Sollicitac no-
strae consideratioiii s provùlentia, da-
ta a' i8 maggio, iJidl. Roni. t. I\ ,
part. Ili, p. ajo. Anche il Ciac-
conio, Vit. Pont. t. II, col. 992,
riporta che s. Pio V fece comode
abitazioni pegli ufllziali del tribu-
nale, e che nel 1 569 fabbricò le
carceri. Anticamente le carceri del
s. ofilzio erano a Ripetla presso il
palazzo Borghese, e poi furono anche
presso il convento della Minerva.
S. Pio V le stabilì nel luogo ove
ora sono. Dopo l'ultima invasione
francese si formarono le carceri in
alcune camere di detto convento,
cioè dal i8i4 al 1823, epoca in
cui Leone XII benemerito della
santa inquisizione, restaurato il suo
palazzo, le ripristinò al primiero
locale destinato da s. Pio \. Su
CON
questo punto si può leggere quanto
analogamente dicesi nel volume IX,
p. 268 del Dizionario.
Tr? le rendite del s. ofilzio evvi
la rinomata tenuta di Conca posta
a mezza strada tra Anzio^ e Vel-
letri (Fedi), della quale crediamo
opportuno di dare un cenno stori-
co. In questo vastissimo tenimento
la sagra congregazione ha il gover-
natore, il cancelliere, ed altri mini-
stri. Comprende circa tremila e quat-
tordici rubbia di terreno, che altri pe-
rò dicono tremila e cinquanta. Confi-
na colla rinomata tenuta di Campo-
Morto del capitolo vaticano , della
quale si parlò al volume XII pag.
3i4, 3i5, e 3^1 del Dizionario j
inoltre confina colla tenuta di Ca-
stella, e co' teiritori di Cisterna, e
di Nettuno {Vedi). In questo teni-
mento , che si divide in tre quarti,
e comprende molti pascolari, sono-
vi grandi ferriere mosse dal fiume
Astura, fiume celebre per la scon-
fitta definitiva riportata dai latini
l'anno di Roma 4'7j g che pose
fine alla loro indipendenza. L'edi-
ficio della ferriera di Conca è ri-
nomato , con forno fusorio , e che
è uno dei principali dello stato
pontificio. Sono essi forni in Con-
ca, in Bracciano, e in Canino ec.
Siccome le ampie tenute di Conca
e Campo-]\Iorto sono di aria mal-
sana, così dai Pontefici erano state
assegnate per rifugio , ed asilo ai
delinquenti rei di delitti. Pio VII,
ai 6 luglio 18 16 abolì tal privile-
gio. Tultavolta il suo degno suc-
cessore Leone XII per prudenti ra-
gioni lo volle ristabilito nel 1826,
con bolla de' i5 settembi'c, saggia-
mente però prescrivendo provvide
leggi , acciocché il coniugio si po-
tesse conciliare colla sicurezza pub-
l'hca.
CON
11 casale di Conca surse dalle
rovine della celebre città di Satri-
Clini, appartenente ai volsci. I sa-
t ricani, diversi da quelli della Cam-
pania, nell'anno 'y.5'6 di P>.oma en-
trarono nella famosa lega latina
per riporre, a dispetto de' romani,
i Tarquinii sul trono. Vinti i lati-
ni al lago Piegillo, i satricani ri-
masero tranquilli sino olla guerra
anziata dell' anno di Roma 264.
Coriolano prese Snlricum nel 268,
e saccheggiolla pei volsci, in pote-
18 de' quali rimase sino al 371.
Poco dopo il romano Camillo la
debellò, ne discacciò i volsci , e la
fece tributaria della plebe. Cinque
anni dopo poterono i volsci ricu-
perarla, usando vilmente della vit-
toria verso i prigionieri ; ma i ro-
mani, nell'anno 38o, vinsero com-
piutamente i latini, che per rabijia
ridussero in cenere Salricitin , ri-
sparmiando il solo tempio della Ma-
dre Ma tuta, perchè atterriti da una
voce, che udissi uscire dal medesi-
mo tempio. Ritnase Satrico deser-
ta fino all' anno 4^0 , in cui gli
anziati limitrofi, a cagione dell'im-
portanza del luogo, vi dedussero
una colonia, e così la città fu re-
staurata ; ma poco dipoi , avendo i
romani dichiarato nuova guerra ai
volsci, questi in numero di quattro
mila difesero Satrico, che da Mar-
co Valerio Corvo, ad eccezione del
tempio , fu incendiata. Di nuovo
nel 4 • 6 si raccolsero gli anziati, e
i volsci presso Satrico, selibene in
istato abbietto ridotta ; ma furono
rotti pienamente dal romano valo-
re. Sembra che il tempio di Ma-
tuta e quello di Giove rimanesse-
ro in piedi sino all'anno di Roma
547. In una pianura poi, presso il
casale di Conca, fra due fiumicelli
soige un colle isolato di tufo , il
CON 237
quale, nel swjolo XIII, venne forti-
ficato di nuovo colle pietre dell'an-
tico suo recinto, di opera saraci-
nesca. Tali ristauri vennero rinnf>-
vati nel secolo XVI con ogni sorta
di materiali. Conca passò in domi-
nio della romana inquisizione nel
pontificato di s. Pio V da lui acqui-
stata, ed alla congregazione donata
con bolla concistoriale de' 3 aprile
i566 Duni inter arcana, che ripor-
tasi nel Bollarlo Domenicano al
tomo V, p. 119 con questo tito-
lo . S. Romanae et Universalis In-
fjnisitionis Conimissarius generalis
veniat in possessionem Conchae.
L' originale , in decente custodia ,
si conserva nell'archivio del s. of-
fìzio, e tutte le sottoscrizioni, com-
presa quella di s. Pio V, vi sono
originali. Nello stesso tomo V, pag.
I ■?.4 del Bollario Domenicano, è
riportata la citata costituzione Sol-
licitaCj ed il titolo è : Commi ssa-
rins generalis miUatnr in possessio-
nem palata s. affidi. L'uno e l'al-
tio documento si dicono ex archi-
vio Ordinis, ed il santo ofFizio ,
nello stesso anno i566, entrò in
possesso della tenuta di Conca, e
dei memorati palazzi.
Sulla romana universale inqui-
sizione, congregazione, e tribunale
del s. offlzio, oltre i citati autori,
si possono consultare i seguenti;
Francesco Macedo, Schema Sacrae
Congrega tionis s. ofj/cii romani, ciini
elogiis Carclinalium, Patavii 1676;
Jacobus Cohellio, Notitia Carclina-
lium, Congregatici II, De sacra In-
cjuisitione, sive de sancto officio. Il
p. Fabrizio nella Lux saliilaris
evangelii, p. 569, riporta gli scritto-
ri sul tribunale dell'inciuisizione.
Congregazione Laurdana.
Avendo il Pontefice Sisto IV
238 CON
sotti-atto dalla giurisdizione del ve-
scovo di Piecanati il santuario della
santa Casa di Loreto, e le perso-
ne addette alla medesima, l'assog-
gettò immediatamente alla santa
Sede, ed il suo nipote Giulio II
confermò dipoi interamente l'operato
da Sisto IV. Quindi Leone X eresse
la chiesa di Loreto in collegiata, e
dichiarò esenti dalla giurisdizione
vescovile non solo tutti gl'inser-
vienti del santuario; ma ancora i
pellegrini, durante la loro dimora
nella città di Loreto. Lo stesso
confermarono Clemente VII, e Pao-
lo III. Finalmente Sisto V dichia-
rò cattedrale la chiesa di Loreto,
e stabih i limiti della giurisdizione
del vescovo, e di quella del Cardinal
protettore del Santuario, dal quale
dipendeva il governo delle cose, e
delle peisone, ch'erano state dichia-
rate esenti dalla giurisdizione vescovi-
le. Siccome però nacquero ben presto
alcune controversie, Paolo V, col-
la bolla: Divina disponente clemen-
tia, data Ji i4 luglio 1620, compo-
se le questioni fino allora agita-
te, e segnò e stabili più esatte le
linee di demarcazione , rapporto
alle due giurisdizioni del vesco-
vo, e del Cardinal protettore.
Ma tale forma di governo non
dando quel buon risultato che si
sperava, il sommo Pontefice Inno-
cenzo XII, dopo aver confermato l'e-
senzione dell' insigne santuario del-
la santa Casa di Loreto ( Vedi),
dalla giurisdizione dell' Ordinario ,
colla soppressione dell' autorità e
della carica del Cardinal protetto-
l'e del medesimo santuario, assog-
gettò il santuario stesso immedia-
tamente al Papa, ed alla santa
Sede, e coll'autorità della bolla,
Sacrosancta Redeìnptoris, data die
9 augusti 1698, Bull. Rom. t. IX
CON
p. 470» istituì in Roma una congre-
gazione di Cardinali, e prelati, uno
de'quali deputò in segretario, e per
prefetfo dichiarò il Cardinal segre-
tario di stato pro-tempore. A questa
congregazione, che dalla cittìi ove
venerasi la santa Casa, prese il nome
di Lauretana, affidò il regime di
tutto quello che era stato dichiarato
esente dalla giurisdizione vescovile,
e da quella dei tribuuali ordinari,
e la incaricò dell'amministrazione
del patrimonio del santuario, da
eseguirsi sulla faccia del luogo me-
diante l'opera d'un prelato gover-
natore. Inoltre alla medesima con-
gregazione affidò la cura di deci-
dere ogni controversia in venera-
zione del più augusto santuario di
Europa, e del mondo. Colla mede-
sima bolla Innocenzo XII dichiarò
le facoltà del vescovo di Loreto,
e del prelato governatore.
Ad onta però di tali lodevoli
provvedimenti, in progresso di tem-
po, essendo insorte nuove differenze
e questioni sull'esercizio delle rispet-
tive giurisdizioni , e specialmente
fra il vescovo di Loreto, ed il pre-
lato governatore, perciò a troncar-
ne interamente l'origine, Papa Be-
nedetto XIV, a' 6 gennaio 1742»
pubblicò la costituzione, Humilita-
tis nostrae, che si legge nel Bull.
3Iagn. t. XVI, p. 129, ed ordinò
che si l'accogliessero tutte le risolu-
zioni emanate sino allora dalla con-
gregazione come esecutrice, ed in-
terprete della bolla Innocenziana,
le quali fossero perciò ridotte per
ordine alfabetico in compendio, af-
finchè tutte le controversie potesse-
ro essere risolte, e fossero quindi
diligentemente stampate. In seguito
all'insorgere di ulteriori differenze,
volle quel Pontefice che si ricorresse
alla sagra congregazione, e quindi
CON
interamente si ubbidisse alle riso-
luzioni , ed ai decreti , che sulle
questioni avrebbe emanato. A tal
effetto il sapientissimo principe avea
dalla medesima congregazione fatto
discutere una quantità di dubbi, le
cui risoluzioni potessero alle circo-
stanze applicarsi ad alcuna differen-
za, facendo altresì che tanto le an-
teriori, che queste risoluzioni della
congregazione Lauretana fossero riu-
nite in un sol volume, o compendio
che intitolò Synopsis Lauretana, il
quale tuttora serve di norma alla
stessa congregazione. Così con que-
ste leggi veime regolata l'ammini-
strazione del patrimonio della s.
Casa, e la giurisdizione sopra gli
stipendiati, e le cose al medesimo
spettanti.
Questa congregazione presiede al
regolamento di tutti gli affari che
appartengono alla santa Casa di Lo-
reto, suoi ministri, famigliari e nu-
merosi dipendenti. Non avea però
giurisdizione nelle cause contenzio-
se civili, le quali in prima istan-
za si vedevano in parlibus, ed in
seconda nella Piota di Macerata,
quando esisteva quel tribunale, o
da quello dell' A. C. , come tutte
le altre della Marca, a norma di
quanto dispose Benedetto XIV col-
la sua costituzione. Circa la giudi-
catura della prima istanza in par-
tibus , è da sapersi che prima la
congregazione Lauretana, e per es-
sa il governatore di Loreto, ave-
va la giurisdizione privativa nella
sola suddetta prima istanza, in tut-
te le cause dei nìinistri, e dei pa-
tentati privilegiati della santa Casa,
e rispetto a chierici godono essi del
foro Lauretano solamente nelle ma-
terie risguardanti il loro ministero.
I soli laici ne godevano indistinta-
mente. Per sapere poi quali pa-
CON 239
tentati, e privilegiati godevano, e
quali no, della privativa dei foro
di Loreto, fa duopo consultare la
citata raccolta di diverse risoluzio-
ni chiamate Synopsis Rcsolntioniun,
che si legge nel Bollano di Bene-
detto XI f^; avvertendo aver essa
avuto, come si è detto, forza di leg-
ge; attributo accordato dal medesi-
mo Benedetto XIV colla costituzione
Humililatis.
Dipoi, con moto-proprio di Cle-
mente XIII, de'28 aprile 1768, fu
accordata la privativa del foro di
Loreto con altre dichiarazioni, ai
soldati chiamati corazzieri , come
ancora ai questuanti della santa Casa
nell'attualità dell'esercizio del loro of-
fizio. Clemente XIV, successore del
precedente Pontefice, con biglietto
scritto dal prelato suo uditore, ai
16 novembre 1772, a monsignor
uditore della segnatura, decise per
questa privativa di foro. Egualmen-
te il tribunale di segnatura decise
a favore dei custodi delle limosine in
una Faventina 17 giugno 17795
ed altra Ferraricn. li i5 luglio dei-
Io slesso anno.
Pio VII però colla bolla Post diu-
iurnas, tertio kal. nov. iSoo, super
restauratione reginiinis Pontificii ,
tit. De jurisdiclionibus tribunaliuni
civilium al §. 3, e tit. De jurisdict.
trih. et judicuni criminaliuni etc.
§ 16, relativamente alla congrega-
zione Lauretana, dispose, che sia
ristretto per l'avvenire il privilegio
del foro Lauretano alle sole cause
riguardanti l'interesse dello stesso
santuario di Loreto, e rapporto ai
patentati non si estenda assolutamen-
te oltre quelli, che sono descritti
nel rollo, e addetti all'immediato
e continuo servizio del santuario
nella città di Loreto, e nelle sole
cause passive. Nuova riforma su ta-
■y.\o CON
h; giurisdizione venne fatta col mo-
to-proprio del lodalo Pontefice in
data () liiifji'o i(Si6; venendo abo-
lito del tutto il privilegio del foro
latnetano, e tolta al prelato gover-
natore, ed alla stessa congregazione
la giurisdizione contenziosa, tutto
assoggettandosi ai tribunali ordi-
nari.
Finalmente Leone XII, con bre-
■ve de'?. I dicembre 1827, che inco-
mincia, Laureti civilas^ nuovamente
afiidòad un prelato, come già avevano
fatto Sisto 1\^, ed Innocenzo XII, il
governo di Loreto con particolare
giurisdizione sulla città, e territorio
di Loreto, col titolo di coiiìmissarin
apostolico della s. Casa di Loreto, il
quale dovesse amministrare tutti i
beni della pingue e vasta ammini-
strazione della stessa santa Casa,
e dovesse rendere conto al Cardi-
nal piefflto della congregazione
Lauretana. Il medesimo Leone XII
restituì ancora alla congregazione
Lauretana la giurisdizione conten-
ziosa, siccome fu stabilito da Inno-
cenzo XII, con la moditìcazione per
altro della citata costituzione, Post
diuturnas, e rese altresì all'ammi-
nistrazione della santa Casa il pri-
vilegio, che aveva di escutere i de-
liitori con la riiajio regia. Sino al-
l' odierno pontificato la congrega-
zione si compose del Cardinal pre-
fetto pro-tempore, ch'era sempre il
segretario di stato, di alcuni Car-
dinali membri di essa, di alcuni
prelati, compreso il segretario che
è sempre monsignor sotto-datario
pro-tempore, e che non passai'ono
mai il numero di sei, d'un giu-
dice relatore, e del sottosegretario
ed archivista. Ma il regnante Ponte-
fice non solo approvò ed ampliò la
giurisdizione del commissariato di
Loreto, ehe prende luogo fra le
CON
delegazioni dopo la prima di Ma-
cerata, ma stabih nella città un
tribunale di prima istanza sogget-
to a rpicllo di appello di Macera-
ta, tranne gli altari, ne' quali ha
interesse la santa Casa, e pei quali
vi è l'appello alla sagra congrega-
zione Lauterana, e diede un rego-
lamento, e disposizioni per le cau-
se del santuario di Loreto. Indi per
organo della segretaria di stato,
li 21 novembre i83i, e colle di-
sposizioni addizionali de' 20 febbra-
io i832, prescrisse il regime per la
città di Loreto e per l'amministra-
zione della giustizia, tanto per le
cause del foro privilegialo Lauretano,
quanto per quelle non soggette a
questo foro, dichiarando che si do-
vessero nominare dodici prelati vo-
tanti per la congregazione Laureta-
na, allineile formino quattro turni, e
giudichino delle questioni sia civili
sia criminali, come pure in via di
segnatura; formando cos\ i diversi
gradi di giurisdizione stabiliti nel re-
golamento del i83i.
Attualmente la congregazione lau-
retana si compone del Cardinale pre-
fetto, che per disposizione dello stesso
Giegorio XVI dal i833 deve essere
sempre il segretario per gli affari di
statoinlerni : di altri dieci Cardinali,
di tre votanti prelati del primo, di al-
trettanti del secondo turno, di tre
prelati votanti nel turno di appello
per le cause civili e criminali, e di
altrettanti pel turno di segnatura;
non che dei prelati assessore, e se-
gretario, dell'uditore criminale, e
del sotto segretario ed archivista.
Le segretaria e l'archivio sono nel
palazzo quirinale, ove è unito l'ar-
chivio della Congregazione cardi-
nalizia d'A\'ignone [^edi), la quale
cessò di esistere quando i repub-
blicani francesi invasero colle armi
CON
nel declinare del passato secolo A-
vignone, e il contado Venaissino.
Il Cardinal prefetto, e monsignor
segretario della congregazione lau-
retana, lo erano pure di quella di
Avignone. All' articolo Segeetario
m STATO si riporta la serie dei Car-
dinali prefetti della congregazione
lauretana. V. i.° Summonini Pon-
tijicuni constitutiones super contro-
versus jurìsdictionibus inter episco-
punì et gubernatorem laurelanos ,
Romae ij^S; 2.° il cav. Lunado-
ro, Relaz. della Corte di Roma
■voi. II, p. 21 4, Della Congrega-
zione della santa Casa di Loreto;
non che l'articolo Loreto.
Congregazione di Propaganda
Jide.
Degna della grandezza d'animo,
fervido zelo, e generosità apostolica
de' Romani Pontefici, fu la mera-
vigliosa istituzione di questa bene-
merita, e celebralissima congrega*
zione , il suo portentoso incremen-
to, e il floridissimo suo stato in
tutte le parti del mondo, il cui
nome risuona glorioso e rispettato
dalla moltitudine delle differenti
nazioni, che sino dal suo nascere
ne sperimentarono i benefici effetti,
sia nella loro conversione, o con-
fermazione nella vera fede, sia nella
civilizzazione, e dirozzamento loro.
Stabilita essa fu per la propagazione
della religione cattolica, e per ub-
bidire al comando divino di Gesù
Cristo, che disse agli apostoli: Eun-
tes in munduni universum, praedi-
cate evangeliuni omni creaturae .
V. Missioni, e Propagazione della
FEDE.
Ognuno già sa come i sommi
Pontefici, sino dal nascere della
Chiesa, cuiassero l'adempimento del
VOL. x\i.
CON 241
detto divino comando, e principian-
do dal primo di essi il principe
degli Apostoli s. Pieho, per tutte
le parli spedirono zelantissimi uo-
mini a predicare 1' evangelo, e suc-
cessivamente a risvegliare in altri
la fede illanguidita, ed insieme ac-
correre con apostolica sollecitudine
a correggere gli errori, ed a com-
battere l'eresia e lo scisma, per cui
inuumerabili furono quelli, the ri-
portarono la bella palma del marti-
rio. Fra i tanti dalla congregazione
a tal fine inviati, si venera per
protomartire di Propaganda fide
il cappuccino s. Fedele da Sigma-
ringa, ed anche adesso si aumenta
il catalogo de' numerosi suoi atleti,
con que' missionari esemplari che
da ultimo nella Cina soffrirono pe-
ne, tormenti e morte, per confes-
sare e diffondere la dottrina di Ge-
sù Cristo. Tralasciando di novera-
re que' Pontefici che si distinsero
in questo santo scopo, e tutte le
vittime dello scopo medesimo, av^
vegnachè tutto si riporta in molti
articoli del Dizionario, veniamo
piuttosto all'erezione di questa con-
gregazione, operata dall'alta mente
di Gregorio XV, Ludovisi, bolo-
gnese, dichiarando altresì quanto
alcuni suoi predecessori, forse collo
stesso divisamento, gliene abbiano
preparata per così dire l'istituzione,
per cui il loro nome sarà in pe-
renne benedizione nella Chiesa di
Dio.
Questa grand' opera adunque ,
come osserva il Cocqueliues nella
prefazione agli Annali di Grego-
rio XIII, p. 5, fu promossa, ed
alcuni ne ripetono il nascimento
dall'altro bolognese Gregorio XllI,
Buoncompagno , che degnamente •
successe a s. Pio V l'anno 1^723
d.ippoichè egli diede particolare
24^ CON
ispezione ai Cardinali Caraffa, Me-
dici, e Sautorio, perciò che riguar-
dava la propagazione, e il nianle-
nimento nella fede dei maroniti ,
slavi, greci, etiopi, egiziani, etc. A
proprie spese fece stampare egli
parecchie migliaia di analoghi librij
come di catechismi in diverse lin-
gue, ed ordinò che in casa del
Cardinal San torio si tenessero con-
gressi tutti risguardanti la propa-
gazione della fede. Allo stesso Gre-
gorio XIII si deve la fondazione
di numerosi Collegi ( Vedi) , che
enumerammo a quell'articolo, in
diverse parti del mondo, ed in Ro-
ma, pegl' inglesi, pei greci, e pei
maroniti , ec. Nel Giappone apri
inoltre una casa ai gesuiti, ricevet-
te gli ambasciatori dei principi di
quel regno, procurò le conversioni
di molti Armeni, pei quali voleva
fondare eziandio mi altro collegio
in Koma ; confermò nel cattolicismo
i cristiani del Malabar; spedì mis-
sionari ai ruteni abitanti in Calfa
del Chersoneso, con gran copia di
libri atti ad istruirli. Le stesse a-
postoliche premure ebbe Gregorio
XI li pegli abitanti del Ceylau, del
monte Libano, pei caldei giacobiti,
e per altre nazioni. E perchè la
Chiesa era travagliata , massime
l'Alemagna , dalle funeste conse-
guenze della così detta riforma ,
consolidò la fondazione in Roma del
collegio Germanico-Ungarico, e ne
fu amplissimo benefattore.
Che se la congregazione ricono-
sce i suoi principii da Gregorio XIII,
un aumento lo riconosce dallo zelo
di Clemente Vili, Aldobrandini ,
fiorentino, il quale, elevato al pon-
tificato nel 1592, prese particolar cu-
ra della promulgazione, e del man-
tenimento della fede. A tal effetto,
nella mattina degli i i agosto i5c)9,
CON
tenne la prima congregazione avan-
ti di sé, mentre le altre congrega-
zioni successivamente si adunarono
ogni settimana in casa del Cardi-
nal Santorio, detto dal suo vesco-
vato di Santa Severina , e per-
ciò riconosciuto per primo pre-
fetto della congregazione. Nelle con-
gregazioni settimanali si prepai'a-
vano le materie, che ad ogni quin-
dici giorni si riferivano al detto
Pontefice, il quale ricevette l'abiu-
ra degli errori del patriarca Ales-
sandrino, spedì soccorsi ai maroniti
del Libano, fondò in Roma il col-
legio scozzese, e nel 1600 conce-
dette licenza a' religiosi mendicanti
di diffondere la santa ft^de. Sotto
il detto Clemente YllI avvenne anco-
ra la conversione della nazione R.ute-
na alla fede ed unità cattolica, per la
riconciliazione della quale e de' suoi
vescovi, tenne anzi il Papa un ce-
lebre concistoro, di cui dal Cardi-
nal Baroiiio si pubblicarono gli atti.
Spedì poi Clemente Vili sull'alfa-
re sapientissimi brevi , e costitu-
zioni.
Nel i6o5 però, colla morte di
Clemente Nili, non si adunarono
più le congregazioni. Tuttavolta non
si deve tacere che Paolo V, il quale
successe al brevissimo pontificato
di Leone XI, mostrò sonnno in-
teresse per la conversione delle In-
die, e di tante terre idolatre, che
sotto questo nome si comprendono,
da lui riempite di operai evange-
lici, rivolgendo anche le sue cure
all' Inghilterra, ed apprestando con
sollecitudine pastorale le necessarie
istruzioni ai cattolici di quel regno
allora bersagli.iti.
Divenuto nel 162 1 Pontefice il
gran Gregorio XV, per vieppiìi
promovere la cattolica religione ,
per dilalurla ucUu parie degli iu-
CON
fedeli, per difenderla, e per ripara-
re agl'iminensi danai che in paesi
cattolici recava l'eretica pravità,
seguendo l'intendimento di Grego-
rio XIII e Clemente Vili, diede
felice perfezione, e compimento alla
incomparabile opera , che divenne
il braccio dritto della santa Sede.
A' 22 giugno 1622 Gregorio XV
pubblicò la bolla, Inscrutabili di-
vinae providendae arcano ad Chri-
sti Ecclesiae rcgenda gubernacu-
la, etc. Bull, de Propagandajidej
t. 1, p. 26, eli' è la costituzione
XXVI del Bull. Rom. t. Ili, p. 425^
del Cherubini, e la LVIII del Bull.
Bovi. toni. V, par. V, pag. 26 dei
Cocquelines . Con questa celebre
bolla Gregorio XV stabiPi la con-
gregazione di Propaganda fide, e
ad essa riservò il negozio della pro-
pagazione della fede, e la spedizio-
ne degli operai evangelici nelle parti
straniere. Indi prescelse per mem-
bri della congregazione medesima
i Cardinali Saoli, Farnese, Bandi-
ni, Sordi, Barberini ( poi Urbano
VIII ) , Mellini , Borgia , Ubaldini ,
Cobelluzzi, Valerio, Zolleren, Ludo-
visi nipote del Papa , e Sagrati ;
insieme ai prelati Vives ( benefico
donatore del palazzo della congre-
gazione, e benemerito assai del col-
legio Urbano), Agucci, e scelse Fran-
cesco Ingoli per segretario , nonché
il p. Domenico di Gesù e Maria, ge-
nerale de' carmelitani scalzi. E sic-
come questo ultimo personaggio ne
fu assai benemerito, non riuscirà
discaro che qui si riporti un pic-
colo tratto della sua vita, data alla
luce dal p. Filippo della ss. Trini-
tà , preposito generale dello stesso
Ordine, e pubblicata in E.oma nel
1668, anche per alcune notizie
analoghe all' istituzione della con-
gregazione.
CON 243
Si legge pertanto al libro VI,
capo V della detta opera, che fino
dal tempo di Clemente VIII i car-
melitani scalzi procurarono la isti-
tuzione della congregazione di Pro-
paganda fide; giacché il p. Pietro
della Madre di Dio , già generale
dell' Ordine, allora predicatore apo-
stolico, fu il primo a dar principio
a questo negozio, e mandò nel i6o4
i carmelitani scalzi alle missioni in
Persia. Quindi il suddetto p. Do-
menico promosse presso Paolo V
questa santa opera, che finalmente
a sua istanza si perfezionò sotto
Gregorio XV. Questa congregazione
si componeva allora di undici Car-
dinali e due prelati, i quali una
volta il mese si dovevano adunar
avanti il Papa, e due volte avanti
il Cardinal decano. In essa si trat-
tava della conversione degl'infedeli,
e di lutti gli altri affari apparte-
nenti alle missioni. La prima ses-
sione fu fatta avanti a Gregorio
XV ai i4 gennaio 1622, ed alla
congregazione il Papa aggiunse il
padre Domenico , come quello
eh' era stato promotore dell' istitu-
zione, e che in seguito aiutò con
ogni mezzo eh' era in suo potere,
tanto co' prudenti consigli, che colle
limosine di molte migliaia di scu-
di d' oro , da lui trovate da alcu-
ni principi , signori , e pie perso-
ne, e che precisamente da alcuni si
vuole ascendessero ad ottanta mila
scudi , non potendo uiuno resiste-
re al suo zelo e fervore. Grego-
rio XV a tal effetto consegnò al
p. Domenico nella chiesa di s. Ma-
ria della Vittoiia , e alla presenza
di tutti i religiosi, un breve se-
gnato il px'imo marzo 1622, col
quale dichiarò servirsi del suo aiuto
nel propagare la religione cattoli-
ca, V. V Enchyridiofi, pag. i32,
244 CON
del p. Eusebio di Tutti i Santi , ed
il libro de procuranda salute o-
mnium gentiuni^ Antuerpiae 1 6 1 3,
che stampò il p. Tommaso da Ge-
sù dello stesso Ordine. In quel li-
bro, al e. I del 1. 3, propose la
grande idèa de erigenda congrega-
tione prò ^de propaganda. Vuoisi
aggiungere, che Gregorio XV fu
mosso all'istituzione della congre-
gazione, anche per le istanze del
lodato monsignor Gio. Battista Vi-
ves di Valenza, e del ven. p. Gio.
Leonardi lucchese, fondatore della
congregazione de' chierici regolari
della Madre di Dio.
Nello , stesso giorno 22 giugno
suddetto, Gregorio XV, colla costi-
tuzione Romanuni dccet Ponùficem
ex pasloralis ofJìciL debito , Bull,
de Prop. fide p. 3o, loc. cit., eh' è
la costituzione XIX del Bull. Roni.
t. V, par. V, p. 28, assegnò in
perpetuo alla nuova congregazione,
il pagamento di cinquecento scudi
d'oro, che ogni Cardinale doveva
sborsare nella sua pi'omozione, per
y Anello Cardinalizio [Vedi), nel
modo che si dice a quell' articolo,
e che tuttora riscuote la sagra con-'
gregazione, diminuito peiò da Pio
VII, dopo l'epoca inlausta della
cos\ detta repubblica, nella somma
di scudi seicento d'argento. L'am-
ministrazione di tali somme, e del-
ie altre rendite, che sarebbono as-
segnate all' istituto, venne da G lo-
gorio XV aflidata ai Cardinali del-
l' istituto medesimo. Ed aftinché le
altre nazioni avessero nel!' Italia ,
principal seggio del cattolicismo ,
un esempio da imitare , il Pajja
rinnovò la costituzione di Clemen-
te Vili , in cui si vieta agli italiani
di far dimora in que' paesi , nei
quali non si permette il libero culto
della religione cattolica; ed allra
CON
bolla promulgò, eh' è la XXVIII
del Bull. Roni. t. Ili, pag. 4^7 del
Cherubini, contro gli eretici dimo-
ranti in Italia, e contro i fautori
loro, siccome pure riporta il Ber-
nini, Storia delle eresie y pag. 701.
Quindi Gregorio XV, col dispo-
sto della costituzione Cwn Inter
inuUiplices , et gravissìmas Aposto-
latus nostri curas, i4 decerabris
i522, Bull, de Prop. fide loc^ cit.
p. 35, concesse alla congregazione
ampli privilegi , cioè che tutte le
scritture , istromenti , bolle , brevi ,
patenti, facoltà , licenze , e conces-
sioni spettanti in qualunque modo
ad essa, si concedano gratis da tutti
i ministri, scrittori notari apostolici,
e da qualunque pubblico ministro
della santa Sede; privilegi che do-
vrebbero anche godere i ministri ,
i deputati, e gli agenti della stessa
sagra congregazione. Inoltre Gre-
gorio XV, acciò la congregazione
godesse di tutte le grazie che po-
tessero influire all'utilità e vantag-
gio della medesima , con pienezza
di autorità apostolica, espressa nella
costituzione Cuni nuper ex injuncto
huniilitntis iwitrac pasloralis officio,
i3 junii 1623, le concesse di poter-
si eleggere un giudice particolare
per tutte le cause civili , o crimi-
nali, che le potessero spettare, per
r esecuzione delle cui sentenze in
perpetuo deputò l'uditore generale
della camera apostolica, e suoi giu-
dici dipendenti. Su di ciò è a ve-
dersi il Cardinal de Luca: il Car-
dinal pratico, capo XXXVI, della
congregazione della Propaganda del-
la fede. Finalmente Gregorio XV
assoggettò alla congregazione tutti
i collegi sino allora istituiti, e quelli
che in progresso s' istituissero, collo
scopo di propagare la ittde per tutto
il mondo , ciò che poi conferuif)
CON CON 24?
Urbano Vili, che gli successe nel gli eretici alla Chiesa cattolica, co-
medesimo anno iGaS. All'articolo me si legge nella bolla d' istituzio-
CoiLEGi DI Roma , si può vedere ne Immorlalìs Dei Fiiius, Bull, de
quali sono i soggetti alla congrega- Prop. fide, t. I, p. 65 ; ove a p. 7 i
zione. eziandio si leggono le esenzioni di
Per dare alla congregazione un tutti i pubblici dazi a favore sì del
prefetto , Gregorio XV deputò a collegio che della congregazione. 11
sottoscrivere le carte della congre- predecessore Gregorio XV avea con-
gazione i Cardinali Sàuli decano cessa la franchigia delle lettere al
del sagro Collegio, e Ludovico Lu- collegio stesso; franchigia per la
dovisi suo nipote, magnanimo fon- quale l'amministrazione delle pon-
datore del collegio irlandese. Le tificie poste paga al presente alla
carte poi concernenti le rendite , congregazione un annuo compenso.
r esito, e l'economia della congre- Urbano Vili ebbe la consolazione
gazione, per molto tempo si sotto- di vedere l'Etiopia e il re di Con-
scrissero da ciascun Cardinale dei go nell' Africa , non che il patriai--
tredici componenti la congregazione ca di Costantinopoli Partemio giu-
stessa, il quale durante quattro mesi rare ubbidienza alla santa Sede,
per turno ne regolava l'uffizio. Da Noi qui non riporteremo le no-
questo sistema ebbe origine il Car- tizie risguardanti i prodigiosi ef-
dinal prefetto dell' economia , nella fetti delle immense e costanti cure
cui assenza e impotenza dal Papa della congregazione di Propaganda.
si nomina un pro-prefetto , ovvero fide, poiché esse potranno leggersi
supplisce il Cardinal prefetto gene- ai tanti relativi articoli del Dizio-
rale. Dopo la morte dei Cardinali nario. All'articolo poi Collegio Ur-
Sauli e Ludovisi, Urbano Vili, ai bano, non solo si dice con qualche
29 dicembre i632, commise la gè- diffusione tuttociò che spetta a sì
nerale direzione degli affari al Car- gran collegio, ed a' suoi alunni, ma
dinal Antonio Barberini suo nipo- si riportano ancora importanti no-
te surrogandogli , in caso di biso- tizie intorno alla congregazione , si
gno, il proprio fratello Cardinal descrive il vasto edilizio della me-
Barberini del titolo di s. Onofrio , desima, la residenza del Cardinal
con apposito pontificio breve. Da prefetto generale, di monsignor se-
questi due ultimi Cardinali ebbe gretario, della segretaria, dell'archi-
principio la regolare, e non inter- vio, della computisteria, della chie-
rotta serie de' Cardinali prefetti del- sa, del collegio e suo museo, della
la congregazione, che riporteremo biblioteca ec, nonché della rinoma-
in fine. tissima stamperia e de' pregi che
Urbano Vili, col massimo im- tanto la distinguono, in fine del suo
pegno, procurò il maggior incre- Cardinale prefetto. Della Congrega-
mento della congregazione, e sotto zione poi della correzione de' libri
di lui venne institnito l'insigne, delle chiese orientali, originata da
e celebratissimo Collegio Urbano questa di Propaganda , il cui se-
(f^edi), qual seminario ubertoso, e gietario talvolta fu insieme quello
benemerito a tutte le nazioni per della congregazione di Propagan-
bandire l' evangelo, coltivare i fé- da, si tratta pure all'articolo rela-
deli, e richiamare gli scismatici, e tivo.
i^G CON
Alessandro VII fu anch' egli nno
de' Pontefici benemeriti della con-
gregazione, ja quale già sotto di
Jiii possedeva pingui rendite. Quel
Papa da esse assegnò anzi alla re-
gina Cristina di Svezia, che rinun-
ziato il regno, abiurato il lutera-
nismo, erasi ritirata in Roma, l'an-
nua somma di scudi ventimila. La
congregazione ogni mese si teneva
dapprima avanti il Papa, e talora
quelli che la componevano ascesero
^1 numero di trentotto , ma sotto
Alessandro VII di rado si convoca-
vano, ond'è che dal 1666 inco-
minciarono i Papi a l'icevere ad
ordinaria udienza* i prelati segreta-
ri della congregazione, i quali pri-
ma portavano all'udienza le intiere
posizioni degli affari che riferivano.
Ma regolata in progresso di tem-
po la procedura della congregazio-
ne , ora solo portano all' udienza
pontificia tuttociò, che è piti ira-
portante per fare la chiara, ed e-
satta relazione degli affari al som-
mo Pontefice, riferiscono i risultati
delle congregazioni generali , e do-
mandano quelle grazie ed indulti
non compresi nelle moltissime fa-
coltà, che ha il Cardinal prefetto
generale.
Tx'a i Cardinali della congrega-
zione alcuni sono membri di quella
particolare della Cina, per nomina
che, come dei primi, ne fa il Pa-
pa, con biglietto del segretario di
stato. Questa congregazione all'oc-
correnza si aduna nelle camere del
Cardinal prefetto, che come ponen-
te di questa particolare congrega-
zione è sempre il prefetto genera-
le pro-tempore. Così con voto con-
sultivo vi è segretario il prelato
segretario di Propaganda. La con-
gregazione particolare della Cina
•venne deputata da Alessandro VII
COX
in occnsione, che dal medesimo fu-;
rono spedili in quell'esfesissimo im-
pero i primi Vicari apostolici
[Fedi), con caratlei-e vescovile. La
prima adunanza ebbe luogo ai i3
gennaio i665; ma però da principio
non sembra che fosse permanente,
adunaiidosi secondo il bisogno. Di-
venne permanente dal pontifica-
to d'Innocenzo XI, cioè dall'an-
no 1677 in poi. In .seguito le
congregazioni si adunavano di sera
presso il Cardinale prefetto genera-
le, recandovisi i Cardinali compo-
nenti in abito corto.
Nel medesimo pontificato d'In-
nocenzo XI, e nel 1671 nel col-
legio di Propaganda ebbe origine
la conferenza ecclesia«ticn, che ivi
si teneva ogni quindici giorni. Ne
fu promotore il dotto monsignor
Giovanni Ciampini, e le diede per
istituto, di esaminare la storia ec-
clesiastica nelle parti piìi importan-
ti, con quel metodo e scopo che
meritò gli encomi d'Innocenzo XI,
e che descrive il Piazza, Opere pie
p. 701, Della conferenza ecclesia^
stica nel collegio di Propaganda
fide. Dell'accademia qviivi istituita
da Benedetto XIV sopra i concili
generali e particolari, di cui stabi-
lì primo segretario monsignor Ni-
colò Antonelli, poi segretario della
congregazione, si fece menzione al-
l'articolo Accademie (Pedi).
Dopo r estinzione della beneme-
rita compagnia di Gesù (che Pio VII
fece però risorgei-e piìi gloriosa ed
a cui il Papa regnante affidò il Col-
legio Urbano), compagnia che aveva
coperto il nuovo mondo, e due
parti dell'antico, di nuovi cristiani,
soprattutto dopo la guerra da ogni
banda suscitata nel declinare del
.secolo decorso, contro la cattolica
religione, contro la santa Sede, ed
CON
il suo venerando capo, le terre
più lontane, e remote del globo
altre volte coltivate con tanto zelo
e felice successo, vesta vano abban-
donate; mancavano qiinsi da per
tutto gli operai evangelici, e quelli
che ancora travagliavano nella vi-
gna del Signore non vedevano spe-
ranza di essere rimpiazzati, onde
con viva fiducia reclamavano il soc-
corso divino, tanto pei neofiti, qua-
si in punto di essere abbandonati
alla ignoranza ed alla seduzione ,
quanto per gì' infedeli, i quali si
vedevano privi della preziosa luce,
che già brillava a' loro occhi. Su
questa vista dunque i missionari
delle Indie orientali, che ancora
rimanevano superstiti alla soppres-
sa compagnia di Gesù, composero
ima messa prò fìdei propagatìone,
per impetrare da Dio la conversio-
ne delle genti, la quale presentata
alla sagra congregazione di Propa-
ganda fide, e da questa al sommo
Pontefice Pio YI, fu da lui appro-
vata con decreto della medesima
congregn;ione de'rs marzo 1787,
sottoscritto dal Cardinal Antonelli,
prefetto generale, e da monsignor
Borgia, segretario delia congrega-
zione. Quindi venne la messa con-
cessa a tutti i missionari apostolici
per dirla a loro arbitrio, ne' giorni
non impediti, in tutte le missioni.
Questa messa, che fu stampata al-
lora in Liegi da Desser, è benissi-
mo combinata, dappoiché fu com-
posta con quelle espressioni di ze-
lo, di religiosa unzione, e di quel
vivo ardore, di cui per l'onore di
Dio è ripiena la sagra Scrittura.
L'epistola ed il vangelo sonovi per-
fettamente adattati : 1' orazione è
presa da quelle del venerdì santo,
dove la carità, e la tenerezza ma-
terna della Chiesa cattolica per tut-
CON 247
ti gli uomini, sono espresse di una
maniera inimitabile. T^. il Feller,
Journ. histor. et litter., t. VIIL i.
nov. 1787 n. 35?. Questa messa,
che da principio non si era accor-
data, se non che pei luoghi di mis-
sione, ora con decreto della sagra
congregazione generale del 9 ago-
sto 1 84 1 5 confermato dal Papa re-
gnante, è stata concessa anche pel
Collegio Urbano, e per tutte le
diocesi, nelle quali sia eretta l'asso-
ciazione della propagazione della
fede.
Lungo del pari sarebbe il nove-
rare le rendite, e i pii legati la-
sciati con lodevole divisamento a
questa congregazione per secondare
l'istituto santissimo, e supplire alle
immense spese ordinarie e straor-
dinarie, cui va soggetta pel mante-
nimento, e pegli aiuti copiosi, che
fornisce agi' innumerabili suoi vicari
apostolici, prefetti, e superiori delle
missioni, missionari, ministri, ed a-
genti, che ha per ogni parte del
mondo. Non solo i Romani Ponte-
fici, che con ogni maniera di sol-
lecitudini e di paterno interessa-
mento, interpongono la loro salu-
tare influenza ed autoi'ità co'sovra-
ni, e persino con quelli pagani ed
infedeli , accompagnando talvolta i
zelanti uffìzi con distinti donativi,
affine d'impetrare protezione ai cat-
tolici, ed alle missioni ; ma altri
ancora potentemente cooperarono
colle loro pie liberalità, e con altri
mezzi, a sì tanto scopo. Tra i Pon-
tefici vanno rammentati , oltre i
sullodati, Innocenzo XII, che donò
alla congregazione centocinquanta-
mila scudi d'oro, e Clemente XII
che gliene fornì settantamila. Tra
i personaggi poi, che furono gene-
rosi di soccorsi, e che lasciarono
parte, o tutta la loro eredità alla
248 CON
propaganda Jìde, si Jlstinsero ol-
ti'ecchè Paolo Andreozzi, moltis-
simi Cardinali , per la maggior
parte stati prefetti, e membri di
essa. Noi per ricordare alcuni, sen-
za qui nominare i tanti benefattori
del collegio Urbano, in quell'arti-
colo ricordati, faremo menzione dei
Cardinali Ferdinando Adda, o Abdua,
che lasciò centomila scudi d'oro; Ni-
colò Spinola clic donò circa novanta-
mila scudi d'oro: e quindi dei Cardi-
nali Galamina, Ubaldini, Ottoboni ,
Carrara, Cornare, Torregiani, Yor-
ck , Borgia , Di Pietro, Consalvi ,
della Somaglia, Arezzo ec, i quali
furono generosi di disporre in mor-
te di gran parte, o della loro in-
tera eredità in vantaggio della con-
gregazione, che mai sempre erogò
le sue rendite con impiegare som-
me cospicue, oltre tante altre bene-
ficenze pegli aiuti spirituali e tem-
porali de'cattolici dipendenti dalla
sua giurisdizione.
A voler descrivere quale, e quan-
to estesa sia la giurisdizione eccle-
siastica, che la sagra congregazione
esercita, vi vorrebbono molti libri.
Di essa per altro si fa menzione ai
rispettivi, e analoghi articoli del
Dizionario. Laonde , seguendo il
nostro metodo compendioso, perchè
se ne possa prendere un'idea, ri-
porteremo qui appresso il catalo-
go de'soli vicari apostolici, delega-
ti e prefetti apostolici, per la prin-
cipal parte insigniti del carattere
vescovile, stabiliti con autorità del-
la santa Sede in ogni parte del
mondo, sotto la direzione della sa-
gra congregazione di Propaganda
fide.
AFRICA.
Ahissiiiia: prefettura apostolica.
CON
Capo di Buona Speranza: vicaria-
to apostolico.
Egitto, ed Arabia: vicariato aposto-
lico pei copti.
Egitto; vicariato apostolico.
Congo : prefettura apostolica.
Isola Maurizio; vicariato aposto-r
lieo.
Isola di Borione', prefettura apo-»
stolica.
lìladagascar: prefettura apostolica,
Marocco : prefettura apostolica.
Senegal; prefettura apostolica.
Tripoli: prefettura apostolica.
Tunisi: prefettura apostolica.
Noteremo, che sapendosi da ul-
timo dalla congregazione di pro-
paganda, che nell'Africa meridio-?
naie, ossia nella Cafreria , vi è fon-?
data speranza, che i Cafri possano
essere con facilità convertiti alla
cattolica fede, ha essa eretta in quei
luoghi una prefettura apostolica,
allidandone la cura ai sacerdoti
detti Maristi, della congregazione
stabilita in Lione. Il prefetto desti-
nato per detta missione, quanto
prima si recherà in quelle vaste re-
gioni, con missionari, e catechisti.
AMERICA.
America meridionale : prefettura
apostolica.
Cajenna: prefettura apostolica.
Curacao : prefettura apostolica.
Giammaica colle Lucaj'e o Baclia-
inà, e la Colonia inglese in Hon-
duras nel Yucatan : vicariato a-
postolico.
Gìijana Biittanica , o Demerary:
vicariato apostolico.
Guadalupa: prefettura apostolica.
Isola della Trinità colle Antille in-
glesi: vicariato apostolico,
Martinicca: prefettura apostolica.
CON
S. Domingo o repubblica di Haiti'.
delegazione apostolica.
S. Pietro e 3L'f/uelon: prefettura
apostolica.
Snrinam: prefettura apostolica.
Terra-nuova: vicariato apostolico.
Texas: vicariato apostolico.
ASIA.
Aleppo; vicariato apostolico pei
latini , e delegazione apostolica
pegli orientali.
Asia minore: vicariato apostolico,
che si funge dall'arcivescovo di
Smirne.
Caldea: delegazione apostolica.
Cina e regni adiacenti: quattordi-
ci vicariati apostolici, che si de-
scrivono a quell'articolo, alcuni
de'quali, come alcuni di altre par-
ti, hanno il coadiutore insignito
del carattere episcopale.
Indie Orientali: nove vicariati a-
postolici, che si riportano a quel-
l'articolo.
Persia: vicariato apostolico, eserci-
tato dal vescovo di Babilonia.
EUROPA.
Anhalt- Coetlien, Anhalt Dessau .
Anhalt-Bernburg: vicariato apostoli-
co, che si esercita da monsignor
nunzio apostolico di Baviera, in-
caricato dell'amministrazione spi-
rituale di detti luoghi,
Bosnia : vicariato apostolico.
Costantinopoli: vicariato apostolico,
che si esercita dal vicario patriar-
cale pei latini.
Germania : vicaiiato apostolico del-
le missioni settentrionali, che si
fungeva dall'amministratore apo-
stolico della diocesi di Osnabru-
ch, col titolo di pro-vicario apo-
stolico, ed ora si eseicita da un
CON 24(,
vescovo in partihus, dimorante
nella stessa diocesi di Osnabruch.
Gibilterra : vicariato apostolico.
Grecia: delegazione apostolica, che
si esercita dal vescovo di Sira.
Inghilterra: otto vicariati apostoli-
ci, che descrivonsi a quell'articolo.
S. Maurizio, abbazia nel basso Val-
lese, di cui è abbate, e primi-
cerio del capitolo un vescovo in
partibus.
Mesolcina e Calanca: prefettura
apostolica.
Moldavia: vicariato apostolico, al
presente sotto un visitatore apo-
stolico, vescovo in partibus.
Olanda: quattro vicariati apostoli-
ci, ed una missione composta di
sette arcipreture, come si può
vedere in quell'articolo. Solo qui
diremo , che della missione delle
sette arcipreture è vice superio-
re l'incaricato di affari della san-
ta Sede all'Aia.
Rezia nei Grigioni: prefettura apo-
stolica.
Sassonia: vicariato apostolico.
Scozia : tre vicariati apostolici, di
cui si tratta a quell' articolo.
Sofìa : vicariato apostolico.
Svezia: vicariato apostolico.
Vallachia : vicariato apostolico, al
presente amministi'ato dal vesco-
vo di Nicopoli,
OCEANIA.
Batavia: prefettura apostolica.
Oceania occidentale : vicariato apo-
stolico.
Oceania orientale: vicariato apo-
stolico.
Australia: prefettura apostolica.
I rapidissimi progressi poi fatti
dalla cattolica religione, particolar-
mente nella parte occidentale del-
l'Oceania, che ha formalo fin qui
25o CON CON
un solo vasllsslmo vicariato opo- tofice gli ha dato un coadiutore
stolico, determinarono la sagra con- nel sacerdote Guglielmo Dovarre
gregazioue di- Propaganda, nel dar- eletto vescovo di Limisso, Amaten-
ne lieto ragguaglio al Papa che sis, il quale ricevuta in Lione Te-
regna, di supplicarlo insieme, che piscopal dignità, si reca con vari
si compiacesse agevolarne la cura missionnri novelli destinati al vica-
pastorale con la erezione per ora riato Centrale, a consagrare il suo
di altro vicariato apostolico chia- coadiutore, e prestargli assistenza
mato Centrale, perchè costituito nel regime pastorale,
con le regioni, o isole del centro Oltre i nominati vicari, delegati,
dismembrate dall'occidentale, e con e prefetti apostolici, la congregazio-
la elezione del rispettivo vicario a- ne di Propaganda ^r/e esercita la
postolico insignito del carattere epi- sua ecclesiastica giurisdizione sui se-
scopale, con titolo, coui'è solito, m gaenti patriarcati, arcivescovati, e
partibiis. Il medesimo Pontefice ap- vescovati di chiese determinate; con
provò la risoluzione dei Cardinali questo però, come dicesi meglio al-
della congregazione, e fece spedire l'articolo Concistoro [fedi), che
gli opportuni brevi pontificii. tanto degli arcivescovi, e dei ve-
Ora adunque esiste il terzo vica- scovi vicari apostolici delle missio-
riato dell' Oceania detto Centrale, ni, coi vescovi coadiutori , soggetti
che comprende le isole Wallis, Fu- alla sagra congregazione, non si fa
tura, Tenga, Hamoa, Witij, la proposizione in concistoro, ma si
Nuova Caledonia , le novelle He- dichiarano tali per breve apostoli-
bridi, e tutte le altre isolelte in- co, incombendo però a monsignor
terposte o adiacenti alle menziona- uditore del Papa l'assegnazione del
le. I limiti precisi del nuovo vica- titolo in parlibiis, a richiesta della
riato, sono all'est il meridiano che congregazione, come quello che di
passa per l'isola di IMangea, ossia tali titoli custodisce il registro. V^.
il confine stesso fra il vicariato oc- gli articoli Arcivescovi, e Vescovi.
cidentale, e l'orientale. All' ovest il A quelli poi degli arcivescovati, e
meridiano che passa per la punta vescovati in parlihits si dice se la
più orientale dell'isola Christoval, congregazione abbia vicaiMo aposto-
>;enza comprenderla nel vicariato, lieo, prefetto, collegi, ec, e missio-
Al nord la linea equizionale. Al ne. Gli arcivescovi, e i vescovi poi
sud finalmente il Tropico di Ca- di chiese determinate si propongo-
pricorno. L'eletto vicario apostolico no al Papa con decieto consultivo
è monsignor Pietro Bataillon, sa- della medesima congregazione, che
cerdote della società de' Maristi di li approva, o rigetta dalle terne,
Lione, ai quali sono confidati am- cui riceve dai sinodi provinciali, se
bedue i vicariati occidentale, e cen- degli Stati Uniti d'America, al mo-
trale . Il vicario fu fatto vescovo do che si disse al volume II p. i8,
di Enio o Enios, anzi per facilita- del Dizionario: e se deW Irlanda
re la di lui consagrazione, siccome [T'cdi), con quelle prescrizioni, che
dimorante nell'isole Wallis all'in- riportansi a quell' articolo. L'elezio-
circa seicento leghe distante dalla ne poi dei patriarcati, si fa sempre
nuova Zelanda, residenza del vica- dai vescovi di ciascun patriarcato ,
rio apostolico occidentale, il Pon- meno il caso che il Papa, ad insi-
CON
niiazione tlella sagi-a congrpga/ione,
elegga un coadiutore al patriarca
■vivente, o che la santa Sede per
l'elezione del patriarca, non creda
necessario l'adottare qualche straor-
dinario divisamento, Seguita che
sia l'elezione, il patiiaica novello,
unitamente a quelli che ebbero
parte all'elezione , invia alla con-
gregazione gli atti di essa per fìir
fede della canonica procedura, loc-
chè essendo di fatto, la congre-
gazione supplica il Pontefice ad ap-
provare l'eletto, e a dargli il pallio
dopo averlo dichiarato in concisto-
ro. Ecco la nota de' patriarcati, ar-
civescovati , e vescovati dipendenti
per la Sede apostolica dalla congre-
gazione di Propaganda, i quali tutti
hanno articoli nel Dizionario.
/Antiochia de' greci 3Ielcliìti , pa-
triarcato. Questo patriarca , per
concessione pontificia , può eser-
citare come amministratore la
sua giurisdizione su quella na-
zione anche nel patriaicato Ales-
sandrino, e di Gerusalemme.
Antiochia de' Maroniti, patriarcato.
Antiochia de' Siri, patriarcato cor»
r amministrazione della chiesa ar-
civescovile di Gerusalemme di
rito siriaco.
Babilonia, patriarcato de' Caldei.
Cilicia, patriarcato degli Armeni.
Adelaide y vescovato nell'Australia
meridionale, nella nuova Olanda,
eretto nell'aprile i84'2.
Achonry, vescovato nell' Irlanda.
Alesio, vescovato in Albania.
Andros, vescovato nel mare Egeo.
Antivari, arcivescovato nell'Albania.
Ardagli, vescovato nell' Irlanda.
Armagh, arcivescovato nell'Irlanda.
Jìahilonia, vescovato nell' Asia.
Baltimora, arcivescovato dell'Ame-
rica settentrionale.
CON 35 1
BnrdsTùwn, vescovato negli Stali
Uniti Americani. Oggidì ebbe dal
Papa regnante anche il titolo di
Louis lille, ove il vescovo fu
autorizzalo a l'isiedere.
Boston, vescovato negli Stati Uniti
Americani.
Cashel, arcivescovato nell'lilanda.
Charlestown , vescovato negli Slati
Uniti di America.
Charlotletown , vescovato nell'isola
del principe Odoardo.
Chelma, e Èelzi unite di rito gre-
co, vescovati in Polonia.
Cincinnati, vescovato negli Stati
uniti di America.
Clogher, vescovato nell' Irlanda.
Clonfert, vescovato nell'Irlanda.
Cloyne, e Ross, vescovati nell' Ir-
landa.
Corfà, arcivescovato nell'Isole Jo^
nie.
Cork, vescovato nell'Irlanda.
Costantinopoli , metropolitano pri-
maziale pegli armeni.
Crìsio, vescovato di rito greco unita
in Croazia.
Derry, vescovato nell'Irlanda.
Detroit, vescovato nel Michigan ne-
gli Stati Uniti di America.
Down, e Conno r , vescovati uniti
nell'Irlanda.
Dromore, vescovato noli' Irlanda,
Dublino, arcivescovato nell'Irlanda,
Duhuque, vescovato nel territorio
Visconsin nelf America setten-
trionale.
Durazzo, arcivescovato in Maceda-s
nia,
Elphin, vescovato in Irlanda.
Emily, vescovato nell'Irlanda.
Fernes, vescovato nell' Irlanda.
Filadelfia , vescovato negli Stati
Uniti di America.
Fogaras, vescovato di rito greco in
Transilvania.
Galway, vescovato dell' Irlanda.
l'i'ì CON
Gran- Vamdino di rito greco unito,
vescovato in Unglieria.
Halifax, vescovato nella Nuova
Scozia.
Hispahan, vescovato in Persia.
Hoherlnwii , vescovato nella terra
di Vandieiiien, ossia Tasmania
nella nuova Olanda, eretto nel
1842.
Kerry ed Jgadon, vescovati nell'Ir-
landa.
Kildare, e Leighlìn , vescovati nel-
r Irlanda.
Killalaj vescovato nell' Irlanda.
Killaloe, vescovato nell' Irlanda.
Kilfcnora, e Kilinacduagli, vesco-
vati uniti neir Irlanda.
Kilrnore, vescovato nell" Irlanda.
KirigstoHj vescovato nell' alto Cana-
da. La parte occidentale dell'al-
to Canada è stata eretta in ve-
scovato distinto da Kingston, ma
non si è stabilito ancora il ti-
tolo della sede.
Leopoli, arcivescovato di rito ar-
meno in Polonia.
Leopoli, Halicia, e Camenec, arci-
vescovati uniti di rito greco ru-
teno, nella Galizia Polono- Au-
striaca.
Limerich, vescovato nell* Irlanda.
S. Louis, vescovato nel territorio
di Missouri negli Stati Uniti di
America.
Luceorìa, e. ZyLonierilz, vescovati
uniti di rito ruteno nella Wo-
lìnia.
Luck ed Ostrog, vescovato di rito
greco ruteno nella Wolinia.
Marcarla, e Trebigna, vescovati uni-
ti nella Dalmazia turca.
Mealh, vescovato in Irlanda.
Miiisck, o Minsko, vescovato di ri-
to greco ruteno unito, in Litua-
nia.
Mobile, vescovato nell'Alabama, ne-
gli Stati Uniti di America.
CON
Montreal, vescovato nel basso Ca-
nada.
Munkats, vescovato di rito greco
unito, neir Ungheria.
Nnnkin, vescovato nella Cina.
Nashville, vescovato nel Tennesee ,
neir America settentrionale.
Natchez, vescovato nello stato del
IMissisipl neir America settentrio-
nale.
Naxivan, arcivescovato nell' Arme-
nia.
Naxosy 0 Naxia, arcivescovato nel-
r Arcipelago.
Nicopoli, vescovato in Bulgaria.
Nuova Orleans , vescovato negli
Stati Uniti di America.
Nuova Yorck, vescovato negli Stati
Uniti di America.
Ossory, vescovato nell' Irlanda.
Pekiiio, vescovato nella Cina.
Pinsco, e Turcovia^ vescovati uniti
di rito greco ruteno in Lituania.
Poloscko, arcivescovato di rito gre-
co ruteno, a cui sono unite le
chiese di Orsa, Micislavia, e Vi-
tepesco nell'Alba Russia.
Presinilia ; Sanocia , e Samhoria
unite, di rito greco ruteno nella
Galizia.
Pulati, vescovato nell' Albania.
Qucbech, arcivescovato nel Canada
nell'America settentrionale.
Raphoe, vescovato nell' Irlanda.
Richmond, vescovato negli Slati U-
niti di America.
Santorino, vescovato nell' Arcipela-
go, o mare Egeo.
Sappa, vescovato in Albania.
Scio, vescovato nell'isola di Scio.
Scopia , arcivescovato nella Servia.
Scutari, vescovato in Albania.
Sira, vescovato nell'Arcipelago.
Smirne, arcivescovato nell'Asia mi-
nore.
Sofia, arcivescovato nella Servia.
Supraslìa, vescovato di rito greco
CON
ruteno unito, nella Prussia orien-
tale.
Sydney^ arcivescovato nella nuova
Galles meridionale.
Tanger, vescovato in Africa.
Tinej e Micone, vescovati uniti nel-
r isola del medesimo nome, nel-
r Arcipelago.
Tuam, arcivescovato nell'Irlanda.
Uladiiniria, e Bresta, vescovati uni-
ti , di rito greco ruteno nella
Wolinia, e Lituania
yincennes , vescovato nell'Indiana
negli Stati Uniti di America.
JVaLerfordj e Lisinore^ vescovati
uniti nell'Irlanda.
Zante e Ccfalonia , vescovati uniti
nelle Isole Jonie.
Delle accademie che si tennero
nel Collegio Urbano, dell'accade-
mia per la festa dell'Epifania del
Signore , di alcune sagre funzioni,
delle conclusioni , e delle annuali
esequie, che per i Cardinali, e be-
nefattori della congregazione si ce-
lebrano nella contigua chiesa , col-
r intervento de' Cardinali della con-
gregazione di Propaganda, si tratta
air articolo Collegio Urbano , ove
sono pure notizie relative riguar-
danti tanto i Cardinali della con-
gregazione, che il Cardinal prefetto
generale, ed il pielato segretario.
Questo colossale e mirabile sta-
bilimento pio, nelle ultime deplo-
rabili vicende, in cui lo stalo pon-
tificio soggiacque a straniere inva-
sioni, ed al più grave depaupera-
mento, soffrì vistose perdite. A ri-
parare in parte a queste , e pei
crediti che la sagra congregazione
aveva colla camera apostolica, il
Pontefice Pio VII, nel 1817^ depu-
tò espressamente una congregazione,
composta dei Cardinali Lilla pre-
feltu generale, Pacca camerlengo di
CON 253
s. Chiesa, Consalvi segretario di sta-
to, e dei prelati Guerrieri tesoriere
generale, e Pedicini segretario del-
la stessa Propaganda. 11 risultato si
fu, I." che Pio VII dichiarò la
congregazione esente da tutti i pub-
blici dazi e le imposizioni, cosi
presenti come future a norma della
citata costituzione di Urbano Vili,
Inunorialisj 2.° che la camera apo-
stolica pagasse alla congregazione il
mensile assegno di scudi duemila*
Quindi col moto proprio de' 19
giugno 1817 il medesimo Pio VII
cedette alla congregazione i diritti
della cameia apostolica sugli Spogli
[Vedi). E siccome il prodotto di essi
consideravasi oltrepassare di molto
annui scudi trentamila, dispose che
l'eccedenza d' introito di tal somma
si passasse alla stessa camera, la
qual cosa non fu mai possibile di
effettuare, dappoiché, ad onta della
piìi diligente ed esatta amministra-
zione, sotto la dipendenza imme-
diata del Cardinal prefetto dell' e-
conomia di Propaganda prò tem-
pore, come presidente di tale azien-
da, mai s'introitò il supposto pro-
dotto , ma solo poche migliaia di
scudi. L' uffizio di questa azienda
degli spogli esiste nel palazzo della
congregazione di Propaganda.
Attualmente la congregazione si
compone del Cardinal prefetto ge-
nerale, che riunisce la prefettura
della celebre stamperia di propa-
ganda, del Cardinal prefetto dell'e-
conomia, e di altri ventisei Cardi-
nali ; d'ini prelato segretario, che
ordinariamente viene da questa im-
portante carica elevato al cardina-
lato, d'un prolonolario apostolico,
di ventidue consultori ec. Nella se-
gretaria cinque sono i minutanU,
con diversi scrittori, oltre quello in-
caricalo per le materie delle udicn-
254 COìi CON
ze del Papa, Cos'i l'archivio, la com- gazione , nel suddetto palazzo a
putisteria hanno ufficiali, e subai- piazza di Spagna. Tutti i Caidina-
terni; in una parola ripeteremo, li v'intervengono in abito cardina-
che numerosissimo è il ministero iizio, e i monsignori segretario e
in servizio della sagra congregazio- protonotario apostolico in abito pre-
ne, essendo proporzionato alia sua la tizio. Il Lunadoro, Rclaz. della
giurisdizione, e corrispondenze. Va corte di Roma dell'edizione del
però notato, che talvolta il Cardi- 1646, dice che prima v'interveni-
nal prefetto della stamperia fu un vano anche i prelati, 1' assessore del
Cardinale diverso (sempre però uno s. offizio, che talvolta era un carae-
de'membri della congregazione), e riere d'onore del Papa, ed il giu-
che per assenza del prefetto gene- dice della medesima congregazione,
rale venne dichiarato dal Papa un ch'era un referendario d'ambedue
Cardinale pro-prefetto colle facoltà le segnature. Della giurisdizione dei-
ordinarie, che in virtù del breve la congregazione il medesimo au-
apostolico di deputazione dei pre- loie parla nell'edizione del 1774
fetti ad essi competono. In quanto colle note del Zaccaria, voi. II, ca-
poi riguarda il protonotario aposto- pò XVI, della congregazione di
lieo partecipante, che interviene al- Propaganda Jìde.
le congregazioni generali di Propa- Oltre alle congregazioni genera-
ganda, esso viene destinato dal Pa- li, ogni settimana hanno luogo nel-
pa. Il primo fu eletto nell'adunan- le camere del Cardinal prefetto ge-
za generale tenuta da Urbano Vili nerale i congressi, cui intervengo-
co Cardinali della congregazione ai no il prelato segretario, e i minu-
6 febbraio 1626, coH'obbligo di tanti. Riferiscono essi le corrispon-
trovarsi sempre presente alle con- denze epistolari, e si trattano in tal
gregazioni generali, e dove in esse congresso gli afiliri , stabilendosi
SI parli dei missionari , ed altri inoltre quelli per riferirsi da mon-
dipendenti dalla Propaganda, che signor segretario nell'ordinaria u-
solfrirono glorioso martirio per la dienza, che nella sera delle do-
propagazione della fede, il protono- meniche ha dal Pontefice , da cui
tarlo ne registra gli atti, e ne fa il implora quelle grazie delle quali non
processo secondo il suo uffizio. Ur- ha facoltà il prefetto generale. Il
bano Vili gli attribuì anche alcu- medesimo segretario suole in que-
ne anologhe facoltà. 31a su questo ste udienze presentare al Papa i
punto si tratta più a lungo a Pro- vescovi, prefetti, missionari ed aluu-
tonotari apostolici (Vedi). Solo ag- ni di Propaganda fide, che par-
giungeremo, che tra i prelati an- tono per la loro destinazione, o che
noverati da Gregorio XV alla con- vengono in Roma,
gregazione, vi fu Gio. Battista A- Anche il Cardinal prefetto dcl-
gucchi protonotario apostolico. l'economia tiene i congressi econo-
La congregazione generale ordi- mici, cui intervengono il prelato
nariamente si aduna circa ogni me- segretario, e i ministri dell'azienda
se nel lunedì mattina, e se vi è il di Propaganda, per le sue rendite,
concistorOj si trasporta al seguente amministrazione, spese ec. Chi bra-
giorno. La congregazione si tie- masse ulteriori notizie su questa
ne nelle camere della stessa coogie- sagra congregazione, sul suo islitu-
COiN
to, e suoi singolari pregi, oltre i
relativi articoli del Dizionario, po-
trà consultare i scgucnli autori:
Carlo Baitolommeo Piazza, Opere
pie di Roma, pag. 749 t^ ^"^g- ^^'^'
la congregazione di Propaganda
Jide; Gregorii Xf^ conslilulio ere-
ctionis s. Congregai, de Propagan-
da Jide, Bruxellis iGaS; Breve
Compendiuni ìdsloriae congr. Car-
dinaliiua de Prop. jide a Thopli.
Sigfrido Bayero, et Carolo Meiizc-
lio edituin, E.egiomonte i'j'21; Li-
ùellus divixioids provinciarwn orbis
terraruni prò Cardinalibus de Pro-
paganda fide, E.oniae lyp. ejusdem
Sac. Congr. Tli. ed. Amidenius, de
Pielale Romana; Collegìiini de pio-
paganda in universum mnnduni per
sacerdoLes saecularcs Calholica fi-
de, pag. 17; Jacobo Coliellio, No-
tilia Garrii nalatus, congregatio III
De propaganda Jide. Il prutestanLe
Mattia Ziuìmermann, nel libro, che
sotto il nome di Doroteo Asciano
pubblicò nell'anno 1670 in Lipsia,
de Mondbus pielalis Romanensibus,
credè di farsi onore, ristampan-
do l'elenco de' libri in varie lin-
gue impressi per ordine della con-
gregazione nel i63() nella .sua lipo-
gralia. Soprattutto è a vedersi il
BuHarium Pontificium Sac. Congr.
de Propaganda fide, che coi tipi
del Collegio Urbano, con nobile ed
utile divisamento {'a pubblicare la
sagra congregazione dal 1889 in
poi, avendo pubblicato nel 1841
il quinto tomo in fòglio.
Piiporleiemo la serie de' Cardi-
nali prefetti generali, dopo i Car-
dinali Sauli, e Ludovisi suinmento-
vati, che progressivamente si suc-
cessero, e le cui notizie biografiche
si potranno leggere ne' rispettivi ar-
ticoli. Ci permetteremo ancora di
aggiungere la serie de' prelati segrc-
tari di Propaganda per l' imporr
tante loro ufficio, che in uno a
quello de' Cardinali prefetti genera-
li, li rende conosciuti per tutto il
mondo, poiché scrivono le lettere,
che si spediscono in nome della
sagra cougregazioue. Ebbi campo
di tesserne la serie allorché compi-
lai nel 1828 le Notizie sloriche in
occasione che Leone XII, nel con-
cistoro de' i5 dicembre, pubblicò
Cardinale il prelato Pietro Caprano
segretario d'allora, ed al quale
presentai le dette notizie in o-
maggio di venerazione e rispetto.
Nelle ricerche per tali notizie ebbi
anzi la ventura di l'invenire quel-
le di tre segretari, non registrati
nell'elenco del prezioso archivio del-
la congregazione, per cui di mia
mano ve le aggiunsi.
Ebbi l'onorevole incarico di far
l'indice generale ragionato di que-
sto immenso e pregevole archivio
nel principio del i83o, mentre era
prefetto generale il Cardinal Cap-
pellari, ora regnante Pontefice, e
segretario monsignor Castracane ,
ora amplissimo Cardinale peniten-
ziere maggiore ; operazione ardua ,
e laboriosa che intrapresi col mas-
simo piacere, e con coraggio con-
dussi, ma che nel declinar dello
stesso anno dovetti tralasciare, pel
conclave ed assunzione al pontifica-
to di Gregorio XVI. E sebbene
poi fossi invitato a riassumerla, per
mancanza di tempo non la potei
recare ad effetto.
Serie dei Cardinali prefetli gene-
rali, e di alcuni allri prefelti.
Anlorào Barberini, fiorentino, cap-
puccino, degno fratello di Urba-
no VIII, che lo creò Cardinale
nel 1624.; e quindi a' 29 diceni-
256 CON
bre i63i gli affidò la prefettu-
ra. Fu uno de' principali bene-
fattori dei Collegio Urbano, e
mori nel 1648.
Antonio Barberini, fiorentino, ni-
pote di Urbano Vili, che nel
1607 Io creò Cardinale, surro-
gandolo poi al proprio fratello
nella prefettura : mori nel 1671.
Luigi Capponi, fiorentino, Cardi-
nale di Paolo V, fatto prefetto
da Innocenzo X, allorché il pre-
cedente Cardinal Barberini si ri-
tirò in Francia, non ritornando
in Pioma, che nel i653: mori
nel 1659.
Palazzo Paluzzi degli Alherloni
Altieri, romano. Cardinale di
Alessandro VII. Fu adottato per
nipote da Clemente X, il quale
per la morte del sopraddetto Car-
dinal Barberini, nel 1671 lo
dichiarò prefetto : terminò i suoi
giorni nel 1 698.
Carlo Barberini, romano, pronipo-
te d'Urbano Vili, fatto Cardi-
nale da Innocenzo X, e prefet-
to nel 1698 da Innocenzo XII :
mori nel i 704.
Giuseppe Sagripanli, di Narni , ri-
formatore de' tribunali di Pioma
per ordine d'Innoceuzo XII cbe
in premio lo creò Cardinale :
indi nel 1704 venne fatto pre-
fetto da Clemente XI, e morì
nel 1727.
Fincenzo Petra, napolitano, Car-
dinale di Benedetto XIII, che
inoltre nel 1727 lo nominò pre-
fetto : morì nel 1 747-
Silvio Valenti Gonzaga, di ]Man-
lova, creato Cardinale da Cle-
mente XII, e prefetto da Bene-
detto XIV: morì nel 1756.
Giuseppe Spinelli, napolitano, Car-
dinale di Clemente XII, poscia
nel 1736 (licliiarato prefetto da
CON
Benedetto XIV: morì nel 1763.
Prospero Sciarra Colonna, roma-
no. Cardinale di Benedetto XIV,
prefetto dell'economia : morì nel
1765.
Giuseppe I\Iaria Castelli, milane-
se. Cardinale di Clemente XIII,
e dal medesimo nel 1763 fatto
prefetto, morì nel 1780.
Leonardo Antonelli, di Sinigaglia,
Cardinale di Pio VI, che nel
1780 lo fece prefetto generale,
prefetto della stamperia, degli
studi del Collegio Urbano, e del-
la congregazione della correzione
de' libri della Chiesa orientale.
Egli fu il primo che rinunziasse
alla prefettura generale, il che
accadde nel 1793.
Luigi Valenti Gonzaga, di Man-
tova, Cardinale di Pio VI, pre-
fetto dell' economia, morì nel
1808.
Giacinto Sigismondo Gerdil della
diocesi di Ginevra, barnabita,
fatto da Pio VI prima Cardi-
nale, e poi nel 179^ prefetto;
carica, che in seguito rinunziò :
morì nel 1802.
Romualdo Braschi Onesti, di Ce-
sena, nipote di Pio \ I, creato
da lui Cardinale, e da Pio VII
fatto prefetto dell'economia, mo-
rì nel 181 7.
Stefano Borgia, di Velletri, già se-
gretario di Propaganda, e Car-
dinale di Pio VI. Essendo poi
vacata la prefettura per la ri-
nunzia emessa in Venezia nel
1800 dal Cardinal Gerdil, Pio
VII la conferì al Borgia, che ces-
sò di vivere in Lione nel 1804,
mentre accompagnava il Pontefi-
ce a Parigi.
Antonio Dugnani, milanese. Cardi-
nale di Pio VI. Per morte del
Cardinal Borgia, avvenuta a' 23
CON
novembre, Pio VII, con biglietto
di segretaria di slato de' i5
dicembre i8o4> Io destinò in
pro-prefetto sino al suo ritorno
in Roma, con tutte le facoltà
ordinarie e le straordinarie, che
per l'assenza del Papa da Roma
erano state concedute al defunto
Cardinal Borgia, colla dichiara-
zione che tutte le risoluzioni, le
quali si sarebbono prese dalla
congregazione generale, a plura-
lità di voti , si potessero fare
eseguire come confermate dall'au-
torità pontifìcia.
Micliele di Pietro, di Albano, Car-
dinale di Pio VII, che nel 1806
lo fece prefetto, e durò sino al
1814.
Lorenzo Lilla, milanese. Cardinale
di Pio VII, e da lui nel i8i4
fatto prefetto, ufficio che eserci-
tò sino al settembre 1818. Fu
anche prefetto della stamperia,
e della correzione de' Hbri orien-
tali.
Francesco Fontana di Casalmag-
giore, barnabita, Caixlinale di Pio
VII, che nel 18 18 lo fece pre-
fetto della congregazione, della
stamperia, e della correzione dei
libri orientali ec. : morì nel 1822.
Gio. Filippo Gallerati Scotìi, mi-
lanese, Cardinale di Pio VII,
che nel 1817 lo fece prefetto
dell'economia.
Luigi Ercolani, di Foligno, Cardi-
nale di Pio VII, e nel 1819
fatto prefetto dell'economia.
Ercole Consah'i, romano. Cardina-
le, e celebre segretario di stato
di Pio VII, venne fatto prefetto
nel 1823 da Leone XII, e morì
a' 24 gennaio 1824.
Giulio Maria della Sornaglia, pia-
centino. Cardinale di Pio VII, e
come segretario di stato di Leo-
VOL. XVI.
CON 257
ne XII , restò prò- prefetto di
questa congregazione, cioè dai 2 5
gennaio 1824, sino ai 1 ottobre
1826.
Tommaso Rìario Sforza^ napolita-
no. Cardinale di Pio VII, da
Leone XII venne fatto prefetto
dell'economia nel dicembre 1825.
D. Mauro Càppcllari di Belluno,
abbate camaldolese , fu creato
Cardinale da Leone XII, e ai
2 ottobre 1826 venne fatto pre-
fetto generale, e della stamperia ,
e fu il primo prefetto ad avere
la residenza nel palazzo della
congi^egazione: quindi ai 2 feb-
braio i83i divenne il primo
tra i Cardinali prefetti, che fos-
se innalzato al pontificato. Go-
verna tuttora egli la Chiesa uni-
versale col nome di Gregorio XVI.
Carlo Maria Pedicini di Benevento,
già segretario di Propaganda, fu
da Pio VII creato Cardinale , e
da Gregorio XVI venne fatto
suo successore nella prefettura, e
nel 1834 vice-cancelliere di s.
Chiesa.
Giacomo Filippo Fransoni, genove-
se. Cardinale di Leone XII, fat-
to da Pio Vili nel i83o pro-
prefetto dell' economia , quindi
da Gregorio XVI nel 1834 pre-
fetto generale, e della stamperia.
Mario Malici di Pergola, fatto Car-
dinale da Gregorio XVI, e poi
nel 1834 prefetto dell'economia.
Serie dei prelati segretari di Pro-
paganda fide. Le notizie biogra-
fiche di quelli divenuti Cardina-
li si possono vedere a' rispetti-
vi articoli del Dizionario.
Francesco Ingoli, fatto segretario
da Gregorio XV nel 1622, eser-
citò l'ufllzio sino al 1649. Questo
17
258
CON
rispetlabilissimo prelato da Grego-
rio XV fu anche destinato segre-
tario alla 'congiegazione da quel
Papa stallili la per compilare il ce-
rimoniale pel conclave che appro-
vò colla bolla Decct Roinanuin.
Dionisio Glossari , dichiarato se-
gretario nel 1 649 a' 3o agosto
da Innocenzo X, funse il segreta-
riato sino al mese di aprile 1657.
Mario Albeiici, napolitano, fu no-
minato segretario da Alessandro
VIF, a' 7 maggio 1657, e quindi
nel 1664 dal medesimo Pontefice
venne promosso a segretario dei
vescovi e regolari. Nell'anno 1674
Clemente X l'inviò nunzio a Vien-
na, e nell'anno appresso lo creò
Cardinale; fu egli il primo segre-
tario, che dopo l'indicata pro-
mozione venisse elevato al cardi-
nalato.
Domenico Maria Corsi, fiorentino,
fu pro-segretario per alcun tem-
po, e dipoi nel 1686, venne crea-
to Cardinale da Innocenzo XI.
Girolamo Casanata, napolitano, da
Clemente IX nel 1667 fu fatto
segretario, e nell'aprile 1668 fu
promosso all' assessorato del s.
offizio, mentre da Clemente X
venne fatto segretario de'vescovi
e regolari, e poi nel 1678 con-
seguì la sacra porpora.
Federico Uhaldi, arcivescovo di Ce-
sarea, fu dichiarato segretario da
Clemente IXa'17 maggio 1668,
ed esercitò la carica sino al mar-
zo 1673.
Francesco Ravizza, arcivescovo di
Laodicea, da Clemente X, a' ?.o
novembre 1G73, nom.inato segre-
tario. Esercitò una tal carica si-
no al maggio 1G75.
Urbano Cerri, lomano, nel 1675
fu fatto .segretario da Clemente
X, e mori nel i G79.
COiN
Ocloardo Cibo, patriaica di Costan-
tinopoli, nel 1680 da Innocenzo
XI venne nominato segretario;
e lasciò un tale; uffizio nel 1^9*).
Carlo Agostino Fabronl di Pistoia,
parente di Clemente IX, da In-
nocenzo XII fu fatto segretario
de'memoriali, e nel 169? di Pro-
paganda fide. Fu il primo che
da questa carica fosse creato Car-
dinale; la qual dignità gli ven-
ne conferita da Clemente XI nel
maggio 1706.
Ulisse Giuseppe Gozzadinì, bolo-
gnese, da Clemente XI fu fatto
pro-segretario, e poi Cardinale
nel 1709.
Antonio Banchieri di Pistoja, pro-
nipote di Clemente IX, da vice-
legato d'Avignone, a' I 6 novem-
bre r7o6, da Clemente XI fu
dichiarato segretario, e nell'ot-
tobre 1707 assessore del s. olii-
cio. Nel 1712 divenne segreta-
rio di consulta, e poi Benedetto
XIII nel 1724 lo fece governa-
tore di Roma, e finalmente Car-
dinale nel 1726.
Carlo Collicola di Spoleto, per \\\\
tempo fece da pro-segretario , e
dopo varie caiichc, da Benedetr
to XIII nel 1726 fu elevato alla
porpora.
Sih'io de' Cavalieri, romano, arci-
vescovo di Atene, da Clemente
XI fu nominato segretario il pri-
mo di novembre 1707, ed eser-
citò la carica sino agli 1 1 gen-
naio 1717.
Domenico Passionei di Fossombro-
ne, da nunzio d'Olanda venne
da Clemente XI nel 17 19 no-
minato segretario, indi fu man-
dato agli svizzeri per nunzio ,
nella quale qualifica fu inviato
a Vienna, e nel 1738 lo stesso
Pontefice lo creò Cardinale.
CON
riclro Luigi Carnfa, iinpolitano,
arcivescovo di Larissa. Era nun-
zio in Toscana, quando a' i6
giugno 17 17, Clemente XI lo
fece segretario, da dove nel 1724
Benedetto XIII lo promosse al-
la segretaria de' vescovi e rego-
lari, e nel 1728 al cardinalato.
Barloloniiìieo Ruspolì. romano, fu
fatto dal suo parente Umocenzo
XIII segretario de' memoriali ,
quindi da Benedetto XII I, altro
suo parente, a'28 novembre 1724,
venne preposto a segretario di
Propaganda, da dove Clemente
XII a' 2 ottobre 1780 lo creò
Cardinale.
Nicolò Fortigiierra di Pistoia, per
comando di Clemente XI dall'ar-
clii\io di Propaganda trasse le
memorie intorno alle missioni di
Africa, di Asia, e di America, e
n'ebbe la prelatura, e un canoni-
cato a s. Pietro, oltre alcuni of-
fici nella corte pontificia. In mor-
te di Clemente XI il Fortiguer-
ra ne lodò le gloriose geste. Quin-
di dedicò il suo lavoro sulle mis-
sioni a Benedetto XIII, Orsini, il
quale non facendone conto per la
contrarietà del Cardinal Coscia, il
Fortiguerra scrisse la satira del
Ricciardtito contro gli Orsini ,
nel qual poema l'autore celebrò
i Corsini per gratitudine a Cle-
mente XII , che a' 2 ottobre
1730 lo promosse a segretario
della congregazione. Esercitò tale
uffizio lino a' 17 febbraio 1735,
in cui morì, e fu sepolto nella
chiesa del collegio Urbano. An-
gelo Fabroni ne scrisse la vita,
e fece il catalogo delle sue opere.
Filippo Maria Monti, bolognese, da
segretario della concistoriale, venne
da Clemente XII nel marzo i 735
fatto segretario di Propaganda, da
CON 259
dove Benedetto XIV a' 19 ago-
sto 1743 creollo Cardinale. Ave-
va egli allora pubblicata colle
slampe la relazione delle missio-
ni del Tibet, e il modo per am-
pliare la fede in quella regione.
Nicolo Lercari, genovese, da Bene-
detto XIV a' 17 luglio 1744 fu
fatto segretario, e Cardinale a' i4
marzo i'j5'j.
Nicola Antonelli di Sinigaglia , da
Benedetto XIV a' 16 marzo 1757
venne fatto segretario, e da Cle-
mente XIII, a'24 settembre i75q,
fu creato Cardinale.
Mario Marefoschì di IMacerata, nel
1759 nominato venne segretario
da Clemente XIII, ed a' 29 gen-
naio 1770 fu creato Cardinale
da Clemente XIV.
Stefano Borgia di Velletri, da go-
vernatore di Benevento, fu fatto
segretario delle Indulgenze e di
Propaganda a' 24 ottobre 1770
per volere di Clemente XIV.
Passati diciotto anni , Pio VI ,
a' 3o marzo 1789, lo creò Car-
dinale, e poi divenne prefetto.
Giovanni Rinticcini, fiorentino, pro-
segretario sotto Pio VI, il quale
poi lo fece governatore di B^o-
ma , e nell'anno 1794 Cardi-
nale.
Antonio Felice Zondaclari , sanese,
arcivescovo di Adana, da Pio
VI, a'5 ottobre 1790, fu dichia-
l'ato segretario, e nel primo giu-
gno 1795 arcivescovo di sua pa-
tria. Fu creato Cardinale da Pio
VII nel 1801.
Cesare Brancadoro di Fermo, ar-
civescovo di Nisibi. Fu promosso
a questa segretaria da Pio VI
a' 19 giugno 1795, e poscia al
Cardinalato da Pio VII a' 23
febbraio i 80 1 .
Domenico Coppola, napolitano, fu
iGo CON
dichiarato segretario da Pio VII
li 12 agosto 1801 j ed arcive-
scovo di Mira. IVIori a' 1 5 di-
cembre 1807.
Giambatdsta QuarantoUi , roma-
no, nominato da Pio VII segre-
tario di Propaganda a' 27 di-
cembre 1807; quindi nella de-
portazione di quel Pontefice mu-
nito di facoltà apostoliche, con-
tinuò nell' esercizio della carica
colle riserve richieste dalle cir-
costanze, e poi a' 22 luglio 18 16
fu creato Cardinale, e fatto pre-
fetto della stamperia di Propa-
ganda. Mori nel 1820.
Carlo Maria Pediciiii, di Bene-
vento, fu prima coadiutore nella
carica di segretario di Propa-
ganda al precedente monsignor
Quarantotti , quindi divenne ef-
fettivo a'27 luglio 1816, donde,
a' IO marzo 1823, da Pio VII
fu creato Cardinale, e per dispo-
sizione del Papa regnante, diven-
ne poscia anche prefetto della
congregazione medesima.
Pietro Caprano, lomano, da se-
gretario degli affari ecclesiastici
straordinari fu fatto da Pio VII
arcivescovo d' Iconio , segretario
dell'esame de' vescovi, e a' io
marzo 1823 segretario di Pro-
paganda; quindi da Leone XII,
nel concistoro de'2 ottobre 1826,
fu creato Cardinale, e pubblica-
to in quello de' 1 5 dicembre
1828. Pio VIII, appena eletto,
benché colla bocca chiusa , gli
conferì la prefettura dell' Indice,
ch'egli stesso esercitava nel Car-
dinalato. Morì a' 25 febbraio
1834.
Castruccio Casiracane degli Antel-
mìndli di Urbino, da segretario
degli alTari ecclesiastici straordi-
nari, venne da Leone XII, a' i5
CON
dicembre 1828, dichiarato segre-
tario di Propaganda, indi fu crea-
to Cardinale dal regnante Gre-
gorio XVI, a* i5 aprile i833.
Angelo Mai, bergamasco, da pri-
mo custode della biblioteca va-
ticana, fu promosso dal Papa che
regna, a' i 6 agosto i833, alla se-
gretaria di Propaganda, quindi
al Cardinalato a' 12 febbraio
i838.
Giovanni Ignazio Camolini, di Cre-
mona , dal regnante Gregorio
XVI prima fatto arcivescovo di
Spoleto, poi Iraslato nel conci-
storo de' 12 febbraio i838 alla
chiesa arcivescovile di Edessa in
partibus , e contemporaneamente
a segretario di Propaganda j?r/tf.
Congregazione della Residenza
de' Vescovi.
Si considera ausiliaria a quella
del concilio, e vi si risolvono le
questioni circa l'obbligo, che corre
ai vescovi di risiedere nella loro
diocesi, argomento importantissimo,
dal concilio di Trento trattato con
sommo impegno. Prima e dopo
del concilio, i romani Pontefici sem-
pre ebbero costantemente a cuore
tal residenza. Di fatti abbiamo, che
Benedetto XII, nel primo concisto-
ro tenuto a' io gennaio i335 in
Avignone, congedò i vescovi ed
abbati , che avevano abbandonate
le loro chiese, e minacciolli di gravi
pene, se non ritornassero sollecita-
mente ai loro benefizi. Il suo suc-
cessore Innocenzo VI, nel i352,
sotto pena di scomunica ordinò la
residenza nelle loro diocesi ai ve-
scovi e agli altri benefiziati aventi
cura d' anime, i quali per lo avanti
correvano alla curia pontificia d'A-
vignone per acquistar nuovi bene-
CON
llzi, come osservò Tolomeo eia Luc-
ca nella vlla di quel Papa , presso
il Baluzio, Vite de' Papi A^'igno-
nesi, t. I, p. 357. Giovanili Nau-
clei-o, Gencrat. 46, all' ann. i353,
pag. ioi3, dice che Innocenzo VI
soleva dire , essere dovere che le
pecorelle sieno guardate dal pro-
prio pastore. Nell'anno 1 375 Gre-
gorio XI , con una bolla de' 29
maggio, obbligò tutti i prelati alla
residenza nelle loro chiese, ciò ch'e-
gli non aveva mai cessato di rac-
comandar loro, dacché occupava la
cattedra di s. Pietro. Ingiunse in
essa bolla a tutti i patriarchi , ar-
civescovi, vescovi, abbati ed altri
superiori monastici , di rendersi fra
due mesi alle loro chiese o moni-
steri, e risiedervi continuamente. Da
questo ordine eccettuò i quattro
patriarchi titolari dell' oriente , i
Cardinali , i legati, i nunzi , e gli
iilliciali della corte romana. V. Pom-
peo Sarnelli, Lett. Eccl. tom. Ili ,
pag. 3o, Lettera XLV , La resi-
denza de' vescovi, e de' curali es-
sere di diritto divino. V. Benefizio
ECCLESIASTICO. A non dire di altri,
Paolo V, per la settimana santa del
1608, pubblicò un decreto, in vir-
tù del quale si ordinava a tutti i
vescovi, compresi ancora quelli che
si trovavano nella corte del suo
nipote Cardinal Borghese, di recarsi
alle loro chiese. Il Pontefice Urba-
no Vili, per fare eseguire quanto
prescrissero le costituzioni pontifi-
cie e i concili, principalmente il
Tridentino, sulla residenza nelle ri-
spettive sedi, ed il tempo determi-
nato per l'assenza della visita dei
sagri li mini , o di altra imponente
e canonica necessità , coli' autorità
della bolla Sancla Synodus , data
a' 12 dicembre i634j istituì questa
congregazione componendola di vari
CON 361
Cardinali, e di un prelato segreta-
rio, acciocché costringesse i pastori
a non tenersi lontani dalla loro
greggia, secondo le ordinanze dei
Pontefici e i sagri canoni. Quindi
Urbano Vili disse ai Cardinali ve-
scovi, cui includeva nella legge, che
se fino allora si potevano scusare
coH'addurre in loro difesa, che il
Papa sapendo l'assenza la tollerava;
egli non intendeva tollerarlo, e per-
metterlo. Il Cardinal de Luca, Il
Cardinal pratico, cap. XVI l. Della
residenza de' Cardinali nella cortCj
e se ottenendo vescovati ed altre
dignità, o prelature, o cariche resi-
denziali, sieno scusati da una delle
residenze, e da quale, dice quanto
segue.
Per ambedue le qualità , e per
sé stesse, e disgiuntamente ( cioè
quella di canonico della Chiesa
univeisale, ed anche della parti-
colare di Roma ) è ne' Cardinali
r obbligo di risiedere appresso il
Papa, e ad esso assistere come ve-
scovo dell' una , e dell' altra chie-
sa. Di più portando la loro qualità
di senatori, e di consiglieri colla-
terali di assistere presso il mede-
simo Papa, come principe e diret-
tore della repubblica, ne segue, che
quando anche non fossero le costi-
tuzioni apostoliche, le quali ciò
dispongono , tuttavia per ì soli ter-
mini della ragione comune la di-
gnità Cardinalizia dovrebbe dirsi
residenziale , seco portando quin-
di l'obbligo di risiedere appresso
il Pontefice, e nella sua corte, ac-
ciò possa seguire quel fine, pel qua-
le tal dignità è stata eretta.
Innocenzo X proibì a' Cardinali
di partirsi da Boma, o dal suo di-
stretto, cioè pel raggio di quaran-
ta miglia senza licenza del Pa-
pa; ma perchè, come osserva lo
2G2 CON
stesso Cardinal de Luca , a maii-
leniuiento del decoro della digni-
tà Cardinalifia, fa d' uopo prov-
vedere alcuni Cardinali con chie-
se cattedrali , ed anche metropo-
litane di residenza , e di ammi-
nistrazione, ovvero concedere loro
la ritenzione di quelle che già a-
vessero nell'esaltazione al cardina-
lato, non potendosi supplire a tutti
con abbazie, o commende, e con
gli altri benefizi che non porta-
no il peso della residenza ; per-
ciò prima del concilio di Tren-
to la questione era problemati-
ca secondo le opinioni , portan-
do la pratica che prevalesse quel-
la opinione piti favorevole alla
sublime dignità cardinalizia , cioè
di dover soddisfare alla residen-
za , a cui essa è obbligata nella
corte romana, ed appresso il Papa;
sicché fosse scusata dall'altro ob-
bligo portato dalla dignità al Car-
dinal conferita. Nasceva però un
altro inconveniente, ed era, che
nella persona di un Cardinale cu-
mulandosi più cattedrali o metro-
politane in commende ovvero in
amministrazione, non si sapeva do-
ve pili propriamente dovesse risie-
dere. Ma essendosi nel concilio di
Trento fortemente agitata la que-
stione, se la residenza de' vesco-
vi fosse di ragione divina ovve-
ro umana , e benché rimanesse
indecisa, tuttavolta vedendosi essere
chiaro e indubitato, che l'obbligo
della residenza de' Cardinali sia di
lagione umana, da ciò seguì che si
piinci[)iò a pialicare ed abbraccia-
re l'altra opinione, già stabilita per
la citata bolla di Urbano Vili, che
la lesidcnza vescovile prevale alla
caidiiiaii/.ia, per cui s'intende da
i|ue->ta seconda dispensato, tpiando
al cardinalato si concede la riten-
CO.N
/ione della chiesa cattedrale, o me-
tropolitana, ovvero che esse siano
a lui conferite essendo già Cardi-
nale. Da ciò venne per conseguen-
za l'esclusione, e la proibizione
della suddetta pluralità di chiese
per avanti praticata, eccettuato il
vescovato cardinalizio compatibile
con altro vescovato o arcivescovato
attuale, per la ragione che questi
vescovati non obbligano alla resi-
denza. A questa ragione va aggiunto
il riilesso, che essendo al presente
maggiore il numero de' Cardinali in
proporzione a quello degli antichi
tempi, e che perciò non manca la
sede apostolica di ajuti, troppo gran-
de sarebbe il pregiudizio d' una
chiesa particolare avente un solo
pastore, per una sua lunga assenza.
E sebbene alle volte i Cardinali ,
che hanno in amministrazione chie-
se cattedrali e metropolitane, sieno
impiegati in servigio della Chiesa
universale e della santa Sede eoa
qualche legazione, ovvero con al-
cuna carica appresso il Papa, e non
soddisfino alla residenza , nondi-
meno questi sono casi particola-
ri, che non fanno regola, come ac-
cade essere talvolta alcuni prela-
ti impiegati nelle nunziature, e in
altre cariche, a cagione di quei
giusti, e prudenziali motivi, ado-
perati dai Pontefici, e che a tutti
non possono essere noti. V. Car-
DlJf ALI.
Clemente XT, appena eletto nel
1 700, preso da meraviglia in vede-
re in Roma diversi vescovi, che vi si
trattenevano da lungo tempo, col
pretesto de'loi-o alfari, impose ad es-
si, che nel termine di dodici giorni
ritornassero alle proprie chiese, dal-
le quali non potessero partire, se
non per indispensabile necessità. Lo
slesso comandò a tutti gli ecclesia-
CON
siici, die a titolo di benefizio, o di
qiialuiitjue siipeiiorità locale, erano
obbligati di fai-e altrove la loro re-
sidenza. Divenuto Pontefice Bene-
detto XIV, e considerando che nul-
la fu mai tanto a cuore de'suoi
predecessori e de' concili quanto la
residenza de' vescovi nelle loro cliie-
se, una delle maggiori sue cure fu
l'osservanza di questo punto di di-
sciplina ecclesiastica. Quindi per
allettare i vescovi alla residenza ,
dispose, che dei benefici vacati nei
mesi, la cui collazione spettava alla
santa Sede, ne godessero i vescovi
residenti l'alternativa nelle elezio-
ni; concessione però da avere vigore
nel suo pontificato soltanto. E sic-
come il concilio di Trento, che avca
assegnato per cagione di non risie-
dere la carità cristiana, la necessi-
tà urgente, e l'evidente utilità del-
la Chiesa o della repubblica, aveva
prescritto tre soli mesi continui, o
interpolati, per potere stare assenti
dalle loro chiese ; e quindi Urba-
no Vili aveva concesso a'vescovi
cismontani quattro mesi, e sette
agli oltramontani per questa as-
senza nella mentovata visita ad li-
vii iia Aposlolorwn ; in progresso
di tempo da tali licenze insorsero
questioni, fra le quali se i mesi con-
cessi da Urbano Vili si potessero
unire ai tre accordati dal Trideu-
dino. Laonde con saggio provvedi-
mento volle Urbano Vili istituire
la congregazione, perchè da essa
si dovessero trattare e decidere ta-
li questioni.
Vedendo però Benedetto XIV,
che la congregazione si adunava di
rado, egli per ravvivarla, e riporla
nell'intero suo vigore, ai 3 settem-
bre 1746, collautorità della costi-
tuzione ad universae, che si legge
nel Bull. Bened. XIF, lom. Il, p.
CON 263
118, comandò che la congregazione
riassumesse il tralasciato suo rego-
lare esercizio, non che le sue fun-
zioni. A tale eiretto stabili che
il prefetto fosse sempre il Cardinal
T icario di Roma (f^edi) pro-tem-
pore, e che il segretario fosse cgual-
menle sempre monsignor segre-
tai'io della Coìigrrgazione del con-
cilio ( f^edi) pro-tempore. Da ciò
proviene , trattarsi nella segreta-
ria del concilio gli affari riguardanti
la residenza dei vescovi : nondime-
no questi affari hanno registri to-
talmente separati, e senza una spe-
ciale deputazione, i Cardinali della
congregazione del concilio non pos-
sono ingerirsi sulla residenza de've-
scovi, essendo congregazione sepa-
rata.
In seguito i Pontefici non man-
carono inculcare l'osservanza della
residenza, e Clemente Xlll, con e-
ditto de'i3 marzo 1759, ordinolla
strettamente agli arcivescovi, vescovi,
ed ecclesiastici di qualunque grado si
fossero, che avesssero benefizio e ti-
tolo, obbligante alla stabile residen-
za. A questo oggetto Clemente XIII,
rivocando qualunque licenza, che su
ciò per lo innanzi fosse stata conce-
duta, rigorosamente comandò agli
ecclesiastici allora dimoranti in R.o-
ma, di partire nel termine di dodici
giorni, e di rendersi direttamente
alle loro chiese, sotto le pene im-
poste dal concilio di Trento, dalle
costituzioni apostoliche, ed altre nel
suo editto minacciate. A' nostri gior-
ni Leone XII nell'enciclica, che ai
3 maggio 1824 diresse a tutti i ve-
scovi dell'orbe cattolico, inculcò con
molto calore la residenza nelle dio-
cesi. Al presente la congregazione
si compone del Cardinal prefetto,
di cinque Cardinali, e del prelato
segretario, i quali alle occoi'renze
a64 CON
si adunano nel palazzo apostolico
abitato dal Papa.
Congregazione dt'sagri fìlli.
Stando somalamente a cuore a
Sisto V l'esatta osservanza delle
rubriche, la giusta procedura sulle
cause de'santi, la custodia delle ce-
rimonie nelle funzioni dalla Chiesa
stabilite pel decoro del culto di vi-
no j colla costituzione Immensa ae-
terni Dei, data a'22 gennaio i5Sy,
Bull. Boni. t. IV, par. IV, p. 892,
istituì questa cospicua e benemeri-
ta congregazione pei sagri riti e
cerimonie, cui, secondo il tenore di tal
bolla, incombe « di fare in modo
" che ovunque, e in tutte le chiese
« di Roma, del mondo, e nella nostra
» cappella Pontifìcia, e nelle messe,
" e ne' divini uffizi, ed in ogni al-
« tra cosa, che risguardi il divin
« culto, vengano rigorosamente esc-
w guite le cerimonie antiche; e se
" andò talun primitivo rito in dis-
M uso, e se fu depravato, venga
•' restituito all'antico splendore, e
w riformato secondo il bisogno. In-
» combe pure ad essa di emenda-
>' re e rinnovare i pontificali, i ri-
" tuali, e i cerimoniali, e tutti i
" libri de'sagri riti; e di esamina-
» re, e concedere colla nostra appro-
" vazione gli uffizi divini de'santi. Dc-
» ve parimenti essa usare una parti-
« colare attenzione per la canonizza-
» zione de'santi, e per la celebra-
" zione delle loro feste, acciocché
» tutto si faccia ordinatamente ,
» rettamente, ed a seconda delle
-' tradizioni de' padri ". Laonde
questa rispettabile congregazione
decide controversie spettanti all'uso
de'pontifìcali, alla venerazione delle
sagre immagini sì dipinte, che in
marmo, o di altra materia, parli-
CON
colarmente se debbonsi esporre al
pubblico culto e venerazione ; con-
cede ai celebranti l'uso del berretti-
no o perrucca, per cuoprirsi il ca-
po per giuste ragioni; dichiara le
rubriche de'breviari, e messali; e
tratta cause di precedenze tra il
clero secolare^ e regolare nelle sa-
gre fi-inzioni, nelle solenni proces-
sioni , cause che pure talvolta sono
discusse dalla congregazione de' ve-
scovi e regolari, e da quella del con-
cilio. In queste ultime due congre-
gazioni per altro tali materie si trat-
tano sotto l'aspetto di decidere di
un diritto competente a ciascuna
delle parti, ma nella congregazio-
ne de'riti sotto l'aspetto di dichia-
rare la disposizione dei cerimo-
niali, e dei libri rituali. La con-
gregazione de' riti giudica ancora
delle dilferenze, che insorgono nel-
le medesime sagre funzioni fra il
clero e i regolari, sebbene tutta-
volta il Papa avocando a sé tali
questioni, ne incarichi il tribuna-
le della rota per la decisione. Ri-
conosce altresì le liti sul/«.y di ce-
lebrare funerali, e di tuttociò che
può alterare e disturbare il divin
culto e le sagre cerimonie, accordan-
do e stabilendo i distintivi eccle-
siastici, nelle vesti, e negli ornamen-
ti : in una parola molte sono le sue
attribuzioni, come quella che giu-
dica e risolve i punti della sagra
liturgia, stabilisce gli uffizi e le
messe proprie per alcuni santi, gli
analoghi inni, ec. K. Cerimonie, Li-
turgia e R.1T1.
Ma la più grave ed interessante
occupazione di c[uesla congregazione
consiste nella procedura per la bea-
tificazione, e canonizzazione dei sei»
vi di Dio, siccome con qualche di-
scussione trattammo agli articoli
Beatifica zio>'E, e Canomzzaziojte. Ri-
CON
conosce pur essa il culto immemo-
riabile di talun beato, o santo, che
chiamasi equipollente beatificazione
o canonizzazione: e fa fare il pro-
cesso e gli atti per riconoscere il
martirio sofferto da alcuno per la
fede cattolica. La prima causa di
martiri, stata trattata dalla sagra
congregazione, si fu quella de' venti-
tre martiri del Giappone, minori
osservanti, nel pontificato di Urba-
no Vili. Quel Pontefice perciò die-
de luogo nella congregazione ad
un protonotario apostolico parteci-
pante, pei processi, ed atti de'mar-
tiri.
Dell'antica procedura sul ricono-
scimento, o dichiarazione d'un bea-
to, o santo, oltre quanto dicemmo
ai citati articoli, va consultato il
Cardinal De Luca, Relaz. Roiii.
Cur. disc. i8. n. 2 4) ^ ^^ Cardi-
nale pratico del medesimo autore
a pag. 32 I e seg, ove riporta lutti
i saggi, e provvidi regolamenti di
Urbano Vili per argomento sì gra-
ve, come che senza licenza della
congregazione non si possa proce-
dere ad atto alcuno di canonizza-
zione, beatificazione, o dichiarazione
di martirio, se non dopo passati
cinquanta anni dalla morte de'ser-
vi di Dio. Si tratta ancora in
questa congregazione delle città,
Provincie, regni, e nazioni , le qua-
li desiderano qualche santo per
protettore, lo che si accoi'da dal-
la santa Sede per l'organo di es-
sa, che stabilisce ai santi la cele-
brazione dell'uffizio con rito doppio,
semidoppio, con ottava, ed altre par-
ticolarità. Va pur notato, che la
congregazione per decreto del mede-
simo Urbano Vili, agli i i agosto
i632, dichiarò essere di niun valo-
re qualunque suo decreto stampato
o manoscritto, se in autentica for-
CON 2GJ
ma non sia sigillato, e sottoscritto
dal Cardinal prefetto, e da monsi-
gnor segretario di essa.
11 citato Cardinal De Luca osser-
va, che questa congregazione si può
dire essere di due specie, cioè una
ordinaria per determinare le diffe-
renze, ovvero le difficoltà sui riti e
sulle cerimonie ecclesiastiche, nel-
l'offizio divino, nella messa, e nelle
altre cose suindicate, compreso il de-
cidere sulle controversie di preceden-
za tra chiese, prelati, chierici costi-
tuiti in dignità ec. L'altra specie
di congregazione è quella la quale
tratta delle materie della canoniz-
zazione, o della beatificazione, ovve-
ro del culto de'servi di Dio, mar-
tiri, confessori, vergini ec.
La prima specie di congregazio-
ne, cioè la ordinaria, secondo il pre-
fato autore , viene costituita da
un competente numero di Cardi-
nali destinati ad arbitrio del Papa,
con un prelato segretario, e con
l'intervento di alcuni prelati, cioè
del sagrista, del protonotario a-
postolico , del padre maestro del
sagro palazzo, del promotore del-
la fede , dell' assessore aggiuntovi
da Pio VII, e con breve speciale
confermato da Leone XII, di uno
o piì^i maestri di cerimonie ponti-
fìcie, uno de' quali era anticamente
il segretario della congregazione. In
questa congregazione si trattano e
si conchiudono gli accennati negozi
collo stesso metodo delle altre con-
gregazioni, cioè con la forma estra-
giudiziale, e con l'informazione dei
vescovi, o di altre persone ecclesia-
stiche. 1 decreti sono sottoscritti
dal Cardinal prefètto, e dal segre-
tario. Sembra, che questa congre-
gazi(jne abbia pili delle altre del
giudiziale, meuUe alle volte tratta
sulle questioni di precedenza, per le
'?.GG CON
f|ii;ili si osserva talora la consuetu-
tliiic itniDemorabile , non disappro-
vata dal cerimoniale ec.
L'altra specie è quella della con-
gregazione straordinaria sopra le
canonizzazioni , e beatificazioni , ed
è più numerosa, dappoiché non solo
v'intervengono i medesimi Cardi-
nali col prefetto della congregazio-
ne ordinaria, col segretario, e con
alcuni maestri di cerimonie, ma an-
cora diversi prelati , fra' i quali i
tre più anziani uditori di l'ota,
come periti canonisti e consultori
sopra le prove sulìicienti dei mi-
racoli, o delle virtìi, o del martirio.
Così ancora v' intervengono il pre-
lato protonotario della congregazio-
ne, r assessore del s. oflìzio, il Pro-
motore della fede ( f^edi) , eh' è
un oppositore fiscale, per cui an-
ticamente esercitavasi tal carica
dall'avvocato fiscale della camera
apostolica ; alcuni consultori del
clero secolare e regolare ( massi-
me di quest'ultimo), versati nelle
flicoltà teologiche, fra i quali ha
sempre luogo monsignor sagrista
agostiniano, e il padre maestio del
sagro palazzo apostolico. Questi con-
sultori esaminano i processi del
Cardinal ponente, e danno il loro
suffragio, il quale non si attende
se trattasi di beatificazione e cano-
nizzazione d'individui dell'Ordine
del consultore regolare votante; ec-
cezione a cui non soggiacciono i ve-
scovi regolari consultori, e il detto
p. maestro del sagro palazzo dome-
nicnno.
Questa specie di congregazione
là una figura maggiore di un tri-
})unale contenzioso, facendo volu-
minosi processi sopra i miracoli
( pei quali , se sono di prodigiose
guarigioni, idonei e dotti medici,
e chirurghi emettono il loro pare-
CON
re), sulle virtù, o sul martirio, al-
l' effetto della canonizzazione, bea-
tificazione , o concessione di culto.
Alla difesa di tali cause vi sono
espressamente alcuni avvocati , ri-
chiedendosi una pratica particola-
re. Debbono perciò essere essi au-
torizzati con ispeciale rescritto del-
la sagra congregazione , comechè
per le altre materie rituali gra-
ziose, e contenziose possa agire qua-
lunque procuratore. Fin qui il Car-
dinal De Luca.
La pratica però presente è come
la descrivemmo ai citati articoli
Canonizz\zio:ve, e Beatificazione; e
qui ne daremo vm cenno di rica-
pitolazione. Le congregazioni de' ri-
ti, che si adunano nel palazzo apo-
stolico, si distinguono in ordinarie,
e straordinarie. Nelle prime, oltre
i Cardinali, intervengono il proto-
notario apostolico , monsignor sa-
grista, il p. maestro del sagro pa-
lazzo, il promotore della fede, e il
sesrretario, ed assessore della concrre-
gazione. In queste si sottopongono
all' esame i dubl)i minori nelle cau-
se de' santi, e tutte le altre mate-
rie rituali tanto graziose quanto
contenziose, le quali precedente-
mente dal segretario sono notate
in un foglio, che stampato si di-
stribuisce otto giorni prima. Nelle
congregazioni straordinarie si trat-
tano i dubbi maggiori delle cause
di beatificazione, e canonizzazione,
che sono il martirio , le virtù , i
miracoli. Diconsi queste antiprepa-
ratoì'ie, preparatorie e generali. Le
prime si tengono dai consultori pre-
lati e regolari in casa, ed avanti
il Cardinal ponente o relatore; le
seconde nel palazzo apostolico alla
presenza de' Cardinali ; le terze a-
vanli il sommo Pontefice, ed in
queste votano anche i Cardinali.
CON
Per altro tali voti non sono che
consultivi, essendo la decisione ri-
servata al sommo Pontefice, il quale
si reca alla congregazione vestito
di niozzetta , e rocchetto, mentre i
Cardinali ci vanno in abito cardi-
nalizio del colore corrente, e i con-
sultori, e gli altri, se prelati, coU'a-
bito prelatizio , se regolari o eccle-
siastici secolari, coli' abito loro pro-
prio. Le congregazioni ordinarie s'in-
timano din cursori pontificii, le al-
tre straordinarie con biglietti stam-
pati , dalla segreta! ia della stessa
congregazione. Della pubblicazione
del decido di beatificazione, che si
fa dal prelato segretario, ec, si tratta
al volume IV, p. 267 del Dizio-
nario. Clemente 1 X da prelato era
stato segretario di questa congrega-
zione, come Benedetto XIV, allor-
ché era avvocato concistoriale, eser-
citò l'uffizio di promotore della fede.
Al presente la congregazione si
compone del Cardinal prefetto , e
di altri diciannove Cardinali , del
sagrista, del protonotario apostolico,
del segretario, del promotore della
fede, del p. maestro del sagro pa-
lazzo, dell'assessore sotto-promotore
della fede, di trenta consultori, del
sostituto, del cancelliere, ed archi-
vista, e degli impiegati della segre-
taria. A suppliie a questo cenno
compendioso sopra sì importante
eongregazione , potranno leggersi i
molti articoli del Diziouaiio, che
vi hanno relazione , ed ove si ri-
porta la maggior parte de' suoi
celebri decreti. V. Jacopo Cohellio,
Nblitia Cardi fiala III.'!, congregatio V,
Pro sacn's ridbiis et caercwoniis;
Lunadoro, Relaz. della carie di Ro-
ma, voi. II, capo XIV, Della con-
gregazione de' sagri riti, e de' per-
sonaggi di detta congregazione. Lui-
gi Cardellini , che fu il primo as-
CON iGy
sessore e sotto-promotore della fe-
de, ci ha dato l'autentica collezio-
ne dei decreti di questa sagra con-
gregazione, stampata in Pioma coi
tipi del collegio Urbano.
Elenco di alcuni Cardinali prefetti.
Vincenzo Lauri, di Tropea, Car-
dinale di Gregorio XIII, fatto
capo, o prefetto da Sisto V, mori
nel 1 592.
Gabriele Paleotti , bolognese, fatto
Cardinale da Pio IV, e prefetto
da Sisto V, morì nel iSqy.
Tolomeo Galli, di Como, Cardi-
nale di Pio IV, indi prefetto,
morto decano del sagro Collegio
nel 1607.
Francesco Maria Bourbon, del Mon-
te Santa JMaria, fatto Cardinale
da Sisto V, indi prefetto, cessò di
vivere nel 1627, essendo decano
del sagro Collegio.
Carlo Emmanuele Pio di Savoja ,
ferrarese, Cardinale di Clemente
Vili, morì decano del sagro Col-
legio nel 1641, dopo aver pro-
mosso neirUghelli 1' opera del-
l' Italia Sagra.
Giulio Sacche/li, fiorentino, fatto
Cardinale da Urbano Vili nel
1626, e prefetto dal medesimo,
morì nel i663.
Marzio Ginetti, di Velletri, Cardi-
nale di Urbano Vili, quindi pre-
fetto successivamente di inidici
congregazioni, compresa quella dei
riti, fu vicario di Roma sotto
cinque Papi, e morì nel 1671.
Nicolò albergati Ludovisi, bologne-
se , adottato nella famiglia dei
Ludovisi, fu fatto Cardinale da
Innocenzo X, indi prefetto, e de-
cano del sagro Collegio , morì
nel 1687.
Gaspare Carpegna _, romano , da
268 CON
Clemente X suo parente creato
Cardinale, poscia prefetto, era di
tal ripulilzione, che Clemente XI
con trentacincjLie Cardinali si re-
cò nella sua abitazione, ove era
infermo, per tenervi congrega-
zione; morì nel l'ji^-
Ferdinando d' Adda, o de Abdua,
milanese, Cardinale di Alessandro
Vili, indi prefetto, terminò i suoi
giorni nel i 7 19.
Fabrizio Paolucci , forlivese. Car-
dinale d' Innocenzo XII , quindi
prefetto, mori decano del sagro
Collegio nel 1726.
Carlo Maria DTarini, genovese. Car-
dinale di Clemente XI, fu fatto
prefetto da Benedetto XIII, e
morì nel i747-
Nicolò Coscia, di Petra di Fusi
diocesi di Benevento, favorito di
Benedetto XllI, che prima lo fece
Cardinale agli 11 giugno 1725,
e dipoi prefetto: morì nel 1755.
D. Fortunato Tamburini , di Mo-
dena , abbate cassinese , da Cle-
mente XII fìitto consultore dei
sagri riti, da Benedetto XIV
Cardinale, e quindi prefetto. Men-
tre quel Pontefice era agonizzan-
te, il piimo maggio 1708, chia-
mollo a sé insieme al Cardinale
Cavalchini, ponente della causa
del ven. Francesco di Gironimo
gesuita, e con monsignor Vete-
rani promotore della fede, volle
sottoscrivere il decreto della bea-
tificazione di quel servo di Dio,
celebrata poi nel 1806 da Pio
VII, il qual servo di Dio fu ca-
nonizzalo nel 1889 dal regnante
Giegorio XVI. Il Cardinal Tam-
biuini morì nel 1761.
Ciusfjìjw Maria Ferroni, fiorenti-
no, Cardinale di Benedetto XIV,
fatto preletto da Clemente XUI,
nioiì nel 17G7.
CON
Flavio Chigi, romano. Cardinale
di Benedetto XIV, nominato pre-
fetto da Clemente XIII, morì
nel 1771.
Mario Marcfoschi, maceratese, da
Clemente XIV nel 1770 creato
Cardinale, e nel seguente anno
prefetto, cessò di vivere nel 1780.
Giovanni Archinlo , milanese, da
Pio VI fatto Cardinale , e poi
prefetto , morì nel i 799.
Giulio Maria della Somaglia, di
Piacenza, Cardinale di Pio VI,
fu fatto prefetto da Pio VII nel
1800, e morì a' 2 aprile i83o
decano del sagro Collegio.
Carlo Maria Pedicini , di Bene-
vento , fatto Cardinale da Pio
VII, da Pio VIII fu nominato
prefetto di questa congregazio-
ne, cui già apparteneva sino da
quando era prelato. Al presente
è sotto-decano del sagro collegio.
Congregazione della Revisione
de' Conti.
A Leone XII si deve l' istitu-
zione , come al regnante Gregorio
X\'I la conferma, e l'incremento
di questa apposita congregazione
per la revisione de' conti , e degli
affari di pubblica amministrazione
dello stato pontificio. A' 21 dicem-
bre 1828, Leone XII emanò per
questa istituzione il moto proprio
Quando le Nostre speciali cure ri-
volgemmo al riordinamento delle
singole aziende, ec. Si determinò
pertanto il provvido Pontefice alla
formazione di questa congregazione,
per far discutere con solidi e sicuri
metodi i conti preventivi delle a-
ziende dello stato, e rivederne i
consuntivi, non che regolare l' am-
ministrazione generale della came-
ra apostolica, collctlrice di tutti i
CON
rerkìiti appartenenti a' dominii della
meflesima, e distribuliice di essi in
soddisfazione de' pesi inerenti allo
stato. V. Camera apostolica g Te-
soro PONTIFICIO.
Stimò opportuno il zelante Pon-
tefice di osservare diligentemente
quanto in ordine a sì interessante
oggetto avevano predisposto tanti
gloriosi Pontefici, e principalmente
Paolo III, colla costituzione, Cum
sìcul accepimus , in data de' 2 1
aprile lo^^, e Pio IV, Paolo
V, Gregorio XV, Urbano Vili,
Innocenzo XIII , Clemente XII ,
Benedetto XIV , non che la costi-
tuzione Super restauratione reghni-
nis Pontificii, Post dinturnas tertio
kal. novembris 1800, e il moto-
proprio, Quando per ammirabile
disposizione della Provi'ide.nza, dei
6 luglio 1816, di Pio VII, imme-
diato predecessore di Leone XII.
Calcando quest'ultimo le stesse
orme de' lodati Pontefici, volle for-
mare la congregazione di revisione
nel seno medesimo del tribunale
della camera, componendola di quat-
tro Chierici di camera (Fedi), e
volendo che riunisse in sé le attri-
buzioni nella parte dispositiva re-
lativa a tutti gli oggetti d' introito
ed esito della cassa generale dello sta-
to, a quelle non meno importanti
della revisione de' conti di tutte le
pubbliche amministrazioni; stabilì
che provvedesse con mature discus-
sioni alla retta ordinazione di tutta
l'azienda camerale, e col più accurato
esame sindacasse esattamente e pe-
riodicamente ogni anno, la gestione
di ogni ramo di finanza, e di qua-
lunque pubblica amministrazione.
Leone XII non intese di escludere
da questa revisione gli altri chie-
rici di camera, ma solo volle aveie
un riguardo all'amministrazione dcl-
CON 269
Io rispettive presidenze, che da loro
si disimpegnano, avvegnaché per la
discussione giudiziaria delle cause
camerali, non avrebbono avuto il
necessario tempo per dedicarsi to-
talmente all'esaurimento delle at-
tribuzioni della revisione , oltreché
avrebbero sostenuta una doppia ed
incompatibile rappresentanza, di am-
ministratori cioè e di revisori nello
stesso tempo, ed eziandio in qual-
che circostanza avrebbero dovuta
portar giudizio sulle loro stesse re-
visioni. A tale effetto Leone XII
dichiarò, che i quattro chierici di
camera componenti la congregazio-
ne di revisione, sieno esenti da qua-
lunque ingerenza amministrativa, e
dall' intervento nel giudicare le cau-
se di competenza del tribunale di
piena camera.
Quindi il Pontefice stabilì, che
vmo de' quattro prelati della con-
gregazione , sarebbe annualmente
presidente per turno, e riferirebbe
gli affari al Papa. Compose l'offi-
zio di tre contabili revisori tutti di
egual i-ango, di un segretario, e di
un numero di commessi, e scrittori
proporzionato al bisogno. Prescrisse
inoltre, che la congregazione si riu-
nirebbe due volte la settimana nel
proprio locale, e straordinariamen-
te tutte le volte che facesse di bi-
sogno, pi'esso r intimo del presiden-
te. Nello stesso giorno 2 i dicembre
1828, Leone XII fece pubblicare
dal Cardinal Cernetti suo segreta-
rio di stato il regolamento , che
provvedendo ad ogni inconveniente,
prescrisse le norme conducenti al-
l'oggetto, essendo le attribuzioni
della congregazione di revisione:
1° L'esame e la rettificazione della
tabella preventiva generale delle
rendite e spese dello stato di ogni
anno; 2.° La prescrizione dei re-
270 CON CON
golamcnli per tutti i rami di fi- ancoraché ciascuno de' quattro pre-
nanzn, che si mandano per annui- lati chierici di canieia fosse per
nistrazione e per appallo; 3." L'è- turno annuale \ice-presidente, e
same e la rettificazione de'conlratti, tenesse luogo del Cardinal presiden-
che si fanno dal tesorierato, e dal- te in sua assenza ; che gli affari vi
le presidenze de' chierici di camera; fossero discussi, conchiusi, e giudi-
4- La sindacazione, e sentenza del cali a maggioranza assoluta di vo-
consuiitivo ne' conti dell' ammini- ti, ed in caso di parità di voti,
strazione della camera, e di tutte quello del presidente o quello del
le altre pubbliche amministrazioni, vice-presidente, il quale ne faccia
Quindi con cinque cnpitoli, suddi- le veci, fosse decisivo; che la con-
cisi in articoli, si dichiararono le gregazione venisse rivestita delle
norme in ordine agli enunciati facoltà di connnettere ai tribunali
quattro oggetti, in un a quelle ris- competenti di procedere civilmente
guardanti la sistemazione e l'anda- o criminalmente a carico di quegli
mento dell' olitici o addetto aliarne- amministratori, appaltatori, ed iin-
desima congregazione. piegati, che fossero stati da lei giu-
Assunto al pontificato il regnan- dicati in qualunque modo colpevo-
le Gregorio XVI, nella paterna li; che la congregazione nel disim-
intenzione di assicurare la debita pegnare le proprie attribuzioni do-
regolarità, saggezza, rettitudine, ed vesse avere la cura di proporre
economia neiramministrazione delle con separati rapporti all'oracolo
rendite dello stato, per mezzo del sovrano tutti quei miglioramenti,
Cardinal Bernetti segretario di sta- che, oltre i prescritti nel medesimo
to, ai 21 novembre i83i, emanò editto, potessero aver luogo; che
un editto composto di ventiquattro la congregazione non avesse l' ob-
articoli. Con esso il suddetto moto- bligo preciso di riunirsi due volte
proprio di Leone XII, e l'analogo la settimana, ma una sola, tranne
regolamento, relativo al metodo da i casi di urgenza, adlnchè ai suoi
osservarsi nella sindacazione de'con- componenti non mancasse un tempo
ti, e negli altari di pubblica ainmi- congruo per meditare gli allari pri-
nistrazione, furono confermati nelle ma della discussione,
loro parti, e nell' insieme delle at- Ma di tutto ciò, che riguarda
tribuzioni ivi conferite alla congre- questa utile, e benemerita congre-
gazione di revisione, le quali però gazione, si tratta nella Raccolta
•vennero ampliate, e modificate co- delle leggi, e disposizioni di puh-
gl' indicati articoli. Le norme prin- hlica atiiininistrazione , che dalla
cipali delle disposizioni di Grego- stampjeria camerale si vanno pub-
rio XVI furono, che la congrega- blicando nell'odierno pontificato,
zione di revisione sarebbe composta come flicilmente si può vedere ai
di un Cardinale per presidente, di due diligenti indici alfàbetico-semi-
quattro prelati chierici di camera analitici delle materie, limitandoci
non aventi alcuna pubblica animi- qui ad accennare le cose principali
nistrazione, né aventi paite nei giù- indicate nei detti articoli. Uno di
dizi del tribunale della camera, e essi tratta come la congregazione
di quattro deputati laici scelti nella di revisione assista ogni anno ai-
capitale, e nelle provincie. Ordinò l' estrazione delle cartelle da estin-
CON
guersi, del consolidato, e della cas-
sa d'ammortizzazione, il cui conto
annuale della cassa viene da essa
sindacato, per quindi pubblicarlo,
esaminando eziandio le deliberazio-
ni del consiglio di liquidazione, e
le delil)erazioni sulle diverse passi-
vità dello slato. Un altro versa sul
posto d'onore, che monsignor te-
soriere generale prende nella con-
gregazione in tutta la discussio-
ne, eccetto che in quella sulla sinda-
cazione de' conti. Un altro dichia-
ra come r appello dalle sentenze
sindacaforie dellt» congregazione sia
.sempre in devolutivo. Altri poi
portano 1 seguenti titoli: dei pre-
ventivi parziali , e generali ; del
fondo di riserva da designarsi dal
Papa, e da lasciarsi a sua dispo-
sizione ; appartenere al tesoriere
proporre le misure sull'avanzo, o
deficienza dei redditi in confronto
delle spese annuali ; esame e rap-
porti dei metodi di peice/ione, ed
amministrazione sui redditi came-
rali, non che dei contratti ; grava-
torie contro i contabili o ammini-
strazioni, che non presentano i con-
suntivi neir epoche fissate dalla
legge; facoltà della congregazione
di richiamare gli atti dei dicasteri,
e di farne visitare gli ofìjcii ; in ca-
so di parità di voti prevalere il
voto collegiale dei contabili; voto
decisivo in caso di parità di pare-
ri, attribuito al presidente, o vice
piesidcnte. Va però qui notato, che
al voto collegiale di tre contabili
si è virtualmente derogato colla
preponderanza decisiva in caso di
parità del Cardinal presidente, e
del prelato chierico di camera, che
ne fa le veci. Anzi il Cardinal AI-
berghini fece di piìi derogare espres-
samente dal medesimo regnante
Pontefice un rapporto, e rescritto
CON 271
nell'udienza degli 8 gennaio iS3f)
sidl' impianto , sebbene prccaiio ,
dell' olìlicio, ma che sussìste tuttora.
Altri titoli di tali indici sono
ancora i seguenti :
Facoltà di procedere contro gli
impiegati , ed amministratori di
tutte le branche camerali ; attri-
buzione esclusiva di conoscere e
giudicare in via amministrativa tut-
te le questioni dipendenti dalle of-
ferte date per appalti, affitti , for-
niture, ed altri contralti fiscali ;
essere i magistrati dell'ordine giu-
diziario incompetenti a giudicare
delle licitazioni, e delibere fatte
dalla congiegazione di revisione.
Tali atti poi eseguiti dalla congre-
gazione equivalgono a pubblici i-
stromenti per iscrivere le ipoteche
a profitto della camera apostolica.
Altri titoli infine, facoltà, pre-
rogative, e attribuzioni della con-
gregazione di revisione contenute
ne' suddetti indici della Raccolta
delie leggi, sono i seguenti ; Fa-
coltà esclusiva di concedere i sup-
plementi ai conti preventivi nel
corso delle gestioni ; estremi richie-
sti dalla congregazione, ed oi-dina-
ti dalla segretaria per gli affari di
stato interni per la concessione dei
fondi suppletori a quelli assegnati
ne' preventivi ; giudicare sulle con-
troversie amministrative nei giudi-
zi, per cui la congregazione giudi-
ca in secondo grado le controver-
sie decise dalla congregazione ca-
merale; essere vietato ai magisiia-
ti dell'ordine giudiziario d' inteilo-
quire sulle decisioni della congre-
gazione di revisione per atti di asta
ed appalti camerali equivalenti a
pubblici istromenti per l' inscrizione
delle ipoteche ; regole piescritte
dalla congregazione nella redazione
del consuntivo generale degl' introi-
27?. CON
ti, e delle spese della reverenda ca^
mera apostolica; l'orme delle sin-
dacazioni, noinie pei" la compila-
zione de' preventivi, e consuntivi
da esibirsi annualmente dalle pul>
])liche amministrazioni; giurisdizió-
ne esclusiva della congregazione
con facoltà di giudicare inappella-
bilmente, e colla clausola de ape-
ritione oris nelle controversie con-
cernenti 1' esenzione totale o par-
ziale del pagamento de' dazi fiscali;
estensione della preponderanza del
voto del Cardinal presidente della
congiegazione, anche alle decisioni
per ailari contenziosi.
Dalle sentenze sindacatone ema-
nate sui conti dalla revisione, quan-
di) sieno definitive, ne' modi stabi-
liti più specialmente dal recente
ordine circolare delle segretarie per
gli affari di stato interni, non com-
pete appello nemmeno in devolu-
tivo. 11 § 3-2 del citato ordinamen-
to i83^ toglie ai tribunali le fa-
colta anche per questa specie di
appello.
il primo presidente della con-
gregazione di revisione è stato il
Cardinale Vincenzo Macchi , por-
porato di Leone XII, dichiarato ta-
le dal regnante Gregorio XVI, il
quale poscia nominò i seguenti Car-
dinali, già prima fregiati da lui di
tal dignità, cioè Giuseppe Alber-
ghini, Ugo Pietro Spinola, e Gia-
como Luigi Erignole, eh' è l'attuale
presidente. Questo Cardinal presi-
dente della congregazione della re-
visione de' conti ha 1' udienza or-
dinaria dal Papa ogni martedì se-
ra. /^. Congregazione economica.
Congregazione della Segnatura dì
Grazia. V. Segnatura di Gra-
zia.
Congregazione speeiale per la rìe-
difìrazìone della basilica di san
Paolo.
Questa fu istituita con saggio
accorgimento da Leone XII nel
1825, e al modo che dicesi al voi.
XII, p. 17.0 del Dizionario, sotto
la presidenza di un Cardinale, die
fu allora Giulio Maria della Soma-
glia, decano del sagro Collegio, e
segretario di stato. Quindi lo fu-
lono i Cardinali Tommaso Ber-
netti, e Giuseppe Albani, cioè il
prin)o in parte del pontificato di
Leone XII, e Gregorio XVI, e il
secondo nei venti mesi, nei quali
fu Papa Pio Vili. Allorquando poi
nel i833 il Pontefice regnante di-
vise in due la segretaria di stato,
vale a dire in segretaria di stato,
e in segretaria per gli affari di sta-
to interni, con due diversi Cardi-
nali per segretario, a quest'ultima
attribuì la presidenza della com-
missione, e congregazione per la
riedificazione della patriarcale ba-
silica di s. Paolo nella via ostien-
se, la Descrizione istorica ed arti-
stica della quale ebbi l'onore di
leggere nell'accademia Tiberina, di
cui sono socio residente, nell'adu-
nanza de' i4 febbraio 1842. Il
primo segretario degli affari di sta-
to interni, ch'esercitò la presidenza
della congregazione, fu il Cardinal
Anton Domenico Gamberini , cui
successe nel 1840 il Cardinal Ma-
rio Ma t tei.
La congregazione al presente si
compone di altri cinque Cardinali,
del tesoriere generale come depu-
tato, di tre prelati, fra' quali tlue
uditori di Rota, del segretario, del-
l'architetto direttore, e di quattro
architetti rinconti. P^. Chiesa o nv-
siLicA patriarcale di s. Paolo nel-
la via ostiense.
CON
Congregazione speciale Sanitaria.
Volendo il regnante Pontefice
migliorare l'andamento amministra-
tivo e giudiziario degli all'ari sani-
tari, dopo avere inteso il parere di
una congregazione di Cardinali, con
editto del Cardinal Anton-Domeni-
co Gamberini, segretario per gli
afiari di slato interni de' 20 luglio
i834j istituì una congregazione
composta del Cardinal segretario
pegli affari di slato interni prò
tempore^ e prefetto insieme della
s. consulta (colla qualifica di pre-
sidente ) , di monsignor segretario
della s. consulta nella qualità di vi-
ce-presidente, il quale dovesse suppli-
le, e rappresentare il Cardinal pre-
sidente, quando egli non potesse pre-
siedere alle adunanze ; dei monsi-
gnori decano, e sottodecano della
stessa Congregazione della sagra
Consulla ( Fedi), per turno , e di
tre consiglieri di sanità, cioè di un
officiale di sanità marittima da no-
minarsi dal Papa, di un membro
della camera di commercio di Ro-
ma da scegliersi dal Cardinal pre-
sidente in ogni biennio sulla terna,
che dovrà aireiFetto presentarglisi
dalla detta camera, e per terzo del
sotto-segretario della s. consulta ,
che farà ancora le funzioiìi di se-
gretario di detta congregazione spe-
ciale. Al presente il sotto-segretario
della s. consulta non è più consi-
gliere, e segretario della congrega-
zione sanitaria, essendosi attualmen-
te conferita dal Pontefice tal cari-
ca ad altro soggetto. Inoltre fanno
parte della congregazione monsignor
uditore del camerlengato, e l' as-
sessore generale di polizia prò tem-
pore, non che uno dei fisici ad-
detti alla medesima s. consulta per
turno, da cambiarsi in ogni biennio.
VOL. XVI.
CON
273
Tal congregazione venne dal
Pontefice incaricata del regime sa-
nitario per tutto ciò che concerne
la garanzia della salute pubblica
dai pericoli che possono sovrastar-
le non meno dall' esterno che nello
interno dello stato , dovendo tutte
le materie sanitarie, o che hanno
stretta relazione con questo ramo,
essere di privativa attribuzione e
giurisdizione della medesima con-
gregazione. Le adunanze si stabili-
rono periodicamente una volta la
settimana dal medesimo Pontefice,
in quel giorno che al Cardinal
presidente piacerà di destinare, e
straordinariamente tutte le volte
che l'urgenza il richiedesse, o il
Cardinal presidente lo giudicasse
opportuno. La medesima congre-
gazione poi prenderà in esame,
l'isolverà, e deciderà su tulle le ma-
terie sanitarie, ed emetterà tutti
quei provvedimenti, che le circo-
stanze richiederanno, affine di tu-
telare la pubblica salute , sempre
a termine delle disposizioni del co-
dice sanitario , delle leggi e dei
regolamenti vigenti. Le deliberazio-
ni poi, e gli ordini, cui la con-
gregazione emetterà, obbligheranno
alla loro piena osservanza ed ese-
cuzione qualunque persona di qual-
sisia età, grado, e condizione, an-
corché insignita della qualità ec-
clesiastica, non che qualunque cor-
porazione o regolare , o secolare,
ed in una parola qualsisia persona,
benché privilegiata, o privilegiatis-
sima, e che avesse bisogno di spe-
cial menzione.
Dispose inoltre il provvido Papa,
che la medesima congregazione pre-
siedesse , invigilasse , e provvedesse
al buon ordine , e al piti regolare
andamento dell' azienda sanitaria in
tutto lo stato, e procedesse alla no-
18
274 CON
mina di quei minisUi , ed uffiziali
addetti alla medesima , che a se-
conda del còdice sanitario si sono
fino ad ora nominati dalla congre-
gazione della sagra consulta. La
spedizione poi degli alFari , ed or-
dini, delle risoluzioni, e provviden-
ze della stessa congregazione, si ese-
guirà dalla segretaria della sagra
consulta con quello stesso metodo,
e sistema che allora era in uso ;
siccome nella medesima segretaria
continueranno a custodirsi i relativi
atti, posizioni , e registri , non do-
vendo in ciò aver luogo alcuna in-
novazione. Quindi, col suddetto e-
ditto, in diversi articoli furono di-
chiarate le attribuzioni della con-
gregazione , l' esame e la riforma
del codice sanitario, t' amministra-
zione della giustizia in materie sa-
nitarie, il ministero sanitario , e
compenetrazione in esso delle attri-
buzioni attuali della polizia de' por-
ti, e della polizia medica, le dispo-
sizioni penali, la procedura nei giu-
dizi, ec.
Di poi, a' IO giugno i835, ven-
ne pubblicato dal Cardinal presi-
dente r ordine circolare per la det-
ta concentrazione in un solo mini-
stero della polizia de' porli , e del
ramo sanitario; i doveri dei diversi
uflìzi sanitari per la concentrazione
in essi dell'azienda sulla polizia de-
gli stessi porti ; le istruzioni per
gli ufficiali sanitari sul materiale
dei legni, e sulla spedizione dei le-
gni nazionali mercantili. Così pure
pel minacciante contagio del cho-
leva morbus, la congregazione ema-
nò dichiarazione, che sarebbe chia-
mata al servigio la guardia civica
di Roma, qualora la guarnigione
di linea dovesse recarsi a formare
i cordoni sanitari, pei quali si pub-
blicò opportuno regolamento. Altresì
CON
ebbe luogo la fissazione d'un siste-
ma per l'espurgo delle lettere, di-
sposizioni sui lazzaretti attigui ai
cordoni sanitari, ed infmite altre
provvidenze, che lungo sarebbe qui
enumerare, le quali si riportano
nella Raccolta delle leggi, e dispo-
sizioni di pubblica amministrazione
nello stato pontificio, che utilmente
si pubblica nell'odierno pontificato,
massime sul morbo asiatico cliole-
ra, affine di circoscriverne, ed ar-
restarne i fatali progressi nello stato
ecclesiastico.
All' articolo Pestilenze ( Fedi)
non solo si parlerà della congrega-
zione de' Cardinali e prelati, depu-
tata nel i656 da Alessandro VII
per la peste che faceva strage nel
limitrofo regno di Napoli ed altri
stati italiani, non che per provve-
dere alle conseguenze della funesta
pestilenza, la quale propagatasi nello
stato, e in Roma mietè numerose
vittime ; ma si dirà eziandio delle
provvide misure prese dai Ponte-
fici romani , nelle diverse lagrime-
voli circostanze, in cui i contagi e
le pestilenze decimarono i loro sud-
diti. Finalmente al medesimo arti-
colo si parlerà delle provvidenze
prese da questa congregazione spe-
ciale sanitaria pel mentovato mor-
bo asiatico, e della istituzione fatta
in Roma dal Papa sullodato, di una
commissione straordinaria di pub'
blica incolumità , affinchè provve-
desse ai bisogni pubblici nel caso
che si manifestasse il cholera asia-
tico, come infatti si verificò, e po-
nesse in opera tutti i mezzi preser-
vativi riconosciuti i piìi efficaci , a
moderarne la terribile forza. Ella
fu composta dell' attivissimo Cardi-
nal Giuseppe Antonio Sala roma-
no, e di personaggi egualmente ze-
lanti, ed energici all'uopo, cioè dei
CON
monsignori Cioja commendatore di
s. Spinto, e Marini uditore di Ro-
ta, dei principi Eorghese, ed Al-
tieri, del commendatore d. Pietro
de' principi Odescalchi, e di monsi-
gnor Camillo Amici per segretario,
tutti romani.
Congregazione degli Studi.
Il glorioso Sisto V, colla celebre
bolla Immensa aeterni Dei, data
a' 22 gennaio iSSy, istituì la con-
gregazione sopra r università dello
studio romano, per presiedere al-
l' Università di Roma [Vedi), chia-
mata la Sapienza , di cui fu am-
plissimo, e munifico restauratore il
gran Leone X. Sisto V non solo
beneficò l'università anche nel suo
economico, e ne regolò le norme,
ma volle che della romana fosse
sempre rettore un avvocato conci-
storiale. V. Jacopo Cohellio, Noli-
tia Cardinalatus , congregatio XIX,
prò universitate studii romani.
Volendo quindi provvedere alla
istruzione pubblica, che si dà in tut-
to lo stato del governo Pontificio
nelle università, collegi, e scuole, il
Pontefice Pio VII avea in animo di
istituire una congregazione di Cardi-
nali al grande oggetto, e restaurare
quella sapientemente eretta da Sisto
V, ma la morte ne impedì l'effettua-
zione. Era riserbata questa gloria al
magnanimo suo successore Leone
XII, al quale stando sommamente a
cuore la più regolare, ed uniforme
direzione dei buoni studi nelle uni-
versità , collegi , pubbliche scuole ,
stabilimenti, e luoghi tutti d'istru-
zione ed insegnamento , emanò la
celebre bolla Quod divina sapien-
za omne.s docet, V kalcndas scptem-
bris 1824, colla quale istituì la
congregazione degli studi. In essa
CON 275
egli rende giustizia all'alta mente
di Sisto V, e all' immediato prede-
cessore Pio VII, del quale dice:
» Nullo modo autcm silentio prae-
" terire possumus fel. reo. Pium
« VII postremis bisce diebus no-
>:■ vam studiorum rationem istau-
» rare voluisse , quam tamen non
« potuit morte praeventus ad opta-
» tum fìnem perducere". Quindi
in ventisette titoli, e in trecentono-
ve articoli, compresi nella medesi-
ma bolla, stabilì le regole da os-
servarsi, e le opportune leggi per
le università, pegli areicancellieri ,
cancellieri, e rettori delle stesse uni-
versità; pei collegi, o corpi colle-
giali delle quattro facoltà; pei pro-
fessori , e per la loro elezione , ed
obbligazioni ; pei sostituti o pro-
fessori soprannumerarii ; pei biblio-
tecarii delle università ec. ; pei di-
rettori degli osservatoci astronomi-
ci, e dei musei , o gabinetti ; pei
tustodi degli orti botanici; pei bi-
delli ed altri inservienti ; per l'am-
ministrazione economica delle imi-
versità; per le scuole pubbliche
fuori delle università; per l'ammis-
sione degli studenti ; per le disci-
pline degli studenti ; pegli esercizi di
religione ; per la collazione de' gra-
di ; pel corso scolastico ; per le lau-
ree ; per la collazione delle lauree
di onore, e di premio; per le lau-
ree comuni ; per le matricole di li-
bero esercizio in medicina, e chi-
rurgia ; per le matricole di libero
esercizio in farmacia ; per 1' esame,
e idoneità al notariato ; per le pro-
pine da pagarsi da chi riceve i gra-
di, le matricole, i diplomi d'ido-
neità pel notariato ec; pegli esnmi
annuali; per l'anno scolastico, e
per le vacanze ; e finalmente dispo-
sizioni generali , anche sulle acca-
demie di scienze; Icllcre, ed arti ec,
9.76
CON
Crediamo poi indispensabile di ri-
portare il titolo I della bolla. Del-
la rongrrgazione degli studi j ri-
ffiiardante appunto la benemerita
istituzione di questa, che renderà
perennemente benedetto 1' animo
grande di Leone XII , pei felici
vantaggi che se ne ottennero.
» I, Si erigerà una congregazione,
» la quale presieda agli studi
-V tanto in Roma , quanto nello
-v stato Pontifìcio.
» 1. Questa sarà composta dei Car-
» dinali segretario di stato, ca-
;j merlengo della santa romana
» Chiesa, vicario di Roma, pre-
-•» fetto della congregazione del-
-•5 l'indice, prefetto di quella del
-V buongoverno, e di altri Cardi-
» «ali da eleggersi dal sommo
!> Pontefice ; e fra i medesimi
>' sua Santità nominerà il Car-
» dinal prefetto della congrcga-
" zione.
" 3. La medesima praticherà il me-
-•>■ lodo usato dalle altre congre-
-j gazioni cardinalizie , ed avrà
" per segretario un degno ed
55 idoneo ecclesiastico , il quale
» sia un familiare del sommo
« Pontefice, o prelato. Esso re-
•» gistrerà diligentemente tutti gli
" atti, avrà cura, e custodia del-
« l'archivio, ed eseguirà le altre
5» incombenze , che gli saranno
a addossate dalla sagra congre-
« gazione , e dal Cardinal pre-
-V fetto.
« 4- Saranno a questa congrega-
« zione sogEtette tutte le univer-
-•' sita , le pubbliche e private
» scuole di Roma, e dello stato,
»' e qualsivoglia corporazione, o
" individuo impiegato nella isti-
w tuzione della gioventìi.
» 5. Farà la sagra congregazione
CON
» ossei'vare con esattezza i prc-
« senti regolamenti, ed anco quel-
M li , che saranno pubblicati in
M appresso.
> 6. Tutte le volte che la sagra
M congregazione crederà oppor-
» tuno di visitare qualche uni-
5) versila, o scuola pubblica, o
» altro stabilimento di pubblica
» istruzione , potrà deputare un
w visitatore , il quale prenda le
» opportune informazioni, o dia
33 quelle provvidenze, di cui sa-
J5 rà incaricato dalla stessa sagra
» congregazione.
» y. Chiunque si creda gravato
« dai superiori locali in cose ris-
« guardanti le dette università,
« scuole , e stabilimenti d' istru-
J5 zione, potrà esibire il suo ri-
>j corso alla sagra congregazione.
33 8. Ogni rescritto, o del sommo
» Pontefice, o dato dall'udienza
-•; di lui concernente la materia
.-) degli studi , dovrà presentarsi,
•3 e registrarsi nella segretaria
« della s. congregazione , prima
33 che possa essere eseguito.
A memoria perenne di questa
utilissima istituzione , il medesimo
Papa fece incidere dal valente Ni-
cola Cerbara una bella medaglia ,
di gran diametro , avente da un
lato la sua pontificia effigie, vestita
con mozzetta e stola, ed in giro que-
sta iscrizione : leoni xn p. m. stvdio-
KVM iNSTAVRATOBi. Nel rovescio in
elegante gruppo piramidale di sei
figure , si volle rappresentare la
Religione colla testa raggiante, te-
nendo colla destra mano la croce,
circondata dalle altre cinque figu-
re allegoriche. La prima sedente a
destra è la filosofia colla lira ed
altri attributi; dietro questa si ve-
de in piedi la giustizia ; dal lato
CON
sinistro la figura seduta sopra vari
volumi è allusiva alla filosofia; die-
tro la medesima , quella che tiene
un gallo in mano, allude alla me-
dicina ; la figura poi sedente sul
globo stellato con una fiamma sul
capo, l'appresenta la teologia. Sotto
le figure evvi la seguente epigrafe:
MISIT ANCILT-AS SVAS VT VOCARENT
AD ARCEM. Questa medaglia suole
dalla sagra congregazione essere di-
stribuita ai benemeriti della con-
gregazione medesima.
Leone XII dichiarò prefetto della
congregazione, il Cardinal France-
sco Bertazzoli, e per membri i Car-
dinali della Somaglia , come se-
gretario di stato, Pacca, Gallelli
come camerlengo di s. Chiesa, Casti-
glioni come prefetto dell'indice, che
fu poi Papa Pio Vili : gli altri Car-
dinali furono de Gregorio , Zurla
come vicario di Roma, e Cavalchini
come prefetto del buongoverno. 11
Papa nominò per segretario il suo
cameriere segreto e coppiere, mon-
signor Giovanni Soglia, ora Cardi-
nale. Di poi Papa Pio Vili nel
i83o al defouto Cardinal Bertaz-
zoli diede in successore nella pre-
fettura il Cardinal d. Placido Zur-
la, per morte del quale, il regnan-
te Pontefice Gregorio XVI , fece
nel 1834 prefetto di questa cospi-
cua congregazione, il Cardinal Lui-
gi Lambruschini, suo segretario di
stato. Al presente la congregazione,
oltre questo porporato, ha per mem-
bri quattordici Cardinali , un pre-
lato segretario, un sostituto, un av-
vocato fiscale, e diversi impiegati.
Non contento Leone XII delle
maravigliose ed utili provvidenze
emanate colla lodata bolla, a' 5
novembre del medesimo anno 1824,
si recò neir imiversità, o archigin-
nasio romano per la ricoi'renza del-
CON 377
l'annuale riapertura degli sludi del-
l'università, ch'egli volle rendere
più .solenne per animare e làr fio-
rire ogni ramo d'insegnamento, ed
a tal uopo recitò analoga e dotta
allocuzione, che incomincia colle pa-
role: Clini fauste, fclicilcrque evcnerit
ut auxiliante Dco Romanoruni Pon-
ti fìciini etc. Questa allocuzione venne
stampata, e dal Cardinal Bertazzo-
li prefetto fu rimessa ai vescovi
dello stato, perchè i sovrani senti-
menti servissero di norma non so-
lamente all'univei'sità romana, ma
ancora alle altre università, e pub-
bliche scuole del medesimo stato
pontificio. In seguito, nel gennaio
1825, lo stesso Leone XII fece
pubblicare una declaratoria sulla
sua bolla Quod divina sapienlia,
su alcuni dubbi e questioni insorte.
Ma di altre declaratorie, encicliche
dei Cardinali prefetti, regole , ordi-
nazioni della congregazione, decreti,
risoluzioni, atti, e di tutto altro che
riguarda la sagra congregazione de-
gli studi, si possono vedere: Col-
lectio legnin et ordinationuni de re-
cta studiorum ratione, Romae 1828
lypis Antonii Boulzaler; Raccolta del-
le leggi e disposizioni di pubblica
amministrazione, che si stampa dal-
la tipografìa Camerale, ne'suoi indici
semianalitici, agli articoli Istruzio-
ne PUBBLICA. Nell'anno poi 1841 in
Roma s' incominciò coi detti tipi
a pubblicare Collectio Icguni et or-
dinaùonuni de recta studiorum
ratione, jiissu Emi Rin.i Domini
Cardinalis Aloysii Lambruschini,
Sanctissimi Domini Nostri Gregorii
XVI Pont. Max. a sccrclis status,
sacrae congregationis studiis mode-
rali dis praefecti etc. Cura Pro-
speri Caterini ejusdeni s. Congrega-
tionis secretarli denuo edita et an-
cia, con prefazione di questo prcki-
278 CON
to, ac Paraenesis Card. Frane.
BcrlazzoUi s. Coiigrcgationls stiidio'
rum praefecli juventiUi in tota Ro-
mani Ponti ftcis di (ione pi da ti bo-
nisque arlibus addictae. Inoltre va
consultato l'editto emanato a'2 5 gen-
naio 1828, con annuenza del Papa
Leone XII, dal suo segretario di stato
Cardinal della Somaglia, col quale
egli pubblicò le provvidenze prese
dalla sagra congregazione per la tu-
tela amministrativa del patrimonio
addetto alla pubblica educazione
ed istruzione , colle cautele ipo-
tecarie, per assicurare i capitoli, e
le annualità al medesimo apparte-
nenti, concedendo a tal uopo il det-
to Pontefice competenti privilegi
aflìne di rimovere qualunque osta-
colo e ritardo.
Congregazione de' vescovi, e
regolari.
Fra le congregazioni Cardinalizie,
che il gran Pontefice Sisto V isti-
tuì , o rinnovò colla famigerata
bolla Immensa a$4.erni Dei de'22
gennaio iSSy, sono nominate due
congregazioni, La congregazione per
le considtazioni de" regolari , con
cinque Cardinali, perchè compones-
se, e terminasse le controversie di
tutti i regolari, eccettuate le par-
ticolari, vertenti tra i religiosi, le
quali volle che si decidessero dai
loro rispettivi superiori; e La con-
gregazione per le considlazioni dei
vescovi, ancor essa composta di
cinque Cardinali, affinchè ascoltasse
le domande, questioni e controver-
sie di tutti gli Ordinari, e l'ispon-
desse con diligenza sciogliendo i
proposti dubbi. Diede loro am-
pie facoltà, tra le quali merita spe-
cial menzione quella di deputare
i visitatori, ed 1 vicari apostolici:
CON
come ancora l'altra di difendere la
immunità della Chiesa, le persone
ed i beni. Queste congregazioni,
per la connessione che hanno tra
di loro per gli affari, e per le perso-
ne, furono unite dallo stesso Sisto V.
f^. Jacopo Cohellio, JSotitia Cardina-
latus, che tratta di ambedue le con-
gregazioni distintamente, congrega-
tio Vili, Pro consultationibus epi-
scoporum et aliorum praelatorumj
congregatio IX, prò consultationi-
bus regulariuni pag. Gì. Il dotto
Cardinale De Luca, Relaz. Roni.
Cur. Disc. I 5 n. i5, ed il Cardi-
nale pratico, cap. XXVII, della
congregazione sopra i negozi dei
vescovi, e de"" regolari dell' uno , e
dell'altro sesso, egregiamente trat-
tò questo argomento delle due con-
gregazioni, che si stimano unite,
della ragione per cui ne venne fat-
ta la unione, da chi vengano co-
stituite, delle loro leggi, e regole,
della procedura s\ coi vescovi, che
coi regolari, delle materie, e nego-
zi che ad esse spettano, e della
distribuzione delle cause ti'a'Cardi-
nali ponenti; le quali cose, coll'au-
torità di tanto uomo, noi descrive-
remo compendiosamente.
Secondo 1' anzidetta bolla di
Sisto V, questa di cui parliamo,
comporrebbe due distinte congre-
gazioni ; una sopra i negozi de' ve-
scovi, e del clero secolare; l'altra
su quelli de' regolari, e delle mo-
nache. Ma dallo stesso Sisto V, e
meglio dal pontificato di Clemente
VIII, vennero considerate come uni-
te, ebbero un solo Cardinal prefèt-
to, un solo prelato segretario , e
composte amendue furono dai me-
desimi Cardinali, i quali nel pon-
tificato d' Innocenzo X erano ven-
tiquattro, come si legge nel Luna-
doro, Relaz. della Corte di Roma
CON
pag. Sg, dell'edizione del 1646. In
una parola le due congregazioni
vennei'O riputate una sola , come
i vescovati, e gli stati, che sono
composti da più parrocchie e pro-
vincie. Sì loda, e non a torto, tale
unione, a motivo della qualità de-
gli afifari, che vi hanno corrispon-
denza ed analogia ; p. e. pel go-
verno de' monisteri di monache ,
sebbene esenti, o governati dai re-
golari, mentre per le disposizioni
e decreti del concilio di Trento, e
per le costituzioni de' Pontefici, vi
hanno gran parte i vescovi ; come
pure per le frequenti differenze,
che talvolta insorgoho tra i mede-
simi vescovi e i regolari , sia per
le prediche, processioni, confessioni
ed altro.
La congregazione si regola quasi
interamente come quella del con-
cilio, al cui articolo dicemmo aver-
vi in alcuni affari la cumulativa
fra le due congregazioni. Essa si
occupa nel procedere in forma e-
stragiudiziale (non dovendosi inge-
rire in quelle cause giudiziali, e
contenziose, le quali ricercano il
processo, e la sentenza, quando le
parti non consentano ), e nel dare
le spedizioni con tenui emolumen-
ti, ed anche gratis. Tuttavolta os-
serva il De Luca, che se la con-
gregazione del concilio procede con
termini giuridici analogamente ai
sagri canoni, secondo lo stile dei
tribunali ecclesiastici ; la congrega-
zione de' vescovi e regolari, alcune
volte giustamente procede da prin-
cipe ecclesiastico, con modi pru-
denziali, secondo il decretato dai
concilii, anche con informazioni se-
grete, essendo non pochi affari in
sostenimento della episcopale digni-
tà, o in decoro degli Ordini reli-
giosi, e monisteri, e quindi non
CON 279
vogliono essere resi pubblici e no-
tori. Quando poi giungono a que-
sta congregazione ricorsi contro i
superiori ecclesiastici, il Cardinale
prefetto li verifica col prelato se-
gretario nel detto modo, e quindi
si prendono le opportune provvi-
denze, e risoluzioni secondo i casi.
L' avvocato Danielli nella sua
stupenda opera tratta dello stile
giudiziario di questa congregazione,
secondo la diversità de' negozi, ed
avverte che qualora trattasi di af-
fari, i quali non ammettano dila-
zione, si risolvono tosto in nome
della congregazione, premesse le
suaccennate informazioni extra ju-
dicium dal Cardinal prefetto, e da
monsignor segretario; ma se sono
affari rilevanti, che esigano ricer-
che ed esami, vengono allora pro-
posti alla congi-egazione dal prela-
to segretario, il quale esibisce le
istanze coi documenti e ristretti
presentati dalle parti. Cos^ nei mag-
giori e gelosi negozi si porta la
decisione alla piena congregazio-
ne, con iscritture delle parti con-
tendenti, deputandosi un Cardina-
le per ponente, ossia relatore della
causa alla medesima congregazione,
che si tiene nel palazzo apostolico,
ove risiede il Papa, essendo già
stati i Cardinali informati dagli
avvocati, e procuratori delle parti
vertenti.
Ecco quanto prescrisse all' ar-
ticolo I, il Pontefice Pio VII, nel-
l'anno 1800, colla bolla Post dìu-
tiirnas De jurìsdic. trih. et judi-
cuni : » Tutte le cause criminali
!> provenienti dalle curie de'vesco-
» vi si trasferiscono dalla curia
>' dell' A. C. alla sagra congrega-
M zione de' vescovi e i-egolari, e tut-
" te le appellazioni compulsoric,
M e inibizioni relative alle medesi-
28o CON
-•' me cause, dovranno accordarsi
w per l'avvenire da monsignore
" uditore del Papa, ingiunto il
» peso al fiscale generale, ed al
" sostituto generale di comparire
» nella difesa delle medesime cau-
'•' se, come facevano in passato nel
« tribunale dell' A. G. ". Quindi
al paragrafo, o articolo 46 del me-
desimo titolo si legge: « Il mini-
" stero particolare dell' A. C. avrà
'•' in primo luogo un luogotenente
" criminale, il quale dovrà essere
" ancora il relatore delle cause
" criminali d'appello dalle curie
" vescovili, che si sono trasportate
" dal tribunale medesimo dell' A.
" C. nella sagra congregazione dei
>' vescovi e regolari , continuando
" ad avere le medesime facoltà
-•> circa il regolamento dell' ordina-
" toria, che gli sono attribuite
» dalla costituzione di Benedetto
-"» XIV. Avrà un solo sostituto luo-
" gotenente , la cui incombenza
>> consisterà, come per lo passato,
" nel compilare i ristretti per le
" cause di appello dalle curie ve-
>' scovili da proporsi nella sagra
» congregazione suddetta , e nel
-•> formare i processi più gravi in
» servizio del tribunale dell'A. C".
In forza poi di declaratoria d'or-
dine del Papa regnante, per orga-
no della segretaria pegli affari di
stato interni, in data de' 28 otto-
bre i835, e diretta ancora al Car-
dinal prefetto della segnatura, nella
procedura delle cause criminali, si
deve osservare la istruzione circo-
lare diramata alle curie ecclesia-
stiche, i5 kai. januarii i835, per
cui è interamente cessato il meto-
do preesistente di spedire le cita-
zioni speciali, e di fare la disputa
preliminare sulla validità, suU' os-
servanza, e sugli effetti dell'appello.
CON
I decreti di questa congrega-
zione debbono essere sottoscritti ,
e sigillati con sigillo del Cardinal
prefetto, non che sottoscritti dal
segretario. Questi decreti sono tal-
volta eseguiti, o per lettera in for-
ma di breve, o per monitorio del-
l'uditore della camera. K. licitato
Cardinal De Luca, Rclat. Rovi.
Cui:, il quale dice: che il segretario
della congregazione, lino dai suoi
tempi, soleva essere un prelato qua-
lificato, passato per gradi nell'esei'-
cizio di diverse cariche, per essere
pratico delle materie. Questo se-
gretario viene da questo ufficio
creato Cardinale. Alessandro VII
dalla nunziatura di Polonia pro-
mosse a segretario de' vescovi e
regolari, monsignor Emilio Altieri
nel 1657, quindi Clemente IX lo
fece suo maestro di camera nel
1667, e Cardinale ai 29 novem-
bre i66g, succedendogli, dopo cin-
que mesi nel pontificato, col nome
di Clemente X. Monsignor Antonio
Pignattelli fu fatto nel 1668 da
Clemente IX nunzio di Vienna, e
nel 1 67 I fu trasferito da Clemente X
al vescovato di Lucca, indi venne ri-
chiamato in Pi orna, e consegui la
carica di segretario de' vescovi e re-
golari . Ma siccome in questo im-
piego, fox'se per la poca pratica
della curia, il Pignattelli non riuscì
con grande applauso, lo stesso Pon-
tefice lo fece suo maestro di came-
ra, il qual posto gli fu conservato
dal successore Innocenzo XI, che
nel i68i lo creò Cardinale, dopo
di che nel 1691 divenne Papa col
nome di Innocenzo XII. Inoltre
è da notarsi, che monsignor segre-
tario per solito è consultore del
s. offizio. Air articolo Congregazio-
ne della disciplina regolare [f^edi),
non solo dicemmo che vi ha scia-
CON
pre luogo il segretario de' vescovi
e regolari pro-tempore, e con voto
decisivo; ma che alcune attiibuzio-
ni sono promiscue ad ambedue le
congregazioni . Finalmente questo
prelato lia dal Papa 1' udienza or-
dinaria nella sei'a dei venerdì, me-
no i tempi di festa, o vacanza. Il
sotto-segretario poi, per impotenza
ed assenza del segretario, non solo
si reca all'udienza del Papa, ma
fa in tutto le veci del medesimo a
forma dell'apostolico breve di no-
mina.
Fra le materie che spettano a que-
sta congregazione, oltre quelle che si
rileveranno dall'enumerazione prin-
cipale delle facoltà cui appresso ri-
porteremo, e che soglionsi conce-
dere alla sagra congregazione a be-
neplacito de' Pontefici, le spetta
particolarmente : l'esame de' nuovi
istituti , e delle loro costituzio-
ni, la fondazione de' nuovi conven-
ti, e monisteri de' regolari di am-
bo i sessi, e il passaggio da vm
nionistero o convento all'altro; le
licenze per l'ammissione delle edu-
cande ne' monisteri di monache,
ovvero per le monache sopra il nu-
mero ordinario, o per le converse in-
servienti e delinquenti; le licenze per
aumento , e diminuzione di dote, e
dispense sulle elezioni; il permesso di
uscire dal chiostro per tempo deter-
minato in alcuni casi, e la scelta
de^ confessori ordinari; il beneplaci-
to apostolico (f^edi) sopra r aliena-
zione dei beni ecclesiastici de'rego-
lari, le cause sulla validità della
elezione de' provinciali , ed altri
superiori locali ; la giurisdizione
sulla elezione de' vicari capitolari
in sede vacante, per cui la con-
gregazione in alcune circostanze,
suole deputare un vicario apostoli-
co, F. Benedetto XIV, de Synod.
CON 281
Dioeces. lib. 2. cnp ig. Così pu-
re per ispeciali facoltà concesse da
Sisto V, li deputa a qualche vesco-
vo per giuste ragioni. Si occupa
inoltre tlelle diflercnz-e tra gli Or-
dinari, i parrochi e i regolari , co-
me della nullità delle professioni
de'regolari, e di molte altre mate-
rie. La sagra congregazione, oltre
le attribuzioni di sua privativa giu-
risdizione, ha la cumulativa con
molte altre, e soltanto (come osser-
va lo stesso Cardinal De Luca §
19) non si può immischiare nelle
cause, che riguardano direttamente
le questioni di fede, la formale in-
terpretazione del concilio di Ti'en-
to, la prescrizione de'riti ne'divini
oilizi, e le cause di canonizzazione.
Tratta poi ancora dell' immunità,
cioè delle materie spettanti ad es-
sa, allorquando sieno connesse con
altre di sua attribuzione.
Presentemente la congregazione, ol-
treché del Cardinal prefetto, si com-
pone di trentacinque Cardinali, del
prelato segretario, del sotto segre-
tario, che, per impotenza od assen-
za del segretario, va all'udienza del
Papa, di venti consultori, dell'av-
vocato giudice relatore, e di diver-
si impiegati. Mentre era Cardinal
prefetto della congregazione Ode-
scalchi, e segretario monsignor So-
glia , ora Cardinal vescovo di O-
simo e Cingoli, con decreto del-
la sagra congregazione, nonis sep-
temhris i834, ad esempio delle
altre congregazioni , venne stabili-
to di aggiungere alla medesima
congregazione de' vescovi e regola-
ri, dei consultori quorum es-
set super dubiis seu quaestioniùus, de
(juibus rogarenlur, sententiam suani
expoiiere, firmis tamen manenlibus
nntiquis institutionibtcs, etc. Il regnan-
te Gregorio XYI approvò, e con-
iSi CON
fermò tal decreto, e per mezzo del
Cardinal segretario per gli affari di
stato interivi, nominò per primi
consultori i seguenti personaggi:
Monsignor Albertino Bellenghi del-
la congregazione benedettina, ca-
maldolese, arcivescovo di JNicosia.
Monsignor Nicola Ferrarelli, vesco-
vo di Marronea, ora arcivescovo
di Mira.
Monsignor Bonaventura Cano - y-
Torrente, dell'Ordine de'merce-
dari della redenzione degli schia-
vi, vescovo di Magida.
Monsignor Carlo Vizzardelli, segre-
tario delle lettere latine.
Monsignor Pietro Marini, uditore
della sagra R.ota.
Monsignor Luigi Vannicelli, votante
della segnatura di giustizia , ora
Cardinale.
Il p. Antonio Kolman, della com-
pagnia di Gesù.
Il p. d. Pietro Silvestro Glauda ,
procuratore generale, ora vicario
generale de' dottrinari.
Il p. m. Tommaso Cipolletti, del-
l' Ordine de' predicatori.
Il p. Luigi de Luca , dell' Ordine
de' minori conventuali.
Il p. m. Luigi Pungileoni, dell'Or-
dine de' minori conventuali.
11 p. Paolo di s. Giuseppe, procu-
ratore generale dell' Oi'dine dei
carmelitani scalzi.
Il p. Giuseppe Crescini , procura-
tore generale de' chierici regola-
ri della Bladre di Dio.
Il p. m. Gavino Secchi -IMurro, del-
l'Ordine de' servi di ìMaria.
Dell'importanza, cospicuità, ed
estesa giurisdizione di cpiesta sagra
congregazione , si potrà prendere
un' idea dal seguente novero delle
facoltà, di cui suol essere munita.
CON
Questa congregazione è piena di
affari, alcuni de' quali si spediscono
dal sotto segretario, altri da mon-
signor-segretario, altri nel congresso
settimanale composto del Cardinal
prefetto, di monsignor segretario, e
del sotto-segretario ; altri si pro-
pongono in piena congregazione, ed
altri si portano all' udienza del Pa-
pa. Da ultimo il regnante Grego-
rio XVI, volendo dare vm sollievo
al sotto segretario, ha istituito l'of-
fizio di soramista, il quale deve
prestarsi nel compilare per le con-
gregazioni i ristretti di quelle po-
sizioni, che a tale effetto gli saran-
no inviate dalla segretaria , sem-
pre però con piena intelligenza di
monsignor segretario , e del sotto-
segretario, senza pregiudizio alcuno
della preeminenza del medesimo
sotto-segretario, e dei diritti di lui,
e degli altri officiali della segretaria.
Oltre poi le facoltà ordinarie, la
sagra congregazione ha ancora spe-
ciali facoltà, che sogliono essere a
lei comunicate dai romani Pontefi-
ci pel sollecito disbrigo degli afiari.
Dessa, in forza delle facoltà di cui
è munita, o previa l'udienza del
Papa, secondo la diversità delle ma-
terie, permette ai vescovi capitolari
di dare le dimissorie, commuta l'e-
secutore delle grazie pontificie ; di-
spensa dall' irregolarità ; toglie le
inabilità ; restituisce alla voce atti-
va e passiva ; dispensa dal servizio
triennale ; permette la surrogazione
de' fondi, e la restrizione dell'ipo-
teca anche rapporto ai legati pii ;
applica i beni da un luogo pio al-
l' altro ; riduce le tasse de' patri-
monii sagri ; approva la erezione
de' monti frumentarii , e de' pegni
coi rispettivi statuti ; rilascia i be-
neplaciti pei conti-atti anche d'en-
fiteusi , di colonie , e di vendite a
CON
frulli compensativi , e sana i con-
traili già falli senza il beneplacito
apostolico ; permette in fine la im-
posizione dei debiti ; dispensa dalla
numerata pecunia nella formazione
de' censi ; approva le transcrizioni
anche in materia beneficiaria ; com-
muta la recita delle ore canoniche
specialmente alle monache ; per-
mette ai sacerdoti, tanto regolari ,
che secolari, d' immischiarsi nelle
amministrazioni; abilita i regolari
ai beneficii ; dispensa in casi parti-
colari dalle costituzioni degli Ordi-
ni ; esercita la sua autorità nella
celebrazione de' capitoli tanto ge-
nerali, quanto provinciali; all'occor-
renza ne conferma gli alti, e dis-
pensa i superiori dagl' interstizii per
essere rieletti, e vi abilita i vocali.
Concede ancora la secolarizzazione,
e la facoltà di accpiistare e di dis-
porre ai religiosi perpetuamente se-
colarizzati; approva gli atti delle vi-
site apostoliche ; concede i permessi
per gì' ingressi, ed egressi dai mo-
nisleri; i passaggi da un Ordine
all'altro; trasferisce i noviziati extra
Italiani. Per organo della medesi-
ma si fanno le erezioni , unioni, e
soppressioni di monisteri, conventi,
e di altri pii stabilimenti ; si con-
cedono le minorazioni, e condona-
zioni di pene inflitte ai rei condan-
nati dalle curie ecclesiastiche. Sic-
come poi questa sagra congregazio-
ne ha la tutela de' luoghi pii, così
anche per mezzo suo i sommi Pon-
tefici concedono le deroghe alle pie
volontà, in materia di doli, di le-
gati pii, e di altre pie disposizioni,
come si rileva dai registri della se-
gretaria, dai quali si possono cono-
scere le altre attribuzioni, che per
brevità si omettono. Aggiungeremo
soltanto che i sommi Pontefici si
servono di questa sagra congrcga-
CON 283
zione per ispcdire le loro encicliche
ed i decreti , ed allocuzioni ai ve-
scovi di lutto il monilo, eccettuati
soltanto quelli, che si trovano ai
luoghi soggetti alla sagra Congre-
gazione di Propaganda fide {^Vedi),
al quale articolo ne facemmo il no-
vero. In tali casi si accompagnano
le encicliche, decreti ed allocuzioni
con lettere circolari della stessa sa-
gra congregazione de' vescovi e re-
golari. Parimenti, con circolari di
questa sagra congregazione, soglionsi
imporre le contribuzioni straordi-
narie sull'uno e l'altro clero, sta-
bilire le norme per le dotazioni ,
amministrazioni, vendite e liquida-
zione di beni, e rendite de' luoghi
pii, ed estendere al clero secolare,
e regolare alcune disposizioni , che
dai dicasteri si emanano per i lai-
ci , ed infine comunicare le pon-
tificie determinazioni ai vescovi, ed
ai superiori degli Ordini regolari.
Nel i836 la sagra congregazio-
ne fece pubblicare per mezzo della
tipografia della R. C. Apostolica:
CoUectanea in usimi scerctarìae sa-
crae congregationis episcoporum, et
regulariimi. In essa viene riportato
quanto di questa congregazione scris-
se il lodato Cardinal De Lvica nel-
r opera Relat. Rem. Curiae in XX
§§. Ivi egualmente si legge il nuo-
vo metodo per la discussione degli
affari della piena congregazione, il
decreto prò causis criniinalibits, e-
manato dalla congregazione stessa ,
20 kal. januai'ii i835, approvato
dal Papa Gregorio XVI ; ed inol-
tre sono ripoi tati altri importantis-
simi decreti. Di questa rispettabile
congregazione il Lunadoro nella Re-
laz. della corte di Roma colle note
di Francesco Zaccaria, tratta al voi.
II, cap. XI, Della congregazione
de' vcscoK'i, e de' regolari, del se-
284 CON
gretarìo, e di alcuni ìniiiistri di det-
ta congregazione.
t
Elenco di alciud Cardinali prefetti.
Gabriele Palcotii, bolognese, Cardi-
nale di Pio IV, fu fatto prefet-
to da Sisto V; mori nel i^gy.
Michele Bonelli, di Bosco, dallo zio
s. Pio V venne creato Cardinale,
quindi prefetto : lasciò di vivere
nel i.5()8.
Nicolo de Pellevé, francese, Cardi-
nale di s. Pio V, indi prefetto:
mori nel i5^^.
Vincenzo Lauri, di Tropea , fatto
Cardinale da Gregorio XIII, poi
prefetto: morì nel i5g2.
Benedetto Giustiniani, genovese. Car-
dinale di Sisto V, indi prefetto :
morì nel 1621.
Alessandro de' Medici, fiorentino,
Cardinale di Gregorio XIII, ver-
so il i6o3 fu dichiarato prefet-
to da Clemente \I1I, cui suc-
cesse nel iGo5 col nome di Leo-
ne XI.
Francesco Maria Brancacci , na-
politano , Cardinale di Urbano
Nili, prefetto: morì nel 167.5.
Gaspare Caipegna, romano, creato
Cardinale da Clemente X , pre-
fetto della congregazione : morì
nel 1714-
Girolamo Casanala , spagnuolo ,
Cardinale di Clemente X , morì
nell'anno 1700, dopo avere e-
sercitato questa prefettura.
Fabrizio Paolucci, forlivese. Cardi-
nale d'Innocenzo XII, fatto pre-
fetto da Clemente XI : morì nel
1726 decano del sagro Collegio.
Giuseppe Firrao, napolitano , Car-
dinale di Clemente XII, indi pre-
fetto : morì nel i744-
Francesco Barberini 3 il giuniore,
romano, pronipote d'Urbano Vili,
CON
fu fatto Cardinale da Alessandro
Vili, poscia prefetto: terminò di
vivere nel 1738, decano del sa-
gro Collegio.
Raffaele Cosimo Girolami, fioren-
tino, da Clemente Xll fu nomi-
nato segretario de' vescovi e re-
golari, da Benedetto XIV ci'eato
Cardinale, indi dal medesimo fat-
to prefetto: morì nel 1748.
Carlo Alberto Guidobono Cavalchi-
ni. Cardinale di Benedetto XIV,
indi prefetto : morì decano del
sagro Collegio nel I774'
Francesco Caraffa di Trajetlo, na-
politano, già segretario de' vesco-
vi e regolari, nel 1773 creato
Cardinale da Clemente XIV, in-
di fatto prefetto, morì nel 18 18
d' anni g6.
Bartolonuneo Pacca, di Benevento,
Cardinale di Pio VII , dal me-
desimo fu fatto prefetto nel 18 18.
Attualmente è decano del sagro
Collegio.
Cui io Ode scalchi, romano. Cardi-
nale di Pio VII. Nel 1827 da
Leone XII venne nominato pre-
fetto, carica che fu coperta da
lui sino al i834, nel qual anno
il Papa regnante lo fece vicario
di Roma. Questo Porporato ri-
nunziò generosamente alla sua di-
gnità, per entrare nella compa-
gnia di Gesù , ove morì santa-
mente.
Giusej)pe Antonio Sala, romano,
fu creato Cardinale da Gregorio
XVI, e dal medesimo nel i834
venne fatto prefetto ; morì nel
1839.
Costantino Patrizi, romano, fatto
Cardinale da Gregorio XVI, in-
di prefetto nel 1839, e poi vi-
cario di Roma nel 1842.
Pietro Ostini, romano, Cardinale di
Gregorio XVI ; quindi vescovo
CON
di Jesi, e nel iS/p prefetto della
igvege
congvesfazione.
Congregazione della Visita apostoli-
ca, ed adempimento dei legali
pii di Roma, e suo distretto.
È dovere d'ogni vescovo di vi-
sitare da sé medesimo, o per mezzo
di altri la diocesi, le chiese, i luo-
ghi pii ec, massime dopo il decre-
to del concilio di Trento, Sess. i^.
cap. 3. de Reform. Così il sommo
Pontefice, secondo i regolamenti
anche del concilio romano , fa la
visita delle chiese di Roma e suo
distretto e persone soggette, non
solo come capo di tutta la Chie-
sa, patriarca d' Occidente, e prima-
te d'Italia; ma anche come vesco-
vo di Roma. Su di che è a veder-
si il Cardinal De Luca, Rei. Rem.
Cur. dis. 24.
Sempre ai Ptomani Pontefici è
stata a cuore la sagra visita, che
fecero in persona, o per mezzo di
altri, Nicolò Y nel i^Si. incaricò
della visita delle chiese di Roma,
il celebre Cardinal Mezzarota, ca-
merlengo di s. Chiesa. Nella vita
di Gregorio XI 11 si legge, che nel
1572 quel Pontefice si determinò
di far visitare tutte le diocesi della
cristianità, principalmente quelle di
Italia. A tale oggetto istituì una
congregazione particolare di Car-
dinali sulle medesime visite, la qua-
le dovesse giudicare le difficoltà,
che insorgessero su tal materia. E
per dar esempio a' vescovi di quel-
lo che dovevano fare nelle loro
diocesi, Gregorio XIII visitò con
molta pietà gli ospedali di R.oma,
ed altri pii luoghi.
Ma l'istituzione della congregazio-
ne della sagra visita apostolica di
Roma e suo distretto, cioè di quel-
CON 2t)j
la che tuttora esiste, si deve allo
zelo di Clemente Vili. Questi, agli
8 giugno 1592, coU'autorità della
costituzione ìq Speculalores, che si
legge nel Bull. Rem. tom. V, par,
I, p. 359, la fondò, e quindi si
applicò in persona alla visita di
tutte le chiese, dei monisteri, colle-
gi, ospedali, e confraternite di Ro-
ma. Incominciò tale visita a'i4 giu-
gno nella patriarcale basilica di s.
Giovanni in Laterano, accompagna-
to da molti Cardinali e vescovi,
per dare l'esempio a tutti gli altri
vescovi della cristianità nel visitar
le chiese, monisteri, conventi, e pii
luoghi di qualunque specie, affine
di riconoscere se sieno stati soddis-
fatti gli obblighi delle messe ed
anniversari, di pi'omovere la ec-
clesiastica disciplina, di osservare
se i paramenti, gli arredi, e le sa-
gre suppellettili sieno convenienti
all'uso che se ne deve fare, emen-
dando ad un tempo gli abusi, e
ri (ormando, e istaurando tuttociò
che appartiene al culto divino, ed an-
co alla decenza, ed ai buoni costumi.
Poscia Clemente Vili fece prefetto
della congregazione il venerando
Cardinal Francesco Maria Tarugi,
il quale poi santamente morì nel
1 606 , Di questa visita scrisse il
Cardinal Valerio un Commentario.
Urbano Vili, poco dopo la sua ele-
zione nel 1624, zelando la riforma
del clero, prescrisse la visita delle
chiese e luoghi pii di Roma, e la
raccomandò a sei vescovi illustri per
dottrina e santità, a' quali diede il
nome di Congregazione della Visi-
ta apostolica, di cui dichiarò pre-
sidente il proprio fratello cappucci-
no. Cardinal Antonio Barberini, che
morì nel 164B. Lo stesso Urbano
Vili diede principio a questa vi-
sita, facendola alle basiliche patriar-
286 CON
cali: e il Lunadoro nella Relaz.
della corte di Roma, cap. XXf,
tom. II, della congregazione della
vinta apostolica, e della revisione
delle messe, dice che quel Pontefi-
ce deputò una congregazione di Car-
dinali e di prelati perchè eseguis-
sero la visita. Nel i656 Alessandro
VII rinnovò esso pure questa con-
gregazione, vi aggiunse più prelati
consultori, ed altri ufBziali, conce-
dendole giurisdizione anche sopra
le chiese, e pii luoghi del distretto
di Roma, come si legge nella co-
stituzione i5 Cuf?i in pastorali.
Ai medesimi Alessandro VII asse-
gnò le individuali incumbenze, ed
egli stesso personalmente si recò alla
visita delle prime quattro chiese
patriarcali di Roma. Quindi scrisse
due brevi, uno comune ai vescovi
della Francia e della Spagna, l'al-
tro ai vescovi della Germania, in-
vitandoli a fare personalmente la vi-
sita delle loro diocesi colla maggior
diligenza pastorale.
11 Pontefice Innocenzo XII am-
phò e dilatò le facoltà di questa
congregazione nel 1698, colle bolle
Àgriim degli 11 gennaio; Clini in
pastorali qfflcii nostri; Ut in prose-
rjuendo,e Quonianieadeni die. Accreb-
be, determinandolo, il numero dei
Cardinali e prelati, ordinò che si
eseguissero senza appellazione i de-
creti, che dalla congregazione sareb-
bero emanati, e volle che qualsivoglia
chiesa, monistero, o pio luogo non
si potesse sottrarre dalla sagra vi-
sita, ad onta di qualunque esenzio-
ne e privilegio che godesse ; che
qualsiasi persona fosse obbligata
a consegnare i documenti richiesti
dai ministri della visita; che la con-
gregazione potesse trasferire la cele-
brazione di messe ad altro aliare;
e che le cause civili , criminali e
CON
miste, insorte in occasione della vi-
sita, si dovessero portare alla de-
cisione della congregazione. Final-
mente aggiunse ad essa l'autorità
della revisione dei libri e registri
degli obblighi delle messe, anniver-
sari, e altri pii legati, per cono-
scere se vengano adempiuti i rela-
tivi obblighi, e le concedette di c-
saminare l'amministrazione delle cap-
pellanicj per vedere se furono ce-
lebrate puntualmente le messe as-
segnate.
Tra le prime cure, messe in o-
pera da Clemente XI appena elet-
to nel 1 700, si fu quella d'intima-
re una visita generale a tutte le
chiese di Roma. Anche Benedetto
XIV, agli 8 maggio 174^5 api"i <-'■
gli stesso la visita apostolica delle
chiese di Roma, incominciando dal-
la basilica lateranensc, alla quale
si recò per tre giorni continui : ivi
volle persino fare la dottrina cri-
stiana, spiegandola a' fanciulli della
parrocchia, ed emanò diversi decre-
ti pel buon servigio della basihca.
A'noslri giorni Leone XII, nel prin-
cipio del suo pontificato, intimò
formalmente la visita apostolica, e
l'aprì in persona a'i3 giugno 1824;
giorno in cui prese il solenne pos-
sesso nella detta basilica lateranen-
sc, avendone perciò emanata ap-
posita bolla ai 3 i maggio, e dichia-
rando presidente alla visita, il Car-
dinal Zurla vicario di Roma. Per-
ciò, dopo aver dato dalla gran log-
gia la solenne benedizione, nella
camera de'paramenli aprì la visita
apostolica , commettendo il prose-
guimento degli atti al detto Car-
dinale, che a quest'effetto vi si re-
cò nella seguente mattina, donde
passò a farla alle basiliche, chiese
ec. di Roma.
Tutte le chiese di lloma debbo-
CON
no Icncre nelle rispettive sagrestie,
le tabelle approvate dal segretario
prò tempore della congregazione ,
ove sieno descritti tutti gli obbli-
ghi di messe, anniversarii e simili,
e quindi i libri e registri ove di
giorno in giorno si notano gli a-
derapimenti di tali obblighi. Questi
libri, al principio di ogni anno, si
esibiscono alla segretaria della vi-
sita, per riscontrarli coi registx'i di
essa. Dopo un diligente esame, tro-
vato che sia tutto l'egolare , la se-
gretaria restituisce i libri alle chie-
se colla legale sua approvazione ,
sottoscritta dal menzionalo segre-
tario. Trovandosi poi degli obbli-
ghi non eseguiti, procede in forza
de' suoi decreti, anche coia seque-
stro, inaudiia parte, in vigore del-
le speciali facoltà, di cui è ella mu-
nita, prendendo in amministrazione
il fondo del legato inadempito , di
qualunque specie esso sia.
Tutti i notari di Roma, che sti-
pulano atti, o inter vìvos, o causa
mortis, in cui sia ingiunto il peso
di qualche legato pio , o di cele-
brazione di messe perpetue, o a
lungo tempo, come ancora esequie
anniversarie , devono, nel termine
di quindici giorni , lasciarne copia
originale alla segretaria della con-
gregazione della visita, e quindi ri-
portare la fede della seguita pre-
sentazione, sotto pena ai trasgres-
sori del pagamento di venticinque
scudi d'oro. Egualmente i parro-
chi, i confessori, i sacerdoti, e qua-
lunque altra persona, a cui sia da-
ta brevi manu qualche somma , o
lasciato qualche stabile , o mobile
per titolo di legato pio, o celebra-
zione di messe perpetue, o a lungo
tempo, sono tenuti darne nota nel-
lo spazio di giorni quindici , e ri-
portare una fede dell' esibizione.
CON 287
In virtù poi delle facoltà accor-
date a questa congregazione dalle
costituzioni e bolle pontifìcie, richia-
mate in piena osservanza con re-
scritto di Pio VII de' 29 marzo
i8or, esibito per gli atti del Pro-
vinciali notaro dell' A. G. agli 1 1
aprile del medesimo anno , il se-
gretario alza tribunale privativo per
le materie contenziose, e tiene l'u-
dienza ne' giorni che stabilisce a suo
arbitrio; ma che, a tenore della
notificazione pubblicata dal procu-
ratore fiscale, e commissario di det-
ta congregazione li 16 luglio i8i4i
sono i mercoledì mattina d' ogni
settimana, ovvero altro giorno ad
arbitrio del segretario. Per tali gui-
se, sino dai tempi più remoli , si
presero delle opportune provviden-
ze alla foggia di quanto si è pra-
ticalo nei più vicini. Si pubblicaro-
no cioè edilli in proposito, e que-
sti, previo oracolo del Pontefice, se-
gnali dai segretari prò tempore, spe-
cialmente sotto il dì primo settem-
bre 1704; 25 gennaio 1720; ir
febbraio 1731 , e più di recente
sotto li 6 febbraio 1816.
È nolo, che la congregazione del-
la visita è ben diversa dalla visita
apostolica straordinaria, che soglio-
no aprire i sommi Pontefici (come
si è dello di alcuni ) nel principio
del pontificato, o in occasione del-
l' anno santo ; visita che dura sin-
ché dal medesimo Pontefice, o dal
suo successore, sia chiusa col recarsi
nella basilica lateranense , ovvero
con un decreto della stessa sagra
visita. Così fece appunto il Papa
regnante, chiudendo quella di Leo-
ne XII, la quale si componeva dei
seguenti soggetti, riportati nelle No-
tizie aimuali di Roma , e sono :
il Cardinale Zurla vicario di Ptoma
presidi ale; monsignor Lorenzo Mal-
288 CON
tei patriarca d'Antiochia, segretario;
Monsignor Giuseppe Antonio Sain,
assessore; monsignor Nicola Grimal-
di, giudice. A tutti questi prelati,
che poscia furono fatti CardinaU
da Gregorio XVI, si univano altii
prelati convisitatori, istoriograll per
gli atti, revisori, e regolari, secondo
che venne espresso nelle lettere a-
postoliche di Leone XII. Gli atti
poi della visita apostolica straordi-
naria si depositano nell' archivio
della congregazione della visita apo-
stolica ordinaria. A quest'ultima,
mentre è aperta la prima, riman-
gono le facoltà soltanto ordinarie,
ovvero quelle rilasciate dal Papa,
che ha aperto la visita straordi-
naria. La congregazione poi della
re\'. Fabbrica di s. Pietro (Fedi)
ha la comulativa con questa congre-
gazione, sia nella riduzione delle
messe, che sui legati pii ed altro, in
forza di risoluzione emanata il dì
primo settemhre 1818 da una par-
ticolare congregazione cardinalizia
deputata da Pio VII, e quindi pas-
sata in perfetta regiudicata.
I Papi poi, che aprirono la visi-
ta apostolica straoidinaria prima
di prendere il possesso, sono : Cle-
mente IX nell'anno 1667; Ales-
sandro Vili nel 1689; Clemen-
te XI nel 1 70 1 ; Innocenzo XIll nel
I 7-2 I ; Benedetto XIII nel 1724; e
Clemente XII nel 1780. La mede-
sima visita straordinaria apostolica
venne aperta, dopo aver preso il
solenne possesso, da Clemente VIII
nel 1592, da Urbano Vili nel
1624, da Alessandro VII nel i656,
e da Innocenzo XII nel 1698. 11
lodato Leone X il, che, come abbia-
mo detto, l'aprì nello stesso giorno
del possesso, i3 giugno, giorno di
domenica festa della ss. Trinità
dell'anno 1824, passò poi a'4 hi-
CON
glie, IV domenica dopo la Pente-
coste, ad aprirla nella basilica va-
ticana; fece altrettanto alla basilica
liberiana agli i i luglio, V domenica
dopo la Pentecoste, ed alla basilica
ostiense a' i 8 luglio, VI domenica do-
po la Pentecoste. I convisitatori fu-
rono i monsignori della Porta, pa-
triarca di Costantinopoli vicegeren-
te; Sala, assessore della visita; Mat-
tei, patriarca antiocheno segretario
della medesima; Groppelli ; Sini-
baldi, arcivescovo di Damiata; Che-
rubini; Gamberini, giudice della vi-
sita, cui successe il sopraddetto mon-
signor Grimaldi quando fu fatto
vescovo d'Orvieto.
Al presente la congregazione del-
la visita ordinaria si compone: del
prefetto , eh' è sempre il sommo
Pentefice, di undici Cardinali,, d'un
prelato segretario, di un sostituto,
di un cancelliere, ch'è sempre il se-
gretario pro-tempore del vicariato,
del fiscale e commissario, il quale
si suole, scegliere tra i curiali ro-
tali, f^. il Cardinal De Luca II
Cardinale piratico, cap. XXXV,
Della congregazione della visita a-
poslolica. Essendo poi sospese alla
congregazione della visita, nel tem-
po della visita straordinaria, tutte
le facoltà, il prelato segretario tras-
mette le relative suppliche al Car-
dinal presidente della visita straor-
dinaria, come si è praticato nell'ul-
tima. Per ciò che riguarda il ceri-
moniale, tanto dell' apertura , che
della chiusura della sagra visita,
lo riportiamo all' articolo Visita
apostolica ( Vedi).
CONGREGA Z I ONI Cardinalizie
che si adunano nella Sede vacan-
te. Della potestà, e giurisdizione del
sagro Collegio de'Cardinali nel tem-
jjo della sede vacante tratta il Car-
dinal De Lucaj nell'opera: // Car-
COx\
dinaie pratico cap. IX. Su questo
argomento si possono anco vedere
gli articoli , Conclave, Caedinali ,
SAGRO Collegio, Sede vacante, ed
altri relativi. Il Lunadoro osserva,
che Pio IV, principalmente in sede
vacante, restrinse l'autorità a'Cardi-
nali, e nell'opera citata ne dice le
ragioni. Parla poi il De Luca di
quelle cose permesse a' Cardinali,
perchè non eccettuate dalle costi-
tuzioni apostoliche , meno qualche
urgente e straordinaria necessità, in
cui occorra un pronto provvedimen-
to. Quindi, per modo di esempio,
osserva che per morte di s. Pio
V, il quale fu l' immediato suc-
cessore di Pio IV, il sagro Collegio
emanò gli ordini pel proseguimento
della formidabile lega conchiusa da
s. Pio V contro il Turco; come an-
cora osserva, che nella sede vacante,
per morte d'Innocenzo X, i Cardinali
spedirono a'principi d'Italia, per se-
dare i gravi tumulti della Lombai'-
dia, monsignor Altieri, poi Papa Cle-
mente X. Memorabile fu pure in
quel conclave la destinazione che
fece il sagro Collegio in governa-
tore di Roma, di monsignor Pio-
spigliosi, poi Papa Clemente IX,
togliendone monsignor Ariberti ,
gran fautore di donna Olimpia
Maidalchini , cognata d' Innocenzo
X. Anche Clemente XII limitò l'au-
torità de'Cardinali in tempo di se-
de vacante.
Nel formare Gregorio X le leg-
gi da osservarsi nella sede vacante,
dispose , che colla morte del Papa
cessino tutti gli uffiziali ecclesiastici,
e i tribunali della corte. E sebbene
anche da Pio IV venisse poi con-
fermata tal legge, non del tutto riman-
gono sospese le facoltà delle congrega-
zioni Cardinalizie, le quali continuano
a spedire gli alTari ordinari, per mez-
VOL. XVI.
COxN 289
70 del rispettivo segretario , come
quelli ch'erano risoluti nelle congre-
gazioni prima della morte del Pa-
pa. Ma sulla autorità de' Cardi-
nali, in tempo della sede vacante,
va pure consultato il Ferrari, Bi-
hliol. canon, verbo Cardinales ar. V.
I Cardinali in queste congregazioni so-
no presieduti dal Cardinal decano, che
col campanèllo richiama a delei'-
minarsi, e a comporsi que' Cardi-
nali, che sono prolissi ne' loro pa-
reri, o che sostengono con troppa
vivezza le rispettive opinioni. Collo
stesso campanello, il Cardinal deca-
no chiama i due primi delle ceri-
monie, che sono alla porta della
camera capitolare a disposizione dei
Cardinali, e per introdurre all' u-
dienza di essi il loro segretario, e
gli altri.
Di qtiattro specie poi sono le
congregazioni , che i Cardinali ce-
lebrano in tempo della sede vacan-
te. Le prime sono quelle , che su-
bito dopo la morte del Papa si
tengono nelle sere avanti l' ingresso
in conclave in casa del Cardinal
decano ; le seconde sono le congre-
gazioni generali , che si adunano
nella camera de' paramenti del Va-
ticano, e in sagrestia della conti-
gua basilica ; le terze sono le con-
gregazioni, che in conclave ogni se-
ra tengono i Cardinali capi d' or-
dine ; e la quarta specie delle con-
gregazioni , sono le congregazioni
generali, che in conclave tengono i
Cardinali per qualche affare parti-
colare, e le congregazioni che tal-
volta i Cardinali componenti la con-
gregazione del s. offizio tengono
nelle camere del Cardinal segreta-
rio della medesima. Di queste quat-
tro specie di congregazioni Cardi-
nalizie, si parla ne' seguenti para-
grafi.
19
^90 CON
Congregazioni, che hanno luogo a-
vanti il Cardinal dtcano del sa-
gro Collegio, in tulle le sere do-
po la morte del Papa, sino al-
l' ingresso de' Cardinali in con-
clave.
In ogni sera , dal giorno della
morte del sommo Pontefice fino
all' entrata de' Cardinali in concla-
ve, in casa del Cardinal decano del
sagro Collegio, come primo dell'or-
dine de' vescovi, si aduna la con-
gregazione composto, oltre di det-
to porporato, dei Cardinali piimo
dell' ordine de' preti , e primo del-
l'ordine de' diaconi, e in loro as-
senza de' Cardinali più antichi dei
due ordini, non che del Cardinal
camerlengo di santa Piomana Chie-
sa, di monsignor segretario del sa-
gro Collegio , come quello che in
sede vacante fa le veci del segreta-
rio di stato, supplendo per sua im-
potenza il sostituto dello slesso sa-
gro Collegio. I Cardinali vi si re-
cano in abito paonazzo Cardinali-
zio, senza la uìantelletta, coli' ac-
compagnamento delle loro antica-
mere ; il prelato in abito prelatizio
nero, e il sostituto, se vi ha luogo,
con veste nera talare di sottana, e
ferraiuolone.
La congregazione si tiene in vtna
camera con baldacchino, ove, a ri-
dosso del dossello o postergale del
trono, siedono in fila i detti quattro
Cardinali, aventi iimanzi un tavo-
lino con r occorrente per iscrivere,
e cornucopi, o candellieri con can-
dele di cera accese. Il primo luogo
è preso dal più degno, e rulliino
si prende dal Cardinal decanu come
padrone di casa. Siedono iu (ila con
questo ordine: prima viene il Car-
dinal diacono, poi il Cardinal ca-
merlengo, se è vescovo suburbica-
CON
rio, quindi il Cardinal prete, po-
scia il Cardinal decano. 11 segreta-
lio siede da un lato su semplice
sgabello, e se lo supplisce il sostitu-
to, riferisce gli affari stando in piedi.
Il Cardinal decano in tutte queste
congregazioni fa servire i congre-
gati, e gf individui delle loro antica-
mere con rinfreschi. Quando par-
tono i Cardinali, giusta il costume,
sino alla sala sono accompagnati
con candellieri, e sino alla carroz-
za con torcia. 11 Cardinal camer-
lengo però è accompagnato al suo
palazzo dalla guardia svizzera , e
dalle torce accese sostenute dai pro-
pri domestici. Un maestro delle ce-
rimonie pontifìcie introduce nella
congregazione quelli, che sono am-
messi all' udienza.
1 Cardinali , che si congregano
in tutte le sere, dalla morte del
Papa sino all' ingresso in conclave,
sono sempre i medesimi, né ha luogo
il turno che si pratica in quelle
del conclave, come in appresso di-
remo. Il segretario del sagro Col-
legio, o il sostituto del medesimo,
ed altri , che si recassero a dette
serali congregazioni, tanto nell' en-
trare, che nel partire dovranno ge-
iiutlettere; altrettanto debbono fare
i famigliari del Cardinal decano ,
sia nel presentare i rinfreschi , sia
per qualche occorrenza. In queste
congregazioni si trattano gli affari
correnti, e quelli propri della se-
de vacante ; il perchè tutti gli or-
dini , risoluzioni, e decreti si spe-
discono dal prelato segretario , e
sono sottoscritti, oltre che da lui ,
dai Cardinali capi dei tre orduii
episcopale, presbiterale, e diaconale,
non che dal Caidinal camerlengo.
Al medesimo segretario spetta re-
gistrare gli aifari trattati e le li-
soluzioni prese , ed agire iu tutto
CON
ciò che occoire. 11 simile praticasi
nelle congregazioni serali dei capi
d'ordine in conclave.
Tra gli affari , che si trattano
nelle congregazioni in casa del Car-
dinal decano, nomineremo la desti-
nazione dei prelati pro-legati di Bo-
logna, Ferrara, Forlì, Ravenna, e
Urbino e Pesaro, per fare le veci
dei Cardinali legati , che devono
recarsi al conclave : così la desti-
nazione dei pro-delegati , per sup-
plire ai pro-legati se fossero in al-
cuna provincia delegati. Ma tanto
per la scelta dei prelati pro-legati,
che dei pro-delegati , ne viene da
monsignor segretario del sagro Col-
legio, fatta partecipazione alla con-
gregazione generale de' Cardinali per
la confcima. Se i prelati pro-lega-
ti , o prò delegati sono in Roma ,
prima di partirne vanno ad osse-
quiare tulli i Cardinali.
Congregazioni generali, che si ten-
gono da tutù i Cardinali avanti
di entrare in conclave.
Tre o quattro giorni dopo la
morte del Papa, i Cardinali si adu-
nano nella grande camera de' pa-
ramenti del palazzo Vaticano, per
celebrare la prima congregazione
generale, adunandosi poi nei se-
guenti giorrii per le altre nove con-
gregazioni, nella camera capitolare
della basilica vaticana. I Cardinali
vi si recano in cappa nel modo
che diremo, e i caudatari li accom-
pagnano , alla prima congregazione
in sottana paonazza , ferraiuolo di
seta nera, e alle altre coli' abito,
detto croccia, col quale sono stati alle
esequie novendiali. Per esse, e pel
trasporto del cadavere pontilicio ,
ed anche per le vesti che usano i
Cardinali, e gli altri in sede vacan-
CON 291
te, V. il volume Vili, pag. 188,
189, 190, e seg. òe\ Dizionario.
Antichissimo è l'uso di fare le con-
gregazioni generali in sede vacan-
te, prima cioè di entrare in con-
clave , ove i Cardinali prendono
quelle provvidenze, che si descri-
veranno. Nella Storia de^ conclavi
de' Pontefici romani, e per f[uelio
fatto in morte di Leone X, si ri-
leva che agli i i e r 3 dicembre
i52i, fu fatta congregazione gene-
rale dei Cardinali, in casa del Car-
dinal decano, e che ai 16 si tenne
nella cappella di Sisto IV in s. Pie-
tro, e cantata la messa dello Spi-
rito Santo, entrarono in conclave i
Cardinali. Per ultimo Clemente XI i
regolò meglio la celebrazione delle
dieci congregazioni generali, col chi-
rografo , Avendo Noi con ispecial
nostra bolla ec, dato a' 24 dicem-
bre 1732, diretto ai Cardinali ca-
pi d'ordini, e camerlengo di s. Chie-
sa , sugli ordini, e riforme riguar-
danti il conclave, e la sede vacan-
te. V. il Lunadoro , Relazione del-
la corte di Roma, t. I, capo Vili,
Delle congregazioni, che tengonsi dai
Cardinali ne' giorni destinati del-
l'' esequie del Papa.
11 prefetto delle cerimonie pon-
tificie nel giorno precedente alla
prima congregazione generale , per
mezzo dei cursori pontificii, fa dis-
pensare ad ogni Cardinale de man-
dato Card, decani, Vintiniatio, os-
sia schedula per la prima congre-
gazione generale, ove dicesi del luo-
go in cui si tiene in aula para-
mentoruni palatii apostolici vatica-
ni, coir indicazione delle vesti, col-
le quali debbono incedere i Cardi-
nali: Cardinales a defuncto Pon-
tifice non creati, sultana, consueto
rocchetto, et mazzetta violacei co-
loris cuin ruhris lumen ornamcntis
292 CON
indatij creatiirae vero praeclefuncd
Poiiti/icis, suhtaìiis, roccheltis non
riigatis , ci aììsque laciniis , vulgo
merltUì, et mozzctds lanci s cum or-
namentis violaceis accedent. Cum
auteni ad palatium pervenerint, mo-
re solito cappas inducnt violaceasj
creatiirae scilicct hmeas, non crea-
turae ex caiiiellotto , et in aidam
praediclani convenient. Oltre tale
schedula , il detto cerimoniere ri-
mette a tutti i Cardinali un foglio
stampato in cui dichiaransi i gior-
ni, nei quali si celebrano le dieci
congregazioni , e tutto ciò che in
ciascuna viene fatto. I Cardinali
sempre vi si recano con due car-
rozze, non potendo in sede vacan-
te avere in esse alcuno a spalla.
Prima congregazione generale.
Adunati tutti i Cardinali nella
camei'a de' paramenti al Vaticano,
il segretario del sagro Collegio ad
alta voce legge le costituzioni Pon-
tificie risguardanti il buon regola-
mento del conclave, l'elezione del
Papa, e gli affari della sede vacan-
te; ed in caso di bisogno suppli-
scono a tal lettura i due primi
maestri delle cerimonie pontifìcie ,
che ivi sono presenti, vestiti di man-
tellone. Le costituzioni sono: di Gre-
gorio X, che incomincia : Ubi pe-
riculuni in § caeterum : di Giulio
II, sulla simoniaca elezione, Cwn
tam divino, data ai 24 gennaio
!5o5; di Pio IV, In eligendo, dei
9 ottobre 1 56 1 ; di Gregorio XV,
^eterni Palris , de' i 5 novembre
1621, e Romanum, de' 1 2 marzo
1622; di Urbano Vili, Ad Roma-
ni, de' 28 gennaio 1628, in con-
ferma del cerimoniale prescritto da
Gregorio XV; e di Clemente XII,
j4poitolalus offìciiun, de" 5 ottobre
CON
1731, pel regolamento del concla-
ve, e di tutto ciò che appartiene
alla sede vacante. Terminata la
lettura della costituzione, ogni Car-
dinale giura di osservarla, come
facevasi con giuramento non molto
dissimile dai sagri elettori del se-
colo ottavo, e come osserva il Cen-
ni, In praefat. ad Condì. Lale-
ran. Stephani III, anno 769, pag.
20 e seg.
Quindi il Cardinal camerlengo
consegna {'Anello Pescatorio [Vedi)
del Papa defonto al primo mae-
stro di cerimonie, che lo spezza, e
cos'i rotto lo mostra in gii'o a tutti
i Cardinali. Indi dallo stesso ceri-
moniere si cancella, o rompe l' im-
pressorio o sigillo, col quale con
piombo si suggellano le bolle nella
cancelleria apostolica, avendolo con-
segnato al Cardinal decano il pre-
sidente del piombo. Il prelato sot-
to-datario consegna la cassetta col-
le suppliche della dateria apostoli-
ca sigillata, la quale viene data in
custodia a due chierici di camera.
Altrettanto si fa della cassetta più*
sigillata de'brevi, che presenta o il
Cardinal segretario de'brevi , o il
sostituto de' medesimi. Dipoi per
voti si conferma, od elegge il Go-
vernatore di Roma [Pedi), e l'uno
o r altro si reca da ogni Cardina-
le pei debiti ringraziamenti. Si de-
putano due dotti personaggi, e pre-
lati ordinariamente, uno per l'ora-
zione in funere ad elogio del Pa-
pa defonto (che solevasi nominare
dal Cardinal nipote), e l'altro per
la orazione de eligendo sumnio
Ponti ftce. Da ultimo si stabilisce
egualmente per voti il luogo ove
si deve celebrare il conclave, de-
putandosi anzi tre Cardinali per
la costruzione, e sopraintendenza
del medesimo. Dai cerimonieri si
CON
dispensa ad ugni Cardinale il Cfie-
renioniale condnens rilus electionis
etc, clie in ogni conclave si ri-
stampa dalla tipogiana delia R.
C. Apostolica. .Dopo la congrega-
zione, i Cardinali colle sfesse cappe
passano nella cappella Sistina, per
accompagnare il cadavere del de-
funto Papa nella contigua basilica
vaticana.
Seconda congregazione.
Questa, e le altre otto seguenti
si tengono nella camera capitolare
della basilica vaticana. I Cardinali
v'intervengono pei passetto, che
dalla cappella del coro , ove assi-
stono alle esequie novendiali, con-
duce in sagrestia. Tanto i Cardi-
nali che assisterono alle esequie,
quanto quelli che si recano alle
sole congregazioni, incedono in cap-
pa; ma i caudatari de'secondi ve-
stono di sottana e ferrai nolo nero.
Se qualche Cardinale non desidera
assistere alle congregazioni, è in li-
bertà di farlo. Va inoltre avverti-
to, che i Cardinali nelle congrega-
zioni delle due ultime sedi vacanti,
ambedue accadute nella stagione
invernale, vi si recarono in cappa;
ma in 'quelle della sede vacante
per morte di Pio VII, che cessò
di vivere a' 20 agosto itìaS, es-
sendo la stazione estiva, i Cardi-
nali vi andarono col solo abito car-
dinalizio, s' intende senza mantellet-
ta. Anche in queste congregazioni
i Cardinali neh' emettere il loro
sentimento, lo fanno per anzianità.
In queste congregazioni inoltre si
leggono dai segretario del sagro
Collegio, le lettere responsive dei
sovrani ai Cardinali , intorno al-
CON 293
la partecipazione della moite loro
comunicata del defonto Papa, e le
lettere dei nunzi pegli aflàri. Sic-
come quelli, che si presentano ai
Cardinali in queste congregazioni ,
debbono genuflettere, sia nell'entra-
re che nel partire, non riuscirà
discaro, che prima di progredire
nella descrizione delle congregazio-
ni, ne rendiamo ragione, coll'auto-
rità del dotto Cardinal De Luca,
Il Cardinal pratico, p. 98, e seg.
Quando i Cardinali sono insieme
congregati, formano ii corpo uni-
versale del sa^ro Collegio. Così di-
casi quando ordinariamente nella
sede vacante si adunano nella ca-
mera capitolare, ed alle volte an-
ciie nel conclave, quando io ricliie-
de il bisogno. Facendo adunque il
sagro Collegio la figura di un gran
principe, e di un gran prelato, i
Cardinali vmiti insieme- ricevono
quegli ossequi, clìe si prestano ai
principe, con genufiessioni, e con
altri segni di riverenza, dai mini-
stri, ulfiziali, e sudditi pontificii
anche dell'ordine magnatizio, ed e-
ziandio dai ministri, e ambasciatori
de' sovrani presso la santa Sede.
E sebbene alcuni credano, che que-
sti ossequi si prestino per la ragio-
ne, che tra i congregati vi sia il
Papa, nondimeno ciò contiene una
semplice credenza manifèsta, non
solo perchè avanti che segua l'ele-
zione, niuna ragione e diritto si
acquista nella persona degli eletto-
l'i, ma ancora per l' incertezza della
persona, nella quale deve quella
seguire, potendo cadere in uno dei
Cardinali assenti, di clie fu ultimo
esempio Adriano VI, ed eziandio
in persona non fregiata della di-
gnità cardinalizia, l'ultimo de'qua-
li esempi accadde nel 1878 nella
persona dell'arcivescovo di BariPri-
294 CON
gnani, eletto col nome di Urbano
VI. Conchiude peilanto il medesimo
De Luca, die le genuflessioni, ed
aitii atti di venerazione si debbono
icndere al sagro Collegio, perchè
rappresenta l'uno, e l'altro princi-
pato. Tuttavolta va letto quanto
analogamente dicemmo al voi. I,
pag. 307 e 3 08 del Dizionario, e
neir articolo Co>clave.
Nella seconda congregazione si
confermano i ministri principali di
Roma, e dello stato ecclesiastico, e
i pieiati provvisoriamente destinati
al regime delle provincie, proposti
ilai Cardinali capi d' ordine. jNon
mancano esempi , che talvolta i
Cardinali non ne confermarono
alcuno, anzi li sospesero, nominan-
done altri. Nel lyBo, nel conclave
per morte di Benedetto XIII, fu
rimosso dalla carica di tesoriere ge-
nerale monsignor Nicolò Negroni,
e i Cardinali vi sostituirono nel
cospicuo posto, monsignor Carlo
INIaria Sagripanti, che poi fu con-
fermato dal nuovo Pontefice Cle-
mente XII. Così ancora a monsi-
gnor iSardini fu dal sagro Collegio
sostituito nel posto di commissario
delle armi, monsignor Francesco
liicci, il quale fu egualmente con-
fermato da Clemente XII, e nel
secolo precedente , accadde la ri-
mozione anche del governatore di
Pioma.
I Cardinali nella precedente con-
gregazione deputati alla costruzione
del conclave, riferiscono al sagro
Collegio come sarà formato, e co-
me disti'ibuito, avendo presente la
stagione, e il numero de' Cardina-
li viventi. Si ricevono dai Cardi-
nali all'udienza i conservatori di
Pioma, col priore de' capo-rioni, i
quali vestiti dell'abito di rubbone
nero, si recano a complimentare il
CON
sagro C(jllegìo, ed a condolersi per
la morte del Papa defonto loro
principe, prestando ancora la do-
vuta ubbidienza al sagro Collfgio.
Ad essi, ed al primo conservatore,
che ha fatto i detti atti, come a
tutti gli altri, risponde in nome
del sagro Collegio, il Cardinal de-
cano del medesimo. Parliti i con-
servatori ed il priore de' capo-rio-
ni dall'udienza, si recano al Cam-
pidoglio, ove tengono consiglio pei
provvedimenti che loro incombono
nella sede vacante.
Terza congregazione generale.
Si degagé il confessore pel con-
clave, che solendo per solito essere
un religioso, nel conclave per mor-
te di Benedetto XIV, fu in vece
prescelto un prete secolare , dopo
essersi esaminato se ciò poteva far-
si. L' elezione si fa con votazione, e
talvolta a viva voce per proposi-
zione di qualche Cardinale , come
lo fu nel 1829 per morte di Leo-
ne XII, giacché alzatosi in piedi il
Cardinale Vidoui, propose per con-
fessore il p. Lorenzo da Camerata
cappuccino, allora predicatore apo-
stolico, poi fatto dal Papa regnante
vescovo di Corico in partihus. Per
r estimazione, in cui era presso tut-
to il sagro Collegio tal personaggio,
restò con unanime consenso eletto
confessore.
Quarta congregazione generale.
In questa si stabiliscono due
medici ed un chirurgo pel concla-
ve. Non è impedimento V aver ser-
CON
vito il defonto Papa, e l'essere stati
con egual qualifica in altri conclavi.
Altrettanto si deve dire di altri con-
clavisti ec. In quello per l'eiezione
di Clemente Xlil, per medico con-
corse il sacerdote d. Matteo Ca-
relli; ma non avendo esibito ne bre-
ve né rescritto pontificio di abili-
tazione ad esercitare la medicina,
fu escluso perchè ebbe tredici voti
favorevoli, ed altrettanti contrari.
Nella stessa congregazione si venne
all'elezione del chirurgo, e restò
eletto Carlo Labusieri fra cinque
concorrenti, fra' quali il chirurgo
Guattani, il quale restò escluso_,
perchè quando dovevasi per lui far
correre il bussolo, il Cardinal duca
di Yorck fece sapere a' Cardinali
colleghi, che il re d' Inghilterra suo
padre avrebbe g'/adito non fosse
ammesso in conclave, il perchè re-
stò escluso, sebbene professore cele-
bre, e molto accreditato.
Quinta congregazione generale.
In essa sono eletti uno speziale,
con due aiutanti, e due barbieri
con due aiutanti, tutti per servizio
del conclave.
Sesta congregazione generale.
L'ultimo Cai'tlinale diacono estrae
a sorte le celle del conclave , in
cui ciascuno de' Cardinali dovrà
abitare durante il conclave. Talvolta
ne furon erette quattro di più, per
iscarlare le piti incomode. Allor-
ché i Cardinali nel visitar le cel-
le, trovano che sono troppo an-
guste, nella congregazione seguente
CON
'>.q5
ottano a quelle de'Cardinali, che si
congettiu'a non vengano al concla-
ve, o per lontananza, o per vecchiez-
za. L'ozione si fa per anzianità di
cardinalato, non per dignità d'or-
dine. Nella medesima congregazio-
ne i maestri delle cerimonie pon-
tifìcie non partecipanti esibiscono i
loro brevi apostolici facoltativi per
essere ammessi in conclave, per pri-
vilegio concesso dal Papa che li
fece. I cerimonieri sono sei; due
partecipanti, tre non partecipanti,
e il primo de' soprannumeri.
Settima congregazione generale.
Si propongono le istanze dei
Cardinali, allora dimoranti in Ro-
ma, per avere il tei-zo conclavista,
oltre i due permessi, del quale ab-
biano particolare bisogno. Quindi
ogni Cardinale esibisce il nome,
cognome, patria, ed età d' un fa-
migliare d'altro Cardinale per isco-
patore del conclave ; e consegnasi
l'analogo foglio ai Cardinali depu-
tati a riconoscerne l'idoneità. Pri-
ma gli scopatori del conclave, ba-
juli prò sen'ilio, et munrìitia con-
clovis, erano ventiquattro. Clemen-
te XIII li accrebbe al numero di
trentacinque, ed ora se ne ammet-
tono quanti .sono i Cardinali, ac-
ciocché li abbiano a servire. Si
avverta che uno nomina quello
dell'altro.
Ottava congregazione generale.
Si eleggono due Cardinali per
approvare i conclavisti de' Cardi-
nali, i quali a tal effetto in foglio
296 CON
esibiscono il nome, cognome, pa-
tria, età, e qualifiche de' concla-
visti.
Nona congregazione generale.
CON
nierlengo per la formazione del
conclave. Questa è l'ultima congre-
gazione generale, che i Cardinali
celebrano avanti di entrare in con-
clave.
A pluralità di voti segreti si scel-
gono tre Cardinali per presiedere
alla clausura del conclave, veglia-
i-e sugli inservienti di esso, e alla
nettezza, e polizia' del conclave.
Decima congregazione generale.
1 Cardinali, che non sono insigniti
degli ordini sagri , presentano il
breve facoltativo ottenuto dal Pon-
tefice defonto, per avere la voce
attiva e passiva nell' elezione del
nuovo Papa. Secondo la bolla In
eligendis di Pio IV, i Cardinali, che
non sono in sacrin, non potrebbe-
ro votare. Sisto V approvò tal bol-
la, e Gregorio XV confermò la
prescrizione del breve di dispensa.
Su questo punto si possono con-
sultare il Passerini de elect. Pap.
quaest. 7; Camarda de elecl. Fon.
dis. 1 7 p. 1 69; il CohelliOj Nodt.
Cardinal, cap. 18; ed il Barbosa,
Jitr. eccl. lib. i, cap. i, num. 75.
I brevi di dispensa pei detti Car-
dinali sono ad ienipns, e talvolta
sogliono prorogarsi. Se il tempo ter-
mina durante il conclave, il Cardi-
nale deve ordinarsi , ovvero non
può più votare negli scrutini, ed
accessi.
Nella medesima congregazione si
deputano il falegname, il muratore,
il chiavare co'loro giovani, lo sta-
gnaro e il vetraro, per servizio del
conclave. Si sogliono preferire quel-
li di cui si servì il Cardinal ca-
^Itre notìzie riguardanti le congre-
gazioni cardinalizie della Sede
vacante.
Ora faremo parola da chi, e
del modo come si facevano, e si
fanno le condoglianze al sagro Col-
legio in queste congregazioni per
la morte del Papa, con altre ana-
loghe notizie. Prima però notere-
mo, che tutte le udienze si doman-
dano al sagro Collegio, che destina
il giorno. Alcuni del corpo diplo-
matico leggono, e recitano a memo-
via il compHmento in idioma lati-
no, francese, ed italiano, cioè gh
ambasciatori, e i ministri, mentre
gl'incaricati , ed altri diplomatici
fanno le condoglianze pei loro so-
vrani in privato nella casa del Car-
dinal decano, che risponde sempre
in idioma italiano, tanto nella sua
abitazione, che nelle mentovate dieci
congregazioni generali. Si deve no-
tare, che talvolta in alcune sedi va-
canti, si variò r ordine di quan-
to è descritto nelle dieci congrega-
zioni. Anticamente gli ambasciatori
ed i ministri de' sovrani, sebbene
Cardinali, non che i Cardinali pro-
tettori di stati, e regni presso la
santa Sede, nelle suddette dieci
congregazioni generali facevano le
condoglianze al sagro Collegio; in-
sieme ad esibizioni, ed alle pre-
mure per una sollecita, e degna e-
lezione, le cui 'particolarità sono
di molta importanza. Pertanto dai
Diari di Roma dell'anno 1721,
CON
nella sede vacante per morte di
Clemente XI, al numero 577, si
riporta il discorso che l'ambascia-
tore di Francia pronuncio al sagro
Collegio nella terza congregazione,
e nel numero 579 si legge il te-
nore delle condoglianze fatte dai
Cardinali protettori delle corone, in
nome de'rispettivi sovrani. Il nu-
mero 58o contiene l'allocuzione del
Cardinal Althann, ministro cesareo,
nella quale nominò gl'imperatori
austriaci avvocati, della santa Sede,
e della Chiesa ; quindi esiln le for-
ze del primo monarca della cristia-
nità, come si espresse.
Per morte di Benedetto XI II,
avvenuta nel 1730, il Diario di
Roma numero 1966, riporta i di-
scorsi fatti nelle con^-resazioni al
sagro Collegio dall'uditore della cit-
tà, e provincia di Ferrara, in luo-
go dell'ambasciatore marchese Cal-
cagnini ; e quello pronunciato dal
conte Aldoviandi quale ambasciato-
re della città e provincia di Bo-
logna, il primo in nome de' ferra-
resi, il secondo dei bolognesi.
JVella sede vacante per morte di
Clemente XII nell'anno 1740, ab-
biamo dal numero 352 1 del Dia-
rio di Roma, il discorso clie reci-
tò ai Cardinali in una congregazio-
ne generale, il barone di Schade, am-
basciatore dell'Ordine gerosolimita-
no: e il discorso dell' abbate av-
vocato Montecatini, ministro di Fer-
rara. Al numero 3524 riportasi il
discorso del conte Lagnascki, mi-
nistro del re di Polonia, e quello
detto dal ministro imperiale mon-
signor de Thunn. Al numero poi
3533 vi è il discorso recitato dal
ministro di Francia Cardinal de
Tencin.
Benedetto XIV mori nel 1758,
e nel numero 6372 del sopraddetto
CON 297
Diario di Roma, sono le condo-
glianze fatte ai Cardinali, dal conte
Beiitivoglio ambasciatoi'e di Bolo-
gna ; indi nel numero 6375 si leg-
ge il discorso del residente di Fer-
rara avvocato Montecatini , diretto
al sagro Collegio. Dall' istoria poi
mss. di tal sede vacante e conclave,
si ha, che al sagro Collegio fecero
i complimenti, e le condoglianze
nelle congregazioni, il Cardinal Poi'-
tocarrero pel re di Spagna, e per
l'Ordine gerosolimitano; il Cardinal
Alessandro Albani per Tiuiperatore,
e per l' imperati'ice regina ; il Car-
dinal di Yorck per Giacomo 111
re d'Inghilterra suo genitore; il
Cardinal Corsini pel re di Porto-
gallo ; il Cardinal Orsini pel re del-
le due Sicilie , ed il Cardinal Gio.
Francesco Albani pel re di Polo-
nia. Ognuno parlò, giusta l'anzia-
nità del Cardinalato, come si pra-
tica nelle congregazioni Cardinali-
zie, ed a tutti corrispose il Cardi-
nal decano. L' ultime congregazio-
ni, nelle quali l'ambasciatore di
Bologna , ed il rappresentante di
Ferrara fecero le condoglianze al
sagro Collegio, e le proteste di fe-
deltà, ebbero luogo nella sede va-
cante in cui fu eletto Pio \ I, dopo
il qual pontificato Bologna e Fer-
rara non ebbero più rappresentanti
in Roma.
Congregazioni de Cardinali capi
d'ordine in conclave.
Osserva il Cardinal de Luca , il
Cardinal pratico, p. 1 06, che quella
potestà e giurisdizione, la quale nelle
dette congregazioni generali si eser-
cita da tutto il sagro Collegio, sia
coir udire da monsignor segretario
298 CON
e (la altri ministri la relazione de-
qli iidari, sia col ricevere atl udien-
za il inagistj,-ato romano, gli amba-
sciatori e ministri de' principi pres-
so la santa Sede, dopo che i me-
desimi Cardinali sono entrati in
conclave, si esercita soltanto da tre
Cardinali , i quali si dicono capi
d' ordine secondo che superioi-meu-
te dicemmo parlando delle congre-
gazioni, che essi pur tengono (seb-
bene con minoi'e autorità ) avanti
di fin- l'ingresso in conclave. Dai
capi d'ordine si emanano, e sotto-
scrivono gli ordini, e le provvisioni;
e se il conclave si prolunga per
l'alternativa del turno dell'anzianità,
tutti i Cardinali vengono a godere
di queste prerogative, colla subor-
dinazione pei'ò all'intero sagro Col-
legio in quelle cose gravi, che ab-
bisognano del parere e del consenso
di tutti i Cardinali, e con la con-
clusione per le due delle tre parti,
come dispose Pio IV nella sua bolla.
Coi suddetti tre Cardinali intervie-
ne sempre il Cardinal camerlengo,
che nella sede vacante gode ed eser-
cita maggior autorità, per far ese-
guire quanto riguarda la sua carica,
e le sue attribuzioni. Dei ti'e ordini
dei Cardinali , cioè vescovi subur-
bicari, preti, e diaconi , a cagione
del numero ristretto di questi ul-
timi, e di soli sei dei primi, tocca
pili spesso ai Cardinali vescovi e
diaconi, rifare da capo d'ordine, di
quello che sia dei preti, che è molto
più numeroso.
Il primo turno de' capi d'ordine
incomincia il primo giorno dopo
quello dell' ingresso de' Cardinali
in conclave, e viene composto dal
Cardinal decano primo de' vescovi
suburbicari, dal Cardinal primo pre-
te, e dal Cardinal primo diacono,
sebbene essij dalla morte del Papa
CON
sino a quel punto, già abbiano eser-
citata in parte la sovrana autorità,
che in certo modo si aumenta nei
successivi turni. Per assenza, od im-
potenza di detti tre Cardinali, sup-
pliscono quelli che vengono ap-
presso.
Nella sera pertanto del primo
giorno di conclave principiano le
congregazioni de' capi d'ordine per
turno, insieme al Cardinal camer-
lengo , ed a monsignor segretario
del sagro Collegio, facente le fun-
zioni di segretario di stato. Tali
congregazioni hanno luogo costan-
temente ogni sera per tutto il tem-
po che dura il conclave. Queste
congregazioni si adunano nella sala
accanto a quella delle ruote nobili.
Ivi è un tavolino coperto di tap-
peto, con cartelle di pelle, scriva-
nie complete, ed altro per ognuno
de' nominati. I quattro Cardinali
siedono di fronte, il prelato segre-
tario, o per sua impotenza, il sosti-
tuto , da un lato in piccola sedia.
Le congregazioni incominciano or-
dinariamente alle ore ventiquattro,
ed occorrendo, oltre a queste, i pre-
delti Cardinali e prelato, si adu-
nano in congregazione anche tra
giorno. I Cardinali vi si recano
in abito Cardinalizio paonazzo, sen-
za mantelletta, e senza rocchetto, e
monsignor segretario vestito colla
solita zimarra nera. I Cardinali so-
no accompagnati dai loro conclavi-
sti. Il segretario riferisce le cor-
rispondenze e gli affari , che di-
scussi vengono risoluti , e poi dal
medesimo prelato spediti in nome
de' Cardinali capi d'ordine , e da
loro sottoscritti. Per le udienze poi,
che i Cardinali assegnano a' pri-
mari ministri della santa Sede , e
a qualche ambasciatore, o ministro
alla ruota nobile, detta delle udien-
CON
ze, di essa ruota ognuno dc'lreCar-
ilinali capi ti' onliiie ha una chiave
tlivcrsa , la quale dopo il triduo
del loro olllcio consegna al Cardi-
nale del proprio ordine, che suben-
tra a succedergH.
Congregazioni straordinarie, che ten-
gono tutti i Cardinali in concla-
ve, e di quelle particolari della
congregazione del s. offizio.
Al!orr[M;indo i Cardinali capi d'or-
dine abbiano a risolvere qualche
affare giave, nella camera delle lo-
ro congregazioni per mezzo di mon-
signor segretario del sagro Colle-
gio , invitano a recarvisi tulli i
Cardinali , i quali v' incedono col
consueto abito Cardinalizio, sul qua-
le possono portare pure la croccia.
Occorrendo poi, che si aduni nel
conclave la congregazione del s. of-
tìzio, i Cardinali che la compon-
gono, si riuniscono nella cella del
Cardinal segretario della medesima
congregazione vestiti di abito car-
dinalizio. Va qui notato , che in
una delle congregazioni, le quali si
tengono avanti di entrare in conclave
nella camera capitolare della basi-
lica vaticana, terminata che sia, vi
si trattengono i Caidinali compo-
nenti la congregazione del s. offi-
zio, ove ammettono monsignor as-
sessore, il padie commissario, il
padre primo compagno di lui, il
fiscale, e il capo notaro. Quindi i
Cardinali, come inquisitori generali,
ad essi confeiiscono le opportune fa-
coltà, di far decretare cioè ai con-
sultori del medesimo s. ofBzio, du-
rante il conclave e sede vacante ,
sulle materie risguardanti la sagra
inquisizione. Gli affari piìi gravi, e
CON 21)9
più delicati dagli offìziali della con-
gregazione si spediscono in conclavi
ai Cardinali di essa coii cassetta
sigillata. Nella sede vacante il si-
gillo del s. offizio consiste, oltre che
delle figure dei ss. Pietro e Paolo,
dell' iscrizione in mezzo sede va-
cante, mentre, quando vive il Pa-
pa, v'ha invece il suo stemma. Le
cassette del s. offizio, della s. pe-
nitenzieria, e della segretaria del
sagro Collegio, non si aprono alle
rote del conclave , e sono esenti
dall' essere esaminate.
CONGREGAZIONI dìvolc, o pie
adunauze. Riunione, od assemblea di
persone pie, in forma di Confraterni-
ta [Pedi), ordinariamente eretta in
onore della b. \ ergine Maria, o
di alcun santo, o santa. In molte
parrocchie, sia di città, sia di cam-
pagna, in molti collegi e pubbliche
scuole, si formarono associazioni di-
verse dell' uno e l'altro sesso, come
di diverse età, stati, e condizioni, per
esercitare buone opere, e praticare
in compagnia esercizi cristiani, udi-
re le prediche, recitare orazioni de-
terminate, salmeggiare, cantare le
divine lodi ec. » Quello starsi in
!> mezzo ai di voti di Maria, in
» qualche congregazione o pia adu-
» nanza , che con raccoglimento
» religioso salmeggi , attenda al-
» la santa meditazione, oda la di-
}> vina parola a ciascuno adatta-
" ta, e forse più che altrove, fre-
" quenti i sagramenti , santifi-
" chi le feste, visiti e gli ospe-
» dali e le prigioni , meni una
» vita da buoni cristiani; quello
» starsi pertanto in mezzo a sì
« esemplari ed utili congregazioni
» ben presto fa divenire giusti , e
>' convertire anche quei peccatori,
" ai quali sembrava di essere alieni
a dal ravvedimento ".
3oo CON
Nel popolo di Dio j come si ha
nel libro 1 Reg. io, e seg. , era-
no istituite^ certe adunanze, congre-
gazioni , ovvero scuole , e collegi ,
ove un certo numero di persone,
cui la sagra Scrittura dà pure il
titolo di profeti, si esercitavano nel
canto delle divine lodi. Le adunan-
ze sagre quindi incominciarono col-
la Chiesa, ed abbiamo che il dot-
tore delle genti s. Paolo le inse-
gnò ai Corinti, e gliene prescrisse
il modo , dicendo loro : Cimi coii-
i'ciiilis, uìiusciuisfiiie ve.sirum psal-
inum hahet, doctriiiam hahet, apo-
calypsiìu hahet, linguatn habetj etc.
Dalle adunanze de' Giudei trasportò
l'apostolo questa forma nella Chie-
sa cattolica. Di tali specie erano
quelle di cui tratta s. Luca : Intra-
vit Jesus, sccuiiduin coiisuetudinem
suani, die siihbati in synagogaiìi ,
et surrexit legcre, et traditiis est
ilU liber Isaiae prophetae, etc. Sot-
to l'imperatore Trajano vennero
ai cristiani vietate le adunanze,
chiamate collegi, sodalizi, ed agapi;
adunanze che con voce greca chia-
mò quell'imperatore nell'editto di
proibizione hetarias. Tuttavolta, per
consiglio di Plinio, represse egli in
gran parte il ligore di quell'editto;
taato più che venne in cognizione
che innocue riuscivano al principa-
to siffatte congregazioni. Delle sa-
gre adimanze ecclesiastiche, o sagre
sinassi, e delleucaristia, che in esse
si soleva ministrare, ne fa testimo-
nianza s. Ignazio martire.
Numerose sono le pie congrega-
zioni esistenti in Roma, nelle chie-
se, ne' monisteri o conventi, negli
ospedali, nelle scuole, ne' collegi ed
altri luoghi, e di esse ampiamente
trattarono diversi autori, fra' quali
Camillo Fanucci sotto Clemente VI 11,
Carlo Lartolommeo Piazza nel ponti-
CON
fìcato di Innocenzo XI, ed a' no-
stri giorni r erudito sacerdote Gu-
glielmo Costanzi. Delle principali si
tratta anche agli analoghi articoli
del Dizionario. I romani Pontelìci
sempre protessero queste congrega-
zioni, il santo loro scopo, e le pie
loro pratiche ; il perchè concessero
a chi le frequentava indulgenze, e
grazie spirituali, secondo la consueta
benignità della Sede apostolica. Ab-
biamo particolarmente che Sisto V
accordò molte indulgenze alle con-
gregazioni stabilite ne' collegi de' ge-
suiti. Delle diverse congregazioni dai
gesuiti istituite nel Collegio Roma-
no [Vedi)y si tratta a quell'articolo.
CONGREGAZIONI di comumta'
RELIGIOSE. Queste sono di due spe-
cie, di società di preti secolari, e
di società di religiosi. In quanto
alla società de' preti secolari, ve ne
sono, come si vedrà ai rispettivi
articoli, che senza far voti si uni-
rono per impiegarsi in servigio di
Dio, e del ben pubblico; come sono
la cura dei coUegii e dei seminari,
le missioni della città, e della cam-
pagna. Fra questo numero sono i
Lazzaristi , quei di s. Sulpizio ec.
y. CowiTTO. In Roma risiedono
le seguenti congregazioni in comu-
nità : dell'oratorio di s. Filippo Ne-
ri, de' sacerdoti dell'oratorio in s.
(rirolamo, chiamati volgarmente Fi-
lippini (^J-'edi), dei Dottrinari [yedi),
de' I\Iiss{onarj (Fedi), de' Pii ope-
ra/ (^P'edi), de' Passionisti [Vedi),
del ss. R.edentore detti Liquorini
{Fedi), àe Fratelli delle Scuole cri-
stiane [Vedi), ec. Vi sono altre con-
gregazioni religiose in grandissimo
numero, e tali che lungo sarebbe
il noverarle, le quali però hanno
appositi articoli nel Dizionario.
Quando s'introdusse la rilassatez-
za negli Ordini monastici, e si di-
CON
miniù il fervore religioso, ed osser-
vante della primitiva istituzione, un
certo numero di religiosi, che zela-
rono la riforma , per fare ritorno
all'antico fervore dell' istituto, si se-
pararono dagli altri , e formarono
congregazioni sotto superiori parti-
colari, osservando la regola dell Or-
dine cui appartenevano, con quelle
maggiori austerità e modiOcazioni,
secondo i tempi, le circostanze, lo
spirito, e lo scopo dei benemeriti
riformatori. Così i benedettini , gli
agostiniani, i canonici regolari, ed
altri si divisero in diverse e sepa-
rate congregazioni. V. il Piazza ,
Opere pie di Roma, e il p. Bo-
na n ni Catalogo degli Ordini reli-
giosi.
CONGRESSO. Adunanza di per-
sone per abboccarsi insieme a trat-
tare alcun affare. Questo vocabolo
indica appunto genericamente qua-
lunque adunanza di persone rac-
colte a consulta per provvedere ai
comuni, o reciproci interessi : co-
muni se le persone, che v' inter-
vengono, sono o rappresentano i
membri d' una stessa società > reci-
proci poi se l'appresentano vari in-
dividui, o diverse società. Parlando
de' congressi in senso politico, di-
remo che il congresso degli Stati
Uniti di America provvede ai comuni
interessi di quella nazione, ed i con-
gressi diplomatici europei hanno cura
degli interessi reciproci de' vari stati
di Europa; e sotto quest' ultimo
rispetto il congreso è il mezzo più
semplice per accomodare in via di-
plomatica le diverse pretensioni di
potenze belligeranti , come altresì
per ravvicinare quelle die si ritro-
vano in uno stato d' irritamento,
e per tal modo disporre, con trat-
tative e conferenze preliminari, e
conchiudere la pace, ed anco pre-
CON
3o I
venire una funesta rottura. In ge-
nerale il congresso è il mezzo di
cui si servono gli stati per accomo-
dare le contestazioni che riguarda-
no i rispettivi interessi.
Celebri sono stati i congressi di
Munster ( Vedi ) , ed Osnabruck
{^Vedi). Nella storia vi sono tre epo-
che principali nella storia de' con-
gressi relativamente all'importanza
della loro influenza sui cambia-
menti, e destini dell'Europa. La
prima presenta la fondazione di
un nuovo sistema degli stati eu-
ropei per mezzo del doppio con-
gresso di Munster ed Osnabruck,
dietro il quale seguì la famigerata
pace di TVestfalia (Vedi), e dà
questa fino alla pace d'Utrecht (^Ve-
di), cioè dal 1 648 al 17 13. La
seconda mostra l' influenza sempre
più crescente dell' Inghilterra, po-
tenza coloniale e marittima, sullo sta-
to politico di Europa, ed è dalla pa-
ce di Utrecht fino al congresso di
Vienna [Vedi), cioè dal 1713 al
18 15. La terza palesa il ritorno
al sistema dell' equilibrio europeo,
ed al sistema di legittimità, e d or-
dine tutelare reciproco, cioè dal
congresso di Vienna alla conferenza
di Londra, vale a dire dal 181 5
al 1839. Egli è perciò, che dopo i
congressi tenuti a Vienna, si può
ritenere il congresso qual consi-
glio di pace Europea. Vuoisi che
Enrico IV, e Sully, allorché ebbe-
ro in idea di formare in Europa
un' unione di stati, i cui membri
fossero eguali in forze, e facessero
decidere le loro questioni per mez-
zo di un senato, appunto mirasse-
ro a costituire un permanente con-
gresso, che vegliasse alla pace eu-
ropea, stabilendone, e consolidando-
ne r equilibrio politico. V. Eu-
ropa.
3o2 CON
COXGRESSO DI EMS. V. Ems.
CO.\LIE,o COLLAINE, Colonia
Villa. Borgo di Francia, diparti-
mento della Sa r the, capo luogo di
cantone nella diocesi di Mans. Nel-
r 843, vi fu celebrato un concilio
che si conosce sotto il nome di con-
ciliiim colojiiensc, seu in f illa Co-
lonia.
COi\^'OR ( Connorien.). Città ve-
scovile d' Irlanda, nella provincia
d'Ulster, ossia Ultouia, contea, e ba-
ronia : dicesi Connoria , perchè si-
tuata sul lago di Cone. Quivi si
tengono quattro fiere all' anno .
La sede vescovile, secondo Com-
manville, vi fu stabilita l'anno 507;
ma secondo altri, in quell'anno mo-
rì il suo primo vescovo Ego ]Me-
nisio, il quale vuoisi pur morto
nel 5i4- Certo è che da s. Patri-
zio, mandalo in Irlanda dal Sommo
Pontefice s. Celestino Ij furono
fondati tutti i vescovati d'Irlanda
verso Tanno 43'J. Si haiuio scarse
notizie dei successori di Ego suffra-
gane! dell'arcivescovo di Armagh si-
no al iioo, ovvero al i\i^, in cui
entrarono gl'Inglesi in Irlanda. iSel
pontificato di Eugenio IV, è nel-
lanno i44^ '^ sede vescovile di
Connor fu unita a quella di Down
{Vedi), ambedue restando soggette
alla mentovata metropolitana di
Armagh. Però il vescovo delle due
sedi risiede in Belfast , come si
legge nel Calholic Directory del
1839.
CONO^'E (s.), vescovo. Leggesl
nell'antico breviario di Limoges, che
questo santo era figlio di Eugenio
re di Scozia. Comunque sia, egli è
certo, che Conone fu vescovo dell i-
sola di Man, e che molto sudò nel
propagaie e mantenere la fede di
Cristo, che aveavi per la prima vol-
ta predicata s. Patrizio. Egli mor'i
CON
verso l'anno 64'^j ed era molto
onorata nelle isole Ebridi la me-
moria di lui , in fino a che la
pretesa i-iforma ne tolse l'antico
culto.
CONONE (s.), martire. Viveva que-
sti santamente in Iconio, nell' Asia
con un suo figliuolo, che da lui
educato nelle virtù cristiane era
slato ordinato diacono di quella chie-
sa. Venuto in quella città Domi-
ziano per eseguire l'editto che con-
tro i cristiani avca pubblicato l'im-
peratore Aureliano, furono presi am-
bedue, e condotti al cospetto del
giudice. Fu oltre ogni dire ammi-
rabile la fortezza, che dimostrarono
contro le lusinghe insieme e le
minacele, che veniano loro fatte,
afllne di persuaderli a negare la
fede di Gesù Cristo, né minore
fermezza d'animo manifestarono en-
trambi in mezzo ai più crudeli e
prolungati tormenti, nei quali fini-
rono la gloriosa vita verso l'anno
275. Le reliquie di questi santi si
custodiscono in Acera, città della
terra di Lavoro, presso a Napoli,
in una chiesa che s' infitola dal
loro nome.
CONONE DA ToMis, Cardinale.
V. Co>o>'E Papa.
CONONE, Papa LXXXV. Era
figlio di Benedetto, ed oriundo del-
la Tracia. Nacque propriamente in
Tomis, e fu educato nella Cilicia.
Alla morte di Giovanni V, i suf-
fragi si trovarono divisi tra i due
competitori Pietro e Teodoro; l'uno
sostenuto dal clero , e l'altro dai
magistrati, e dall'esercito {V. Anti-
papi VI, e VII, non che VIII,
e IX ) . Il clero, ed i vescovi
non potendo entrare nella chiesa
di Laterano chiusa daU'eseicito, ri-
solsero, dopo due mesi e mezzo di
incertezze e di opposizioni, di far la
CON
elezione nel palazzo, e la scelta cad-
de ai 2 1 ottobre 686 sopra Cono-
ne. Questo vecchio venerabile per
l'aspetto e pei bianchi capelli, sem-
plice, pacifico, straniero alle fazioni,
acquetò incontanente tutti i patti-
ti. Alla sua elezione fu però rinno-
vato l'abuso già stato tolto dall'im-
peratore Costantino Pogonato, di do-
ver attendere dall'esarca di Ravenna
la conferma dell'elezione medesima .
Ma quella soggezione del clero l'o-
maiio all'esarcato di Ravenna non
fu il solo motivo, che sin dalle pri-
me amareggiasse il breve pontifica-
to di Conone. Aveva conceduta egli
la confidenza a certo diacono Co-
stantino, uomo cattivo ed artificio-
so, ed ordinatolo vescovo di An-
tiochia, lo aveva fatto altresì ret-
tore della Chiesa Romana in Sicilia,
senza prima informarsi col clero
romano, secondo il costume di quei
tempi nelle provvisioni ecclesiasti-
che. Una sedizione insorse quindi
contro quel mandatario litigioso e
violento, ed il governatore della
provincia Io fece mettere in prigione.
Si aggiunga a questo la vita infe-
lice ed inferma condotta da Cono-
ne durante il suo pontificato, nel
quale si sa aver in una ordinazio-
ne creati sedici vescovi. Mori ai 2 i
settembre del 687, e fu sepolto nel
vaticano. Vacò la santa Sede due
mesi, e venti tre giorni.
CONGNI STI.Eretici del secolo VI
discepoli di un certo Conone, se-
condo alcuni vescovo di Alessandria,
o di Tai-so secondo altri. R.innovò
gli errori dei triteisti, insegnando che
siccome le persone della santissima
Trinità sono distinte, cos'i sono an-
che tre dei. Aveva eziandio (jualche
eirore sulla risurrezione, ma però
non rigettava il dogma.
CONRANO (s.), vescovo d'Omkey
CON 3o3
delle isole Orcadi, che sono al set-
tentrione della Scozia. Di questo
santo non ci rimangono notizie e-
stese, solamente si sa che viveva nel
secolo settimo, che era ragguarde-
volissimo, sì per la innocenza del-
la vita, che per lo zelo ed aspre
penitenze, e che il nome di lui
prima della pretesa riforma, suona-
va celebre sulle bocche di tutti, sic-
come quello di s. Palladio, o di s.
Yientigerno.
CONSA. V. CoNZA.
CONSACRAZIONE. Consecralio.
Azione con cui si destina al culto
di Dio una cosa comune o profa-
na, con preghiere, cerimonie, e be-
nedizioni. Questo è il contrario dei
sacrilegio, e della profanazione, che
consiste nell'impiegare in usi profa-
ni una cosa già consagrata al cul-
to di Dio. 11 costume di consacra-
re a Dio gli uomini destinati al ser-
vizio di lui, i luoghi, i vasi, gli
strumenti che devono servire al
culto di lui, è antichissimo. Nell'an-
tica legge Iddio lo aveva ordinato,
e ne prescrisse anche le cerimonie.
Secondo la nuova legge poi, quan-
do queste consecrazioni riguardano
gli uomini, e si fanno mediante un
sagramento, si appellano ordinazioni
[Vedi), ma chiamasi sagra l'ordina-
zione de' vescovi, e l'unzione de're.
P\ CORONAZIOIVE DEI RE, 6 DEGLI IM-
PERATORI. Quando poi si fanno sol-
tanto con una cerimonia istitui-
ta dalla Chiesa, sono benedizioni
[Fedi). La consacrazione delle chie-
se, e degli altari viene chiamata
pure dedicazione. Le prove di tut-
lociò si possono leggere nel Bergier
Diz. enciclopedico alla parola con-
secrazione. Della consecrazione del-
l' altare, della chiesa, del calice, del
vescovo, e di altri luoghi, suppel-
lettili sagre, cose e persone ec, si
3o4 CON
tratta ai rispettivi articoli del Dizio-
rfARIO.
Consacrazinne dicesi più partico-
larmente dell'azione, colla quale se-
condo l'istituzione di G.C. nella mes-
sa, si cangia il pane e il vino, nel
corpo e nel sangue del medesimo
nostro Signore Gesù Cristo. Di-
ce lo stesso Bergier, che si cono-
sce a prima vista che gli eterodossi,
i quali non credono la presenza rea-
le di Gesù Ci-isto nell' Eucaristia
{Vedi), hanno dovuto sbandire dal-
la liturgia il termine di Consacra-
zione. I teologi cattolici^ dopo s.
Tommaso d'Aquino, sono di concor-
de sentimento, che la consacrazio-
ne del pane e del vino si faccia
con queste parole di Gesù Cristo :
Questo è il mio corpo, questo e il
mio sangue ec. Non si può prova-
re, che prima di s. Tommaso nella
Chiesa latina siavi stata su di ciò
una opinione diversa. Ma si dispu-
tò per sapere quale sia al presente,
e quale sia stato in ogni tempo il
sentimento della chiesa greca sulle
parole della consacrazione. Si de-
■ve pertanto sapere , per conosce-
re lo stato della questione, che nel-
la chiesa Promana prima di pronun-
ziare le parole di Gesù Cristo, il sacer-
dote fa a Dio una orazione, colla qua-
le lo supplica a cambiare il pane ed
il vino nel corpo e sangue di Gesù
Cristo. Nella liturgia greca, e nel-
le altre liturgie orientali, oltre questa
prima orazione, ve n'ha una negli
stessi termini dopo che il sacerdo-
te ha pronunciato le parole di Ge-
sù Cristo. Quest' ultima dai greci
viene chiamata l invocazione dello
Spirito Santo. Alcuni la credono
essenziale alla consacrazione, il per-
chè conchiusero molti teologi, che
secondo i greci la consacrazione non
si fa per le parole di Gesù Cristo,
CON
la quale opinione essi hanno taccia-
to di errore.
Si osserva, che avanti il XIV se-
colo, o prima del concilio generale
di Firenze, i greci , e i latini non
avevano tra di loro veruna disputa
sulle parole essenziali della consa-
crazione, quantunque i teologi la-
tini fossero molto istruiti de' ter-
mini, di cui si servono i greci nel-
la seconda invocazione. Di tal que-
stione non si parlò punto nel se-
condo concilio generale di Lione,
né nei tempi posteriori, se non fra
alcuni teologi. Ma nel concilio di
Firenze , adunato da Eugenio IV
nel i4^9j ■vi fu "viva disputa su
questo punto tra i greci, ed i la-
tini. Laonde nella sess. io fu ema-
nato il se?;ueiite decreto: " Noi di-
55 chiariamo, che il corpo di Gesù
55 Cristo è veramente consacrato
55 col pane di frumento, tanto azzi-
5) mo, quanto fermentato; e che
55 i sacerdoti debbono servirsi del-
55 r uno, o dell'altro, ciascuno se-
" condo r uso della sua Chiesa, s"i
55 orientale , che occidentale ". In
questo accordo de' greci non con-
venne Marco d' Efeso, anzi i greci
non sono d' accordo tra essi sulla
forma essenziale della consacrazio-
ne ; gli uni stanno per le parole
di Gesù Cristo, gli altri per l'in-
vocazione, molti per l' una e per
l'altra, ninno però di loro ha ne-
gato la necessità delle parole di Ge-
sù Cristo per consecrare.
Pompeo Sarnelli, Lettere Eccles.
tora. VII, lett. i8, n. 7, e n. 19,
tratta della consagrazione della Eu-
caristia nella messa, come si deve
fare da quelli che concelebrano, e
come più possono insieme consagra-
re. Nel tomo IX poi, pag. 8, dice
che la consagrazione del sagrifizio
della messa include l' oficrta , così
CON
che la consaci'azione, e l' oblazione
sono una stessa cosa nel sagrifizio
della messa, e per conseguenza il
sacerdote offre consacrando, e men-
tre fa la consaa*azione fa insieme
r oblazione , la quale espressamente
si denota nell'elevazione dell' Ostia,
e del Calice, che si fa in tutte le li-
turgie, anche nelle chiese orientali,
riferendosi all' oblazione del sagri-
fizio cruento della croce, che di sé
fece Gesù Cristo, quando in essa
elevato tradidil semetìpsum prò no-
bis ohlationem et hosdani Deo in
odorem suavitalìs. Ephes. 3, i. Ag-
giunge il medesimo autore, che è
grave sagiilegio consagvare l' una
specie senza l'altra, essendo la con-
sagrazione dell'una, e dell'altra spe^
eie necessaria all'essenza del sagri-
fizio.
In quanto alle principali cerimo-
nie della consacrazione dell' Ostia ,
detto che si abbia dal sacerdote ,
Qui pridie quani pateretur, etc, e
posti ì gomiti sopra l'altare, il ce-
lebrante, stando col capo inchinato
pronunzia sopra l' ostia, e sopra le
alti'e che avessei'o da consacrarsi ,
distintamente, con riverente racco-
glimento, e segretamente le parole
della consagrazione, e tenendo l'o-
stia coi pollici ed indici, dice : Hoc
est eninij etc, e quindi l'adora. Po-
scia in alto la mostra al popolo
perchè sia da esso adorata, e tosto
colla mano destra la pone sul cor-
poi'ale nel luogo ove V avea presa,
tenendo sempre unite le dette dita
sino all' abluzione , meno quando
dovrà toccare la medesima ostia.
In quanto alle principali cerimonie
della consagrazione del vino, il ce-
lebrante adora prima l'ostia con-
sagrata , scuopre il calice , lo alza
alquanto, e subito deponendolo di-
ce : Item libi gratias agens, ed in-
VOL. XVI.
CON 3o5
chinando il capo soggiunge, Bene-
dixit, etc. E tenendo il calice, colla
medesima venerazione, e segi'ctamen-
te, su di esso pronunzia le parole :
Hic est enim calix sanguinis, etc.
Dette queste parole, depone il cali-
ce sul corporale, e dice : Haec quo-
tiescumque feceritisj etc, e genu-
flesso adora riverentemente il san-
gue, e ripreso il calice, essendo e-
retto lo alza alquanto , perchè il
popolo lo adori ; indi ripone il ca-
lice sul corporale, ed il ricopre col-
la palla, genufletteixlo alle due spe-
cie sagramentali. F. il Missal. Rom.
par. 2, tit. Vili, De Caiwne Mis-
sae usque ad consecraiionem, Rub.
3 e seg., non che i molti articoli
del Dizionario a questo apparte-
nenti. Nell'elevazione dell'ostia e
del calice il servente non solo sos-
tiene il lembo della pianeta , ac-
ciocché il pi'ete abbia più libere le
braccia, ma suona pure il Campa-
nello (Vedi), al qual articolo se ne
rende ragione, in uno all'origine di
tal uso.
CONSAGRAZIONE, ed oRDmx-
ZIONE DEL SOMMO PONTEFICE. Al vo-
lume Vili, pag. i68, e seg. del
Dizionario, si disse ciò che riguar-
da la solenne funzione Della con-
sagrazione del Papa, se il nuovo
eletto non è che diacono o prete,
e il modo come al presente se-
gue , cioè prima della sua coro-
nazione , che se già fosse vesco-
vo non si consagra di nuovo, ma
solo si benedice, come dicemmo
anche al volume V, pag. 62 del
medesimo Dizionario. Noi ci limi-
teremo in questo articolo di riu-
nire cronologicamente quanto rac-
cogliemmo dalle vite di tutti i
Pontefici, ed eziandio di alcuni An-
tipapi, sull'interessante argomento
della loro consagrazione, ordina-
20
3o6 CON
zione, e benedizione, sviluppando
quindi con maggior diffusione i re-
lativi cenni riportati al citato luo-
go ove parlasi di questa funzione,
che ha luogo sull'altare della con-
fessione, nella basilica Vaticana,
destinato per la consagrazione del
solo Pvomano Pontefice. Prima pe-
lò ci sembra opportuno, e neces-
sario premettere due brevi digres-
sioni : la prima , se dall' elezione,
ovvero dalla consagrazione, ed or-
dinazione abbia incominciaraento la
suprema autorità Pontifìcia nell' c-
letto; la seconda se i diaconi su-
blimati al pontificato, sieno stati in
qualche tempo consagrati Pontefici,
ommesso il grado presbiterale.
Digressione che tratta se dall'eie-
zione, owero dalla consagrazio-
ne, od ordinazione abbia inco-
mincianiento la suprema auto-
rità del sommo Pontefice^ e del-
la sua intronizzazione.
In quanto al primo punto, ab-
biamo da Antonio Pagi, BreAariwn
Gest. RR. Pont., che tra le regole,
sulle quali dee stabilii'si la crono-
logia Pontificia va primieramente
notato, che sino alla metà del
secolo XI, non dal giorno dell' ele-
zione, ma solo da quello dell'ordi-
nazione, va preso il principio di
ciascun pontificato, e che Giovanni
XV, eletto nell'anno 980, da alcuni
non fu contato perchè poco visse,
e non fu consagrato; ciò che in
quei tempi rendeva Papa piena-
mente l'eletto. Siffatta regola non
piacque al ^larangoni, Chronol. RR.
PP. superstes in paride basilic. s.
Pauli, p. 7, e seg., il quale fa ve-
dere, che nei primi secoli della
Chiesa nel giorno stesso dell'elezio-
CON
ne si consagrava il Papa. Ed è sì
vera la cosa che Simmaco, prefetto
di Roma, scrivendo all'imperatore
Onorio, sulle contese nate V anno
418 tra Eulalio antipapa, e san
Bonifacio I Pontefice, usa la parola:
solemniter ordinari per eligi, come
osservò il JMabillon, Commentar,
in Ord. Rom. p. 112, onde la re-
gola del Pagi per que'secoli non ha
luogo. Ma quando sul principio del
sesto secolo cominciarono gli impe-
ratori a pretendere di essere richie-
sti per confermare l'eletto Pontefi-
ce, fu allora necessario di separare la
elezione dall'ordinazione, finché giun-
gesse all'eletto l'imperiale rescritto.
Quindi è di parere il Marangoni,
che in ordine all'autorità Pontificia
nulla mancasse all'eletto Pontefice,
sì perchè, dice egli, intanto che l'im-
peratore confermava la fatta elezione
si intronizzava il Papa, col quale in-
tronizzamento veniva posto in pos-
sesso del pontificato e degli annessi
diritti, sì perchè la Pontifìcia po-
destà non dall' ordinazione o consa-
grazione dipende , ma sì da Dio, il
quale al Papa la comparte im-
mediatamente dopo seguita 1' ele-
zione.
E quanto alla prima ragione ,
siccome il Mabillon, loco citato §
1 8, opinò che l'intronizzazione non
sempre si facesse ne' tempi antichi
prima dell' ordinazione, ma anzi il
più frequente uso portasse di pre-
metterla alla consagrazione , prova
il Marangoni con molti passi del
libro pontifìcale, che sempre alla
ordinazione andasse innanzi T intro-
nizzazione. Questo punto dovrebbe
passare per dimostrato, ma il Zac-
caria, Slor. Letter. d' Ital. toni. V,
lib. Il, cap. 5, n. 43, pensa che
al sentimento del Marangoni neces-
sario fosse proyai'e due altre cose;
CON
la prima che sempre dopo l' ele-
zione si premettesse l'intronizzamen-
to, prima che gl'imperatori all' ele-
zione stessa dessero il loro con-
senso; r altra che questa intronizza-
zione sia sempre stata di egual
forza nel mettere in possesso dei
pontificali diritti il nuovo elettOj
sulla qual cosa v' è molta ragione
da dubitare.
Adunque crede il Zaccaria, che dal-
la diversità de'terapi si debba dedurre
ancora la difièrenza su questo punto.
Onde egli opina, che per tutto il trat-
to di tempo nel quale doveasi aspet-
tare dai Ptomani 1' abusiva confer-
ma dell' eletto Pontefice, richiesta
dai greci imperatori e dai loro
esarchi , cioè sino a Gregorio II,
creato l'anno yiS ( nel cui pon-
tificato si sottrassero gì' italiani dal-
l' ubbidienza di Leone l' Isaurico,
come quello che negava il culto
alle sagre immagini), o non seguis-
se affatto l'intronizzazione, o una
cerimonia fosse essa, che niuna au-
torità conferisse al Pontefice eletto.
La prima volta, che nella storia
trovasi fatta menzione d' introniz-
zamento, è soltanto per l' elezione
di Giovanni V nel 685, cioè dopo
che l'imperatore Costantino Pogo-
nato avea all' antecessore Benedetto
II conceduto, come narra l'Anasta-
sio, ut qui electus fuerit in sede
Apostolica e vestìgio ahsque ulla
tarditate Pontifex ordinetur, senza
aspettare, come abbiamo detto, né
il consenso dell' imperatore, né quello
degli esarchi di Ravenna, a' quali
gì' imperatori avevano delegata la
facoltà di confermare l'eletto, dopo
l'anno 689, come stima il Cenni.
Ora per quale ragione mai alloi'a
solamente si nomina da Anastasio
cosa di qualche afìQnità all' intro-
nizzamento, scrivendo di Giovanni
CON 307
V: » Hic post multorum Pontifì-
» cum tempora vel annorum, juxta
w priscam consuetudinem, a gene-
w ralitate in ecclesia Salvatoris,
*> quae appellatur Constantiniana,
f electus est, atque exinde in epi-
» scopium introductus", se non ap-
punto perchè essendo solamente ia
que' tempi stata sciolta la Chiesa
dal duro e prepotente legame di
aspettare i rescritti da Costantino-
poli, o dall' esarca di Ravenna, si
pensò che allora si potesse subito,
e prima anche dell' ordinazione,
riconoscere 1' autorità del nuovo
eletto? In fatti d' allora in poi si
trovano i Pontefici, o eletti, o ap-
pena eletti introdotti subito nel sa-
gro palazzo; lo che non seguì mai
in tempo dell' usurpazione impe-
riale, in cui il prete, o il diacono
Cardinale eletto fino alla conferma
dell' imperatore, o dell' esarca, non
si moveva dal pi'oprio grado, co-
me si ha da una lettera scritta
nel 640 da Giovanni IV agli scoz-
zesi.
Ma il Mabillon riconosce più
particolarmente 1' intronizzamento
nel Pontefice Conone, che a Gio-
vanni V fu successore nel 686,
mentre di lui si dice , che dopo
la sua elezione e vestigio omnes
iudices una cum primatìbus exer-
citus pariter ad ejus salutationeni
venientes, in ejus laudeni omnes si-
mul adclama%>erunt. Videns auteni
exercitus unanimitatem cleri, popu-
lique in decreto ejus snbscribentium,
post aliquot dies et ipsi Jlexi sunt,
et consenserunt in persona praedi-
cti sanctissimi viri (^Cononis), atque
in ejus decreto devota mente sub-
scripserunt, et missos pariter ex clc-
ricis, et ex populo, ad excellentis-
simwn Theodorum exarcham,utmos
est direxerunt. Or se quella salu-
3o8 C ON
tazionc, se quelle acclamazioni fatte
furono innanzi che l'esercito sotto-
sciivesse l'elezione, non può inten-
tlersi l'intronizzamento, il quale non
seguiva se non che dopo l'elezione;
poiché juxta piiscam consueludi-
nern, per rendersi l'elezione compi-
ta, volevasi, nella forma che dire-
mo all' articolo Elezione de^ sommi
Pontefici {fedi), il consentimento
abusivo dell' esercito.
Da questo documento però na-
sce un giaii dubbio, che sembra
distruggere quanto poc'anzi si disse.
Se l'imperatore Costantino Pogo-
nato avea ceduto alle sue preten-
sioni intorno la conferma degli eletti
Pontefici , perchè i romani spedi-
vano di ciò messi all'esarca? Vi
risponde benissimo il Marangoni,
dicendo essere ciò avvenuto perchè
Giustiniano figlio di Costantino non
volesse far conto della paterna ces-
sione. Ma forse piìi verosimile sarà
il convenire, con monsignor Vignoli,
Lib. ponlifical. tom. I, p. 299, che
Costantino liberò bensì le pontifi-
cie elezioni dal riprovevole peso
dell' imperiai conferma, dappoiché
troppo tempo si richiedeva per le
spedizioni a Costantinopoli; ma non
già di ricoriere ai vicini esarchi di
Ravenna per le ratifiche in nome
degl' iniperatori.
Checché ne sia su tal punto ,
tornando all'argomento, se dopo
l'elezione si usasse vero intronizza-
mento, qua! sembra che fosse quello
del Pontefice Valentino nell'Say,
certo è che niuna autorità confe-
riva all'eletto,, prima che, sotto il
summentovato s. Gregorio II, Ro-
ma scuotesse il giogo degl'impera-
tori orientali. Questo sembra com-
provarsi per tre ragioni; 1." Dalla
lettera di Giovanni IV a' vescovi
di Scozia , da cui si rileva che 1' e-
CON
letto Pontefice è nominato nel se-
condo luogo, non già nel primo;
e che ancora dopo l'elezione segui-
tava , come nella sede vacante, a
stare l'amministrazione della sede
apostolica nell' arciprete , nell' arci-
diacono, e nel primicerio de' nota-
ri. 1." Nella relazione De electione
Pontificis ad Exarchiim, tra i mo-
tivi che il clero e popolo di Ro-
ma adducono della necessità di sol-
lecita conferma dell' eletto Pontefi-
ce, uno si è : praesertini cani plu-
ra sint capitala , et alia quotidie
proci^enlurj quae curae solliciludi'
neni, et Pontificalìs favorii expe-
ctant remedium. Dunque l' eletto
frattanto non poteva prestar que-
sto rimedio, ed operare da assoluto
Pontefice. 3." La terza ragione che
sembra togliere ogni dubbio è, che s.
Gregorio Magno, già eletto nel Sgo,
potentemente si adoperò presso la
corte di Costantinopoli, perchè non
fosse approvata la sua elezione.
Segno è dunque manifesto, che il
Pontefice Gregorio egualmente santo
che dotto credeva dover avere ef-
fetto la sua elezione, se l' impera-
tore non r approvava secondo l' in-
tiodotto abuso; dunque quella e-
Iczione romana, come condiziona-
ta, non lo costituiva assolutamen-
te Pontefice, perchè mancante di
una ultima condizione , ch'era il
consenso dell' imperatore , in quei
tempi divenuta necessaria, per dura
connivenza de' Papi medesimi, af-
fine di conservare la pubblica quiete.
Dopo che r impero passò in
mano degli occidentali , le elezio-
ni erano terminate, e compite sen-
za il consenso imperiale, il quale
però occorieva per la sola consa-
grazione, non perchè questa fosse
invalida senza la presenza e il con-
sentimento dell' imperatore, o senza
CON
1j;_ presenza de' suoi a ni b<T sciatori
p>ij' lui , ma perchè g!' imperatori
volevano obbligare l'eletto a confer-
IV ^>v loro i privilegi , da' Pontefici
predecessori ad essi accordati, quasi
per patto, e per convenzione degli
stessi Papi. Non richiedendosi dun-
que in questi secoli ii succennato
imperiai consenso, gli anni del pon-
tificato de' Pontefici di questi secoli
posteriori, cioè dopo l'impero occiden-
tale, che s. Leone III rinnovò neU
1 800, vanno direttamente cominciati
dal giorno dell'elezione, non da quel-
lo della consagrazione, come ne'secoli
anteriori. S. Leone IX, eletto nel i o49j
contò il tempo del suo governo ,
non dalla consagrazione, ma dalla
coronazione, di che non vi era esem-
pio, mentre sino a lui tutti i Papi
lo contavano dalla consagrazione.
Sulla sedia in cui inlionizzavasi l'e-
letto Pontefice, va letto l' articolo
Sedie, e il volume X, pag. 268
del Dizionario.
Digressione che traila, se i diaconi
sublimali al pontificalo, furono
in qualche tempo consagrali Pon-
tefici, omesso il grado presbite-
rale.
Un esempio soltanto vi è nella
Chiesa romana, che un puro laico
sia stato assunto al pontificato. Fu
questi Giovanni XIX nel 1024} il
quale largitione pecuniae ( come
scrisse Glabero Piodolfo, monaco di
Cluny, lib. IV, cap. I presso il Du-
chesne Script. Hist. Frane, t. IV,
p. 40' repente ex laicali ordine
neophytus constilutns est praesul
della Chiesa cattolica, o come scrisse
Romualdo di Salerno, in Chron.
paig. 167 : uno eodemque die et LU-
CO^ 309
ciis fuit, et PonlifeJQ, senza verim
altro esempio né prima, uè dopo,
come conchiude Francesx;o Pagi suc-
citato, Bre\'iar., in vita Joan. XIX,
n. 2.
Pretende il Baronio, Annal. eccl.
an. 614, n. i, che fino all'anno
6 1 5 non sia stato eletto verun Pon-
tefice dal grado di suddiacono, nel
qual tempo da tal grado fu innal-
zato alla cattedra apostolica s. A-
deodato, o Deusdedit. Ma Liberato
diacono di Cartagine, scrivendo sot-
to s. Silverio fatto Papa nel 536,
dice presso il Labbé, Condì, t. V,
col. <j'/5 : Romana civìtas Silve-
rium subdiaconum, Hormìsdae quon-
dam Papae jìliuni ( avuto prima
del pontificato per legittimo ma-
trimonio , come riporta il Baronio
ad annum 536, n. 12 3), eligit or-
dinandum. Nel concilio, che Ste-
fano HI detto IV celebrò in Ro-
ma nell'anno 769, vietò sotto pena
di scomunica : Ne idlus unquam
praesumat laiconim ( per cagione
di Costantino, che da laico si era
intruso antipapa contro di lui), nc-
que ex alio ordine, nisi per distin-
ctos gradus ascendens, diaconus aut
presbyter Cardinalis factus fuerit,
ad sacrum Pontifìcatus honorem
promoveri. Cosi l'Anastasio in Vita
Sleph. Ili, e Graziano nel capo 4>
dist. 79. Ma sino a quel tempo
non ne erano esclusi i suddiaconi,
come dimostrò il detto Pagi, t. I,
pag. 206, in P il. Deusdedit, num.
2 ; il quale inoltre afferma , loco
citato in praefat. num. io; che
dopo il decreto di Stefano III, già
nel mezzo del secolo XI, gli stessi
suddiaconi potevano essere assunti
al pontificato.
Fra i diaconi, ed i preti, os-
serva il Papebrochio, in Conat.
ad s. Leon. I, pag. i52, num. 3,
3io CON
cbe piìl volte ne' primi secoli della
Chiesa furono esaltati al supremo
governo più i diaconi che non i pre-
ti, jMolte sono le ragioni di sif-
fatta preferenza, i." Perchè i dia-
coni avevano più perfetto conosci-
mento delle cose della Chiesa, non
solamente delle temporali, ma delle
spirituali eziandio, est enini diaco-
nus episcopi ociilus et adjutor, on-
de avevano più occasione di essere
informati. 2." Perchè erano più co-
nosciuti, a cagione del loro impie-
go, dai cittadini d'ogni condizione,
e perciò più iu vista ad essere esal-
tati al pontificato. 3.° Perchè es-
sendo ogni cosa in cura loro, era
più facile ad essi di acquistarsi gli
animi del clero. 4.° Perchè spicca-
vano in dignità più che gli altri ,
e col portarsi con lodevole con-
dotta, davano riprove di essere utili
al buon governo della Chiesa uni-
versale.
A questo proposito dubita curio-
samente il Mabillon, Commentar, in
Old. Rem. Mas. hai. t. II, cap.
18, p. 119, se mai i diaconi su-
blimati alla suprema dignità sieno
stati in qualche tempo consagrati
Pontefici, ommesso il grado pres-
biterale. Sembra, ch'egli si pieghi
a questa sentenza, adducendo l' e-
sempio dell'antipapa Costantino,
che eletto contro Stefano III nel
768 essendo ancora laico, fu ordi-
nato primieramente chierico da
Giorgio vescovo di Palestrina, indi
suddiacono, poscia diacono nel gior-
no seguente, ed in fine nella prima
domenica Poutifex ab eodem Geor-
gia, et alììs diiobus episcopi s, Eu-
stratio Alhanensij et Cilonato Por-
tuensi consecratiis est, come lasciò
scritto Anastasio bibliotecario, senza
far motto del presbiterato. Se que-
sto esempio, per essere d'un anti-
COi\
papa non fosse bastante a provo»"'
questa ommissione, apporta lo stdJ
so Mabillon due alti-i esempi xtÀ
legittimi Pontefici , Valentino del-
l'827, e s. JVicolò I, dell' 858, ai
quali tuttavolfa si possono aggiu-
gnere s. Felice II nel 355, come
osserva Eusebio, Hist. Eccl. Uh. FI,
C(ip. II; s. Agapito I nel 535;
\ igilio nel 540, come si ha da
Liberato, Breviar. cap. 11 presso
il Labbèj condì, tom. V, e Sabi-
niano nel 6o4, come si apprende
dal Pagi in Vit. Sahiniani. La
stessa ommessione non solo prati-
cossi da' diaconi eletti pel vescovato
Romano, ma per altre chiese an-
cora. Ceciliano da diacono fu or-
dinato vescovo di Cartagine, come
si legge in Ottato Milevitano lib. I,
e s. Anastasio da diacono ancora
venne ordinato vescovo di Alessan-
dria, secondochè riporta Teodoreto,
cap. 25.
Da ciò vede ognuno non essere
stato ne' primi secoli l' ascenso per
gradi necessario requisito, e che in
caso di necessità il laico era ezian-
dio, senza passare per altri gradi de-
gli ordini, destinato al vescovato,
come successe con s. Ambrogio, che
da laico ancor non battezzato, ma
solo catecumeno , fu proclamato
e ordinato vescovo. Tuttavolta il
Cardinal Borgia, ntW Apolng. del
Pont, di Benedetto X, par. II, cap.
3, annot. 2, è d'avviso, che l'uni-
co argomento delle narrate ordi-
nazioni per salto, sia il silenzio de-
gli scrittori, la qual cosa se suffi-
ciente sia per sé sola a fissare un
punto di si grave momento, invi-
ta egli a giudicarne il dotto lettore.
Questo silenzio sembrò bastante a
gran numero di scrittori, rifletten-
do particolannente alla minuta de-
scrizione degli altri ordini ricevuti,
CON
ohe non avrebbero gli stessi storl-
lici ominesso quello del presbitera-
to, qualora gli ordinati l'avessero
avuto. E di tal sentimento è pure
il p. Decchetti nella sua storia ec-
clesiastica. Con tuttociò il dottissi-
mo Benedetto XIV nel breve che
a' IO ottobre 1706 diresse a Carlo
eletto vescovo di Capo d'Istria ab-
braccia la sentenza del Morino, e
del Juvenin, i quali pretendono di
sostenere, che non vi è esernpio di
un vescovato conferito a chi non
fosse già prete.
Qual sia la causa di questa ona-
missione, ingegnossi Enea vescovo
di Parigi di darne qualche ragione,
ed ecco la congettura ch'egli ne ri-
porta presso il Dachery, Spicilcg.
tora. VII, p. 148: " Forte illi, qui
" istiusce ordinationi assentiunt, hoc
« intelligi volunt, quia qui benedi-
>■> elione pontificali perfuugitur, re-
" liquarum benedictioiium honore
« decoratur; si ve quia consecralio-
» ne corporis Christi et sanguinisof-
» fìcium praesulis ac presbyteri ,
" mystice unitur . Sicut enim in
" terrarura rege diversae dignitates
» adscribunlur, nam imperatorcs
" ex consulibus creati, propter re-
" gale commercium quondam non
« oramittebant, nec mutabant con-
» sulis, et patricii nomen, ita credi
« polest, quod in sublimitate ma-
>' joris Pontificis consistat etiam
" lìonor minoris sacerdotis. Forsi-
" tau autem illi, qui de diacono
" oi'dinaiit episcopum, praetermissa
" benedictioue presbyterali, assen-
" tione b. Hieronymi in epistola
" loqueutis ad Titum ex parte con-
» credere videntur, qui ofilcium
« presbyteri, in aliquo compartici-
" pari affinnat ministerio episco-
•' pali. " Come se dicesse che con-
tenendosi il grado di prete in quel-
CON 3it
Io di vescovo, poteva il primo om-
metlersi, senza che però a questo
mancasse requisito alcuno.
In qual tempo poi sia andata
in disuso l'ommissione del grado
presbiterale nella consacrazione del
Pontefice, che da diacono saliva
al pontificato, non si conosce, a di-
re del IMabillon, sebbene fosse già
cessato l'uso nel secolo XI, allorché
s. Gregorio VII eletto nel 107 3;
infra hebdomada Pentecostes in
prcshyleriim ordinaliis est (cioè nel-
la basilica lateranense ), ef m natali
ajìostoloruni in Roinaiiiun Pontifi-
cem coìisccratus, nella basilica va-
ticana. Così ancora Gelasio II, elet-
to dal grado di diacono nel ir 18,
non fu consegrato Pontefice senza
aver prima ricevuto il presbiterato;
onde apparisce manifesto, che aven-
do questi due Papi preso separata-
mente il grado sacerdotale prima
d'essere consagrati, l'ordinazione per
salto nella Chiesa Romana intera-
mente cessò nel tempo intermedio
tra i santi Pontefici JNicolò I, e
Gregorio VII.
Notizie diverse sulla consacrazione
de Pontefici Romani.
Eletto dunque il Pontefice dal
grado di laico, di chierico, suddia-
cono, diacono, e prete, dopo l'ele-
zione viene consagrato. I riti anti-
chi, come i presenti, sono dichiara-
ti al succitato volume VIII del Di-
zionario,ove dicemmo che i secondi,
cioè gli odierni, poco differiscono da
quelli, che si eseguiscono nella consa-
grazionede'vescovi. Fino però dai pri-
mi secoli della Chiesa la consacrazio-
ne del Romano Pontefice fu sempre
fatta dai tre vescovi dOstia, di Por-
to, e di Albano. Negli atti di s.
3ii CON
Lorenzo , presso il Surio Vit. 5?,
die IO augusti, si trova come av-
verte il Baror][io all'anno 261 num.
iij che essendo eletto Pontefice s.
Dionisio, fu consagrato da Massimo
vescovo d'Ostia; per cui soggiunge lo
stesso Baronie, che il rito di consa-
grare il vescovo romano dall' ostien-
se è antichissimo , e perciò il Pa-
pa s. Marco diede al vescovo d' O-
slia il pallio. Lo dice chiaramen-
te, fin dall'anno ^11, s. Agosti-
no in Brev. collation. cura Do'
natislis dici 3 cap. 16 § 29 ,
tom. IX, p. 57 I : Nec Romanae ec-
clesiae (episcopum) ordinai aliquis
episcopus mctropolitanus, sed de prò-
ximo Ostiensis episcopus: lo che, co-
me benissimo nota il Mabillon, nel
citato Comment. t. II, cap. 18, p.
119: non ita accipiendum quasi hic
solus fuerit, sed praecipuus Pontifi-
cìs vice metropolitani consecralor.
In fatti, secondo Leone II eletto
nell'anno 682, come narra l'Ana-
stasio, in Vit. Leon. II pag. i43,
ordinatus est a tribus episcopìs ,
idest, Andrea Ostiensi, Joanne Por-
tuensì, e Piacentino Velitcrnensi
(chiesa allora non unita all'Ostien-
se) prò eo quod Alhanensis ecclesia
episcopum minime habuit. Vogliono
alcuni col Sigonio, de regno Ital.
lib. II, an. 682, che fino a Leone
II il Romano Pontefice fosse con-
sagrato dal solo vescovo d' Ostia;
ma se in luogo del vescovo di Al-
bano, che allora non vi era, gli fu
surrogato, dice l'Anastasio, il vesco-
vo di Velletri, manifesta cosa è, che
egli prima di Leone lì, già vesco-
vo di Albano, unitamente colI'O-
stiense e col Portuense amministra-
va per costume anteriore la con-
sacrazione dei Pontefice Romano,
ciò che maggiormente conferma il
Mabillon, Mas. Italie, tomo II,
CON
p. 118, soggiungendo che sifTatta
economia di consagrare il Ponte-
fice da tre vescovi, si usò prima an-
CMra del concilio Niceno, dal quale
nell'anno 32 5 fu ordinato nel ca-
none 4 > che i metropolitani fosse-
ro consacrati da tre vescovi. Di ciò
egli reca manifesto esempio nel fat-
to dell'antipapa Noviziano, il quale
nell'anno 2 38 chiamati a Roma tre
vescovi, che rese ubbriachi, si fece
ordinar vescovo.
Benché all'elezione di s. Dama-
so I nel 367 intervenisse il giudi-
zio divino, insorse l'antipapa Orsi-
cino diacono Cardinale, che venne
creato nella basilica di Sicino pres-
so il foro Esquilino, e dove fu or-
dinato da Paolo vescovo di TivoH.
Quando altro non vi fosse, questo
solo mostrerebbe l'illegittima elezio-
ne di Orsicino, appartenendo al ve-
scovo d'Ostia la consacrazione del Pa-
pa, per cui s. Marco, come dicemmo,
lo distinse col pallio. Dipoi nel 4o^i
nell'elezione del Pontefice s. Simmaco
diacono Cardinale, Pesto senatore ro-
mano, lusingato dalla sottoscrizione del
famoso editto dell'imperatore Zeno-
ne, chiamato l'Enotico, fece elegge-
re r arciprete Cardinale di s. Pras-
sede Lorenzo in antipapa, nella ba-
silica di s. Maria Maggiore nello
stesso giorno in cui Simmaco si
consagrava nella basilica latera-
nense.
Tanto era particolare al vesco-
vo d'Ostia il diritto di consagrare
con due altri vescovi il Romano
Pontefice, che venendo egli stesso
esaltato al soglio papale, o non po-
tendo intervenire alla consacrazio-
ne del nuovo eletto, sottentrava in
vece di lui, per assistente a questo
ministero, l'arciprete d'Ostia, come
si argomenta chiaramente dalla con-
sacrazione di Pelagio I iiell' anno
CON
5^5, per la quale non trovandosi
in Italia, siccome egli pure aveva
con Vigilio condannati i tre capi-
toli, il terzo vescovo che lo consa-
gi'asse, con nuovo esempio fu con-
sagrato dai vescovi di Perugia, e
di Ferentino, intervenendo alla fun-
zione Andrea arciprete d'Ostia, in
mancanza del vescovo di questa città,
a cui per antica consuetudine toc-
cava in quell'atto il primo uffizio.
Ciò non ostante, benché Pelagio I
fosse consagrato contro l'uso costan-
te de'Papi, dimostra valida questa
consagrazione il p. Berti in una sua
dissertazione recitata nel 1747 nella
celebre accademia di Benedetto XIV,
e eh' è la VI nel tomo XVII delle
Dissertazioni ecclesiastiche raccolte
dal Zaccaria, e pubblicate in Roma
nel 1795.
Altro esempio dell'intervento del-
l'arciprete d'Ostia, si raccoglie pres-
so il Labbé, Bihlìoth mss. t. II, p.
327, da Goffredo abbate di Van-
dom, contemporaneo di Lucio III
eletto Pontelice nel 1181: Feria
tertia eligilur Humbaldus, qui Fon-
tifex erat Ostiae et Veliternensis
urhium ( vescovati uniti da Euge-
nio III ). Seqiienti domìnica prima
septembris covonatur , et insignitiir
a Theodino episcopo portiiensi , et
ab archi presbitero ostiensi j'uxta
consuetudineni: giacché, come si leg-
ge neir Ordine Romano di Cencio
Savelli, poscia Onorio III, presso il
Mabillon, Mus. Ital. tom. II, pag.
212, Si forte episcopus ostiensis
praesens non fiierit, archipresbyler
ostiensis, seu veliternus interesse de-
bel consce rationi. V. il Pagi, Dre-
viar. t. I, praef. n. 7. Si deve pe-
rò qui riflettere, che l' assistenza
dell' arciprete d' Ostia in questa oc-
casione, non si deve intendere per
consagrazione, perchè Lucio 111 es-
CON 3i3
sendo vescovo di Ostia era già con-
sagrato, laonde si deve intendere
per coionazione, o per benedizione,
che gli antichi scrittori chiamarono
consagrazione , come appresso di-
remo.
Oggidì essendo sei i Cardinali
vescovi suburbicari, incombe di di-
ritto di consagrare il Papa, ai pri-
mi tre piìi anziani nella dignità,
essendo primo tra essi il vescovo
d'Ostia e Velletri, decano del sagro
Collegio, e il secondo il vescovo di
Porto, sotto-decano. Quando il Pon-
tefice era già vescovo, prima della
sua elezione , non si consagra di
nuovo , ma si benedice soltanto, e
questa benedizione spesse volte si
chiama consagrazione presso gli an-
tichi scrittori, come dimostra il Pa-
gi, in Vii. Joan. XII num. 22, et
Urbani IV num. 4- Da s. Silve-
stro I, creato nell'anno 314, inco-
minciò l'uso di consagrai'si il Papa
in giorno di domenica , oppure di
festa ; però in giorno feriale si con-
sagrarono Leone X, Clemente VII,
e Paolo HI. Negli antichi tempi la
consagrazione, e la benedizione an-
cora venivano eseguite in giorno
di domenica , e 1' Anastasio scrisse
di Benedetto III, eletto ueir855:
Doniinico die, ut mos est, et anti-
qua traditio dictat, consecratus, or-
dinatusque est Pontifex. Da ciò ar-
gomenta Antonio Pagi, fratello del
precedente, Critic. in Annui. Ba-
ron. an. 855, num. io: Ordina-
tiones Pontificuni Romanorum- non
nisi diebus dominicis aut solemnio-
ribus festis fieri solitas esse : quod
quideni Onuphrus in Chronico ec-
clesiastico, Blondellus in apologia
prò sententia Hieronymi de episco-
pis et presbyteris, ac in libro con-
tra priniatuni erclesiae , Jacobus
Cappellus, et quidam alii jam oh-
3i4 CON
sen'ftntiir, et mine apud omnes In
confesso est.
^lentre è da convenirsi col Pagi
che le consagrazioni de' Pontefici si
facessero anticamente di domenica,
non sembra potersi convenire che
tutti si accordino in ciò eh' egli ag-
giugne, di farsi le consagrazioni
eziandio nei giorni piìi solenni ;
giacché per questa parte lo con-
ti'addicono il Noris, il Bianchini, ed
il Cenni, sostenendo che nella sola
domenica si facesseio, non già nei
giorni piìi solenni. In fatti è chiaro
il riportato documento dell'Anasta-
sio, il quale non parla che in altri
giorni fuori di domenica , fosse il
costume, e la tradizione antica di
fare la consagrazione de' Pontefici.
Tutta volta nei primi del secolo de-
corso Clemente XI , eletto a' 2 3
novembre 1 700 , ai 3o festa di s.
Andrea, che cadde di martedì , fu
consagrato vescovo dal Cardinal Bu-
glione vescovo di Porto, perchè al-
lora si trovava vacante il vescovato
d' Ostia e Velletri , supplendo egli
come sotto decano del sagro Col-
legio.
Nel Pontificato di s. Giovanni II,
Atalarico re d' Italia impose a sua
istanza pene rigorose contro la si-
monia, oltre a ciò il re stabilì in
vantaggio de' poveri delle tasse di
«lenaro, per avere la conferma dei
benefizi ecclesiastici, che aveva con-
seguiti. Laonde i Pontefici per la
loro consagrazione furono tassati di
tre mila soldi d'oro, come si ha
«la Cassiodoro, lib. g, epist. 1 5,
p. 148. Abbiamo però dal de Mar-
ca, de concord, sacerd. et iviper.,
lib. 8, cap. 9, § IO, che s. Aga-
tone Papa, dopo il VI concilio ge-
nerale celebrato in Costantinopoli,
ottenne dall'imperatore Costantino
Pogonato per mezzo di Giovanni
CON
vescovo di Porlo suo legato , la
condonazione dei tre mila soldi
d' oro soliti pagarsi dalla santa Se-
de agi' imperatori per la conferma
degli eletti Pontefici, senza di che
non potevaTio consagrarsi : enorme
abuso introdotto dal re Atalarico,
e continuato sotto gì' imperatori con.
gravissimo danno dell' ecclesiastica
autorità.
Giovanni V , come dicemmo di
sopra, fu il primo Papa dopo l' im-
posta soggezione ad essere consa-
grato senza aspettare la conferma
imperiale, o quella dell'esarca, con-
ferma ch'ebbe di nuovo pieno effet-
to nel 74' per la consagrazione del
Pontefice s. Zaccaria.
Simile esigenza fu rinnovata da-
gl'imperatori d'occidente, malgrado
j giusti reclami e le proteste dei
Sommi Pontefici, neh' 824 dall'im-
peratore Lotario, il quale emanò
una costituzione, che per ovviare
agli scismi e alla prepotenza delle
fazioni, dovessero assistere alla con-
sagrazione del R.omano Pontefice
gl'imperiali ambasciatori, prenden-
done motivo nell'elezione di Euge-
nio II neir824) pc'' l'insorgenza
dell'antipapa Zinzinio. L'immediato
successore Valentino nel!' 827 non.
attese questa legge. Dell' assistenza
però degli ambasciatori alla consa-
grazione, si fece pure parola al vo-
lume I, pag. 299 del Dizionario,
ove dicesi che il legato dell' impe-
ratore giunto in Pcoma esaminava
se canonica fosse la seguita elezio-
ne, prima che si devenisse alla
consagrazione, o alla benedizione.
Adriano III eletto Papa nell'884,
si vuole che decretasse non doversi
attendere la presenza degi' impera-
tori, o degli ambasciatori per elfet-
tuare la consagrazione del Papa.
Laonde il suo successore Stefano
CON
VI, ricll' 885^, si fece su])ito consa-
giare. Eletto però nell'BgS Gio-
vanni V, a' 1 2 marzo, e consagrato
alla fine d' agosto dopo avere abro-
gato quanto erasi fatto contro il
Pontefice Formoso (che alcuni voglio-
no il primo vescovo, che da chiesa
determinata salisse al pontificato ),
forse per ovviare alle contraddizioni
che talvolta seguivano nella consa-
grazione de' Pontefici, ordinò che
si facesse coli' assistenza degli am-
basciatori imperiali. Enrico l'impera-
tore dopo essere stato nel i o 1 2 coro-
nato dal Papa Benedetto Vili, nel
confermare i diritti della Chiesa PiO-
mana, dichiarò che l'elezione del l'O-
mano Pontefice fosse libera al clero,
e popolo romano, perchè a norma
del decreto di Eugenio II re, e di
Leone IV, il Papa fosse consagra-
to alla presenza de' legati dell' im-
peratore. Extat. Diplotn. apud Lab-
beum, Condì, t. IX_, col. 8 i 3. Dama-
so II, eletto nel 1 047, essendo vescovo
di Bressanone, fu soltanto benedetto.
Cosi il successore s. Leone IX, che
lo era di Toul, fu solo benedetto,
ed intronizzato; finalmente in Ales-
sandro II, eletto dopo la morte di
Leone IX nel 1061, terminò on-
ninamente l'abuso di aspettare gli
ambasciatori, e la imperiai appro-
vazione. Indignato Enrico IV, che
Alessandro II non gli avesse data
partecipazione del suo esaltamento,
fece in Basilea consagrare con scis-
matica unzione in antipapa il ve-
.scovo di Parma Cadolao dai vescovi
di Vercelli, e di Piacenza, e prese
egli il nome di Onorio II. Non si
deve tacere che eletto, nel 1078,
s. Gregorio VII nel tempo che si
celebravano ad Alessandro II l'ese-
quie nella basilica lateranense, ac-
ciocché gì' impedisse di accettare
la suprema dignità , non per ri-
CON 3i5:
ceverne la conferma, ne diede par-
te ad Enrico IV, il quale in ve-
ce spedì in Roma Gregorio ve-
scovo di Vercelli, come cancelliere
del l'egno d' Italia, perchè assistesse
alla di lui consagrazione.
Passeremo per ordine cronologi-
co a notare alcune consagrazioni ed
ordinazioni, s\ dei sommi Pontefici,
che di qualche antipapa, dalle quali
si rileveranno non inutili erudizioni,
anche in l'elazione a quanto si è
detto. Gelasio II, eletto a' 25 gen-
naio II 18, a' 9 maiYo, si ordinò
prete, e nel seguente giorno si fece
consagrare, creando egli nel mede-
simo giorno Pietro Rulfo Cardinale.
Innocenzo II, eletto nel ii3o, do-
po sette giorni a' 22 febbraio si or-
dinò prete, e ai 28 si consagrò nel-
la chiesa di s. Maria Nuova nel foro
romano. Alessandro III, eletto a' 7
settembre 1 1 5gj venne consagrato
e coi'onato ai 20 nella terra di Nin-
fa, perchè contro di lui fu creato
l'antipapa Vittore IV, il quale si
fece cansagrare a' 4 ottobre in Fai--
fa da Ubaldo vescovo di Ferenti-
no, e dal Cardinal Incmaro vesco-
vo di Frascati, ed ivi coronato. Gli
successe nell'antipapato Pasquale III
a' 2 aprile 1164, che fu consagra-
to da Enrico, vescovo di Liegi, ai
26 di detto mese. Innocenzo III,
eletto agli 8 gennaio 11985 a' 21
febbraio fu ordinato prete, e nel
giorno seguente consagrato in s.
Pietro. Noteremo, che prima della
consagrazione, a' 1 8 febbraio , con-
cesse all'arcivescovo di Milano la
ficoltà di promovere agli ordini sa-
gri quelli, che avessero ricevuto al-
cun ordine dal Papa. Sebbene A-
driano V del 1276, morisse dopo
tientanove giorni di pontificato ,
senza avere ricevuto il sacerdozio,
né la consagrazione , fu pure con-
3iG
CON
tato Ira i Papi , bastantlo a quei
giorni la sola elezione , ed accetta-
zione dell'eletto per essere legitti-
mo Pontefice, mentre che nei pri-
mi dieci secoli della Chiesa doveva
essere coiisagrato, per essere come
tale annoverato. Ed Onorio IV, e-
letto in Perugia a' i aprile i285,
prese in Roma il sacerdozio a' i4
detto, e fu consagrato nel dì se-
guente, e coronato a' 20 maggio.
Alcuni vogliono che tutte queste
l'imzioni venissero per lui fatte in
questo ultimo giorno ; ma ciò sem-
bra inverosimile, per la poda-
gra, e la chiragra da cui era mo-
lestato.
L'antipapa Benedetto XIII, elet-
to in Avignone a' 23 settetuln-e
13945 a' 3 ottobre fu ordinato sa-
ceidute dal Cardinal vescovo di
Frascati, nel giorno seguente cantò
solennemente la messa, ed agli i i
fvi consagrato e coronalo. Giovanni
XXIII, eletto Papa in Bologna ai
17 maggio i4'o, a' 24 fu ordi-
nato prete dal Cardinal vescovo di
Ostia, e nel giorno seguente, ch'e-
ra di domenica, fu consagrato nella
basilica di s. Petronio. Martino V,
creato Papa nel concilio di Costanza
agli n novembre i4'73 a» 12 ri-
cevè l'ordine del diaconato, ai i3
il sacerdozio, ai 1 4 fu consagrato ve-
scovo dal Cardinal Broignac , de-
cano del sagro Collegio, e vescovo
d'Ostia e Velletri , <piindi a' 2 1
venne solennemente coronato in gior-
no di domenica. L'antipapa Felice
\, eletto in Basilea a' 5 novenibie
i43g, accettò a' 23 dicembre, la
notte seguente assistè in tal quali-
tà all' ufticio della vigilia di Natale
in Thonon, a' 24 luglio i44<^* S'
lece consagrar vescovo, e coronare
dal Cardinal Alemand vescovo di
Arles. Sisto IV, eletto a' 9 agosto
CON
1 47 1 5 volle quindi essere consagra-
to vescovo, e dopo diciassette gior-
ni, cioè a' 25 dello stesso mese,
volle essere benedetto e coronalo.
Era il rito antico notato nel ce-
rimoniale del Patrizi, sect. 2, cap.
3 ; che nello stesso giorno il nuovo
Pontefice si consagrava, si benedi-
ceva, e si coronava. Parlando il
medesimo Agostino Patrizi delle
consagrazioni del sommo Pontefice,
lib. I cap. I, sect. 2. Kit. S. R. E.,
dice che questa si deve fare dopo
che il consagrante abbia letto il
tratto della messa. In ciò per al-
tro si prese abbaglio, perchè, se-
condo la decisione d' Innocenzo III,
cap. Quod sicul de deci. § Super
eo, debbesi far questa prima del-
l' inno Gloria in excelsis Deo, co-
s'i dicendo : Solus Romanus Ponti-
fex (qui ante hymnuni Angclicuni
consecratur, et postnioduni ipse ini.s-
saruni solemnia ìncipit, et perficit
consecralus ) in die consecrationis
suae valeat ordines celebrare.
Pio III, eletto ai 22 settembre
i5o3, ai 3o fu ordinato sacerdote
dal Cardinal di s. Pietro in Vinco-
li, giacché ne' quarantatre anni, che
era stato vescovo di Siena sua pa-
tria , non era mai stato ordinato
prete, e perciò dallo zio Pio II gli
era stato dato per vescovo sufiia-
ganeo, il beato Antonio Fatati, che
ne suppliva le funzioni episcopali.
Nel dì seguente primo ottobre, fu
consagrato vescovo , nella camera
detta de'pappagalli al Vaticano, a
cagione del male che avea in una
gamba. Leone X, eletto agli i i mai-zo
dell'anno i5i3, si ordinò prete ai
i5 di martedì, perchè era immi-
nente la settimana santa, e nel gio-
vedì 1 7 si consagrò facendosi co-
ronare nel sabbato 19 marzo. Sic-
come il novello Papa quando fos-
CON
se vescovo si benediceva, e corona-
va, come tuttora si fa celebrando
solennemente la messa pontificale,
Innocenzo XI la volle dire privata.
E Clemente XIV, che fu eletto ai
19 maggio 1769, ai 28 si fece con-
sagrare vescovo nella solita basilica
Vaticana dal Cardinal Laute vesco-
vo di Porto, sotto decano del sagro
Collegio, perchè il Cardinal decano
Cavalchini vescovo d'Ostia e Velie-
tri , per la sua età si temeva non
potesse reggere alla lunga funzione.
Per minor pompa ed incomodo si
astenne pur egli dal celebrare pon-
tificalmente , leggendo soltanto la
messa , e volendo che i Cardina-
li in vece di parimenti sagri indos-
sassero le cappe rosse. A'4 giug"t»
CON 317
si fece coronare. Questo Pontefice
giusta il costume di proprio pugno
partecipò bensì a tutti i sovrani la
propria esaltazione, ma nella lette-
ra scritta a 3o maggio al re di
Napoli Ferdinando IV, scrisse di
non averlo fatto prima, per non es-
sere ancora consagrato vescovo, al-
la quale ordinazione dovette prepa-
rarsi con nove giorni di ritiro, e
per aver dovuto disbrigare alcuni
gravi affari. Finalmente, Pio VI,
eletto a' i5 febbraio lyyS, a' 22
si fece consagrare vescovo, e coro-
nare: ed il regnante Gregorio XVI,
eletto a' 2 febbraio i83i,a'6 detto
di domenica si fece consagrare vesco-
vo, e coronare. V. Coronazione de'som-
MI Pontefici.
FINE DEL VOLUWE DECIMOSESTO.
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BX b41 .Ilo/ ictu
sncR
fioroni , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
stor ico-ecc lesi ast ica
AFK-9455 (awsk)